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Arte

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Note sulla poetica di Claudio Parmiggiani / Dentro la tavolozza, la cenere…

Il trauma dell’opera: “urlo”, “incendio”, “Sfinge”   Non esiste opera d’arte che non sia in rapporto a un trauma, all’insistenza di un incontro che sovverte il nostro rapporto abituale con la realtà e che non si lascia dimenticare. Il reale del trauma impone lo scompaginamento dell’ordine della realtà. Il suo statuto è quello di un’alterità irriducibile che frantuma l’inquadramento simbolico del mondo. Allo stesso modo la forza poetica di un’opera d’arte resiste ad ogni tentativo ermeneutico di decifrazione; essa non può mai essere assorbita da una significazione univoca, definita, stabilita o da una traduzione ritenuta legittima, ma si spalanca anarchicamente a un universo plurimo di significazioni, ogni volta mai compiuto, inesauribile, intraducibile. Per questo la cifra ultima dell’opera d’arte per Claudio Parmiggiani è quella del silenzio e dell’enigma. Lo segnalava a suo modo anche Freud quando ricordava lo sfasamento e la sproporzione che sussistono sempre tra l’intenzione dell’artista e l’opera che essa realizza. Non a caso Parmiggiani ci ricorda che ogni opera d’arte resta un enigma innanzitutto per il suo autore il quale sta di fronte a ciò che ha creato come un uomo...

Al Mudec di Milano / Paul Klee, archeologo della pittura

“Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell'immaginazione, e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione.” Paul Klee, La confessione creatrice   Paul Klee è uno di quegli artisti che subisce l’ingiusta condizione di essere oscurato dalla troppa notorietà. Sovente derubricato dal pubblico nella polverosa categoria dei classici scolastici, la sua opera è invece un fuoco d’artificio di scoperte, intuizioni, tuffi in profondità in epoche e culture lontane. L’occasione per guardare ad essa con occhi ripuliti dai preconcetti è la splendida mostra in corso al Mudec di Milano Paul Klee. Alle origini dell’arte, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, nella quale i curatori indagano in profondità l’aspetto del primitivismo di Klee e la genesi della sua opera.  La mostra è frutto di un lungo lavoro di ricerca e raccoglie oltre cento opere provenienti da prestiti importanti, in particolare dal Zentrum Paul Klee di Berna, di cui alcune inedite in Italia. Divisa in cinque sezioni, nasce con il dichiarato intento di fare chiarezza sulle fonti del suo lavoro, percorrendo a ritroso le vie battute dall’artista per decostruire il mito del Klee “sciamano” e dare...

La strada al MAXXI di Roma / Dove si crea il mondo

Lo spazio è saturo di rumori, echi, suoni, voci. Dal frastuono emerge un fischiettio insistente e stonato, come se qualcuno si sforzasse di riprodurre melodie familiari, mentre schermi e monitor proiettano bagliori colorati. Il primo impatto con La strada. Dove si crea il mondo, la grande mostra aperta lo scorso 7 dicembre al MAXXI di Roma (fino al 28 aprile 2019) evoca la saturazione sensoriale, lo strepito assordante di una strada, uno spazio di movimenti, flussi, architetture, oggetti, veicoli, corpi, segni e gesti in perpetua trasformazione. Con oltre 200 lavori di 140 artisti internazionali, la mostra curata da Hou Hanrou è una prova coraggiosa e per molti versi controcorrente che susciterà attenzione e dibattito, senz’altro uno dei progetti più ampi e ambiziosi della sua attività di direttore artistico dell’istituzione romana (mirabile e per certi versi tangente a questo fu Open museum open city del 2014).    Sacrificando alcuni aspetti ormai canonici della pratica curatoriale, della strada la mostra ci restituisce la virulenza: ogni opera si presenta in tutta la sua fisicità, fatta di suono, colore, e spazio, vicina alle altre, a noi e agli altri, con una...

Il corpo della scrittura dalla letteratura al teatro / La voce umana è un miracolo

“La voce umana è un miracolo”, dice Mucho Maas, dj radiofonico, a sua moglie Oedipa, protagonista del secondo romanzo di Thomas Pynchon, L’incanto del lotto 49. Naturalmente noi non ci addentreremo nella labirintica trama del romanzo, cui pure viene attribuita la fondazione della letteratura postmoderna, né nel mirabolante mondo di Pynchon; questa affermazione ci servirà per introdurre senza troppi preamboli il rapporto voce-corpo/lingua-testi letterari, con particolare attenzione ai grandi autori e sperimentatori del Novecento italiano. Ma innanzitutto occorre chiederci: perché, per dirla con Pynchon, la voce umana e sempre un miracolo? Forse potremmo dire, molto semplicemente e in primo luogo, perché la voce è la parte più segreta e misteriosa del corpo umano, dal momento che, anche se non dovrebbe essere necessario ribadirlo, la voce è corpo. La cosa però non è così scontata, se è vero che ancora oggi in molte scuole di formazione per attori, dove il corpo e la voce sono materie di studio, le due cose vengono nettamente separate e insegnate come fossero entità distinte. Da un lato il corpo dall’altra la voce, come se dovesse spettare poi successivamente all’attore mettere...

Robert Smithson visita lo Yucatan / Rovine all’inverso

Performare la parola Una persona legge un testo in piedi dietro un podio, mentre alle sue spalle scorrono le illustrazioni di un power point; in una sala buia, un pubblico segue attento la tessitura tra parola e immagine. Non si tratta di una semplice conferenza illustrata, ma di una conferenza tenuta da un artista o di una lecture performance. La conferenza diventa così una pratica artistica dove l’enunciazione e l’affabulazione verbale corre parallela alla sfera audiovisiva. Alfabeto e corpo, lo scritto e l’orale, il verbale e il visivo, la pagina e lo schermo entrano in un circolo ermeneutico, ermetico, eretico ed erotico. È anche il caso del film performativo, “un evento, unico o suscettibile di essere ripreso, che attualizza, attraverso una serie di enunciati, verbali, sonori, visivi, corporali, emessi da uno o più partecipanti in presenza di spettatori, un film virtuale, a venire o immaginario”, come lo definisce Erik Bullot. I suoi caratteri principali vengono dalla conferenza (la presenza dell’oratore o di un lettore davanti un uditorio), dalla seduta cinematografica (oscurità della sala, proiezione d’immagini su uno schermo, presenza di un pubblico, durata circoscritta) e...

Building Art. Vita e opere di Frank Gehry / Frankie Goes to Hollywood

Secondo Ermanno Cavazzoni «ogni biografia che sia minore di 40 milioni di pagine è una biografia ridotta e scorciata, a me viene da dire bucherellata, dove i buchi possono estendersi in grandi lacune [...] Ogni biografia è quindi un lampo che percorre alcune punte più cariche, e più visibili, e casualmente più emergenti. Tutto il resto è colato via nei buchi del colapasta o del setaccio che è la vita. Non si può fare diversamente. Però questo ha un vantaggio: che la biografia è una costruzione, una scelta di emergenze tra le quali si costruisce un collegamento, e quindi le biografie di una persona sono tantissime». La biografia di Paul Goldberger, Building Art. Vita e opere di Frank Gehry, 35 €, tradotta da Matteo Zambelli per il nuovo editore Safarà di Pordenone, non sfugge a questa sorte, nonostante le quasi cinquecento pagine. Sono infatti cominciate in anticipo le celebrazioni per l’imminente novantesimo compleanno dell’architetto nato a Toronto: oltre a questa biografia, uscita originariamente nel 2015, Jean-Louis Cohen nel 2017 ha dedicato alla sua opera il primo corso al Collège de France, onore fin quasi eccessivo. Goldberger, già critico del “New York Times” e del “New...

Palermo, Milano / Antonello da Messina

Sono gli occhi di Antonello, meglio ancora lo sguardo o forse più esattamente l’espressione, a ipnotizzare l’osservatore, cui sembra di essere osservato, a volte scrutato, altre adocchiato oppure disdegnato o anche interrogato. La sensazione si avverte anche visitando la mostra su Antonello da Messina che dopo il 10 febbraio da Palazzo Abatellis a Palermo si trasferirà fino al 2 giugno a Palazzo Reale a Milano. Sono occhi ovali molto grandi, che rimpiccioliscono solo in presenza di un accenno di sorriso, una smorfia di dolore come nelle Crocifissioni e un contegno altero per l’abbassarsi delle palpebre. Occhi che diventano davvero lo specchio dell’anima rivelando il segreto di un artista psicanalitico che dotò il genere del ritratto di uno strumento definitivo per penetrare la coscienza umana: l’espressione degli occhi appunto. Per di più Antonello fu tra i primi a valersi di una tecnica che diciamo oggi   cinematografica, l’inquadratura in soggettiva, dove la persona ripresa o ritratta guarda il suo interlocutore come se gli stesse parlando. Lo sguardo diventa allora signum individuationis, il momento di contatto tra chi è raffigurato e chi se lo figura, con in mezzo il...

Una conversazione / Toni Servillo o del mestiere di attore

Una musica d’altri tempi, lontana, proveniente forse da una radio, forse da un grammofono. La voce di Mistinguette. Francia, anni ‘40, una sala del Conservatoire, la scuola d’arte drammatica, quasi un’isola nel buio. Un giovane attore, compunto, ripassa un copione, Entra un altro ragazzo. Una ragazza irrompe di corsa. Studiano, tutti studiano la parte, finché non arriva il maestro, Louis Jouvet, grande attore, attore raffinato, intellettuale, in cerca d’anima nei personaggi sulla scena e interprete di pellicole popolari. Inizia, soprattutto con la ragazza, Claudia, un vero corpo a corpo per entrare nel monologo che Elvira rivolge a Don Giovanni, nel quarto atto della commedia di Molière, quella meravigliosa parte in cui la donna ammonisce il libertino a temere l’ira di Dio e a convertirsi, trasponendo tutto l’amore carnale che provava per lui, quel fuoco della passione che l’ha portata ad abbandonare il convento, in una nuova passione spirituale, in ammonimento a pentirsi della vita scellerata e a ritrovare una dimensione più umana.   Quell’isola circondata dal buio, quel naviglio in acque tempestose, rivive stasera, 19 gennaio, sul palcoscenico del teatro Bellini di Napoli,...

Città di legami / Come un romanzo: artisti a Londra, 1945-1975

Londra è il centro dell’arte contemporanea. A Londra vivono o hanno vissuto David Hockney, Frank Auerbach, Damien Hirst, Tracey Emin, Chris Ofili e Bridget Riley, per citare solo alcuni dei nomi più iconici dell’arte contemporanea; a Londra mercanti e collezionisti s’incontrano in appuntamenti obbligatori come la London Art Fair e il Frieze; a Londra Sotheby’s (lì dal 1744) e Christie’s (dal 1766) continuano a offrire occasioni per i miliardari; a Londra la Tate Modern, la Royal Academy, la Saatchi Gallery, la Serpentine Gallery e la Whitechapel Gallery, fra mille altre, offrono gratuitamente le loro magnifiche collezioni permanenti e continuano a organizzare mostre con artisti da tutto il mondo. Ma non è stato sempre così.    Nel 1923 meno del 10% delle opere in mostra fu venduto, tanto che molte gallerie vennero convertite in cinema e discoteche. La Guggenheim Jeune, la galleria fondata da Peggy Guggenheim in Cork Street nel 1939, durò solo un anno. Dopo la seconda guerra mondiale l’autorità di riferimento nella pittura era Graham Sutherland, pittore di paesaggi e di guerra, mentre a Parigi imperavano Picasso e Matisse e a New York si affermavano Pollock e Rothko –...

La mostra all’Accademia di San Luca / Luoghi potenziali: Gordon Matta-Clark al lavoro

La proiezione, in una sala della mostra Collecting Matta-Clark. La raccolta Berg. Opere, documenti, ephemera (Roma, Accademia Nazionale di San Luca, fino al 25 febbraio), ha una qualità ipnotica: sotto i nostri occhi un vecchio palazzo per uffici è sottoposto a una lenta, progressiva, sistematica demolizione, ma eseguita come se invece di atti spicci e definitivi ogni buco, ogni taglio praticato in travi, infissi, rivestimenti, muri, fosse al contrario il preludio a una costruzione più sottile e segreta, estratta dalle viscere stesse dell’architettura, suo invisibile e avvincente negativo. Office Baroque, un film di 44 minuti, è in effetti molto più della documentazione dell’opera omonima realizzata da Gordon-Matta Clark ad Anversa nel 1977. Ciò che viene offerto è insieme una splendida, intensa testimonianza della performance, insieme fisica e mentale, necessaria alla sua creazione – la macchina da presa si sofferma a lungo sui gesti insieme esperti e delicati dell’artista, gesti da scultore più che da muratore al lavoro –, e un equivalente visivo e temporale della sua elusiva condizione finita, a sua volta promessa a una rapida sparizione. Un film-scultura in cui si fa...

Carnet geoanarchico | 9 / Neogeografia

C’è una frase attribuita a Slavoj Žižek (o a Mark Fisher, o a Fredric Jameson) che gira insistentemente in rete con la stessa inefficacia di una perla di Paulo Coelho: «è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo». Sempre la rete, da settembre 2018, ci rimbalza la notizia del ritrovamento del più antico disegno dell’uomo (-73.000 anni) nella caverna di Blombos in Sud Africa. L’Apocalisse di Žižek e la Genesi di Blombos, la fine dei tempi e l’alba del pensiero simbolico. Werner Herzog, nel documentario Cave of Forgotten Dreams (2010) dedicato all’arte rupestre della grotta Chauvet (-32.000 anni), tenta un’associazione simile. Dopo aver filmato le pitture figurative più antiche dell’umanità, con una vertiginosa panoramica “a schiaffo” salta all’oggi, al domani, e filma dei coccodrilli albini in una serra vicino a Chauvet, riscaldata dalle acque di raffreddamento di una centrale nucleare. Bisonti, felini, cavalli, orsi e mammut da un lato, rettili mutanti dall’altro, eredi forse di un mondo post-umano, la promessa di una terra senza di noi. In The Pervert’s Guide to Cinema (2007), Žižek aveva detto che il suo problema con Herzog «è l’ossessione distruttiva,...

Percezione / Sul guardare e il rabbrividire

1. ETIMOLOGIA. Sfogliando quel libro inesauribile che è Note, o della riconciliazione non prematura (1944-54), dello scrittore svizzero di lingua tedesca Ludwig Hohl, per esempio nella sua ultima sezione, la XII, intitolata Immagine (Spirito – Mondo – Riconciliazione – Il reale), alla nota 45 si legge questo:    Sarebbe bello se il guardare [schauen] e il rabbrividire [erschauern] fossero legati dall’etimologia.   2. Poche pagine prima, Hohl scrive: “È impressionante, quello che noi tutti non vediamo” [nota 25]. E, ancora, qualche nota dopo: “Guardare in realtà è tutto; sapere sempre induce in errore (questo è il sapere che pretende durare; il sapere più alto può durare solo un istante, soltanto l’istante in cui esso sorge è contenuto nel guardare). [...] La nostra sola possibilità è di guardare.” [nota 34]. Per poi aggiungere: “Gli uomini non vogliono vedere – solo ciecamente andare al di là di tutto – quando la legge stessa della vita è la visione.” [nota 46].   2bis. (In una fotografia che ritrae Ludwig Hohl nello scantinato in cui abitava a Ginevra, si vedono dei fili tirati lungo una parete e attraverso la stanza, da un muro all’altro, sopra il tavolo dove...

Dario Mangano, Luigi Zoja / Vedere e esserci: due libri sulla fotografia

Una mano tiene fra due dita una fotografia. Si vede un albero molto grande, un prato su cui ognuno vorrebbe sdraiarsi e nuvole bianche nel cielo. La foto si sovrappone alla realtà. Il soggetto sta osservando l’immagine nel luogo dove l’ha scattata, anche se la realtà appare sfocata: le nuvole, il cielo e l’albero sono semplici macchie di colore. Sembra un paradosso. Cos’è più reale? L’immagine o il mondo in cui la stessa immagine e il soggetto sono immersi? È davvero possibile rispondere a questa domanda? Per di più questa immagine costituisce la copertina di un libro, Che cos’è la semiotica della fotografia (Carocci Editore, Bussole, 2018), di Dario Mangano. Ulteriore vertigine semantica, anche se il titolo suona rassicurante e rievoca, attraverso questa ironica provocazione, la fiducia che fin dalla sua nascita la fotografia riscuote. Cosa che le accade in quanto sarebbe depositaria di una straordinaria aderenza alla realtà e di una completezza nella resa di ogni suo dettaglio, anche se oggi il realismo ingenuo è scomparso e nessuno si sognerebbe di definire la macchina fotografica uno specchio. L’intento è chiaro, Mangano traccia una sorta di mappa concettuale, una “Bussola”,...

Palazzo Buonaccorsi, Macerata / Lotto l'oscuro

Vedere o rivedere i quadri di un pittore che si ama è un ottimo motivo per viaggiare. Le Marche sono belle da attraversare longitudinalmente, lungo l'autostrada che scende verso sud. Si capisce perché hanno un nome plurale. Ogni Marca ha le sue colline. E ognuna fa bella mostra di sé e si crede più bella della vicina. Osimo, Loreto, Recanati. Anche se si fronteggiano in pochi chilometri ogni collina parla la sua lingua. Scendendo più a sud le città storiche non sono più sul mare, ma nelle loro piccole valli protette da montagne e alte colline. Macerata, bella e sorniona sul suo luminoso altopiano, ospita una mostra bellissima dedicata a un suo antico pittore, veneziano ma marchigiano d'adozione, Lorenzo Lotto l'oscuro, il fuggitivo, l'incompreso, lo scrutatore d'anime, maestro di composizione e superbo ritrattista del sedicesimo secolo.   La mostra, suscitata da una serie di mostre di grande rilievo internazionale (al Prado di Madrid e alla National Gallery) è ospitata con stile nello storico palazzo Buonaccorsi. Le Marche partecipano a pieno titolo a questo non programmato anno dedicato al Lotto. Nei suoi diversi passaggi, in età giovanile e in età avanzata, Lotto ha...

Cartolina da Madrid / Le ferite della Spagna

Di ritorno da una breve vacanza a Madrid, propongo ai viaggiatori curiosi di storia contemporanea un itinerario in tre tappe nella memoria spagnola recente. Prima tappa: Istituto Cervantes, Calle Alcalà 49. Nella sala all’ingresso del massiccio edificio, che ospita fino al 14 gennaio la mostra “Como se imprime un libro. Grafistas e impresores a Buenos Aires 1936-1950” dedicata al meraviglioso lavoro grafico e fotografico di Attilio Rossi, Horacio Coppola e Grete Stern, è possibile accedere a un’altra esposizione, “Imprentas de la patria perdida”, aperta fino al primo febbraio. Vi si racconta la storia poco conosciuta delle iniziative editoriali e culturali messe in piedi a Tolosa dalla comunità dei repubblicani sconfitti nella guerra civile. Era il febbraio del ’39, 450000 ex combattenti per lo più anarchici con figli e mogli a seguito avevano fortunosamente attraversato i Pirenei ed erano stati accolti nel sudovest della Francia (molti in realtà furono internati a Le Vernet e a Gurs). A Tolosa, diventata la ‘capital del exilio’, avevano costruito una rete di scuole, pubblicato riviste, album fotografici, raccolte di poesie e racconti, fondato biblioteche, organizzato...

Classico Pop / La catastrofe che incombe

L’imperatore Settimio Severo aveva la pelle scura e parlava latino con forte accento punico. Come molti dei migranti odierni, proveniva dalla Libia. La mostra Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa (Colosseo, Foro Romano e Palatino, fino al 25 agosto 2019) ricostruisce la storia della dinastia imperiale dei Severi (dal 193 al 235 d.C.). La loro dominazione coincise con una stagione di riforme fra le quali la Constitutio Antoniniana proclamata nel 212-213 d.C. da Antonino Caracalla che concesse la cittadinanza romana ai figli delle coppie miste, agli schiavi liberati e agli abitanti delle regioni più periferiche dell’impero.  Che ne è della legge italiana sulla cittadinanza per nascita (ius soli), approvata dalla Camera il 13 ottobre 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato?    Ritratti della dinastia dei Severi con Antonino Caracalla che volge lo sguardo corrucciato verso il visitatore. Forse sta pensando alla seduta del nostro Senato del 23 dicembre 2017, nel corso della quale si doveva votare lo ius soli, disertata da M5S, da tutta la destra e anche da una parte del centrosinistra. Possiamo rispecchiarci nella politica...

Atelier dell’Errore / Piccola Liturgia Errante

Jack London, l’enfant terribile della letteratura americana, diventa uno dei più noti scrittori a ventiquattro anni, dopo aver tentato la fortuna in mille modi, come pirata di ostriche nella baia di San Francisco, cercatore d’oro nel Klondike o cacciatore di foche nel Pacifico. Un’esperienza determinante nella sua formazione fu il periodo di vagabondaggio, quando ancora teenager si unì ai numerosi gruppi di adolescenti senza famiglia che vagavano come piccole bande di diseredati in giro per gli Stati Uniti. Nel libro autobiografico The Road London racconta di alcune cose fondamentali per la sua carriera letteraria apprese in quel suo vagabondare senza meta: oltre alla lingua viva, espressiva, potente parlata dai suoi compagni di ventura, una lingua certo non libresca né di maniera, London imparò l’importanza di saper raccontare storie. Per essere capaci di procurarsi il cibo necessario per sopravvivere bisognava essere bravi narratori. “Dall’abilità di raccontare storie dipende la riuscita di un mendicante” scrive London; devono essere storie verosimili, non necessariamente vere, storie spesso inventate al momento, in risposta a situazioni impreviste, guardando in faccia il...

Una conversazione / Paolo Gioli: il cinema è ovunque

Paolo Gioli è l’ideatore di movimenti di cinepresa mai avvenuti, il discreto alchimista del “niger mundus”, il manovratore della metamorfosi, l’archeologo-scopritore del cinema sempre in anticipo/ritardo rispetto alla sua invenzione.  Lo incontro nella sua casa fuori Rovigo, grazie all’intervento di due amici cineasti che mi accompagnano, Morgan Menegazzo e Mariachiara Pernisa.  L’abitazione è un colloquio di oggetti, essa stessa congegno cinematografico. Prima dell’arrivo, mi sono fatto un piccolo consuntivo della sua lotta per immagini: proto-film, film-libro, film decomposti, filmfinish, poemetti filmici, schermi perforati, schermi disturbati, schermo di schermi, naturae, vessazioni, forme dell’annegamento, cronache di verticalità̀ simultanea, ottenebramenti e anatomie stenopeiche.   Durante la mia inquieta esplorazione ritrovo – sparsi per la casa – frammenti e reperti di questa lotta: otturatori vegetali, fogliame, bestiari fantastici, maschere funerarie, nudi d’arte, e un manifesto (tra gli altri) della banda Baader/Meinhof.  Gioli mi mostra un libro aperto sul suo “pugno stenopeico” e le sue conchiglie con l’ombelico forato. Parliamo di Émile Cohl, lo...

Domani al Circolo dei lettori di Torino alle 18 / Pinocchio: il bambino ipercinetico e i panini imburrati

Sabato 19 gennaio al Circolo dei Lettori di Torino Carissimo Pinocchio, una giornata nel paese dei Balocchi. Pubblichiamo, come anticipazione ai tanti incontri di questa giornata dedicata al burattino, un testo di Marco Belpoliti, che domani sarà al Circolo dei Lettori alle ore 18 per l'incontro "Quando l'arte incontra un classico", con Ugo Nespolo.   È stato solo a metà degli Anni Settanta che ho capito perché Pinocchio era il libro della mia vita, quello in cui mi specchiavo e da cui traevo, sin dall’infanzia, gran piacere a ogni rilettura. Il burattino era un personaggio con cui identificarsi, ma mai fino in fondo; si poteva gioire e soffrire con lui, ma appena la storia me lo consentiva, mi distaccavo da lui; prendevo a osservarlo da lontano, lo giudicavo, lo biasimavo, subito pronto a ricominciare da lì a poco il gioco della prossimità. E questo movimento l’ho ripetuto per anni, ogni volta che leggevo dell’impiccagione al ramo della quercia grande; dell’arresto di Pinocchio, dopo la rissa sulla spiaggia con i compagni di scuola; di Lucignolo magnifico imbroglione; dell’Omino che stacca con un morso l’orecchio all’asino; delle infinite promesse alla Fata; della Lumaca...

Teatro carcere / Teatro del Pratello: i padri, l’eredità

Sembrano ombre, fantasmi in cerca di consistenza. Sono volti neri, schierati in cima a un piano molto inclinato, un pavimento di antiche mattonelle interrotto da pali sottili di ferro simili a meridiane che segnano il sole il tempo l’avvicendarsi delle stagioni. Rotoleranno durante lo spettacolo, quelle apparizioni, fino al centro dell’impiantito, fino in fondo verso gli spettatori, raggiungendo microfoni sospesi o appoggiati in terra, in cui si confesseranno, si esploreranno, cercando di dare una qualche consistenza alla loro natura, accompagnati da musiche minimaliste, circolari, ipnotiche di Max Richter, che riprende e varia Le quattro stagioni di Vivaldi, o dai ballabili della compositrice greca Eleni Karaindrou, che con leggerezza squarciano antiche memorie. Eredi eretici è l’ultima creazione di Paolo Billi e del Teatro del Pratello, vista all’Arena del Sole di Bologna. Billi lavora da molti anni negli istituti di pena, in particolare in quelli minorili del capoluogo emiliano (anche se da qualche tempo interviene anche nel carcere degli adulti di Bologna, la “Dozza”, e in altri istituti del centro-nord). Non porta in scena solo giovani reclusi: le sue creazioni sono...

Tra migrazioni e origini / Munari a Prenzlauer Berg

Pare che Claude Debussy, al suo maestro di composizione «che inorridiva ascoltandolo al piano nella ricerca di nuove armonie irrisolte» e gli chiedeva perciò cosa andasse cercando e secondo quali regole, rispondesse semplicemente: «Mon plaisir». L’aneddoto è riportato in un libriccino dai toni divulgativi dedicato non al più rigoroso e risoluto fra gli esponenti dell’impressionismo musicale, ma al suo più tormentato amico normanno, Eric Satie, che lo incontrò intorno al 1890 in un cabaret minore di Montmartre, subito prima che entrambi si dessero alla frequentazione più o meno assidua del Le Chat noir con i maggiori esponenti della bohème di fine secolo.    Satie: appunti e nostalgie, con testi di Gian Nicola Vessia e illustrazioni di Federico Maggioni, è uno dei quattro volumi apparsi finora in una collana senza nome, riconoscibile soltanto dalla veste grafica – piccolo formato, bianco e nero, copertina in cartoncino opaco –, edita da RAUM Italic, un marchio italo-berlinese con sede nel quartiere nord-orientale di Prenzlauer Berg. La sede coincide con un bookshop votato alla grafica e al design, come s’intuisce fin dall’insegna appesa al civico 29 della Schliemannstraße...

OGR Officine Grandi Riparazioni Torino / Mike Nelson. L’atteso

Al di là di un’alta e lunga vetrata, compare il retro di un anonimo imponente tabellone per affissioni in legno alto circa dieci metri; quattro motociclette, alcune a terra, altre disposte in direzioni diverse; delle autovetture (per la precisione dodici, di diversi modelli e marche) e un paio di furgoni, tutti con i fanali accesi e rivolti verso lo spettatore. Da un’apertura della vetrata, si accede in questo ampio ambiente con il pavimento completamente ricoperto da un consistente strato di macerie e materiali di risulta di oltre duecento tonnellate. Si presenta così l’ultimo lavoro site specific di Mike Nelson, nella navata del Binario 1 delle OGR Officine Grandi Riparazioni di Torino (il più grande impianto industriale, sorto nella città piemontese nel 1895 e attivo fino al 1992; solo il provvido intervento della Fondazione CRT ne ha sventato l’abbattimento, acquisendo e riqualificando la storica fabbrica in cui si riparavano i treni). Nato a Loughborough (Regno Unito) nel 1967, Mike Nelson, largamente conosciuto per le sue grandi installazioni create con una ricca quantità e varietà di materiali esposte in tutto il mondo, con la curatela di Samuele Piazza, si è confrontato...

Un’idea di leggerezza / I teatrini della vita degli oggetti

Soltanto nelle botteghe degli artigiani e negli studi degli artisti, abitate da visionari creatori e venditori di bellezza, la materia sembra assumere le vere forme alle quali era destinata. Come mostrano le incompiute possenti statue del ciclo dei Prigioni di Michelangelo Buonarroti, le figure sono già dentro la materia e aspettano soltanto la scintilla della creatività per essere liberate. “La materia è l’entità più passiva e indifesa del cosmo. Ognuno può plasmarla, modellarla, a ognuno essa obbedisce. Tutte le organizzazioni della materia sono instabili e fragili, facili a regredire e dissolversi. (…) Non esiste una materia morta, la morte è solo un’apparenza dietro cui si celano ignote forme di vita. La gamma di queste forme è infinita, i toni e le sfumature inesauribili”. Così scriveva lo scrittore ebreo polacco Bruno Schulz nel suo fantasmagorico libro Le botteghe color cannella (1934). Come suo padre Jakub, protagonista dei racconti, che nella bottega di tessuti all’angolo della piazza principale di Drohobycz, nella Galizia orientale, inventava forme folli e mirabolanti, Guido De Zan, nella sua bottega-laboratorio di fianco alla chiesa di San Lorenzo, nel centro di Milano...

Conversazione con Irene Fenara / Immagini dalla sorveglianza

Nella nostra indagine sulla metafotografia italiana abbiamo incontrato Irene Fenara (1990), artista bolognese che nella sua ricerca segue principalmente due percorsi – la video installazione e la sperimentazione con la fotografia concentrata anche sull'interazione con le telecamere di sorveglianza – per attivare qualcosa che tende all’allargamento dei confini dell’arte. Fenara cerca ogni volta in modo diverso di spingersi oltre la consuetudine, di sondare gli interstizi che si creano tra le varie espressioni artistiche, dove le diverse caratteristiche si mescolano e interagiscono. Il medium della fotografia è veicolato al sondare la vertigine, ovvero al tentativo di familiarizzare col disorientamento contemporaneo, dove la sperimentazione è importante per addentrarsi sempre più in profondità nelle questioni aperte, in ciò che ancora non è stato intuito e visto. Inoltre, per comprendere cosa agirà nella coscienza più in là nel tempo, nel futuro, si può guardare anche all’indietro, e utilizzare foto che noi stessi abbiamo scattato da bambini, con le macchinette usa e getta, durante piccoli viaggi. In Cercare per mare e per terra, Irene ha dato alle sue foto d’infanzia una nuova...