Interzona
Rinaldo Censi

Si occupa di immagini mobili. Collabora a “Alfabeta2”, a “Il Manifesto”, ad alcune riviste di cinema (Cineforum, Filmcritica, Fata Morgana), sempre più sporadicamente. Ha partecipato a numerosi volumi collettivi e ha scritto un libro: Formule di pathos. Genealogia della diva nel cinema muto italiano, Cattedrale, Ancona, 2008.

Ha curato per la Cineteca di Bologna l’edizione dvd delle Histoire(s) du cinéma di Jean-Luc Godard.

Propone alle case editrici – spesso senza successo – libri da tradurre.

Programma rassegne cinematografiche (con spirito warburghiano), quando glielo permettono: per esempio sul found footage o sui rapporti tra Giorgio Morandi e il cinema. L’ultima sera della rassegna Morandi uno spettatore è uscito dalla sala sbraitando, chiedendo la restituzione dei soldi del biglietto. Sullo schermo passavano le immagini di Zen for Film di Nam June Paik: si trattava di un programma dedicato a Morandi e la polvere. Considera questa reazione un successo personale.

 

01.12.2018

Talk about noblesse / Courbet e la natura

Passeggiare al Louvre con Barnett Newman: che esperienza fantastica deve essere stata. È capitato a Pierre Schneider. Leggiamo uno stralcio del testo, pubblicato all'interno del suo Louvre, mon amour (Johan and Levi, 2012). L'euforia è contagiosa. Ecco Newman davanti a una battaglia di Uccello: «Grandioso! La totalità assoluta. Un'unica immagine. Suppongo che sia così perché la luce è la stessa da un'estremità all'altra del quadro. Niente riflettori – proprio come Courbet. Monet, per esempio, ricorreva sempre a un'illuminazione teatrale, salvo nell'ultimo periodo. Da qui la sua popolarità. (Silenzio) Fisicamente, è una pittura moderna, una pittura piatta. La cogli subito. Che scala fantastica!»  Nella traduzione italiana è saltato il riferimento a Pissarro («Courbet and Pissarro are...

05.09.2018

Venezia 75 / Gianikian-Ricci Lucchi: noi due cineasti

Nel film, tutto parte nel 1975. È l'anno in cui si conoscono. Angela aveva appena filmato una cerimonia paesana in otto millimetri. Il loro incontro è un colpo di fulmine (deve essere stato così). Tanto che viene suggellato da una specie di patto (almeno così io lo immagino). Yervant inserisce in sovrimpressione alcune immagini sulla pellicola filmata da Angela. Mentre le inquadrature del film scorrono sullo schermo, la sua voce off ricorda il loro incontro (o la voce è quella di Yervant?) e la storia delle sovrimpressioni. Il titolo di questo primo film lo riprendono da Pound, Erat-Sora (così lo descrivono, nel catalogo curato da Sergio Toffetti: «Nel mese di maggio l'aria è profumata di rosa. Nelle campagne si prega la madonna di Fatima, di Lourdes, di Pompei. Mutamenti, trasformazioni...

18.05.2018

Se n'è andato quasi senza salutare / Glenn Branca

Quando i Velvet Underground pubblicano White Light White Heat, nel gennaio del 1968, Glenn Branca ha diciannove anni (ne compirà venti il 6 ottobre). Abita a Boston. È particolarmente interessato al teatro. Anzi, lo pratica proprio. Tanto che ha fondato una compagnia, The Bastard Theater, con il quale tenta di mettere in scena dei “music-drama”. Sono lavori davvero sperimentali, sorta di performances in cui la musica ha un ruolo determinante. All'epoca, Branca non ha nessuna intenzione di intraprendere la carriera di musicista. Certo, come molti teenagers ha strimpellato una chitarra. Di certo è un collezionista di vinili. Così, magari ricorda quel momento che spezza esattamente in due I Heard Her Call My Name: sono due secondi, forse i più importanti nella storia del rock.  ...

01.03.2018

Ricordo di un'amica / Angela Ricci Lucchi, artista e filmmaker

All'inizio, tutto si mette in moto grazie a una rosa:   Abbiamo cominciato entrambi come operatori visivi. Io ho studiato con Kokoschka a Salisburgo e nel 1972 ho fatto una mostra a Ferrara, presentata da Renato Barilli. Ero già molto interessata all'uso dei media e ho iniziato una specie di “inchiesta”, poi pubblicata per le edizioni Pari & Dispari, che consisteva nel porre a tutti una serie di domande essenziali: che cos'è la rosa per te? L'ho chiesto tra gli altri a Zavattini, che mi mandò una bellissima lettera. E l'ho chiesto anche a Yervant che avevo appena conosciuto. Lui aveva già fatto degli 8 mm, aveva esposto alla Galleria Cavallino di Venezia. Insieme abbiamo girato, a quattro mani, un film sui “pilastrini”, cioè sui piccoli altari dedicati alla Madonna disseminati...

10.03.2017

Note su Comic Strip (Gerhard Richter) / Un catalogo di aberrazioni

Chi scrive queste righe sente il dovere di chiarire una nota d'impiccio: in disegno è sempre stato un disastro. Come affrontare allora il resoconto di questo quaderno d'artista, concepito da Gerhard Richter (Gerd Richter, sulla copertina) nel 1962, intitolato Comic Strip (Walther König, Köln, 2014)? Richter l'ha composto un anno dopo aver lasciato Dresda e la Germania Est per trasferirsi a Berlino, in territorio occidentale. Un addio non facile, ma obbligato, covato a lungo, dalla fine degli anni '50, quando a Kassel vede i lavori di Pollock e Fontana (Documenta II, 1959). Si convince definitivamente dopo un viaggio turistico a Mosca e Leningrado, nel marzo del 1961. In aprile, quando scrive una lettera toccante al suo professore, Heinz Lohmar, è già a Berlino Ovest. Richter si trasferirà...

27.09.2016

Addio a Herschell Gordon Lewis / Mille ragioni per girare un film in Florida

Ogni tanto la cerco su ebay. Sarà per gusto feticista o semplice elogio della frivolezza. Parlo della “barf bag” che veniva consegnata agli spettatori di Blood Feast, nei cinema, in pieno 1963. Parlo della busta di carta in cui ogni spettatore poteva vomitare tutto il suo disgusto assorbito vedendo le immagini di quel film.    Barf Bag.    Che io sappia, oggi l'unico rimasto a sfruttare il potenziale di quella busta è Nick Cave, che ha intitolato e letteralmente scritto il suo ultimo libro sopra quegli involucri di carta che trovate sugli aerei: The Sick Bag Song. Buste e vomito. Bisogna avere un certo quid imprenditoriale per pensare a soluzioni simili: puro marketing in salsa horror. Nello stesso periodo di Blood Feast (giusto un anno dopo), Ray Dennis Steckler, il...

09.09.2016

Sergei Loznitsa è giunto qui / Austerlitz

Non si guardano neppure intorno. Non osservano. Se guardano, guardano lo schermo del loro smartphone, o della macchina fotografica, o dell'ipad. Non guardano, ma scattano foto. Il braccio metallico del “selfie stick” è quasi una protesi. I più arditi filmano tutto con una GoPro. Gironzolano e ascoltano la voce meccanica dell'audioguida, a capo chino. A volte, una guida in carne ed ossa li intrattiene. Sembra di essere tornati ai tempi delle scolaresche: c'è chi ascolta e chi svicola, oppure scherza, tormenta il vicino. Una donna con occhiali da sole dà prova di equilibrio tenendo sulla testa una bottiglia d'acqua.  Siamo a Sachsenhausen, uno tra i più antichi campi di concentramento costruiti in Germania. Ora funge da sito commemorativo, proprio a due passi da Berlino. Costruito nel...

17.07.2016

"La nostra attitudine era: fanculo" / È morto Alan Vega

All'inizio c'è il ritornello di 96 Tears (? And The Mysterians, 1966), una delle canzoni rock definitive: un infinito bordone di organo suonato con un solo tasto e un solo dito – ricorda Lester Bangs. A pensarci bene non è un caso se nel 1977, Martin Rev e Alan Vega aprano un loro show al CBGB's con quel pezzo, totalmente trasfigurato. 96 Tears viene sezionata, decostruita. Ne resta solo un brandello: alla solarità dell'originale si sostituisce una specie di trance psicotica. Alan di cognome fa in realtà Bermowitz, Martin invece per l'anagrafe è Reverby, ma che importa quando battezzi la tua band ispirandoti a Satan Suicide, titolo di un'edizione del tuo fumetto preferito, Ghost Rider? I Suicide bazzicano per le strade di New York dai primi anni '70. Quando si sono incontrati, al Project...

03.07.2016

L'arte nello spazio urbano / Bondage Christo

Non c'è oggetto, struttura, elemento naturale che Christo non abbia impacchettato. Dai primi anni '60 è tutto un avvolgere telefoni, poltrone, riviste, motociclette servendosi di polietilene trasparente; tutto un imballare automobili, bottiglie di champagne, tavolini, donne, ritratti (della moglie Jeanne-Claude, con la quale lavora in perfetta simbiosi). Senza dimenticare le sculture. C'è una bella foto che lo ritrae giovane e occhialuto, intento ad avvolgere una statua nel giardino di Villa Borghese. È il 1963.  Diciamo Christo, ma sono in due: lui e la moglie. E in due iniziano anche a prendere di mira gli alberi. Impacchettano anche quelli. Siamo nel 1966. Andranno avanti fino al 1998.   Che cosa nasconde questa urgenza quasi catastale che li rende simili a strambi impiegati...

13.03.2016

Una superficie vuota e superiore

Si fatica ad immaginare i tesori di ingegnosità, di ingenuità o di impudenza cui il plagio sia suscettibile. Alcuni esempi: nel 1836 apparve una pièce intitolata Saint Thomas, preceduta da un invio che tal M. Champion Lajarry maggiore fa passare per una fantasticheria emanata dai suoi svaghi. Ora, la pièce è stata scritta da F.-G.-J.-S. Andrieux, che l'ha pubblicata presso Dabin nel 1802, dopo la morte di mademoiselle Chameroy. Dei 170 versi di Andrieux, uno solo è stato cambiato. Al posto di: Vestris, Miller, Delille, et caetera, si legge: Taglioni, Vestris, et caetera. Del resto, un episodio del Cagliostro di Nerval riprende quasi parola per parola un pamphlet del marchese di Luchet; Jean Richer, esegeta di Nerval, l'ha per questo rimproverato.   La questione del plagio è annosa....

06.02.2016

Blaise Cendrars. Chimere d'acciaio

Siamo nel 1919. Tra il mese di agosto e di settembre. Fronte occidentale. Chi all'epoca avesse alzato il naso verso il cielo avrebbe potuto notare un dirigibile muoversi nell'aria. Lo pilotava Jacques Trolley. Insieme a lui, un uomo con la macchina da presa: Lucien Le Saint. L'intento? Documentare cinque anni di scontri avvenuti tra la costa belga fino alla Marna, passando per Parigi. Questo materiale è diventato un film giunto fino a noi, intitolato En dirigeable sur les champs de bataille. Commissionato dal reparto cinematografico dell'esercito francese, il film rende evidente lo stato di devastazione del territorio. Desolazione, rovine ovunque, le linee delle trincee simili a ferite del terreno: eppure il cielo sembra limpido, terso, di un azzurro pieno. Sono...

20.03.2015

Blackhat

Nel dicembre del 1827 Jean-François Champollion ha trentasette anni, gliene restano tre da vivere, ed è bloccato su un divano, colpito da un attacco di gotta. Lo ricorda lui stesso in una lettera scritta il 16 gennaio 1828 ad Angelica Palli, chiamata confidenzialmente Zelmira (la conosce nel suo secondo viaggio in Italia, nell’aprile del 1826, a Livorno, dove giunge per conto del Louvre: deve acquisire la collezione Salt, composta da antichità egiziane). Qualcuno, in quelle lunghe giornate trascorse nell’immobilità, i piedi e le gambe fasciate come le sue adorate mummie, gli legge dei libri, per svago. Tra questi, L’ultimo dei Mohicani, pubblicato l’anno prima (1826) da James Fenimore Cooper.   «Champollion non sapeva...

10.02.2014

Tavoli | Gianikian e Ricci Lucchi

Blow up, zoom, o florilegio di dettagli. Sul tavolo ci sono rullini fotografici, lenti d'ingrandimento di varie dimensioni e forma geometrica (romboidale, tonda, quadrata), montagne di taccuini, fotogrammi, macchine fotografiche usa e getta e non, brochures (un invito ad una proiezione presso il MoMa, un foglio di presentazione di Pays Barbare del BFI di Londra), biglietti aerei, un depliant della “Secure Bag” (chi frequenta gli aeroporti sa di cosa si tratti), un pacco che lascia in bella mostra ideogrammi giapponesi, un rotolo di carta (per gli acquerelli di Angela), appunti sparsi e liste su fogli A4, almeno due paia di occhiali da vista, il DVD di Oh! Uomo, pezzi meccanici dentro una busta trasparente, una lampada che sovrasta il tavolo, vari materiali dell'Haus...

03.01.2014

Un quaderno di zombie

Quando Pedro Costa parte per Capo Verde, nel 1994, sono passati ormai cinque anni dal suo primo film, O sangue, una storia per certi versi faulkneriana, tra fratelli e padri morti, da seppellire, più una certa intenzione cinefila, che spesso fa capolino nei primi film, dove è facile rintracciare omaggi, citazioni sotterranee a registi e film amati. In questo primo film girato in un bianco e nero molto contrastato è facile ritrovare Charles Laughton (The Night of the Hunter), certa libertà molto nouvelle vague, l'influenza di Paulo Rocha. È insomma un esordio degno di nota, di cui, nondimeno, lo stesso Costa misura certe ingenuità, proprio legate a questi omaggi: è un film completamente immerso nel cinema. Cinque anni dopo,...

04.12.2013

Gianikian e Ricci Lucchi. Pays Barbare

Dopo essere stato presentato in concorso al Festival di Locarno, dopo essere approdato nelle sale di numerose capitali europee (Berlino, Parigi, Vienna, Londra, Lisbona) Pays Barbare, l'ultimo magnifico film realizzato da Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi approda finalmente anche in Italia. Se non siete riusciti a vederlo a Torino nelle tre proiezioni del Torino Film Festival (sezione Doc – la migliore in assoluto), gremite di pubblico, avete ora la possibilità di intercettarlo a Milano, il 4 dicembre – sala Oberdan, sede del Filmmaker Festival: in attesa che altre città e altre sale decidano di proiettarlo.   Prodotto dalla francese Les Films d'ici (porte chiuse, per loro, qui in Italia), Pays Barbare continua e prolunga il discorso che...

23.08.2013

Mauro Santini. Attesa di un'estate

“E' un piccolo film”, mi dice Mauro Santini prima che inizi a vedere il suo splendido Attesa di un'estate (frammenti di vita trascorsa), presentato al Festival di Locarno nella sezione Fuori Concorso. Che cosa lascia intendere questa frase? Col tempo, mi sono fatto l'idea che anche un film di un minuto possa presentare complessità tali da sovrastare l'opera omnia di qualunque Autore canonizzato (lascio qui lo spazio che il lettore potrà riempire, inserendo chi preferisce). Dunque, è possibile che non esistano “piccoli film”, anche se somigliano – come questo – a un diario, a un journal intime. Per chi abbia un poco dimestichezza con i film realizzati da Mauro Santini, Attesa di un'estate (frammenti di vita...

01.12.2011

Robert Walser. Ritratti di pittori

In fin dei conti, che si tratti di originali, riproduzioni o incisioni, ciò che posso dire è pressappoco questo: per alcuni istanti delle figure dipinte sono transitate nella sua vita. Robert Walser le ha incontrate ad una mostra, oppure sfogliando distrattamente qualche rivista. Hanno lasciato tracce, poi sono svanite, forse si sono perse, sono evaporate. Se fanno ritorno sulla carta, come cose scritte, le ritroviamo alterate: non sono più loro. È possibile che sia cambiato il fondale della scenografia, come ne Il bacio rubato di Fragonard, dato che nella stanza non ci sono altre persone in amabile discussione, o a “centellinare vino”. Qualcosa di simile a un capriccio, o magari un’impercettibile spostamento dell’asse terrestre, ha...

13.10.2011

Black and White Trypps Number Three

  Non so se Ben Russell insegni ancora cinema (parli di immagini mobili) all’università. Di certo, programma serate cinematografiche nelle cineteche e nei musei che hanno la gentilezza di invitarlo. È un artista. Realizza film. Ha presentato recentemente a Venezia il suo ultimo lavoro, River Rites. Parte della sua produzione si compatta in un unico progetto (sette film per ora) che, ispirandosi all’inglese antico, egli ha denominato Trypps. In tutto 65 minuti che tentano di cogliere ciò che lo stesso Russell considera una forma di “etnografia psichedelica”. Sono viaggi, nel senso più ampio del termine, a cui non è estranea la dimensione chimica, o l’idea di trance.   Come fare cinema con mezzi che la...

14.09.2011

Ralph Steiner. Mechanical Principles

La data di realizzazione di Mechanical Principles (Ralph Steiner) oscilla tra il 1930 e il 1931. Il cofanetto dell’Anthology Film Archive “Unseen cinema”, di cui è parte, lo data 1930. Di certo è nel 1931 che il film viene mostrato, in una serata particolare intitolata “Music and Film”: ci riferiamo alla sera del 15 marzo 1931, a New York, dove Aaron Copeland e Roger Sessions portano a termine le loro serie con un concerto che prevede la proiezione dei tre film fino ad allora realizzati da Ralph Steiner: H2O (1929) e Surf and Seaweed (1929-30), oltre al nostro già citato.   È Colin Mc Phee ad aver scritto la partitura per l’accompagnamento dal vivo di H2O e Mechanical Principles. Partiture che sono andate perdute....