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Roberto Longhi

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Carnet geoanarchico 11 / L’Appennino di Gino Covili

Comincia così per me. Con un cartone 25 x 30 intitolato Meditazione, una piccola tecnica mista del 1989. «I quadri girano, girano, ma finiscono quasi sempre dalla persona giusta». Vladimiro lo dice con il sorriso di chi l’ha visto accadere molte volte. Mi guarda con una concentrazione compressa, azzurra. Due ore prima non lo conoscevo, stavo salendo sui primi corrugamenti d’Appennino. Via Giardini. I tornanti sopra Maranello. I boschi scarichi, i casali sgranati sui declivi, la neve nei campi come una magra velatura sul verde cadmio dell’erba. Sopra le ginocchia, nella cartella di cuoio, ho un piccolo dipinto di Gino Covili, una testa di profilo, lo sguardo perso nel vuoto, meno ferino di quelli soliti. Quadro nel quadro, c’è anche un angolo di finestra su un paesaggio innevato, un albero, una strada, due casette di macigno, i dorsi irsuti di un pezzetto di montagna. Solo uno scampolo, che pulsa e si dilata in altri quadri del pittore, come in Paesaggio invernale del 1988, che vedrò due ore dopo, e che a sua volta sembra citare le terre che le curve della sinuosa strada statale scompongono e ricompongono sotto i miei occhi di nativo delle pianure. Alcuni l’hanno definito naïf, da...

L'intelligenza della forma / L'Eugenia e i garofani

Quelli che usiamo per aromatizzare cibi e bevande sono i boccioli essiccati di un albero originario di Filippine e Indonesia, appartenente alla famiglia delle Mirtaceae e dal nome scientifico di Syzygium aromaticum. Trovo però più simpatica la dicitura Eugenia caryophyllata, con cui pure è noto, benché l’aggettivo rinvii ad altra inopinata famiglia, le Caryophyllaceae, propria invece del fiore che tutti noi siamo soliti chiamare garofano e i botanici Dianthus. Nella confusione onomastica non ho ben capito se sia la spezia a rinviare al fiore – forse per la foggia del chiodo simile al bottone florale non ancora dischiuso – o, al contrario, il profumo del fiore a ricordare l’aroma della spezia.     Comunque sia, il garofano che – profumo a parte – nulla ha in comune con l’Eugenia, ci porta sulla riviera ligure dove da secoli si coltiva nelle serre in faccia al mare in barba a Mario Calvino che, a detta del figlio Italo (La strada di San Giovanni), si batteva contro la monocultura del garofano nel sanremese. I Dianthus, per altro, sono un mondo a sé per numero e varietà. Limitarsi a quello che dal Dianthus caryophillus, presente in natura e attraverso vari incroci, ha dato...

Virgilio Sieni: Cena Pasolini, la vita brulicante

È come guardare una distesa di erba alta battuta dal vento ricordandosi che davvero il vento «soffia dove vuole». Viene con il respiro della voce che da un punto absidale dello spazio del Salone del Podestà, dove la Corale Savani di Carpi forma a una lunetta con al centro il suo direttore, entra nella navata e scompiglia le figure, le solleva, le incurva, le abbatte: Cena Pasolini di Virgilio Sieni (la conclusione del progetto Nelle pieghe del corpo, un mese di spettacoli a Bologna) all’inizio si presenta proprio così, con un uomo che è già salito su uno dei tavoli, e una fila di donne al lato opposto del rettangolo che stese a terra alzano lentamente un braccio disegnando nell’aria un semicerchio, con quell’aspetto “rituale e quasi ginnico” che il coreografo fiorentino nei suoi appunti riprende da Roberto Longhi intento a studiare La morte di Adamo di Piero della Francesca. Con lo spettatore che, varcata la porta, si ritrova nel mezzo della sala tagliata dai cinque tavoli, lungo foglio di pentagramma sul quale i corpi dei bambini, delle donne, dei giovani, degli adulti, degli anziani imprimono note...

Il saggio giallo di Roberto Longhi

Pasolini, rievocando a circa trentacinque anni di distanza Roberto Longhi in cattedra, scrisse che “era un’apparizione”. Longhi aveva debuttato nel 1912, cent’anni fa, pubblicando il primo saggio su “La Voce” di Prezzolini. Era allora poco più che ventenne quello che per molti versi sarebbe diventato Il critico d’arte del Novecento. Allo sterminato data base d’immagini mentali, che gli permetteva raffronti fulminei e profonde filogenesi, lo studioso unì l’istrionismo del maestro (il “carisma” segnalato sempre da Pasolini), capace d’incidere su moltissime figure successive, anche assai irregolari come Testori e Bertolucci, e di scaravoltare le gerarchie consolidate della storia dell’arte nostrana. Tutto ciò con una prosa così ricca e risentita da destare l’attenzione ammirata di scrittori e critici letterari quali Contini. Qui c’interessa però raccogliere un’osservazione fatta en passant da Pasolini sul saggismo di Longhi come “strabiliante romanzo giallo”. Vorremmo insomma soffermarci su una forma di saggio che attiva anche la propria...

Cosmopolitismo e diversità culturale. Le insidie di un’economia del pittoresco

La discussione sulle economie della cultura ha sinora rischiato di produrre una rigida contrapposizione tra “statalisti” e “mercatisti”, sostenitori del pubblico o del privato, storici dell’arte e economisti (semplifico in maniera sbrigativa). A un’analisi più attenta di posizioni e poste in gioco questa contrapposizione non giova o si rivela addirittura fallace. L’alternativa sembra essere un’altra: c’è chi ritiene che la competizione per la cultura debba essere condotta sui mercati globali - sia dunque da interpretarsi in termini di formazione, ricerca, editoria e non sia in linea di principio dissimile da quella dei settori ad alta tecnologia - e chi invece, con riferimento al caso italiano, è interessato a incrementare il turismo in entrata, dunque a migliorare l’offerta sul territorio. La divergenza di punti di vista, così formulata, non appare insanabile. Tuttavia, solo se adottiamo il primo punto di vista siamo indotti a porre forte enfasi sull’innovazione sociale e culturale, dunque sulla riattivazione di quello che chiamiamo “patrimonio”.   Dissipiamo...

Antologia / Pier Paolo Pasolini

Con la passeggiata di Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia di Cinquale si apre l’antologia di Camminare Durante l’estate del 1959 Pier Paolo Pasolini compie un viaggio sulle coste italiane. Il reportage apparirà in tre puntate sula rivista "Successo". Due le domande che si pone Pasolini, “ridenti o foschi?” e “sapete che vedo?” Alla prima il poeta non sa dare risposta, ma alimenta una memoria velata di malinconia, alla seconda risponde con un elenco di povera gente e di poveri oggetti. Il camminare è nel mezzo, è la risposta unica contenuta tra le due domande: quello che si sente e quello che si vede. Cinquale, giugno     I monti della Versilia... ridenti o foschi? Ecco una cosa che non si può mai capire. Un poco folli, di forma, e inchiostrati sempre con tinte da fine del mondo, con quei rosa, quelle vampate secche del marmo che trapelano come per caso. Ma così dolci, mitici.     Qui c’è la spiaggia del Cinquale. Un mare di memorie, alimentate soprattutto dal mio amico poeta Bertolucci, che viene a villeggiare qui, coi più squisiti dei...

Pasolini ritratto da Dino Pedriali

Elio Grazioli e Marco Bazzocchi presentano il volume che raccoglie gli scatti di Dino Pedriali dedicati a Pier Paolo Pasolini (Johan & Levi, pp. 128, 38 €, progetto grafico Studiopaola ).   Oggi la Triennale di Milano inaugura la mostra Pier Paolo Pasolini con fotografie di Dino Pedriali.     Durante la seconda e terza settimana di ottobre del 1975 un giovanissimo ma già acutissimo Dino Pedriali ingaggia un corpo a corpo fotografico con il grande Pier Paolo Pasolini, all’apice del suo successo, che verrà assassinato di lì a pochi giorni. Una prima sessione fotografica ha luogo a Sabaudia, nello studio del Poeta, intento al lavoro, per le strade della città, in automobile – la “mitica” Alfa 2000 – e a piedi. Una seconda sessione si tiene pochi giorni dopo nella casa immersa nella vegetazione che il poeta ha fatto costruire ai piedi della Torre di Chia, vicino a Viterbo, cui Pedriali dedica alcuni scatti. Qui Pasolini di nuovo scrive, disegna anche, poi dialoga silenziosamente con il fotografo, guarda in macchina, lo fissa, infine si spoglia e si muove per casa...

Un weekend postmoderno

In apertura di Un weekend postmoderno. Cronache degli anni ottanta (Bompiani 1990), libro che raccoglie articoli di giornale, testi critici e “cronache” culturali di Pier Vittorio Tondelli, troviamo descritta una bizzarra impresa. Luogo dell’azione: Correggio. Protagonisti, oltre a Tondelli stesso, un gruppo di amici, studenti del D.A.M.S. bolognese e altro. “Una quindicina di ragazzi s’è presa la briga di fare carnevale senza avvertire nessuno, senza finanziamenti, senza manifesti per le vie del borgo o strombazzamenti in giro: nessuna radio libera ci ha messo lo zampino, nessun inviato stampa. Così un sabato pomeriggio arrivano in piazza un carro trainato da una piccola ciuca, gente stranissima ma riconoscibile, due oche tenute al guinzaglio e lerce di pantano, qualche gallina che razzola tra i coriandoli e scavalca i ranghi scassati del corteo inseguita dai bambinetti che provocano, i crudeli, facendo: ‘Coccodé’”.   Il corteo mascherato, se stupisce gli adulti, incontra l’urlante favore dei più piccoli. Promette premi di conoscenza a chi si espone al contagio e accetta, sia pure per un...