Alfabeto Pasolini

Snapshot
Silvia Mazzucchelli

Si è laureata in Scienze umanistiche, ha conseguito un master in Culture moderne comparate e un dottorato in Teoria e analisi del testo presso l’Università di Bergamo. Ha pubblicato due saggi dedicati alla fotografa e scrittrice Claude Cahun, dal titolo "Claude Cahun e Suzanne Malherbe: l'immaginario di un sodalizio" (Sestante, 2012) e "Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica" (Johan & Levi, 2013). Ha collaborato con le riviste Nuova Prosa, Alfabeta 2, Elephant & Castle (Centro Arti visive dell'Università di Bergamo) e PsicoArt (Università di Bologna).

04.05.2022

1º agosto 1947 – 9 aprile 2022 / Francesco Radino: il pugno e il sacro

Un percorso artistico e professionale che si snoda per oltre mezzo secolo non può condensarsi in un solo nodo tematico, e neppure può assumere caratteri di uniformità stilistica, se non altro per il naturale dispiegarsi delle vicende anagrafiche. Francesco Radino, scomparso lo scorso 9 aprile a 75 anni, ha coltivato interessi fotografici nell’industria, nella committenza pubblica, nella promozione turistica, nel reportage e nel paesaggio nella sua più ampia accezione. Chi oggi, nel tentativo di esprimere un sommario giudizio critico, cerchi di avvicinarsi alla sua corposa produzione, è costretto nei fatti non solo a concentrarsi su alcuni temi e a trascurarne altri, ma soprattutto a privilegiare solo qualcuna delle tante possibili chiavi di lettura.    Radino stesso è...

14.04.2022

5 marzo 1935-13 aprile 2022 / Letizia Battaglia: la colomba e la bellezza

La mia prima reazione, alla notizia della morte di Letizia Battaglia, è stata il ravvivarsi di un ricordo, l’immagine di una sua fotografia. La scattò a Trapani nella domenica di Pasqua del 1989. Una colomba vola verso due ragazzini, che la guardano mentre si avvicina ai loro volti. Un uomo, di schiena, si allontana ignaro, ma i ragazzini vengono catturati da questa magia. Sono immobili, increduli, uno sembra persino avere la bocca aperta. La colomba è sospesa al centro del fotogramma. È una di quelle foto che si scattano quando quello che si vede è già dentro lo sguardo, quando l’istante perfetto è solo la fine del processo, perché ciò che ha generato l’immagine è nella vita vissuta, nel modo di guardare il mondo, nelle speranze, nei desideri. Quando la intervistai, nel 2016, mi raccontò...

26.01.2022

Chiara Samugheo: eros e magia

Carla Cerati, Lisetta Carmi, Letizia Battaglia, Gabriella Mercadini, Inge Morath, Marilyn Silverstone, Ruth Orkin, Ida Wyman: questa lista di nomi, che potrebbe facilmente essere allungata, è fatta di donne fotoreporter nate a cavallo degli anni Venti e Trenta e che hanno operato nel secondo dopoguerra. Non sono riconducibili ad un’idea collettiva e neanche ad un qualche movimento culturale, sono donne che, in piena autonomia e singolarmente, sono riuscite, tutte insieme e ciascuna con la propria voce, a documentare il passaggio che ben si può definire epocale dalla società della produzione a quella del consumo. Questa generazione di fotografe, già matura negli anni della contestazione e della consapevolezza femminista, si è arresa solo davanti alla inesorabile legge del tempo. Due anni...

05.01.2022

La mostra al Museo Civico, Bassano del Grappa / Ruth Orkin. La ruota dell’occhio

Nel 1939 Ruth Orkin ha 17 anni e desidera vedere l'Esposizione Universale di New York City. Decide di andarci in bicicletta. Riesce a convincere i genitori a lasciarla viaggiare da sola; talvolta fa l'autostop e poi pedala per oltre 2000 miglia. Lungo il tragitto da Los Angeles a New York tiene un registro delle tappe di questo viaggio, inserendo per ogni foglio diverse immagini che testimoniano il suo passaggio. Stranamente lo sfondo è nero e le didascalie, redatte con una calligrafia minuta, sono visibili grazie a un inchiostro bianco, proprio come faceva sua madre Mary Ruby, attrice di film muti, quando documentava le riprese dei suoi film.    Per la giovane viaggiatrice è molto importante testimoniare il proprio passaggio, serve a dimostrare, innanzitutto a sé stessa,...

29.09.2021

Fotografie di Giuseppe Leone / Consolo, la Sicilia passeggiata

La Sicilia passeggiata (Mimesis, 2021) è il titolo di un saggio che Vincenzo Consolo dedica alla regione in cui è nato, arricchito dalle fotografie di Giuseppe Leone. Passeggiare non è sinonimo di vagare a caso, come un flâneur nelle vie di una moderna metropoli, ma significa innanzitutto tornare sui propri passi. Poiché la Sicilia passeggiata non è la stessa cosa di una passeggiata in Sicilia. I passi, non importa fino a che punto reali o immaginari, sono quelli di un viandante, che decide la direzione durante il suo cammino, un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio, dove la meta coincide con il punto di partenza. Non si tratta infatti di un viaggio di scoperta, e nemmeno di esplorazione, ma è posto sotto il segno del nostos, del ritorno.   “Passeggiarla”, lasciare la propria...

01.09.2021

Una mostra ad Astino / Guido Guidi. Cinque viaggi

Si intitola Cinque viaggi (1990-1998), la mostra di Guido Guidi, a cura di Corrado Benigni, tutt’ora in corso presso il Monastero di Astino a Bergamo. Sulla copertina del catalogo il fotografo ha disegnato un intreccio di linee: sono il fiume Adda, che segna i confini tra Bergamo e Milano, il tracciato dell’Autostrada A4, le Tangenziali Est e Ovest di Milano, l’Autostrada che va a Genova, l’Autostrada del Sole e la Milano-Laghi.     Si pensa subito al Viaggio in Italia ed anche alle Esplorazioni sulla Via Emilia a cui Guidi ha partecipato. Da allora l’Italia non è più stata quella dei monumenti famosi, delle cartoline, dei panorami, ma un paesaggio “emarginato, escluso, (…) dell’ambiguità, del finto, del doppio”, un’Italia  “sostanzialmente esclusa, (…) che però è...

29.07.2021

Pudore e sfrontatezza / Pasolini e Paolo di Paolo: coast to coast

La lunga strada di sabbia è il titolo di un reportage, firmato da Paolo di Paolo e Pier Paolo Pasolini, pubblicato nell’estate del 1959 sul mensile Successo. Lo scopo è quello di mostrare un Paese in vacanza, al mare. “In tre puntate i nostri inviati percorreranno i tremila chilometri delle coste italiane, annotando e fotografando gli aspetti meno consueti e più originali delle nostre vacanze. Come in un film sfileranno, nel racconto di Pasolini e nelle foto di Paolo di Paolo, quei volti e quei fatti che soltanto un’inchiesta così lunga può documentare”, si legge nel sommario, ben in evidenza, nel mezzo della prima pagina di Successo.    In realtà, lo scrittore e il fotografo non si conoscono. Arturo Tofanelli, direttore del periodico, deve rassicurare Pasolini, dicendogli che...

23.06.2021

Il nostro saluto / Gli ultimi pasticcini con Giulia Niccolai

Oggi ho saputo che Giulia Niccolai se n’è andata. Ho guardato fuori dalla finestra di casa, per fissare nella mia memoria il colore del cielo. Era quasi giallo. La luce sembrava avvolgere tutto: gli alberi, il lago, le montagne sullo sfondo. Tutto mi è parso immobile. Forse ho capito cosa significa quando il tempo si ferma per un istante. Mi ha avvisata Nicoletta, una cara amica di Giulia. Non sono riuscita a farle molte domande, non ero preparata. Ho ascoltato le sue parole, quasi incredula, incerta se fosse davvero successo. Nicoletta stava in treno. Credo che a quella luce chiara del cielo, assocerò per sempre lo sferragliare del treno. Il primo giorno d’estate è un buon momento per sgusciare via. E poi, a pensarci, la luce ed i treni mi sono sempre piaciuti. Forse anche questo è un...

23.06.2021

David Jiménez, Noémie Goudal e Antoine d’Agata / Fotografia Europea: un sogno ad occhi aperti?

“Sulla Luna e sulla Terra/ fate largo ai sognatori!”. È con questi versi che Gianni Rodari chiude la sua poesia Sulla Luna. Le stesse parole vengono proposte come titolo del Festival di Fotografia Europea a Reggio Emilia, dopo la cancellazione della passata edizione, dedicata proprio al centenario della nascita dello scrittore. Suggestivo, senza dubbio, che ogni spettatore possa essere considerato un sognatore, nel senso di chi sa guardare oltre il velo del reale per immaginare altri spazi ed altri mondi. E fascinosa è la Luna, realizzata da Marco Di Noia, vincitore della Open call del festival, che fa eco alle parole di Rodari. Nell’immagine, nata da un racconto scritto dall’artista nel 2018 durante un viaggio in Giappone, si vedono molte persone che guardano in alto, stupite dalla...

02.06.2021

Mudec Milano / Tina Modotti dal Messico a Stalin

Dopo la forzata pausa della pandemia, il Mudec ha riaperto con Tina Modotti. Donne, Messico e libertà, a cura di Biba Giacchetti. L’esposizione segue una linea tematica che scandisce le diverse tappe del percorso artistico della Modotti, in un arco temporale che va dal 1924 al 1930. Si possono vedere un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d'argento degli anni Settanta, realizzate a partire dai negativi. Se Tina Modotti, abituata alla luce di Città del Messico, si lamentava che quella di Berlino rendeva le sue foto sottoesposte, considerato lo spropositato numero di mostre a lei dedicate, oggi forse si sarebbe lamentata di una sovraesposizione mediatica. In un tale contesto è estremamente difficile pensare a una mostra che abbia anche solo l’ambizione di dire cose nuove, se...

12.05.2021

Un libro di Paolo Ventura / Autobiografia di un impostore

In copertina si vede il volto di un uomo che fuma una sigaretta. Una spira di fumo si alza verso la sua fronte, la attraversa come un pensiero. Va oltre il suo capo, sembra perdersi nello spazio. Un altro alito di fumo, invece, si sovrappone al suo volto, ricorda una ruga attorno alla bocca. Carne e fumo sembrano composti della stessa materia. Le labbra sono chiuse, l’uomo non sta aspirando, la sigaretta è solo un piccolo tunnel dentro cui soffiare le parole. Fumare è lasciare che una parte di sé esca con il fumo, come una storia.  L’uomo è Paolo Ventura, l’immagine è un autoritratto, il libro si intitola Autobiografia di un impostore narrata da Laura Leonelli (Johan & Levi, 2021).    © Paolo Ventura. Inizia, come spesso accade, dal momento della nascita: “se devo...

21.04.2021

Due libri / Tano D’Amico: compagna fotografia

Nelle pagine iniziali del suo libro Fotografia e destino (Mimesis, 2020), Tano D’Amico pone la domanda: “mentre viene fatta, l’immagine può fondersi con la realtà e cambiarne il percorso? Anche per poco, intendo, anche solo negli attimi in cui l’immagine trova la sua forma, negli attimi in cui occhio e obiettivo sono puntati sulla realtà. Può l’immagine mischiarsi con la vita? (…) L’immagine può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?”. È molto difficile rispondere. Si può dire che il momento in cui si decide di scattare una foto, a un determinato soggetto e in un determinato modo, si è già deciso da che parte stare. E su questo, né Tano D’Amico, né le sue immagini scendono a compromessi, è fotografia di parte, è partigiana. Chi la osserva comprende che il fotografo è dentro l’...

03.02.2021

Camminare per la città / Giuseppe Varchetta, Di passaggio

Parigi, Amburgo, Vienna, New York, Los Angeles, Milano soprattutto, sono alcune fra le città che Giuseppe Varchetta ha attraversato. Il fotografo non si ferma nelle vie alla ricerca di un soggetto, non attende il tempo dell’occasione da cogliere, della decisione da prendere o del momento da non mancare. Semplicemente passa, in punta di piedi, in silenzio, come appare nel suo libro Di passaggio (Corraini Edizioni, 2020, con un testo di Cristina Battocletti). Al tempo stesso avanza e indugia, in un’insolita mescolanza delle due cose.   Ren, Parigi, 1996 La fotocamera diviene quasi un quaderno degli appunti, un album per gli schizzi. Varchetta fotografa le cose che lo circondano, uomini, animali, edifici. Se la nostra identità è il nostro modo di vedere e di entrare in contatto con...

20.01.2021

Donne e fotografia / Lee Miller, Letizia Battaglia e le altre

La mattina del primo maggio 1947 Evelyn McHale sale all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building e si lancia nel vuoto. Non si schianta al suolo: il suo corpo si arresta sul tetto di un’automobile, quasi intatto. Gli occhi sono chiusi, sembra addormentata; con una mano tiene la sua collana di perle. La fotografia la scatta un certo Robert Wiles, aspirante reporter, e viene pubblicata senza troppi scrupoli sulla rivista Life Magazine come Picture of the Week. È difficile staccare gli occhi da questa immagine, dove la bellezza imperturbabile della donna sembra cercare un impossibile equilibrio con il suo gesto di ribellione estrema. “Una donna che aveva fatto la storia, senza avere una storia”, dice Nadia Busato, che le dedica il suo romanzo Non sarò mai la brava moglie di...

04.11.2020

Galleria Raffaella Cortese / Franco Vimercati. Tête à tête con la zuppiera

Una zuppiera è una zuppiera è una zuppiera potrebbe essere il titolo di una delle più famose serie fotografiche di Franco Vimercati. Il fotografo ed artista milanese la realizza dal 1983 al 1992. Per dieci anni non fa altro che inquadrare questo oggetto e riprenderlo in molti modi diversi: a fuoco, sfuocata, grande quanto il formato della foto, più piccola, che emerge da un uniforme sfondo nero, ruotata sul proprio asse a differenti gradazioni, riassorbita dal bianco dello sfondo. È una piccola zuppiera sbrecciata e consunta dall’uso; la forma arrotondata e la patina opaca la rendono un oggetto immediatamente familiare, quasi legato alla terra, alla civiltà agricola, ricorda il fotografo.  La serie di circa cento scatti scatena immagini ipnotiche la cui potenza attrattiva non è...

14.10.2020

Una conversazione / Jacopo Benassi. Sono un fotografo di compleanni

Jacopo Benassi è sdraiato a terra nel suo studio. Due fotocamere sono puntate su di lui in diverse posizioni. Osservo il suo corpo che si muove. Comincia a suonare la chitarra. Lo fa a modo suo. Pizzica le corde, le sfiora delicatamente. Suona con ogni parte di sé. Abbraccia la chitarra, la tiene sospesa, la appoggia a terra. Le mani e i capelli si muovono in maniera sinuosa in sintonia con i suoni. Un dispositivo fa scattare automaticamente le due fotocamere e le immagini vengono proiettate sul muro. La luce trasforma Jacopo in una statua. Lo sguardo modella il corpo e la fotografia lo pietrifica. Ma al contempo la musica sembra animarlo, il ritmo è il suo respiro. Così anche le foto sembrano prendere vita. Sto assistendo alle prove della performance che metterà in scena al Centro...

30.09.2020

Margaret Bourke-White: dalla diga all’arcolaio

Margaret Bourke-White si trova fuori dal suo studio, all’ultimo piano del Chrysler Building. Si sporge da un doccione a forma di gargoyle e impugna con disinvoltura una folding, una fotocamera di grande formato che permette un completo controllo già al momento dello scatto. La foto, realizzata dal suo assistente Oscar Graubner nel 1935, rende come meglio non si potrebbe i caratteri della fotografa: determinata, audace, eroica. È proprio così che vuole essere considerata dai contemporanei e anche dai posteri: una donna senza alcun timore reverenziale.    Non solo vuole essere guardata, vuole essere unica. “La mia vita e la mia carriera non hanno nulla di casuale. Tutto è stato accuratamente progettato”, scrive nella sua autobiografia intitolata Portrait of Myself. Complicità e...

22.09.2020

Due mostre a Venezia / Jacques Henri Lartigue e Henri Cartier-Bresson

A Venezia sono attualmente in corso due importanti mostre: Le Grand Jeu di Henri Cartier-Bresson e L’invenzione della felicità di Jacques Henri Lartigue. Poco distanti l’una dall’altra, offrono la possibilità di confrontare due modi completamente diversi di concepire la fotografia. Per Cartier-Bresson è vivere nel turbine degli eventi, per Lartigue vuol dire stare fuori dal tempo e vivere nel suo mondo dorato. Entrambi, tuttavia, sono uniti da un’irrefrenabile “pulsione fotografica”. “Io non ho mai mostrato le mie fotografie, salvo ai miei amici e familiari. Del resto è per loro e per me che le facevo, per gioco”: è questo il manifesto di Jacques Henri Lartigue, riproposto su una parete della casa dei Tre Oci, dove è in corso una mostra monografica. Anche la firma è giocosa, dopo l’ultima...

21.08.2020

Le fotografie al Castello Sforzesco / Cesare Colombo. L’occhio di Milano

Un enorme tavolo occupa la sala del Castello Sforzesco dove si tiene la mostra di Cesare Colombo. Tante piccole lampade sono disposte sulla sua superficie. Sembra un immenso piano di lavoro costituito da due pannelli sostenuti da alcuni cavalletti che fanno venire in mente quelli usati dagli imbianchini. Lo sguardo ne è immediatamente attratto. Chi si avvicina e lo scruta con curiosità non ne rimane deluso, anzi, ne subisce un moto di empatia.   Su un lato è stampata la biografia di Cesare Colombo e sull’altro si possono leggere molti dei suoi scritti, legati all’attività di critico e curatore. La luce delle lampade crea un’atmosfera di intimità e favorisce una prossimità con l’autore. Sono lampade disegnate da Philippe Starck, le Miss Sissi, “quasi un grottesco ricordo del...

29.06.2020

Genova 1960/1970 / Lisetta Carmi: travestiti e camalli

“O mi metti in copertina o non accetto”.  È il 1972 e la Gitana ride soddisfatta. Ci è riuscita, ha convinto la fotografa Lisetta Carmi a farsi mettere sulla copertina di un libro: a torso nudo, senza reggiseno, con il volto leggermente rovesciato e i capelli cotonati. Lo sfondo della foto? Nulla è davvero a fuoco. La luce è tutta sul suo corpo. Il libro si intitola “I travestiti”. La Carmi inizia a fotografarli nel 1965 durante una festa di Capodanno e per cinque anni non smette di frequentarli. Ne diviene amica e condivide con loro i problemi della vita quotidiana. Impara a conoscerli: Morena, quella che ha ispirato a Fabrizio De André la canzone Via del Campo, “un po’ mamma di tutte, lettrice di “Bolero Film”, e poi Novia, “una ragazzina giovane e bellissima che lavorava in coppia...

02.06.2020

Fotografia / Visus versus virus

Non esiste una singola immagine che possa dare volto alla pandemia. Ci vorrebbe forse un vuoto, un buco, un taglio. Qualcosa che laceri e poi lasci la sua traccia come una ferita.  Eppure il “panorama scheletrico del mondo”, la sua attuale topografia, ha una forma precisa.  Ho chiesto ad alcune fotografi e fotografe cosa stavano pensando, guardando, facendo in questo momento. Ho proposto loro di realizzare un trittico di fotografie, nell’intento di dare vita a una micronarrazione, una propria storia al tempo del virus. I loro nomi non accompagnano le immagini, ma sono posti in calce all’intera sequenza, per rafforzare l’idea di un insieme di sguardi che dialogano e generano a loro volta nuovi percorsi. Questo vale soprattutto per chi guarda: creare all’interno delle immagini...

10.02.2020

Galleria Nazionale di Praga / Jitka Hanzlová, Silences

Il paese si chiama Rokytník. Un bambino sta fermo in mezzo alla strada. Guarda direttamente nell’obiettivo. Tiene in mano uno scudo e una spada. Sembra che voglia giocare e contemporaneamente ostacolare il passaggio. Lo sguardo è sicuro di sé, quasi impenetrabile. Familiare e perturbante. Una presenza ostinata da cui non si può prescindere, e al contempo un brandello di passato che torna a vivere nel fotogramma. Non c’è dubbio: l’obiettivo è il doppio dello scudo. Poiché Rokytník è anche il paese in cui è vissuta Jitka Hanzlová, l’autrice dello scatto. La sua storia ne è l’emblema. Nata nel 1958 a Náchod, nella ex Cecoslovacchia, fugge ad Essen nel 1982, dove studia Design della Comunicazione. In seguito alla dissoluzione del regime comunista cecoslovacco ritorna al suo paese. “Tutto il...

11.08.2019

I Rencontres di Arles / Esistere, resistere, fotografare

Libuše Jarcovjáková  vive a Praga. Studia all’Accademia del cinema (FAMU), ma le sue immagini sono troppo eccentriche. Non riesce a trovare luoghi dove esporle. Le comunità di lavoratori marginalizzati, i bar degli omosessuali, gli amici e gli amori, che fotografa dal 1970, non si possono mostrare. Questo vale anche per sé, quando si ritrae nuda o si masturba. La Primavera di Praga è stata poco più di un’illusione, e la caduta del muro di Berlino, è molto distante. Praga è una prigione e la fotocamera è il solo mezzo per evadere. L’insostenibile leggerezza dell’essere, e l’incontenibile vitalità del corpo, invade anche le immagini della fotografa. Il pube dell’amica Eva sdraiata su un letto che afferra un bicchiere posato poco sopra gli slip abbassati, dalla serie Killing Summer (...

22.07.2019

Venezia, Tre Oci / Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita

In questi giorni, a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci,  si può vedere “Fotogafia come scelta di vita”, una mostra dedicata a Letizia Battaglia. Trecento immagini raccontano una città, Palermo, per una volta non sovrastata dal marchio “mafia”. Piazze, mercati, parchi, quartieri, talvolta affollati, talvolta deserti, si susseguono di immagine in immagine, mostrando le contraddizioni di una città che la fotografa ha scelto come luogo in cui vivere e lavorare. “Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, a distanza di un cazzotto o di una carezza”, afferma convinta.    Il suo sguardo non ammette esitazioni. Fotografare per il quotidiano l’Ora, dal 1974 al 1992, ha significato correre sul luogo del delitto, essere tempestiva, non avere il tempo per prepararsi allo scatto....