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Per capir lingua e esseri umani / L’imperfetto, inattuale e così umano

“Facciamo che io ero una principessa e che tu eri il mio cavaliere”: la formula stava e sta sulle labbra infantili. Cambiano i personaggi che la completano. Se “una principessa” e “un cavaliere” sono usciti dal novero dei menzionati, poco male. Bimbe e bimbi d’oggi sanno certo bene, giocando, chi “erano”: una influencer, per esempio, e un rapper.  C’è una dichiarazione di simulazione alla base di un gioco siffatto. L’accompagna una sospensione dell’incredulità: tacita, ma indiscutibile. In nuce e quasi per intero, ecco l’umano. L’imperfetto vi compare con naturalezza e non è l’insegnamento di adulti a suggerirvelo. Come mai? Cos’è l’imperfetto? Per le grammatiche, un tempo del passato. Così lo presentano nelle loro tabelle. E allora?   Con la lingua, gli esseri umani hanno una mirabile facoltà. Possono esprimersi anche a proposito di ciò che non è in atto. Ciò che non è in atto ha un numero indefinito di faccette. Il passato è solo una di esse, a sua volta sfaccettata. Passato è ciò che non è più in atto, che non è più attuale.  L’imperfetto è allora un modo (non il solo, del resto) per esprimere la non attualità di ciò di cui si sta dicendo. Dandosi il caso, quella...