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Filosofia

(843 risultati)

Un libro di Anna D'Elia / L’arte che salva

Portare la bellezza nell’ordinario della vita come condizione essenziale per prendersene cura, questo è quello che traspare in ogni riga e nelle intenzioni di fondo nel libro di Anna D'Elia, Vedere scorrere. L’arte che salva, Meltemi, Milano 2021.  La riscoperta dell'ordinario, una delle più significative tendenze del pensiero contemporaneo, come documentano i contributi di filosofi alla stregua di Stanley Cavell e Cora Diamond, si rivolge in particolare alla ricerca del senso e del significato di abitare la vita. Se si può sostenere che nella vita abituale sia in questione un indebolimento della relazione con il tutto, è altrettanto sostenibile che è proprio nell’ordinarietà del quotidiano che esistono le condizioni per innalzare e rendere sensibile la vita. È così che quanto vi è di più comune e insignificante, cioè la vita abituale, può diventare infinitamente significante. Come sta accadendo in questo tempo di pandemia, uno dei traumi più sconvolgenti, di dimensioni planetarie, il primo in quanto a percezione immediata e pervasiva. Un trauma in nessun modo imprevisto ma derivante dalla normalità indifferente al sistema vivente di cui siamo parte, in cui siamo ciecamente...

Un romanzo di Slavenka Drakulić / Dora Maar: la mia vita con Picasso

Sorriderebbe compiaciuto il Dottor S. della Coscienza di Zeno. Se venisse a scoprire che il suo sbeffeggiato suggerimento elargito a Zeno Cosini (“Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero”) ha trovato terreno fertile nella letteratura del terzo millennio. Non tanto per sfornare esempi di autoanalisi a uso terapeutico, come proponeva il medico raccontato “con parole poco lusinghiere” da Italo Svevo, ma piuttosto per immaginare autobiografie apocrife. Romanzi, insomma, capaci di mettere a fuoco personaggi del passato mai raccontati in piena luce. Perché rimasti intrappolati nella penombra delle loro vite.   Proprio lì, in mezzo a quella folla di volti anonimi, Slavenka Drakulić ama cercare le sue storie. Vicende di donne, passaggi terrestri di figure femminili rimaste sempre un passo indietro. Vite di mogli e compagne di artisti, di scienziati famosi, che sono transitate sul palcoscenico della Storia come se qualcuno camminasse sopra il loro corpo con degli scarponi chiodati. Ascoltando le parole di Frida Kahlo (“Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro”), Slavenka Drakulić, la scrittrice nata a Rijeka-Fiume in...

Decolonizzazione e studi classici / Was Athena black?

Nel mese di marzo del 2019 una cinquantina di studenti impedì al pubblico di accedere all’anfiteatro della Sorbona in cui avrebbe dovuto svolgersi una rappresentazione delle Supplici di Eschilo. I manifestanti della “Ligue de défense noire africaine” e di altre associazioni di studenti di colore protestavano contro la pratica razzista del blackface a cui era ricorso il regista, il grecista Philippe Brunet, dipingendo di nero il volto delle attrici bianche che impersonavano il coro delle Danaidi. Vi è una certa ironia nel fatto che la protesta degli studenti di Parigi fosse rivolta proprio contro la rappresentazione delle Supplici. La tragedia di Eschilo gioca infatti un ruolo chiave nel libro di Martin Bernal, Black Athena, che è un tentativo di provare le origini afroasiatiche della civiltà greca e di contestare il modello “ariano” che presuppone un’origine esclusivamente indoeuropea dei Greci. Il mito delle figlie di Danao, descritte da Eschilo come “nere”, che fuggono dall’Egitto per sottrarsi al matrimonio con i loro cugini e trovano rifugio ad Argo, conterrebbe secondo Bernal un ricordo della colonizzazione egizia della Grecia continentale avvenuta nel II millennio prima dell...

Thierry Ménissier / Filosofia della corruzione

I media ci aggiornano giorno dopo giorno sugli episodi di corruzione che attirano l'attenzione della magistratura: un inarrestabile saccheggio della cosa pubblica, che suscita indignazione e rabbia. Puntualmente si invocano le “mani pulite”, salvo poi beccare i moralizzatori con le mani nella marmellata, come dimostra l'esemplare parabola della Lega di Umberto Bossi e Matteo Salvini.  Ogni volta ci scandalizziamo come se fosse la prima volta, ma la corruzione e il suo uso strumentale non sono certo una novità. Alessandro Barbero focalizza il suo Dante (Laterza, 2020) sulle ragioni e sulle conseguenze del processo politico che nel 1302 condannò il poeta all'esilio perpetuo per baratteria, “il termine con cui genericamente si indicavano corruzione, concussione e peculato” (p. 155). Commentando Tito Livio, Machiavelli spiegava Quanto facilmente gli uomini possono essere corrotti, anche se sono buoni e ben istruiti, perché sono sempre pronti a “usare la malignità dello animo loro qualunque volta ne abbiano libera occasione”. In Settimo ruba un po' meno (1964) Dario Fo aveva immaginato un giro di mazzette al cimitero: trent'anni dopo, quell’invenzione satirica è diventata realtà...

Follia / L’Hölderlin di Agamben: forma di vita

Giorgio Agamben ha concluso ormai da sette anni il suo progetto Homo sacer, dedicando la parte finale di esso – gli ultimi due volumi – al tema della forma di vita. Non poche delle opere pubblicate dopo la fine di quel progetto possono però essere lette in continuità con le idee con cui si chiudeva l’ultimo volume della serie, L’uso dei corpi (2014): qui, infatti, il filosofo romano ragionava sul concetto di forma-di-vita come alternativa alle dicotomie concettuali – zoe/bios; teologia politica/teologia economica; oikos/polis, ecc. – che avevano caratterizzato la macchina ontologico-politica occidentale lungo tutta la sua storia. Tale concetto era stato pensato come alternativa alla – e al contempo come punto di impasse della – “macchina antropologica” del pensiero occidentale che, per Agamben, fondamentalmente, consiste nella creazione, sempre nuova e sempre generata da dispositivi di potere, di coppie concettuali oppositive, che creano a loro volta, tramite i reciproci rapporti, delle zone grigie di esclusione e di inclusione.   La forma-di-vita, per Agamben, non funziona così: essa è una vita che si dà esaurendosi nel suo stesso vivere, senza scarti. Per questo una teoria...

Immagini simboliche / La metafora viva dell’alchimia

Ernst Cassirer lo aveva colto perfettamente: l’essere umano non è un animale razionale ma un animale simbolico; per noi, cioè, non è in alcun modo possibile accedere al reale senza l’intermediazione del simbolico che ne organizza l’esperienza. Ma che succede se proprio la più peculiare delle nostre caratteristiche si atrofizza, sino a farci temere di vivere in un mondo caratterizzato da un analfabetismo simbolico figlio di una sempre più diffusa e pericolosa tendenza alla letteralizzazione? Si tratta di una condizione più volte denunciata da James Hillman che invocava come antidoto il recupero della visione alchemica, nella quale Jung riconosceva una protopsicologia del profondo.      Ecco perché il libro Jung e la metafora viva dell’alchima, curato da Simona Massa Ope, Arrigo Rossi e Marta Tibaldi, e con contributi anche di Stefano Carta, Clementina Pavoni e Nicole Janigro, uscito di recente per Moretti & Vitali (pp. 265, euro 20) appare quanto mai utile e attuale. Questa antica pratica, trasversale a tutte le culture, invita infatti l’essere umano a confrontarsi simbolicamente con ogni realtà, allo scopo di “trasformare il metallo vile della propria...

Una nuova consapevolezza / I diritti giuridici della natura

Dal fine vita alle nuove tecnologie, dall’emersione di nuove forme di famiglia ai cambiamenti climatici, passando per il virus. È la natura – che di questi temi costituisce parametro di riflessione, corollario, presupposto di discorso – la protagonista del dibattito contemporaneo. Se si è soliti pensare che il tema della natura sia appannaggio esclusivo della filosofia, in realtà, di recente, essa viene spesso chiamata in causa da una disciplina ad esso tradizionalmente considerata estranea: il diritto. La questione della protezione della natura a fronte dei cambiamenti climatici, ad esempio, ha visto una massiccia mobilitazione del diritto che, proprio in rapporto a questi temi, ha prodotto innovazioni importanti. Si pensi, in questo senso, all’ampio dibattito suscitato dall’introduzione, nelle costituzioni di alcuni paesi sudamericani, dei diritti della natura attraverso una “giuridificazione” del concetto di “pachamama”.  O, ancora, alla tecnica, che inizia ad affermarsi nel panorama comparatistico, di “soggettivizzare” le risorse naturali, al fine di garantirne una maggior tutela: in alcuni paesi, legislatori e giudici hanno ritenuto che alcuni fiumi o foreste di...

L'utopia di Lbertalia / L’illuminismo pirata di David Graeber

L’abbandono dello stato per la formazione di modelli di società utopici rappresenta un mito romantico che riemerge a fasi alterne in tutte le epoche.  Recentemente, un film italiano prodotto da Netflix, L’isola delle Rose, ha risvegliato di nuovo questo mito, conquistando molti spettatori, di differenti orientamenti politici, con il sogno dell’autogoverno e dell’indipendenza dalle forme autoritarie di governo statale. Il film stravolge quasi completamente la storia vera a cui si è ispirato, per restituirci una visione fortemente romanticizzata e fantasiosa di quella vicenda. Il fondatore dell’isola delle Rose, in realtà, lungi dall’essere un romantico utopista anarco-libertario, è paragonabile ai moderni venture capitalist californiani che sognano di fondare una propria repubblica su un’isola deserta per non pagare le tasse e sfuggire al governo dello stato, in linea con l’ideologia anarco-liberista di cui sono diventati alfieri. Molto spesso gli autori di questi tentativi di secessione dallo stato o ribellione verso le sue regole sono stati descritti come dei novelli pirati. La metafora “pirata” è stata usata spesso per definire avventure e gesta molto diverse tra loro....

Un nuovo volume della collana Riga / L’albero del Kitsch

Nel 1989, a duecento anni dalla Rivoluzione francese, Bruno Bongiovanni e Luciano Guerci curavano per Einaudi un libro dal titolo L’albero della Rivoluzione. Era un’antologia, una raccolta, un florilegio talmente accurato da diventare più che un manuale o un compendio una vera e propria stanza accogliente per tutte quelle voci autorevoli che nel tempo avevano preso la parola, prima o dopo, in Francia o altrove, per dire la loro su che cosa era stata la Rivoluzione. Vittorio Alfieri, Stendhal, Filippo Buonarroti, Benedetto Croce accanto ad Hannah Arendt, Antonio Gramsci, Giacomo Leopardi, persino Cesare Lombroso, Victor Hugo tra Friedrich Hölderlin e Wilhelm von Humbolt – il “tra” in questo caso è letterale, perché l’unico criterio che ordina i pensieri sparsi è l’alfabeto: un lungo appello di giganti seduti agli stessi banchi, raccolti in un’unica classe, di grande pulizia (quella tipica einaudiana). Oggi è un libro fuori catalogo, estremamente colto, ma incandescente, dove si avverte una passione fuori dal comune per quel modo di intendere la Storia che è la testimonianza. E per testimonianza si intende la somma delle testimonianze, dei punti di vista, delle voci. Infatti, L’...

Intervista a Marcello Maloberti / Le parole come incontro di boxe

Da qualche tempo penso alla latenza delle immagini. Subito dopo aver sostato nel senso latente di una figurazione vista direttamente con gli occhi provo anche il processo inverso, ovvero cerco di immaginare qualcosa che è detto o evocato da una parola o da una frase. Per esempio, mi sovviene il titolo di un’opera di Marcello Maloberti: “Le formiche fanno fatica sulla neve”. Cosa sta tra l’immaginare ciò che viene nominato e vedere direttamente le formiche che si muovono sulla superficie di un luogo innevato? Come indaghiamo il senso latente di un’immagine nominata, ciò che agisce accanto o dentro la correlazione tra significante e significato? Da qualche anno Maloberti scrive – a pennarello nero su fogli bianchi A4 – frasi sotto forma di slogan, frammenti impulsivi, aforismi umorali, con vari registri, visioni, parole/immagini dirette, frontali, sfacciate, intese come un sipario che si apre. Queste frasi tridimensionali scritte a voce sono “martellate”, ovvero qualcosa che ha il fine di permanere nella testa e di martellare ulteriori immagini, idee, dubbi, spostamenti. Una raccolta dei pensieri scritti come l'urgenza di un titolo è stata pubblicata in un libro...

Soggettivazione interminabile / Recalcati, conversione all'infanzia

Conosciamo tutti il ritornello. La nostra è una società di eterni adolescenti, addirittura di eterni bambini. L’età adulta resta confinata all’orizzonte, inafferrabile e ormai indesiderabile. Peter Pan è il santo patrono di nuove generazioni di sdraiati.    Naturalmente chi parla degli sdraiati immagina di starsene in piedi, ben dritto, in mezzo a un paesaggio molle, nebbioso, orizzontale. Dimostra una certa fierezza per questa sua stazione eretta. Eppure non è anche questo sogno di essere grandi e di grandezza, un sogno da bambini o forse il sogno da bambini per eccellenza?   Massimo Recalcati ha pubblicato due libri, recentemente, contemporaneamente. Sono due libri molto diversi ma molto solidali. Si saldano intorno al tema dell’infanzia, appunto. Consentono di leggerlo in tutt’altro modo. Disegnano una specie di filosofia dell’infanzia perenne, di psicoanalisi dell’infanzia perenne. E poi si saldano intorno al tema della conversione, intorno alla parola conversione.    Ora, si sa che l’infanzia è materia da psicoanalisti, si sa che Freud ne fa l’età decisiva di quello che sarà una vita. Certi primi incontri lasciano il segno, il fantasma di un soggetto...

La summa dell'artista novantaseienne / La Psicoenciclopedia possibile di Baruchello

Un tipico volume dell'enciclopedia Treccani, nel suo formato tradizionale: grande, pesante, rilegato in rosso, con oltre 800 pagine, di cui circa 340 di testo, 400 di tavole e 60 di indici. Questa è l'opera più recente di Gianfranco Baruchello, il grande outsider dell'arte italiana che, a 96 anni, è ancora capace di sorprendere e spiazzare, dopo una vita fuori dagli schemi.  Amico di Marcel Duchamp quando in Italia era ancora un alieno; tra gli italiani a fianco di Warhol & Co nella storica mostra The New Realists a New York nel '62; autore di Verifica incerta, il mitico film che entusiasmò John Cage, realizzato con Alberto Grifi montando 140 chilometri di spezzoni scartati da film hollywoodiani (25 anni prima di Blob); negli anni settanta, abbandonata la militanza politica, la sua opera principale diventa un'azienda agricola alle porte di Roma; opere e mostre importanti sempre da sperimentatore solitario; settant'anni d'intensa vita d'artista refrattario ai lustrini del sistema dell'arte. E oggi che viviamo tutti (più o meno intensamente) in simbiosi col grande ipertesto liquido del Web, Baruchello ci presenta un'enciclopedia d'artista nella sua forma più tradizionale e...

Sviste e lapsus / Walter Benjamin e l'arte dell'errore fotografico

Ancora oggi, nonostante Photoshop, è largamente diffusa la convinzione che la fotografia costituisca un documento fedele e oggettivo di certificazione dell’effettiva esistenza della realtà che riproduce, convalidato dall’assunto che l’immagine fotografica sia un calco ottico fedele della visibilità del mondo fisico. La nostra identità viene provata tutt’oggi mediante la riproduzione fotografica del nostro volto.  È, nondimeno, incontestabile il fatto che l’invenzione della macchina fotografica, oltre ad avere sollevato molte questioni di natura estetica relative all’artisticità delle fotografie, abbia fornito un notevole contributo alla conoscenza visiva di molti fenomeni naturali, rimasti fino al suo avvento invisibili all’occhio nudo. Tuttavia questi risultati non autorizzano gli eccessi di semplificazione riportati da alcuni manuali, con i quali assimilano il procedimento ottico-fisiologico innervato nell’anatomia dell’occhio umano al meccanismo ottico della macchina fotografica, in quanto inducono ad avvalorare un’insensata equivalenza tra l’immagine fotografica e l’immagine visiva. Per quanto superfluo precisiamo che sussiste un gap insormontabile tra il processo visivo...

19 febbraio 2016 - 19 febbraio 2021 / Umberto Eco: ridere con la verità

Che cos’è la filosofia? Semplice: leggere e rileggere il Parmenide di Platone, non capirci granché, e rileggerlo ancora. In questo celeberrimo dialogo il grande filosofo greco enuncia nove ipotesi sull’essere, tutte diverse fra loro, tutte convincenti. Di modo che, dopo averne terminato la lettura, si entra in crisi profonda, superabile in un solo modo: ricominciare daccapo. Così, “non ho mai smesso di leggere quel testo e chiedo di leggerlo a tutti i miei studenti”. Perché? “Credo che non riuscire mai a capirlo completamente sia la più grande lezione di filosofia possibile. E non c’è bisogno di scoraggiarsi se non lo si comprende appieno. Bisogna continuare a leggerlo e più volte”. Questa singolare definizione dell’attività filosofica è di Umberto Eco, e ben risponde al modo ben specifico in cui egli stesso, in più di sessant’anni di indefesso lavoro intellettuale, convintamente la praticava: non un’accigliata ricerca della verità ultima sull’uomo o sul mondo, ma una dubbiosa interrogazione circa il senso stesso di tale ricerca, un continuo arrabattarsi sui fondamenti del cosmo e sui principi della conoscenza, ben sapendo, con pervicace ironia, che tali fondamenti e tali principi...

Una nuova rivista / Evento, trauma, storia

Una storia che voglia andare nel profondo della comprensione psichica degli avvenimenti forse non può accontentarsi di concentrare la propria attenzione soltanto su ciò che è fattualmente successo, ma deve anche cercare in ciò che è stato desiderato, voluto, benché non sia accaduto nel tempo deputato. Ciò non per fare l’inutile avvocatura dei sé e dei ma, bensì per comprendere come, a volte, proprio ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato, può emergere successivamente dal suo spazio negativo e contribuire a produrre, après coup, fatti storici positivi di grande portata. Molti sarebbero gli esempi in tal senso. Ne farò alcuni. Si pensi alla “pugnalata alle spalle” con cui il nazionalismo tedesco, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, preparò la strada a quella che avrebbe dovuto essere la rivincita della seconda. Si pensi anche a un paese vincitore del primo conflitto mondiale, quale fu l’Italia, e alla “vittoria mutilata” che forte influenza ebbe nel nutrire e incanalare il risentimento sociale del belpaese, derivato dalla delusione seguita alle aspettative dall’esito vittorioso. L’enfasi propagandistica arrivò perfino a istituzionalizzare la figura del mutilato...

Modi del sentire / Clemenza

«Siate clementi con i vostri alunni», invocava qualche tempo fa un’autorevole voce del mondo della scuola. Un’esortazione che si è sentita del resto spesso pronunciare di questi tempi pandemici. «Siate clementi con gli studenti» è stato ripetuto dalle nostre istituzioni universitarie. Siate clementi? L’esortazione a essere clementi è molto diversa dal generico «siate buoni» e si avvicina di più a un comunque generico: «Siate comprensivi e perdonate». Ovvero al significato primario di clemenza, che non nega l’applicazione della giustizia ma la spinge oltre, quasi un’eccedenza: emettete un giudizio giusto, una valutazione secondo equità e poi però fate intervenire almeno un pizzico di clemenza nei confronti del reo. Che nel linguaggio della scuola e dell’università vorrebbe dire alzate i voti, concedete sufficienze e fate passare anche chi non ha imparato. Perché? E soprattutto, dove sono qui i rei?    È della clemenza come del perdono, che pare faccia sentire tutti meglio, i carnefici e le vittime e i loro congiunti? Eppure la clemenza non è il perdono. E che cos’è allora? Qual è la sua condizione stereotipica, quali ne sono i motivi e l’utilità? Chi esercita o dovrebbe...

Almanacco / Dieci anni di doppiozero: Eccentrici

Artisti, pensatrici, filosofi, scrittrici, cantanti, poeti, fotografe, cineasti, psichiatri, psicologi, attrici, designer, politici, e altro ancora. Ottantotto testi per un e-book di tantissime pagine. Molti di questi ritratti portano in primo piano l’attenzione che abbiamo posto ai personaggi della società e della cultura – italiana e internazionale – non facilmente omologabili, irregolari: eccentrici, appunto. Sono solo una piccola parte di quelli che si trovano in “doppiozero”. Che si tratti di raccontare un protagonista del passato o persone scomparse da poco, lo sguardo è sempre volto a fornire informazioni, giudizi, visioni; includere il presente nel passato, perché quello che ci interessa è il futuro: futuro anteriore, si potrebbe dire. Non vogliamo inseguire l’attualità giorno per giorno, né escludere i ben noti giganti alle nostre spalle. La nostra idea è quella d’accogliere l'eredità e guardare al futuro, dare forma a ciò che accade mescolando il noto con l’inedito.   Questo e-book - scaricabile qui - è un dono a voi lettori che in questi anni ci avete sostenuto con continuità, con fiducia e dialogo, ma anche attraverso contributi economici per noi fondamentali....

Gli elementi di Mario Porro / Vagabondare per immagini

Nuvola, ombra, fango, acqua, mare, foresta ma anche catena, rete e orologio. Basta dare un’occhiata all’indice dell’ultimo libro di Mario Porro (Ipotiposi. Vagabondare per immagini, con illustrazioni di Anna Enrica Passoni, Medusa, Milano 2020) per comprendere che ci troviamo in un multiverso dominato dalla forza degli elementi naturali. Un mondo scrutato nelle sue componenti elementari, che Porro c’invita a prendere come modelli di riflessione e di visione. Come modelli della ipotiposi. Figura retorica che indica “una rappresentazione viva e immediata di un oggetto o di una situazione” (p. 202), l’ipotiposi è una descrizione così vivida da suscitare immagini nella mente di chi legge o ascolta. Un’iconicità o un vagabondare per immagini, come suggerisce il sottotitolo.   Ricorrendo agli elementi naturali, Ipotiposi è una critica alla ratio e all’ordo cartesiani, al dimostrare matematico e alla geometria euclidea, alla coincidenza di reale e razionale di hegeliana memoria, al cosmo conchiuso in se stesso, ai quadranti dell’orologio dove “scorre il tempo reversibile della meccanica classica, tempo spazializzato e quantificato, ridotto allo spostamento di lancette” (p. 39), a un...

Una mostra all'Hangar Bicocca / Chen Zhen, corti circuiti

A.S. – Cara Maria, ho bisogno di immaginare di scrivere a te, ho bisogno della parola “cara” e della fiducia nelle domande. Mi sono fermata all’Hangar perché è il primo museo che ha aperto qui a Milano, perché amo molto quegli spazi, la sensazione di un “più grande”, e poi perché mi ritaglio sempre, in conclusione, quel tempo in cui sostare sotto I sette palazzi celesti di Kiefer. Ma mi sono fermata anche perché ricordavo che ci avevi detto che avresti voluto parlare di Chen Zhen su “doppiozero”, prima che tutto chiudesse. Così ho pensato che di lui conoscevo soltanto le coordinate geografiche: Shangai prima, Parigi poi, un certo tempo in Tibet. Niente altro.  Quando mi avvicino a un artista che non conosco attraverso, prima, tutto lo spazio. Passo in mezzo alle installazioni, cammino fino alla fine. Non seguo un ordine: vago. Poi ritorno indietro e solo allora leggo, provo a capire, fotografo quello che vedo. L’esito del mio primo camminamento è sempre ingarbugliato, e non so se le parole che ora ti isolo siano state le sole.    Chen Zhen Jue Chang, Dancing Body – Drumming Mind (The Last Song), 2000 (detail) Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2020...

Sulla soglia della trascendenza / Barlumi d'altrove: racconti spirituali

«Una piccola figura umana si trova al cospetto di un'enormità indefinita dove terra, mare e cielo si fondono: da una parte l'ordinaria misura dell'uomo e, tutt'intorno a lui, una dismisura senza appigli». Nella nota introduttiva alla raccolta Racconti spirituali (Einaudi) il curatore, Armando Buonaiuto, descrive l'immagine di copertina del libro da lui voluta perché vi si ritrova l'atmosfera del dipinto di Caspar David Friedrich Monaco in riva al mare. Si tratta di una fotografia di Philip Mckay perfetta allo scopo, perché evoca molto bene il senso della parola spirituale. Un uomo, tanto piccolo da distinguersi appena, fronteggia un'immensità vuota, da cui proviene un vago senso di pericolo, qualcosa che inquieta, ma che ancora di più affascina e attira. L'uomo piccolissimo ci si avventura, si dirige deciso verso l'orizzonte diventando il fulcro di tutta la scena. Almeno così sembra a me.   Un racconto sappiamo dire tutti cosa sia; è un breve testo letterario. Di un racconto spirituale, invece, è molto più difficile dirlo. Me lo sono chiesta anch'io prima di leggere questo bel libro che raccoglie diciassette racconti e una poesia (di Natalia Ginzburg) di autori italiani e...

1921-2021 / Psicologia delle masse. Un secolo di politiche dell'inconscio

Ricorre quest'anno, in un momento di grande difficoltà planetaria per la pandemia da Covid, segnato dal recente riemergere anche in Italia e in Europa, in una sfavorevole congiuntura economica, del populismo e di derive autoritarie come il sovranismo, il centenario di un'opera di Sigmund Freud, Psicologia delle masse e analisi dell'Io, che sembra porre le basi per una comprensione dei fenomeni sociali sulla base di una lettura psicoanalitica delle politiche dell'inconscio.    «Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto [...] la psicologia individuale è, al tempo stesso, fin dall'inizio, psicologia sociale». Così nota Freud all’inizio del suo saggio (in OSF, Bollati Boringhieri, tr. it. di E.A. Panaitescu, p. 261) Pur non essendovi una rigida contrapposizione fra psicologia individuale e psicologia sociale, quest'ultima tuttavia si applica in senso proprio allo studio di fenomeni diversi, che hanno a che vedere col rapporto fra l’individuo e quelle moltitudini di sconosciuti, che si formano in determinate circostanze, che chiamiamo masse spontanee; oppure fra l’individuo e...

K. Revue trans-européenne de philosophie et arts / Pinocchio o della fame

Di quel pezzo di legno destinato a diventare burattino, Collodi dice che era “come tutti gli altri”. Nessuno avrebbe potuto immaginare a prima vista che fosse un pezzo speciale. Tutt’al più, si dice nelle prime pagine del libro, sarà buono per il fuoco di cucina: “a buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli...”. In questo passaggio non c’è ancora la fame, ma la sua ombra cupa, in forma di una pentola che ribolle tra sé e sé, mentre attorno tutti sono affaccendati nei loro mestieri. Attraverso questa cucina fumosa si allude a un’epoca in cui la fatalità di rovesciare la pentola per terra rappresenta una vera e propria disgrazia. In Pinocchio la fame è onnipresente o, più esattamente, Pinocchio è il romanzo dell’onnipresenza della fame.   Una fame tangibile, insensata, che prende tutte le membra del corpo, anche quello di legno del burattino. Il libro mette al suo centro un tema che oggi resta per lo più dimenticato come motivo nella coscienza dell’uomo bianco europeo, ma che in Pinocchio la scrittura tocca con mano a ogni giro di frase. Oggi, in maniera immaginaria e fondamentalmente rassicurante, la si allontana agli anni della guerra o a quelli...

Accademia Unidee / La bellezza del possibile

Immaginario ipertrofico e individuazione   Iniziamo con un testo fotografico che parla da solo. Lo useremo non per analizzarlo né per commentarlo, ma per farci aiutare. L’ordine degli oggetti, delle assenze e delle presenze, e la distribuzione dei segni nello spazio configurano un paesaggio disarticolato che parla di un immaginario ipertrofico. Sfugge da ogni lato la possibilità di comporre una mappa e il sentimento dell’osservatore che stenta a sentirsi partecipe è quello di un esploratore senza mappa. Un simile paesaggio esteriore coevolve con un immaginario interno che comprende abbandono e surmodernità, miseria e lusso, margine e centro, fino a produrre una provincia di significato comunque periferica, nel senso che assume questo aggettivo dal momento che il mondo sembra essere diventato una grande periferia. Una periferia di quale centro?, ci si potrebbe domandare.    Olivo Barbieri, Houston, TX, USA 2012. Qui sta forse il punto cruciale di un tentativo di lettura dell’immaginario contemporaneo e della sua criticità, nel momento in cui si compie lo sganciamento dal simbolico e dalla sua funzione di connessione tra realtà e immaginazione. Così come “la parola...

Un libro di Vito Teti / Nostalgia, il sentimento del tempo

Charles Percy Snow nel suo The Two Cultures and the Scientific Revolution (Cambridge 1959, Milano 1964) coglieva un elemento importante quando affermava che l’ignoranza della seconda legge della termodinamica valeva in negativo come, se non più dell’ignoranza dell’opera di Shakespeare. Ebbene se esiste un tema, un problema in grado di legare indissolubilmente cultura umanistica e cultura scientifica questo è il tempo. Problema rilevante per la fisica del Novecento, cuore della ricerca di Albert Einstein, domanda fondante e alle origini della filosofia occidentale con la divisione della realtà in essere e divenire (vale a dire in realtà immodificabile e realtà soggetta al tempo) sottofondo esistenziale della letteratura e di tutte le altre arti che può essere riassunta nell’espressione – oggi folgorante – che Orazio fa dire al servo Davo nelle Satire: Aut insanit homo, aut versus facit (L’uomo o impazzisce o scrive versi) o dalla locuzione – Non omnis moriar (non morirò interamente – presente in una delle sue più famose Odi).   In questo quadro, quella della seconda legge della termodinamica era ed è questione peraltro essenziale: vera e propria chiave di volta nella...