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Memoria

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Quando Benjamin pianse d'amore / Walter Benjamin e Asja Lacis

«Se lei m’avesse sfiorato con la miccia del suo sguardo, io sarei volato in aria come un deposito di munizioni» (W. Benjamin, Strada a senso unico – «Armi e munizioni»).   Il 5 maggio del 1924, nell’incanto primaverile dell’isola di Capri in cui, seguendo i consigli degli amici Erich Gutkind e Florens Christian Rang ha deciso di trovare ‘rifugio’ per sfuggire a depressione psichica e a preoccupazioni economiche e dedicarsi alla stesura del suo lavoro sull’Origine del dramma barocco tedesco, il trentunenne Walter Benjamin conosce Asja Lacis (nota anche come Anna Lazis). È una giovane rivoluzionaria russa allora trentaduenne, una lettone di Riga che si occupa di regia teatrale e che è un’importante pioniera del teatro sovietico per l’infanzia. Resta come folgorato da quella giovane militante comunista dai tratti esotizzanti che lui osserva da diverse settimane dal suo tavolo al Caffé «Zum Kater Hiddigeigei», gestito da una coppia tedesca. Per chiarire il proprio stato d'animo, riferendo del «miracolo» di quella nuova relazione all'amico Gershom Scholem, Benjamin si slancia in seguito, il 16 settembre, in impegnative metafore dal sapore biblico:   «Ci sono poi le vigne, che...

Giustizia / Conflitti di diritti

In questi mesi segnati dalla pandemia abbiamo avuto l’esperienza collettiva di due diversi tipi di conflitto nel campo dei diritti. Il primo riguarda un conflitto tra diritti – principalmente tra il diritto alla salute (alla sicurezza) e il diritto alla libertà, ma anche tra diritto alla salute e all’educazione, diritto alla salute e al lavoro. Il secondo riguarda il conflitto tra “aventi diritto”: rispetto alle cure, rispetto alla protezione, o tra i diritti all’educazione, alla motricità, alla socialità di bambini e ragazzi e il diritto dei loro nonni, ma anche dei loro insegnanti più anziani, ad essere protetti dal contagio. Se il modo in cui questi conflitti si sono manifestati è nuovo, la potenziale conflittualità connessa ai diritti e all’avere diritti non lo è.  Vediamo meglio.   Per quanto riguarda il primo tipo di conflitti, si è molto discusso in questi mesi della tensione e del possibile conflitto tra diritti di libertà – di movimento, di incontri, di socialità – e diritti di sicurezza. In realtà il conflitto tra libertà e sicurezza non è nuovo, anzi è all’origine dello stato, come ci ha insegnato Hobbes. Per risolvere il conflitto altrimenti insanabile della...

Inequilibrio 2020 / Figure dell’apocalisse, con un omaggio a Giacomo Verde

Il 13 settembre 2020, su coordinamento di Giuliano Scabia, il festival Inequilibrio ha allestito la veglia-spettacolo pubblica Giacomo contastorie. Veglia affettuosa per un amico, nell’anfiteatro antistante al Castello Pasquini di Castiglioncello. L’evento è organizzato in memoria della vita, dell’arte e della morte di Giacomo Verde. Uomo dall’indole gentile, di natura semplice e dal temperamento giocoso, come è emerso da alcuni recenti ritratti postumi (per esempio quello scritto da Massimo Marino), egli fu soprattutto artista straordinario. Nei suoi circa cinquanta anni di attività, Verde lavorò prima come musicista e cantastorie di strada, poi si dedicò a un’altra forma di espressione artistica, di cui fu forse persino primo ideatore e pioniere. Si tratta del «video-racconto» o del «video-teatro», che unisce le tecniche della narrazione tradizionale, ossia dell’attore che recita con parole e oggetti, alla ripresa simultanea dell’azione performativa su handicam, collegata a un piccolo televisore.   Ph. Antonio Ficai. Allegrie di illusioni    A rendere omaggio all’artista sono stati il figlio Tommaso Verde e gli amici, parte dei quali erano visibili, altri...

A cinquant’anni dalla morte / Jimi Hendrix, la matrice

Per alcuni ha cambiato la faccia del rock. Per altri è il maestro assoluto della chitarra elettrica, colui che per primo ha saputo indagarne le prerogative e sondarne le potenzialità, facendole combaciare con le inquietudini di una generazione. Jimi Hendrix – o più semplicemente Jimi, come lo riconosce e venera il popolo del rock – è scomparso giovanissimo, il 18 settembre del 1970, a soli 27 anni. Ricordarlo oggi, a cinquant’anni dalla morte, significa anche fissare in qualche modo una prospettiva: cinquant’anni di musica dopo di lui, cinquant’anni di musica rock senza Hendrix. Una vertigine, per chi lo ha amato. Da questa prospettiva emerge un musicista immenso, che si avventurò verso l’ignoto sperimentando direttamente sul pubblico la coincidenza perfetta fra un suono infine liberato e una mente collettiva che ambiva a fare altrettanto.   Partirei, provocatoriamente, da ciò che un maestro di solfeggio inquadrerebbe con ogni probabilità come un difetto, una tara da correggere prima che la negligenza assuma carattere cronico. Provate a mettere sul piatto del giradischi una canzone di Hendrix e a far partire un metronomo al tempo con cui Jimi attacca il pezzo. E poi...

Un nuovo volume della collana Riga / Kitsch Kitsch Kitsch, hurrah!

Silvia Bottani   Che cos’è il Kitsch? come potremmo definirlo? vira più verso il cattivo gusto (ossia un gusto differente che a noi non piace) o è semplicemente una mancanza di gusto (una indifferenza verso il gusto)?    Il kitsch continua a evolversi nella forma ma mantiene il suo carattere originale. Possiamo intenderlo come una menzogna che diventa una verità accettata e condivisa ma anche come una strategia di mimetizzazione e di sabotaggio messa in opera dallo scarto, da ciò che è fallato nei confronti di ciò che è compiuto, una forma di contaminazione che fonde high e low brow per creare un prodotto di massa. Possiamo ancora considerarlo come l'opposto speculare dell'arte? Forse no, almeno nei fatti, se una parte consistente di arte established ne è stata parassitata e se non esistono avanguardie.    Si tratta di un fenomeno meramente estetico, o pseudo-estetico, o invade anche i territori dell’etica e della politica? Se sì, in che modo?   Invade certamente i territori dell'etica e della politica, portando in primo piano un approccio caratterizzato da sentimentalismo e ironia che influenzano e orientano il discorso pubblico e la comunicazione....

L'album dei disegni / Peter Handke: un impressionista sonnambulo

“Che cosa significa prendere appunti? Non è questione soltanto di brevità, si tratta di uno speciale rapporto con il linguaggio, che non si lascia ricattare dalle parole. Chi scrive appunti fiuta il pericolo che c'è in ogni frase e fa in modo che lo scrivibile non diventi mai scritto, che le parole rinuncino alla compiutezza, che sembrino magari esauste senza, per questo, perdere in precisione”. Le parole di Giorgio Agamben, nella prefazione di questo libro che raccoglie i Disegni di Peter Handke (Jaca Book, 2020), sono rivelatrici: rinunciare alla compiutezza.     Tutti gli appunti dello scrittore ci svelano sempre che il mondo è molteplice e irrisolto, è oltre la frase compiuta, disperso in una foresta di appunti, non narrabile e non scrivibile. Handke, in buona parte della sua opera, compone libri che possono definirsi un personale diario di osservazioni, di pensieri, di microracconti, da Il peso del mondo a Storia della matita. I suoi disegni, realizzati con matite colorate e penna su carta, derivano direttamente dai taccuini scritti e hanno la stessa felice, sorgiva immediatezza. Lontani dalle deformazioni mescaliniche di Michaux e dagli scarabocchi a margine del...

Libri e viaggi, storia e letteratura / Alla ricerca del confine orientale

Da vent'anni ormai si fa un gran parlare di Confine orientale. Quasi sempre con toni da tragedia. Di solito infatti l'immagine di quel territorio è accostata alla vicenda delle foibe e quindi evoca terrore, stragi, fughe. E tuttavia anche curiosità per un mondo spesso sconosciuto, percepito come esotico, anche quando si parla di una parte d'Italia, ad esempio Trieste. A questo tipo di curiosità rispondono tre libri usciti di recente:  Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria, di Silvia Dai Pra' (Laterza); La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, di Giuseppe A. Samonà (Exorma); Trieste selvatica, di Luigi Nacci (Laterza). Pur con stili, metodi e fini differenti, questi tre volumi sono in qualche modo complementari e finiscono per evidenziare in maniera simile alcuni aspetti di quel mondo e di quella storia.    Silvia Dai Pra' si cimenta in un romanzo autobiografico che è però anche libro di storia e racconto memorialistico. Partendo dalla vicenda del bisnonno, infoibato nel 1943, l'autrice si interroga su se stessa, sulla sua identità sospesa, e al contempo sull'identità di quel mondo di confine, in questo caso l'Istria interna. Un'identità...

Diario 3 / Le forze di marea

Di nuovo domenica, di nuovo cerco un ordine necessario alle parole che sia il più isomorfo possibile con il tempo passato in questa settimana. Ci penso, al tempo, seduto per terra mentre ritaglio piccole etichette su cui scrivere le iniziali di AW per matite e pennarelli, segnaletica di confine per un nuovo mondo. Cerco di calcolare, da insegnante, quale sarà questo perimetro di salvezza, lo spazio di ogni bambino che è lo spazio di un’intera comunità. Anche i colori ordinatamente riposti nell’astuccio di mia figlia sembrano indicare un orizzonte di normalità di cui forse abbiamo tutti bisogno, a partire dagli adulti. Non è forse un necessario atto educativo costruire una serenità per figli e figlie? In classe e fuori? Con attenzione, rispettando la paura e la morte, anche con rigore prescrittivo, ma sempre con l’accogliente messaggio che noi adulti ci facciamo carico consapevolmente di loro. La cura è la prima lezione, il primo esame, il programma, il piano dell’offerta formativa, è sinonimo di scuola; non l’edificio che poco significa, ma la pratica. A volte sono convinto che basti, altre volte credo di non farcela. Come adesso in cui mi sembra che il pavimento tenda a...

Possiamo riprendercela? / Come abbiamo perso l’Europa

Tra i tanti ribaltamenti ai quali assistiamo, spiazzati da tutto quanto di questi tempi è “senza precedenti”, c’è il senso comune dell’Europa. In poche settimane passato dal cilicio alla cornucopia; dai sacrifici alla manna dal cielo; da “ce lo chiede l’Europa” a “ce lo dà l’Europa”. Lasciamo stare il fatto che non era del tutto vera la vecchia solfa, e forse non sarà del tutto reale la nuova narrazione. Sta di fatto che questo ribaltamento, avvenuto nelle poche settimane nelle quali l’Unione europea, e in particolare l’area dell’euro, hanno smantellato pezzo a pezzo la loro costituzione materiale per rispondere all’emergenza Covid 19, non è cosa da poco. Per la nostra cultura politica prima ancora che per la nostra economia: spiazzando non solo una certa idea dell’Europa, ma anche gli schieramenti che attorno ad essa si erano costruiti. Da un lato, i difensori dell’ortodossia fondata a Maastricht sul rigore di bilancio e fiducia nei meccanismi automatici di aggiustamento di mercati ben funzionanti; dall’altro, gli euroscettici e i no-euro, a dominanza sovranista, convinti che tutti i nostri mali interni siano derivati dagli errori di quella costruzione imposta dall’esterno. In...

Vedere attraverso / Trasparenza tra visibile e invisibile

Prima o poi capita a tutti di suscitare l’ilarità dei presenti andando a sbattere contro una porta di vetro, che, a causa della sua perfetta trasparenza, non appare visibile allo sguardo. Questo inconveniente accade perché, diversamente dai corpi opachi e da quelli lucidi, i corpi trasparenti possiedono la proprietà ottica di farsi attraversare dalla luce e di consentire, quindi, all’osservatore di vedere molto chiaramente anche gli oggetti che sono al di là del corpo rifrangente. Nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso il termine trasparenza divenne improvvisamente molto popolare, entrando nei dibattiti sociali e politici di gran parte dei paesi occidentali ed orientali. Il significato che gli veniva attribuito, però, non era quello letterale di fenomeno ottico, bensì quello molto più allusivo di svariati traslati metaforici: “accesso”, “chiarezza”, “apertura”, “partecipazione” alla programmazione ed alla gestione di tutti gli atti che governano e decidono la vita sociale, politica ed economica dell’Unione sovietica di allora. Il responsabile di questa trasformazione semantica fu Michail Gorbaciov, il nuovo segretario del PCUS eletto nel 1985, che indicò la “glàsnost...

Una conversazione con Mario Barenghi / Otto domande sui nostri Poetici primati

Il tuo libro ha come sottotitolo Letteratura e evoluzione, ma l’impressione è che parli molto più di evoluzione che non di letteratura, anzi qualcuno ti obiettato questo, che tu, nonostante sia un eccellente critico letterario, ti sia soffermato su un campo non tuo. Vero. Le ragioni sono diverse. In primo luogo, sentivo la necessità di mettere in chiaro alcuni problemi fondamentali riguardo a un terreno di studi, l’evoluzione appunto, che non rientra nelle mie competenze. Ci sono alcuni punti fermi raggiunti dalla paleontologia che mi pare abbiano un grande rilievo culturale, cioè che possano incidere sulla nostra visione del mondo, come il fatto che svariate specie ominidi siano coesistite fino a un passato relativamente recente. In particolare, poi, mi sembrava indispensabile mettere un po’ d’ordine – nella mia testa, intendo – nel dibattito sulle origini del linguaggio, che mi pare di estremo interesse. Quando, per quali motivi, attraverso quali momenti e passaggi, gli umani abbiano sviluppato una forma articolata di comunicazione verbale: ecco un complesso di questioni che interessano tutte le scienze umane e sociali, e hanno importanti ripercussioni in ciascuna. Si parte...

Novara, 18-20 settembre / Scarabocchio linguaggio del sogno

Dal 18 al 20 settembre torniamo con Scarabocchi: distanti e cauti con il nostro festival a Novara. Lo abbiamo pensato con lezioni online e laboratori, per bimbi sopratutto, in presenza. Per esserci. con i corpi, che è il tema di questa edizione. Qui il programma.   Il grande grafologo svizzero Max Pulver diceva che i paraffi, ossia tutti quei gesti accessori che spesso notiamo nelle firme (ghirigori, sottolineature, spirali, lacci, tratti avvolgenti o svolazzanti), “sono tanti quante sono le menti che li escogitano”. Si può affermare la stessa cosa per lo scarabocchio, ossia per quel piccolo gesto spontaneo lasciato sulla carta più o meno distrattamente, traccia imprecisa o mini-disegno, che appartiene a molti di noi. Ma il paraffo della firma si fissa e si ripete in una gestualità stereotipata, che rimane pressoché uguale nel tempo (la firma infatti cambia molto più lentamente della scrittura estesa), mentre lo scarabocchio, da vera “immagine emotiva”, si rinnova continuamente, al ritmo dei nostri pensieri e dei nostri umori, fedele e immediata registrazione del nostro stato d’animo. Traccia veloce e dinamica che si espande libera sul foglio, divagazione grafica...

Rodari 100 / Dove finiscono le favole senza fine

A un bambino dei nostri giorni il titolo Favole al telefono deve sembrare qualcosa di incredibilmente inattuale, quasi quanto quello delle Favole al telefonino con cui Fabian Negrin ha omaggiato il capolavoro rodariano nel 2010, a quasi cinquant’anni dalla sua uscita (1962). Oggi il termine telefonino è sempre meno utilizzato, forse perché chiunque si è reso conto che gli oggetti che teniamo con noi la maggior parte del tempo sono solo accidentalmente dei piccoli telefoni, e nonostante le inesauribili possibilità di comunicazione sembrano incapaci di restituire la strana sensazione di prossimità caratteristica di una telefonata. D’altro canto, non deve trarre in inganno il fatto che il telefono di cui parla Rodari sia in realtà una molteplicità di apparecchi pubblici, adoperati da un venditore di medicinali in giro per l’Italia: come mostra il disegno di Bruno Munari in copertina, il telefono delle Favole è un modello fisso e coi numeri disposti a rotella, alla cui estetica pare connaturata una precisa idea di ritualità. «Ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina.» Ed è chiaro che...

Accademia Unidee / Il lavoro dell'immaginario

Darwin in The Descent of Man, 1871, afferma: «La differenza mentale fra l’uomo e gli animali superiori, per quanto sia grande, è certamente di grado e non di genere». Una progressione nei risultati di ricerca che ci aiutano a comprendere un poco meglio cosa significa essere umani, conferma sistematicamente l’ipotesi del grande naturalista inglese. Antecedenti evolutivi delle nostre attuali distinzioni di specie che presidiano all’antropogenesi si ravvisano in altre specie. Dal canto dei fringuelli alla parola; dall’affettività primaria di una mamma scimpanzé al caregiving di una mamma della specie homo sapiens; dall’eusocialità tra i primati di ordine superiore alla cooperazione tra noi umani. E l’immaginazione? E l’immaginario? Abbiamo prove evidenti dell’attività onirica degli altri animali e anche della loro capacità immaginativa. È opportuno allora chiedersi se producono, come noi, mondi immaginari. Sappiamo che gli altri animali sanno ma non sappiamo se sanno di sapere. Ipotizziamo di no, anche se è verosimile supporre che dispongano anche nel campo dell’immaginario di antecedenti evolutivi, magari rudimentali. Pare che le loro conoscenze siano operative, immediate e pratiche...

Il circo delle pulci

Uno dei più bei libri sui parassiti domestici l’ha scritto Karl von Frisch ed è stato pubblicato in Germania nel 1976 quando l’autore aveva già novant’anni, essendo nato nel 1886 a Vienna. S’intitola Dodici piccoli coinquilini; e con ogni probabilità fa il verso al famoso romanzo di Agatha Christie, Dieci piccoli indiani, uscito in volume nel 1939. Lo zoologo austriaco, vissuto gran parte della sua vita a Monaco, nel 1973 aveva vinto il Premio Nobel per le sue scoperte sul linguaggio delle api, e per questo è ricordato ancora oggi nei libri scolastici. Ma non è stato solo uno specialista di questo particolare insetto così amato per la produzione di miele e di cera. Nel 1923, quando aveva trentasette anni, von Frisch si era applicato allo studio dei pesci e aveva dimostrato che possiedono l’udito ed emettono anche suoni. Aveva addestrato in un acquario un pesce gatto cieco a uscire dal suo rifugio e a correre in superficie appena sentiva un preciso fischio. Il saggio fu pubblicato su una rivista scientifica con un titolo ben poco accademico: Di un pesce gatto che accorre quando si fischia.     Il libro sui “coinquilini” è stato tradotto in italiano nel 1981 da...

Lucca / Ganzo Bao

Riduttive le sue accezioni “ganzissimo”, “è veramente divertente”.  Sintetizza una lunga frase – tipo: ‘meglio non c’è per sentirsi bene insieme godendoci la vita’ – che spinge a diventare ganzo anche chi la dice. Vale per un gioco, un piatto, un viaggio, una lettura, un vernacolo.   “Parlà lucchese è ganzo bao” è il motto di un gruppo che si propone di tenere in vita usi e costumi della Lucchesia.  Ma, essendo “ganzo bao”, si ritrova anche in periodici appuntamenti dal vivo per godere delle tradizioni gastronomiche locali. “Ganzo”, utilizzato da solo – oltre alla versione peccaminosa di amante, in toscano – significa “intelligente, divertente, scafato, eccezionale, incredibile”. Bao è rafforzativo. Si impiega anche in modo generico, tipo “è caro bao” = “è carissimo”, “è brutto bao” quindi “è bruttissimo”.

Carteggi amorosi / Simone de Beauvoir e Nelson Algren

Si potrebbe dire che a volte, o forse quasi sempre, le storie d’amore intreccino in modo periglioso e sorprendente un aspetto programmatorio e un anelito fusionale. Un po’ l’Altro lo si programma, lo si muove e ci si fa muovere allontanandosi e avvicinandosi; un po’ invece, su un versante talvolta stucchevole talvolta impetuoso, se ne viene assorbiti, si desidera indifferenziarsi, ci si unisce a lui o lei in un legame coesivo. In ogni corrispondenza, propria o altrui, meditata o sbrigativa, contemporanea o del passato, non è difficile rintracciare slanci di un tipo e dell’altro. E non sembra fare eccezione il corpus di trecentoquattro lettere che, nel corso di più di diciassette anni, dal 1947 al 1964, Simone de Beauvoir ha scritto a Nelson Algren. Di uno slancio del primo tipo: «Sei molto dolce a suggerire che potrò continuare a lavorare quando saremo a letto, infatti ho una capacità di astrazione straordinaria, soprattutto a letto con te. Lì mi vengono dei pensieri profondi che toccano i temi più ardui, così non sprecheremo neppure un attimo, buona idea. Ho pensato però che se coabitiamo per tre o quattro mesi, dovremmo lavorare anche fuori dal letto». Di uno slancio del secondo...

Idioletto famigliare / Barnasc

Le mie origini sono miste, ma come dico sempre io, sono austroungariche... I miei nonni: veneti al confine con il Trentino da parte di padre, friulana di Udine la nonna materna e milanese doc il nonno... Una parola a me cara è Barnasc... che era la paletta per raccogliere il carbone da mettere nella stufa. Un aneddoto a tal proposito riguarda mio nonno che parlava quasi solo milanese: un giorno disse a mia madre: "dam el barnasc" (dammi la paletta). Mia nonna lo apostrofò dicendo: " parla in italian cun la tus " e mio nonno... “Cina (chiamavano così mia mamma, diminutivo di Vincenzina) per piesè portami il" barnaccio".

50 anni di festival / Santarcangelo memorie

“L’attore ha una corona in capo / ma non è un re” si legge sullo schermo nero, dopo la sfilata dei nomi dei produttori del film. Si apre una grotta, una platonica caverna dalle quale baluginano non immagini ma voci, una polifonia: “Ho incontrato il festival che ero un ragazzo… Ma servono ancora gli artisti?… Il teatro è l’attore… Andate a vedere un teatro serio!... Santarcangelo genera il proprio cambiamento… Io lo detesto il festival…”, mentre iniziano ad apparire immagini sfumate e la camera si inoltra nella notte, e lucine, un circo nel bosco, carnose corolle di sensuali fiori… (sotto suona un violino, una musica romantica si fa ritmica). Quindi immagini sbiadite di spiagge inizi anni settanta, come eravamo, come ci rappresentavamo in super 8 familiari quando nacque il Festival internazionale del teatro in piazza, a Santarcangelo di Romagna, a pochi chilometri da Rimini… Una voce inizia a raccontare. 50 – Santarcangelo Festival è un appassionato documentario di Michele Mellara e Alessandro Rossi, Mammuth Produzione, realizzato in collaborazione con il Festival del teatro e con molte altre sigle, presentato il 6 settembre alle Giornate degli autori della Biennale Cinema di...

Pasolini, Comisso, Parise / Nico Naldini e i suoi grandi amici

Il vero Nico Naldini si nascondeva più nelle risate che nei silenzi. Quando superava la sua ritrosia tutta friulana, quando si lasciava dominare da quella “corda pazza” individuata da Raffaele La Capria in Goffredo Parise e Giovanni Comisso, da quel lampo di follia creativa e umanissima tutta veneta, diventava il più straordinario narratore che si potesse incontrare. Perché lui, che non si è mai adagiato nel ruolo di cugino prediletto di Pier Paolo Pasolini, conosceva il dritto e il rovescio degli scrittori, dei registi, degli intellettuali che hanno attraversato il ‘900. E spesso, era proprio esplorando il versante segreto del personaggio raccontato che riusciva a scoprire la sua vera essenza. Accompagnando sempre ai ricordi quel ghigno che Dacia Maraini interpretava come una sottolineatura “sprezzante della goffaggine degli amici”.      Le sue risate, in realtà, erano piccoli fari disseminati sulla strada di chi lo intercettava. Luci intermittenti pronte a rivelare la sua profonda timidezza, la sua sferzante e, al tempo stesso, delicata capacità di raccontare gli altri senza nulla nascondere. E, soprattutto, senza mai mettere in ombra loro per innalzare un...

Opinioni / Covid: ognuno dice la sua

Studi statistici hanno messo in evidenza l’impatto reale della letalità pandemica – di gran lunga maggiore di quella dichiarata –, e studi di caso han mostrato conseguenze del tutto inattese, a volte dovute agli stessi trattamenti sperimentali. Le scienze mediche hanno dovuto ammettere con grande umiltà la loro ignoranza, procedere per ipotesi. Questa è la realtà, e fa onore a tutti coloro che, in campo sanitario, lo hanno riconosciuto dando vita a osservazioni empiriche, non generalizzabili, ma che hanno acquistato una certa robustezza, come quella di sconosciuti cardiologi che hanno osservato reazioni immunitarie differenti, che si aggiungerebbero a quelle più classiche della polmonite.    Tutto questo ci ha messo di fronte alla fallibilità umana e all’incertezza della ricerca scientifica, ci ha ridimensionati come “abitanti della terra”, non “padroni” di essa. Nel covid come negli altri virus, c’è qualcosa di non interamente controllabile. Questo lo constatava, ben prima dell’insorgenza del covid, David Quammen in Spillover nel 2012. Quammen scriveva qualcosa che oggi sembra dimenticato, o passato in second’ordine. Parlava dell’addensarsi delle pandemie, sempre più...

Disegni infantili / Scarabocchi: scappa mostro nero!

Dal 18 al 20 settembre torniamo con Scarabocchi: distanti e cauti con il nostro festival a Novara. Lo abbiamo pensato con lezioni online e laboratori, per bimbi sopratutto, in presenza. Per esserci. con i corpi, che è il tema di questa edizione. Qui il programma.   Già due settimane prima del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ha istituito la “Grande serrata”, il lockdown, le scuole erano state chiuse e le attività formative sospese. I bambini e i ragazzi avevano perso, ormai da tempo, la frequentazione con l’istituzione che più di ogni altra scandisce l’incedere della loro vita, ordina le loro attività, fornisce un contesto di socializzazione fuori dall’ambito famigliare. La scuola è, o dovrebbe essere, oltre la famiglia, il luogo sicuro, l’interno riparato che si oppone al “fuori” incerto e pericoloso, un contesto che permette di sperimentare differenti versioni di sé, della propria identità in modo sicuro, aprendo quindi la possibilità al processo di educazione, istruzione e formazione della propria individualità.  Pochi giorni dopo il lockdown, che ha rinchiuso le famiglie e i bambini nelle loro case e ha sconvolto i comportamenti...

Mengaldo / Franco Fortini: il Super Io

Siccome quando discutono della poesia dell’ultimo mezzo secolo non sono d’accordo su nulla, e anzi nemmeno si capiscono, i letterati italiani continuano a raccontarsi come una favola rassicurante la storia del pieno Novecento, che magari giudicano in modi opposti, ma la cui trama sembra a tutti abbastanza chiara. E a forza di raccontarla, alcuni dei suoi protagonisti ne escono fuori stilizzati come i caratteri di un dramma. Tra i poeti che hanno avuto un ruolo pubblico rilevante dal dopoguerra agli anni Settanta, si potrebbe dire che Franco Fortini rappresenta il Super-Io, Pier Paolo Pasolini l’Es, e Vittorio Sereni l’Io. Super-Io ed Es appaiono imponenti, ma non provocano la partecipazione emotiva che i lettori dimostrano davanti al fragile Io sereniano, il cui fascino sta nella scelta di descrivere i rovelli esistenziali senza sublimarli teoricamente, cioè senza porsi al di sopra dell’esperienza scontata in prima persona. Fortini e Pasolini vengono considerati due indici culturali, piuttosto che due scrittori da leggere lasciando che le loro parole reagiscano spontaneamente con le vicende della propria vita. Anche perché fanno tutto da soli: piantano ovunque dei cartelli...

Il tempo di Nolan / Nel gelido inferno di “Tenet”

Attenzione: questo articolo contiene spoiler.   C’è una scena che costituisce un punto di ingresso perfetto per la comprensione di Tenet, undicesimo lungometraggio di Christopher Nolan: Kat (Elizabeth Debicki), infelice moglie del trafficante d’armi russo Andrei Sator, il villain del film ottimamente interpretato da Kenneth Branagh, si trova su un motoscafo e sta rientrando insieme al figlio sullo yacht del marito. Da lontano vede una donna tuffarsi dalla barca e allontanarsi in fretta e prova immediatamente invidia per lei: le appare libera, decisa, risoluta, esattamente quello che lei vorrebbe essere. Il complesso meccanismo narrativo del film fa sì che la stessa scena ci venga riproposta verso la fine, dal punto di vista, però, della donna che si tuffa: scopriamo che è la stessa Kat, o meglio un’altra versione di lei che è tornata indietro nel tempo per uccidere il marito e ha acquisito audacia e consapevolezza. È lei, ora, a rivolgere uno sguardo al motoscafo, in cui vede, di fatto, il suo passato, ciò che era e da cui ha preso, finalmente, le distanze, come se stesse osservando un ricordo.  Tenet, ma anche la visione del mondo e del cinema di Nolan sono soprattutto...