raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Le Parole dell’Asia
Andrea Berrini

Andrea Berrini, dopo avere raccontato storie dall’Africa (L’Anima dei Bulldozer, Baldini&Castoldi 1996; Storie Africane, EDT 2001), dall’Italia (Noi Siamo La Classe Operaia, Baldini Castoldi Dalai 2004) e dall’America Latina (Quattrini, Dalai 2009), si occupa da anni di narrativa asiatica. Ha fondato nel 2009 e dirige la casa editrice Metropoli d’Asia. Il suo ultimo libro è Scrittori delle metropoli, Iacobelli editore.

27.10.2020

Dittatura e contagio / Pandemia: mistero asiatico

Mi chiedono: perché l’Asia orientale (e in buona parte quella del sudest) ha reagito meglio del resto del mondo alla pandemia? Non ne ho la più pallida idea, rispondo esagerando un po’. Ma è vero che da mesi divento matto a cercare risposte che non ci sono, o sono molto generiche, al limite del luogo comune. Mi sembra che la questione sia così misteriosa che nemmeno ci si prova, a sbrogliarla. La Corea del Sud è assurta a sinonimo di buona organizzazione: ricordo Come si batte il virus, una bella intervista di Giulia Pompili sul "Foglio" del 12 agosto 2020 al dirigente della sanità nazionale Song Young-Rae, che metteva in fila tutte le cosette che, in fondo, noi già sappiamo: tracciare, quindi molti test, seguire i cluster uno per uno (ricordo addirittura, lo scorso marzo,...

07.10.2020

Futuro / Hao Jingfang, Pechino pieghevole

Leggendo Pechino pieghevole, novella che apre l’omonima raccolta di racconti di Hao Jingfang – Add Editore, traduzione di Silvia Pozzi – davanti all’impressionante dispiegamento e ripiegamento di enormi volumi edificati, non ho potuto che pensare al tesseract. Il tesseract, o tesseratto, è un oggetto geometrico ipotetico a quattro dimensioni: aprendolo nella realtà tridimensionale a noi conosciuta si ottiene un manufatto formato da otto cubi disposti a croce, analogamente a quel che succede a un cubo, oggetto tridimensionale, quando le sue facce vengono aperte e distese su una pagina a formare una croce di sei quadrati, bidimensionale. La casa nuova è un racconto di fantascienza scritto negli anni cinquanta da Robert Heinlein, inserito in quella splendida antologia Le meraviglie del...

20.07.2020

Uno shock / Autocensura a Hong Kong

Quel che accade a Hong Kong è terribile. Un paese che da ventitré anni è abituato alla più completa libertà di espressione e di stampa, al punto che un’intera generazione più giovane letteralmente non conosce le limitazioni d’uso in Cina, e quindi comunica liberamente sui social e sul vasto web, apre testate e radio indipendenti, manifesta (pacificamente quando non attaccata dalla polizia) per ottenere il suffragio universale, da un giorno all’altro si è sentita comunicare che è finita lì: la National Security Law approvata a Pechino e poi ratificata dal governo locale prevede l’arresto e la condanna tra i tre e i dieci anni per ogni atto di “secessione, sovversione, terrorismo e collusione con forze straniere”: cioè tutto. Hong Kong è un paese ancora alla ricerca del suffragio universale...

21.06.2020

Diari di una città chiusa / Cina: sessanta giorni uno dopo l’altro

Pochi ci hanno provato, in Italia e altrove: scriverne un diario, farne una cronaca quotidiana. La scrittura è spesso memoria, qualcosa deve sedimentare e, prima che succeda, chi scrive non sa bene cosa sia, questo qualcosa. E se lo avessi scritto io? Avrei ora in mano un documento delle mie personalità differenti e contrastanti. Quante persone diverse sono stato, in quelle settimane. Prima di Codogno, con le notizie che arrivavano dalla Cina e la sottile, perversa sensazione che un’apocalisse potesse arrivare fin qui (e in un angolo della mia mente c’era un’apocalisse sociale, i negozi vuoti, i bancomat fuori uso). Poi lo smarrimento davanti a mille voci diverse, a non sapere bene. E la domanda: perché non chiudono anche la Val Seriana? Poi era vero, chiusi in casa a guardare giù dal...

04.06.2020

Red mirror / La Cina e il Grande Fratello

Ci siamo accorti che la Cina c’è e insieme agli Stati Uniti dominerà il mondo prossimo venturo. L’Europa, speriamo riesca a uscire dalla morsa. Ogni buon libro che parli del gigante cinese è allora benvenuto, e alcuni tra i giornalisti italiani più informati e competenti ne stanno sfornando. Simone Pieranni in Cina ha abitato molti anni, e ora la segue dalla sua posizione agli esteri del Manifesto, che non per nulla è diventato il giornale italiano che sforna in continuazione notizie interessanti sull’Asia tutta, grazie anche a una batteria di freelance abituati a consumare le suole delle proprie scarpe nel mondo reale. Questo suo Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in cina, per Laterza, indaga la trasformazione del reale in Cina, con un titolo che è tutto un programma: programma...

30.04.2020

Protocollo internazionale degli errori / Lockdown in Cina

Buona questa. Un amico poeta di Singapore la racconta su facebook: “Mi sono appena preso delle belle sputazzate da due ciclisti senza mascherina che parlavano a voce alta con accento british. Mentre tornavo a casa per lavarmi (rinunciando al mio giro al supermercato), sono stato inondato di nuovo da un altro gruppo di ciclisti senza mascherina, che parlavano a voce alta in italiano. What. The. Hell.” Del mio amico non mi va di fare il nome perché son tempi grami, questi. È uno dei poeti più importanti della generazione dei quarantenni nel piccolo paese del sudest asiatico, affianca alla scrittura un brillante lavoro di promozione della letteratura locale. È uno bravo insomma. Sono colpito dalla voglia evidente di mettere alla berlina comportamenti expat non confacenti al lockdown imposto...

09.04.2020

Hong Kong / Noi siamo la rivoluzione

Il libro di Joshua Wong, Noi siamo la rivoluzione, pubblicato da Feltrinelli, è un bigino utile a capire cosa è successo e cosa potrebbe succedere a Hong Kong (e di converso a capire la Cina, di cui in tempi di coronavirus si esalta la capacità di risposta all’emergenza dimenticando che l’emergenza è stata negata per più di un mese grazie al fatto che le voci dissidenti venivano censurate). Il Porto dei Profumi fu colonia britannica fino al 1997 e poi, a seguito degli accordi tra Regno Unito e Cina, fu ricongiunto alla madre terra con la definizione “un paese due sistemi”. Gli accordi prevedono un periodo quasi infinito, cinquant’anni, per completare il ricongiungimento.   Fino al 2047 Hong Kong godrà di uno statuto differente da quello della Cina, e quindi sono previste elezioni a...

13.02.2020

Fatti e paure / Cina. Reazioni e società

Chi si interessa di Asia e di Cina non può, in queste settimane, dimenticare il coronavirus. Io però ho timore di scriverne. Non sono un giornalista, non ho fonti certe, non ho la capacità né l’abitudine a controllare la veridicità delle notizie, dei tanti falsi e semplificazioni che impazzano in rete, ma anche su mezzi di informazione importanti. Preferisco che questo lavoro lo facciano i professionisti del giornalismo, o almeno coloro che tra questi tengono la schiena dritta e non vanno a cercare comodi allarmismi per conquistarsi segmenti di mercato. Nella incertezza informativa di queste settimane – infodemia, è stata definita – non mi sento neppure di mettere giù un pezzo che renda conto delle parole che a me giungono dagli amici di Pechino, riguardo alla loro personalissima...

28.01.2020

Cartoline / Censura e autocensura in Cina

Ho vissuto due anni e mezzo a Pechino. Ed ero affascinato, sì, dalle trasformazioni, dalla città che si espandeva all’esterno come una macchia d’olio costruendo quartieri moderni e fabbriche e dormitori per milioni di giovani immigrati dalle campagne, diventando loro operai da contadini poveri che erano, e tanti altri ceto medio in corsa verso nuove vite così simili alle nostre, oltre il terzo mondo e la subalternità all’occidente che durava da secoli. Il mondo multipolare, le nuove società, le grandi metropoli d’Oriente mi facevano gola, avevo voglia di vedere e di capire, di esserci. Ma da scrittore e editore che incontrava scrittori e editori in Cina non ho potuto fare a meno di incocciare la censura, la repressione furente delle idee, le lamentele di alcuni, la malinconia di chi...

15.12.2019

Censura / Hong Kong e letteratura

Il primo autore cinese portato in Italia da Metropoli d’Asia fu Zhu Wen. Di lui negli ambienti letterari cinesi resta oggi una traccia flebile perché Zhu Wen, un paio di decenni fa, smise di scrivere: si era stufato. Si era stufato di consegnare racconti alle riviste o alle case editrici e vederli poi pubblicati monchi, pagine su pagine espunte dal testo, righe intere letteralmente riscritte: da un editor, da un burocrate censore, da un poliziotto? Non era dato saperlo. Zhu Wen mi mise in contatto con il gruppo dei suoi vecchi amici, tutti da Nanchino, la vecchia guardia che aveva orbitato intorno alla rivista “Tamen”, fanzine non autorizzata, tirata al ciclostile, che dopo l’89 di piazza Tian an Men riuscì a continuare le pubblicazioni per tutti gli anni novanta: chiuse per esaurimento...

15.03.2017

Come si può fare letteratura dopo piazza Tian’an men / Zhu Wen lascia

Zhu Wen: stralci da un’intervista. Parole sue in viva voce, in quell’inglese approssimativo. Traducendole in italiano fatico a riprodurre un’intonazione, la cantilena personale. Vengono frasi un po’ afone: ma tant’è. Casa sua è Nanchino, la sua giovinezza nella seconda metà dei dorati anni ottanta promessa di riforme, di maggiore libertà, di vento nuovo. Finita e archiviata la Rivoluzione Culturale, riabilitate molte tra le vittime.  Niente studi letterari: la famiglia gli impone la facoltà di ingegneria per irreggimentarlo. Fin da bambino, dice, “ero pieno di talento e quindi considerato una testa calda: attenti, dicevano gli insegnanti ai miei genitori. Sa pensare con la sua testa”. Sa usare le parole, sa esprimersi, è il migliore quando scrive articoli per il giornale della scuola...

13.12.2016

Attendiamo invano dalla Cina il grande romanzo contemporaneo / Censura in Cina

Un mio vecchio libro, acquistato, tradotto, editato da una casa editrice cinese, è stato bloccato dalla censura due giorni prima di andare in stampa. Racconta la storia di duemila operai dei cantieri di Monfalcone che nel dopoguerra emigrarono in Jugoslavia. Andavano a costruire il socialismo, e la delusione fu cocente: la povertà, la dittatura, la prigione e il campo di detenzione per molti di loro. Quindici anni fa andai a intervistare i reduci di quella epopea operaia, magnifiche persone di settanta e ottant’anni che raccontavano per la prima volta la loro storia. Nella Cina di Xi Jinping un libro del genere non ha diritto a circolare.   Farsi censurare è diverso dal farsi rifiutare. Se ho un mio nuovo libro tra le mani e molte case editrici declinano l’offerta, mi sento svalutato...

21.11.2016

Cosa cambierà per l’Asia? / L’Oriente e la retorica di Trump

Difficile dire cosa cambierà per l’Asia, con Trump. Non sono un politologo né un giornalista. Il primo pensiero è per la Cina. La retorica del magnate paventa dazi e disincentivi alla delocalizzazione industriale. Posizione un po’ obsoleta: la Cina è alle prese con una propria delocalizzazione (verso il SudEst asiatico, Indonesia, Cambogia, Vietnam). La vecchia fabbrica del mondo non c’è più, gli oligarchi stanno guidando la riconversione dell’apparato produttivo, non più orientato all’export ma ai consumi interni. E per quel che ne so da tempo si parla di rilocalizzazione, termine astruso per dire che certe produzioni tornano negli Usa e in Europa. Forse l’unico settore che non può rientrare è quello siderurgico, ma non a caso Trump porta a esempio un’altra industria, come quella dei...

26.07.2016

Alla vigilia della riunificazione / Hong Kong: poeti, artisti e blogger

La scena   Come si può scrivere di attualità politica senza cadere entro l’orizzonte chiuso della notizia? Evitare la coazione a riprendere e rielaborare ciò che già vive di vita propria sui mezzi di informazione? Non mi accontento di un racconto rimasticato, di storie che occhieggiando agli archetipi e facendo leva sulla sensazione buchino il video – come si diceva solo pochi anni fa – plasmandosi in prodotti per un mercato.  La mia risposta è: resta alla larga dall’attualità. Narra una faccenda quando è ancora in divenire, o quando è lontana e divenuta. E infila nella tua storia pezzi di realtà purissima: incontra persone comuni, evitando i personaggi pubblici che, appunto, già personaggi sono e già hanno costruito narrazioni in proprio. Fai emergere, così, i temi, le...

22.03.2016

Karachi Literature Festival 2016

I giorni che precedono il Karachi Literature Festival sono scanditi dall’attacco all’università Bacha Khan (raffiche di mitra su studenti e professori, trenta morti) non lontano da Peshawar, e da una bombetta di minor portata a Quetta doppiata proprio nei giorni del mio arrivo. Non sono mai stato così vicino a una zona di guerra, o comunque a rischio attentati. Ho visto, in altri continenti, periferie urbane terribili in guerra con sé stesse e le ho anche percorse a lungo, ma qui non so come comportarmi.Quel che mi vedo attorno non collima però con il flusso delle informazioni. Il festival si svolge dentro a un resort demodé, proprietà di una famiglia di etnia Parsi. I Parsi – o Zoroastriani – sono la minoranza religiosa più circoscritta d’Asia, poche centinaia di migliaia di persone,...

11.09.2015

Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i...

12.08.2015

Censura e democrazia

Torno in Italia e orecchio discorsi che mi piaccion poco. Ne trovo traccia sulla stampa, sui blog, sui magazine internazionali. Anche al bar, devo dire. Racconto che a Hong Kong c’è maretta, perché l’elezione a suffragio universale del Governatore, promessa per il 2017, rischia di ridursi – così comanderebbe il Partito da Pechino – a una farsa: gli Hongkonghesi sceglieranno il proprio Governatore tra due o tre nomi indicati da notabili fedeli alla Repubblica Popolare Cinese. Non è una farsa: è un imbroglio, un plateale tradimento degli accordi che regolano la graduale presa di sovranità sulla ex colonia britannica da parte della Cina.   A Milano, il furbetto della birra accanto non si esime dal commentare: e perch...

09.01.2015

Cosa scrive l'Asia?

Di recente mi sono trovato a fronteggiare un uditorio pechinese – molto internazionale però – ricevendone domande. Nessuna sorpresa: il moderatore mi conosce, tante volte si è parlato di quel che mi interessa. Cinque anni da editore specializzato sull’Asia, e ora ho un libro da comporre per le mani. Allora mi si domanda soprattutto di Cina e India, paesi diversi ma in corsa parallela: la narrativa giovane è il punto, ma non di letteratura sola si parla bensì di società. Eccole, quattro domande e risposte.   La Cina è la fabbrica del mondo. Lo è l’Asia orientale tutta, e del Sud (l’India). Esiste allora una Letteratura o (per evitar maiuscole) una narrativa che la racconti? Che ne racconti condizioni e...

29.10.2014

Pechino. Giovani lettori

È difficile dare un’età ai cinesi. La ragazza a cena con noi potrebbe averne poco meno di trenta, un filo di pinguedine come accade a molti della sua generazione: quelli del ceto più alto, che provengono magari da famiglie di un certo benessere in progressivo aumento. La vita facile che si schiude a chi fa fortuna (e ha avuto modo di farla, in un modo o nell’altro, cavalcando lo sconvolgente passaggio da un’economia di stato totalitaria a un altrettanto totalizzante liberismo rampante), in un paese che cresce. Quando inforcherà la biciclettina a fine cena, commentando la mia abitudine di tornare a casa a piedi con una lunga camminata tra le vie secondarie, gli hutong silenziosi, dirà: ho la bicicletta perché si è rotta la...

20.08.2014

Singapore

Sono in partenza per Singapore. Bel raduno di scrittori, traduttori, editori, si chiama Bridging Cultures, e almeno centocinquanta persone discuteranno e si affanneranno attorno a tematiche (letterarie, editoriali, linguistiche) che riguardano l’Asia dell’Est e il Pacifico. Anni fa ho speso qualche mese a Singapore, facendo un po’ di scouting in giro per l’Asia del sud-est. Mi hanno chiesto: e perché fai base proprio lì, il posto più costoso, quello che letterariamente ti dà di meno? Io non avevo una risposta precisa. Sapevo che da quella città stato mi sentivo attirato proprio per la sua anomalia. È il posto che più ricorda una certa fantascienza anni cinquanta-sessanta, quella più sociale che in fondo...

19.06.2014

Han Dong non è d'accordo

Han Dong non è d'accordo, a dir poco: è questa la cifra della conversazione.   Ci siamo visti più volte in questi due giorni, questa è l'ultima sera a Nanchino. Mi porta a cena in una ristorante autenticamente nanchinese: ieri è stata cucina dello Yunnan, la migliore forse, e sopratutto quella che viene dallo stato dove lui, come altri scrittori, artisti, registi e poeti vuole prima o poi trasferirsi. Foresta semitropicale e campagna in altura: la meta è Dali, nel nordovest, un'eterna primavera, non lontano dal confine con il Laos. La Toscana dei cinesi.   Cucina di Nanchino: sì, le specialità ci sono, il ristorante è annunciato da file di lampade di carta gialla: epperò uguale uguale a quello...

24.04.2014

Shakespeare in Cina

Ho incontrato Guangming Fu un anno fa, invitato a una cena in famiglia da Zheng Shi, editor del gigantesco Beijing Publishing Group. Avevo dunque conosciuto questo marito gentile che mi aveva ricevuto come un amico, e preparato con la consueta dedizione un leggero tè bianco. Con loro la figlia, una ragazza di nemmeno vent'anni innamorata dell'opera italiana: la mia promessa di invitarli a teatro alla prima occasione utile è ancora disattesa, ma verrà. Guangming Fu ci aveva messo un po' a raccontarmi quel che mi aveva fatto drizzare le orecchie: è incaricato da una casa editrice taiwanese di tradurre in cinese l'opera omnia di Shakespeare (o quasi: 37 testi teatrali e un poema). "Il lavoro dei miei prossimi dieci anni." Pareva riderci...

02.04.2014

Cina: visto, non visto

La Cina come gli Usa? Tutti in caccia della famosa carta verde? Sembra di sì. Si è avverato quanto previsto dopo il cambio della guardia, con il Congresso del PCC del novembre 2012: cambia il regime di permessi di residenza e soggiorno per gli stranieri nel Paese di Mezzo. E cambia proprio tutto: le agenzie italiane che hanno sempre fatto da tramite con l’Ambasciata rispondono sconsolate che oramai è così. Siano professionisti inviati da aziende italiane per qualche mese sul suolo cinese, o perfino assegnati di stanza in Cina per un anno, la procedura per la concessione di visti di lavoro o visti business è diventata un muro invalicabile.   Senza una ragione apparente vengono rifiutati i visti, le agenzie in Italia ti concedono visti...

26.02.2014

Est/Ovest: la guerra delle lingue

Voglio qui dimostrare la mia tesi: che sia in atto sul continente asiatico una battaglia strisciante, un braccio di ferro tra la lingua inglese e la lingua cinese (e di conserva le più deboli lingue locali come l’indonesiano, e le lingue indiane) che si svelerà presto. Ma devo prenderla alla larga. Prima una citazione: Xiaolu Guo, Jhumpa Lahiri e Jonathan Franzen a colloquio al Jaipur Literature Festival. Denuncia Xiaolu Guo: la letteratura angloamericana è sopravvalutata. È solo un problema di capacità di diffusione grazie al medium linguistico che si è imposto come globale. Un bell’articolo sul Guardian riporta la ricchezza di quel dibattito. Io credo che questa battaglia tra le lingue non sia che il riflesso di uno scontro (non...

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