raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

Simon Njami

(13 risultati)

Le condizioni in cui viviamo sono ancora da raccontare / Toma Muteba Luntumbue e la 5 Biennale di Lubumbashi

English Version   La quinta edizione della Biennale di Lubumbashi ha aperto al pubblico il 7 Ottobre 2017 a Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo, una delle maggiori città del paese e capitale del Katanga, la regione sulla quale venne costruito l’enorme potere economico del Belgio del primo Novecento.  Questa edizione segna dieci anni di attività di Picha, lo spazio indipendente e piattaforma di produzione messo in piedi da un collettivo di artisti e professionisti della cultura di Lubumbashi. Éblouissements segna anche una ricostruzione interna di Picha, che ora ha un nuovo quartier generale (per mostre, presentazioni e residenze), che si colloca in un quartiere popolare ai margini del centro della città, oltre a una galleria ed un lab di produzione. Rencontres Picha Biennale de Lubumbashi (come si chiamava originariamente) era nato come visione collettiva di un gruppo di giovani che voleva che la città avesse una istituzione indipendente che lavorasse sia come piattaforma di produzione per artisti locali che come hub internazionale, per ripensare l’arte da una prospettiva locale.   Dopo la direzione di Simon Njami ed Elvira Dyangani Ose, il direttore...

The conditions where we live are untold / Toma Muteba Luntumbue and the 5th Lubumbashi Biennale

Italian Version   The 5th edition of the Biennale de Lubumbashi opens to the public on October 7th 2017 in Lubumbashi, Democratic Republic of Congo, one of the biggest cities of the country and the capital of Katanga, the region where the incredible wealth of the Belgian empire was built. This edition marks ten years of the activities of Picha, the art space and a production platform built by a collective of artists and cultural producers based in Lubumbashi. This fifth edition of the Biennale also marks the reestablishment of Picha itself, since the organisation now has a new space (for exhibitions, presentations and residences) located in a popular area on the margins on the center, together with a commercial gallery and a lab for production. Rencontres Picha, Biennale de Lubumbashi was born as vision of a collective of cultural producers with the aim of establishing a space which would serve both as a production platform for local artists, and an international hub, rethinking art from a local perspective.   After the curatorship of Simon Njami and Elvira Dyangani Ose, the artistic director of this edition of the Biennale is Toma Muteba Lutumbue, artist, art historian...

Notes on a Talk and an Exhibition / Art, Africa, Revolution

From left: Marco Scotini, artistic director of FM Centre for Contemporary Art, Milan; Adama Sanneh, Fondazione lettera27’s program director; Simon Njami, writer, curator, and artistic director of the Dakar Biennale in 2016 and 2018.   Italian Version   What is the purpose of art? This is a question I often ask myself, as a non-artist, a non-curator, and a woman who puts social engagement at the very top of her value list and is both attracted to and intimidated by visual arts. It is a question to which I finally managed to find a convincing answer (although partial and non-definitive), also thanks to Simon Njami, Adama Sanneh and Marco Scotini, who gave a talk on art, Africa and African representations at Frigoriferi Milanesi on April 1, 2017.   Talk with Simon Njami, Adama Sanneh and Marco Scotini held on the occasion of the exhibition The White Hunter. African memories and representations, FM Centre for Contemporary Art, Milan. In the background: William Kentridge, Office Love, 2001, Laura and Luigi Giordano Collection.   Behind the speakers was a tapestry by William Kentridge. From my position I could see an installation by Yinka Shonibare:...

Appunti intorno a una conversazione e a una mostra / Arte, Africa, Rivoluzione

Da sinistra: Marco Scotini, Direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea; Adama Sanneh, Direttore dei programmi di Fondazione lettera27; Simon Njami, Scrittore, Curatore, Direttore artistico della Biennale di Dakar 2016 e 2018.   English Version   A che serve l'arte? È una domanda che mi faccio spesso, dalla mia posizione di non-artista, di non-curatrice, di donna che ha messo l'impegno sociale al primo posto nella scala personale dei valori e che dalle arti visuali è attratta e al tempo stesso intimidita. È una domanda a cui ho trovato una risposta convincente (seppur parziale e non definitiva) anche grazie a Simon Njami, Adama Sanneh e Marco Scotini, che lo scorso primo aprile erano ai Frigoriferi Milanesi per parlare di arte, Africa e rappresentazioni africane.   Talk con Simon Njami, Adama Sanneh e Marco Scotini all’interno della mostra Il Cacciatore Bianco / The White Hunter. Memorie e rappresentazioni africane presso FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano. Sullo sfondo: William Kentridge, Office Love, 2001, Collezione Laura e Luigi Giordano.   Alle loro spalle un arazzo di William Kentridge. Dalla mia postazione posso scorgere un’...

Spazio, linguaggio e creatività in Africa

English Version   L'articolo qui di seguito è scritto da Hanna Minaye e si ispira alla sua partecipazione alla sesta tappa di AtWork ad Addis Abeba. Il workshop intensivo di 5 giorni, condotto da Simon Njami, si è svolto a dicembre 2016 in partnership con Aida Muluneh e Addis Foto Fest e ha coinvolto 21 giovani fotografi, scrittori, designer, artisti visivi e filmmaker etiopi. Il tema "What is home?" ha evocato sentimenti forti e contrastanti, emozioni, atmosfere... questo il racconto di Hanna.    Hanna Minaye at work, ph Raffaele Bellezza.   Una mattina ho deciso di fare una passeggiata fino all’attrazione principale del mio quartiere ad Addis Abeba: una pasticceria che esiste ormai da 50 anni, nota con il nome di Enrico. Avevo assaggiato le loro millefoglie centinaia di volte, ma non le avevo mai acquistate personalmente. Insieme ad alcuni amici, mi sono unita alla coda di gente che si estendeva lungo la strada. “Quando sono pronti i dolci, lo capisci dal profumo”, disse scherzando un anziano signore dietro di noi. Lo stesso signore mi aveva sentito raccontare in inglese ai miei amici la storia di un gatto. E mi aveva interrotto, dicendo in amarico: “Lei non...

Space, Language, and a Creative Africa

Italian Version   The article below is written by Hanna Minaye and is inspired by her AtWork Addis Chapter 06 experience.  The intensive 5-day workshop, conducted by Simon Njami, took place in Addis Ababa in December 2016 in partnership with Aida Muluneh and Addis Foto Fest and involved 21 young Ethiopian photographers, writers, designers, visual artists and filmmakers. The theme “What is home?” has evoked some strong and contradictory emotions and atmospheres… here’s Hanna’s story.   Hanna Minaye at work, ph Raffaele Bellezza.   One morning, I decide to walk to the landmark of my neighborhood in Addis Ababa – a 5 decade-old patisserie, infamously going by the name Enrico. A hundred times I’ve eaten their mille-feuille but never before had I purchased the desserts myself. My friends and I joined the street-long queue; “when the cakes are ready, they release the smell to let the people know,” jokingly described by an old man behind us. This same man overheard me tell a story about a cat in English to my friends. He interrupted me to say in Amharic, “you don’t like to mix with people, do you?!” and used this moment of silence to explain that he feels the English...

Intorno all'opera del grande fotografo sudafricano / Santu Mofokeng: a silent solitude

English Version   “Il dono è la testimonianza di un atto, un gesto simbolico allo stesso tempo libero e obbligatorio”, scrive Katia Anguelova, curatrice di AtWork Dakar 2012. E ancora: “concepire l’opera d’arte come relazione in un contesto di dare e ricevere permette di interrogarsi sulla possibilità di apprendere questa come dono o rappresentazione di un dono”. Si tratta dell’idea centrale che anima AtWork, il format ideato da lettera27 e Simon Njami, di cui l’elemento chiave è il workshop, all’interno del quale è prevista la realizzazione da parte di ogni studente di un taccuino personalizzato, che ognuno di essi può scegliere di donare a lettera27, entrando a far parte della AtWork Community. Quest’anno il workshop, che si è tenuto in Italia in collaborazione con Fondazione Fotografia Modena, è stato interamente dedicato all’immagine fotografica e fra gli studenti era presente come ospite anche un aspirante fotografo ivoriano Mohamed Keita. La mostra dei taccuini prodotti, co-curata dagli stessi studenti, è stata da poco inaugurata nell’atelier di via Giardini di Fondazione Fotografia Modena. Il tema scelto dal curatore riguardava il concetto di “eterocronia”, ovvero...

Santu Mofokeng: A Silent Solitude

Italian Version   “A gift is the evidence of an act, a symbolic gesture that is at once free and obligatory,” writes Katia Anguelova, curator of AtWork Dakar 2012. “Considered in terms of a give-and-take relationship, the work of art can therefore be regarded as a gift or a representation of a gift.” This is the central idea of AtWork, the educational format created by lettera27 and Simon Njami. Its key element is a workshop during which participants produce a personalized notebook, which they can choose to donate to lettera27, thus becoming part of AtWork Community. The workshop that has recently taken place in Italy, in partnership with Fondazione Fotografia Modena, was entirely dedicated to the photographic image and was attended, among others, by the young Ivorian aspiring photographer Mohamed Keita. The notebooks produced during the workshop were displayed in an exhibition co-curated by the students at the Fondazione Fotografia Modena’s atelier in Via Giardini. Drawing on Foucault’s idea of heterotopy, Simon Njami chose “heterochrony” as the main theme of the workshop, describing it as “a break with real-time that introduces multiple time-spaces from which it is possible...

Sassi, ombre, visioni

english version   Petit discours de la méthode 1   Se è vero che possiamo individuare il nodo più alto di una struttura interpretativa della Recherche nella frase “Marcel diventa scrittore”, come ha suggerito Gérard Genette (ma allora perché non un nodo generico ancora più alto “qualcuno fa qualcosa”, o addirittura “qualcosa accade” – riserviamo questa discussione a un altro momento), probabilmente il nodo strutturale pertinente più alto della Divina Commedia di Dante Alighieri è occupato da una frase come “Dante visita in sequenza l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso”, o, più topograficamente, “Dante scende al centro della Terra e risale verso regioni eteree”. Ai nodi inferiori troveremo queste stesse frasi arricchite da modificatori (“in compagnia di Virgilio”, “in compagnia di Beatrice”) e altre ancora che via via arricchiscono la nostra visione parziale o interpretazione dell'opera.   Erwin Panofsky aveva distinto vari livelli di interpretazione di un'immagine. Senza questa molteplicit...

The Divine Comedy : Entretien avec Simon Njami

versione italiana   Elio Grazioli : Je dis tout de suite que j’ai trouvé l’idée de l’exposition magnifique, mais je voudrais voir avec toi si ça correspond à l’idée que je m’en suis faite. Donc je commence par te demander : pourquoi la Divina Commedia? Évidemment Dante a su élaborer une histoire qui est un des archétypes des manières de raconter et de voir : le voyage dans l’autre monde qui offre la possibilité de parler de celui-ci et de donner le plan de la culture, du savoir. Sommes-nous encore à la recherche d’un Grand Récit, comme on dit? Est-ce surtout l’Afrique? Ou est-ce pour lire, interpréter l’Afrique?   Simon Njami : J’ai envie de répondre : parce que la Divina Commedia ! Mais cela, évidemment, ne suffirait pas. Je crois avoir lu ce poème pour la première fois quand j’avais une dizaine d’années. Les questions de l’au-delà m’ont très vite préoccupé, comme j’imagine, tout un chacun. J’ai relu ce po...

Divina Commedia africana

  version française   Al Museo d’Arte Moderna di Francoforte è in corso una grande mostra che nasce da una strana idea: la Divina Commedia dantesca interpretata da artisti visivi africani. Operazione azzardata, come si comprenderà, ma davvero curiosa. Lusinghiero per noi è intanto constatare che la Divina Commedia sia considerata un classico anche in Africa, il che non è scontato, mi pare, anche in tempi di globalizzazione della cultura. Azzardata perché le culture di riferimento sono così diverse che il risultato dell’incontro è imprevedibile, tanto più in tempo di postcolonialismo. Curiosa proprio per questo: come leggono gli «africani» – metto tra virgolette perché evidentemente gli africani sono di molte culture diverse – la Divina Commedia? D’altro canto, ancora una volta, il capolavoro dantesco si dimostra un modo per parlare del presente in modo estremamente efficace.   Cinquanta artisti di ogni parte dell’Africa sono stati chiamati al confronto, suddivisi naturalmente nelle tre sezioni del Paradiso, Purgatorio e Inferno, ma appunto in...

Digitale Afrique

“MCD Magazine des Cultures Digitales” ha di recente reso disponibile la versione digitale in inglese e francese del numero 71 intitolato Digitale Afrique – Creation Numerique et innovation Technologique. Si tratta di un numero monografico, come tutte le uscite della rivista, edito da un curatore invitato: Karen Demineur, figura nota nella scena delle arti digitali a Dakar per aver lavorato alla fondazione di uno spazio chiamato GawLab durante Dak'Art 2004 e 2006.   Già da alcuni anni, soprattutto in ambito francofono, la mappatura delle pratiche (artistiche e di carattere più comunicativo) del continente africano è stato un esercizio di analisi e divulgazione, nel tentativo di decostruire l'equazione Africa = Oscura regione disconnessa. La sindrome da Joseph Conrad si dovrebbe dire oramai superata dall'ovvia constatazione che il continente ospita alcune delle megalopoli più popolate del mondo (Cairo, Lagos, Kinshasa, Johannesburg).   Un ampio dibattito critico e di riscrittura della storia dovrebbe inoltre aver tolto fondamenta alla visione esotista del continente selvaggio, sottolineandone la cultura...

Una lunga estate africana

La Tate Modern inaugura nello stesso giorno due personali di Meschac Gaba e Ibrahim El-Salahi (rispettivamente Benin e Sudan); A Season in Congo (pièce dello scrittore martinicano Aimé Césaire sull'indipendenza del Congo) fa il tutto esaurito ai botteghini; ci si prepara a 1:54, la fiera  dell'arte africana contemporanea, che aprirà ad Ottobre come evento parallelo della Frieze Art Fair. Ma già da un anno in Gran Bretagna si parla di Africa: nel giugno 2012 la BBC aveva inaugurato, parallelo alla già esistente copertura delle notizie dal continente nel suo “World Service”, BBC Focus on Africa, quotidiano per Radio e TV “per un pubblico africano” (come spiega il lancio del format) diventato il fiore all'occhiello di una programmazione articolata che prevede approfondimenti politici settimanali, uno show sulla musica, un serie di documentari di avventura, tutti concentrati sul continente.     La passione africana della Gran Bretagna sembra improvvisamente connettere le spinte policentriche che da un paio di decenni, specialmente nel mondo anglosassone e francofono, si muovono per...