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Franco Basaglia

(26 risultati)

Per l’anniversario della legge Basaglia / Teatri della mente

Era il 13 maggio 1978, pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, quando venne approvata la legge 180, la Legge Basaglia. Per la prima volta al mondo saliva in primo piano la salute dei pazienti psichiatrici e si ribaltava la disposizione del 1904 secondo la quale doveva essere rinchiuso d’obbligo chi era “pericoloso a sé e agli altri e di pubblico scandalo” per passare a un provvedimento che considerava il ricovero necessario soltanto se non vi erano altre possibilità di cura. È il primo passo verso la chiusura dei manicomi, anche se di fatto solo con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione di nuove strutture di assistenza si andò verso il completamento della previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali. Il percorso è durato decenni: gli ultimi ospedali psichiatrici furono chiusi in Sicilia nel 2007, e gli ospedali psichiatrici giudiziari nel 2015. La legge, di grande attualità, puntava a ridare dignità alla persona facendole riacquisire la libertà, partendo dall'abolizione di misure terribilmente coercitive: purtroppo, dopo più di quarant’anni, alcune strutture applicano ancora tecniche più detentive che riabilitative.   Il percorso...

Lo scandalo della scuola / Topo Federico, gli insegnanti e il cuore

Una favola di Leo Lionni, Federico, racconta di un topo guardato con biasimo dagli altri topi perché manca di fare il proprio dovere mentre tutti si adoperano nel raccogliere frutta e legna per la stagione fredda alle porte. Federico guarda fiori e colori, contempla le nuvole; appare assorto, svagato, non porta nessun seme al rifugio. L’inverno arriva e le provviste finiscono. I topi, stretti l’uno all’altro, non immaginano come attraversare, senza più cibo né legna, i mesi rigidi ancora a venire. Federico si fa un poco più in alto di loro, e, da un immaginario pulpito di un immaginario rifugio di sassi, inizia a raccontare le storie e le immagini di cui ha fatto scorta, mentre non si avevano per lui che sguardi di rimprovero. Le parole di Federico scaldano, sfamano e portano luce. Ai topi non resta che ringraziarlo in coro, ringraziare quel suo tempo sottratto all’utile. “Non voglio applausi, non merito alloro, ognuno in fondo fa il proprio lavoro”, risponde Federico arrossendo.    Avremmo poi ritrovato qualcosa dello spirito di questo libretto d’infanzia in una frase di Don Milani: “sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.    C’è...

Oltre le gabbie, l'uomo. Oltre l'umano, il paradiso / Due esperienze di Carla Cerati

“Morire di classe”, a cura di Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia, viene pubblicato nel 1969, “Paradise Now”, testo collettivo del Living Theatre scritto da Julian Beck e Judith Malina, nel 1970, ambedue da Einaudi.  Carla Cerati ha scattato nello stesso anno, il 1968, le fotografie incluse in entrambi i libri.  Una tensione libertaria è all’origine delle sue immagini, e segna per sempre il gesto del fotografare lungo tutta la sua storia personale. Un desiderio sempre rinnovato segna il nuovo patto che la fotografa stringe con la realtà. Dalla reclusione alla libertà: il passo è lungo ma possibile.   I due libri sono legati fra loro da una continuità che poggia su fondamenta completamente diverse, ma giungono a una medesima conclusione: abbattere le barriere di una istituzione chiusa, plasmata da una società altrettanto chiusa.    Alla base di questa relazione vi sono due processi inversi: l’istituzione manicomiale fa dell’individuo un pazzo perché vuole essere un individuo; l’attore fa di sé un pazzo perché rivendica la sua individualità. Il Living mette in scena una sorta di follia volontaria contro un potere che esclude e reclude. Se i malati...

Marco Cavallo / Quando la follia e il teatro divennero una cosa seria

Il teatro sembra essere il luogo in assoluto più attraversato dalla follia, e le istituzioni della psichiatria le più abitate dal teatro. La follia con il teatro diventa estensione e metafora dell’indecifrabile, dell’indicibile, dell’ambiguità della vita, dei sentimenti, delle emozioni, delle passioni; quasi che solo le parole della follia (e del folle) possano dire ogni cosa. Il manicomio dalla sua origine ospita il teatro della follia, della follia che diventa malattia. Il teatro dove si mette in scena sempre la stessa rappresentazione. Tutti costretti a recitare la stessa parte. Dalle origini il teatro si è appropriato della follia per tessere il suo infinito discorso sull’esistenza. La psichiatria all’inizio del XIX secolo tra le rassicuranti mura del nascente manicomio “costruisce” la malattia mentale, spoglia e svuota la follia di vitalità, di corporeità, di storicità. Di senso, in una parola. Tutto nel manicomio diventa finzione. Entrare nel gioco del teatro e della follia (e poi della psichiatria, della malattia mentale, delle istituzioni) e percorrerlo e raccontarlo non è affatto semplice.  Per cominciare non posso che collocarmi nell’ospedale psichiatrico di San...

Da vicino nessuno è normale / Margini. Otello Circus a Olinda

I manicomi sorgono abitualmente alla periferia delle città, scriveva Franco Basaglia in un testo del 1965, in zone isolate, circondate da mura che diano il senso preciso della separazione. La figura del malato di mente, espressione di una rottura della norma, è un’immagine da tenere a distanza perché non abbia a turbare il ritmo di una società che non si sente responsabile dei suoi frutti negativi e crede di risolverli allontanandoli da sé.    Prove Otello, maggio 2018, ph Vasco Dell'Oro. Il malato di mente come figura che abita i margini: non è la sola, in questo tempo, e non è pensando solo a lei che queste parole appaiono di una faticosa attualità.  È in questa società che l’uomo, sottoposto alla tirannia della normalità, si ammala.    Olinda – progetto collettivo nato nel 1996 – ha fatto dello spazio dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano, spazio di periferia e segregazione, spazio dunque di una doppia esclusione, un luogo di apertura, e lo ha fatto guidata da queste domande: come evitare di produrre il ghetto? Bisogna proteggere i matti dal mondo cattivo o il mondo cattivo dai matti? Chiusi i manicomi, infatti, non sono crollati i muri...

Legge del 13 maggio 1978 / Basaglia e il suo tempo

Franco Basaglia muore a Venezia nel 1980, dove era nato 56 anni prima. Quarant’anni fa esatti, il 13 maggio 1978, due anni prima della sua scomparsa, viene approvata la legge di chiusura delle istituzioni manicomiali, nota come legge Basaglia, benché nel testo, e nelle sue applicazioni successive, non risponda del tutto alle sue idee e ai suoi progetti. Sul piano storico, la legge Basaglia si colloca dopo una serie di provvedimenti che liberano lo psichiatra dalla posizione di “agente di custodia” e lo rendono, sulla carta, “terapeuta”. Si passa, a livello del testo, da una dimensione di contenzione a una dimensione di cura. Nello stesso tempo, a partire dai primi anni Sessanta, nasce l’idea che la cura della “malattia mentale” sia da ridiscutere e che sia da ridiscutere persino l’idea di “malattia mentale”.   Basaglia non è solo al mondo, è l’avanguardia di uno Zeitgeist. Lo psichiatra Thomas Szasz (1920-2012), nel 1961, scrive Il mito della malattia mentale. Szasz lavora a quel tempo in una città dello stato di New York che porta un nome singolare, dal sapore antico: Siracusa. È un ebreo ungherese, immigrato negli Stati Uniti nel 1938, scampato allo sterminio. Erving...

Che cos’è un maestro? / Giuliano Scabia. I bambini unici maestri

  In questa intervista dubita, nega, diffida che ci siano maestri. Lo leggerete. Ma Giuliano Scabia per molti lo è stato, un maestro, segreto o dichiarato, guida per percorsi nel corpo, nel teatro, nella poesia, nei testi, nella vita che germoglia, che erompe, nelle storie, negli intrecci di cose di fatti di vite nelle strade, nei luoghi degli scontri e nei posti più silenti, più segreti. È stato uno degli inventori del Nuovo Teatro in anni lontani, già avvolti nella leggenda e nelle dispute dell’accademia. Ha collaborato con Nono, con Carlo Quartucci e con i suoi attori (c’erano, tra gli altri, Leo de Berardinis e Claudio Remondi), scrivendo sulla scena un testo come Zip. Ha rovesciato il Piccolo Teatro con i segni, sessantottini, di un’avanguardia che voleva rifare le arti e il mondo. Poi ha inventato il teatro a partecipazione. Ha incontrato i “matti”, le favole, gli studenti, i montanari dell’alto Appennino reggiano, e la sua vena da ideologico-sperimentale è diventata narrativa, conversativa, interrogativa. Ha fatto un teatro che non era affermazione ma domanda, rottura continua di confini. Per trent’anni ha insegnato all’università, al Dams di Bologna, mandando ogni...

Elvio Fachinelli: il clinico che ridefinì l'osceno

Tempo fa William Buckley rimproverava Allen Ginsberg di comporre opere oscene per via del suo linguaggio; invitato a una trasmissione televisiva gestita dallo stesso Buckley, Ginsberg rispose che oscene non sono le parole, ma le morti durante l'allora guerra del Viet-Nam.   La biografia culturale di Elvio Fachinelli (1928-1989) sembra una genealogia Biblica. Il suo analista fu Cesare Musatti (1897-1989), il quale – considerato uno dei Padri della psicoanalisi italiana – si formò con Edoardo Weiss (1889-1970), il primo psicoanalista  italiano. Weiss era, a sua volta, in supervisione dallo stesso Sigmund Freud. Nonostante le sue origini nobili e ortodosse, Fachinelli fu tra gli psicoanalisti che più cambiarono la psicoterapia in Italia.   In primo luogo rifiutò l'idea di “resistenza del paziente” a favore dell'accoglienza della “persona che frequenta l'analisi”, spostando la responsabilità della terapia sull'"esperto”. Negli anni Settanta nacque e si diffuse la strana idea che se c'è fallimento nella relazione tra il professionista e il suo utente, la...

David Forgacs. Margini d'Italia

Coloro che (come l'autore di questa recensione) avvicinassero il testo di David Forgacs, Margini d'Italia (Laterza 2015), in cerca di "una storia alternativa, parallela ma secondaria a quella considerata ufficiale, che 'riscattasse' le persone dai margini o li 'salvasse'" resterebbe deluso. "Farlo," dice l'autore nella sua premessa, "in questo caso, avrebbe significato semplicemente riprodurre la logica della marginalità, rimettere in atto quei gesti di comprensione o solidarietà, dare sostanza alla fantasia che qualcuno possa essere simbolicamente tolto dai margini e dare credito all'idea che le persone osservate nei cinque casi che ho studiato fossero o siano davvero, in qualche modo, 'fuori' dalla società, o comunque veramente subalterni, secondari, meno importanti di quelli che si trovano al centro. Il mio obiettivo non è quello di raccontare la loro storia ma di illustrare come altri li hanno descritti e di dimostrare che la formazione dell'Italia moderna si è realizzata anche attraverso la creazione discorsiva di gruppi marginali e socialmente esclusi".  ...

Il poeta che diventò teatro

Continua lo speciale dedicato a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo e la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), in occasione dei suoi ottanta anni doppiozero approfondisce con saggi e immagini il suo instancabile camminare, ricercare.   __________________________________________________________________________     Il teatro italiano deve essere grato a Giuliano Scabia per più di un motivo. Il suo è un percorso unico ed esemplare, che ha nutrito e illumina l'evoluzione delle arti negli ultimi decenni. Il primo motivo di gratitudine: ha posto subito, alla metà degli anni Sessanta, con lucidità, il problema dell'avanguardia teatrale in Italia. Quelle di...

Come si diventa psicoterapeuta

La raccolta di Nicole Janigro mi ha ricordato un altro libro di una dozzina d'anni fa: Chi sono i vostri analisti [Astrolabio-Ubaldini 2003], firmato da Jaques-Alain Miller e ottantaquattro amici. Il più bel saggio di quel libro denso oltremisura (cinquecentodieci pagine fitte) sostiene che dopo la lettura delle maggiori figure della psicoanalisi – che, in Francia, noblesse oblige, annoverano anche la Principessa Marie Bonaparte – era meglio tenersi i propri sintomi piuttosto che “aderire a una psicologizzazione moralizzante 'delle donne' alla quale gli analisti avevano ridotto l'enigma ereditato da Freud”. L'autrice di queste parole è Marie-Hélène Brousse, che di clinica se ne intende.   Il lavoro di Nicole Janigro è meno pretenzioso di quello di Miller, raccoglie il contributo di soli dodici terapeuti e di pagine ne conta circa duecento; tuttavia è molto più godibile, anche perché raccoglie dodici punti di vista tra loro eterogenei e mostra che si può diventare terapeuta attraversando vie differenti, piuttosto che una sola.   La rassegna si presta a possibili...

Alla ricerca della lingua del tempo

Il 7 maggio, alla sala Fontana di Milano, la rivista online di teatro ragazzi “Eolo” consegnerà un premio “alla gratitudine”, non alla carriera, a Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, incantatore. Le motivazioni spiegano a chi non lo conosce qualcosa di questo artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni.   Si legge: «Eolo Awards 2015 alla gratitudine a Giuliano Scabia per aver imbevuto della sua poetica e del suo modo di rivivere l'arte teatrale tutto il teatro ragazzi italiano. È infatti lui che ci ha insegnato a sperimentare sempre e comunque nuovi confini e forme, è lui che ci ha insegnato a essere sempre fuori dall'ordinario, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e, soprattutto, di nuovi pubblici, convinto che ‘coloro insieme ai quali canti, modificano il tuo canto’ e ben lo sappiamo noi che viviamo a contatto sempre con i cuccioli d'uomo....

Basaglia, storia di una rivoluzione contro le masse

La "Repubblica dei Matti" di John Foot racconta l'impresa di Franco Basaglia e di tutte le persone con cui ha combattuto, interagito, litigato, collaborato nelle fasi della sua formazione. Una formazione che sembra un romanzo, comincia prima della nascita e non termina dopo la morte. Come il Napoleone a cavallo di Hegel – cavallo che, in questo caso, sarebbe matto e si chiamerebbe Marco – Basaglia è stato lo spirito del mondo psichiatrico, la sua antitesi, che ha subito prodotto sintesi: Gorizia. Il testo di Foot torna sulla questione “antipsichiatria”, in particolare sull'idea “la malattia mentale non esiste”. Penso che la questione “malattia mentale” sia, in primo luogo, linguistica. Chi pone la questione “malattia mentale”, a cinquant’anni di distanza da quel dibattito, si trova stritolato nella dimensione neo pubblicitaria e neo liberale. Non riesce a distinguere più il significato. Chi dice “la malattia mentale non esiste” è il DSM-5 – l'ultima versione internazionale del manuale psichiatrico, su cui siamo più volte intervenuti a doppiozero....

In memoria di Paola Labriola

Comunicato stampa L’Unasam esprime il più profondo cordoglio per la tragica scomparsa della Dottoressa Paola Labriola e denuncia, ancora una volta, la grave carenza in personale dei servizi di salute mentale, l’estremo disagio delle condizioni di lavoro degli operatori residui e la insufficienza globale dei servizi, causa di abbandono e di avvio alla cronicizzazione e alla disabilitazione di molti pazienti che potrebbero essere efficacemente curati. Con questa consapevolezza respingeremo ogni rinnovato tentativo di criminalizzazione delle persone con sofferenza mentale e rafforzeremo il nostro impegno per la eliminazione delle cause del grave degrado del sistema di tutela della salute mentale del nostro Paese (9 settembre 2013, Girolamo Digilio, Presidente UNASM).     Così si esprime Girolamo Digilio, a nome dell'Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (UNASAM). Riporto l'intero testo perché è difficile da trovare su internet. In risalto sono invece le dichiarazioni di numerosi amministratori locali o articoli giornalistici che hanno subito usato e manipolato la notizia. Infatti, la notizia...

Peppe Dell'Acqua. Il lavoro di salute mentale

Peppe Dell'Acqua è stato, fino a poco più di un anno fa, il Direttore dei servizi psichiatrici di Trieste. Quei servizi che, nel lontano 1971, sette anni prima della legge 180, avevano aperto e chiuso definitivamente il manicomio. Allora il direttore era Franco Basaglia (1924-1980). Basaglia, nel mondo, è conosciuto quanto Foucault. Due grandissimi intellettuali. L'uno sul piano pratico, l'altro sul piano teorico, hanno cambiato il modo di pensare la follia. In America Latina Basaglia è considerato con Paulo Freire un maestro di liberazione. Lui aveva capito che la rivoluzione parte dal modo di pensare e si fa cambiando le istituzioni oppressive presenti nelle moderne democrazie. Chi a Buenos Aires o a Rio de Janeiro, tra medici e filosofi, giuristi e psicologi, non conosce bene le opere di Franco Basaglia?     Possiamo pensare a Dell'Acqua come a un erede, un continuatore di Basaglia, ma anche di Freire e di Foucault. La sua conferenza inizia con queste parole: “Dobbiamo imparare a dire sempre la verità”. Esercizio di parresia. Inoltre Dell'Acqua ha contribuito, insieme a Franco Rotelli, a...

La moglie di uno psichiatra ricorda

“Erano i primi anni Settanta. Alcuni psichiatri che lavoravano, come mio marito, in manicomi alle porte di Milano, cercavano di ripetere l’esperienza di Basaglia. Avevano aderito con convinzione e la applicavano con passione. In gruppo, accompagnavano i ricoverati fuori dai confini dentro i quali erano vissuti, in totale isolamento dall’esterno, per molti anni. Uno di loro, con una psicosi grave, da sempre. Un omone, aveva poco meno di quarant’anni. Ricordo una gita a Venezia, con loro, al Lido fuori stagione. Lui se ne stava sulla spiaggia, un po’ in disparte dagli altri, chiuso nel suo mondo anche quando il mondo finalmente gli si apriva.   Di colpo, con la sua mole imponente, si era messo a correre verso la nostra bambina, che aveva quattro anni e raccoglieva conchiglie in riva al mare. L’aveva quasi travolta, poi l’aveva presa in braccio. Istintivamente, io mi era gettata verso di lui, ma mio marito mi aveva trattenuta. Non succede niente, mi aveva detto con la sua fresca e salda fede basagliana, sta’ tranquilla. Non mi ero mossa, ma guardavo mia figlia in braccio all’omone molto agitata. Fissavo anche mio marito...

Franco Basaglia, il dottore dei matti

L’Italia, che oggi è un paese profondamente malato e la cui malattia non è certo e soltanto la crisi economica, ha prodotto negli anni Sessanta e Settanta un formidabile corpus di pratiche e teorie critiche che hanno allagato il nostro sistema politico e legislativo, rendendolo per un breve arco di tempo un po’ meno lontano dai cittadini reali e dai loro bisogni.   Basti pensare al movimento delle donne, che d’un colpo, con una irriverente spallata, si smarca dai luoghi della politica istituzionale, ma anche dalle sedi delle organizzazioni più anti-istituzionali, e comincia a porre a gran voce non l’uggiosa ‘questione femminile’ cara alle Sinistre, bensì le questioni che nascono da un modo diverso di guardare, abitare e pensare il mondo. I femminismi di quegli anni non vanno all’assalto del Palazzo per impadronirsene e neppure per spalancarne i cancelli e partecipare da pari alla gestione del potere. È proprio il discorso del potere in sé e della sua origine sessuata a essere indagato, rivelato e messo a testa in giù. E, insieme ad esso, i suoi strumenti, le reti di dipendenza,...

No alla controriforma psichiatrica

NO al disegno di legge Ciccioli NO alla riapertura dei manicomi   Il disegno di legge presentato alle Camere dal relatore On. Carlo Ciccioli (PdL) va contro uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione democratica: la garanzia per tutti i cittadini di non poter essere privati della libertà personale senza aver commesso reati.    La riduzione delle garanzie per i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e l’introduzione di trattamenti sanitari di un anno senza consenso del paziente – misure entrambe previste dalla proposta di legge – costituiscono un abuso anticostituzionale che sostituisce alla cura la custodia, umilia gli operatori che scelgono con passione il lavoro in psichiatria, trasformandoli in soggetti che esercitano il potere della custodia e della coercizione. Ripropone l’universo concentrazionario manicomiale.   Il problema della salute mentale, a detta di una fonte autorevole come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, va affrontato come un processo che punta a produrre guarigione, non patologia. La legge 180, che si vorrebbe abolire per tornare alla mentalità coercitiva...

No alla controriforma psichiatrica

  NO al disegno di legge Ciccioli NO alla riapertura dei manicomi   Il disegno di legge presentato alle Camere dal relatore On. Carlo Ciccioli (PdL) va contro uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione democratica: la garanzia per tutti i cittadini di non poter essere privati della libertà personale senza aver commesso reati.    La riduzione delle garanzie per i Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO) e l’introduzione di trattamenti sanitari di un anno senza consenso del paziente – misure entrambe previste dalla proposta di legge – costituiscono un abuso anticostituzionale che sostituisce alla cura la custodia, umilia gli operatori che scelgono con passione il lavoro in psichiatria, trasformandoli in soggetti che esercitano il potere della custodia e della coercizione. Ripropone l’universo concentrazionario manicomiale.   Il problema della salute mentale, a detta di una fonte autorevole come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, va affrontato come un processo che punta a produrre guarigione, non patologia. La legge 180, che si vorrebbe abolire per tornare alla mentalità...

Lettera ai cavalli di Trieste

Il 27 novembre 1997 Peppe Dell’Acqua e Franco Rotelli hanno invitato a Trieste, alla sala Tripcovich, diversi amici di Franco Basaglia fra cui Luigi Pintor, Gino Paoli, Alfredoo Lacosegliaz, Freak Antoni. Chi ha cantato, chi detto, chi ha fatto. Io ho scritto la Lettera ai cavalli di Trieste e l’ho letta. Fuori, sull’ingresso, c’era Marco Cavallo.              Cari curatori della mente          e della mania,          cari matti,          cara gente qui riunita stasera,          caro Franco Basaglia            trot torotòt trot torotòt            voglio divertirmi a correre          spaziare nei prati liberi, volare          voglio portare i fagotti          della biancheria netta    ...

La controriforma psichiatrica

In Italia stanno per approvare una controriforma che cancella la legge Basaglia, cioè il rispetto della dignità e della cittadinanza dei folli. I proponenti sono militanti del PdL, però a sinistra molti sottovalutano l’attività, sostenendo che la legislatura potrebbe cadere prima. Cattiva abitudine della politica: sottovalutare l’impatto culturale di un’iniziativa. La controriforma promuove l’idea che riaprire i manicomi, seppure nella forma di piccole cliniche private, sia un gesto di cura e non una violazione dell’habeas corpus.   Anche a sinistra la questione psichiatrica non è ben definita, i regimi a socialismo reale usavano i manicomi per togliere la libertà ai dissidenti, anche oggi, basti pensare al trattamento sanitario degli omosessuali a Cuba. Trattamento sanitario, operazione sanitaria, termini usati persino per giustificare lo sterminio. Non era così che Eichmann definiva Auschwitz durante il processo a Gerusalemme? Ancora si pensa che il manicomio (grande o piccolo che possa essere) non sia universo concentrazionario, ma luogo di cura?   La controriforma Ciccioli....

Speciale ’77. Gorilla, draghi e mongolfiere. Conversazione con Giuliano Scabia

Bologna e Trieste, l’aula e la piazza: il Settantasette raccontato da Giuliano Scabia in un’intervista/conversazione con Stefano Chiodi e Andrea Cortellessa.     Stefano Chiodi: Com’è cominciato il tuo lavoro all’università di Bologna?   Giuliano Scabia: Nel ’72 facevo teatro vagante, un’azione chiamata Forse un drago nascerà. Nei paesini dell’Abruzzo fondavo città che duravano tre giorni, il terzo giorno la città si trasformava in un drago. In ogni posto portavo un teatrino che poi restava lì. Un giorno ero sul Monte Velino, in un paesino che si chiama Massa d’Albe, facevo il cavaliere e combattevo col drago quando arriva un messo comunale e dice: C’è uno che vorrebbe parlare con lei al telefono, da Bologna, un certo Squarzina. Ho detto va bene, finisco e vengo. Era Squarzina che mi invitava al DAMS. Ti piacerebbe venire a Bologna a insegnare?, mi fa; e io: non è la strada che ho scelto, studiare mi piace ma adesso sto facendo il drago. Lui insiste e gli dico: lunedì vengo a Bologna col furgone.   Andrea Cortellessa: In quante...

Museo Laboratorio della Mente

L’aria è leggera, appena profumata di resina, nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di Santa Maria della Pietà, a Monte Mario. I manicomi, del resto, sorgevano sempre lontani dal rumore e dai troppi sguardi della città, in luoghi appartati e spesso ameni, garanzia certa di salubre segregazione e di facile omertà. Così, aspettare seduti su una panchina ombreggiata l’apertura del Padiglione sei, che dal 2008 accoglie il Museo Laboratorio della Mente, non è un tempo perduto e neppure un educato esercizio di pazienza in risposta alla cortesia persino imbarazzante degli operatori dell’UOS-Centro Studi e Ricerche Asl Roma E che, tra mille e più difficoltà, ostinatamente aprono il museo a quanti, e sono tanti, ne fanno richiesta (“Sì è mai visto il direttore di un museo che fa le visite guidate alle scolaresche?” mi aveva domandato il giorno prima al telefono il professore Pompeo Martelli, psichiatra di ferma militanza, furibondo per i fatali tagli al budget del “suo” museo). L’attesa all’esterno dell’edificio chiuso, sulla cui facciata rimessa a...

Marco Cavallo e la luce a Parigi

Cammina Dario reggendo la testa di Marco Cavallo, cammina Charli, cammina Donatella, cammina Claudio, cammina Ferrari, cammina Pino, cammina Giulia, cammina Cinzia, cammina Vincenza, cammina l’Accademia della Follia verso il Grand Périphérique per far vedere a Marco il traffico di Parigi. Qui dove tante teste furono tagliate per fraternità e uguaglianza, qui sempre penso a quei fiori del male che sbocciano nella mente e che qualche volta un cavallo azzurro può trasformare in luce. Oggi, 25 settembre 2011, abbiamo portato al Festival du Futur Composé La luce di dentro. Viva Franco Basaglia - nato da un breve testo di Gianni Fenzi, regia e drammaturgia di Claudio Misculin con me, debutto nel 2009 al Teatro Sloveno di Trieste. Narra la nascita di Marco Cavallo nel 1973, in scena c’è Basaglia.   Mi viene in mente quando sono venuto per invito di Jacques Lang (1975) dopo undici giorni di teatro continuo del Gorilla Quadrumàno al Festival di Nancy da lui diretto - voleva un spettacolo nuovo per il Théâtre de Chaillot, ho ideato Comedie des Italiens con Gianni Celati. Siamo venuti a Parigi a parlarne con...