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La vita va presa intera / Paolo Maccari, I ferri corti

Uno dei tanti sintomi del fatto che la letteratura conta sempre meno, nella cultura generale, sta in una scissione curiosa quanto sinistra. Tra gli intellettuali sotto i cinquant’anni, i più dotati di idee e di gusto la considerano di solito un parco archeologico, un tavolo su cui i giochi sono fatti, e si compiacciono di maneggiare solo corpi ben morti: non sono interessati ai precari esperimenti estetici che restano possibili in quelli che Luigi Baldacci chiamava «tempi di proroga». Viceversa, coloro che si trovano direttamente impegnati nella narrativa o nella poesia sembrano tipi piuttosto inclini al bovarismo. Da una parte i nerd, insomma, dall’altra i velleitari. È quindi un sollievo imbattersi in un letterato consapevolissimo della storia e dei mezzi che usa, ma al tempo stesso indisponibile a rinunciare al rischio che esige la letteratura viva e intera, in fieri, come lo esige la vita che la nutre e ne è nutrita: una letteratura, cioè, che sia luogo di conoscenza e di responsabilità totale, anziché fuga nell’estetismo. Così la concepisce Paolo Maccari, classe 1975, che in I ferri corti, un’autoantologia pubblicata da LietoColle, raccoglie oggi «circa un terzo delle poesie...

Libri e cinefilia / Viaggi attraverso il grande schermo

In Sherlock Jr. (in italiano La palla n.13), diretto da Buster Keaton nel 1924, il proiezionista di un piccolo cinema di periferia, interpretato dallo stesso Keaton, cade addormentato durante un film e sogna di “entrare” letteralmente nel grande schermo. È la prima immagine che mi è venuta in mente sfogliando due libri pubblicati di recente: Una visita al Bates Motel di Guido Vitiello (Adelphi 2019, pp. 251, 38 euro) e il Dizionario del cinema immaginario compilato da Alberto Anile (Lindau 2019, pp. 328, 24 euro). Più che due libri “di cinema” si tratta di libri “cinefili”: due «capriole della visione», per dirla con Anile, due tuffi «negli abissi dello schermo». Entrambi nascono, mi sembra, dal desiderio di penetrare quasi fisicamente nel film, di abitarlo, di esplorarlo scena per scena, metro per metro.    Buster Keaton, “Sherlock Jr.”, 1924. Detto questo, i due lavori sono profondamente diversi. Rispetto al volume Lindau, più modesto nella grafica e contenuto nelle dimensioni, quello targato Adelphi, sontuosamente illustrato a colori, è una festa per gli occhi: non solo un libro, ma anche un oggetto di pregio, come vuole la tradizione della casa (e in modo...

Memoria costruita, memoria conservata, memoria in progress / A proposito di Primo Levi e della memoria

Alla fine del dialogo tra Giuseppe, il coppiere e il panettiere del faraone in cui Giuseppe interpreta i loro sogni, si legge:    “Nel terzo giorno, giorno del suo compleanno, Il faraone fece un banchetto a tutti i suoi ministri nel numero dei quali dovevano essere annoverati il capo dei coppieri e il capo dei panettieri. Restituì nel suo ufficio il capo dei coppieri, sì che tornò a porgere la coppa al faraone; e impiccò il capo dei panettieri, secondo l'interpretazione che Giuseppe aveva dato dei loro sogni. Il capo dei coppieri non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò.”  [Gn, §.40, vv. 20-23].   Nel testo biblico, per convenzione si dice che laddove si incontra una ripetizione (linguistica o concettuale) è perché il testo vuol sollecitare a una interpretazione diversa.  Dove sta la distinzione tra “dimenticare” e “non ricordare”? Non bastava dire che lo dimenticò? Perché è scritto anche “non si ricordò”?  La risposta che propongo è questa: l’oblio non è mai solo l’effetto di un processo naturale (“lo dimenticò”), ma anche di un atto volontario (“non si ricordò”). Così anche per la memoria: non è solo ciò che non dimentichiamo, ma anche ciò che...

Il Bel Paese dove il dì suona / Un giorno di Dante che dirvi non so

Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia. (Giorgio Gaber)   «Dì» è parola dantesca, dall’«ultimo dì» che Capaneo ricorda nel XIV canto dell’Inferno (v. 54: «onde l’ultimo dì percosso fui») al «sol dì» di un ipotetico miracoloso mese invernale nel XXV canto del Paradiso (v. 102: «l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì»). Sembra più che legittimo allora intitolare a Dante un dì, come ha fatto il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, proclamando il 25 marzo Dantedì, in coincidenza con quella che sembra la data più probabile per l’inizio del viaggio dantesco nell’aldilà. Di «dì» aggiunti a cose e nomi in funzione celebrativa e commerciale, esemplati sull’ovvio modello dei giorni della settimana (lunedì, martedì, mercoledì, ecc.), l’italiano ne ha già in verità alcuni, fino ai recenti Soledì, orologio meccanico da parete con ingranaggio a vista, il cui nome significa “giorno di sole” per suggerire «che ogni giorno è un giorno di sole e di speranza», come si legge nella...

Fondazione Merz, Torino / Emilio Prini: tautologia, letteralità e paradosso

Emilio Prini è stato uno degli artisti più misteriosi che si potessero mai incontrare. Non solo la sua opera, pochissimo esposta, per volontà sua, ma anche la sua vita è stata ammantata di mistero. Rarissime apparizioni pubbliche, era chiuso nel suo rifugio, prima a Genova poi a Roma e riceveva solo chi voleva – ci ha fatto un libro d’artista Luca Vitone, raccogliendo le telefonate tra loro per un appuntamento mai andato a buon termine (Effemeride Prini, Quodlibet, Macerata 2016). Colpito dalla malattia degenerativa che l’ha poi ucciso, negli ultimi decenni si reggeva male in piedi, a volte cadeva mollemente a terra mentre stava parlando con te e continuava a parlare come se niente fosse successo; le sue reazioni erano imprevedibili, poteva ingiuriarti se ti chinavi ad aiutarlo o prenderti la mano per sollevarsi come per non dare nell’occhio. Non aveva, credo volutamente, nessuna nozione del tempo; parlava tantissimo, ininterrottamente, su qualsiasi argomento, ma sempre dirigendo lui il discorso; ti teneva a parlare per ore, guai a interromperlo o fargli fretta per un appuntamento o un impegno. È stata la persona più geniale che abbia conosciuto, e l’ho conosciuto tardi e...

Satira e politicamente corretto / Ridere di Dio

Da quasi un mese una serie di Netflix sta infiammando l’opinione pubblica brasiliana, mettendo a dura prova la giurisprudenza, e addirittura provocando disordini di piazza. La prima tentazione di Cristo, del collettivo di comici Porta dos Fundos, ricostruisce in modo dissacrante la vita di Gesù, osando scherzare su una presunta relazione omosessuale del profeta di Nazareth. La scorsa settimana un giudice di Rio de Janeiro ha ordinato la rimozione della serie, con motivazioni che vanno dalla protezione dei minori a quella della religione cristiana. Nel giro di pochi giorni il Tribunale Superiore (la corte costituzionale brasiliana) ha risposto all’appello di Netflix invertendo la decisione e ordinando il ripristino della serie. Nella sentenza si legge che “non si deve presumere che una satira umoristica abbia il potere magico di minare i valori della fede cristiana, la cui esistenza risale a oltre duemila anni fa”.   Sempre negli stessi giorni in Italia è scoppiato il caso di Checco Zalone, attaccato per presunto razzismo a causa di una clip del nuovo film Tolo Tolo; poi, svelato il malinteso, boicottato dai movimenti di destra per presunto buonismo pro-migranti. Zalone ha...

La cura dell’io è cura del noi / L’uomo ha tre dimensioni

È un crescendo, ma anche un diminuendo o il ritmo piano di una spirale che si può aprire e poi sprofondarci. L’io-tu-noi forma un triangolo esistenziale in ogni individuo, dà vita a una costruzione originale: una trama di effetti sliding doors e “conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali”, come il filosofo e psicologo Wilhelm Wund definiva l’eterogenesi dei fini. La convivenza della molteplicità dei nostri io con il tu insondabile di un altro, con il noi di un ambiente esterno che per ognuno è diverso, insieme reale e mentale, rende il collettivo una dimensione della psiche individuale. In Io, tu, noi. Vivere con se stessi, l’altro, gli altri (Utet, 2019) Vittorio Lingiardi dichiara di voler “raccontare un’intersoggettività ideale immaginandola come una sfera armillare composta dall’intreccio dei tre anelli dell’io, del tu e del noi”. Un soggetto elastico e dinamico, in dialogo, disposto a correre l’azzardo del con, capace di inseguire i collegamenti tra le barriere sociali e politiche e i muri in testa. Come nei precedenti Mindscapes (Raffaello Cortina Editore) e Diagnosi e destino (Einaudi), la scrittura va sempre veloce, la riflessione psicoanalitica spazia tra molti...

Etica estetica politica / Vacanze romane

C’è stato un tempo di grandi e piccoli poteri assoluti in cui il principe godeva del conforto di un consigliere spirituale, frate, prete o abate che fosse.  Il concetto era legare il tutto – governati e governanti – a un ordine superiore, era poter contaminare di giustizia e carità divina l’operare del signore assoluto.  Senza che la parola fosse neanche pronunciata era “impastare” il proprio operato e i propri pensieri di etica. Fosse etica o fosse la frequentazione di valori cristiani, è certo che secoli dopo, in tempi moderni e democratici, ancora diversi grandi della D.C. si avvalevano di assistenti spirituali, si intrattenevano, almeno saltuariamente, con un conforto religioso che aveva comunque come scopo una miglior gestione della cosa pubblica. Da sponde opposte, Enrico Berlinguer dichiarò la “questione morale” come la prima emergenza del paese; nuovamente l’etica dunque.   Ma quella fu la generazione nata nella prima parte del ‘900, che aveva vissuto almeno una guerra mondiale e che era nata libera dal consumismo e dai suoi egoismi. Comunque fosse, quella generazione aveva un senso della collettività, che, quelle che sarebbero seguite, non hanno respirato....

La lotta dei primi Ismailiti Nizariti contro il mondo islamico / Il metodo dell’assassinio

C’è curiosità attorno al mondo arabo, in particolare la crisi USA-Iran mette di nuovo in primo piano il mondo sciita, forse scosso da ulteriori divisioni interne nel teatro di guerra iracheno. Rileggere o leggere per la prima volta (è questo il mio caso) L’ordine degli assassini, di Marshall G.S. Hodgson, un libro scritto settant’anni fa ora ristampato da Adelphi, su una setta sciita, gli Assassini Nizariti (Hašīšiyya), può essere di qualche utilità? Dipende dai punti di vista da cui guardiamo al magmatico mondo islamico in generale. Qualcuno può guardarlo dall’alto delle Torri gemelle (ricordando però la matrice sunnita delle organizzazioni in questione). Qualche altro spostando appena più indietro l’asse della storia, attorno alla seconda guerra mondiale, quando, a partire dal 1934, il capo spirituale palestinese, il Gran Mufti di Gerusalemme Amīn al-Ḥusaynī, strinse un infame patto di alleanza con Adolf Hitler, partecipando attivamente allo sterminio degli Ebrei. Il collante antisemita sembra essere ancora l’unico in grado di riunire, apparentemente, l’intero mondo musulmano, che forse unito non sarà mai. Non sono molti i contributi storici da parte araba, impossibile non...

Appunti di NeoEcologia / Estinzione

L’estinzione affascina. È il grande silenzio, la dolce morte, la fine delle sofferenze, l’immenso nulla che fa risuonare il cosmo, le infinite possibilità e l’indicibile noia, l’ozio eterno, ci rimbalza nell’immortalità di cui solo gli dei sono depositari, è un vortice in cui eternità e attimo possono identificarsi, una delle più seducenti maschere della morte. La lezione è che ad ogni estinzione corrisponde uno scatto evolutivo, la vita che resta si riorganizza in modo diverso, spesso più complesso, l’estinzione serve alla vita per rinascere più forte. Le specie scomparse hanno un ruolo speciale nel nostro immaginario, rassicurano e intimoriscono, l’estinzione è uno specchio, ci riflette nel paesaggio degli esseri viventi costringendoci non solo a confrontarci col nostro ruolo nell’immaginario dell’Antropocene in cui ci vediamo con sgomento protagonisti dei cambiamenti dell’intero pianeta, ma soprattutto a considerare la nostra, di estinzione.    L’idea dell’estinzione ha una data di nascita. Nel mondo della creazione divina, che intere specie potessero scomparire nel nulla non era semplicemente concepibile e le inclassificabili ossa e resti provenienti da un passato...

Paradigmi della creatività / Far paura, ai limiti del visibile

A cercare in rete qualche informazione sulle più recenti tassonomie delle paure dei bambini si scopre – prevedibilmente – che queste si possono dividere in paure spontanee e paure culturali. Queste ultime sarebbero le paure generate e alimentate dal contesto familiare, sociale e culturale in cui il bambino è immerso dalla nascita e per tutta la sua formazione alla vita e ai sentimenti. Sono le paure legate ad esperienze oggettive (traumi passati) o potenziali (l’abbandono del genitore, il dolore fisico), ma anche quelle originate dalla fantasia (i mostri, i ladri) nutrita di storie, figure e colori che popolano l’immaginario quotidiano di ognuno, grande o piccolo. Al contrario, le paure spontanee sarebbero quelle che prescindono da qualsiasi costruzione culturale, le paure presenti fin dalla nascita e che sono generalmente motivate dall’irruzione di qualcosa di inatteso, si tratti di una trasformazione fisiologica improvvisa (un rumore, un lampo) o dall’ingresso di un elemento inconsueto nel paesaggio abituale e confortevole del bambino (la paura dell’estraneo). Proprio al confine tra queste due categorie dell’orrore quotidiano si colloca quella che per certi versi potrebbe essere...

20 gennaio 1920 - 20 gennaio 2020 / Fellini: Roma Città eterna, città interna

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia.  Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato. Per questo abbiamo deciso di aprire l’album con un intervento del nostro collaboratore Alessandro Carrera, che, con il suo recente Fellini’s Eternal Rome: Paganism and Christianity in Federico Fellini’s Films (Bloomsbury 2019), ha fornito un originale...

Ligaland / Ligabue e Presley

È uscito in questi giorni, presso l’editore Mimesis, il volume di Vanni Codeluppi Ligaland. Il mondo di Luciano Ligabue. Pubblichiamo in anteprima un estratto da questo volume relativo al rapporto esistente tra il cantautore emiliano e il cantante americano Elvis Presley.     Elvis Presley ricorre frequentemente nei discorsi di Ligabue. Si potrebbe quasi dire che è stato per questi un punto di riferimen­to costante. Il film Radiofreccia si conclude con la scena del funerale del prota­gonista Freccia, accompagnato dalla banda musicale di Correggio che suona Can’t help falling in love, il celebre brano con il quale Presley solitamente terminava i suoi con­certi. E all’interno di questo film è presente anche il cantante correggese Little Taver, sorta d’imitazione “alla buona” di Presley. E che dire delle luccicanti giacche tipiche dell’ultimo Presley che sono state più volte indossate da Ligabue durante i concerti? E delle canzoni Un figlio di nome Elvis, Buon compleanno, Elvis!, ma anche Ultimo tango a Memphis, una personale versione della celebre Suspicious Minds del cantante ameri­cano? Soprattutto, però, Presley è presente nel titolo dell’album Buon compleanno El­vis,...

Radiogenie / Primo Levi, chimico della radio

Continua "Radiogenie", una nuova rubrica a cura di Tiziano Bonini e Rodolfo Sacchettini, uno spazio dedicato alla cultura dell'ascolto, ai suoi autori, alla rinascita dei contenuti sonori e dei generi radiofonici su altri supporti (smartphone, podcasting). Qui il primo e il secondo contributo.   Da oltreoceano, agli inizi del 1964, arriva a casa di Primo Levi un pacchettino, con dentro un nastro magnetico. Sopra c’è scritto If This Is a Man ed è la versione radiofonica in lingua inglese, appena registrata, di Se questo è un uomo, prodotta dalla CBC, la radio canadese. Dura centoquaranta minuti. Levi aveva fornito qualche consiglio durante la stesura del copione, ma adesso non sa bene cosa aspettarsi. Certo non è la lettura del libro. Si tratta proprio di un adattamento. E per Levi – parole sue – è un’«autentica rivelazione»: «gli autori avevano capito tutto del libro, e anche qualcosa in più». Erano riusciti a realizzare per la radio «una ‘meditazione’ parlata, di alto livello tecnico e drammatico ed insieme puntigliosamente fedele alla realtà quale era stata» (Opere, a c, di M. Belpoliti, Einaudi, 2016, vol. I).   L’abile adattatore del testo si chiama George Whalley....

Responsabilità / Diventare umani

  In quello che è uno dei romanzi chiave del Novecento e del nostro tempo, Atlante occidentale, Daniele Del Giudice, parlando delle relazioni tra persone e del rapporto tra loro e il contesto, scrive: “Pensò che tutto questo teneva in piedi un individuo, come un’impalcatura, e se fosse venuto a mancare, chiunque sarebbe crollato, come quelle persone decapitate in movimento il cui corpo fa ancora qualche passo e cade giù” [p. 13, Einaudi, Torino 2019; prima edizione 1985]. Ci individuiamo diventando quello che siamo con gli altri e grazie a loro. È la nostra intenzionalità congiunta e collettiva, la caratteristica unicamente umana che sembra distinguerci come specie. È dinamica, quella caratteristica, e fa di noi quegli esseri che siamo perché è divenendo che esistiano, pur essendo noi principalmente concentrati sulla nostra essenza stabile, impegnati a difenderla e ad affermarla, come facciamo soprattutto in questo tempo, in cui brandiamo l’identità come se fosse un’arma.   Una tipica deformazione, una forma di autoinganno della nostra mente, dei tanti che ci caratterizzano e ci affliggono, pur se allo stesso tempo sono fonte del nostro modo di essere umani. Si tratta...

Fiducia e cultura nell’aree interne / Sicilia Immagina

L'indagine sulla qualità della vita delle Città Italiane di Il Sole 24 ORE anche quest'anno è arrivata inesorabile, mettendo in evidenza il divario tra Nord e Sud. È Milano ad aggiudicarsi, per il secondo anno consecutivo, il primo posto nella classifica, fanalino di coda della classifica è Caltanissetta (107°), che occupa l’ultimo posto della classifica per la quarta volta. Senza nulla togliere alla classifica del Sole, ma ho deciso di partire e andare a vedere con i miei occhi che aria tira in fondo alla classifica. Un gruppo di piccole organizzazioni culturali attive nelle aree interne della Sicilia – come il Collettivo SempliCittà, TrasFormAzioni e altre che citerò di volta in volta –   in modo completamente autonomo hanno organizzato un tour di presentazione del mio libro Artigiani dell'immaginario. Il viaggio l’hanno chiamato "Sicilia Immagina”. Le presentazioni sono state scusa perfetta per avviare un lavoro di creazione di una rete informale tra pratiche di innovazione culturale in territori considerati marginali o in ritardo di sviluppo. In sette giorni ho percorso migliaia di kilometri, ho incontrato amministratori locali, artigiani dell'immaginario, giovani...

Lettere / L'altra voce di Alejandra Pizarnik

A quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa viene finalmente pubblicata anche in italiano – edita da Giometti & Antonello e curata da Andrea Franzoni e Fabio Orecchini – la corrispondenza che la poetessa argentina ha tenuto con diversi amici e personaggi della letteratura sudamericana e internazionale tra il 1955 e il 1972, anno della sua morte.    Quella che si legge in queste lettere è, come indica il titolo stesso del libro, un'altra voce di Alejandra Pizarnik, che si situa in un non-luogo tra la vita e la poesia, che risuona dell'una nell'altra, come in un tentativo di tenerle assieme, attraverso l'invio a dei destinatari-depositari di un'identità costruita attraverso il linguaggio. Scrive della scrittura, sua e di amici e poeti, i cui libri riempiono le caotiche stanze – specialmente quelle del periodo parigino – in cui la si immagina vivere, tra fogli sparsi e appesi al muro, disegni stilizzati e collezioni di matite colorate. Scrive incessantemente, di notte, come si confà a una figlia dell'insonnia – titolo di una sua raccolta di poesie edita da Crocetti –, ad anime affini alle quali poter spedire la propria urgenza poetica.    Alle lettere più formali...

La resistenza nella Turchia di Erdogan / Il solco, di Valérie Manteau

Sappiamo poco della Turchia, anche se ne parliamo così spesso. Al telegiornale le immagini scorrono accompagnate da un sentimento di estraneità: innanzitutto le battaglie contro i Curdi cui si associano scene di guerriglia, uomini armati, fumo di esplosioni recenti, e gente che si affanna concitata parlando un linguaggio a noi incomprensibile. In questi ritratti confusi, resi ancor più sfocati dalla distanza, il nome del presidente Erdogan regna sovrano, sempre associato al male, quello con la m maiuscola, a indicare un personaggio sinistro dal quale è necessario prendere le distanze. Erdogan il Dittatore, Erdogan il Pazzo, Erdogan il Sadico: persino quando i giornalisti si sforzano di non formulare un giudizio, la condanna appare implicita e inappellabile.   Guardiamo alla Turchia con occhi occidentali, ci appare quindi una realtà inevitabilmente deformata dai nostri pregiudizi derivati da una precisa cultura, da uno stile di vita, da una forma mentis di cui non possiamo spogliarci neppure con il più risoluto sforzo di volontà. L’unica lente priva di artifici che può venire in nostro soccorso in questo sforzo di osservare la situazione turca è la Letteratura: che ci permette...

Carmelo Rifici al Lac di Lugano / L’inconscio di Macbeth

A volte, di fronte a un lavoro teatrale, si ha la netta impressione che, al di là dell’operazione, spesso meritoria e interessante, manchi un’architettura solida, che sappia far dialogare le parti e perimetri – in qualche modo – la ricerca, sottoponendo la stessa a tagli, sacrifici anche dolorosi ma necessari. Quando uno spettacolo riesce a far dialogare le due istanze, quella feconda ma pericolosamente proteiforme dell’intuizione e quella contenitiva della forma, esso gode di un’incidenza, una forza diversa: si imprime. Questo capita con il nuovo lavoro di Carmelo Rifici, Macbeth, le cose nascoste, presentato la settimana scorsa in prima assoluta al LAC di Lugano e frutto di un lungo lavoro di meditazione e decodificazione durato ben due anni. Scopo di Rifici era capire quanto di quel testo risuonasse ancora nell’uomo contemporaneo, che, come Shakespeare, si trova a vivere una svolta storica fondamentale. Lo scrittore inglese viveva infatti a cavallo di un’epoca che stava definitivamente voltando le spalle al mondo primitivo, quello popolato da fantasmi, streghe, quello in cui l’inconscio era ancora legato alla natura e non si percepivano divisioni nette fra il mondo interiore e...

L’ombra di Craxi / Gianni Amelio, Hammamet

Cinema e storia, colpa e memoria, catarsi e umanità: sarà almeno servito, Hammamet, a placare l'ira di Bettino? Perché un film resta pur sempre un film, ma il rancore dei morti, scrive Elias Canetti in Massa e potere, è ciò che i vivi temono di più; e “quanto più uno è stato potente fra i vivi, tanto maggiore sarà il suo rancore nell'aldilà”. Con tale premessa, facendo la fila davanti al botteghino, veniva anche in testa – oh, i fulmini dei vecchi maestri dimenticati! – il titolo di un romanzo-pamphlet che Leo Longanesi pubblicò nel 1952, sette anni dopo l'uccisione di Mussolini: Un morto fra noi. Rispetto a Craxi, per certi versi la questione non si pone in modo poi così diverso: il testone di Bettino è ancora lì, fermo nella sua rabbiosa disgrazia, metro di misura e pietra d'inciampo della recente storia politica italiana. “Il rancore del morto – è sempre Canetti – fa di lui un nemico. Con cento astuzie e cento insidie egli può insinuarsi tra i vivi”.   Leo Longanesi, “Un morto fra noi” (1952). Un morto fra noi È più o meno quanto è accaduto in questi vent'anni. La fondata speranza, mentre scorrevano i titoli di coda e poi anche di più uscendo dal cinema, è che non sia...

16 gennaio 1933 - 16 gennaio 2020 / Susan Sontag. La coscienza imbrigliata

5 maggio 1964: “La mano destra = la mano aggressiva, la mano che masturba. Perciò, preferire la mano sinistra!... Renderla romantica, sentimentale!”. Con questa frase si apre La coscienza imbrigliata al corpo. Diari e taccuini 1964-1980 di Susan Sontag, il secondo volume curato dal figlio David Rieff e tradotto ottimamente da Paolo Dilonardo, (Nottetempo, pp. 593), che renderà a breve in italiano le opere della autrice americana da Nottetempo. Il libro comprende gli anni centrali della sua attività di saggista e scrittrice, quelli più fervidi di idee e opere, ma anche quelli in cui si manifesta il tumore al seno. I diari sono una sorta di zibaldone, un palinsesto, un brogliaccio, in continuo bilico tra la sua vita privata e l’annotazione di pensieri, letture, film visti, incontri e frasi prese al volo, una scrittura tesa tra la riflessione di sé e gli appunti per saggi e articoli.    La mano destra è la mano sessuale, suggerisce Susan, aggressiva, mentre la sinistra è quella preferita, perché inattesa e mancina? Ma quale delle due vuole rendere romantica e sentimentale? La destra o la sinistra? L’esperienza amorosa e sentimentale occupava buona parte di Rinata (...

Farina e sacchi / Copiare

Copiare significa riciclare e ripetere contenuti generati dallo sforzo intellettuale di un altro, plagiato e depauperato del suo lavoro negandogli i dovuti riconoscimenti. Si tratta di, parafrasando Umberto Eco nel Trattato di semiotica generale, “falsificare un modo di invenzione” in maniera acritica, riducendo l’atto creativo a una catena meccanica di click – seleziona -tasto-destro- copia – incolla – senza neanche provare a comprendere “le proprietà pertinenti su cui si basa il potere significante dell'occorrenza espressiva”. Insomma, in altri termini, si danno per buone le affermazioni altrui per prestigio o affinità tematica, spesso facendo valere l’assunto principale della post-verità “se è pubblicato online allora è vero”.   Il Web ricorda tutto, a tratti anche troppo. Sempre Eco, in diverse occasioni, ha puntualizzato o rischi dell'eccesso di memoria facendo l'esempio di Funes el Memorioso di Borges e caldeggiando l’introduzione di “stelloncini” per segnalare la qualità delle informazioni. Il Web può aiutare a “barare" ma il suo essere un vastissimo bacino di conoscenza lo un'arma a doppio taglio, perché, per dirla con Borges, ogni parola, ogni azione dura “nella sua...

Esistenze rammendate. Strategie di sopravvivenza, strategie di vita / L’essere per la vita e l’architettura

Da poco è morto un filosofo, Miguel Abensour, che ha sempre tenuto in grande considerazione l’utopia, basti pensare che uno dei suoi ultimi libri si intitola L’Homme est un animal utopique. In un tempo in cui si è parlato e si continua a parlare della “fine della storia” e in cui predomina il decostruzionismo, in cui si apparenta l’utopia ai disastri e ai massacri atroci della prima metà del Novecento, Abensour ha celebrato invece il valore dell’utopia prendendo le mosse dalla “immagine di sogno” di Walter Benjamin, sottolineandone la complessa ambivalenza. Per Benjamin il sogno non è “un portatore alato e aereo di felicità originarie” bensì una commistione di “immagini di desiderio infrante” e di “immagini mitico-arcaiche” da cui il soggetto deve riuscire a prendere le distanze grazie al pensiero critico. Nella società dei consumi le immagini del desiderio si manifestano nel valore fantasmatico delle merci e nella seduzione simbolica della moda. Non è possibile respingerle in toto, perché la loro seduttività promette gioia e pienezza. Non è però pensabile accettarle per quello che sono, giacché la fantasmagoria delle merci abbaglia e conquista solo fino a nuovo ordine: la nuova...

Melania Mazzucco architettrice di libri / Non pensare a una balena

Non pensare a una balena. Una balena arenata su una spiaggia di Roma quattro secoli fa. Perché una volta che ci avrai pensato, non ti uscirà più dalla testa. Rimarrà incastrata tra l’emisfero sinistro e quello destro del tuo cervello. Ci pensa Melania Mazzucco a farcela vedere, questa balena, nel primo capitolo del suo nuovo romanzo intitolato L'architettrice (Einaudi). Poi la balena sprofonda nel pelago delle oltre cinquecento pagine del volume, per riemergere alla superficie della pagina finale. Rimanendo però incagliata nella memoria della protagonista del libro, Plautilla, e insieme nella mente di chi sta leggendo il romanzo che racconta la sua vita.   La balena è una delle più imponenti architetture costruite da madre natura. Dentro la cui bocca gli esseri umani hanno spesso sognato di entrare, come in una casa: da Giona a Pinocchio. È fatta di carne, come noi, senza essere carnivora. Può quindi inghiottirci, senza farci male. Questo enorme edificio vivente, quando si spiaggia muore. Puzza e si decompone. Però rimane intatto nell’immaginazione, come una figura illustrata: prima di essere qualcosa di concreto, infatti, è un disegno. Una rappresentazione. Non pensare alla...