Clorofilla
Angela Borghesi

Angela Borghesi è nata a Brescia nel 1959. Deve l'attenzione appassionata per alberi fiori e animalii al nonno contadino Giulio Conforti, al maestro e ornitologo Giuliano Salvini. Ma, soprattutto, a un luogo speciale del suo paese d'origine: le torbiere di San Pietro in Lamosa.
Insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca.

01.11.2020

Americana e/o canadese / Parthenocissus, vite vergine

Hanno tagliato al piede le grandi tuje oltre il confine, e ho dovuto punire la mia esuberante Armanda (Clematis armandii) colpevole d’aver scalato la cima di quella prossima al cancello. Conto si riprenda dal drastico ridimensionamento e s’accontenti di correre lungo la rete divisoria. Ora, dalla finestra della cucina ammiro la grigia parete dell’acquedotto comunale. Non proprio un bel vedere.  C’è però chi può fare al caso mio. Se il Partenocisso (Parthenocissus quinquefolia), che m’invade il giardino, fosse così servizievole da allungarsi fin là, troverebbe lo spazio a lui proprio e rimedierebbe, in breve tempo, alla tristezza cementizia che mi affligge. Spero non mi serbi rancore: troppe volte l’ho strappato da alberi e arbusti del giardino. Ancor meglio sarebbe se mi concedesse...

27.09.2020

Gattici / È morto il pioppo

Tremulo è aggettivo bellissimo e icastico che a tutti i pioppi si addice. Nell’onomastica botanica tuttavia se l’è accaparrato il Populus tremula, certo il ballerino dalle migliori perfomances: i lunghi piccioli appiattiti, perpendicolari alla base delle lamine, fan mulinare le foglie al minimo refolo. Sono i più montani tra i pioppi, prediligono luce e frescura, e si inerpicano fino ai 2.000 metri.  Con il Tremolo in Italia sono assai diffusi anche il Populus nigra e il Populus alba, facili da osservare lungo i corsi d’acqua e facili da distinguere all’occhio. Il bianco si presenta in forma perlopiù arborea, ha corteccia chiara negli esemplari giovani, scura e solcata di striature nerastre negli adulti. La chioma globosa è folta di foglie dalla marcata eterofillia: porta infatti...

30.08.2020

Sub tegmine fagi / Lode al faggio

Non so voi, ma quando lo vedo mi sovviene immediato l’attacco martellante della prima ecloga virgiliana, con il fortunato Titiro, disteso sotto la grande ombra del faggio, zufolante il nome della bella Amarillide, alla faccia del misero Melibeo costretto ad abbandonare le proprie terre per un’iniqua decisione politica: Tytire, tu patulae recubans sub tegmine fagi … Potere della poesia mandata a memoria e oggi, ahinoi, cenerentola della didattica scolastica.   Ben scelto da Virgilio per il rezzo della sua folta chioma globosa, il Fagus sylvatica è un’essenza importante della nostra vegetazione boschiva. Mario Rigoni Stern dice di lui che «si costruisce e conserva la foresta» perché corrobora il terreno di nutrienti, terreno che predilige fresco e sciolto. Un albero di grande impatto...

29.07.2020

Trenta poesie famigliari / Il Pascoli di Garboli

Rileggo un libro da me molto amato, appassionante e divertentissimo; e sono un po’ sulle spine. L’editrice Quodlibet, che con merito ha tra le sue vocazioni anche quella di riproporre testi importanti eppure dimenticati o introvabili sul mercato, ha da poco riproposto le Trenta poesie famigliari di Cesare Garboli (con una introduzione di Emanuele Trevi, Quodlibet, Compagnia extra, 2020, 20 €). Uscì per la prima volta nel 1985 nella collana economica dei classici Mondadori, e Garboli figurava come curatore del manipolo di poesie pascoliane. Cinque anni dopo, ricomparve nella Nuova Universale Einaudi con un sorprendente cambio d’intestazione: il curatore che assurgeva al ruolo di autore.   Quello che poteva sembrare un colpo di mano, o meglio un coup de théâtre in flagrante stile...

26.07.2020

In fiore tutto l'anno / Clematidi: fatele correre in orizzontale

Avere un giardino fiorito tutto l’anno è il desiderio di ogni giardiniere. Desiderio per nulla impossibile. Più ardita è l’idea di veder sbocciare di mese in mese il medesimo tipo di fiore. Sembra una scommessa persa in partenza, un’impresa alla Bouvard e Pécuchet. Ma no, anche i due strampalati eroi dell’ultimo romanzo di Flaubert sarebbero riusciti a metterla in pratica.  Basta aprire il Pizzetti (Enciclopedia dei Fiori e del giardino, Garzanti 1998) e seguire i consigli delle undici pagine dedicate alle clematidi (dal greco kléma, sarmento, viticcio) per scoprire che possiamo averle in fiore persino in gennaio, purché il nostro giardino goda di climi non estremi. Le si deve però conoscere, per ben coltivarle e saper scegliere tra le centinaia di specie e varietà quelle che fanno...

28.06.2020

La Castalda e le altre / Fiori: ombrellini e ombrelloni

Bianchi parasoli estivi, talora gialli; con il bel tempo le erbe della famiglia delle Apiaceae (dal lat. apium, sedano) aprono i loro ombrelli di trine. Annuali, biennali o perenni, ve n’è di tutte le dimensioni, esili o giganti, leggere o vigorose. Le maggiori paiono dame ottocentesche a passeggio in merlettate toilettes, alla ricerca di refrigerio lungo strade di campagna o per viottoli ombrosi; le piccole si radunano a frotte come ragazzine ciarliere sui cigli di fossi e prati.    Angelica Il clan è numerosissimo. Ne fanno parte erbe aromatiche e altre che, selezionate, coltiviamo come ortaggi: anice, aneto, cumino, cerfoglio, prezzemolo, sedano, carota, finocchio hanno i loro archetipi in essenze spontanee. Alcune sono note per le loro proprietà officinali, quali l’...

31.05.2020

Copricapi / Tropeoli

Normandia 1867. Prospettiva dall’alto. Luce ovunque. Due eleganti figurine – lei con l’ombrellino, lui con il cilindro a difesa dal sole del meriggio – si stagliano sulla balaustra di una terrazza che s’affaccia sul blu di un mare trafficato di vele. Sono collocate al centro dello spazio ritagliato da due pennoni con, in vetta, lo sventolio delle bandiere in un cielo azzurro, appena velato dalla calura. In primo piano, seduta di spalle su poltroncine impagliate, un’altra coppia, similmente abbigliata, le guarda. Lui, inquadrato più di sguincio, distinto e barbuto, calza una più consona paglietta. Lei è del tutto nascosta dalla calotta bianca del parasole. La terrazza è circondata da bordure fiorite e rampicanti che ricoprono anche la griglia della balaustra, al suo centro un’aiuola...

26.04.2020

Fritillaria meleagris

Non invidio molto agli inglesi. Ma per un prato di fritillarie (Fritillaria meleagris) sarei disposta a vendere l’anima. La prima volta fu lungo la ripa di un fosso del Magdalene College di Oxford: me ne innamorai perdutamente. Poi, quasi svenni alla primaverile visione degli ampi campi di Kew Gardens punteggiati di vinaccia. Dev’essere il mio gusto floreale, il quid di campestre che ancora alberga in me a farmi illanguidire di fronte a questa umile liliacea così rara da noi (la si trova solo nelle Alpi occidentali) e così generosa con Albione da parere comune e persino trascurabile agli occhi dei suoi abitanti.  Le fritillarie – badate bene: le meleagris e non le imperialis, varietà sontuosa assurta agli onori persino di un dipinto di Van Gogh – sono per me altrettanto desiderabili...

05.04.2020

Solitudini / Piante da interni

In tempi di corona virus, tra le questioni poste dai cittadini al sindaco del paese c’è quella di chi vorrebbe sapere se è possibile recarsi nella seconda casa per abbeverare le piante. Non si può. Certo, non vale per questo mettere a rischio la propria vita, ma mi consola il fatto che le persone pensino anche alle loro piante lontane.  Non sono mai stata brava con quelle da interni, se non con la Sansevieria (bella la cylindrica) e qualche cactus. Ma ficus (Ficus elastica o benjamina), dracena (Dracaena marginata o fragrans), kentia (Howeria fosteriana o belmoreana) e croton (Codiaeum variegata) con me hanno patito assai. Ho preso atto della mia insipienza senza drammi; d’altronde godo di un giardino e di un portico chiuso dove riparare i vasi d’inverno. Capisco però che a chi abita...

23.02.2020

Non uno è simile all'altro / Il pino cinese

Dicembre a Pechino: prima dell’epidemia. I giardini imperiali non sono al loro meglio. Niente peonie né winsterie fiorite. Ma osservo i pini tabulari (Pinus tabulaeformis Carr.) vecchi di secoli piegati a simbologie recondite, e le rocce porose collocate a imitazione dei paesaggi naturali o issate su piedistalli come sculture da ammirare. Non mi appassionano. Certo, bisognerebbe tornare in primavera o in autunno per poterne avere un’idea compiuta. Ma, tra i padiglioni, mi sorprende il biancheggiare d’un tronco. Toh! – mi dico – come sono calcinati i platani in Cina. Sollevo il muso e, no, non è un platano. Ma un pino slanciato dai lunghi aghi sottili. Bellissimo. So già che sarà la mia cartolina di Pechino, l’immagine che mi porterò a casa, con quella degli spazzini che, devotamente,...

26.01.2020

Portamento / Cedro del Libano

La domanda li sorprende sempre: «che alberi sono quelli di Piazza Ateneo Nuovo?». È un piccolo test che talora pongo agli studenti del mio corso di letteratura italiana contemporanea sul loro grado di curiosità e di attenzione a un elemento costante nella loro vita quotidiana. Di solito tirano a indovinare, e non ci azzeccano mai. Una volta una studentessa, forse per spiritosaggine, rispose: albicocchi. Eppure, passano sotto quegli aceri in tutte le stagioni dell’anno, si siedono sulle panchine sotto le loro chiome. Non sanno rispondere nemmeno se chiedo loro che alberi hanno in giardino o quali si vedono dalla finestra di casa. Al più, sono genericamente alberi, e tanto basta. Se pure ne conoscono il nome, non sanno ritrarli. Semplicemente: non li vedono, non sono presenze significative...

29.12.2019

Cotti e crudi / Cavoli, è l’anno nuovo!

Succulenti con salsicce, cotiche e costolette, i cavoli ben si sposano anche con eriche, ciclamini e viole del pensiero. No, non vi sto proponendo per il cenone di Capodanno  una rivisitazione con fiori eduli della cassoeula milanese. Ma è innegabile la fortuna del momento di questo ortaggio (Brassica oleracea), povero quanto gustoso, versatile quanto vituperato, che dal piatto s’è allargato al centrotavola, dopo aver conquistato giardini e aiuole cittadine. Cavoli ornamentali, dunque o, come dicono fiorai e giardinieri, brassiche, dal nome del genere.    Vuoi mettere come è più fine, nonché specialistico, dire brassica invece che cavolo! Visto poi che il termine non gode di buon uso: sia come eufemismo di un più triviale e assonante intercalare («son cavoli amari», «cavoli...

01.12.2019

Folte fronde e legno duro / Carpino, un albero charmant

I francesi lo chiamano Charme, e di fascino il carpino ne ha da vendere. Bianco o nero per me pari son: il Carpinus betulus (carpino bianco o comune) e l’Ostrya carpinifolia (carpino nero o carpinella), ordine Fagales, famiglia Corylaceae, la stessa dei noccioli. Belli entrambi, specie nei giorni d’inizio autunno quando le foglie dalla cima, e gradualmente giù giù fino alle falde inferiori, cominciano a virare nel giallo, e il verde piglia quella sfumatura olivastra così inconfondibile. Confesso: ho un debole per questi alberi in questo preciso momento dell’anno. Sarà perché il mio moroso ha gli occhi proprio di quel colore lì, sarà perché uno (bianco) mi è capitato in giardino e l’ho tirato su aiutandolo a destreggiarsi col grande, vecchio e competitivo castagno che lo costringe in...

25.11.2019

Milano Bicocca, domani dalle ore 9 / Giuliano Scabia, Una signora impressionante

Per sentiero e per foresta. Percorsi di analisi sul ciclo di Nane Oca di Giuliano Scabia: domani una giornata di studio dedicata al ciclo di Nane Oca all'Università Milano Bicocca, Aula Martini.   Si è sempre grati per libri come quest’ultimo di Giuliano Scabia, fresco di stampa per le Edizioni Casagrande di Bellinzona (Una signora impressionante, settembre 2019, 18 €). Grati perché ci consegnano una raccolta di scritti che appaiono all’impronta eterogenei, ma che consentono un sopralluogo in presenza dell’autore sugli sfondi e sugli incontri che hanno agito, come il lievito nel pane, nel suo fare teatral-letterario, cioè poetico. Insomma, un backstage della quadrilogia di Nane Oca, dei canti e delle letture camminanti, delle azioni boschive e, prima ancora, delle operine di Marco...

27.10.2019

Quest’irta pianta / Ponciro

Mi ha trafitto in piena fronte. Con una frustata di rimbalzo mi ha conficcato una spina degna della corona della Passione. Fortuna vuole che non sia impressionabile, mantengo il sangue freddo anche se mi zampilla in mezzo agli occhi. Devo quest’esordio splatter a un individuo assai permaloso, che non ama farsi mettere le mani addosso. Sono incidenti che possono capitare in giardino quando non consideri con chi hai a che fare. Volevo solo raddrizzarlo un poco, convincerlo con un tutore a salire più in verticale invece che, stortignaccolo, lasciarlo protendere in avanti. Ma si è ribellato, e il mio tentativo di rimetterlo in riga mi si è ritorto contro.     Il soggetto in questione è un Poncirus trifoliata (o Citrus triptera) desiderato fin da quand’ero ragazzina: ne aveva un...

29.09.2019

I settembrini / Gli astri di Virgilio

Vaporosi nuvoli velano i giardini d’autunno: trascolorano dai rosa ai cilestri, si sfrangiano nel bianco e nel porpora, nel violetto o nell’indaco, fin quasi ad esaurire tutte le sfumature del sereno, dall’alba al tramonto. Sono gli Astri Settembrini a dare alcune delle ultime pennellate di una tavolozza che tra poco tenderà ai bruni e ai grigi invernali. Nella gloriosa e innumere famiglia delle Compositae sono preziosi in questo scorcio d’anno quanto gli anemoni giapponesi, i crisantemi e le graminacee, con cui bene si accompagnano. Si tratta qui non delle varietà annuali, come il pur amabile Callistephus chinensis (alias Aster sinensis) dal grande fiore solitario, ma delle erbacee perenni, rizomatose, dai fusti eretti e ramificati, con foglie alterne, lanceolate, e brevi capolini...

25.08.2019

Implacabile simmetria / Cactus

Sono stata paragonata a una pianta carnivora, per esser precisi a una Drosera; e uno spasimante respinto mi ha assimilato a un cactus. Ne sono tutt’ora lusingata. Che imparino i maschi, e stiano in guardia. Così, giusto per avvisare, per quest’estate mi son fatta una sottana con una tela palermitana, decorata di bellissimi e colorati Fichi d’India in fiore (Opuntia ficus indica). D’altronde, mi adeguo al cambiamento climatico anche nelle mie mises.      Come s’è alzata la linea della palma s’alzerà anche quella dei cactus che, dai vasi, collocheremo in piena terra. Non mi dispiacerebbe avere un angolo del giardino con crassule e euforbie, agavi e cactus pasciuti e contenti come solo ne ho visti nel nostro sud, specie in Sicilia: Opuntia con le pale (cladodi) incoronate dai...

28.07.2019

Questa nostra vita / Dulcamara

Melanzane, pomodori, peperoni e peperoncini in giardino o sul balcone? Perché no! Sono piante belle nei fiori e nei frutti e gli inglesi le hanno accolte nelle loro aiuole da tempo.  Solo con le patate avrei qualche dubbio. Nessuno invece per il tabacco (Nicotiana tabacum) e  per tutte le nicotiane ornamentali dagli attraenti fiori imbutiformi e multicolori. Che hanno in comune queste essenze? Appartengono tutte alla numerosissima e importante famiglia delle Solanaceae, con esemplari che da tempo rallegrano il verde di casa come petunie, Dature e Brugmansie. Ma a queste ultime ho già dato. Vorrei invece soffermarmi sul Solanum jasminoides e sul Solanum rantonnetti, entrambi originari del Sudamerica. Il primo, sarmentoso, vuole un sostegno cui affidarsi e può svilupparsi in...

30.06.2019

L'idiozia della perfezione / Cipolle (e lampascioni)

Non entrai nel negozio del fioraio sfizioso che le esponeva in vetrina insieme agli ellebori. Ma sorrisi divertita e sgranai gli occhi davanti a quei vasetti di coccio in cui stavano allogate singole cipolle ramate o rosse, con il loro ventaglio di foglie cilindriche e un biglietto dalla grafica ben studiata. Come fossero presenze rare, or ora giunte da un lontano angolo di mondo nella loro camicia di seta lucida e frusciante. Non sembravano cipolle fresche, frutto di semina o bulbillo, piuttosto cipolle del raccolto precedente lasciate rigermogliare.     Gli inglesi ci hanno insegnato a guardare agli ortaggi con intenzioni non solo gastronomiche, e non sorprende trovarne accanto ai fiori tradizionalmente coltivati in giardino o in vaso. Siamo persino assuefatti alle aiuole di...

26.05.2019

Paulownia tomentosa, l’albero della Principessa

Le quattro di Place de Furstenberg, a Parigi, le più stuporose. In piena fioritura, paiono grandi candelabri lilla, che tendono i bracci fino ai piani alti dei fortunati edifici affacciati sull’isola tonda che le alberga. Più che una piazza, uno slargo in mezzo alla via omonima, un raccolto cortile pubblico assai charmant nell’area dell’antica abbazia di Saint Germain des Prés, scelto da Eugène Delacroix come sua ultima dimora, oggi casa-museo.  Ci capitai per caso un maggio di molti anni or sono, quando le quattro paulonie erano di eguale età e grandezza, e fu uno spettacolo da togliere il fiato. Ora, una sola delle originarie sopravvive, e l’asimmetria con le più giovani sostitute riduce l’effetto di magie étonnante. Chissà in Cina, da dove provengono, quali e quante venerabili...

01.05.2019

Il fiore del primo maggio / Mughetto

È fiorellino compunto, gentile, squisito all’olfatto, eppure chiamiamo mughetto anche una sgradevole infezione fungina delle mucose. Gli capita anche di essere classificato come Convallaria majalis, ma con il grugno del simpatico porcello nulla ha in comune. A chi non sia digiuno di lingua latina la denominazione botanica evoca all’istante le convalli e i pendii ombrosi nel momento dell’anno dai verdi più smaglianti: il maggio lussureggiante, il mese del rinnovamento da sempre e ovunque atteso e celebrato.  In Francia le muguet (da noix musquette, a sua volta derivato da musc, muschio) è il fiore del primo di maggio, ben prima che vi cadesse anche la festa dei lavoratori (Chicago1886, Parigi 1889). Fu Carlo IX di Valois nel 1561 a dare avvio alla tradizione di regalare in questo...

31.03.2019

Pallide e destinate a morir nubili / Primule

Tenerezza di una proda trapunta di primule. Tra l’erba non ancora rinnovata salutano ridarelle il bel tempo in arrivo. È vero, non esiste un unico fiore araldo della primavera, tuttavia il nome con cui Linneo le classificò le accredita di un prestigio maggiore tra le corolle presaghe di cieli azzurri, di sgeli e brezze frizzantine. Il genere accoglie alcune centinaia di specie, per lo più abitatrici delle zone fredde e temperate dell’emisfero boreale. Molte hanno la loro fascia d’elezione in Oriente: tra Cina e Giappone vegeta allo stato spontaneo la metà delle circa cinquecento specie conosciute, di queste numerose hanno scelto le alture himalayane. In Italia due sono quelle più diffuse: la Primula vulgaris, comune in tutto il territorio nazionale isole comprese, e la Primula veris, che...

24.02.2019

Hamamelis / Il nocciolo delle streghe

Witch hazel, nocciolo delle streghe, così americani e inglesi chiamano l’Hamamelis. Ma con la nostra avellana prediletta dagli scoiattoli non ha alcuna parentela botanica: questa appartiene alla famiglia delle Corylaceae, quella alla famiglia delle Hamamelidaceae, che ricomprende altre due interessanti essenze ornamentali: la Liquidambar e la Corylopis.  Quanto alle streghe, ecco la storia così come la racconta un’estimatrice di razza di questo «tesoro stranamente trascurato», Vita Sackville-West. I primi coloni che raggiunsero la Virginia notarono questo arbusto del sottobosco (Hamamelis Virginiana) somigliante al loro nocciolo; come erano soliti fare in patria, ne usarono i rami come strumento rabdomantico e, «poiché ogni ramo che si muove nelle mani deve necessariamente avere a...

07.02.2019

«Zan zafaràn momón» / Il lato oscuro di Nane Oca

Come già «Cisbicchio» e altre espressioni che vengono dal Pavano Antico di Giuliano Scabia, anche «Zan zafaràn momón» entrerà nel gergo domestico dei molti fan di Nane Oca e, ne siamo certi, farà concorrenza ad Abracadabra. Quando la lingua di un libro si fa anche lingua parlata dai suoi lettori è un segno di vitalità, cioè di grandezza. La formula magica che consente a Nane di spostarsi con rapidità supersonica e di togliersi d’impaccio di fronte ai casi rischiosi dell’ultimo viaggio iniziatico, risuona di frequente nel quarto romanzo della saga, dal titolo Il lato oscuro di Nane Oca, giunta (ahinoi!) al suo epilogo. Il lettore infatti non troverà in fine di volume le appendici consuete che confortavano sul possibile seguito delle storie. Tant’è che il Canzoniere ricamato di notte da...

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