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Craig Owens

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Tabulare. Scultura e scrittura in Carl Andre

If we fix the typing machine we also fix the life   David Cronenberg, Naked Lunch, 1991   I Le parole come le cose Language to Be Looked At and/or Things to Be Read. Linguaggio da vedere, cose da leggere: con questo chiasmo tra parola e immagine la Dwan Gallery di Los Angeles inaugurava una mostra collettiva nell’estate 1967. Nel testo di presentazione, breve ma concettualmente denso, non vi era alcun riferimento alle opere d’arte. Chiaro tuttavia il messaggio: il linguaggio non è qualcosa che si scrive ma qualcosa che si costruisce – e si costruisce in senso letterale e affatto metaforico. Le parole sono il materiale dell’architettura linguistica, da assemblare come mattoncini della Lego. Il testo portava la firma di Eton Corrasable, uno pseudonimo dietro il quale si nascondeva l’artista Robert Smithson, una delle menti più acuminate degli anni sessanta (dalla traduzione dei suoi scritti avremmo tutti da guadagnare).   Nel mezzo degli anni sessanta Smithson riflette sull’analogia tra scrittura e scultura, sul loro rispettivo processo di costituzione. La scrittura è paragonata a una stratificazione...

Speciale Jeff Wall | Reportage Readymade

Photo/Pictures   E’ solo da una decina d’anni che le retrospettive sui fotografi contemporanei vengono finalmente ospitate nei musei d’arte contemporanea, accanto alle monografie sugli artisti visivi. Uno dei casi più celebri è quello del fotografo canadese Jeff Wall, esposto alla Tate Modern e al MoMA tra il 2006 e il 2007 (e oggi al PAC di Milano con una selezione circoscritta di opere).            I lettori italiani dispongono ora di un’ottima antologia degli scritti più importanti di Wall (cui avrei personalmente aggiunto “Depiction, Object, Event”, pubblicato su Afterall nel 2007), curata da Stefano Graziani (Gestus. Scritti sull’arte e la fotografia, Quodlibet). Vi si leggono alcuni tra i testi più incisivi scritti sulla fotografia contemporanea negli ultimi trent’anni, quali “Il Kammerspiel di Dan Graham” (1982) e “Segni di ‘indifferenza’: aspetti della fotografia nella (o come) arte concettuale” (1995). In quest’ultimo Wall – assieme fotografo e critico della fotografia – offre un’interpretazione...

Transavanguardia

A più di un trentennio dalle sue prime manifestazioni, la Transavanguardia appare, ed è certo un paradosso, il convitato di pietra della scena artistica italiana. Il movimento artistico, il gruppo, il brand, che più ha segnato l’ultima decade del nostro secolo breve, certo il più internazionale e di maggior successo, ha fatto sì un precoce ingresso al Museo, convertito all’istante in fenomeno storico – sebbene non ancora storicizzato –, ma è anche, da buoni vent’anni ormai, restato marginale nel dibattito critico, ovvero mutato all’occasione in una specie di elemento di sfondo, di arredo demodé, di comodo bersaglio. Tale è ad esempio nella lettura di Nicolas Bourriaud, che in saggio del 2002 scorgeva nell’avventura transvanguardista, epitomizzata nella pittura di Enzo Cucchi e, un po’ incongruamente, di Julian Schnabel, la restaurazione di un’autorialità eclettica e ipertrofica, il trionfo di un’estetica cinica per la quale «la storia dell’arte appare come una gigantesca pattumiera di forme vuote, amputate del loro significato», una “...