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Lessico guerresco / La politica militare di Trump

Missili senza nome piombano sul deposito di munizioni della base K1di Kirkuk in Iraq, uccidendo un contractor americano e ferendo svariati soldati. A questi attacchi l’intelligence americana attribuisce un mittente e sceglie di bombardare alcune strutture, in Siria e in Iraq, riconducibili al gruppo paramilitare di Kata'ib Hezbollah. A questo punto, violente manifestazioni scoppiano presso la sede dell’ambasciata statunitense a Bagdad, ad opera di una folla inferocita ancora una volta senza nome. A questi disordini l’America risponde con un omicidio mirato, quello del generale iraniano Qasem Soleimani, a capo della Niru-ye Qods, l'unità delle Guardie della Rivoluzione responsabile per la diffusione dell'ideologia khomeinista fuori dalla Repubblica Islamica. Non sfugga il doppio movimento: a un attacco senza rivendicazioni ufficiali, inserito nell’epica della sollevazione popolare e anonima contro l’infedele invasore, si risponde con l’individuazione di un responsabile, l’organizzazione Kata'ib Hezbollah che viene immediatamente chiamata in causa con una ritorsione. Di nuovo si ripete lo schema: il popolo senza nome si solleva contro l’ambasciata di Bagdad, la risposta arriva con l...

Ipotiposi / Foresta 2

Nell’immaginario letterario medioevale, la foresta è sempre oscura, perigliosa e vasta; ciò che connota quel luogo-non luogo è la vaghezza, spazio dell’incerto in cui tutto può accadere e suscitare emozioni contrastanti. L’epiteto gast, da cui proviene il germanico Wald, ha origine dal latino vastum, enorme, smisurato, ma anche incolto: la foresta è un vuoto che deve essere colmato, un indefinito a cui dare limite. Gaston Bachelard ha osservato che “vasto” è l’aggettivo a cui Baudelaire ricorre preferibilmente quando la grandiosità dei fenomeni del mondo apre risonanze intime; nella rêverie del poeta la vastità si connette alla profondità ed all’intensità dell’universo interiore. Mentre lo spirito del romanziere compone i frammenti della sua analisi, “l’anima lirica compie passi vasti come sintesi”, procede unificando: la vastità unisce ricchezze disordinate, tiene insieme i contrari, in essa la meditazione poetica scopre l’unità profonda delle cose, mette in “corrispondenza” le impressioni che giungono da tutti i sensi. È grazie all’azione sintetica dello spirito poetico che i versi di Correspondances accolgono l’immensità del mondo: “La Natura è un / tempio dove colonne viventi...

Derivare / Plotino, Corso del 18989 - 1899 all’École normale supérieure di Bergson

Bergson ha riconosciuto diverse volte, e davanti agli interlocutori più disparati, il suo debito nei confronti di Plotino. Al suo fervente discepolo Gilbert Maire, ad esempio, disse un giorno di esser certo di non dovere nulla, per l’elaborazione della sua filosofia, se non a Plotino, Maine de Biran e Ravaisson, malgrado a quest’ultimo solo per piccole cose. Nel suo ricordo del filosofo di Francia, invece, Isaac Benrubi racconta che questi, invitato a citare i suoi antenati spirituali da Vincenty Lutoslawski, fece il nome di Plotino, Berkeley e Rousseau. E il filosofo polacco, forte della sua credenza nella reincarnazione, si sforzò di dimostrare, in una sorta di teorema matematico, che Bergson era la reincarnazione dello scrittore e poeta Adam Michiewicz il quale, a sua volta, discendeva da Plotino. La parentela tra i due, quindi, era stretta, almeno agli occhi, bizzarri, di alcuni amici del filosofo-Nobel.   Ma la parentela dovette risultare stretta anche a coloro che ebbero la fortuna di frequentare i suoi corsi. A Plotino, Bergson ne dedicò ben tre – se si contano, oltre a quello appena pubblicato da Textus e curato da Angela Longo, anche il semestre di supplenza a...

Il libro e la vita / Piccole donne, di Greta Gerwig

“Nessuno di noi avrebbe mai potuto amare tanto la terra, se la nostra infanzia non fosse trascorsa vicino ad essa; se non fosse quella stessa terra, dove ad ogni primavera rispuntano gli stessi fiori, che raccoglievamo con le nostre piccole dita […] Quale “nuovo” può valere quanto questa dolce monotonia dove tutto è noto, ed è “amato” proprio perché è noto?” È una citazione de Il mulino sulla Floss di George Eliot – pseudonimo maschile, come si usava in epoca vittoriana, della scrittrice Mary Ann Evans – e che Jo, la protagonista di Piccole donne, legge alla sorella Beth mentre sono in quella gita al mare, con tutta la famiglia e con l’amico di una vita Laurie, che diventerà momento esemplare di spensieratezza e felicità della famiglia March. E che nessuno poi nel corso del proprio approdo alla vita adulta riuscirà più a ricreare.      Questa idea della nostalgia del passato e dell’oggetto perduto dell’infanzia, è solo uno dei tanti modi attraverso cui è possibile raffigurare il percorso tortuoso con cui soggettivamente si fa esperienza del desiderio o della ricerca della felicità. Poi ci sono quelli della mancanza, della frustrazione, dell’asimmetria e dell’enigma...

Umanità / La sensibilità della mela

Che ci sia bisogno di un’altra mela, di un nuovo strappo che ci butti fuori da questo globo saturo in cui ci siamo ficcati? “Adamo ed Eva – dice François Jullien – non potevano immaginare un Fuori a cui aggrapparsi per tenersi fuori, “e-sistere”, avventurarsi. Mangiando la mela, però, hanno introdotto la fecondità di un’incrinatura in quell’ordine stabilito, hanno aperto uno scarto che li estraeva da quel mondo e dalla sua saturazione-soddisfazione” (Il gioco dell’esistenza, Feltrinelli 2019). Insomma, una sensibilità nuova, la sensibilità della mela, per l’appunto. Per una persona la sensibilità è innanzitutto uno strumento, che si attiva in diverse modalità a seconda delle situazioni. Il marine in combattimento deve avere una sensibilità di tipo sensoriale non certo affettivo, una sensibilità “tecnica” che gli serva ad agire per sopravvivere, non una sensibilità emotiva che serve a vivere in armonia. Più in generale direi che la sensibilità è come una specie di semaforo che regolamenta il flusso dei sentimenti. È il nostro sensore straordinario che dobbiamo imparare a conoscere e a gestire nel modo più efficace. Quanto più lo conosciamo (e riconosciamo) tanto più sappiamo...

Specchi / Il misterioso “primo uomo” di Camus

Quando Albert Camus scrive Il primo uomo, alla fine degli anni Cinquanta, il neorealismo di ispirazione drammatica ha esaurito la sua forza d’urto ma sono rimaste le risacche nelle forme del diarismo autobiografico, dell’éngagément politico, della memorialistica testimoniale mentre la temperie esistenzialista si precisa sempre più in una ipertrofia dell’io intesa non a scavare ma a macerare l’animo umano. Il giorno in cui muore in un incidente stradale, il 4 gennaio 1960, Camus è nel pieno della sua opera di introspezione perché porta sempre con sé il manoscritto al quale sta lavorando, ancora ben lontano dall’essere in verità concluso e tuttavia già definito nel titolo, il “primo uomo” assumendo non solo il senso più manifesto di una rappresentazione del tema dell’infanzia e dell’adolescenza (uno dei cardini del realismo mitico di cui in Italia Vittorini è stato il principale artefice), ma sottendendo nel percorso del giovane che diventa adulto anche il prototipo di quell’“uomo in rivolta” teorizzato dall’autore franco-algerino nella sua dottrina della salvezza dall’assurdità del mondo. Sicché Il primo uomo (ripubblicato ora da Bompiani nel sessantesimo anniversario della...

Radio / Dalla parte del suono: voci di un cambiamento

I suoni orientano, guidano e dirigono il senso degli eventi che caratterizzano la nostra società, trovando nell'ascolto, soprattutto quello clandestino, la spinta creativa e la forza generatrice del cambiamento. A partire da questa ipotesi, Giovanni Fiorentino si è messo dalla parte del suono, focalizzandosi su un modo e su uno spazio peculiari della sua produzione: la radio nel Meridione d'Italia, un connubio che ha significato libertà e protesta, sperimentazione e effervescenza comunicativa, elementi che hanno determinato le caratteristiche contemporanee del medium. Difatti, in “Dalla parte del suono. Radio, Sud e Mediterraneo. 1943-1978” (Sette Città 2019) Fiorentino evidenzia come, nel corso degli anni, clandestinità, polifonia, connettività e innovazione radicale siano unite a filo doppio in un sistema coeso, terreno germinale elettivo della ri-mediazione attuata dalle Web radio – declinazione odierna delle radio libere – e dai podcast, contenuti scissi dalla fruizione in tempo reale, ma fedeli alla tradizione di esplorazione e sperimentazione della radiofonia analogica, in cui si erano già delineati, seppure in maniera rudimentale, la figura del prosumer – il mitologico...

Sicuri che sia l'oppio dei popoli? / Vivere con gli dei. Il peso politico della religione

Alla fine del secolo scorso ben pochi avrebbero scommesso che le religioni avrebbero mai più avuto un peso politico di rilievo, che avrebbero influenzato l'assetto politico del mondo o che si sarebbero riaccesi i fuochi sopiti di conflitti religiosi tanto antichi da essere ormai dimenticati. L'evidente secolarizzazione dell'Europa, sempre più diffusa e inarrestabile, ci induceva a pensare – con un atteggiamento che fino a non molto tempo fa avremmo definito arroganza culturale e che ora, invece, più appropriatamente dobbiamo chiamare provincialismo culturale – che, essendo ormai pari a zero il peso politico delle religioni nel nostro continente, ciò significasse la sua fine per sempre e ovunque. Come succede spesso, la Storia ci ha sorpresi e dobbiamo ammettere di esserci sbagliati. Infatti, in diverse parti del mondo compresa l'indifferente Europa, sorgono scontri, guerre e ostilità in cui diversi gruppi identitari nazionali e culturali sbandierano i vessilli delle religioni tradizionali per rianimarsi e radunare persone che in quei simboli, in qualche modo, si riconoscono. Come mai sta accadendo? E davvero non era immaginabile? Neil MacGregor, direttore dal 1987 al 2002 della...

Novità / Ritornare a Proust

Non credo basti il desiderio di celebrare i cent’anni dell’assegnazione del premio Goncourt a All’ombra delle fanciulle in fiore a spiegare l’ondata di pubblicazioni proustiane che ha caratterizzato l’anno che si sta chiudendo. In Francia – ma, in misura minore, anche in Italia – l’opera e la biografia di Proust hanno trovato, recentemente, un pubblico sempre più esteso ed entusiasta; come se riconoscere un contemporaneo nell’autore della Ricerca fosse più facile per i lettori del XXI secolo che non per quelli del secolo delle avanguardie e delle neo-avanguardie. E se di Proust, dopo le biografie di Painter, di Tadié, di Citati, si poteva avere l’impressione di sapere moltissimo, la curiosità ora si è spostata sulle figure più rilevanti del suo entourage. Ha così riscosso un meritato successo, uscendo simultaneamente in italiano e in francese, il bel saggio di Lorenza Foschini (Il vento attraversa le nostre anime, Mondadori, 2019) dedicato al rapporto, prima d’amore e in seguito d’amicizia, tra il romanziere e il musicista Reynaldo Hahn, figura melanconica di enfant prodige che non realizzerà a pieno le promesse della prima giovinezza, refrattario quanto l’amico scrittore a tutte...

Modernità / Cina: storia e spazi

Ho trascorso qualche giorno a Pechino, ed era la prima volta che mettevo piede in Cina. Le mie impressioni sono quindi abbastanza banali e forse non meriterebbero nemmeno di essere registrate per iscritto. Salvo forse una, che dirò fra poco. Molte cose della Cina ovviamente colpiscono subito. Le dimensioni (degli edifici, delle vie, delle stazioni, degli aeroporti). L'efficienza dei trasporti (treni, metropolitana). La pulizia delle strade e degli ambienti (sui marciapiedi non c’è una cartaccia minima né un mozzicone di sigaretta, si raccolgono meticolosamente le foglie secche da ogni prato, aiuola, bordura, si puliscono perfino le superfici ghiacciate di fossati e corsi d'acqua). La rapidità della modernizzazione: un albergo di dieci anni fa è considerato quasi vecchio, ci sono tanti alberghi più recenti. In generale, per la generazione alla quale appartengo – quella dei baby-boomers – il volto e l’emblema del progresso era ancora l’America: se uno voleva vedere che cos’era la modernità, andava a New York.   Oggi si va a New York come si va a Londra o a Parigi: si visita una città che in una certa epoca poteva essere considerata il centro del mondo, ma oggi non lo è più, lo...

COMPLEX TV / Unbelievable: odissea nello stupro

Le serie televisive che si ispirano a un fatto storico o a un caso di cronaca sono le più difficili da scrivere e realizzare: penso alla polemica piuttosto manichea che si è scatenata recentemente su Chernobyl; i bias cognitivi ci spartiscono in modo netto tra coloro che non accettano che uno storytelling prenda strade originali sul sentiero della “verità”, e gli altri che invece apprezzano lo sforzo di attualizzazione e reinvenzione del plot che indirizzi a una riflessione etica o emotiva dell’accaduto: “se accadesse a me, oggi?”. Pensiamo a quei videogame che ci danno opzioni nello sviluppo della narrazione: giro a destra o a sinistra? Prendo questo jewel o quest’altro? Quest’arma o quest’altra? L’episodio unico degli autori di Black Mirror, Bandersnatch (2018) ha fatto il salto, concependo l’interattività delle svolte con la attitudine del programmatore del gioco; lì si arrivava addirittura a finali completamente diversi, che oltre il “divertimento” (letterale, di-vertire, cambiare strada) permettevano al giocatore-spettatore di farsi autore di catene causa/effetto alternative e sbalorditive.   Un’inchiesta realizzata nel 2015 dai giornalisti americani Christian Miller...

Un presepe laico / Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica

Meraviglia e malia suscitati dal connubio fra la regalità di Capodimonte e la magia della musica, dell’arte e del teatro: Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica, è una mostra empatica e stupefacente. Visitabile alla Reggia di Capodimonte fino al 21 giugno 2020, mette in scena la cultura come festa, presentando la vita di corte nella Napoli settecentesca e facendola artificiosamente rivivere ai visitatori/spettatori.  All the world is a stage: mai verso è stato più veritiero se attribuito alla città e alla gente di Napoli, allora come ora.   Ma non basta. Se fosse riferito a Napoli, In visceribus urbis, titolo di un capitolo della Storia di Venezia di Manfredo Tafuri, per parafrasi, suonerebbe invece: urbis viscera in urbe, le viscere della città nella città (e anche dentro e pure sopra ed ancora sotto), dove per viscera è da intendersi l'anima stessa di Partenope, insieme a quella della sua gente, che vive ‘consustanzialmente’ nelle case e nelle cose, nei pensieri e nei modi, nelle forme e nell’essenza della sua e della loro vita quotidiana. Infatti, in ogni manifestazione, fisica o spirituale, reale o virtuale che la riguardi, “Napoli è" la propria anima (oh, l'...

Sulle liriche giovanili / Robert Walser: il poeta, la neve e il diavolo

Poesie (Gedichte) si intitola il volumetto di Robert Walser ora riproposto dall’editore Casagrande di Bellinzona nella traduzione, con testo a fronte, di Antonio Rossi. Il volume, arricchito dalle bellissime incisioni di Karl Walser, raccoglie in tutto quaranta componimenti. Sono poesie giovanili, composte perlopiù tra il 1898 e il 1900, tra le prime cose in assoluto scritte da Walser (che era nato nel 1878). Ma nel 1909, anno in cui il libro viene pubblicato per la prima volta in un’edizione per bibliofili a tiratura limitata (300 copie in tutto), Walser è già «uno scrittore». Per diventarlo si era trasferito nel 1905 a Berlino forte del suo primo libro, Fritz Kocher’s Aufsätze, pubblicato presso l’editore Insel di Lipsia l’anno prima, quando a Zurigo faceva ancora «l’assistente». Le vicende berlinesi di Walser si lasciano ora ricostruire attraverso il carteggio riedito in tre tomi (1897-1920 e 1921-1956 più un volume di apparati) che ha inaugurato l’anno scorso la nuova edizione commentata di tutte le opere di Walser presso Suhrkamp (la cosiddetta “Berner Ausgabe”). Appena sbarcato nella metropoli tedesca, dunque, il 13 aprile del 1905 Walser, che vive in casa del fratello Karl...

Teatro carcere / Paolo Billi: le orme dei figli

Lirico spettacolo d’immagini e voci, perse in una foresta di foglie, in nubi riflesse nell’acqua con rami di alberi, in sentieri di fango segnati da orme per seguire strade, per perderle, per inventarle. Questo ultimo lavoro di Paolo Billi e del Teatro del Pratello rinuncia alla trama e si affida totalmente alle suggestioni, agli archetipi, alle visioni, a voci giovanissime di corpi che appena si distinguono o ad altre più anziane che prendono la luce di una scena arsa, rocciosa.  Lo spazio di Le orme dei figli è chiuso da un telo lattiginoso, che impedisce la visione di ciò che avviene nel palco, a meno che questo non sia illuminato da dentro. Ma anche quando ciò avviene, le proiezioni video nascondono, travisano e in certi momenti rivelano i corpi degli attori. Sono giovanissimi ragazzi in carico ai servizi della Giustizia minorile esterni al carcere, quasi tutti affidati a comunità di recupero. Ma con loro ci sono anche le ragazze, anche loro giovani, della compagnia Botteghe Molière, come negli ultimi spettacoli visti a Bologna, all’Arena del Sole, quasi sempre all’inizio dell’anno, firmati dal regista che dal 1999 lavora con l’adolescenza, quella ristretta nel carcere...

So a cosa pensi / Céline Sciamma, Ritratto della giovane in fiamme

Mani al lavoro: mani di donna che disegnano e rumore del carboncino sulla tela. Sono le prime cose che ci fa vedere e udire l’inizio di Ritratto della giovane in fiamme, di Céline Sciamma. Poi arriva, fuoricampo, una voce, anch’essa femminile, che dà indicazioni su come definire il contorno e la silhouette, e a quel punto ecco un primo piano: sugli occhi di una, due, tre, quattro giovani che guardano e ritraggono. La loro attenzione progressivamente si sposta sulla maestra/modella di disegno (Noémie Merlant), e poi, dietro di loro, sul ritratto di una giovane donna in riva al mare, raffigurata di spalle, con un abito in fiamme. Lo sguardo di quelle giovani fanciulle in fiore – stavolta non ammirate e sognate, ma messe, loro, in una posizione di osservatrici – precisamente quello sguardo, funziona sia da varco visuale e narrativo sia da cifra espressiva del film che abbiamo cominciato a vedere. Percezione e memoria hanno avviato l’opera, come strumenti di un concerto. Da quel momento parte, in flashback, e per l’intera durata del film, fino alla soglia finale, il racconto della storia dietro a quel misterioso ritratto, che funziona dunque tanto da soggetto quanto da inquadratura....

Il poeta greco / Nanos Valaoritis, esiliato al centro del mondo

“Mi sono svegliato a quarant’anni”, era solito dire Nanos Valaoritis, poeta greco che ha lasciato una traccia durevole nei modernisti inglesi, i surrealisti francesi e la Beat Generation statunitense, prima di diventare, a 90 anni, uno dei portavoce della protesta ateniese contro le pretese tedesche dei primi anni 2010. Colui che resterà sempre un “contemporaneo capitale” per varie generazioni ci ha lasciati il 13 settembre 2019, a 98 anni.  “Nanos ha accettato di vederla”, mi scrive Ersi Sotiropoulos, “può chiamarlo da parte mia”. A 91 anni, questo poeta che si dice sia stato il più grande della diaspora ellenica da Cavafis in poi si è appena lanciato in una dura battaglia politica, al limite talvolta oltraggiosa, in cui rivivono tutti i dolori dell’invasione italo-tedesca del ’41 e del debito di guerra mai pagato a una Grecia martirizzata. Per la prima volta, la sinistra radicale rappresentata da Syriza appare un’alternativa elettorale credibile, senza sapere troppo se, una volta al potere, avrà i mezzi per realizzare tutto il programma o perlomeno una parte. Per cercare di capire meglio cosa succede ad Atene in questo giugno 2012, ho deciso di andare a sentire cosa hanno...

Storia del mondo in nove scritture misteriose / Recensione (con divagazioni) a Silvia Ferrara. La grande invenzione

Philip Roth in Operazione Shylock racconta così il modo in cui a scuola ha scoperto l'alfabeto: «le ventisei coppie asimmetriche suggerivano a un intelligente bambino di cinque anni ogni dualità e corrispondenza che una piccola mente potesse concepire»; «la processione che marciava immobilmente verso la porta dell'aula scolastica costituì una pesca miracolosa associativa di inesauribili proporzioni». Nella forma espositiva didattica e disciplinata che le coppie di lettere assumono sulla lavagna (Aa Bb Cc …) «il fregio dell'alfabeto» appare simile a «figure di profilo, nel modo in cui gli scultori di bassorilievi di Ninive rappresentarono nel 1000 a.C. la caccia reale al leone». Non è l'unico passo dell'opera di Roth che associa le proprietà pittoriche e la magia ricombinatoria della scrittura alla gioia pura; la forza che deriva dal padroneggiamento del linguaggio è un «piacere corroborante», tale da «espandere così dinamicamente i limiti della coscienza». Non posso omettere come nel passo citato del romanzo compaia una sola, successiva, scoperta capace di competere in forza con la scrittura: il sesso, che per Roth coincide con la fine dell'infanzia.   Ho associato...

Cibum nostrum / Cultura mediterranea: antidoto collettivo al food porn

Cibum nostrum (Derive e Approdi, 2019) è un libro che, per via della centralità e del ruolo restituito al Mediterraneo nel farsi della storia d’Europa, ha un carattere eminentemente meridiano. Maurizio Sentieri fa opportunamente della cultura alimentare una sorta di radice dell’intero, capace com’è di rammemorare e rimandare alla realtà dei luoghi e del saper vivere, e lo fa soprattutto lottando contro la retorica dell’alimentazione, contro i suoi luoghi comuni, a partire dal feticcio della falsa e abusata concezione della “dieta mediterranea”.    In opposizione all’estetica del cibo, alla sua odierna, volgare spettacolarizzazione, portata avanti a reti unificate e su riviste patinate, in Cibum nostrum si ribadisce con Wittgenstein che nell’alimentazione, come nella vita, non c’è estetica senza etica, e che la nostra antica cultura culinaria affonda le radici ancora una volta in quel mare nostrum in grado di irradiarsi e inerpicarsi fino alle pendici degli Appennini e delle Alpi meridionali, dando vita a un sistema integrato alla costante ricerca di soluzioni dettate dalla continua necessità. Si tratta, ricorda l’autore, di riconoscere nella frugale molteplicità...

Musi gialli / L’origine di un pregiudizio

Musi gialli è il titolo di un libro dello scrittore e giornalista Fabio Giovannini uscito nel 2011 per Stampa Alternativa: musi gialli, chinks o gooks, venivano chiamati gli abitanti dell’Asia in molti film di guerra hollywoodiani. Il più pericoloso muso giallo dell’immaginario occidentale è stato però Fu Manchu, diabolico mandarino che ordisce trame per rovesciare i rapporti mondiali, personaggio dei romanzi dello scrittore britannico Sax Rohmer. Il primo della saga apparve nel 1912 ed ebbe immediatamente un enorme successo in Europa e negli Stati Uniti, fu trasmesso alla radio e riproposto decine di volte nel cinema e nei fumetti. Giovannini ricostruisce questa storia e, in generale, la storia del pregiudizio contro “i gialli” prendendo in esame testi, racconti, romanzi, film e fumetti. Nonostante la sua presa di posizione, talvolta eccessivamente radicale, secondo la quale qualsiasi critica verso l’Oriente appare preconcetta, il volume ci fa pensare, scoprendo in noi la velata convinzione che davvero cinesi, giapponesi e coreani siano gialli o, perlomeno, tendenti al giallo.   The Mysterious Dr. Fu Manchu è un film del 1929 diretto da Rowland V. Lee. Sono davvero gialli...

Anacronia / Sandro Veronesi, Il colibrì

A molti lettori capita, a volte, di essere un po’ prevenuti. A me è successo con l’ultimo libro di Sandro Veronesi. Già prima di cominciare la lettura avevo appreso che il titolo, Il colibrì (La nave di Teseo, pp. 366), era il soprannome del protagonista: il quale, causa problemi di sviluppo, aveva raggiunto una statura normale solo nella tarda adolescenza. Ora, potrei citare senza esitazione dieci o venti animali di piccole dimensioni che mi pare si prestino a veicolare l’immagine di una corporatura minuta molto meglio del colibrì, che nella mia mente si associa a connotazioni diverse. Ma si tratta, con ogni evidenza, di una fisima personale; tanto più che nel corso della narrazione la metafora del colibrì trova ulteriori e più persuasive motivazioni, una delle quali addirittura connessa all’escatologia azteca.  La mia diffidenza è comunque durata poco. Il primo capitolo del Colibrì è un esempio perfetto di come l’inizio di una narrazione possa catturare l’interesse del lettore, puntando senza ambagi su un effetto di suspense. Al netto del diverso registro stilistico, l’avvio del Colibrì richiama alla mente il Vargas Llosa di La zia Julia e lo scribacchino (La tía Julia y el...

Consumi e crescita / CHA-CHING! L’arte del Risparmio

Sono giorni di vacanza, tempo di regali. I nonni non si fidano delle proprie capacità tecnologiche e fanno bene: è meglio regalare soldi ai nipoti, che sceglieranno come usare il denaro ricevuto. Qualche nipote spenderà subito tutto; qualcun altro risparmierà, magari ficcando le banconote in un orrendo porcellino rosa, archetipo delle piccole cose di pessimo gusto.  Con l’abituale, straordinario apparato iconografico, Franco Maria Ricci ha pubblicato un volume sull’arte del risparmio, Cha-ching: le fotografie di Mauro Davoli riproducono centinaia di salvadanai, appartenenti alla collezione del Museo del Risparmio di Torino, creato da Intesa Sanpaolo nel 2012. Cha-ching è il suono prodotto dalle monete quando cadono nel salvadanaio. Il volume contiene una prefazione di Gian Maria Gros-Pietro e testi dello stesso Ricci, Giancarlo De Cataldo e Guido Guerzoni.  I salvadanai fotografati sono di ghisa, gesso, terracotta, latta, legno, metallo, ceramica, ottone, plastica. I soggetti sono i più diversi: maiali, altri animali, bambini, scatole di cioccolata, gambe di un tavolo, registratori di cassa, contatori del gas, proiettili, limoni, sacchi, radio, case delle bambole, cigni...

Muri / Brecce nel mondo murato

Qualche esempio. Per avvicinare un’immagine che potrebbe risultare fumosa. “Brecce nel mondo murato”, questa è l’immagine. Viene da lontano, da pensieri arrischiati (Kafka, Hannah Arendt), ma entra nei nostri giorni impalpabili, parla di questa “Età dei muri”, del desiderio di scavalcarli, dell’impeto di abbatterli, o semplicemente di aprire, nella loro superficie compatta, fessure, spiragli, bocche d’aria, o uno stretto pertugio da cui si possa vedere un pezzo di cielo.  Non è un’idea, e neppure un concetto. È il movimento di un gesto, l’imponderabile insurrezione della nostra libertà. Qualche esempio, allora.  Il primo, che mi porto appresso da tempo come una stella d’orientamento, è il suono esile di un fischio. Cosa da poco un fischio, eppure può tenerci in vita.  Una giovane donna, internata nel lager di Birkenau, “landa desolata, dove le ombre dei morti sono schiere, dove i vivi sono morti”, elabora una sua personale strategia di sopravvivenza (lo racconta Giuliana Tedeschi in C’è un punto della terra. Una donna nel lager di Birkenau, Giuntina, 1988). Alla morte quotidianamente incombente, resiste in un modo davvero semplice, che, ai miei occhi è parso...

Due internet / Sorvegliati di tutto il mondo, unitevi!

Secondo Comscore, su internet la visualizzazione di una pagina dura in media 26 secondi. Il 99,8 per cento delle visualizzazioni dura meno di dieci minuti. Leggere questo articolo fino in fondo sarebbe un comportamento marginale, residuale. Per gli algoritmi è irrilevante, anomalo, forse addirittura patologico.  La logica dei signori della rete è impeccabile, efficientissima. Ma questa logica ci sta fregando, o forse ci ha già fregato. Perché accanto alla rete in cui navighiamo inconsapevoli, sono state create altre reti. Non le vediamo e proprio per questo sono ancora più importanti.   I due internet secondo Matthew Hindman   Esistono due internet, secondo Matthew Hindman, autore di La trappola di internet (traduzione di Daniele A. Gewurz, Einaudi, Torino, 2019, 286 pagine, 22 €). La prima è “l'internet 'di cui tutti sanno', che sta democratizzando la comunicazione e la vita economica”. L'aveva profetizzata nel 1996 John Perry Barlow in A declaration of independence of cyberspace (1996): la rete sarà immune a qualsiasi regola e completamente separata dal “Mondo Industriale”, destinata a diventare “la nuova casa della Mente”, in cui “qualunque cosa la mente umana...

Una conversazione con Lella Mazzoli / Dieci anni di Pagina3

L’11 gennaio 2010 andava in onda la prima puntata di Pagina3, la rassegna culturale di Radio Rai Tre, oggi curata da Costanza Confessore, con la regia di Piero Pugliese. Da allora ad oggi, ogni giorno, dalle 9 alle 9,30, un conduttore o una conduttrice legge e commenta gli articoli delle “terze pagine” dei giornali. In questi anni sono cambiate molte cose, gli articoli a carattere culturale sono precipitati tra le ultime pagine dei quotidiani, contestualmente online è sbocciato un ricco e prolifico settore che fa cultura in modo intelligente, approfondito, serio. Negli ultimi anni poi sono tornati alla ribalta gli inserti culturali dei quotidiani, di cosa è sintomo questo fenomeno? Ha senso oggi parlare di giornalismo “culturale”, cosa si intenderebbe con questo termine? Marzia Coronati, redattrice di Pagina3, ne ha discusso con Lella Mazzoli, professore ordinario di Comunicazione d'Impresa nei corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche, presso l'Università di Urbino "Carlo Bo". Mazzoli ha ideato e organizza con Giorgio Zanchini a Urbino, Fano, Pesaro il “Festival del giornalismo culturale”.   MC – “Pagina3, la cultura nei...