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Russia

(49 risultati)

Anatolij Kuznecov / Babij Jar. Polvere e cenere

«Corsi a guardare i bambini tedeschi. I finestrini erano aperti, i bambini sedevano liberamente, ben vestiti, con le guance rosee, ed erano piuttosto chiassosi: urlavano, strillavano, si sporgevano dal finestrino –, un vero giardino zoologico. E a un tratto mi arrivò uno sputo dritto in faccia. Non me l’apettavo, ma loro, ragazzini proprio come me, tutti con le camicie uguali […], si raschiavano la gola, prendevano la mira e mi sputavano addosso con una sorta di freddo disprezzo e di odio negli occhi. Dal rimorchio sputavano le bambine. Senza riprenderle, le educatrici sedevano impellicciate (le adoravano, quelle pellicce, non se ne separavano neppure in estate). Il tram e il rimorchio scivolarono davanti a me che li guardavano inebetito e davanti a tutta la fila, come due gabbie piene di scimmie inferocite e urlanti, che coprivano di sputi la folla». Dopo decenni di sostanziale latitanza per parte del nostro mercato editoriale esce finalmente una nuova edizione, curata con acribia filologica da Emanuela Guercetti, del volume di Anatolij Kuznecov Babij Jar (Adelphi, Milano 2019, pp. 454, euro 22,00). Le fortune, ma soprattutto le avversità, che accompagnarono il manoscritto, prima...

Processo / Nina Berberova, Il caso Kravcenko

Viktor Kravcenko è un ingegnere agricolo ucraino. Ha combattuto sino al 1944 nell’Armata rossa con il grado di capitano, è iscritto al partito, si è distinto per qualità professionali ed è inviato a Washington con una «Commissione sovietica per gli acquisti». Nel 1946 esce in quel paese un libro autobiografico dal titolo “Ho scelto la libertà” in cui l’autore ripercorre la sua progressiva crisi morale di fronte alla degenerazione violenta e burocratica del regime sovietico, degenerazione che lo aveva portato nell’aprile 1944 a chiedere asilo politico negli Stati Uniti. Il momento storico è particolare: si stanno deteriorando i rapporti con l’Unione Sovietica allorché inizia il periodo di contrapposizione tra i blocchi, la ‘guerra fredda’. Le rivelazioni dell’autore sono sconvolgenti: violenze avviate dal gruppo dirigente sovietico, repressione negli anni del terrore, privazioni e violenze perpetrate anche nella vita quotidiana del cittadino sovietico.   Il libro diviene un clamoroso successo editoriale, provoca la reazione vigorosa dell’Urss e viene recensito nel settimanale comunista “Lettres Françaises” che accusa Kravcenko di avere mentito e di non essere l’autore del...

DAU al Théâtre de la Ville, Parigi / Vivere ai tempi della bomba atomica sovietica

Il viaggio a DAU inizia prima di entrare nel grande palazzo in ristrutturazione del Théâtre de la Ville. Ho richiesto un visto online, un Visa come quando si va in un paese straniero con tanto di fotografia da allegare e periodo di permanenza: la scelta era tra 6 ore, 24 ore (con possibilità di entrare e uscire a piacimento in quell'arco del tempo) o accesso illimitato per tutte le tre settimane di allestimento parigino. La metropolitana è tappezzata di manifesti che non dicono o spiegano niente, solleticano la curiosità proponendo un doppio primo piano, quello del regista russo Ilya Khrzhanovsky e quello del fisico sovietico Lev Landau, dalle cui sperimentazioni è nato tutto il progetto. Campeggia a caratteri cubitali la parola DAU.   Foto Alexei Lerer (courtesy Phenomen IP). Tutto inizia nel 2009 quando Khrzhanovsky, diventato noto a livello internazionale con il lungometraggio 4, miglior film all'International Film Festival di Rotterdam, decide di realizzare un film documentario su uno dei padri della bomba atomica sovietica, Premio Nobel nel 1962 per la ricerca pionieristica sulla teoria dello stato condensato della materia e in particolare dell'elio liquido. Ma con l'...

Gian Piero Piretto. Settant'anni di storia culturale sovietica / Quando c’era l’Urss

Tutto comincia il 7 novembre 1917, anche se poi nel calendario la data canonica sarà il 25 ottobre del medesimo anno: la Rivoluzione russa. Inizia con uno slittamento di date il ricco e affascinante volume di Gian Piero Piretto, Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica (Cortina pp. 623, € 39). Si tratta di una storia visiva di questo paese che ha avuto una così grande influenza nelle vicende del XX secolo, e che è ancora centrale nell’attuale storia del mondo. Il libro ci permette inoltre di capire la Russia contemporanea, Putin e gli oligarchi, la cultura letteraria e quella musicale, il nazionalismo e le aspirazioni di un paese complesso e articolato. Piretto ha scandagliato le forme di vita, il cinema, la letteratura, gli oggetti, i manifesti, la pubblicità, le cartoline, le fotografie, le parate militari, i ritratti di Lenin e di Stalin, ovvero ogni aspetto visivo che possa, partendo dai dettagli, ricostruire il generale, l’assetto complessivo dell’Urss. Si legge come un album d’immagini, e insieme come un commento continuo a opere conosciute e sconosciute, che s’immerge nel flusso della vita della società sovietica. Per orientarsi in questa attraversata...

Paolo Nori / La Grande Russia Portatile

No, che io questo La Grande Russia Portatile di Paolo Nori l’ho preso per due ragioni, ed entrambe sbagliate, perché son fatto così, mi fido delle prime impressioni, e poi me ne pento. Intanto, il titolo: che con un titolo così uno pensa a una bella guida turistica da mettersi in tasca e via, quando vai in Russia, se ci vai (perché se non ci vai non ha molto senso comprare una guida. O forse no, c’ha ancora più senso, che quei posti puoi immaginarteli, invece di vederli con il manuale in mano che ti spiega chi ha costruito quella chiesa, in che anno, cosa ci fanno dentro e un sacco di altre robe che se non le sapevi non ti rovinavano la meraviglia – e infatti quel famoso fotografo che veniva dalle stesse parti di Nori, come si chiama, Luigi Ghirri, lui ha fatto un libro che si chiama Atlante, dove si vede tutto il mondo, solo che il mondo sono delle cartine stampate, appunto; però adesso sto divagando, lo so).   Insomma, già sul bus, quando l’ho scartato, ho capito che avevo preso una cantonata, questo è un libro dove ‘sto tale Nori ci spiega il suo amore per la letteratura russa, e cosa ha fatto in Russia tutte le volte che ci è andato, e come a un certo punto nel 1991 ha...

Conversazione con il fotografo documentarista / Anima: la Russia di Davide Monteleone

  La fotografia di Davide Monteleone – pluripremiato fotografo documentarista italiano – ha raccontato negli ultimi quindici anni il grande universo Russia. Proprio Dusha, con cui i russi indicano l’anima, è la parola che da il titolo alla sua prima pubblicazione che racchiude un periodo di lavoro che va dal 2005 al 2009. Dalle sue capitali Mosca e San Pietroburgo Monteleone ha indagato e raccontato i confini di una grande geografia umana e politica, dall’artico alle provincie baltiche, dallo stretto di Bering al limitare del territorio cinese. In Red Thistle (2007-2011) ha documentato la complessità delle società caucasiche, avendo come base Grozny e attraversando – in un periodo di ricerca e di lavoro durato tre anni – le province remote e di difficile accesso del Daghestan, Ossezia, Inguscezia e Abkhazia. Con Spasibo, è entrato nell’intimità di una tra le terre più martoriate della recente storia contemporanea – la Cecenia – indagandone il presente e i postumi del conflitto con la Russia. In occasione del centenario della Rivoluzione bolscevica, Davide Monteleone porta a termine un lungo lavoro documentato ora in The April Theses, la sua ultima pubblicazione. Il 16 aprile...

L'ottimismo di stato / Eroi del lavoro socialista

Questa volta prendiamo le mosse dalla prima pagina di un giornale, uno a caso tra i tantissimi che uscivano sul territorio dell’Unione Sovietica, molto omologati tra loro ma con difformità talora assai sottili che potevano fare la differenza. In particolare il numero del 26 giugno 1934 che, per celebrare le “persone eccellenti” dei kolchoz della Centrale di Meccanizzazione Trattoristica di Rež, cittadina nella regione di Sverdlovsk (oggi Ekaterinburg), abbinava le testate del Bol’ševik (Il Bolscevico) e dello Stalinets (Lo Stalinista). Rispettivamente organi del Comitato Regionale del Partito Comunista e della Sezione Politica della succitata Centrale della città. L’occhiello riportava un brano da un recente discorso di Stalin che cito integralmente visto che costituisce il filo rosso del nostro discorso: “Qualsiasi contadino, colcosiano o coltivatore diretto ha oggi la possibilità di vivere come si addice al genere umano se soltanto è intenzionato a lavorare onestamente, a non poltrire, a non bighellonare e a non depredare i beni del kolchoz”.   Il titolo dell’articolo, che altro non sarebbe stato che uno stralcio più ampio da un discorso staliniano al XVII Congresso del...

Artisti realisti / Alto là! Grigorij Šegal'. Il nuovo byt

Questa volta è una coppia di manifesti a essere protagonista. Entrambi dedicati alla condizione femminile in URSS e impostati sul didascalico accostamento di due realtà opposte, il bene da un lato e il male dall’altro, dunque esaminabili in parallelo. Il primo, realizzato nel 1929 dall’associazione degli artisti realisti, pone in primissimo piano una donna sovietica vista di spalle, sobriamente vestita come si comandava a una bolscevica responsabile ed esemplare.     Fazzoletto rosso rigorosamente annodato dietro la nuca per prendere le distanze dall’arcaico modello femminile contadino che lo legava sotto al mento, calze scure e pesanti, tacchi bassi, abito severo e braccio sinistro levato a indicare il monito che pare uscire dalla mano stessa della donna: Alto là! L’esortazione è rivolta all’universo negativo, ai residui della nuova politica economica e al mondo del capitalismo in generale, che nei primi anni del primo piano quinquennale staliniano ancora si facevano sentire e minacciavano l’edificazione del socialismo. Sul “marciapiede notturno”, così titolano i versi del poeta Dem’jan Bednyj che chiosano lo spazio scenico in basso a sinistra, sfilano i cattivi e i...

Grande retrospettiva al LAC di Lugano / Rodčenko. Sperimentazione e realismo

“Ogni percorso artistico è una somma di impressioni: infanzia, adolescenza, ambienti vicini e illusioni di gioventù. […] Io sono nato sul palcoscenico di un teatro, il Club russo di Pietroburgo, sulla prospettiva Nevskij, dove mio padre, dopo molte avversità, lavorava come trovarobe. La vita del teatro, cioè il palcoscenico e le quinte, erano la vita vera, e non avevo idea di quel che c’era fuori. L’appartamento era di proprietà del teatro e si trovava al quarto piano, con un accesso dalla scena: a rigor di termini, era una semplice soffitta. Se scendevi giù per le scale strette ti trovavi direttamente sul palcoscenico. Lì ho visto il mio primo paesaggio, e i primi fiori che erano fatti da mio padre.”      Questa frase di Aleksandr Michajlovič Rodčenko (1891-1959), ora in mostra al LAC di Lugano, sembra avere poco a che fare con un autore dal forte impegno politico e sociale. A un’analisi più attenta invece emergono le analogie con tutto ciò che anima nel profondo la sua produzione, frutto di una fortissima tensione intellettuale: la volontà di rendere possibile – e quindi reale – l’utopia. L’atto di creazione, per dirla con Deleuze, dà vita a ciò che manca e pone...

Madama Cristina e la Divina Provvidenza

Quando la storia accade, non la si percepisce. Siccome c’era l’oscuramento, che chi non l’ha vissuto non saprà mai che cos’era, la gente di Torino che si affollava sui tramvai non poteva neppure sapere dove si trovava. Per via dei bombardamenti, non c’erano più i lampioni, i vetri dei tram erano di cartone marcio, salvo quello del guidatore che così sapeva solo lui dov’era all’incirca il tram immerso in quell’inchiostro. Arrivato all’ignota fermata, terminato il solito stridio dei freni sull’acciaio delle ruote e delle ruote sull’acciaio delle rotaie, spalancava con la manovella le porte e litaniava il posto dove, secondo il suo parere, ci si era venuti a fermare nel buio e i passeggeri tendevano le orecchie invisibili per capire se dovevano scendere o restare. “Mada-amacri-istina” salmodiava il tramviere, risparmiandosi per rispetto della metrica il sostantivo “Piazza”. Siccome però in Piazza Madama Cristina c’era l’edicola dei giornali all’angolo con via Berthollet con dietro la filiale della Banca d’Italia con un bassorilievo in bronzo che raffigurava le api per incitare al risparmio etc., dato che la padrona di quell’edicola si chiamava Cristina, quando sentiva la...

È scomparsa oggi la scrittrice e saggista Pia Pera / Il giardino di Pia Pera

Ho incontrato la prima volta Pia Pera a Milano, nella sede della Garzanti, dove lavorava, verso la fine degli anni Ottanta. Da come era vestita, e come sorrideva, mi sembrò una simpatica signorina inglese. Ovviamente non glielo dissi, ma, parlando dei comuni interessi per il mondo slavo, mi fece sapere che aveva studiato in Inghilterra. Era stata allieva di Isabel de Madariaga, autrice di fondamentali studi come Caterina di Russia (Einaudi, 1988) e Ivan il Terribile (Einaudi, 2006). Pia Pera si era occupata dei “vecchi credenti”: quei fanatici ortodossi con le barbe, perseguitati dal “modernizzatore” Pietro il Grande. Pubblicò, di lì a poco, quando ancora nutriva legittimamente delle speranze di una carriera universitaria, uno studio scritto come un romanzo: I vecchi credenti e l’anticristo (Marietti, 1992). Pia Pera aveva anche curato l’edizione del primo testo letterario russo, composto da un “vecchio credente”: Vita dell’arciprete Avvakum scritta da lui stesso (Adelphi, 1986): un libro che, in un certo senso, le corrispondeva, per quel misto di passione e attenzione alla quotidianità. Fu questa la prima di molte belle traduzioni dal russo: dai classici, come Puškin e Lermontov...

L'oro nero dell'Isis

In seguito all’abbattimento di un velivolo dell’aviazione militare russa al confine tra Siria e Turchia, i rapporti tra Russia e Turchia si sono deteriorati. Il presidente della Federazione Russa Putin accusa il presidente del governo turco Erdoğan di acquistare petrolio a basso costo dall’Isis. La Turchia è “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”, ha comunicato in una conferenza stampa il vice ministro russo della Difesa Anatoly Antonov, aggiungendo che il presidente Erdoğan e la sua famiglia sono direttamente coinvolti in questa attività criminale. L’attività estrattiva, che costituisce la maggiore fonte di finanziamento dell’Isis, oltre ad avere un rilievo economico ne ha anche uno simbolico.   Conferenza stampa del viceministro della difesa russo Anatoly Antonov   L’invenzione matriarcale dell’agricoltura avvenuta nella mezzaluna fertile porta con sé l’idea di sacrificio, inteso come risarcimento dovuto alla terra per la violenza che l’uomo le infligge coltivandola. Anche l’attività...

Convivere con il terrore

Lutti politicamente corretti     Il giorno dopo l’11 settembre 2001, una mia amica docente universitaria, comunista da sempre, mi dice con una certa spavalderia che per lei tre ragazzi palestinesi morti in uno scontro con la polizia israeliana proprio quel giorno la avevano impressionata molto di più delle migliaia di morti sulle Twin Towers a New York. È quel che si dice “avere due pesi, due misure”. Si ripete questa accusa dei due pesi e delle due misure ogni volta che qualche massacro in Occidente impressiona profondamente la nostra opinione pubblica. La si è tirata fuori, ovviamente, anche a seguito dell’eccidio del 13 novembre a Parigi. Si è detto: “Perché piangiamo tanto i 130 morti di Parigi e non gli oltre 40 morti di Hezbollah ammazzati qualche giorno prima a Beirut? Perché non siamo ugualmente scossi dai 224 passeggeri russi uccisi nell’esplosione dell’aereo sul Sinai l’8 novembre scorso? Eppure gli assassini sono più o meno gli stessi. I morti non sono tutti eguali?”   No, i morti non sono mai tutti eguali. La morte non ha lo stesso significato...

L’amico lontano (L’Intime Lointain)

English Version     La storia di Naama Asfari sembra una fiaba al contrario, dove ad avere la meglio sul protagonista sono sempre crudeltà e ingiustizia. Noto attivista per la difesa dei diritti umani e giurista sahrawi, nel 2010 Naama è stato condannato dal tribunale militare marocchino a trent’anni di carcere per aver organizzato una manifestazione pacifica per il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi nel Sahara Occidentale (ex Sahara spagnolo), territorio annesso militarmente al Marocco nel 1975 e da allora occupato dall’esercito marocchino. La vicenda di Naama Asfari rappresenta in maniera emblematica una delle battaglie più asimmetriche dei tempi odierni, la lotta del popolo sahrawi per la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione attraverso un referendum organizzato nel 1992 sotto l’egida delle Nazioni Unite. I negoziati sono stati costantemente ostacolati dalla monarchia marocchina, che controlla illegalmente il territorio in violazione dei principi del diritto internazionale sui territori non autonomi riconosciuti dalle Nazioni Unite.   La Francia si è sempre schierata a...

Unione Sovietica. Coda e Cucina

Pubblichiamo in antemprima due brani estratti dal libro di Gian Piero Piretto, Indirizzo: Unione sovietica. 25 luoghi di un altro mondo, un viaggio alla scoperta di 25 luoghi emblematici dell'Unione sovietica. Spazi pubblici e ambienti privati che avevano specifici significati e funzioni ai tempi dell'urss e che ora ne hanno assunti di completamente diversi, o addirittura sono stati sostituiti da differenti realtà urbane, in uscita per Sironi Editore.     Очередь – Očered’ – Coda   Cominciamo con un paradosso. I cittadini sovietici, ed è stata un’amica russa a darmi questa lezione alcuni decenni fa, erano contenti quando, uscendo per la spesa, vedevano le code davanti ai negozi. Nell’ambito di quell’economia così particolare, coda significava prodotti disponibili, a costo di una lunga e non sempre fortunata attesa; si trattava di un’opzione sempre preferibile alla mancanza cronica o assoluta di beni di consumo, segnalata dall’assenza di aspiranti compratori e delle onnipresenti file. Quasi assurdo e inattendibile per un occidentale nato e cresciuto nel consumismo, ma in fondo...

Dopo l'Impero latino

D'accordo, l'iniziativa di Sarkozy varata nel 2008 sotto il nome di Unione per il Mediterraneo si è risolta – è il caso di dirlo – in un buco nell'acqua, e forse qualcuno non se ne dispiacerà. Difficile in effetti evitare il sospetto che il presidente francese coltivasse ambizioni di leadership sull'area; troppo pretendere che la sensibilità post-coloniale (forse l'unico vero fattore ideologico in comune tra i paesi interessati) accettasse senza diffidenza questa prospettiva. Eccessiva era forse anche l'ambizione del progetto, che mirava a coinvolgere tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Albania, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’Egitto, la Giordania, Israele, la Libia (come osservatore), il Libano, il Marocco, la Mauritania, Monaco, il Montenegro, l’Autorità Nazionale Palestinese, la Siria, la Tunisia, la Turchia: paesi legati tra di loro da interessi regionali di diversa natura, oppure da nessun interesse. Inutile aggiungere che dal 2008 a oggi il paesaggio geo-politico del Mediterraneo è radicalmente mutato. In particolare, con l'avanzata dell...

Intervista a Marco Tarchi

Si parla tanto di populismo ma poche volte ci si sofferma sull’esigenza di un approfondimento rigoroso del concetto e del fenomeno. Eppure l’Italia, specie se vista dall’estero, è un caso di studio molto interessante per chi voglia saperne di più su questo problema. Ho pensato perciò che fosse utile fare una sorta di inchiesta intervistando chi invece da anni studia questa realtà. L’occasione per iniziare è arrivata con la ripubblicazione de L’Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo di Marco Tarchi (Il Mulino 2015). Tarchi è uno studioso che ha dedicato buona parte della sua vita a questo tema. Docente di Scienza della Politica all’Università di Firenze, teorico autonomo ed eterodosso della destra italiana, ha svolto importanti studi sulle trasformazioni dei regimi politici e sui partiti politici.       Professor Tarchi questo suo libro L’Italia Populista, appena uscito per Il Mulino, è l’edizione aggiornata di un suo lavoro del 2003 [L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi]. Già le ragioni dell’aggiornamento fanno...

I Quaderni ucraini. Intervista a Igort

Con quale spirito si è avvicinato all'Ucraina, con quali idee generali la vedeva, e quale è stato l'impatto con la nuova realtà capitalista postsovietica? Io sono un raccontatore, mi sono avvicinato all’Ucraina perché volevo fare un libro sulle case di Cechov, che ha abitato a lungo tra Ucraina e Russia. Poi vedendo la realtà di quei luoghi mi sono reso conto che qualcosa di terribile era ancora in atto, una sofferenza sorda che soffocava quelle anime. Ho deciso di stabilirmi lì, di vivere come loro, per capire cosa li affliggeva. Sono rimasto per quasi due anni, viaggiando in lungo e in largo per l’Ucraina, la Russia e la Siberia. Calandomi, poco alla volta, in quell’universo strambo e quasi incomprensibile che è stata l’Unione Sovietica. Quando sono entrato credevo di essere un comunista, quando sono uscito mi sono reso conto che Kafka era un realista, qualcuno che conosceva bene quello spirito, quelle pratiche.   Come pensa che sia stata modificata l'umanità delle persone dallo shock seguito alla dissoluzione dell’impero sovietico? La mia impressione è stata quella...

Barconi profughi e intellettuali

Dove sono ora Jean-Paul Sartre e Raymond Aron? Su una vecchia foto, che gli archivi digitali ci restituiscono in bianco e nero sottraendoci il piacere dell'ingiallito d'antan che faceva pure il suo effetto. Ma quella foto del 1979, in cui il più imprevedibile e radicale dei filosofi gauchisti si recava “mano nella mano” all'Eliseo insieme al più liberale degli intellettuali della destra repubblicana francese, il suo effetto lo fa comunque. Era la religione universale e umanistica dell'“engagement”, dell'impegno, a unirli di fronte alla tragedia dei boat people dal Vietnam e dalla Cambogia, precipitati in soli quattro anni dalla guerra di liberazione alla galera del comunismo. Guardate le immagini di allora: non assomigliano a quelle dei boat people di oggi? Uomini, donne e bambini seminudi che annaspano nel mare, corpi dai riflessi ambrati luccicano abbrancicati a scheletri di barche. Altri corpi di cui intravvediamo a pelo d'acqua solo la schiena, gambe e braccia larghe irrigidite nell'ultimo spasimo.   Allora tutto questo avveniva nel golfo che i giornali francesi ora chiamano come un tempo “del Siam...

Mosca, 9 maggio 2015

Cominciamo da un simbolo, ancora una volta: il nastro di san Giorgio (georgevskaja lentočka), una decorazione militare che nell’era sovietica non godeva di particolare prestigio. Fungeva da supporto per una serie di medaglie, compresa quella concessa a chi aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, ma non era stata caricata di peculiari significati allegorici. La sua valenza metaforica si arricchì, in forma di nastro senza accessori, nel 2005 in occasione del sessantesimo anniversario della vittoria e in conseguenza della fortuna di cui in occidente aveva goduto la cosiddetta “rivoluzione arancione” di Ucraina.         Da sinistra: la medaglia per la vittoria sulla Germania nazista retta dal nastro di San Giorgio; il nastro di San Giorgio del 2005. Vista la coincidenza di colori, in Russia acquisì significati nazionalistici e fu adottato da chi voleva testimoniare il proprio sostegno al Cremlino e alla sua politica. In Ucraina e negli stati baltici è associato al nazionalismo filo-russo e, di conseguenza, detestato, addirittura messo al bando. L’antropologo russo Aleksej Jurčak, in forza alla...

Putin in parata

Si avvicina una data fatidica per la storia dei russi e dei popoli che hanno fatto parte dell’ex Unione Sovietica, o che hanno gravitato nella sua area di influenza, e che oggi, in forme diverse, patiscono o fruiscono per il suo crollo: il 9 maggio 2015, settantesimo anniversario della vittoria in quella che i russi hanno sempre chiamato Grande guerra patriottica e non Seconda guerra mondiale, per sottolineare, fin dal primo giorno di belligeranza, la natura difensiva ed eroica della loro entrata nel conflitto. Costretti a proteggersi dall’invasione nazista, dal bieco tradimento di un patto di reciproca non aggressione stipulato nel 1939, pur con scopi non del tutto immacolati, tra i ministri degli esteri tedesco e sovietico, Ribbentrop e Molotov. Attraverso un’analisi dei filmati delle parate più significative della vittoria tenute tra il 1945 e il 2014 cercherò di preparare il terreno alla possibilità di interpretazione che la manifestazione del 9 maggio di quest’anno proporrà al mondo, in un momento particolarmente delicato della gestione putiniana del potere, per i rapporti interni all’ex impero sovietico e...

Ucraina, prima della 'tempesta' #2

Donec’k. 8/11/2013. Arrivai in città intorno alle 6:30 di mattina. Di fronte alla stazione stava un labirinto di capannoni, all’interno dei quali si svolgevano le più svariate attività. Bar, ristoranti, sale di parrucchieri, pizzerie, negozietti di alimentari, di telefonia, di libri. Mi fermai a fare colazione in una di quelle minuscole salette scavate all’interno di quella selva. Avevano scelto un nome francese, forse per differenziarsi dagli altri. Da fuori vedevo solo il mio riflesso sui vetri oscurati del bar. Entrai. In tutto eravamo in quattro. Oltre all’unico cliente, vidi un ragazzo sulla trentina che prendeva le ordinazioni al bancone, mentre nell’altra stanzetta una signora stava lì a cucinare. Ordinai un cappuccino e ne approfittai per chiamare un taxi. Alle 10:30 dovevo incontrare Vladimir Rafeenko, uno scrittore di cui avevo letto ancora poco. Me ne avevano parlato Sasha Kabanov e Jurij Volodarskij, redattori di una rivista letteraria di Kiev. A Mosca era già famoso, lo ammiravano tutti. “Lo considerano il nuovo Venichka”, diceva Kabanov. Avevo letto il suo Divertissement moscovita in treno,...

Fuggire da Pyongyang

La Corea del Nord è un grosso buco nero. Non è la Svizzera pulita e ordinata che pretenderebbe Antonio Razzi, uno che con l'italiano arranca e sembra avere più dimestichezza con le serre di pomodori che con i Lager. La Corea del Nord è un buco nero che separa le macchie luminose della Cina e della Corea del Sud, nelle immagini notturne scattate dai satelliti. La Corea del Nord è un buco nero anche per le organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani. La Corea del Nord, forse proprio in virtù del suo essere oscura e impenetrabile, è un tema interessante per i lettori italiani: in soli quattro mesi, il libro di Blaine Harden Fuga dal Campo 14, pubblicato da Codice Edizioni, ha venduto più di ventimila copie. I lettori italiani, evidentemente, sono meno creduli dei loro politici.     Fuga dal Campo 14 racconta l'inferno di Shin Dong-hyuk, l'unica persona nata in un campo di prigionia nordcoreano che sia riuscita a scappare e raccontare la sua storia. A scriverla ci ha pensato Blaine Harden, giornalista americano che per quindici anni ha lavorato come corrispondente estero per il...

Ucraina, prima della 'tempesta' #1

Slovjans’k. Cittadina di poco più di centomila abitanti, situata nella regione di Donec’k. Secondo l’ultimo censimento nazionale, risalente al 2001, la popolazione è composta per circa tre quarti da persone che dichiarano essere di nazionalità ucraina. Sempre secondo gli ultimi dati ufficiali, il russo viene considerato come la propria lingua madre da più della metà della popolazione. Siamo a poco meno di 200 chilometri dal confine con la Federazione Russa. Ed è qui che ha preso vita negli ultimi giorni di febbraio la “Primavera ucraina”, festival di musica e letteratura organizzato da un gruppo di artisti del Paese. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di trasmettere un senso di “solidarietà”, di “coinvolgimento”, in quelle regioni dimenticate, ai margini, tristemente riemerse dal loro placido oblio in seguito ai recenti scontri. Nel corso della manifestazione, si alternano letture di brani e poesie di scrittori provenienti da diverse regioni dell’Ucraina. In lingua ucraina e in lingua russa.   Slovjans’k 27.02.2015, ph. Oleksandr Demchenko...