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Sud America

(10 risultati)

Limiti e libertà / Manuel Puig, l'indefinibile

“Quel tanto di vita in più che si conquista leggendo non discrimina tra grandi opere d’arte e letteratura d’intrattenimento, fanno parte della mia vita e la scalinata di Odessa dell’Incrociatore Potemkin e inseguimenti alla diligenza visti nel più smandrappato dei western” scriveva Umberto Eco in un articolo, pubblicato sul Corriere della Sera, che si intitolava “Perché leggendo vi allungate la vita”.  Libri e film, quale che sia il loro valore artistico, arricchiscono la memoria di ricordi ed esperienze altrettanto nitidi che il vissuto.    Nell’immaginario dello scrittore argentino Manuel Puig, certamente i ricordi della cittadina di provincia in cui era cresciuto s’intrecciavano con quelli dei film visti al cinema anche due, tre volte a settimana assieme alla madre – e anche con lo sguardo entusiasta di lei, o con il fascino ineguagliabile di quelle attrici bellissime, gli restituivano per la prima volta l’immagine di donne certo ancora non indipendenti ma da cui traspariva un’ombra di ribellione e una lezione di libertà. Tutto ciò, insomma, che contribuì a costruire il suo immaginario, il suo sguardo sul mondo, il suo modo di percepire – e restituire – la...

Fiction e memoir / Nona Fernández, Fuenzalida

«Una fotografia è sempre incriminante. Quello che sospettiamo viene dimostrato in modo irrefutabile se compare in una foto.» Fuenzalida (Gran Via, 2019, traduzione di C. A. Montalto) è composto da tre livelli, stratificati, mischiati, Nona Fernández gioca su tre diversi piani narrativi. Ogni piano è reale, ogni piano è inventato. Il primo strato è la storia che sta in maggior rilievo: una donna separata vive con Cosme, il suo bambino, suo marito se ne è andato quando il piccolo aveva solo un anno. La donna, la nostra narratrice, di lavoro scrive sceneggiature per telenovelas. Lei e Cosme vivono a Santiago del Cile. Una sera tra i rifiuti trova una vecchia foto, quasi cancellata dal tempo, in quel ritratto sbiadito – un uomo in kimono nero – crede di riconoscere suo padre, Fuenzalida. Di suo padre, che è stato un ammirato maestro di arti marziali, non sa più nulla da molti anni, è semplicemente sparito. Sa che ha avuto altre donne oltre sua madre, che ha avuto altri figli. Sua madre ha ritagliato la faccia di Fuenzalida da tutte le foto di famiglia, penseremo che l’avrà fatto per dimenticare. Questa storia, però, ha almeno due risposte per ogni domanda. «Difficile ripercorrere la...

L’estremamente alto VS l'estremamente basso / Storie d’amore in città

La mia proposta è semplice: dimostrare che i limiti tanto geografici quanto simbolici di Città del Messico – l’estremamente alto e l’estremamente basso – costituiscano una location ideale per ambientarvi infinite storia d’amore… poesie, romanzi, film o vita corrente che sia. Per farlo vorrei agire meccanicamente, come se si trattasse di un gioco da tavolo dalle regole universalmente conosciute e accettate; o un sillogismo dalla semplicità disarmante. L’idea consisterebbe appunto nello strutturare suddetta ipotesi come un percorso a tappe: facili, percorribili, ripetibili… un vero e proprio esperimento riproducibile a piacimento o sotto richiesta specifica.   Come accade con situazioni che aspirano a un alto grado di semplicità, anche qui bisogna iniziare dal principio, dall’immaginare due spazi che occupino punti diametralmente opposti della città. Nulla di particolarmente recondito o di troppo originale. Quanto meno non per una capitale come Città del Messico. Anche perché qualsivoglia originalità contraddirebbe immediatamente la già menzionata regola prima: semplicità a tutti i costi. Quello che invece può essere considerato inusuale è l’idea stessa di accostarli, questi...

Paradisi artificiali / Cocaina

La prima menzione è nel rapporto che un prete spagnolo, Thomas Ortiz, invia nel 1499 ai suoi superiori. Gli indigeni della costa settentrionale dell’America Meridionale si servono di una pianta che chiamano “hayo”. Nella carta al re Renato II Amerigo Vespucci fornisce indicazioni sull’uso della medesima pianta da parte degli aborigeni delle foci del Rio Pará. Man mano che la conquista procede, aumentano le segnalazioni. Francisco Pizarro e i suoi compagni ne vengono a conoscenza nel 1533. Sarà Pedro de Cieza de Leon a dettagliarne l’uso: la coca, questo il nome della pianta, infonde vigore e allontana i morsi della fame. Ci vorrà del tempo affinché i botanici identifichino due specie distinte. Un botanico francese porta in Europa i semi nel 1750. Viene descritta da Jean-Baptiste Lamarck: Erythroxylon coca. Si tratta di un arbusto di forma piramidale che può arrivare sino a quattro o cinque metri di altezza. Somiglia a un prugnolo e ha una corteccia di colore rosso-bruno, fiori giallastri, che si tramutano in frutti rossi senza nocciolo. La foglia è ovoidale o lanceolata, verde scuro, dimensioni variabili da 9,5 cm di lunghezza a 4,5 cm di larghezza.   Illustrazione di Aaron...

Dialogo con lo scrittore cileno Pablo Simonetti / Vite vulnerabili

Nel mese di maggio Pablo Simonetti, tra le voci più importanti della letteratura cilena contemporanea, è stato a Torino, Napoli, Roma e Milano per presentare il suo libro di racconti Vite Vulnerabili, recentemente pubblicato in Italia da Lindau. Durante la sua permanenza, Simonetti ha accettato di dialogare con Doppiozero intorno a temi quali la scrittura, la forma racconto, la caratterizzazione di una certa tipologia di personaggi che contraddistingue i suoi racconti, l’incontro con Roberto Bolaño, la sua militanza nel movimento LGBT cileno.   Instituto Cervantes Milán, giovedì 24 maggio 2018    F. A. – Sono trascorsi quasi vent’anni dalla pubblicazione in lingua spagnola, per la casa editrice Alfaguara, di Vite vulnerabili. Ora Francesco Verde li ha magnificamente tradotti per Lindau. So che leggi anche in italiano, che effetto ti fa osservare questi dodici racconti attraverso una distanza che è doppia, temporale e linguistica? Che cosa è cambiato dal 1999?   P. S. – Sono rimasto felicemente sorpreso dall’interesse mostrato dalla casa editrice Lindau per la pubblicazione di Vite vulnerabili, mi ha dato l’opportunità di guardare questi racconti attraverso uno...

Racconti del reale di un intellettuale tra le nuvole

Juan Villoro (messicano, 1956) è uno dei più importanti scrittori in spagnolo della sua generazione. Ha vinto numerosi premi internazionali, come il Premio Villaurrutia 1999, il Premio Herralde 2004 e il Premio Excelencia de Las Letras José Emilio Pacheco 2015. Scrive su El Pais e altri quotidiani e riviste internazionali. Tra le sue opere uscite in Italia: Chiamate da Amsterdam (Ponte alle Grazie 2013), La Piramide (gran vía 2013), Il libro selvaggio (Salani 2015), Specchietto retrovisore (Edit Press 2015). Da poche settimane è uscito in libreria C’è vita sulla Terra? (SUR, traduzione di Maria Cristina Secci).   Juan Villoro   Come autore, se più conosciuto in Italia come romanziere che come “articuentista”, un termine che mutuo da quello che usi per definire una forma ibrida di narrare, tra narrativa e cronaca di costume, evidente in questo tuo libro C’è vita sulla terra? (SUR 2015). Quello che attrae di queste cronache-apologhi è proprio che potrebbero essere presi per pezzi di pura finzione o ritratti letterari di personaggi e costumi, alla maniera di Jorge Ibargü...

Mauro Libertella: scrivere sulla terra del padre

“Prendine ancora un po’, prendine ancora un po’, gli chiedevamo ostinati, ripetendolo come una supplica. L’ultimo sorso gli spezzò il respiro, che già era un filo tenue e fragile. Così lo vidi morire, con la testa appoggiata al cuscino e gli occhi chiusi. Immagino che sia stato un bel modo per andarsene, in mezzo ai suoi libri e nella sua casa, dove negli ultimi anni aveva cominciato a morire poco a poco” (p. 10).   Mauro Libertella descrive così, in una delle prime pagine del suo libro, gli istanti che precedono la morte del padre. Per anni perseguitato dalla bestia del confronto con il suo giudizio, ha saputo elaborare una scrittura autobiografica la cui pacatezza è frutto di un lungo periodo di elaborazione del lutto, un intervallo che gli ha permesso di prendere le distanze tanto dal dolore della perdita quanto da insidiosi toni celebrativi post mortem della figura del padre.   Quest’ultimo, Héctor Libertella (1945-2006) – sinora pressoché sconosciuto in Italia – ha lasciato una profonda traccia nel panorama letterario argentino della seconda metà del Novecento...

Ermanno Rea: "Non volevo fare il giornalista"

È in un appartamento elegante di un palazzo dei primi del Novecento, a un passo dalle mura vaticane, che mi accoglie Ermanno Rea. Il sole caldo di questa tarda mattina illumina le stanze e, superato l’ingresso, riconosco alle pareti alcune delle fotografie scattate nei suoi viaggi da inviato. Mi colpisce il primo piano di una giovane donna velata, in un niqab bianco, i suoi occhi scuri, malinconici e indagatori. La foto è stata scattata ad Algeri all’indomani della liberazione dal colonialismo francese.     Atri scatti di quel reportage sono pubblicati in Io reporter (Feltrinelli, 2012) il volume che raccoglie molta della produzione fotografica di Ermanno Rea. Nella breve introduzione al portfolio sull’Algeria, lo stesso Rea ricorda come in quel periodo, primi anni ‘60, fu colpito dai numerosissimi casi di suicidi femminili di cui si dava notizia sui giornali locali. La ragione era una sola: quelle giovani donne si toglievano la vita perché vittime di matrimoni forzati, vendute dai loro padri. In quel soggiorno ad Algeri, mentre documentava la nascita di una nazione indipendente, a Rea accadde un incontro fortuito, casuale, per quanto folgorante. Invitato a partecipare...

Que Viva Garibaldi!!

  Anche la letteratura italiana viene investita dall’ondata romantica che tende a rovesciare l’esistente portando a galla nuove figure. Si tratta di una produzione di seconda mano che riprende la silhouette del cavaliere in chiave didattico-patriottica (l’Ettore Fieramosca dell’omonimo romanzo di D’Azeglio) o piega nel medesimo senso, tra ribellione individuale e rivendicazione nazionale, personaggi quali il Passatore in Berchet, i banditi con il melodramma verdiano, i partigiani o gli esuli dei Profughi di Parga o de Il fuoriuscito. E tuttavia, a fronte di una tale letteratura non particolarmente originale, l’Italia può offrire proprio sul piano storico l’esempio più calzante e riassuntivo di questo genere d’eroi, quel Giuseppe Garibaldi le cui Memorie paiono per l’appunto il racconto paradigmatico e mancante del romanticismo nazionale.   Garibaldi a soli ventisette anni era già stato definito dalle autorità piemontesi “bandito di primo catalogo” per i falliti moti mazziniani di Genova. Arruolato nella marineria sarda l’aveva allora abbandonata senza licenza per...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...