L’isola sommersa

L’isola sommersa, predisposta in modo tale da poterla fare sprofondare, per ragioni difensive, come un grande sommergibile trasparente, evoca l’inconscio: il nostro straniero interno, estimo, che sorge da un impatto tra il dentro e il fuori e ci perturba. 

L’isola sommersa è la verità profonda, irrappresentabile e inafferrabile che ci abita, la verità rimossa che stiamo sempre cercando.

 

L’ascolto analitico è ospitalità femminile e vibrante di questa alterità, di questo ospite-interno. Si manifesta come uno stato di grazia e sorge dalla possibilità di percepire il negativo, l’irregolare, l’aritmico, le situazioni che, appena accennate, e quali che siano, rischiano di essere subito soffocate, inabissate o, meglio ancora, inquadrate e funzionalizzate. È possibilità di interrogare i tentativi, gli inciampi disordinati del dire.

 

L’isola sommersa è il sogno, l’evento, l’impatto con l’abisso, lo sfaldamento dell’identità. Il sogno arriva senza preavviso e in modo oscuro, scardina certezze e ci perturba, ci espone a una perdita. Occorre avventurarsi nel mare, dopo aver imparato a nuotare certo: un mare che apra all’incontro e all’inconscio, un mare che produca il cambiamento, la deviazione — il clinamen , se solo riusciamo a lasciarci andare, e a prendere il largo da soli ma non troppo soli. 

@ Mara Cerri

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