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Città

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Il volto segreto di un poeta dimenticato / Villa Piccolo a Capo d’Orlando

Qualcuno ha detto che una casa è il volto di chi la abita. E come ogni volto anche la casa è un labirinto di segni, aperture, passaggi. Alcuni si aprono, altri rimangono ostinatamente chiusi, nonostante l’insistenza di chi li fissa con il suo sguardo. Così certe storie mostrano meglio d’altre come nulla fosse già deciso dall’inizio e come tutto si sia fatto, pezzo per pezzo, con i frammenti del Caso e i materiali di scarto della Storia.  Come ogni volto anche le case sembrano dei paesaggi da attraversare o almeno da ammirare a debita distanza. Esistono almeno due diverse forme di stratificazione di questi paesaggi. Una è spaziale, riguarda l’accumularsi sul suo verso visibile di un’infinità di combinazioni, di pieni e di vuoti, di forme e delle loro metamorfosi. L’altra è temporale. Vi si sentono le diverse mani che nel corso degli anni si sono succedute a toccare quegli oggetti, a vivere quelle stanze. Ne risulta un paesaggio complesso, come un palinsesto fatto di scritture e riscritture sopra un’unica superficie, in cui non si sappia più a chi attribuire certi segni e a chi certe propensioni.    Se ogni casa è il volto di chi la abita, Villa Piccolo è almeno tre...

Case editrici / Editori per il XXI secolo

Fino a qualche tempo per casa editrice si intendeva un'azienda – oggi qualcuno direbbe "impresa culturale" – che produce e vende ai consumatori oggetti fisici prodotti in serie: libri, giornali, riviste... Ma qualcosa sta cambiando ed è già cambiato, come ha raccontato al cinema Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Un celebre aneddoto – o una geniale invenzione di Umberto Eco – ha per protagonista un editore, forse Valentino Bompiani, che durante un party viene avvicinato da un'elegante signora che gli chiede che lavoro faccia.  "L'editore." "Bello! Ma allora lei scrive libri?" "No, a quello ci pensano gli autori." "Ah... Allora li stampa?" "No, di questo se ne occupa la tipografia." La bella signora è sempre più perplessa: "Insomma, li vende?" "A venderli ci pensano i librai." "Mi scusi, ma allora lei cosa fa?" "Tutto il resto!" In questa paradossale risposta c'è già il seme dell'evoluzione che stanno vivendo e vivranno le aziende editoriali. Fino alla metà del XX secolo i grandi editori si ispiravano a un modello industriale che aveva l'ambizione di coprire l'intera filiera produttiva, affidata ai diversi reparti dell'azienda. La redazione si faceva carico di quelli...

«Voler molto apprendere col minimo sforzo» / Formiggini e i lettori

«Da molti anni si lamenta che in questa alma città manchi una biblioteca circolante nella quale con un dispendio minimo ogni ceto di lettori possa trovare in belle edizioni e in politi esemplari ogni genere di libri interessanti, italiani e stranieri, soprattutto quei libri che per il loro carattere ameno e piacevole sogliono essere esclusi dalle biblioteche dello stato o comunque non essere dati in prestito». Scriveva così, l’editore Angelo Fortunato Formiggini, nell’annuncio di costituzione di una biblioteca circolante a Roma. «Dite che gli schedari son visibili / ad ogni ora, nel palazzo Doria, / e, perché siano meglio reperibili, / aggiungete “6A” vicolo Doria», ribadiva in versi invitando amici e giornalisti al simposio inaugurale del 1 aprile 1922. Quasi impossibile da notarsi oggi, vicolo Doria è schiacciato fra il traffico di piazza Venezia e il passo rapido dei turisti che percorrono quell’ultimo tratto di via del Corso: rapida congiunzione fra le vetrine dello shopping e l’imminente foto al Vittoriano.   Nato in una famiglia ebraica che contava molti rami cattolici (ed è forse in questo che origina una delle sue più costanti necessità umane: quella della fratellanza...

Lo Stradone / Francesco Pecoraro, un’apocalisse lentissima

La città che costruiamo è un prodotto collettivo; la città demmerda è un’incerta, auto-celebrante, messa in figura della gente demmerda che ci abita e che la costruisce. Niente di più, ma neanche niente di meno.   Già nel 1960 Giorgio Manganelli, del Pasticciaccio di Gadda, poteva indicare la novità di scala e grana dell’osservazione, nella «visione in grande […] esercitata su oggetti fatiscenti e sfatti». Sicché non si sbaglia a pensare, forse, che natura di Roma sia stata, sempre, quella d’essere la rovina di se stessa. Anche nella sua stagione più canonica, rinascimentale e barocca, la gloria di quelle forme architettoniche luminose quanto arroganti si fondava sul magma di una classicità perenta e deprivata di senso, senza scrupoli depredata e riplasmata. Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. «Il barocco», ha scritto Ungaretti, «è qualche cosa che è saltato in aria, che s’è sbriciolato in mille briciole: è una cosa nuova, rifatta con quelle briciole, che ritrova integrità, il vero».    In questo meccanismo crudelmente vitale, però, qualcosa – forse giusto al tempo del Pasticciaccio – s’è inceppato. Da quel momento in poi, lo sfarinarsi...

Diego Zúñiga / Camanchaca, memoria e condensazione

Le pagine di Camanchaca, dell’autore cileno Diego Zúñiga (La Nuova Frontiera, 2018, trad. Federica Niola), sono composte di conversazioni mancate, dettagli omessi, ricordi solo parzialmente veri, racconti familiari trasmessi al buio e senza testimoni, di parole pronunciate mentre l’interlocutore s’infila gli auricolari nelle orecchie annuendo con il lettore mp3 in mano. L’interlocutore in questione è anche protagonista anonimo e voce narrante della storia, un ventenne che vorrebbe diventare giornalista sportivo, “[...] sognavo di avere grandi cuffie, uno studio, e di intervistare gli sportivi, o di condurre un notiziario” (p. 22). Ha due famiglie, perché i genitori sono separati, ha molti chili di troppo e i denti che sanguinano quando dorme. Anche la madre ha lo stesso problema, che obbliga il figlio a intraprendere un lungo viaggio col padre e la sua nuova famiglia per farsi salvare la bocca da qualche bravo dentista fuori dal Paese.    Il viaggio è in auto, verso nord, da Santiago del Cile a Tacna, costeggiando l’oceano, che gli abitanti di quei luoghi associano alla possibilità imminente della catastrofe, il maremoto che un giorno seppellirà tutto sott’acqua. ...

Una nuova serie di traduzioni / Ivy Compton-Burnett. Più donne che uomini

Periodicamente qualche benemerito editore mette in cantiere il rilancio di Ivy Compton-Burnett, la grande Signorina, per usare la denominazione ormai canonica di Alberto Arbasino. Ogni volta sembra quella buona. E ogni volta quella buona davvero lo è, perché passa il tempo e ogni rilettura di ciascuno dei suoi libri porta qualcosa di nuovo, come si conviene, e un intatto piacere per l’intelligenza. Semmai stavolta è l’intelligenza a difettare ai tempi. Ma i tempi non sono tutti noi. E quindi eccoci qui, voi ed io, a renderle l’ennesimo doveroso omaggio, e a rallegrarci di noi stessi come lettori. A vent’anni dall’ultima proposta di un suo romanzo (Un’eredità e la sua storia, trad. E. De Angeli, Adelphi, 1999), ora, nel cinquantennale della morte (27 agosto 1969, a 85 anni) l’editore Fazi ha annunciato una nuova serie di traduzioni e comincia con quella, per mano di S. Tummolini, di Più donne che uomini, del 1933, quarto dei 19 romanzi (più uno ripudiato, Dolores, del 1911) che la scrittrice con cadenza grossomodo biennale ha licenziato a partire dal 1925: la storia di un collegio femminile di fine 800-inizio 900, della sua fondatrice e direttrice, Josephine Napier, della sua...

Gli affetti di Gaetano Salvemini alla prova dei fascismi / Filomena Fantarella, Un figlio per nemico

Tra le figure del Novecento che sembrano crescere di statura man mano che il “secolo breve” si allontana da noi, spicca quella di Gaetano Salvemini: per il suo pensiero politico, per la sua opera di storico e di meridionalista, per l’intransigenza delle scelte di vita sempre coerenti con un antifascismo senza incrinature. Mancava però finora, nella nutrita bibliografia salveminiana, una riflessione approfondita sul costo emotivo di quell’intransigenza, sul suo contesto psicologico e affettivo: Filomena Fantarella ha colmato la lacuna, fondandosi su importanti fonti documentarie sinora ignorate e reperite negli archivi di Roma, Firenze, Parigi e Cambridge. Alla luce della sua ricerca, si disegna con inedita precisione il profilo della seconda moglie di Salvemini, Fernande Dauriac, intellettuale e femminista dalla forte personalità, e la tragedia che mette in crisi, negli anni Quaranta, il profondo rapporto d’amore su cui si fonda il loro matrimonio.  Salvemini diceva di aver dovuto ricominciare a vivere tre volte: una prima volta quando, a sedici anni, figlio di contadini, era approdato a Firenze dalla natia Molfetta e aveva dovuto rimediare alle insufficienze di una prima...

A Napoli / Dalla casa delle guarattelle al cratere del Vesuvio

Eccoci, burattinai, pupari, poeti in Vico Pazzariello dove Bruno Leone (con Salvatore Gatto è l’erede del Pulcinella burattino) – apre la Casa delle Guarattelle Nunzio Zampella, Nunzio, il mitico, umile ultimo burattinaio dei giardini di Napoli.  E dove andiamo, oggi 27 aprile? Sul Vesuvio andiamo, prima in pullman e poi camminando, nella folla di chi sale turista curioso, e si fanno salendo scene improvvise, con le marionette, con le guarattelle, con Tommaso Bianco che fa Pulcinella in figura (lui per tanti anni attore di Eduardo), e le guide del vulcano, le più antiche d’Italia, che ci raccontano del monte tremendo e incantato, e i fiori rossi, gialli, celesti, e anche noi raccontiamo.  Saliamo fra i boschi bruciati due anni fa, nel più meraviglioso dei paesaggi, col mare che trema là sotto e regge delicatamente Ischia e Procida, e i pendii costellati di case abusive, e ovunque sono esposti finti souvenir, e udiamo gli spari dei fuochi a giorno per la festa di una delle sette Madonne vesuviane, le sette dee aggrappate al fuoco e alla lava. Eccolo il gran teatro che mi piace di più – nel vento, nell’aria, nel fuoco. Saliamo lenti, con Mimmo Cuticchio parlando del tempo...

Fondazione Trussardi / "A Friend" di Ibrahim Mahama

Camminando a inizio dello scorso mese lungo Corso Buenos Aires a Milano, una macchia scura, un coagulo materico, si sovrapponeva all’abituale profilo dei caselli neoclassici di Porta Venezia. Avvicinandosi, i contorni indistinti della macchia assumevano una fisionomia sempre più riconoscibile fino a materializzarsi in una superfice di tessuto grezzo e slabbrato che rivestiva le forme sottostanti.    L’impressionante installazione A Friend dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, che dal 2 al 14 aprile ha ridisegnato i caselli daziari di Porta Venezia, sorprendeva in prima battuta per l’imponenza e l’intensità cromatica. Promossa dalla Fondazione Nicola Trussardi e curata da Massimiliano Gioni, l’installazione è stata realizzata con 10.000 sacchi di juta cuciti tra loro e drappeggiati sulla forma degli edifici sottostanti, secondo un procedimento che Mahama ha proposto in altre occasioni, tra cui la Biennale di Venezia (2015) e Documenta 14 (2017). L’installazione era compresa nell’Art Week milanese, un programma di mostre, performance, esposizioni ed eventi che per una settimana ha coinvolto diversi luoghi della città e a cui la Fondazione Trussardi partecipa da diverse...

Due libri sull'Europa alla prova del mondo / Elogio delle frontiere?

Elogio delle frontiere appartiene a quel genere di libri la cui sagacia stordisce il lettore. Lo illumina senza mancare di lasciarlo interdetto. Régis Debray l’ha scritto a partire dalla convinzione che tra i mille desideri che agitano l’Occidente il desiderio di abolire le frontiere sia tanto diffuso, quanto funesto. Esso sarebbe uno di quei segni della stanchezza che attanaglia la civiltà occidentale. Così l’annullamento delle barriere, il volersi liberi da limiti e blocchi a tutti costi, sfocia nella necessità di esibire il distintivo “senza frontiere” come lasciapassare verso ciò che Debray definisce l’ultra-modernità chic. Da qui al “deficit di frontiere”, che attanaglierebbe la nostra epoca, il passo è breve. A quanto pare pronunciamo a ogni piè sospinto un benevolo quanto inconsistente attestato di simpatia incondizionata nei confronti dell’Umanità. Nel suo impeto diagnostico il libro si chiede se questa non sia “una malattia della ricchezza” o forse “il soffio al cuore di una civiltà diventata la civiltà dei musei”.    Indubbiamente Debray ha dalla sua tutta l’erudizione e l’intelligenza necessarie per esprimere la diagnosi con insolita raffinatezza. Così il...

Bathygraphica / Disegni degli abissi

Ci sono dei territori che ancora si sottraggono alla visione e alla conoscenza, scrive Emanuele Garbin nel suo libro Bathygraphica. Disegni e visioni degli abissi marini (Quodlibet, Macerata 2018) paragonandoli ai fondali della nostra coscienza: “Così come c’è un abisso che possiamo dire esteriore – in fondo all’oceano, nello spazio interstellare, nei minimi interstizi della materia –, ce n’è anche uno interiore, che è stato provvisoriamente mappato e nominato con il nome di inconscio” (p. 12). Le creature che si agitano sul fondo oscuro degli oceani sono le stesse che si agitano sul fondo altrettanto oscuro della nostra mente.   Lewis Carrol, OCEAN-CHART in The Hunting of the Snark, 1876. La visione dell’abisso è impossibile se non attraverso i disegni che lo rappresentano. Uno di questi è quello pubblicato nel 1876 in The Hunting of the Snarck di Lewis Carroll: il disegno di una doppia cornice, con scala metrica e riferimenti geografici che racchiude il vuoto, il nulla. La carta vuota del mare consultata dall’equipaggio nel poemetto di Carroll è naturalmente un divertissement, riprodotto da Garbin nel suo libro per esemplificare con un paradosso come il disegno degli...

1958-1982: venticinque anni di canzoni italiane / Ed ognuno ha il suo corpo

Di musica mi sono occupato ogni giorno tante ore al giorno per 30 anni: dirigevo un mensile che ha cessato le pubblicazioni quattro anni fa perché non lo comprava più abbastanza gente per pagare il mio stipendio. Da allora con la musica il mio rapporto si è fatto difficile: non ho più messo un disco di vinile sul mio giradischi, li ho regalati al mio figlio dj e compositore; non ho più messo cd nel mio lettore cd: stanno prendendo polvere; ogni tanto ascolto la radio in auto, ma sono molto esigente e spengo quasi subito. Quindi posso dire che non ho elaborato il lutto. Quando a scuola i ragazzi vogliono ascoltare musica cedo raramente, in occasioni pre-vacanziere, per curiosare cosa stanno ascoltando, reggo come loro solo tre minuti di pezzi che hanno un testo interessante, una storia che dice qualcosa ben raccontata nel videoclip. Si può dire quindi che nella mia regressione abbia setacciato l’essenza di quello che la musica mi può ancora dire: parole più che melodie, storie più che ritmi, emozioni più che canti. Quando ho letto i primi report sulla mostra NOI… non erano solo canzonette (pensata da Gianpaolo Brusini con la consulenza storica di Giovanni De Luna e quella...

Schisi. Una nuova collana di ebook / Margini della scienza

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Gerusalemme / La fortezza della pace

A Gerusalemme, in primavera, c’è un sole irradiante e tiepido, che fa splendere gli antichi muri di pietra rosa e li rende luminosi quasi quanto sé stesso. Quella pietra rosa non sono andati a cercarsela lontano, ed è quella sulla quale è stata costruita l’intera Città: a Roma c’erano il tufo e il travertino, e di quelli si sono dovuti a accontentare. S’intende che, da qui in poi, quando parlo di città, mi riferisco alla Città Vecchia con tutti i suoi quartieri, compreso quello ebraico, e i suoi sacri luoghi di ritrovo, ma anche a Gerusalemme Ovest e Gerusalemme Est.    In un vicolo della Città incantata passavamo, Elena e io, rimirando l’ombra oscura di una casa che tagliava in diagonale un alto muro senza finestre. Rosa. Dall’altra parte del muro tagliato di netto dall’ombra arrivava la voce profonda, dolce e paziente di un vecchio di Bukara che insegnava quieto a un bambino credo la canzone-preghiera dell’arrivo del Sabato. Che non è soltanto un giorno della settimana, il Giorno del riposo, ma anche il giorno bellissimo, Kushi, del ristoro dell’intero Universo, Dio compreso.  Sarà stato giusto o sbagliato quel che intendemmo? Alla voce del vecchio, più che...

Ritratto 1 / La normalità di Primo Levi

L’uomo con la lattina in mano è il più noto scrittore italiano. Il suo nome lo conoscono tutti gli studenti delle nostre scuole. Di lui si parla di continuo soprattutto in corrispondenza del 27 gennaio, giorno che è dedicato alla memoria dell’enorme crimine perpetuato contro l’umanità, il primo di un’ininterrotta serie, avvenuto oltre settanta anni fa nel più colto paese dell’Europa: la Germania. Lui c’era quel 27 gennaio del 1945, quando cessò. Era là a Monowitz, il campo di lavoro dove faceva, già da qualche mese, parte del Kommando Chimico nel laboratorio della Buna, la fabbrica di gomma sintetica, sui cui margini sorgeva il suo Lager. La foto scattata da uno psicologo dell’organizzazione, Giuseppe Varchetta, lo ritrae molti anni dopo, nel settembre del 1979 a Milano.   Si trova al Festival dell’Unità a discutere di “Romanzo e lavoro” insieme a un altro scrittore. Ha pubblicato da poco un libro su quel tema, che contiene una delle più belle frasi pronunciate nel Novecento nella nostra lingua: “l’amare il proprio lavoro (…) costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra”. Si sta girando verso un interlocutore che gli parla. Tiene in mano la birra...

III puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

Denn wirklich tot ist nur, wer vergessen wird (Davvero morto è soltanto chi è stato dimenticato) Immanuel Kant   Affrontare il tema morte e kitsch è impresa non semplice. Mi addentrerò in questi meandri senza la pretesa di aggiungere chissà quali fondamentali considerazioni a quanto già sostenuto e dibattuto, ma con la semplice intenzione di verificare un’ultima realtà berlinese in cui entrambe le categorie sono presenti e verificarne lo stato di cose. Per il mio primo impatto con la possibilità di pensare a un cimitero come luogo kitsch sono debitore a Vamba e al suo Giornalino di Gian Burrasca. Era stato un regalo di prima comunione, dunque dovevo avere tra i sette e gli otto anni. Giannino Stoppani, in compagnia di genitori e sorelle, si era recato a rendere omaggio ai defunti in occasione del 2 novembre. Aveva volentieri approfittato degli ampi viali del camposanto per qualche bella corsa con gli amici, ma il perbenismo piccolo borghese della famiglia lo aveva prontamente ripreso. Quella stessa famiglia che, in compassata visita ai sorpassati, si scatenava in commenti pettegoli sull’una o sull’altra cappella tombale e sulle relative famiglie di appartenenza, valutandone...

Opera e personaggio / Grafica: Giancarlo Iliprandi

Giancarlo Iliprandi era uno che non buttava via neanche un biglietto del tram obliterato. Aveva cominciato già nell’adolescenza a metter via disegni, diari, piccole collezioni di oggetti, un’attività che proseguì nel corso della sua lunga esistenza. Mettere mani nel suo archivio è cosa che può spaventare chiunque, ma non Marta Sironi, la miglior storica della grafica e dell’illustrazione italiana della sua generazione, che con metodo sta passando in rassegna tutti i materiali rimasti nello studio di via Vallazze a Milano. Il primo esito di questo ordinamento sono due mostre milanesi, una in corso presso gli spazi espositivi della Cartoleria Fratelli Bonivini, serigrafie dedicate alla storia dei caratteri tipografici (1986-1992), l’altra che inaugura a metà maggio da Nuages, in corrispondenza di Orticola, il Chelsea Flower Show di casa nostra, dedicata al “profumo delle ortensie”. Inediti per avvicinare un nuovo pubblico, si spera, a quello che è stato il decano dei grafici milanesi e un personaggio molto noto in città. Quando l’ho conosciuto era considerato una leggenda vivente.     Era l’ultimo esponente della stagione aurorale della grafica italiana, poi trascolorata...

Dal trailer al film / “L’uomo fedele”. Una commedia a-romantica

Ci sarebbe veramente da chiedersi che genere di operazione intendesse fare Louis Garrel con questo suo nuovo L’uomo fedele. Se fin dal trailer non si riesce a cucire una trama che possa in un modo o nell'altro destare curiosità (spoiler: alla fine sarà esattamente come sembrava), resta da pensare che non fosse tanto interessato al concatenarsi degli avvenimenti, quanto piuttosto all'esposizione di un teorema. Dentro vi si ritrova probabilmente una mini-sintesi di qualcosa, una specie di abbecedario amoroso, un bignami dell'educazione sentimentale rispetto al “cosa fare” e al “cosa sarebbe meglio di no”. Qualcuno riuscirà a intravederci tristemente una parabola del maschio contemporaneo con sfumature surreali, che possa metter in guardia, servire all'occasione, denunciare un deprimente stato delle cose? Quello che sembra è una commedia “a-romantica”, dove a essere messo in scena è uno scivolamento progressivo verso la tiepidezza delle relazioni passionali, che è l'offesa peggiore, il danno maggiore. Ma tanto in amore e in guerra tutto è permesso, soprattutto se a permetterlo sono uomini che non oppongono resistenza. Solo che più che una guerra è una guerriglia, sono dei capricci,...

Politica e Partito / La Resistenza di Romano Bilenchi

“Anni fa il direttore di un rotocalco, il quale al tempo dell'impero era un fanatico della guerra, forse per far sapere che ero stato fascista, pubblicò una foto nella quale io ero insieme a Pavolini. Era una foto scattata all'inaugurazione di una mostra di Rosai. Eravamo giovani, ben vestiti, con camicia bianca e senza distintivo all'occhiello, guardai la foto con commozione. Per me l'amicizia è superiore a qualsiasi divergenza politica.”   Così, con la consueta schiettezza umana e asciuttezza di stile, Romano Bilenchi nel capitolo dedicato proprio alla storia di Pavolini e contenuto in Amici del 1976, il migliore dei libri del suo terzo momento narrativo. Bilenchi, che è nato a Colle Val d'Elsa 110 anni fa e morto, sempre nel mese di novembre, di 30 anni fa, aveva in effetti aderito a quella corrente, il cosiddetto fascismo di sinistra, particolarmente attraente per molti intellettuali quali Vittorini, conosciuto nel '30 e a sua volta descritto in uno dei più intensi ritratti (insieme a quello dedicato allo stimatissimo Ottone Rosai) di Amici, Brancati, Pratolini. Tale adesione lo portò a collaborare a «Il Selvaggio» di Maccari, dove a puntate vede la luce il suo esordio...

Tra ferite senza rimedio e speranze di un’Italia migliore / L’ultimo anno di guerra di Nuto Revelli

L’8 settembre del 1943 Nuto Revelli, tenente del battaglione Tirano, si trovava in convalescenza a Cuneo, la licenza gli era stata concessa dall’Ospedale di Savigliano in conseguenza delle ferite subite in Russia e della pleurite contratta durante la ritirata. Era stato proposto per due medaglie d’argento meritate sul campo, ma si sentiva profondamente deluso ed esacerbato nell’animo. Dopo aver creduto nell’esercito e nelle ragioni del conflitto, aveva capito in Russia di essere stato trascinato insieme a migliaia di altri giovani in una assurda guerra di aggressione, voluta da uomini privi di umanità, di etica e anche di competenza. Aveva visto con i suoi occhi la ferocia degli alleati tedeschi, la corruzione e il caos nelle retrovie italiane, l’inadeguatezza di mezzi e di generali, la morte e la sofferenza di tanti commilitoni. Nei giorni successivi aveva quindi deciso di allontanarsi dalla città, organizzando il suo primo nucleo di “ribelli”. Lo chiamerà Compagnia rivendicazione caduti. Il nome deriva dal desiderio di ricordare e vendicare i tanti alpini morti inutilmente nelle immense distese gelate della Russia e degli altri luoghi dove erano stati destinati a combattere e a...

Scene interattive / Zona K: lo spettacolo del denaro

BTP, BOT, BCE, Derivati, Bond, Spread, ETF (Exchange-traded fund), FMI (Fondo Monetario Internazionale), LBO (Leveraged BuyOut), Margine Operativo Lordo (MOL), Margine Operativo Netto (MON), Obbligazione, Opzioni, Plusvalore, Plusvalenza, PIL, Ratink, Tasso annuo effettivo globale, Volatilità...   Tutti i giorni siamo bombardati da sigle e parole dai significati ambigui tratte dal dizionario economico. Un intercalare linguistico ignaro ai più, ma che regola l'andamento del mondo, e coloro i quali dovrebbero aiutarci a districarci in questo scenario di sigle e numeri non sembrano interessati a darci le basi per la comprensione. Tutto rimane aleatorio e finto, nonostante le bollette a fine mese ci siano veramente: il denaro diventa uno svago per chi ci sa giocare. Basti pensare alla formula “giocare in borsa” per indicare quei broker che, come nei film degli yuppies anni '80, urlano all'impazzata per vendere azioni, titoli, o altro, mentre nel mondo reale, come abbiamo visto dopo il 2008, c'è chi per colpa di quegli stessi soldi si toglie la vita.    E proprio attraverso il gioco il teatro ci viene in aiuto attraverso quella formula che Erika Fischer-Lichte ha...

II puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

Qui la prima puntata.   Il Kitsch comunista. Il suo modello è la cerimonia detta del primo maggio. […] Quando il corteo si avvicinava alla tribuna centrale, anche i visi più annoiati si illuminavano di un sorriso, come a voler dimostrare di essere doverosamente contenti o meglio di essere doverosamente d’accordo. M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere.   Il culto delle immagini nei regimi totalitari ha dato esiti diversi a seconda del tempo, del luogo e delle culture coinvolte, ma è partito da un’esigenza comune: rappresentare, illustrare, divulgare il discorso egemonico rendendolo quanto più possibile appagante, convincente e condivisibile. Le cerimonie e i culti che vi si consuma(va)no espleta(va)no la stessa funzione, che alle spalle avessero un ideale politico o religioso, la declinazione della “fede” in funzioni e celebrazioni rituali tende(va) a coinvolgere emotivamente e intellettualmente quanti più adepti possibile, a gestire e indirizzare le loro emozioni, a ottenere il massimo consenso. Le parate, sfilate, processioni dovevano altresì assumere proporzioni grandiose e stupefacenti, per numero di aderenti, per eccezionalità delle scenografie, per...

Sciascia Trenta / Cruciverba

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Non è certo il libro più noto di Sciascia. Però l’autore assicurava (nella quarta di copertina dell’edizione originale, Einaudi 1983) che scrivere alcuni dei saggi di cui si compone questa raccolta, la sua terza del genere, gli era costato un impegno sicuramente non inferiore a quello...

Libertà e appartenenza / James Scott, Lo sguardo dello stato

Malesia, fine degli anni ’70 del secolo scorso. Nel cortile di un compound di un piccolo villaggio di campagna, attorno a un grande albero di mango rinomato in tutto il circondario per la qualità dei suoi frutti, c’è una certa animazione. Da un po’ di tempo l’albero è aggredito da orde di grosse formiche rosse che distruggono gran parte dei frutti prima che questi giungano a maturazione. A più riprese, Mat Isa, il vecchio capo famiglia, sistema ai piedi della pianta delle fronde secche di palma nipah (Nypa fruticans), e ne controlla lo stato. Interrogato, spiega sorpreso che una volta concluso il loro ciclo vitale le sottili e lanceolate foglie di quella palma si arricciano in lunghi tubi stretti. La gente del posto le usa come cartine da sigarette. Le regine delle formiche nere, invece, le usano per deporci le uova. E le formiche nere sono acerrime nemiche delle formiche rosse. Oltre il muro del compound se ne trovano numerose colonie. Le fronde secche che il vecchio capo appoggia metodicamente alla base dell’albero vengono da lì, e contengono quantità di uova pronte a schiudersi e ad attaccare quelle rosse. Mat Isa lo sa. È da settimane che, sotto gli occhi scettici dei vicini,...