Categorie

Elenco articoli con tag:

Mary Shelley

(10 risultati)

Utopia e Distopia nell’ultimo libro di Umberto Fiori / Le lettere di Leopardi da Londra

Nel Maggio 2010 ebbi la fortuna di ascoltare Edoardo Sanguineti a Savona (sarebbe stata l’ultima volta perché il poeta era destinato a morire di lì a pochi giorni): divagando, come amava fare, Sanguineti raccontò di un’esperienza di qualche anno prima quando, nel palazzo della sua università, alla ricerca del “giusto” ufficio cui rivolgersi, gli venne indicato lo sportello “Risorse Umane”. “Allora capii – raccontava il poeta – che il mondo non era più fatto per me ed io non ero più fatto per lui”.  L’aneddoto mi è tornato alla mente leggendo il ritratto che il protagonista dell’ultimo libro di Umberto Fiori fa di se stesso: “‘Io…penso di far parte…diciamo/che sogno di far parte di quegli uomini/che quando uno li chiama, rispondono./Che fanno quello che bisogna fare /(…) Che ti guardano/in faccia, ti salutano/con la bocca e con gli occhi,/da pari a pari. Persone che ricevono/il mondo, e lo regalano’”: l’autoritratto è quello stesso implicito nell’affermazione di Sanguineti; il mondo per cui noi siamo “risorse” alla pari di un giacimento petrolifero o minerario, è estraneo al poeta milanese come lo era al poeta di Genova.   Chi conosce la lingua poetica di Umberto Fiori sa...

Lucrezio, Pascal, Ada Byron e Einstein / La scienza va a teatro

In questa raccolta di pièce teatrali, Giuseppe O. Longo si fa portavoce di un’eredità antica quanto il teatro, a partire dal Prometeo di Eschilo, nel quale per la prima volta la scienza varca le soglie del teatro, si impossessa del palco e vaticina all’uomo quello che sarà il suo futuro. Prometeo era l’amico dell’uomo. Era il progresso da sempre ricercato e inseguito, la ribellione al dominio divino. Prometeo portò agli uomini la sete di potere, la brama di un progresso al contempo dono e maledizione, che avrebbe accompagnato il genere umano attraverso i secoli, conducendolo dritto verso la propria probabile distruzione. Prometeo ci portò il fuoco, e con esso il nostro peccato originale. Il titolo stesso dell’opera, La scienza va a teatro (Trieste, EUT edizioni, 2017), implica una dicotomia, che Longo ha tutta l’intenzione di superare, tra quelle che sono due parti fondamentali dell’essere umano. Da che il teatro esiste ha sempre avuto come scopo quello di raccontare l’individuo, di estremizzarne l’esistenza dalle più grottesche facezie del comico ai più alti eroismi del tragico. E questa dicotomia appartiene al genere umano, e in essa inevitabilmente vive la propria tragedia....

La straziante resurrezione di Victor Frankestein / Il pensiero tragico di Thomas Ligotti

Di Thomas Ligotti si sa poco, quasi niente: qualche piccola, sfocata fotografia in bianco e nero su Internet; qualche rara intervista e qualche ancor più raro aneddoto; un (probabile) autoritratto scorciato nel faceto raccontino L’interminabile soggiorno degli amici di casa Usher: «È malatissimo. I suoi sensi e il suo sistema nervoso patologicamente sensibili sopportano soltanto i rumori più lievi, la luce più bassa e una routine di generica immobilità». Il suo nome è lampeggiato nelle cronache pop – certo non per sua responsabilità – per via dell’accusa di plagio che i suoi devoti ammiratori hanno lanciato contro Nic Pizzolatto, autore della serie cult True Detective. Mike Davis ha infatti sostenuto, fonti alla mano, che Pizzolatto avesse plagiato interi brani di La cospirazione contro la razza umana di Ligotti senza citarne la fonte.   Il personaggio di Rust Cohle, sosteneva Davis, esprime le stesse idee pressoché nella stessa forma. La HBO ha replicato seccata che la tradizione nichilista non è patrimonio esclusivo di questo o quell’autore, e la cosa è (anche piuttosto rapidamente) finita lì: Ligotti, premiato (o punito) da questo sussulto di notorietà, ha orecchiato la...

Anniversario / Frankenstein 200, 44 e il sesso

Se l’originale compie oggi 200 anni, la sua versione comica ne fa 44. Partorito nella Villa Diodati a Ginevra nel 1816 nel corso di un consesso letterario da alcuni personaggi oggi celebri, l’originale di Mary Wollstonecraft Godwin in Shelley s’intitola Frankenstein ovvero Il Prometeo moderno. Il suo discendente, più semplicemente, Frankenstein junior. La leggenda vuole che Gene Wilder abbia parlato dell’idea del film a Mel Brooks sul set di Mezzogiorno e mezzo di fuoco e abbia ricevuto un primo secco diniego: “Un altro ancora! Ma abbiamo già avuto il figlio di, il cugino di, il cognato di. Non c’è bisogno di un altro Frankenstein!”. Wilder propose il nipote del creatore del mostro, un medico che vive a New York, e che si vergogna del nonno. Non si sa cosa scattò nella mente di Brooks, forse la questione della vergogna, forse altro, fatto sta che esclamò: “Ma è divertente, si può fare!”. La Creatura di Mary Shelley è figlia della scienza settecentesca e della ricerca profana dell’Assoluto. La scrittrice inglese presenta ai suoi lettori un mostro, in un romanzo con cui inizierebbe, a detta di un illustre anglista, il genere fantascientifico. Mel Brooks e Gene Wilder invece...

Esperimenti / Scienziati pazzi

C’è un passo nel secondo libro del De divinatione in cui Cicerone scrive nihil tam absurde dici potest quod non dicatur ab aliquo philosophorum, ossia non esiste niente di così assurdo che non sia stato detto da un filosofo. È una frase che mi è venuta in mente leggendo questo gustoso Scienziati pazzi di Luigi Garlaschelli e Alessandra Carrer, una carrellata mozzafiato che passa in rassegna “un numero sterminato di esperimenti davvero folli, divertenti e incredibili” lunga centottantatré pagine. La figura dello scienziato pazzo, il maniaco perennemente chiuso nel suo laboratorio, tra macchinari misteriosi e sinistri, con la chioma scarmigliata e gli occhi allucinati, non è solo un personaggio da film, ma gode di esistenza reale. Forse oggi nell’immaginario collettivo la sua figura è andata sbiadendo, sostituita da quella del nerd e da quella del geek, quest’ultimo più specializzato nel settore informatico. Ma dietro questa immagine inquietante, cinematografica e reale, se ne profila un’altra, mitologica, quella di Prometeo, il titano che rubò a Zeus il fuoco. E infatti a pagina 30 è rievocata l’opera di Mary Shelley, Frankenstein, o il moderno Prometeo, dove lo scienziato Victor...

Letteratura e catastrofe / Note per un’archeologia post-apocalittica

Duecento anni fa, nel dicembre del 1816, si chiudeva l’Anno-senza-estate, uno degli anni peggiori nella storia dell’umanità, tra i più freddi e funesti dell’era postglaciale, anche noto come l’Anno-della-povertà o, negli Stati uniti, “Eighteen hundred and froze to death” (“milleottocento e morire di freddo”). Quell’anno, il sole giocò una vittoriosa partita a nascondino, tanto che alcuni pensarono che non lo avrebbero più rivisto, e le temperature, soprattutto in Canada e nel Nord degli Stati Uniti, si mantennero costantemente su medie decembrine, con nevicate in giugno nel New England e in Québec. Per tutta l’estate, in Europa non smise quasi mai di piovere; i fiumi strariparono e, chi se lo poteva permettere, passava le giornate in casa, al lume di candela.   La fine del mondo sul Lago di Ginevra   In quell’anno, Mary Shelley (allora ancora Mary Wollstonecraft Godwin) si trovava in Svizzera con il suo amante, il poeta Percy Bysshe Shelley, suo futuro marito, e la sorellastra Claire Clairmont. Shelley aveva affittato la Maison Chapuis, uno chalet con porticciolo privato in località Montalègre, sul Lago di Ginevra. Nel vicinato soggiornava anche Lord Byron, in compagnia...

Un viaggio come fosse una grande mostra tematica territoriale

Questo è il racconto di una mia personalissima idea di viaggio.   Ho scelto la nascita del moderno come genere culturale, inteso come contesto significativo della prima industrializzazione umana iniziata nel Regno Unito alla fine del 700 includendo il nord della Francia, attraverso le case e le cose dei suoi protagonisti dall’inizio dell’800 alla fine degli anni ‘860, in quell’ambito politico economico e territoriale che tanto ha prodotto, inclusi molti generi ancora di attualità come il giallo, l’horror, la fantascienza, il fantastico, il serial, la scienza applicata e l’arte applicata. La visitabilità della mostra in sedici giorni è solo possibile con una buona moto fuoristrada e un buon navigatore, in modo da ridurre al minimo il tempo degli spostamenti. La Mostra ha sette sezioni:   Ultimi romantici Walter Scott, Lord Byron   Avanza la borghesia industriale, i testimoni Balzac, Rodin, Castello di Saché (Tours) (Per la verità questa sezione andrebbe arricchita con la casa di Courbet, ma è fuori rotta!)   Modernità, miti e...

Golem, Frankenstein & Co.

Ti chiesi io, Creatore, dall’argilla di foggiarmi uomo, ti chiesi io di suscitarmi dall’oscurità? John Milton, Paradiso Perduto   L’impresa della robotica si colloca nel solco del millenario tentativo di imitare l’atto divino della creazione. Più o meno dichiarata, quest’ambizione risale all’antichità biblica e classica, e la leggenda del Golem ne è forse l’esempio mitologico e letterario più noto. Golem è parola ebraica che significa “massa informe”: essa compare nell’Antico Testamento (Salmo 139) e indica Adamo prima che gli sia infusa l’anima. Secondo la leggenda, grazie alle arti magiche, era possibile fabbricare un Golem di argilla, dargli movimento, e impiegarlo per eseguire compiti faticosi. In particolare lo si poteva usare come forte e ubbidiente difensore del popolo ebraico contro le persecuzioni. Forza e ubbidienza erano appunto le caratteristiche del Golem, il quale tuttavia, privo di anima com’era, non era in grado di pensare o di provare emozioni. È interessante osservare come il pensiero e le emozioni siano anche oggi al centro...

Viseità

1803, Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani, è a Londra a mostrare teste mozzate che fanno smorfie se stimolate per via elettrica. La sua fama è nota tra gli intellettuali romantici inglesi, William Godwin, il padre di Mary Shelley, ha assistito alla messa in scena di Aldini e ama parlarne con gli amici. Più tardi queste considerazioni sono riprese tra Percy Shelley e Lord Byron. La viseità ha assunto quel carattere macabro e grottesco che darà vita - nel 1818 e poi nel 1831 - a Frankestein, il moderno Prometeo, di Mary Shelley.   Viseità è la traduzione italiana di visagéité, parola usata, più ancora che da Deleuze, da Felix Guattari. Il quarto capitolo dell’Inconscio macchinico s’intitola Viseità significante, viseità diagrammatica. Il libro L’inconscient machinique è difficile da trovare in francese e non credo sia mai stato tradotto in italiano. Invece l’editore di Los Angeles Semiotext(e), ne ha appena ripubblicata la traduzione inglese: “Tutti i fenomeni di comunicazione e scambio dipendono dalle leggi e dalla giurisprudenza che governano la...

Il pirata romantico

  La risemantizzazione romantica raggiunge pure il pirata secondo le linee tracciate nel capitolo precedente. Un alone funereo e fatale avvolge il reietto dei mari, sia il Clement Cleveland di Walter Scott (1822), i Kernok e Szaffi di Eugene Sue (1830 e 1832 in Salamandre), fino al fratello di Euphrasia nell’omonimo racconto di Mary Shelley del 1839 e alle estreme propaggini salgariane (Il corsaro nero 1899, Le tigri di Mompracen 1911). Prototipo infinitamente imitato ci pare però il Conrad della novella in versi Il corsaro di Byron (1814) che si apre con una specie di coro dei pirati che riflettono sulla loro condizione. In prima battuta viene messo in evidenza il mutevole errare dell’avventura (“Qui è l’irrequieta nostra vita, che divisa è sempre / fra gli affanni e l’ozio, sempre gioiosa al mutar/ della sorte”), collegato al vitalistico ballo negli spazi infinitamente aperti e spaesanti dei mari: “Oh, chi può dir, se non colui che ha sperimentato nel / suo cuore, / in trionfo danzando sull’oceano vasto, / il senso pieno della vita, il folle battere del polso, / il fremito che coglie chi solca...