AUTORI
Andrea Pomella
12.10.2019

Fuani Marino / Svegliami a mezzanotte

Il mito di Sisifo di Albert Camus si apre con queste parole: «Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è rispondere al quesito fondamentale della filosofia». Dunque l’intera attività del pensiero che tende a ricercare quanto resta di ogni esperienza vitale, dovrebbe, secondo Camus, concentrarsi sul giudizio di quell’esperienza. C’è da domandarsi insomma se l’attaccamento dell’uomo alla vita sia qualcosa di più forte della somma di tutte le meschinità di cui si compone il mondo, o se lo spirito umano è capace di discernere un limite oltre il quale valutare la vita un’esperienza sostanzialmente risolvibile.  Camus pone la questione da un punto di vista filosofico, e lo fa in un tempo...

22.09.2019

Chrónos e Kairós / Arrivare in anticipo

Ai tempi della scuola i miei compagni cenavano tutti tardi. Cenare tardi era indice di modernità. Più si cenava tardi, più si era evoluti, alla moda, giusti, impeccabili, audaci. Più si cenava presto, più si era primitivi, bifolchi, demodé, sbagliati, coglioni. Cenavano tardi le famiglie piccolo borghesi, avvezze dalla nascita a modi estroversi e spigliati. Cenavano presto i complessati, i goffi, gli incarogniti nel male sociale del disprezzo di sé. Io che discendo da una famiglia di origine contadina avevo l’abitudine di cenare alle sette meno un quarto, quando in Tv davano Zig Zag con Raimondo Vianello, o I Jefferson, o Italia Sera con Piero Badaloni, e pertanto rientravo nel novero dei coglioni. Poi sono cresciuto, e nel frattempo quel che allora era considerato moderno è diventato...

03.08.2019

Storie del futuro / Gli immortali

Immortale è ciò che esiste da sempre e per sempre. Immortali sono le storie e il mondo, le cose più antiche conosciute dall’uomo. Immortale è il futuro, il quale – poiché deve ancora avvenire – si colloca in un tempo dai confini indeterminati, e quindi infinito. Gli immortali, di Alberto Giuliani (il Saggiatore) ha come sottotitolo Storie dal mondo che verrà. È una raccolta di storie del futuro collocate in una cornice del passato. La cornice ha a che fare con una doppia profezia. La prima è stata pronunciata nel 1997 sulle rive del lago Bajkal in Siberia; la seconda due anni dopo, in India, nella città sacra di Vrindavan. Entrambe riguardavano il futuro di Giuliani; un futuro che sarebbe stato interrotto, a loro dire, da una morte prematura e violenta.  Ma alle profezie –...

16.06.2019

Discendenze e Polo Nord / Dell’unica verità possibile sul senso della vita

La storia che sto per raccontare non si è ancora conclusa. La scrivo perché nella sua inconclusione c’è una certa bellezza, una bellezza che non ritroverei neppure nel più appassionante dei finali. Nella storia c’è un mistero che non si risolve, una curiosità che non viene soddisfatta e un dubbio che non viene dissipato. Ma la mia voglia di raccontarla non è alimentata dal mistero, dalla curiosità e dal dubbio. Piuttosto dalla volontà di riflettere sulle coincidenze che l’hanno condotta fino a me.  Nel racconto Un uomo occupato, Nabokov scrive: “Quanto più si presta attenzione alle coincidenze, tanto più di frequente esse si presentano”. Io devo aver iniziato da qualche tempo a prestare attenzione alle coincidenze, se è vero che negli ultimi tempi mi sono imbattuto in una carambola...

28.05.2019

Pierre Pachet / Autobiografia di mio padre

“Credo di dovervi una spiegazione – io, Pierre Pachet – sul testo insolito che state per leggere e per il quale ho impugnato la penna”.  Inizia così Autobiografia di mio padre, il potentissimo testo letterario di Pierre Pachet uscito in Francia nel 1987 e pubblicato solo quest’anno per la prima volta in Italia da L’orma editore, con la traduzione di Marco Lapenna e una bella postfazione di Lisa Ginzburg.  La spiegazione di Pachet occupa sei pagine e rappresenta una sorta di preambolo al romanzo vero e proprio. A parlare è l’autore in persona, ma anche l’impostore. Poiché, ecco, Autobiografia di mio padre di questo tratta: di un’impostura. A buon bisogno qualsiasi creazione letteraria può essere considerata tale, ma in questo caso una simile dichiarazione preventiva pone il...

01.05.2019

Cosa rimane di una persona perduta la memoria? / Idda, di Michela Marzano

Ho l’abitudine di leggere i romanzi pensando che ognuno di essi, in fondo, non faccia che porre una domanda; tanto più la domanda mette in crisi il lettore, quanto più il romanzo è riuscito a scalfire la superficie delle cose. Ho altresì l’abitudine di pensare che la letteratura debba in prima battuta raccontare l’indicibile, o perlomeno porsi l’obiettivo di farlo. Svuotare una cantina ordinata e pulita è un lavoro comodo, ma non serba mai nulla di interessante; non quanto le sorprese che ci restituisce un ripostiglio nel quale il tempo e la memoria si sono stratificati, anno dopo anno, caos su caos.  La domanda che pone Michela Marzano nel suo ultimo romanzo, Idda (Einaudi Stile Libero), arriva a pagina 105. Alessandra, la protagonista, cerca di capire cosa rimane di una persona...

11.04.2019

Manuel Vilas / In tutto c’è stata bellezza

Ho letto In tutto c’è stata bellezza di Manuel Vilas (Guanda, traduzione di Bruno Arpaia) mentre avevo sulla scrivania Tutte le poesie di Giorgio Caproni. Un giorno, sfogliando la raccolta di Caproni, sono incappato in una poesia dal titolo L’ignaro, che fa:  “S’illuse, recuperato / l’oggetto accuratamente perso / d’aver fatto un acquisto. / Fu gioia d’un momento / E rimase / turbato. / Quasi / come chi si sia a un tratto visto /spogliato di una rendita. / (Lui, / ignaro che ogni ritrovamento / – sempre – è una perdita)”.  Ed è stata una coincidenza fatale. Perché per entrare nel romanzo di Vilas è richiesta una chiave a doppia mappa, una chiave che abbia stampate sulle due ali proprio le parole ritrovamento e perdita. Ma cos’è quel tutto in cui c’è stata bellezza?  È...

14.03.2019

Un nuovo approccio alla depressione / Edward Bullmore, “La mente in fiamme”

Nel 1989, durante il tirocinio come medico e prima di iniziare il periodo di specializzazione in psichiatria, il neuropsichiatra britannico Edward Bullmore incontra la signora P, una donna di sessant’anni affetta da artrite reumatoide. Durante l’incontro la signora spiega al medico i vari sintomi della malattia e le innumerevoli sofferenze che le provoca, soprattutto alle articolazioni delle mani. A un certo punto Bullmore pone alla signora P una sequenza di domande irrituali circa il suo stato mentale, e la signora P inizia a parlargli della generale astenia, della difficoltà a dormire e dello stato debilitato del suo umore. Segni che di solito indicano l’insorgere di uno stato depressivo.  Foto di Ole Marius Joergensen. Nel riferire al suo superiore la nuova diagnosi che va ad...

10.01.2019

“Il cielo è rosso” di Giuseppe Berto / Se il male è superiore, l’uomo è innocente?

Nelle sacre scritture il male è il peccato, ossia la capacità dell’uomo di trasgredire. Trasgredire rispetto a cosa? Rispetto alle leggi di Dio. Ma il male è in contrasto non solo con le leggi, anche con la convenienza, con la virtù e col dovere, che sono anch’esse norme di origine divina. Il male cristiano trae origine da un atto cosciente e volontario del libero arbitrio, discende dall’uomo, e la sua unica cura è la divinità.  Epicuro, già tre secoli prima della nascita di Cristo, si domandava: “La divinità o vuol togliere i mali e non può, oppure può e non vuole o anche non vuole né può o infine vuole e può. Se vuole e non può, è impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non vuole e non può, è invidiosa e impotente; se vuole e può, donde viene l’esistenza dei mali e perché...

17.12.2018

Dipendenze / Piccola città, una storia comune di eroina

Secondo il dizionario etimologico il verbo consumare deriva da cum, nel senso di “interamente”, e sumere, “prendere”, “togliere”; e quindi: “ridurre a nulla, togliendo poco per volta”. Una storia del consumo di eroina in questo paese andrebbe a comporre la storia stessa del paese. Soprattutto se parliamo dell’Italia degli ultimi tre decenni del Novecento, quando il consumo di eroina toccò il suo vertice, anche in termini di vittime. Una storia di riduzione, poco per volta, a nulla.  Eppure limitare il fenomeno al secolo scorso è sbagliato. Nella sua relazione annuale al parlamento sui traffici e sui consumi di droga in Italia, la direzione centrale del servizio antidroga della polizia di stato ha decretato il 2017 come l’anno del grande ritorno dell’eroina, con un 30 per cento in più...

03.12.2018

Martin Pollack / Il morto nel bunker, indagine su mio padre

Che succede se fin dall’adolescenza il quadro famigliare in cui vivi è dominato dal silenzio, un silenzio che tuttavia, come intuisci, non serve ad altro che a erigere una barriera che separa le cose che si possono pronunciare da quelle che appartengono alla sfera dell’indicibile?  Che succede se al di là di quella barriera avverti che la tua storia personale è intimamente legata alla Storia, in particolare a un momento tra i più brutali, scioccanti, inenarrabili del Ventesimo secolo, e a una terra, la cosiddetta Stiria Inferiore (oggi Slovenia), un pezzo dell’impero asburgico che nel 1919 divenne regno di Jugoslavia, e teatro di feroci tensioni tra germanofoni e sloveni, l’humus in cui attecchì il seme del nascente nazionalsocialismo?    E che succede se in età adulta...

13.10.2018

Addio Fantasmi / Cose terribili come fossero normali, e viceversa

C’è un capitolo nel secondo romanzo di Nadia Terranova – Addio fantasmi (Einaudi Stile Libero) – che si intitola Cose terribili come fossero normali e forse viceversa. È un titolo che mi ha ricordato, nella sua prima metà, Essere senza destino di Imre Kertész, e in particolare il protagonista, l’adolescente ungherese Gyurka, che si vede passare addosso la più feroce persecuzione della storia accettandola come se fosse, appunto, normale. Ma l’aspetto più interessante sta nella seconda metà della frase, in quel e forse viceversa che allude all’esatto contrario, alle cose normali [vissute] come fossero terribili.  Addio fantasmi narra di una giovane donna, Ida Laquidara, che parte da Roma per far ritorno a Messina, la sua città natale, richiamata dalla madre in vista della messa in...

26.09.2018

“Il ramo spezzato” di Karen Green / È dura ricordare le cose tenere con tenerezza

Un anno dopo il suicidio di David Foster Wallace, avvenuto il 12 settembre 2008 a Claremont in California, sua moglie Karen Green, scrittrice e artista visuale, realizzò un’opera dal titolo La macchina del perdono. Si trattava di uno strano congegno realizzato con tubi e pezzi di plastica colorata che assomigliava a uno strumento di laboratorio. Gli spettatori della galleria d’arte di Pasadena in cui l’opera venne esposta erano invitati a inserire all’interno della macchina dei biglietti con scritti i nomi delle persone che avrebbero voluto perdonare o da cui avrebbero voluto ricevere il perdono.   L’importanza di quest’opera non risiedeva tanto nelle sue proprietà artistiche, quanto nella funzione che essa svolse nel ritorno alla vita e al lavoro di Karen Green dopo il grave lutto...

16.07.2018

Sulla “Lettera al padre” / Kafka. La vita è qualcosa di più di un gioco di pazienza

C’è una ragione per cui all’età di quarantaquattro anni mi sono deciso a riprendere in mano Lettera al padre di Kafka, uno dei testi capitali della letteratura di tutti i tempi, la testimonianza più limpida dell’immenso potere che esercita la figura paterna nelle nostre esistenze. La ragione è legata a un recente fatto privato che ha segnato per me l’inizio di una nuova vita, o se vogliamo che ha ricollegato due pezzi distanti della mia vita… like a bridge over troubled water. Nello scorso dicembre, dopo trentasette anni, ho rivisto mio padre; lo stesso uomo con cui, dal tempo in cui i miei genitori si separarono, avevo chiuso ogni rapporto. E da allora non faccio altro che cercare di riposizionare frammenti, con l’abilità, la pazienza e la pinza del mosaicista, e con l’aiuto di tutto ciò...

06.07.2018

Raduan Nassar / Un bicchiere di rabbia

La storia è delle più semplici. Siamo in Brasile, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, al tempo della dittatura militare. È sera, e un uomo, un agiato proprietario terriero, torna nella sua fazenda, dove dietro al cancello, ad aspettarlo, c’è una donna, di professione giornalista. L’uomo cena con un pomodoro salato, mentre lei lo aspetta. Poi insieme vanno a letto, dove trascorrono un’ardente notte d’amore.  L’indomani l’uomo nota un particolare nel giardino: delle formiche hanno aperto un varco nella siepe di ligustro. Le formiche sono ecodome, una specie particolarmente infestante molto temuta nelle campagne dell’America Latina. La visione della siepe sradicata sprigiona nell’uomo un’ira irrefrenabile che presto si riversa sulla sua amante, la quale nel frattempo sta...

11.06.2018

Amore e incomunicabilità / Javier Marías, Berta Isla

“Noi siamo come il narratore in terza persona di un romanzo […] È lui che decide e racconta, ma nessuno può interpellarlo né mettere in dubbio quello che dice”. A parlare è Mr Tupra, misterioso agente dei servizi di sicurezza inglesi, mentre tenta di arruolare il giovane Tomás Nevinson, il protagonista maschile di questa storia.  La storia di cui si parla è quella narrata nell’ultimo romanzo di Javier Marías, Berta Isla (Einaudi, traduzione di Maria Nicola, p. 488, € 22,00).  Tom è per metà spagnolo e per metà inglese. È fidanzato con Berta dall’età di quattordici anni, ma entrambi non sono arrivati vergini al matrimonio. Entrambi hanno consumato la loro prima volta all’oscuro dell’altro: Berta con un banderillero dalla vischiosa sensualità conosciuto a Madrid, nel 1969, durante...

15.04.2018

Una donna, un uomo, Venezia / Giuseppe Berto, Anonimo veneziano

In questi anni, la casa editrice Neri Pozza è alle prese con un’operazione profondamente meritoria: restituire all’attenzione della comunità dei lettori l’opera completa di Giuseppe Berto, uno degli autori più schivi e meno amati della seconda metà del Novecento. Un autore in realtà importante, anzi a dirla sinceramente uno tra i più importanti della sua generazione, data l’originalità della sua scrittura, il vis-à-vis che essa impone con temi come la gloria, la lotta dell’uomo contro se stesso e contro l’antico terrore della fine, il male radicato nell’essere prima ancora che nel corpo.  E così, dopo Il male oscuro (2016) e il trittico Guerra in camicia nera, Oh Serafina!, La gloria (2017), ecco che quest’anno viene ridato alle stampe un piccolo gioiello dolorosissimo e lucente:...

29.03.2018

Il Sessantotto di chi non c'era / Intervista a mia madre sul Sessantotto

Mentre mia sorella, mia moglie, mio cognato e i bambini mangiavano i bignè, a mia madre ho detto: “Sediamoci sul divano”. Glielo avevo preannunciato al telefono: “Ti farò due domande sul Sessantotto, mi racconterai quello che ricordi, niente di impegnativo”. Ma la sola idea l’aveva messa in apprensione. “È passato tanto tempo”, aveva sussurrato.  Mia madre non era nel movimento, non partecipò alla battaglia di Valle Giulia. Nel 1968 aveva diciotto anni, viveva in un paese a venti chilometri da Roma, aveva lasciato la scuola a quindici e non pensava alla Primavera di Praga né alla rivoluzione culturale cinese. Era l’ultima di sette fratelli, tre maschi e quattro femmine, figli di un fornaciaio e di una materassaia immigrati dall’Abruzzo.    A quel tempo lavorava in un...

12.02.2018

Tempo di libri - incipit / I sotterranei, Jack Kerouac

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   “Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa...

06.09.2017

“Che senti?”. “Silenzio.” / Storia della mia depressione

Dopo molti giorni in cui mi svegliavo di cattivo umore, con un peso nel petto, difficoltà a deglutire, senso di oppressione, una mattina mi sono svegliato chiedendomi: perché mi sveglio sempre di cattivo umore? E ancora: perché dovrei invece svegliarmi di buon umore? Ma soprattutto: cos’è il buono e il cattivo umore? Dove sta la verità dell’umore? Fingo di più quando sto di buono o di cattivo umore? E fingo rispetto a cosa? Rispetto alla realtà del mio umore, o rispetto alla fisionomia oggettiva della realtà che mi circonda? E quindi come dovrei essere, una volta accertata la fisionomia oggettiva della realtà che mi circonda, di buono o di cattivo umore? E se riesco con ragionevole obiettività ad accertare la fisionomia della realtà che mi circonda, ossia se mi riscopro dotato della...

07.05.2017

Non possedere la famosa capacità di problem solving / Traslocare: che tenerezza!

Il 2 aprile ho traslocato. Mio figlio, che ha quasi sette anni, trova la parola trasloco molto interessante. Per settimane non ha fatto che ripeterla, lasciandosela rimbalzare in bocca come una caramella succulenta. E a sentirla pronunciare da lui, questa parola ancora così esibitamente latina, con quel prefisso tras- che precede loco (da locus), anche a me suona quasi leggera, inadatta a significare ciò che in effetti significa, ossia una delle azioni umane più pesanti e faticose che si possano immaginare. Credo invece che, col senno di poi (di questo poi che non è ancora abbastanza poi, trovandomi mentre scrivo nella risacca degli effetti psicologici e fisici del mio trasloco), ancora più pesante e faticoso sia comprendere con quanta leggerezza, inconsistenza, vanità, gli altri...

09.02.2017

Ma era davvero solo un trentenne precario? / Michele. In realtà non sono mai esistito

Ho letto oggi, com’è – credo – dovere di tutti, la lettera d’addio scritta da un uomo di trent’anni morto suicida. L’uomo si chiamava Michele, era friulano, e i giornali, in gran parte, si sono affrettati a qualificarlo come “trentenne precario”, condensando in due parole la totalità del suo essere.   L’anno scorso, in occasione dell’incidente ferroviario tra Andria e Corato, i giornali online pubblicarono articoli con titoli come: Antonino che voleva fare l’esame, il contadino centrato da una scheggia, Jolanda che doveva sposarsi. Un’abitudine giornalistica molto in voga, questa, quando si è esaurita la cronaca e occorre dare un volto alle vittime. Si considera l’esistenza di una persona come la somma di tanti frammenti del reale, si scelgono i più levigati, i più facili alla...

07.01.2017

La depressione e la scrittura / Giuseppe Berto, Il male oscuro

Una volta, parlando di David Foster Wallace, un tale di mia conoscenza, con voce contrita, mi domandò: “Ma perché si è ucciso?”. Me lo chiese come se io fossi l’esecutore testamentario di David Foster Wallace, o il suo miglior amico, o – cosa ancor più improbabile – il suo psicanalista. “Immagino perché stava molto male”, furono le uniche parole che mi uscirono di bocca. Poi ci pensai un po’ e lo invitai alla lettura di Una cosa divertente che non farò mai più (in Italia è pubblicato da minimum fax con la traduzione di Gabriella D’Angelo e Francesco Piccolo), il più comico, stralunato, angoscioso, farsesco reportage letterario moderno, la cronaca umoristica di una settimana di crociera ai Caraibi commissionata dalla rivista «Harper’s» in cui Wallace, attraverso l’osservazione della...

14.09.2016

Roma al tempo di Virginia Raggi / Com’è amaro l'espresso ar Caffè der Progresso

La situazione di Roma è questa: qualche sera fa, mentre ero seduto a un tavolo all’aperto in un ristorante nel quartiere di San Lorenzo, e mentre i camerieri dopo ogni pietanza mi chiedevano: “Com’è andata?”, e mentre io, senza alcun giudizio critico, non sapevo far altro che rispondere: “Bene, grazie”, mentre succedeva tutto questo, è passato un suonatore di fisarmonica che anziché Bésame Mucho suonava Profondo Rosso.  Il ristorante, in realtà un bistrot con pretese da gran gourmet, sorgeva in una strada poco trafficata, in una zona diciamo periferica del quartiere, una delle meno battute dalla collettività notturna sanlorenzina, cosicché il suonatore di fisarmonica, dopo aver fatto il giro dei ristoranti nelle zone invece più battute dalla collettività notturna sanlorenzina, dopo...