Mathijs Deen, Per antiche strade

«Qualsiasi cosa possiamo immaginare è già accaduta una volta». Questa frase bella, senza dubbio, e carica di significati si legge a pagina 32 di Per antiche strade di Mathijs Deen (Iperborea 2020, traduzione di Elisabetta Svaluto Moreolo), un libro ricco, istruttivo e pieno di fascino. Un dono letterario che ha la capacità di far viaggiare il lettore metaforicamente, certamente, ma anche e quasi letteralmente. Lo scrittore olandese Deen ha trovato un modo per farci chiudere gli occhi e farci viaggiare attraverso l’Europa, secolo dopo secolo, strada per strada, strato per strato. Le cose già accadute una volta cui Deen si riferisce sono quelle legate agli attraversamenti del territorio europeo avvenuti prima di noi. Un gruppo di donne e uomini ha deciso molti anni prima di noi di seguire una strada che portava verso il Nord. Qualcuno ha già attraversato l’Appia antica vantando sogni migliori dei nostri. Altri hanno valicato i Pirenei scampando all’inquisizione spagnola e hanno viaggiato fino all’Olanda e poi ancora più lontano, prima che quelle montagne le valicassero quelli che scappavano dalla guerra. Qualcuno ha corso in auto all’impazzata agli inizi del secolo, tra una guerra e l’altra, tra la Francia, la Svizzera e l’Austria. Qualcuno è partito come coscritto costretto al servizio di leva sotto Napoleone, un ragazzo olandese, una marcia inesorabile e lenta verso la Russia, verso il gelo, la fame e il niente. Ogni storia un viaggio, strade che hanno cambiato nomi, che hanno deviato, che hanno facilitato le guerre ma che dopo hanno favorito la pace. Non esiste un’Europa, vuole dirci Deen, senza le vie che l’hanno unita, che hanno agevolato e moltiplicato gli spostamenti. Vie immaginate, vie realizzate, di confine in confine, di città in città.

«Chi viaggia attraverso l’Europa viaggia sempre sulle orme di qualcun altro. Sotto ogni impronta ce n’è una precedente».

 

Leggendo il libro si vedono chiaramente gli strati cui deve aver pensato lo scrittore olandese, già autore di reportage e documentari, e si nota che l’occhio è quello di chi sa raccontare attraverso lo sguardo e la severità del documento. Le strade d’Europa oggi nuove e belle che si chiamano con la E maiuscola davanti, che la tagliano di parte in parte, sono fatte d’asfalto, vengono da anni di progettazione, ma sono fatte anche di racconti e di memoria, devono la loro ampiezza, la loro percorribilità, a tutti quelli che hanno attraversato prima il territorio. Devono parecchio all’immaginazione dei primi coloni, dei briganti, dei pellegrini, dei fuggiaschi, dei soldati senza speranza, dei contadini, dei piloti milionari, delle ricche borghesi, degli attori, delle attrici.

Per scrivere questo libro Deen ha visitato archivi, ha parlato con funzionari, si è inoltrato nei palazzi dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, negli uffici della divisione Trasporti della Commissione Europea, soprattutto, però, ha viaggiato, seguendo le stesse strade, ha guidato, ha ricostruito, ha lasciato che la gente gli raccontasse fatti. Ha messo insieme curiosità e voglia di conoscenza, una specie di culto della riconoscenza per chi dal Pleistocene in avanti ha costituito il continente in cui viviamo, con gran fortuna e quasi senza merito.

 

«Fu così che gli abitanti di Wassenaar fecero la conoscenza del potere assoluto. Attraverso un modulo».

Il libro è composto da vari capitoli. Ogni capitolo attraversa un periodo e una storia, qualcosa di particolare e, in un certo senso, misterioso e magico avvenuto molti anni prima.

 

 

Ogni personaggio è raccontato insieme a chi ha permesso a Deen di arrivare a quella vicenda. Ogni personaggio ha con sé il viaggio che ha fatto, gli incontri, le fortune e le sventure, le miserie e le invenzioni, i conflitti, molte partenze, alcuni dolorosi ritorni, morti desolanti, qualche trionfo, tante vite. L’Europa è un destino che si è compiuto man mano.

La prima storia riguarda il primo europeo, il primo viaggio da Dmanisi a Happisburg. Impronte sulla sabbia, il primo tempo: 800.000 a. C.; più avanti il viaggio di un profugo, dall’Elba al Danubio nel 101 a. C.

 

«Se sentite di qualcuno che parte per un viaggio, fatemelo sapere al più presto. Non fate mai niente senza il mio consenso. Voglio sapere chi viaggia sulla via Appia o sulla via Traiana, da Roma fino a Brindisi. Chi viaggia oggi non mi interessa, voglio sapere chi viaggerà domani e, meglio ancora, dopodomani».

Una delle storie più belle è quella del brigante Bulla Felix che derubava i patrizi lungo la via Appia, liberava gli schiavi, che poi usava come informatori. Non c’era ricco viaggiatore che entrasse o uscisse da Roma senza che lui lo sapesse. Introvabile, imprendibile, nascosto nelle grotte, da Roma a Brindisi, fino a Cuma. Brigante dal cuore tenero, una sorta di Robin Hood vissuto nel 207 d. C.

Il cercatore di fortuna, dal Portogallo alla Spagna, in fuga attraverso i Pirenei, per scappare dall’inquisizione, un ebreo con la passione per il teatro. Con sé le opere di Lope de Vega, fu l’uomo che esportò il teatro spagnolo fino ad Amsterdam e che poi si diffuse nel nord Europa. Un viaggio mirabolante, tra religione, arte, scrittura e teatro. In questo capitolo arriviamo al primo personaggio femminile recitato da una donna. Applausi. Siamo nel 1653.

 

«In uno di quei giorni il pittore Matisse lasciò Parigi lungo la stessa strada che Charles Jarrot aveva percorso diretto all’Hôtel des Réservoirs alla vigilia della gara di Madrid. Allora Jarrot era stato circondato da ciclisti e automobili, mentre adesso non si vedeva anima viva. C’era il sole, il grano maturo attendeva la falce. Era il 1917».

Più avanti arriviamo alle prime corse d’auto attraverso le nostre strade attraverso il racconto di Charles Jarrot, l’unico non originario di una famiglia ricca tra i campioni che correvano, come i fratelli Renault. Puzza di olio motore, bollicine di champagne, cambi riparati a mano e in corsa, trionfi e incidenti mortali, su quelle strade ci si preparava a i conflitti mondiali che sarebbero arrivati da lì  a poco. Siamo nel 1902.

In mezzo altri personaggi straordinari e mappe su mappe, cambiate nel tempo, costruite da chi ha osato andare oltre il semplice esistere. L’Europa nel tempo si è mossa perché chi l’ha attraversata l’ha scossa nel bene e nel male. 

«I 26 Paesi che parteciparono al progetto stabilirono che la nuova rete stradale europea sarebbe entrata in vigore solo nel 1983. Europa, Russia e Asia Centrale ritenevano di aver bisogno di otto anni per sostituire le insegne e abituarsi all’idea. Nel frattempo siamo arrivati al 2020 e stiamo ancora aspettando».

 

L’uscita italiana del libro è stata accompagnata dalla pubblicazione, sul sito di Iperborea, di podcast a puntate che consentono un percorso audio di alcuni passaggi del libro. Deen, infine, arricchisce il libro andando a pescare nella sua memoria, perché ogni strada è stata percorsa prima e una di queste è un pezzo breve della E8, poi E30, che lo scrittore olandese percorreva con i genitori e i fratelli per andare dai nonni. Per antiche strade è magico ma anche un sapore scientifico, ti fa sentire bene come quando impari qualcosa, anche se quella cosa sta lì da un milione di anni.

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