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Andrea Cortellessa

(24 risultati)

La poesia che (non) insegna / La prima guerra mondiale di Andrea Cortellessa

A vent’anni dalla sua prima uscita, Bompiani ripubblica il libro di Andrea Cortellessa, Le notti chiare erano tutte un’alba. Antologia dei poeti italiani nella prima guerra mondiale (nel 1998 era stato edito da Bruno Mondadori con una prefazione di Mario Isnenghi). Si tratta di un’edizione notevolmente ampliata e aggiornata, e non solo per ragioni di canone (autori e testi aggiunti) o bibliografiche. Cortellessa si impegna a fare il punto su una serie di questioni storiografiche che vanno ben al di là di un orizzonte letterario, e comportano una rilettura complessiva delle ricerche sulla prima guerra mondiale. Il particolare – la poesia – riesce a fare luce su una totalità di fenomeni extraletterari.   Ma andiamo con ordine. Non c’è dubbio che un intento del genere caratterizzava anche la prima edizione. Ne faceva fede la sofferta e decisamente irrituale prefazione di Mario Isnenghi: che da un lato appariva ammirato nei confronti di quel giovanissimo e bravissimo studioso, ma dall’altro lato era insospettito dal fatto che una tesi forte – di natura, diciamo, risolutamente pacifista – mettesse in discussione le acquisizioni di una storiografia che negli anni Sessanta lo stesso...

Un'inchiesta (parte I) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Valerio, Cortellessa, Manera

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi le prime tre risposte.   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) sovranismo;  D) identitarismo; E) [termine a tua scelta, da scegliere al di fuori dei quattro già indicati; es: ...

A trent'anni dalla morte: «Riga» Parise / Due voci escluse dai Sillabari

Esce oggi, a trent'anni dalla morte dello scrittore, il volume di Riga dedicato a Goffredo Parise, a cura di Marco Belpoliti e Andrea Cortellessa: 540 pagine, testi e saggi inediti (Marcos y Marcos, Milano 2016). Pubblichiamo in anteprima due voci escluse dai Sillabari (in allegato l'indice del volume).     Benessere Borghesia   Un giorno Mr. and Mrs. Trupìa, proprietari di una distilleria, partirono con la famiglia verso Portofino dove Mr. Trupìa voleva comprare una “barca” per l’estate. Mr. Trupìa, di origine meridionale, diceva di essere trentino e aveva imparato un po’ di dialetto trentino e un po’ di lombardo vergognandosi della sua origine. Si vergognava anche di essere italiano e avrebbe voluto nascere, come molti suoi parenti, in America. Per questa ragione lui e la moglie si chia­mavano scherzosamente Mr. and Mrs. ma solo la moglie conosceva un poco l’inglese: apparteneva alla media borghesia di provincia lombarda e venti anni prima era stata due mesi in Inghilterra per “imparare la lingua”: qualcosa sapeva, leggeva «Vogue» nell’edizione americana e aveva illuminato il marito sul significato molto famigliare di Mr. and Mrs. Partirono su una Jaguar M.K. 10...

Da Con gli occhi aperti. 20 autori per 20 luoghi / Murtala Mohammed

È in libreria Con gli occhi aperti. 20 autori per 20 luoghi, un'antologia a cura di Andrea Cortellessa pubblicata da Exòrma. Il volume raccoglie testi di Antonella Anedda, Franco Arminio, Andrea Bajani, Emmanuela Carbé, Raffaella D'Elia, Giorgio Falco & Sabrina Ragucci, Andrea Gibellini, Helena Janeczek, Alessandro Leogrande, Valerio Magrelli, Paolo Morelli, Tommaso Ottonieri, Francesco Pecoraro, Marilena Renda, Giuseppe A. Samonà, Emanuele Trevi, Vitaliano Trevisan, Filippo Tuena, Giorgio Vasta e Sara Ventroni. Dopo un saggio introduttivo del curatore, il libro si compone di testi legati a luoghi – dal litorale laziale al Sud America – che si alternano a dialoghi con ciascun autore sul rispettivo «senso del luogo».   Nella nostra società europeo-occidentale, italiana in particolare, a dispetto di ogni apparenza sempre più ipocrita, si dà questo strano atteggiamento in virtù del quale, se da un lato si multano, con sanzioni pecuniarie e addirittura morali, come l’esposizione al pubblico ludibrio, i clienti delle prostitute, specie quando straniere, in quanto sfruttatori ignobili del corpo delle donne eccetera eccetera, dall’altro lato invece, a un Pasolini – ma è solo un...

Condominio Oltremare

Nella geografia fisica e intellettuale del nostro presente termini quali abbandono, spoliazione, svuotamento conservano un significato decisamente negativo, come se testimoniassero la perdita di un patrimonio, materiale o immateriale, che in passato animava un determinato luogo. Non c’è niente da fare: l’horror vacui continua a suscitare, nello sguardo dell’osservatore comune, paure, smarrimenti, turbolenze emotive. Ma, se – sulla scia delle indicazioni offerte da Viktor Šklovskij  – proviamo a disattivare i meccanismi abituali della percezione per sottoporli a un processo di «straniamento» che renda tutto insolito, immediatamente si spalancano davanti a noi paesaggi, esteriori e interiori, sconosciuti, sorprendenti: come riesce ad esserlo solo uno scenario familiare osservato da uno sguardo estraneo (non-familiare, direbbe Freud, dunque «perturbante»). Seguendo fino in fondo questo processo di straniamento, l’horror vacui verrebbe finalmente smantellato dall’ interminabile successione di vuoti nei quali si imbatte l’attività percettiva. Una volta accantonati i logori schemi imposti...

Idee | Narrazioni

Nel quadro del programma Open Museum Open City del MAXXI di Roma (24 ottobre – 30 novembre 2014), doppiozero presenta una serie di incontri con protagonisti della cultura del nostro tempo.   La contemporaneità si presenta come un campo aperto e contraddittorio, in cui l’attività di creazione, letteraria o artistica, si intreccia costantemente ai temi politici ed economici, alle urgenze sociali, allo spazio della città e della comunicazione, alle tematiche dell'identità, della circolazione delle idee e delle barriere tra i corpi, dell'ibridazione e delle differenze tra culture, della violenza, della tolleranza, della memoria collettiva e della frammentazione dell'esperienza individuale.   Gli autori invitati da doppiozero propongono per l'occasione riflessioni originali su tematiche di stretta attualità o sguardi innovativi sulla tradizione e sulla memoria culturale, in grado di sfidare i luoghi comuni e rigenerare uno sguardo critico sul mondo contemporaneo.     PROGRAMMA DEGLI INCONTRI     FRANCESCO CARERI | LA CITTÀ CORPO A CORPO. ARTI CIVICHE NELLE TRASFORMAZIONI...

Sebastiano Vassalli. Terre Selvagge

Mi si perdoni la metafora, ma se dovessi pensare al nocciolo dell’ultimo libro di Sebastiano Vassalli, il corpo dentro al corpo narrativo che più di tutto il resto è destinato a rimanere, per germogliare e sopravvivere, penserei a un brano che si trova alla pagina duecentodiciassette di questo Terre selvagge, che Rizzoli ha pubblicato nell'aprile scorso: «dopo avere riferito ciò che è stato scritto sulla battaglia dei Campi Raudii e sulla fine dei Cimbri, è tempo ormai che cerchiamo di rappresentarci quegli avvenimenti come già nell’antichità faceva Omero: chiedendo aiuto alla dea della poesia epica cioè alla nostra immaginazione».   La citazione è tratta dal finale di un capitolo che si intitola «La battaglia secondo gli antichi», e anticipa il capitolo successivo: «La battaglia secondo noi». Quale sia la battaglia, è stato detto. Quali siano gli avversari dei Cimbri, è ovvio, ma non nuoce esplicitarlo: i Romani. Nel mezzo c’è il popolo dei Galli Cisalpini, entro il quale si sviluppa uno dei due fili che intrecciano il romanzo: la...

L'onta del significato

La pubblicazione presso L’orma – come numero 2 della nuova serie della collana fuoriformato (pubblicata per 31 volumi da Le Lettere, fra il 2006 e il 2012) – di Una profonda invidia per la musica. Invenzioni a due voci con Paolo Terni, di Giorgio Manganelli, rappresenta un adempimento lungamente atteso. Sin dall’inizio del progetto di fuoriformato, infatti, volevo pubblicare nella loro originale forma fonografica le bellissime conversazioni a tema musicale che Manganelli ebbe con Terni a Radio Tre Rai nel luglio del 1980, e che già erano conosciute – solo in forma trascritta, però – nel libro di Terni, Giorgio Manganelli ascoltatore maniacale, pubblicato da Sellerio nel 2001. Complesse questioni di diritti hanno reso possibile solo ora questa pubblicazione. Solo ascoltandolo materialmente (Manganelli direbbe forse “matericamente”), questo intreccio di voci, viene a giorno in effetti la qualità di «improvviso» (Improvvisi per macchina da scrivere è il titolo “musicale” scelto per il proprio libro da Manganelli più amato, forse: la raccolta dei corsivi giornalistici uscita...

Luigi Di Ruscio. Romanzi

La mattina del primo aprile 1969, Italo Calvino era negli uffici Einaudi. Nei giorni precedenti aveva letto un romanzo inedito, intitolato Il verbalizzatore. L'autore trentanovenne aveva alle spalle alcune pubblicazioni di poesia; la prima in particolare, risalente al 1953, intitolata Non possiamo abituarci a morire, era stata ben accolta da Fortini. Il romanzo inedito era la storia del verbale di una riunione, redatto da un verbalizzatore così ossessivo da far entrare all'interno del testo qualsiasi cosa, "dando fondo se non all'universo", aveva scritto Calvino, "a una visione del mondo". Calvino aveva apprezzato il libro e tuttavia ne era rimasto quasi spaventato dalla "cupa aggressività" che gli ricordava Céline. E così, pur ammirando l'opera, aveva rifiutato di pubblicarla, motivando la sua scelta in modo coerente non solo con la propria idea di letteratura, ma anche con se stesso e le proprie fissazioni personali. "La verità è che io sono un maniaco dell'ordine e della geometria, e nel Suo eroico disordine mi raccapezzo poco".     Il giudizio finale...

Francesco Pecoraro. La vita in tempo di pace

Di Ivo Brandani, sessantotto anni, ingegnere, protagonista della Vita in tempo di pace (Ponte Alle Grazie 2013) sapevamo già molto e da molto tempo: dalla raccolta di sette racconti Dove credi di andare (Mondadori 2007) e dai pezzi saggio-narrativi di Questa e altre preistorie (Le Lettere 2008). Due opere costruite con mezzi diversi e che tuttavia partono dagli stessi materiali potremmo dire avantestuali (scartafacci) pubblicati per molti anni da Francesco Pecoraro nel suo retrobottega, il blog personale.   La storia di Ivo Brandani si consuma nel tempo di una giornata, il 29 maggio 2015: siamo nel non-luogo dell'aeroporto di Sharm el-Sheik, ben lontano dalla Dublino di inizio Novecento; Brandani qui attende il compiersi del destino, salire sull'aereo che lo riporta in Italia. Il suo compito in Egitto è progettare una fittizia barriera corallina di Sharm el-Sheik che sostituisca quella vera, ormai morta.     La giornata è spezzata in inserti, catalogati ciascuno con un orario preciso; tra questi si incuneano sette nuclei narrativi di diversa lunghezza, sembrerebbero romanzi incompiuti. C'è un ordine preciso...

Vice Versa

Nel Padiglione italiano alla Biennale di Venezia attraversiamo luoghi individuati con precisione: una vecchia piazza di paese che si specchia senza mescolarsi in un anonimo spazio urbano; un ambiente interamente in laterizio che ha il volume monumentale e l’umidità antica di un pezzo di archeologia industriale; le macerie di un terremoto o di un enorme crollo su cui ci arrampichiamo guardinghi. Ci sono anche un barbiere di quelli di una volta e un paese intero, Casale Monferrato. Vice Versa, la mostra curata da Bartolomeo Pietromarchi, è un omaggio all’antinomia, uno dei tratti distintivi (e positivi) dell’antropologia e della cultura italiane. Ispirandosi alle Categorie Italiane di Giorgio Agamben (1996), il curatore ha individuato sette coppie di concetti e quattordici artisti che li rappresentano, interpretano, evocano. Dopo l’orgia additiva e claustrofobica del Palazzo Enciclopedico di Massimiliano Gioni, Vice Versa – che troviamo alla fine delle infinite Corderie – è uno spazio arioso, dove le opere finalmente respirano. Il cambio di passo è netto: gli artisti di Vice Versa creano spazi che attivano altri sensi...

Franco Cordelli. Declino del teatro di regia

Il 20 febbraio 2013 Franco Cordelli, autore, saggista, critico tra i maggiori intellettuali italiani, compie 70 anni.   In questa occasione, la libreria di doppiozero si arricchisce di un nuovo ebook, Declino del teatro di regia,che raccoglie ottanta “cronache teatrali” di Cordelli, attraversate dal sentimento di cosa sia il teatro di regia degli ‘anni Zero’. Qui il link per scaricarlo gratuitamente.    Il libro raccoglie ottanta articoli usciti sul Corriere della Sera tra il 1998 e il 2012, tutti dedicati a registi contemporanei italiani o stranieri, prendendosi la responsabilità di indicare gli spettacoli più significativi degli anni Zero. Grazie al ricco schedario teatrografico allestito da Simone Nebbia, il testo è anche uno strumento indispensabile per chiunque nel teatro lavori o il teatro studi. Dedicati come sono a figure di registi dal più o meno accentuato tratto demiurgico, questi articoli parrebbero contraddire il declino del titolo gibbonsiano scelto dall’autore, ma – come egli scrive nella premessa – nel loro insieme rappresentano appunto il tramonto di una grande stagione...

Speciale Librerie | Libreria, scambio umano

E’ una questione di atmosfere, di involucri, perché se si pensa esclusivamente al contenuto non c’è partita: i libri si vendono solo nelle grandi distribuzioni non nei piccoli negozi dedicati. Questa è ormai la nuda realtà. Ciò che sta succedendo a Milano (vedi Cataluccio) o a Roma (vedi Cortellessa) è di fatto accaduto in generale nelle città italiane. Gli antichi luoghi dell’anima che erano le librerie storiche hanno dovuto sloggiare, riconvertirsi o addirittura chiudere i battenti. E questo è accaduto anche in moltissime città europee, poiché è un trend negativo preciso che le “ragioni dell’economia” impongono alle “ragioni della bellezza culturale”.        La chiave per capire sta tutta nella pagina culturale dei quotidiani: in alto, in bella evidenza, la classifica dei libri più venduti della settimana, sotto le diverse recensioni proposte dalla redazione cultura e gli approfondimenti su un libro particolare ritenuto degno di speciale attenzione. In alto Luciana Litizzetto, Benedetto XVI, Mettiamoci a cucinare di...

Otto volte dieci anni

Arrivando a casa di Giosetta Fioroni, tana segreta stillante di pioggia in riva al Tevere, ogni volta si esita prima di suonare il campanello: sopra il quale brilla ancora la targhetta FIORONI-PARISE. La casa è piccola, si cammina fra muri grondanti colori smaltati e nostalgici. Giosetta saltella oggi come quando quarant’anni fa Parise, proprio, la descriveva camminare «in modo leggero come camminavano le ragazze degli anni cinquanta quando andavano a scuola o a un ballo pomeridiano in casa d’amiche». Che incontrarla significhi in qualche modo fare un’escursione fuori dal tempo lo conferma l’ultima immagine che mi ipnotizza prima di uscire, una grande foto di Plinio De Martiis che la ritrae, a Sperlonga nel 1963, in compagnia di Cy Twombly. Gli occhi di Twombly, giacca leggera e jeans, guardano fuori dall’inquadratura; Giosetta invece – maglioncino nero esistenzialista e morbidi hot pants, abbronzata, i capelli corti un po’ in disordine – guarda dritta in camera. Non so spiegare perché mi commuova tanto, questo suo sguardo. Se ci riuscissi sarei un po’ come Parise, forse. Lei mi guarda guardarla,...

Andrea Cortellessa. Narratori degli Anni Zero

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare di un’antologia, il poderoso volume Narratori degli Anni Zero (numero triplo della rivista L’illuminista, Ponte Sisto, pp. 704, € 30), curato da Andrea Cortellessa, non è solo una fotografia dello stato attuale del genere romanzo in Italia. È qualcosa di diverso: un flusso ininterrotto di testi e riflessioni critiche, dalla cui prossimità scaturisce l’impressione di un moto perpetuo.   Il saggio introduttivo è il vero motore dell’antologia. I modelli da cui Andrea Cortellessa trae ispirazione e da “mis-interpretare”, come direbbe Harold Bloom, sono due: il volume curato da Angelo Guglielmi nel 1981 dal titolo programmatico: Il piacere della letteratura. Prosa italiana dagli anni 70 a oggi e quello posteriore di Antonio Franchini e Ferruccio Parazzoli del 1991, Antologia dei nuovi narratori.   I “narratori degli anni zero” (Pincio, Nori, Cornia, Pascale, Permunian, Lagioia, Raimo, Pica Ciamarra, Pugno, Arminio, Morelli, Trevi, Falco, Samonà, Baroncelli, Vorpsi, Ricci, Rastello, Saviano, Jones, Bajani, Pecoraro, Vasta, Pedull...

Kurt Schwitters

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     I manuali lo iscrivono al capitolo del dadaismo, ma i dadaisti duri non lo ammisero tra le loro fila. Per gli storici difensori della radicalità a un certo punto del suo percorso ha tergiversato, perdendo il filo delle conquiste sempre più estreme delle avanguardie. Per quelli difensori della continuità si è spinto troppo oltre in alcuni casi. Lui effettivamente aveva un’aria inclassificabile come la sua arte. Ha coniato per sé la denominazione «Merz». Assumeva l’espressione impostata quando si presentava – «Buongiorno, sono Kurt Schwitters, inchiodo oggetti sui quadri!» – o recitava una delle...

Achille Bonito Oliva. L’ideologia del traditore

È in libreria da pochi giorni il volume di Achille Bonito Oliva, L’ideologia del traditore. Arte, maniera, manierismo (Electa, Milano 2012, postfazione di Andrea Cortellessa), che presentiamo qui attraverso il testo di Michele Dantini pubblicato di seguito.   In collaborazione con la casa editrice Electa, regaliamo un capitolo del libro: Tradimento, lateralità, citazione.   Su ABO e Ideologia del traditore   Esiste una linea “manieristica” o “neo-manieristica” nella critica d’arte italiana degli anni Sessanta che rimanda in larga parte a Luciano Pistoi, Carla Lonzi e alla loro comune ricerca come di rigore e infrazione, norma e sprezzatura nell’arte nazionale dopo Lucio Fontana: è a questa che occorrerebbe in primo luogo ricondurre l’Ideologia del traditore, riconoscendo nel testo un trattato di arti visive che si situa entro una tradizione stilistica e metaforica almeno in parte già tracciata; e solo in seguito una sorta di poetica (o meglio ideologia) della post-ideologia. Esistono peraltro due diversi tipi di traditore: il primo abbandona, consegna e svende, diserta. Il...

Roland, macchine e animali

Racconta Dubravka Ugrešić nel bellissimo Il museo della resa incondizionata (Bompiani 2002) che al giardino zoologico di Berlino, il 21 agosto del 1961 (otto giorni dopo la costruzione del muro), alla morte dell’elefante marino Roland ci si ritrova davanti a una scoperta inaspettata e inevitabilmente tragicomica. All’interno dello stomaco dell’animale vengono infatti rinvenute decine e decine di oggetti che nel corso degli anni erano sfuggiti di mano ai visitatori della vasca di Roland e che l’elefante marino aveva serenamente ingoiato e mai espulso: “Un accendino di colore rosa, quattro bastoncini da gelato (di legno), una spilla in metallo a forma di barboncino, un apribottiglie, un braccialetto da donna (probabilmente d’argento), un fermaglio per capelli, una matita di legno, una pistola ad acqua di plastica per bambini, un coltello di plastica, un paio di occhiali da sole, una catenina, una molla (piccolina), un cerchio in gomma, un paracadute (giocattolo), una catena di ferro da quaranta centimetri circa, quattro chiodi (grandi), un’automobilina di plastica verde, un pettine di metallo, un distintivo di plastica, una...

Il sabato del villaggio / Autunno

A dieci anni dall’11 settembre, la memoria si mischia alla nostalgia, l’America e il mondo intero sono cambiati e sembra più difficile distinguere la realtà da ciò che è per sempre scomparso tra le macerie delle Twin Towers. Attorno a quello che furono le due torri e la loro assenza riflettono Marco Belpoliti e Riccardo Venturi. E qui in Italia, periferia di un impero in crisi, l’undici settembre ha il sapore del primo giorno di autunno che porta con sè il ritorno in città e a scuola, una scuola malconcia e in difficoltà: Enrico Manera ne parla con Giuseppe Caliceti. Mentre per Camminare Claudio Piersanti ci regala un racconto sul disagio del camminare in città. L’undici settembre potrebbe essere definito anche come la sparizione di qualcosa e la comparsa d’altro e forse non sappiamo ancora di preciso cosa è sparito e cosa è apparso. Elio Grazioli riflette con l’aiuto di Walter Benjamin attorno all’accresciuto interesse per la fotografia così come Gianfranco Marrone analizza il bisogno di un «nuovo realismo» in filosofia e il pericolo che...

Il sabato del villaggio / Fango

Da sempre con l’avvento dell’estate tutto sembra rallentare, la gente va in vacanza, i bambini sono a casa da scuola e i giornali dedicano almeno una pagina ai giochi enigmistici. Tutto diventa piano piano più silenzioso, intimo, si esce di più la sera e si incontrano gli amici liberi da occupazioni lavorative. Da sempre d’estate si prova a non far caso a quello che capiterà a settembre, con il rientro in città e l’avvento dell’autunno. Ebbene, qualcosa si è inceppato, come se la frenetica corsa di questi ultimi anni, seppure senza fiato e gambe, si fosse tramutata in un’inesorabile caduta in un precipizio di cui non vediamo ancora il fondo. Si vorrebbe smettere di precipitare, ma al momento l’unica soluzione sembra essere quella di schiantarsi quanto prima. E non deve essere un caso che le decine di scandali di questi ultimi tempi, dal mondo della politica all’ultimo che coinvolge il più grande gruppo editoriale del mondo, abbiano principalmente un carattere autoreferenziale: l’informazione che imbroglia l’informazione, la politica che inganna la politica. Come se la cosa...

Il sabato del villaggio / Manovra economica

Mai come in questi giorni, l’Italia sembra proiettata verso il futuro. Il ministro dell’economia ha presentato in consiglio dei ministri la manovra economica per stabilizzare il debito e rilanciare l’economia. Una manovra doppia quindi, che stabilizza e rilancia, ma soprattutto che punta tutto sul futuro, rimandando al 2013 i provvedimenti più impegnativi. Se la paura per il futuro prima lo immobilizzava, oggi rinchiude letteralmente il Paese in una sorta di illusione in debito, qualcosa di molto simile ad un’ansia adolescenziale perennemente tesa tra i sensi di colpa per i compiti da fare rimandati a dopo e un’apatia consumata davanti ai programmi televisivi pomeridiani. Dalla televisione al telefono: questa la mutazione di un Paese che fu di 60 milioni di c.t. della nazionale e che oggi è più vagamente composta da 60 milioni di manovratori. Tardoadolescenti anni Novanta cresciuti con troppa tv e niente internet.   Ed è agli anni Novanta che ci riportano le immagini e anche le telefonate di Luigi Bisignani, manovratore gattopardesco sempre alle spalle dei potenti per meglio sussurrare alle loro orecchie. Giorgio...

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma il...

Giorgio Manganelli / La favola pitagorica

Pur essendo annoverabile in una longeva tradizione novecentesca di viaggi d’autore in Italia, l'odeporica di Giorgio Manganelli sembrerebbe appartenere piuttosto a quel genere letterario che lo stesso autore, altrove, si era premurato di precisare con la sua consueta diligenza di onomaturgo: la geocritica, ovvero il “trattare un luogo alla stessa maniera con cui trattiamo sostanzialmente un libro”. Sulla scorta di questa definizione, i suoi scritti di viaggio in Italia (raccolti da Andrea Cortellessa ne La favola pitagorica) possono così diventare note e trascrizioni di una sorta di di-vagare mentale. Manganelli può interrogarsi diffusamente sull’esistenza di Ascoli Piceno, ovvero discettare sull’Abruzzo tracciandone una cartografia eccentrica; nonché raffigurarsi Piacenza come un luogo esotico quasi quanto Singapore, o ancora osservare le vestigia della Magna Grecia come fossero epifanie misteriosamente familiari.   Come in Spagna mi ispanizzo, e in Germania vagheggio di farmi goethiano, così a Firenze sperimento una trasformazione, una insidia, una seduzione che non saprei descrivere in altro modo:...

Celati e il cinema

Quando ha cominciato a trafficare col cinema Gianni Celati? A parte la passione di cinefilo, spettatore indefesso, di cui restano vistose tracce nei suoi libri, nei testi come nelle copertine, è negli anni Settanta, quando Memé Perlini gli scrive perché pensa di trarre un lungometraggio dal suo libro d’esordio, Comiche (1971), vera e propria sarabanda slapstick. Poi dopo aver consegnato Lunario del paradiso, alla fine di quel decennio, libro germinale del romanzo giovanile degli anni Ottanta, lo scrittore emiliano se ne va in America per darsi al cinema, come annuncia ai suoi interlocutori dell’Einaudi. Di quel viaggio a Los Angeles resta una vaga traccia in Storia di un apprendistato, racconto che è compreso in Narratori delle pianure (1985). Poi c’è ancora una sceneggiatura, con l’amico Alberto Sironi, dedicata a Coppi. Quindi un silenzio fino al 1991. L’idea di far passare dietro la macchina da presa Celati è di Angelo Guglielmi. Nel frattempo è uscito il reportage di Verso la foce nel 1988. Il direttore di Rai3 gli chiede di girare un film su quei luoghi: un po’ viaggio e un po’ reportage. Per risposta Celati carica tutti i suoi parenti di Ferrara e gli amici su un autobus e...