Io sono il mio suono

4 Agosto 2026

Il suono: ovvero, “uno degli enigmi più indecifrabili della natura”. E non poteva che essere così, se è vero che già “in principio era il suono”.

Insomma, prima dell’arrivo di homo sapiens, “fischi, fruscii, scoppi, sibili, tuoni, gorgoglii, rombi e sciabordii eran già lì a riempire l’aria”. Un vero e proprio fenomeno “senza storia”, lo definisce Marco S. Sozzi nel suo documentatissimo volume uscito per i tipi di Laterza nel 2026, e intitolato: Storia del suono. Da Pitagora agli MP3.

Ma, se è vero che si tratta di uno dei fenomeni più familiari – di cui facciamo tutti esperienza quotidiana –, familiare tanto quanto l’aria che respiriamo, come è possibile che sia rimasto per tanti secoli “un mistero insoluto e ancora fondamentalmente indecifrabile”?

Certo, trattandosi di un fenomeno dal carattere sfuggente e inafferrabile, il suono “ha anche favorito la proliferazione di idee e interpretazioni fallaci”. Misterioso, peraltro, anche per il fatto che ben pochi altri fenomeni si sono dimostrati altrettanto influenti sui nostri stati d’animo. Poche forme di percezione del mondo sarebbero state in grado di influenzarci con altrettanta intensità; infastidendoci, estasiandoci, calmandoci o colpendoci duramente.

j
Allegoria della musica, Laurent de La Hyre.

Lo sanno bene anche i registi cinematografici. Quante scene emblematiche della storia del cinema sarebbero rimaste assolutamente insignificanti senza la colonna sonora che le ha rese tanto potenti? Pensate alle scene più inquietanti di Lo squalo senza la loro specifica colonna sonora. O ai film di Hitchock privati della musica e dei suoni concepiti per sottolinearne i passaggi decisivi. Oppure pensate a 2001 Odissea nello spazio senza le parti orchestrali di Così parlò Zarathustra di Richard Strauss. O a Sergio Leone senza l’estro armonico di Ennio Morricone.

Ecco, Sozzi inizia il suo attraversamento della complessa e affascinante storia del suono con il grande ma insieme enigmatico Pitagora. Con lui, per la prima volta, il mondo apparve risolvibile in numeri; un mondo fatto di rapporti e ritmo… null’altro.

E fu sempre il filosofo di Samo a scoprire, per primo, come, alla base delle consonanze e delle dissonanze sonore, vi siano sempre dei rapporti matematici. Ma Pitagora inventò anche il “monocordo”, strumento musicale a una corda, che, divisa da un cuneo in parti più corte, definisce il principio costruttivo di quella che sarebbe poi diventata la nostra chitarra.

Pitagora scopre quindi il ruolo degli intervalli (le relazioni tra altezze dei suoni), e la centralità di quello di ottava. Fermo restando che in tutte le culture del mondo l’intervallo di ottava ha una valenza molto particolare; sì, perché solo le note separate da un intervallo di ottava sono perfettamente associabili e sorprendentemente consonanti. Tanto da produrre una sorta di “unisono” particolarmente gradevole e facilmente riconoscibile da chiunque.

Ed è ancora a partire dalla scuola pitagorica che sarebbe venuto a imporsi, e con sempre maggior efficacia, il concetto di armonia delle sfere celesti. Da cui una sempre più stretta associazione tra musica e astronomia. Anche Platone doveva ribadirlo con forza… che astronomia e musica vanno concepite come vere e proprie scienze sorelle.

Insomma, la musica era pronta a diventare la scienza delle proporzioni e dell’armonia delle cose, di cui lo studio dei suoni sarebbe diventato una componente particolare.

Insomma, per alcuni secoli scienza, musica, religione, matematica, filosofia e medicina rimangono parti di un unico disegno architettonico. E finanche l’universo sembra lasciarsi pensare come un grandissimo “monocordo celeste”. Non è un caso che la musica delle sfere risuoni di fatto in ogni essere umano – concepito appunto come punto di convergenza di tutte le dimensioni di cui è fatto l’universo –, e si consolida in noi come una sorta di ricordo ancestrale del nostro passato angelico.

Lo spiega bene anche il medico, alchimista e filosofo Robert Fludd, tra il Sedicesimo e il Diciassettesimo secolo.

Un altro che, sempre nel Diciassettesimo secolo, avrebbe provato a descrivere le leggi dell’universo sotto il principio unificante dell’armonia fu Johannes Kepler.

Anche Keplero, infatti, e sempre da un analogo punto di vista, si propose di cercare “un nuovo legame tra astri e numeri affidandosi alla musica”.

Ma cosa fosse il suono “in quanto tale” ancora non era stato chiarito.

Certo, che i princìpi elaborati per la prima volta da Pitagora potessero aiutarci a capire cosa facesse suonare bene insieme le note lo si era capito assai presto; così come si era capito che la consonanza tra i suoni è frutto di semplici rapporti matematici. Ma ancora non si era in grado di definire cosa fosse veramente “un suono”.

Invece, se i nomi delle note, per come li conosciamo ancora oggi, sono stati inventati da Guido d’Arezzo, la scala fatta di dodici note doveva rimanere comunque e abbastanza a lungo imperfetta – stante che vi sono due tipi diversi di semitoni e che il semitono è un intervallo costitutivamente “imperfetto”.

D’altronde, intervalli ritenuti a lungo dissonanti sarebbero stati sempre più generosamente ammessi all’interno della scienza dei suoni; come per una sorta di progressivo adattamento alla dissonanza medesima.

k
I musicisti, Caravaggio.

Altra figura rilevante in questa vicenda storica doveva rivelarsi Gioseffo Zarlino, che ebbe il merito di fare spazio agli intervalli di terza e di sesta, sostituendo la tetraktys pitagorica con il cosiddetto “senario”. Anche a partire dalla presa di coscienza del fatto che 6 è il primo numero perfetto (uguale alla somma di tutti i suoi divisori: 6 = 1 + 2 +3), oltre che il numero dei pianeti, ma anche il numero dei giorni della creazione e delle direzioni (alto, basso, destra, sinistra, avanti e indietro). Ma molti altri sarebbero stati gli illuminati protagonisti di questa storia; la storia di progressivo avvicinamento al mistero della musica e soprattutto del suono: V. Galilei, M. Mersenne, J. Sauveur e molti altri studiosi (tutti diligentemente ricordati da Sozzi).

Quale sconcerto, poi, di fronte alla scoperta di Mersenne, che per primo ci mostrava come ogni suono ne contenesse degli altri! Che il suono, cioè, non è affatto ‘semplice’.

In ogni caso, ancora nel XVIII secolo ci si sarebbe affaticati per far quadrare la vibrazione di una corda con la sua descrizione matematica. E a distinguersi, per la volontà di portare a termine questo importante progetto, fu anzitutto il grande Jean-Philippe Rameau, che non a caso ebbe a scrivere: “la musica è una scienza che deve avere delle regole stabilite, queste regole devono derivare da un principio evidente, e questo principio non può rivelarsi senza l’aiuto della matematica”. Da cui un’importante e significativa teoria come quella del “corpo sonoro”.

Un’altra importante sezione del volume di cui ci stiamo occupando è quindi dedicata all’orecchio e alla sua fisiologia.

Qui Sozzi cerca di farci capire come il suono, in quanto fenomeno percettivo, causato da determinate oscillazioni acustiche, sia spiegabile anche in base alla struttura del nostro apparato uditivo. Sozzi ci ricorda come il nostro orecchio sia un vero e proprio “miracolo della meccanica”; ecco perché, forse, l’orecchio umano è stato a lungo considerato come un vero e proprio strumento musicale.

Ad ogni modo, per il nostro scienziato anche “l’udito è in larga parte ancora un mistero”. Sì, perché, “nonostante secoli di indagine, ancora oggi non sono stati chiariti tutti i processi che regolano il più sfuggevole dei sensi umani”.

Certo, già il fatto che noi umani si sia dotati di due orecchie e di una sola bocca meriterebbe qualche seria riflessione; come mai siamo fatti in questo modo? Qualcuno avrebbe detto: per permetterci di identificare “la direzione da cui provengono i suoni”.

Ma ancora una volta, rimane inevasa la domanda fondamentale: cosa è il suono? Di fatto, non lo si è ancora capito.

E poi, sembra chiedersi Sozzi, siamo davvero sicuri che, se ogni suono è un rumore, anche ogni rumore sia in quanto tale un suono? Il fatto è che molti rumori sono ormai diventati del tutto insopportabili; e l’urbanizzazione crescente ha contribuito a peggiorare la situazione.

D’altronde, quanti lavori ci costringono a sopportare rumori assolutamente fastidiosi, che hanno effetti tutt’altro che irrilevanti sulla nostra salute psico-fisica? Interessante poi il fatto che il medico italiano Bernardino Ramazzini descriva i ramai di Venezia, che “lavoravano e abitavano in un unico quartiere dove non viveva nessun altro per via del rumore assordante, e racconti della sordità precoce che li affliggeva”.

Come stupirsi, dunque, se da tempo, ormai, si parli, e con la massima tranquillità, di “inquinamento acustico”?

E se non fosse altro che una semplice incursione nel mondo dei suoni da parte del rumore anche quella che rende sempre costitutivamente ‘imperfetta’ la struttura della scala musicale?

Qualsiasi intervallo si scelga, infatti, al fine di generare l’ottava, avremo sempre a che fare “con un piccolo scarto”. Non è dunque un caso se, a partire dal Rinascimento, i musicisti cominciarono a inventare tastiere particolari con un maggior numero di tasti – sì da rendere “disponibili diverse versioni di ciascuna nota che potessero formare con le altre degli intervalli perfettamente consonanti ed effettivamente desiderati”.

Gli intervalli di quinta e di terza erano sempre leggermente ‘stonati’; assomigliando entrambi più a un rumore che a una nota. Ecco perché ci si sarebbe impegnati a lavorare intorno all’idea di “temperamento”; per poter finalmente svolgere un serio lavoro di aggiustamento della scala; volto a rendere sempre meno dissonanti determinati intervalli.

Insomma, esperienza effimera, incerta, imprecisa, quella del suono, o della musica; molto simile – almeno in questo senso – alla vita. Che, certo, la consegna a una natura costitutivamente transitoria – ben lontana dalla stabilità riscontrabile, ad esempio, nelle statue di Fidia o nei dipinti di Raffaello.

k
Giovane donna con un liuto, Johannes Vermeer. 

D’altronde, si è sempre cercato di eternarla, anche la musica; tramite la partitura, prima, e con il fonoautografo, poi. Passando così per il paleofono (voce dal passato), sino a giungere, più tardi, al fonografo. In età moderna, poi, le registrazioni musicali “divennero prodotti disponibili sul mercato con la commercializzazione dei dischi in vinile”. Ma ancora dovevano giungere i magnetofoni e quindi il Walkman. E oggi gli MP3.

In ogni caso, il rumore venne finalmente assorbito all’interno del mondo musicale soprattutto grazie alla vocazione radicalmente sperimentale di un artista come Luigi Russolo, collaboratore di Filippo Marinetti e teorizzatore, con lui, del neonato movimento Futurista. Era il 1913, infatti, quando Russolo scrisse il manifesto artistico “L’arte dei rumori”.

Ma il rumore divenne musica a tutti gli effetti solo con John Cage e Brian Eno, e, perché no, grazie al genio anarchico e sperimentale di Jimi Hendrix.

Ma, se tanto si è detto sino ad ora sulla musica in quanto fenomeno fisico, ancora troppo vaga e indeterminata sembra essere rimasta la natura del ‘suono’ in quanto fenomeno emergente dell’esperienza umana. Che rimane a tutt’oggi un vero e proprio ‘mistero’.

Così come rimane un mistero il fatto che, come diceva già Mersenne nel 1636, “i suoni possano gettare più luce sulla filosofia di qualsiasi altra qualità”, e che in fondo siano proprio il suono, il timbro e il ritmo a convincerci e a determinare la reale efficacia dei nostri discorsi. Ben più di quanto riescano a fare il rigore del concetto, ovvero la potenza di una consequenzialità logica la cui verità non sempre coincide con la sua effettiva potenza persuasiva.

Per questo è soprattutto il suono a restituirci la migliore definizione o il miglior ritratto di noi stessi e dei nostri interlocutori; a restituirci, cioè, l’immagine in cui si preferirà renderci riconoscibili. Miles Davis lo sapeva bene, tutto questo; ecco perché, a un giornalista che lo stava intervistando, ebbe a dire: “Il mio suono sono io”.

Da quest’anno tutte le donazioni a favore di doppiozero sono deducibili o detraibili. SOSTIENI DOPPIOZERO (e clicca qui per saperne di più).