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William Turner

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San Lorenzo / Nuotate d’amore, nuotate letterarie

Per diversi giorni la fregata Salsette HMS (His Majesty Ship), procedette lentamente lungo l’Ellesponto, in attesa che da Costantinopoli arrivasse l’autorizzazione a raggiungere la capitale. Una sosta di qualche settimana non guastava dopo anni di missioni militari un po’ dovunque nel Baltico e nel Mediterraneo, con qualche impresa memorabile.  Ogni tanto alcuni ufficiali e qualche membro della delegazione inglese diretta alla città sul Bosforo facevano nuotate lungo la riva asiatica; una volta, in una piccola baia, alcuni si immersero alla ricerca di tartarughe per poi divertirsi a lanciarle di nuovo in acqua. In un’altra occasione si fece un’escursione nella Troade, per visitare le rovine dell’antica Alexandria Troas. Un giorno, invece, l’attrazione per decine e decine di marinai fu di sporgersi a guardare alcune scialuppe calate dalla nave.  Era la mattina del 3 maggio 1810, vicino alla cittadina turca di Çanakkale (l’antica Abido) sull’Ellesponto, e la grande storia – Napoleone e le potenze europee – era molto lontana. Su una scialuppa gli unici seminudi erano il tenente di vascello William Ekenhead e il giovane nobile che tutti guardavano con rispetto. I marinai...

Da Botticelli a Turner / Navi stanche

Riempire lo spazio di un quadro: condizionati come siamo dalla visione romantica dell’artista in preda alla potenza dell’ispirazione, ci sembra che questo non sia un problema suo, al massimo del pittore dilettante; crediamo insomma che l’intuizione creativa iniziale si estenda uniformemente in tutte le dimensioni dell’opera e vada a occupare ogni sua area. Eppure c’è un episodio che smentisce questo nostro pregiudizio. Nel 1573, in piena stagione controriformistica, Paolo Veronese viene sottoposto a un interrogatorio presso il Sant’Uffizio, sospettato di inserzioni eretiche in un suo dipinto dell’Ultima Cena; a un certo punto, incalzato dall’inquisitore, il pittore se ne esce con questa frase: “se nel quadro li avanza spacio, io l’adorno di figure, secondo le inventioni”. In altre parole, secondo Veronese, una volta che sia leggibile il soggetto principale, l’artista può fare quello che vuole.  Il desiderio di riempire gli spazi diventa esplicito in certe fasi della storia dell’arte – l’alto medioevo, ad esempio –, e per esse si usa un’espressione mutuata dall’antico lessico scientifico, “horror vacui”. In realtà non si tratta affatto di “paura del vuoto”, ma del bisogno di...

Bestiario / Farfalle

Primo Levi visita nel 1981 una mostra dedicata alle farfalle a Torino nel Museo Regionale di Storia Naturale e ne scrive su un quotidiano (Le farfalle in L’altrui mestiere). I colori dei lepidotteri lo catturano. Si chiede: perché sono belle le farfalle? Non certo per piacere all’uomo, come ritenevano gli avversari di Darwin all’epoca delle pubblicazioni delle opere sull’evoluzione. S’interroga perciò sul concetto di bellezza che riconosce immediatamente come relativo e culturale, modellato nei secoli sulle farfalle, oltre che sulle montagne, sul mare e sulle stelle. Osserva che nella nostra civiltà sono “belli” i colori vivaci e la simmetria, al contrario di quanto avviene in altre culture: per questa ragione le farfalle ci colpiscono così tanto. La farfalla è una fabbrica di colori, continua l’autore di Se questo è un uomo, poiché “trasforma in pigmenti smaglianti i cibi che assorbe ed anche i suoi stessi prodotti di escrezione. Non solo: sa ottenere i suoi splendidi effetti metallici ed iridescenti con puri mezzi fisici, sfruttando soltanto gli effetti di interferenza che osserviamo nelle bolle di sapone e nei veli oleosi che galleggiano sull’acqua”. Ma c’è altro. Non bastano...

Jonathan Crary. Le tecniche dell’osservatore

Non so se ci avete mai pensato, ma le funzioni proprie dell’occhio umano stanno per essere soppiantate da pratiche visive in cui le immagini non hanno più nessun rapporto con la posizione dell’osservatore posto in un mondo “reale”, e percepito secondo le leggi dell’ottica. La progettazione degli spazi urbani, e delle architetture, mediante rendering, i simulatori di volo con cui si guidano i droni, aeromobili bellici, la risonanza magnetica negli ospedali, l’olografia con cui si realizzano film, i sistemi di riconoscimento della robotica diffusi nelle aziende, i caschi della realtà virtuale, e altro ancora, sono diventati, dopo l’avvento dei computer, tecniche che riposizionano la visione su un piano separato dall’osservatore umano.     Con queste affermazioni inizia un libro apparso più di vent’anni fa negli Stati Uniti, e tradotto solo ora, Le tecniche dell’osservatore. Visione e modernità nel XIX secolo (a cura di Luca Acquarelli), scritto da un professore della Columbia University, Jonathan Crary. La sua diagnosi si è rivelata esatta: il fenomeno visivo, scriveva...

Le anime umide

Tempo di vacanze, tempo di tuffi nelle chiare acque dei nostri mari. Seduti sulla spiaggia rincorrendo con lo sguardo l’irrefrenabile farsi e disfarsi del moto ondoso, ci accade di inseguire anche i nostri pensieri che, così come le onde, affiorano e si frangono con la medesima velocità.   L’acqua è una massa senza forma che fluisce e riempie invasi e contenitori di ogni tipo. Spinta dalla gravità precipita e scorre lungo pendii solcando il suolo terrestre con anse serpeggianti disegnate dalla massima pendenza. Quando lo scorrimento lineare dell’acqua viene devia­to da qualche ostacolo, dietro di questo si formano dei vortici che girano nel senso opposto rispetto alla direzione del­la corrente. La spirale è la forma che l’acqua prende anche quando è messa in movi­mento dalle spinte del vento che incre­spano la superficie del mare. Il piccolo appiglio di una piega è sufficiente alla forza del vento a far presa e sollevare l’acqua facendola oscillare tra cuspidi convesse econcavi baccelli aperti al cielo. Al vertice della cresta di un’onda si incon­trano, in una...