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Umberto Eco

(115 risultati)

La musica: un sentimento (pop)olare

La pubblicazione di Apocalittici e integrati nel 1964 illuminò di una luce diversa il mondo in statu nascendi della cultura di massa, lungo un solco già tracciato da Roland Barthes con Miti d’oggi nel 1956 e da Edgar Morin con Lo spirito del tempo nel 1962. La scelta da parte di un intellettuale di occuparsi di temi legati alla cultura bassa, come il fumetto e la televisione, suscitò grande scalpore e discussione, ma furono le poche pagine dedicate a Rita Pavone a scatenare nei titoli giornalistici le reazioni più indignate. In una scala di valori del disgusto, era l’accostamento della filosofia con la canzonetta ad occupare il primo posto. La decisione di dedicare attenzione agli eventi musicali denotava invece in Eco la capacità di presagire che un fenomeno sociale e culturale di lì a poco sarebbe divenuto pregnante.   Tra le icone internazionali che oggi possiedono un posto d’onore nella memoria, all’epoca era già in auge Elvis Presley, mentre i Beatles erano ancora in fase di emersione. In Italia i Fab Four erano ancora misconosciuti tanto che in un articolo su L’Unità del 23 luglio di...

Eco e l'effetto Aleph

Perché riprendere in mano un libro scritto mezzo secolo fa su temi che cambiano continuamente e che, come riconosceva già allora il suo autore, bisognerebbe riscrivere ogni settimana (“fare una teoria delle comunicazioni di massa è come fare la teoria di giovedì prossimo”)?   Il motivo più evidente è che la contrapposizione manichea tra apocalittici e integrati,  bersaglio polemico centrato da quel titolo diventato un'icona, non è affatto datata, perché è un idealtipo che attraversa le epoche, anzi vive proprio sulla cresta dell'onda del mutamento. E oggi che le onde sono più grandi e veloci, molta più schiuma si forma sulla loro cresta.   “Ci vorrebbe un Benjamin!”, ha commentato Umberto Eco durante la tavola rotonda organizzata a Bologna per celebrare il mezzo secolo del suo libro, dopo aver accennato all'intricatissima situazione dell'odierno mediascape dominato dal Web.   Questo riferimento al grande “cacciatore di perle” (copyright Hannah Arendt) che catturava frammenti preziosi (di passato) per farne nascere nuove forme (...

Morti dal ridere

A cinquant’anni dalla loro apparizione, gli apocalittici e gli integrati germogliano ancora rigogliosi.  Per esempio che cos’è se non una versione aggiornata dell’apocalittico il Vargas Llosa del pamphlet La civiltà dello spettacolo (2012) che aggiorna i temi trattati da Neil Postman nel suo Divertirsi da morire (1985)? E che cos’è se non un caso del tutto attuale di “integrato moderato” il Carlo Freccero di Televisione (2013)?   È vero che dai tempi remotissimi in cui la scrittura si affiancò all’oralità, i nuovi media si sono affacciati suscitando nei più conservatori una grande diffidenza. Ma non si può paragonare il passaggio dall’oralità alla scrittura, o dalla scrittura all’audiovisivo, con la deflagrazione mediale che è avvenuta con l’era digitale. Naturale quindi che anche le posizioni riguardo a questo cambiamento si siano radicalizzate. Emblematiche in questo senso la demonizzazione e la santificazione di Steve Jobs post mortem, come se un uomo che ha potenziato un certo tipo di tecnologia avesse contribuito alla salvezza o alla...

Claudio Magris: l’Europa dei diritti

A pochi giorni dalle elezioni francesi che hanno visto l’avanzata del Front National di Marine Le Pen, abbiamo incontrato Claudio Magris. Le elezioni europee sono alle porte e l’ondata populista sta attraversando il continente. Una vittoria dei populismi potrebbe aprire inedite politiche conservatrici di matrice antieuropea. Abbiamo chiesto a Claudio Magris quali sono i segni su cui deve poggiare un’idea d’Europa aperta e condivisa.   Europa sembra sempre più un termine generico,capace solo di evocare restrizioni economiche e burocrazia. Qual è per lei il senso più profondo di questa parola? Cosa le evoca e cosa dovrebbe a suo parere rappresentare? Con l’Europa, succede quello che succedeva a S. Agostino col tempo: quando non si chiede cosa sia, si sa cos’è, ma quando lo si domanda, non lo si sa più. Se per Europa s’intende non solo un’espressione geografica o un progetto politico, bensì una civiltà, un modo di essere, un’appartenenza culturale, un’affinità tra i suoi abitanti aldilà delle frontiere, è difficile e forse pure retorico e...

Essere apocalittici e integrati

Apocalittici e integrati fu a suo tempo una sorpresa entusiasmante per la materia “triviale” di cui parlava e per come Eco ne parlava, da sapiente e da collezionista. Ovvero da competente sull’oggetto d’analisi – la cultura di massa e le sue forme mitologiche – e certamente altrettanto competente sugli strumenti interpretativi a disposizione, tra filosofia e semiotica. Compreso uno strumento critico fondamentale, quello dell’amatore, e cioè quella eccezionale dote che trasforma la passione in intelligenza e interpretazione. E che è una dote fondamentale da quando iniziò ad accendersi la vita della metropoli, quindi un quando che risale a tempi assai più lontani di quelli che hanno creduto e credono molti intellettuali ma anche opinionisti, ottenebrati dalle retoriche e ideologie sul consumismo o abbacinati dalla sua immediata fragranza.   Ma c’era un tranello nelle analisi esposte da Eco in quel libro. Non il fatto di rendere  complessa la materia indistinta eppure forte che altri viveva d’istinto, ma l’idea che quelle analisi – sempre così brillanti –...

Web apocalittici e Social integrati

La marcia trionfale di Internet dagli anni 90 fino ai giorni nostri ha ripopolato il mondo di apocalittici e integrati distogliendoli dall’intorpidimento dovuto all’overload televisivo. Anche se le pagine web assomigliavano a disordinati lenzuoloni, la rete era avanti. Nelle chat, nei forum e nei newsgroup la discussione divampava, coinvolgendo i soggetti più disparati. Loschi figuri, casalinghe annoiate, venditori di fumo proliferavano unitamente ai soliti appassionati di cinema, letteratura, computer o giardinaggio alla ricerca delle affinità elettive.   Di fronte a uno scenario di questo genere, il mondo si divideva, costringendo, come si diceva, gli intellettuali ad alzarsi dal divano minimalista in cui erano sprofondati. Tutto avveniva secondo il copione scritto nel 1964. Apocalittici profeti di sventura annunciano la fine del mondo, preconizzano terrorismo e pornografia, avvertono sui rischi di perdita del senso del tempo e dello spazio, ammoniscono sui pericoli di straniamento e promiscuità sessuale, proprio mentre i loro colleghi integrati si consumano in apologie della liberazione dell’uomo-massa, pontificando sull’imminente democratizzazione del mondo, su nuovi...

Tra scherzi, kitsch e cattivo gusto

Apocalittici e integrati ha avuto vari meriti. Quelli più evidenti sono noti: attribuire dignità di studio a oggetti della comunicazione di massa fino ad allora relegati nello spazio di inconsistenti distrazioni; aprire la strada a uno studio formale che tenesse contemporaneamente in conto il problema della ricezione; dare prova della capacità di uno sguardo semiotico che all’epoca, ancora, non sapeva forse neanche di essere tale.   Fra questi meriti  ce n’è un altro: tracciare una cartografia del kitsch, darci strumenti per riconoscerlo (e quindi giudicarlo), offrirci una bussola per orientarci nel poliedrico mondo del cattivo gusto. Essendo tanto polimorfo – il cattivo gusto – ,  Eco ha evitato, in quel saggio del 1964, di darne definizioni rigide. È partito piuttosto da una “stilistica del kitsch” (ovvero la definizione di alcuni tratti formali e strutturanti dell’oggetto-kitsch: la ricerca dell’effetto sentimentale, la ridondanza di alcuni tratti,  il ricorso a stilemi già codificati e consumati..) e l’ha completata con un’attenta considerazione delle...

Il libro era lì

Dove stai leggendo questo articolo? Stampato su carta, sul visore del tuo computer oppure un iPad? Come saprai si tratta di tre situazioni molto diverse, anche se sui tre supporti le parole che stai leggendo saranno sempre le medesime. Com’è possibile? Parecchi anni fa Marshall McLuhan ha riassunto tutto questo in uno slogan efficace: “il medium è il messaggio”. Voleva dire che a dominare era il “mondo della struttura e della configurazione”. Le parole sono diverse a seconda del medium su cui le leggi.   “Segmenti di attenzione specializzata si sono trasferiti in un campo totale”, scriveva nel 1964 l’autore della Galassia Gutenberg, per spiegare il cambiamento avvenuto con l’era elettronica già annunciato all’inizio del XX secolo dal cubismo. Ecco, proprio quella frase semioscura diventa comprensibile se consideri il supporto su cui leggi queste frasi (ammesso che tu sia un lettore digitale): il campo totale.   Chiaro? Non abbastanza. Allora prendi in mano il libro di Andrew Piper, giovane studioso di letteratura tedesca alla McGill University in Canada, intitolato Il libro era l...

Uno splendido cinquantenne

Appena terminato il cinquantenario del Gruppo ’63, ricco di meste memorie o accigliate celebrazioni, vale la pena – come doppiozero s’appresta a fare – di inaugurarne un altro, in vari modi collegato oltre che immediatamente successivo: quello di Apocalittici e integrati, celebre libro cult di Umberto Eco, pubblicato per la prima volta nel 1964 (Bompiani) e destinato ad aprire, forse suo malgrado, una serie di orientamenti di pensiero e direzioni di ricerca che ancor oggi, appunto a cinque decenni di distanza, si agitano nei migliori mercati intellettuali.     Gli apocalittici e gli integrati, con maschere differenti, sono ancora fra noi, così come, se pure molto meno numerosi, quelli che ne contestano, più che l’emergenza singola, l’accoppiata infernale. Non saranno, com’era allora per Eco, i fumetti o la televisione, la canzonetta di consumo o il Kitsch boldinista a fornire messaggi pseudoestetici e modelli di comportamento su cui esercitare cauta e critica attenzione da parte del semiologo in erba.   Non esisterà, come a quei tempi, la problematica distinzione tra élite, masscult e...

John Barth. L'algebra e il fuoco

Basta una semplice ricerca sul sito web di una libreria online per rendersi conto di quanti pochi risultati pertinenti restituisca, in Italia, la keyword "letteratura postmoderna": con l'eccezione del buon lavoro di Remo Ceserani (Raccontare il postmoderno, Bollati Boringhieri, 1997), il nucleo forte delle pubblicazioni di area non accademico-specialistica poggia ancora sui classici di Umberto Eco, da Lector in fabula a Opera aperta. Basterebbe questo, e il confronto con la ricca produzione anglosassone, per assegnare un posto importante all'edizione italiana dei saggi di John Barth pubblicati da minimum fax sotto il titolo borgesiano di L'algebra e il fuoco (traduzione Damiano Abeni, cura di Martina Testa) .      Tra gli anni Sessanta e Ottanta Barth è stato uno dei più importanti esponenti del postmodernismo classico, quello cioè che ha preceduto l'elaborazione teorica e la new wave minimalista degli anni Ottanta e Novanta. Spesso associato ai grandi scrittori della tradizione postmoderna internazionale (Julio Cortàzar, Italo Calvino, Gabriel Garcia Màrquez) più che alla cerchia nutrita dei suoi...

Tavoli | Umberto Eco

In occasione dell'uscita del nuovo libro di Umberto Eco, Storie delle terre e dei luoghi leggendari, Bompiani (nelle librerie da mercoledì 9 ottobre) proponiamo una versione ampliata di Tavoli, sempre a cura di Giovanna Silva.     Ci sono almeno due modi di vivere la scrivania. Il primo è quello di usarla come piano di lavoro, alla stregua di un falegname o di un sarto con i rispettivi banconi per piallare o cucire. Sopra vengono distribuite le cose che servono per scrivere; non solo la penna e il calamaio, o del computer, ma anche i documenti che si stanno consultando: libri, articoli e quant’altro si tengono sott’occhio al momento della redazione della propria opera.     Il secondo è invece quello di frequentarla come una mappa, più o meno intenzionalmente progettata, dei lavori compresenti nel medesimo periodo e soprattutto prossimi futuri, suddivisa per colonnine o gruppi di vario tipo, comprese le stratificazioni geologiche più o meno in disordine. Ci sono leggende su chi possiede più scrivanie (Pascoli, poeta e professore al contempo e anche i tre tavoli di Calvino).   Ma...

La patafisica tra letteratura, arte e gnoseologia

Uno spettro si aggira per il panorama culturale italiano. Negli ultimi tempi i suoi avvistamenti si sono fatti meno sporadici, a testimoniarne un’intensificata presenza: questo spettro risponde al nome di patafisica. Digitando tale termine o il nome del suo geniale ideatore, Alfred Jarry, nel motore di ricerca di una delle tante librerie on-line si palesa una mole di testi in aumento (tra cui la biografia di Alastair Brotchie pubblicata da Johan & Levi ndr), sicché l’interesse di pubblico pare essersi risvegliato.     In favore di chi non conoscesse ancora l’estrosa “scienza delle soluzioni immaginarie” vogliamo ripercorrerne sinteticamente la storia. Sgorgando dalla penna dello scrittore francese Alfred Jarry, individuo assolutamente sui generis, la patafisica è la specialità del dottor Faustroll, protagonista del romanzo del 1911 Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (Adelphi, 1984). In questo libro sovraccarico di citazioni dell’ambiente artistico parigino di fine Ottocento/inizio Novecento, il bizzarro personaggio compie un viaggio in una realtà trasfigurata dalla mescolanza...

Da Franti a Grillo (via GianBurrasca e Berlusconi)

Giusto cinquant’anni fa, nel 1963, Umberto Eco pubblicò il suo famoso Elogio di Franti, nel quale si faceva beffe dei melodrammi deamicisiani di Cuore per schierarsi dalla parte dell’“infame”, il cattivo senza speranza. Eco si concentrava su un aspetto specifico del personaggio: Franti ride. Ride di ogni cosa sacra alla comunità, dal re alla mamma. E tracciando una diretta connessione a Rabelais e al ridere come atto eversivo contro il potere costituito, faceva assurgere il giovinastro a icona della ribellione che si stava preparando. Il Sessantotto era alle porte: “Sarà una risata che vi seppellirà…”. Ridere, ridere amoralmente di ogni cosa è ciò che caratterizza il protagonista di un altro famoso libro per ragazzi uscito una ventina d’anni dopo: Il giornalino di Gian Burrasca. La celebre versione televisiva con Rita Pavone ha molto sfumato un inquietante tratto del personaggio originale: la totale mancanza di senso di colpa. I danni anche seri provocati da Gian Burrasca non solo lo fanno ridere a crepapelle, ma gli ispirano pensieri di questo tipo: “E’ colpa mia se ho dato...

La network society secondo Manuel Castells

Alle elezioni politiche dello scorso 25 febbraio il Movimento 5 Stelle aveva raccolto in Friuli il 27 per cento dei consensi, alle regionali del 22 aprile solo il 13 per cento. Giuseppina De Santis, sul sito del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, a caldo sottolineava come questo fatto dia «un’idea, da un lato, della velocità con cui l’elettorato italiano in questo momento è pronto a consumare proposte e partiti; dall’altra, di quanto sia esile il filo che lega rappresentanti e rappresentati».   Certamente i risultati elettorali vanno interpretati più analiticamente e nel contesto delle dinamiche politiche locali, ma un dato appare evidente, soprattutto in riferimento all’impatto che i nuovi mezzi di comunicazione orizzontale stanno avendo sulle dinamiche politiche italiane: cioè che rappresentano in luogo di discussione e di deliberazione che, con buona pace di Grillo, non può essere così facilmente regimentato.     Manuel Castells, Professore in Comunicazione presso l’Annenberg Center della University of Southern California (USC), è uno degli...

Bruno Munari. Il mio passato futurista

La relazione di Bruno Munari con il futurismo è uno degli aspetti più controversi della produzione di quello che può essere considerato il più importante artista italiano del Novecento. È un periodo poco studiato da storici e critici per quell’insistito cordone sanitario che è stato spesso e volentieri eretto dalla cultura italiana attorno ai prodotti artistici emersi durante il ventennio e associabili in senso lato con il regime. Munari stesso è in qualche modo complice di questa menomazione storiografica. Come ha sottolineato Jeffrey Schnapp, nelle sue varie liste autodefinitorie e autobiografiche Munari mette come incipit simbolico della propria carriera d’artista la prima “macchina inutile” del 1930. Un gesto in qualche modo giustificabile, vista l’importanza di quella proposta artistica, ma che cancella gli anni di preparazione e i presupposti estetici di molta della sperimentazione munariana negli anni a venire, congedati da Munari con una ironica alzata di spalle, come come quando confesserà a Gillo Dorfles di avere avuto, appunto, un “passato futurista”.   Il...

Piattaforme

A utilizzare per primo il termine “piattaforma” sembra sia stato il matematico italiano Nicolò Tartaglia nel 1546, per indicare una superficie piana di varia estensione. È lo stesso matematico che ha creato il celebre “triangolo” che da lui prende il nome. A osservarlo bene, con i suoi coefficienti binomiali e il suo sviluppo numerico, sembra una perfetta rappresentazione della crescita della rete così com’è avvenuta negli ultimi anni: la piattaforma digitale. Secondo l’Ericsson Mobility Report, entro la fine del 2012 gli abbonamenti mobili per l’accesso al web (cellulari, tablet e chiavette per pc) raggiungeranno nel mondo la quota di 6,6 miliardi. Piattaforme digitali che realizzano il sogno di fornire una connessione a ogni persona.   Nel suo ultimo libro tradotto in italiano, Reti di indignazione e speranza. Movimenti sociali nell’era di Internet (Università Bocconi Editore), Manuel Castells utilizza varie volte questo termine, ma con un significato ambivalente. Da un lato, indica, infatti, l’“autocomunicazione di massa”, ovvero le reti orizzontali (“l’...

Ferragosto in costiera romagnola

Nei giorni del ferragosto 2012 sembrava una buona idea rifugiarsi nei paesi dell’Appennino o prendere un po’ di brezza marina. L’implacabile successione degli anticicloni non stimolava l’appetito, né tantomeno la conversazione. Così, ospite di Ugo Cornia a Guzzano, nell’Appennino che divide l’Emilia e la Toscana, ho chiesto ai presenti, amici vecchi e nuovi (Albani, Baldi, Giovanni Maccari), quale fosse il discrimine linguistico tra le due regioni, il luogo preciso dove cambiasse il dialetto. La discussione si è rianimata a proposito di “zone grigie”, ma la scienza si mescolava al campanile e le conclusioni per ora appaiono incerte. Rimuginavo di queste cose scendendo dall’Appennino e osservando al volo a Grizzana Morandi (stiam parlando di Giorgio non di Gianni) la mirabolante (e antifrastica rispetto al pittore) Rocchetta Mattei definita da Umberto Eco “supremo esempio del kitsch italiano”. L’interessato qualche giorno dopo ha smentito, suggerendo in compenso la trattoria “Il Gabbiano” a Montecopiolo (nello stupendo Montefeltro) che quasi varrebbe il viaggio per una cena...

Eco cinetico

Inaugura giovedì 8 novembre presso la Sala Archivi del Museo del Novecento di Milano, la mostra Programmare l’arte. Olivetti e le Neoaanguardie cinetiche a cura di chi scrive e di Marco Meneguzzo. La mostra arriva dal Negozio Olivetti di Venezia ma è stata completamente riallestita con molte opere in più e documenti inediti. Proseguirà fino al 3 marzo 2013 in un momento in cui Milano torna ad occuparsi di arte cinetica e neoavanguardie.   La mostra celebra i 50 anni dell’Arte Programmata di cui Umberto Eco fu il primo critico. Cinquant’anni dopo siamo andati a intervistarlo.   Il Gruppo T nel 1959   Genealogia di una mostra. Intervista a Umberto Eco     Opera aperta fu pubblicato nel 1962, lo stesso anno in cui fu allestita a Milano la mostra “Arte Programmata”, e alcuni degli argomenti affrontati nel suo libro si rispecchiavano nei lavori degli artisti. L’introduzione all’ultima edizione del volume ne ripercorre la genesi e ricostruisce il vivace dibattito critico che ne accompagnò la prima uscita. Ci pare molto interessante perché così...

Umberto Eco. Il costume di casa

Pubblichiamo oggi, in collaborazione con Bompiani, un ebook che raccoglie 13 saggi tratti da "Il Costume di casa" di Umberto Eco, selezionati da Gianfranco Marrone. Di seguito la sua prefazione al libro.    Qui per scaricare l'ebook gratuitamente.    Il costume di casa, sesto libro di Umberto Eco, è stato pubblicato nel 1973 da Bompiani e – caso pressoché unico nella vasta opera del noto semiologo romanziere – mai più ristampato. Dopo volumi di grande rilievo come Opera aperta (1962), Apocalittici e integrati (1964) o La struttura assente (1968), e prima di altri di non minore importanza come il Trattato di semiotica (1975) o il Nome della rosa (1980), Eco per la prima volta raccoglie suoi scritti sparsi, di carattere per lo più giornalistico, sulla cultura e la politica degli anni immediatamente precedenti. Il titolo ha perciò quanto meno due letture: si tratta di testi sulle abitudini culturali italiane redatti in veste da camera. I temi sono quelli degli anni Sessanta e primi Settanta. Da un lato lo strapotere mellifluo della Democrazia Cristiana, il pomposo latinorum della...

#noteprimadegliesami

Come ogni anno, l’inizio dell’estate è scandito, sulle pagine dei giornali, dalle notizie sulla maturità, che presto verranno seguite dalla ricerca del tormentone musicale, dalla calura (o dal freddo), dal ritorno dei sandali o dal salvataggio di qualche cucciolo. Inossidabile nel tempo il topic ‘maturità’, evento che coinvolge circa 500.000 famiglie italiane, per circa tre giorni avrà anche la prima pagina oltre una serie di speciali collegati e il coinvolgimento di alcuni di noti intellettuali. Il fatto che io stesso sogni ancora ogni tanto lo scritto di matematica e che stia per partecipare a una cena di reduci nel ventennale della mia maturità, mi induce a ribadire che comunque è davvero un momento di passaggio importante che si colloca a chiusura di un ciclo, che è anche l’apertura di un altro. Forse davvero uno degli ultimi grandi riti di passaggio di massa, tale da catalizzare immaginario e produrre eccedenza di significati. Il boato delle trombe da stadio dei miei studenti e i fiumi di lacrime delle mie studentesse che hanno preceduto i loro gavettoni dell’ultimo giorno di scuola me lo...

Nel Regno del Kitsch

Una grande giostra da Luna Park composta di tazzine color rosso scuro su cui ci si può sedere a coppie e al centro una caffettiera azzurra; tutto intorno, dentro ampie feritoie bianche, sono esposti piccoli oggetti: occhiali, statuine di gesso, Torre di Pisa e Torre Eiffel, orologio a cucù, automobiline americane, segnatempo a forma di corallo, equini di porcellana, portafoto arabescati, composizioni di conchiglie, palle di vetro, candele, scarpe, cappelli, portalampade femminili, e altro ancora. Siamo nel Regno del Kitsch, all’interno della Triennale, nelle sale di una mostra, Kitsch. Oggi il kitsch, e il sovrano di questo impero del “cattivo gusto” è un signore centenario, Gillo Dorfles, laureato in medicina nei primi decenni del XX secolo, con specializzazione in psichiatria.   Quarantaquattro anni fa, nel novembre del 1968, nel bel mezzo della contestazione studentesca, il critico d’arte mandava in libreria un volume diventato ben presto cult, Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, edito da Mazzotta, dove insieme ai contributi di studiosi come Herman Broch e Clement Greenberg, che del Kitsch avevano scritto negli anni...

Cinquant’anni di Milano Libri

La libreria Milano Libri ha compiuto cinquant’anni e Anna Maria Gandini ha deciso di organizzare una festa e di pubblicare un piccolo libro, stampato da Giorgio Lucini, che ne ripercorre per immagini e parole la storia: Milano Libri - 1962/2012. Anna Maria è la libraia che ha dato vita e carattere alla bottega di via Verdi al 2 da quando, nel 1962, la rilevò insieme alle amiche Vanna Vettori e Laura Lepetit, fondatrice in seguito della casa editrice La Tartaruga. La celebrazione, organizzata da Francesco Micheli e Andrée Ruth Shammah, si è tenuta nella serata di lunedì 21 Maggio al Teatro Franco Parenti.     Il libricino contiene una breve introduzione di Roberto Cerati, tre scritti di Anna Maria Gandini e un racconto di Giovanni Gandini, Marito di Libraia, tutto da correggere: “libri e vino si confondono di continuo, le copertine si macchiano, il Porto è travasato negli scatoloni dei nuovi arrivi, ci sono più gatti che topi ma rende un servizio all’umanità. Indica come bisogna trattare l’autore yuppy”. In fondo al volume, come ultimo regalo, “I libri da salvare...

Luigi Manconi. La musica è leggera

Negli ultimi anni in Italia i libri sulla canzone, e in generale su quella che gli anglosassoni chiamano popular music, si sono moltiplicati. Il loro taglio è assai vario ed eterogeneo: si va dalle monografie più o meno agiografiche alle interviste (auto)celebrative, dagli album fotografici alle antologie e ai dizionari, dagli studi sociologici, storici, linguistici, alle analisi più propriamente musicologiche (molto molto rare). A prevalere, comunque, è lo sguardo devoto del fan. Anche nei saggi di carattere più accademico, sembra di avvertire ad ogni riga lo sforzo che l’autore fa per dissimulare il proprio personale coinvolgimento in questo insidiosissimo oggetto d’indagine. Studiare Mogol-Battisti non è come studiare l’abate Zanella o la fotosintesi clorofilliana; nemmeno il cattedratico più rigoroso riesce a dimenticare di essere (stato) un ragazzo italiano, un figlio come tanti del Paese dei Cantautori: quando si occupa dell’opera di Vasco, il distacco scientifico è sempre sul punto di sciogliersi in un coro da gita scolastica. Su ogni pagina aleggia la scena del film di Nanni Moretti (Bianca,...

Piero Camporesi

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     “Chi è Piero Camporesi?”, si chiedeva nel 1983 sulle colonne del «Corriere della sera» Giorgio Manganelli recensendo il suo ultimo libro, Le officine dei sensi. Il pezzo proseguiva con un “Cosa è Piero Camporesi?” Silenzio. Fossimo in una spaziosa chiesa barocca, sentiremmo il pio, sparuto sussurro dei fedeli. Perché, veramente, dire che cosa è mai Piero Camporesi non è facile”. La risposta poche righe dopo, non senza aver detto che è uno scrittore e un letterato “è un lettore malizioso di testi seicenteschi, e anche, direi, scrittore di testi di quel secolo”. Dieci anni...