Scrivere di musica, una guida pratica e intima

Tra il memoir e il manuale di istruzioni per il giovane critico musicale, Scrivere di musica, una guida pratica e intima di Rossano Lo Mele (Minimum Fax anche in ebook), direttore editoriale del mensile Rumore e batterista dei Perturbazione, non manca un colpo. A partire dal blurb: “Chi scrive di musica si arroga il diritto di spiegare agli altri cosa stanno sentendo. Non è una faccenda da poco”.

Poco importa (ancor meno oggi) che si viva in un paesello minuscolo o in una metropoli, è nell’adolescenza che scocca la scintilla: come trasformare la passione nella meta di una vita prima e in un lavoro poi è la sfida. Pare facile!

Tenendo sempre viva l’attenzione, l’autore rievoca l’apprendistato sulle riviste cartacee e in radio, scrive dei modelli giornalistici (per dirne due: dal mitico Lester Bang a Paul Morley) a cui guardò e delle riviste che fecero un’epoca, annota gli incontri memorabili, fa la tara alle star e, come un fratello maggiore, mette in guardia dagli ostacoli nei quali si può facilmente inciampare. 

 

Soprattutto, Lo Mele fotografa con acutezza la differenza fra il mondo musicale pre–internet e quello di oggi: uno scenario nel quale, essendo cambiata la produzione artistica, i mezzi, le modalità e i pubblici di riferimento sono mutati naturalmente, di conseguenza, sia il ruolo della critica sia quello delle riviste. La strada è in salita, lo sappiamo: il giornalista/critico nel frattempo è dovuto diventare blogger, curatore o altro, e questo passaggio – pena l’irrilevanza – è ineludibile. Oggi bisogna saper essere anche “altro”. Nel libro però non ci sono toni apocalittici: evidentemente Lo Mele confida nella rimodulazione di questo tipo di editoria che è andata, va – e speriamo andrà – di pari passo con una nuova fruizione musicale. Soprattutto l’autore ha fiducia nel ruolo della critica: mai così necessaria. Da un lato la produzione musicale è ipertrofica e abbiamo quindi bisogno di filtri, guide e strumenti culturali che ci aiutino a non esserne sommersi; dall’altro si vendono meno dischi e meno musica in generale e proprio per questo bisogna estendere le antenne più di ieri.

La seconda parte, più tecnica, esamina nel dettaglio le forme narrative con le quali l’aspirante critico si potrà misurare (pitch, recensioni, interviste, resoconti dal vivo, pezzi d’opinioni, longform, news e comunicazioni destinate alle reti sociali), svelando qualche trucco e non pochi retroscena.  

 

 

L’ordito del libro è fatto di fili differenti di cui segnaliamo sette concetti-chiave che abbiamo apprezzato.

Amore: la critica sarà un atto d’amore o non sarà affatto (cit. da Musica da non consumare, a cura di Bertoncelli e Bolelli, 1979).

Ego: non coprite con il vostro ego troppo ingombrante la musica di cui scrivete. Ricordate sempre che siete un tramite [...]: il vostro compito è sopra ogni altra cosa di fornire a chi vi legge chiavi di interpretazione e di accesso a ciò di cui state parlando. 

Giudizio: come critico volevo acquisire una preparazione che mi consentisse di andare oltre agli automatismi e le dicotomie banali di bello/brutto, sincero/falso, originale/commerciale.

Interviste: quelle riuscite male sono responsabilità dell’intervistatore. Non si rispetta davvero l’artista e le sue parole con una mera operazione di trasferimento sulla pagina del parlato.

Pregiudizi: nell’ambiente della critica musicale esiste da sempre un detto crudele: chi scrive di musica è un musicista mancato. Falso!

Outsider: i più bravi (fra i critici) detengono un punto di vista più forte, radicato, consolidato stando ai margini e non al centro delle cose. 

Rispetto: c’è un inevitabile bisogno di riconoscersi negli altri “spiriti affini”, altrimenti scrivere di musica non avrebbe alcun senso. Tuttavia c'è una regola, la prima e la più importante: [...] rispetto per il lettore e per il suo livello di conoscenze. 

 

Sia nel recente passato sia in un momento di clausura e scombussolamento dei valori come quello attuale, dominato dal corona virus, nel quale siamo inondati di streaming gratuiti di tutti i tipi (leggi Tiziano Bonini), in cui l’esistenza e la fruizione delle forme artistiche, o la necessità forse di fare un passo indietro (vedi il controcorrente Nick Cave) scombina tutte le carte in tavola, probabilmente andava aggiunta a questo libro una voce che fa venire il mal di pancia: il segreto di Pulcinella. 

 

In un’epoca (a spanne, un quindicennio?) in cui i giornali specializzati si riducono di numero, fanno il restyling, spesso null’altro che l’anticamera dell’estinzione, vanno solo su internet (come un ramo secco dell’azienda-madre e senza un piano marketing sensato), si trasformano in una media-qualcosa-company, i potenziali critici musicali dovrebbero onestamente mettersi di fronte alla possibilità assai concreta di dover scrivere gratis (sul tema, cfr. anche Anna Momigliano). Un fatto sempre più comune che ha due conseguenze: la squalificazione della competenza specifica – a tal proposito si leggano le pagine sul rigore della gavetta, dove Lo Mele appaia in modo acuto la critica musicale a quella letteraria come discendenti dalla stessa genealogia – che porta la critica musicale in un vicolo cieco, come in una specie di crash test ripetuto all’infinito. In questa partita, sia chiaro, non ci sono buoni e cattivi: i giornalisti che, divincolandosi da una redazione che non li capirebbe e dal numero di battute (soprattutto nei quotidiani) spesso sempre più esiguo vissuto come un’umiliazione della loro professionalità, preferiscono "scrivere su Facebook" tanto i loro lettori li seguono lo stesso, e dall’altra riviste e giornali che hanno il coltello dalla parte del manico (sfumature che vanno da: "hai già avuto l'accredito", "gli investimenti pubblicitari non sono sufficienti a coprire le spese", "abbiamo unilateralmente decurtato il compenso del X%" fino al portare i libri in tribunale, e mi riferisco ovviamente a imprese a fini di lucro).

 

Scrivere di musica, una guida pratica e intima ha il pregio di parlare a un’intera categoria. Pur sembrando un paradosso (la migliore musica di oggi si sforza probabilmente di dire qualcosa di nuovo, mentre al contrario la classica ha il problema opposto, così, dovendosi misurare coll’ineludibile repertorio dei classici, il mercato finisce per relegare la musica contemporanea in una nicchia) esiste “un” mondo della musica dove le gioie e i dolori sono pressoché uguali, dove i critici si fanno identici scrupoli e sono attanagliati dalle stesse paranoie e domande. 

Sono insofferente verso le storielle motivazionali (“se ce l’ha fatta lei/lui...”), quindi non starò a dire che andrà tutto bene, cosa che del resto non fa neppure Lo Mele: basti leggere il capitolo La bilancia e i bilanci, estrapolabile dal libro come bel racconto a sé stante, per avere il polso della situazione. Il libro in filigrana parla anche di ciò che indirizza i sogni e le ambizioni di molti, di ciò che alimenta i nostri desideri, di come averne cura, e di quello che possiamo mettere in atto per realizzarli. Nonostante tutto.

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