AUTORI
Mario Barenghi

Mario Barenghi insegna Letteratura italiana contemporanea all'Università di Milano Bicocca. Ha curato i Saggi di Calvino per i «Meridiani» Mondadori e (con Claudio Milanini e Bruno Falcetto) i tre volumi dei Romanzi e racconti. A Calvino ha dedicato anche due monografie pubblicate dal Mulino. Nel 2013 ha pubblicato, per Einaudi, Perchè crediamo a Primo Levi?

17.10.2019

Otto autoritratti / In cattedra. Il docente universitario

Pochi secondi dopo l’accensione dello schermo, il doodle di Google – saluto mattutino per gli internauti di buona parte del globo – mi notifica che il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli insegnanti. Di insegnamento l’Unesco si occupa da molto tempo, potremmo dire da sempre; la Recommendation concerning the Status of Teachers risale addirittura al 1966. Ma il tema sta acquistando una crescente attualità. La ragione è semplice. I progressi della tecnologia e le trasformazioni sociali che ne discendono sono più rapidi di qualunque previsione: nessuno può garantire quindi che fra qualche decennio, o qualche lustro, gli studenti universitari incontreranno in aula una persona in carne ed ossa – ammesso e non concesso che sarà sopravvissuta la prassi di recarsi in un’aula. In cattedra, o...

05.10.2019

Dizionario Levi / Latte

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nota è la vicenda del terzo libro einaudiano di Primo Levi, Storie naturali, pubblicato sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila: finzione assai labile, visto che già dal risvolto del volume era facile desumere la vera identità dell’autore. Altrettanto acquisito è che dietro questa scelta ci fossero...

31.08.2019

Prosa e poesia / Patrizia Cavalli, con passi giapponesi

Nella letteratura italiana degli ultimi centocinquant’anni non sono molti gli scrittori che si sono dedicati con lo stesso impegno alla poesia e alla prosa, e che hanno ottenuto risultati egualmente significativi in entrambi i campi. Io non saprei citarne più di tre: d’Annunzio, Palazzeschi, Pasolini. Su questa via s’era mosso anche Rocco Scotellaro, ma la sua parabola è stata troppo breve (colgo l’occasione per ricordare la recente uscita negli Oscar Mondadori di Tutte le opere, a cura di Franco Vitelli, pp. XX-800, € 28). In compenso, non pochi poeti hanno pubblicato preziose raccolte di narrazioni e saggi (critica letteraria a parte), ciascuna a proprio modo, rivelatrici.   Abbiamo così avuto Il povero nella città di Ungaretti, Scorciatoie e raccontini di Saba, La farfalla di...

20.08.2019

Monte San Bartolo / Paolo Teobaldi, Arenaria

Una delle tradizioni prosastiche più antiche consiste nelle memorie per i discendenti. A questo filone appartengono i «libri di famiglia» dei primi secoli, i «ricordi» intesi come cose o fatti non «ricordati», ma «da ricordare» (e qui annoveriamo grazie a Guicciardini uno dei capolavori della nostra letteratura), nonché le memorie intime indirizzate a una singola persona, come il settecentesco Manoscritto per Teresa di Pietro Verri. Paolo Teobaldi, classe 1947, per molti anni insegnante di italiano (di quelli che hanno non solo tenuto in piedi, ma onorato la nostra scuola), narratore affermato e – a quanto pare – recente nonno, dedica alla nipotina Julie un libro che rievoca il panorama sociale, umano, geografico della natia Pesaro, dal tempo degli avi fino al secondo dopoguerra. In...

23.07.2019

«Cartaditalia» / La letteratura italiana nel nuovo millennio

L’iniziativa di Paolo Grossi di dedicare un intero numero di «Cartaditalia» (n. 5, 2019) a un bilancio complessivo sulla letteratura italiana del nuovo millennio è encomiabile; e altrettanto dicasi per il lavoro compiuto dal curatore Emanuele Zinato e dagli altri autori, Morena Marsilio, Marianna Marrucci e Valentino Baldi, che hanno scritto rispettivamente sullo stato della narrativa, della poesia e della saggistica. Nel confuso e disgregato panorama attuale abbiamo più che mai bisogno, per orientarci, di criteri, mappe, bussole; e poiché negli anni passati sono uscite svariate sintesi – ultime, La letteratura circostante. Narrativa e poesia nell’Italia contemporanea di Gianluigi Simonetti (Il Mulino 2018) e Il romanzo contemporaneo. Dalla fine degli anni Settanta a oggi di Carlo...

11.06.2019

Benedetta Cibrario / Il rumore del mondo

Inoltrandosi nelle pagine dell’ultimo libro di Benedetta Cibrario, il lettore di romanzi – il lettore, o la lettrice – non può sfuggire alla confortante sensazione di trovarsi a casa. Il rumore del mondo (Mondadori, pp. 736, € 22) è un romanzo storico nel senso più tradizionale del termine: ci sono personaggi a tutto tondo, tratteggiati e lavorati con cura; l’io narrante segue la prospettiva ora dell’uno ora dell’altro, evitando avvicendamenti troppo bruschi; gli antefatti sono narrati con generosa chiarezza; sullo sfondo dell’azione prendono forma ambienti ben definiti, e non si fatica a indovinare che l’autrice si è documentata con appassionato impegno sull’epoca e sui luoghi di cui parla. Che sono, a proposito, sostanzialmente due: l’Inghilterra, o meglio Londra, e il Piemonte sabaudo...

24.04.2019

Gesualdo da Venosa / Andrea Tarabbia, Madrigale senza suono

Detto molto all’ingrosso, chi si accinge a raccontare una storia ha davanti a sé tre alternative. La prima è parlare della propria vita; la seconda è ispirarsi a fatti realmente accaduti ad estranei; la terza è inventare un intreccio di sana pianta. Ovviamente sono possibili numerose gradazioni e combinazioni. Un romanzo può trarre ispirazione da un episodio di cronaca; un resoconto storico o biografico può includere dettagli immaginari o elementi non documentabili; una narrazione memoriale può discostarsi dalla veridicità e muovere verso il dominio della fiction. Di qui una serie di forme miste (o avvertite come tali), per le quali sono state escogitate apposite, composite definizioni: dal romanzo autobiografico al non-fiction novel, dalla biografia romanzata all’autofiction. ...

18.03.2019

Generazioni / Fedeltà e La straniera

I due libri di cui si parla di più in queste settimane sono Fedeltà di Marco Missiroli (Einaudi, pp. 224, € 19) e La straniera di Claudia Durastanti (La Nave di Teseo, pp. 286, € 18). Si tratta di opere assai diverse fra loro. Un romanzo d’invenzione e un’autobiografia; una narrazione in cui s’avvicendano i punti di vista di una pluralità di personaggi, e un discorso che si attiene a una prospettiva unica; una trama conclusa, che definisce i destini di tutti, e un percorso impregiudicato, aperto verso il futuro; una vicenda statica, ordinaria, quasi puntigliosamente verosimile, e una storia di nomadismi dal forte sapore picaresco. Alcune opposizioni discendono direttamente dalla differenza di genere; altre sono frutto di scelte d’autore. L’identità degli autori rappresenta il più evidente...

15.03.2019

Gianfranco Pacchioni / L’ultimo Sapiens. Viaggio al termine della nostra specie

Nel gennaio 1987, quando Einaudi decise di ripubblicare dopo 16 anni Vizio di forma, Primo Levi scrisse all’editore una lettera, rallegrandosi che venisse riproposto «il più trascurato» dei suoi libri, e che alcune delle più fosche previsioni contenute in quei racconti non si fossero avverate (prima fra tutte, la catastrofica ipotesi di un improvviso aumento della viscosità dell’acqua). Altre invece erano divenute, nel frattempo, realtà: o almeno, apparivano prossime alla realizzazione. Gianfranco Pacchioni, docente di chimica all’Università di Milano Bicocca, scienziato attento sia agli aspetti organizzativi della ricerca sia alle ricadute sociali delle scoperte scientifiche, è ritornato sui racconti d’invenzione di Primo Levi – segnatamente su Storie naturali (1966) e Vizio di forma (...

24.01.2019

Dove prospera il diavolo? / Davide Martirani, Come si sta al mondo

Capita, a volte, che escano a breve distanza di tempo libri dai titoli simili. Il caso più vistoso, e più semplice da spiegare, è la ricorrenza della parola «uomo» nell’immediato dopoguerra, fra il 1945 e il ’47: da Uomini e no di Vittorini a Se questo è un uomo di Primo Levi a La specie umana di Robert Antelme – con l’importante precedente rappresentato da La condizione umana di Malraux, uscito nel 1933 (di cui Bompiani ha appena pubblicato una nuova e benemerita traduzione, firmata da Stefania Ricciardi). Ora, negli ultimi mesi del 2018 sono apparsi in Italia due romanzi i cui titoli ruotano intorno alla stessa idea: Il dono di saper vivere di Tommaso Pincio (Einaudi) – ne ha parlato su queste pagine Gianni Montieri – e Come si sta al mondo di Davide Martirani (Quodlibet, pp. 248, € 18...

19.11.2018

Antonio Scurati / M. Il figlio del secolo

La prima, fondamentale considerazione che bisogna fare sul libro di Antonio Scurati su Mussolini – il primo d’una trilogia, come da tempo annunciato – non può che essere un convinto apprezzamento. M. Il figlio del secolo (Bompiani, pp. 842, € 24), sta incontrando un notevole successo di pubblico: cosa non scontata per un libro che parla di storia, anche se inalbera fin dalla sovracoperta (ma non in copertina) l’indicazione «romanzo». Su questo punto torneremo più avanti; va detto tuttavia che, a differenza di quanto avveniva nel 1974 per La Storia di Elsa Morante, non si tratta di un sottotitolo vero e proprio, tant’è vero che non compare nel frontespizio. Sul verso, in compenso, cioè nella pagina del copyright, un’avvertenza non titolata di cinque o sei righe propone la definizione di «...

08.10.2018

Eraldo Affinati, Maurizio Maggiani / Tutti i nomi del mondo e L’amore

Tra i protagonisti della letteratura italiana di questi anni, Eraldo Affinati è senza dubbio una delle figure verso le quali provo la più sincera e convinta ammirazione. I suoi interventi giornalistici mi sembrano quasi sempre condivisibili alla lettera. Al suo nome e a quello di Anna Luce Lenzi è legata una iniziativa quanto mai meritoria, esemplare anche sul piano politico, cioè la scuola di italiano per migranti Penny Wirton. Quanto alla sua attività di narratore, mi sembra contraddistinta da un’idea ‘etica’ di letteratura, che è certamente uno dei fattori che qualificano una civiltà letteraria. Per rimanere all’ultima – penultima, anzi – sua prova, L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani (2016) è stato uno degli eventi principali nel cinquantenario della pubblicazione di...

09.09.2018

Francesca Melandri: l'Italia di oggi / Sangue giusto

La storia, non sarà inutile ripeterlo, si studia sui libri di storia, non sui romanzi. Però alla conoscenza storica i romanzi possono offrire molto. Detto all’ingrosso, possono accendere (o ravvivare) l’interesse, l’attenzione, la sensibilità per la storia. La concretezza vissuta di un destino umano particolare può attirare lo sguardo sullo svolgimento di processi generali: sulla connessione fra presente e passato, sullo spessore cronologico dei fatti contingenti, sui limiti della nostra comprensione di quanto accade attorno a noi, sulla rete di rapporti fra l’attualità e i possibili futuri. Insomma: se alla letteratura non compete il rigore della storiografia, la narrazione romanzesca può tuttavia far molto perché la coscienza storica attecchisca nell’animo dei lettori. E naturalmente...

31.07.2018

Carlo D’Amicis / Il gioco erotico

Per gli ascoltatori di Radio 3 il nome e la voce di Carlo D’Amicis sono familiari: da parecchi anni egli è infatti tra coloro che si alternano alla conduzione di «Fahrenheit», la storica trasmissione pomeridiana dedicata ai libri. Meno risaputo è che D’Amicis è anche un narratore piuttosto prolifico. Al suo attivo ha una decina di titoli, pubblicati presso piccole case editrici di qualità (Transeuropa, Pequod, Minimum Fax); quest’anno è passato a Mondadori, e con il romanzo Il gioco (pp. 526, € 20) è entrato nella cinquina dello Strega. Che si tratti qui di gioco erotico è annunciato dall’immagine di copertina: una fotografia di Mark Arbeit che ritrae una donna nuda di spalle con in testa un turbante, alla quale due mani maschili stanno applicando all’altezza delle reni le sagome delle...

23.06.2018

È morta Esther Judith Singer / Chichita Calvino. «Vuoi un po’ di conversazione?»

All’anagrafe si chiamava Esther. Esther Judith Singer, per la precisione; ma tutti la chiamavano Chichita, fin dai tempi dell’infanzia argentina. Scarse le tracce delle origini russe; poco più forte l’impronta ebraica. Cresciuta nell’ambiente della borghesia colta di Buenos Aires, cominciò prestissimo ad avere contatti con il mondo dell’arte e della letteratura. Qualche anno fa, chiacchierando non ricordo più per quale motivo del centenario della Grande Guerra, mi è capitato di citare Stefan Zweig. Chichita non solo sapeva bene chi era Zweig (ovviamente), ma mi disse di averlo conosciuto di persona (lo scrittore austriaco, esule dopo il ’38 e naturalizzato britannico, nel ’42 viaggiò in Sud America, per poi togliersi la vita nella città brasiliana di Petrópolis). Ma ecco, senza volerlo...

20.06.2018

Una distopia catastrofica / Ermanno Cavazzoni, La galassia dei dementi

Com’è noto, una delle differenze principali fra l’utopia classica (l’utopia positiva) e l’utopia negativa o distopia consiste nel diverso peso della dimensione narrativa. Un mondo ideale tende alla staticità, e perciò mal si presta a generare storie: tant’è vero che nell’eponima Utopia di Thomas More o nella Città del Sole di Tommaso Campanella la descrizione prevale sul racconto. Un mondo imperfetto – guasto, opprimente, infernale – offre invece grandi risorse all’immaginazione romanzesca. Ma anche in questo caso si può istituire una distinzione fondata sul diverso equilibrio tra lo sfondo (i lineamenti generali del mondo inventato) e il primo piano (l’intreccio propriamente inteso). In alcune distopie il punto di forza è l’idea di partenza, la trovata iniziale, e l’azione non fa che...

14.06.2018

Prin e concorsi dell'università italiana / For English Press One

Uno dei più noti studiosi italiani di letteratura, Alberto Asor Rosa, ha deplorato su «Repubblica» del 28 aprile una decisione del Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) riguardo alla lingua italiana. L’ultimo bando per i Progetti di ricerca di interesse nazionale (Prin), che sono tra le principali fonti di finanziamento della ricerca in Italia, prevede che i progetti siano presentati in inglese; a discrezione, è possibile anche aggiungere una versione in italiano. Le critiche di Asor Rosa sono di due ordini. Da un lato egli giudica paradossale che richieste di finanziamento rivolte ad autorità italiane per ricerche inerenti alla cultura italiana condotte da studiosi italiani vengono formulate in una lingua diversa dall’italiano. Dall’altro insiste sul fatto che...

29.05.2018

Le Lezioni americane trent'anni dopo / Calvino: cominciare e finire

Calvino ha scritto saggistica per più di trent’anni, senza mai pubblicare un volume. Accarezzò l’idea di trarre un libro dalle sue corrispondenze del viaggio in America del 1959-60, ma poi ci rinunciò. Si risolse a porsi ufficialmente come saggista soltanto nel 1980, con Una pietra sopra; pochi anni dopo, il cambio di editore fomentò l’allestimento di una seconda raccolta, Collezione di sabbia, insieme affascinante ed eterogenea. Le Lezioni americane sono il primo libro organico del Calvino saggista. Primo e unico: e per di più, com’è noto, incompiuto. Delle sei conferenze che avrebbe dovuto tenere alla Harvard University (il primo ciclo di Charles Eliot Norton Lectures affidate a un italiano) ne scrisse solo cinque. E tuttavia le Lezioni americane sono diventate, contro le aspettative di...

13.03.2018

Parla proprio di noi / Perché insegnare letteratura (e non solo agli studenti di Lettere)

Insegno Letteratura italiana contemporanea da parecchi lustri, ma per una serie di circostanze che ora non è il caso di ripercorrere non mi è mai capitato di trovarmi in un corso di laurea in Lettere. Gli studenti con i quali ho a che fare non hanno interessi prevalentemente letterari; in molti casi, non hanno affatto interessi letterari. La letteratura occupa una posizione marginale nel loro orizzonte mentale. Analogamente, un’ipoteca di marginalità pesa sull’immagine che noi stessi docenti (italianisti e contemporaneisti) tendiamo ad avere degli insegnamenti letterari inseriti in corsi di laurea il cui focus formativo punta altrove.     Ovviamente esiste sempre la possibilità di declinare gli insegnamenti letterari in una chiave prossima agli interessi degli studenti. Ad...

23.02.2018

Processi creativi e basi cognitive / Biologia della letteratura

Nella breve ma intensa storia della teoria della letteratura coesistono – ora fronteggiandosi, ora avvicendandosi – spinte verso l’astrazione e spinte verso la concretezza. Con ogni evidenza, nella fase attuale sono queste ultime a prevalere. In uno dei più importanti contributi recenti alla ricerca narratologica, Marco Caracciolo ha parlato di un «approccio E» (E-approach), dove «E» sta per embodied, enactive, embedded, engaged (The Experientiality of Narrative, De Gruyter, Berlin 2014). L’esperienza letteraria si cala nella realtà corporea: s’incarna, s’incastona nell’empiria, s’intreccia con l’azione; si vuole implicata, interessata, coinvolta. A seconda dei casi gli studiosi possono proporre orizzonti relazionali diversi, ma le varie prospettive convergono nella dimensione del...

17.10.2017

Cosimo a Milano: 18 e 19 ottobre / Il Barone Rampante duecentocinquant’anni dopo

Nei giorni 18 e 19 ottobre si svolgerà a Milano il Convegno internazionale sul Barone rampante di Italo Calvino dal titolo Cosimo, duecentocinquant’anni dopo: la prima sessione all’Università Statale (18 ottobre, ore 14:30, via Festa del Perdono 3, aula 102), la seconda all’Università Bicocca (19 ottobre, ore 9:30, Auditorium Guido Martinotti U12, via Vizzola 5). Si tratta del terzo evento dedicato al romanzo, dopo l’esperimento di lettura condotto da Giuliano Scabia all’Università Bicocca (27 aprile) e il convegno che si è tenuto all’Università di Ginevra il 15 giugno («E io non scenderò più»: 250 anni fa Cosimo Piovasco di Rondò saliva su un albero); il ciclo si chiuderà il 14 dicembre alla Sapienza – Università di Roma con la Giornata internazionale di studi «Il barone rampante»....

05.08.2017

Un esorcismo della pressione del tempo storico / Il romanzo saggio: crisi della modernità

Due anni dopo Il romanzo massimalista (Bompiani 2015), dedicato alla narrativa contemporanea (il sottotitolo della versione inglese suona From Thomas Pynchon’s Gravity’s Rainbow to Roberto Bolaño’s 2666), ecco un’altra prova del giovane e valente comparatista Stefano Ercolino, attualmente in forza alla Yonsei University di Seoul, sul quale aveva fatto in tempo a intervenire il compianto Remo Ceserani (La generazione Telemaco e la critica letteraria, «Alias», 13 luglio 2014). Il romanzo-saggio 1884-1947 (Bompiani 2017, pp. 300, € 13), scritto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Lorenzo Marchese, sostiene una tesi molto chiara e accuratamente definita: dall’esaurimento dell’estetica naturalista si sviluppa in Europa tra la fine dell’800 e la metà del ’900 un nuovo genere,...

13.06.2017

Istruzioni per l'immaginazione / A cosa serve la letteratura?

A mio parere chiedersi «che cos’è la letteratura?» o «che cos’è un testo letterario?», come ha fatto Giovanni Bottiroli (La letteratura: se iniziassimo davvero a studiarla?) non è la maniera più appropriata per affrontare il problema dell’insegnamento della letteratura all’università, né tanto meno a scuola. La questione da porre non dovrebbe essere ontologica, bensì funzionale. Occorre interrogarsi sullo scopo della letteratura, qualunque cosa essa sia: sulla sua ragion d’essere. A che cosa serve? Per che cosa ce ne serviamo? Con quali motivazioni? E in vista di quali obiettivi o vantaggi? Dovendo dare una definizione generalissima, io prenderei in prestito la formula che il linguista israeliano Daniel Dor usa per definire il linguaggio (The Instruction of Imagination. Language as a...

06.06.2017

Le cinque (o sei) sfide cui fare fronte / A cosa serve l'Università?

A cosa serve l’università? Nella sua semplicità, la domanda sembra perfino banale. Invece non lo è affatto: anzi, è una domanda che molti – troppi – evitano con cura di porsi, specialmente se proprio nell’università lavorano. Ciò è dovuto in parte a pigrizia, in parte a inerzia, in parte a un meccanismo più o meno consapevole di autodifesa. Scomodo è infatti mettere in discussione il proprio ruolo: specie quando ci si renda conto che, per parte loro, le istituzioni (i governi, i Parlamenti che si sono succeduti negli ultimi lustri, i vari titolari del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) a quella domanda hanno risposto in maniera precisa, e alquanto discutibile. D’altro canto, è fin troppo evidente che ostinarsi a eludere il problema mette a repentaglio il futuro:...