festival scarabocchi 2020

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Politica

(1,847 risultati)

Giustizia / Conflitti di diritti

In questi mesi segnati dalla pandemia abbiamo avuto l’esperienza collettiva di due diversi tipi di conflitto nel campo dei diritti. Il primo riguarda un conflitto tra diritti – principalmente tra il diritto alla salute (alla sicurezza) e il diritto alla libertà, ma anche tra diritto alla salute e all’educazione, diritto alla salute e al lavoro. Il secondo riguarda il conflitto tra “aventi diritto”: rispetto alle cure, rispetto alla protezione, o tra i diritti all’educazione, alla motricità, alla socialità di bambini e ragazzi e il diritto dei loro nonni, ma anche dei loro insegnanti più anziani, ad essere protetti dal contagio. Se il modo in cui questi conflitti si sono manifestati è nuovo, la potenziale conflittualità connessa ai diritti e all’avere diritti non lo è.  Vediamo meglio.   Per quanto riguarda il primo tipo di conflitti, si è molto discusso in questi mesi della tensione e del possibile conflitto tra diritti di libertà – di movimento, di incontri, di socialità – e diritti di sicurezza. In realtà il conflitto tra libertà e sicurezza non è nuovo, anzi è all’origine dello stato, come ci ha insegnato Hobbes. Per risolvere il conflitto altrimenti insanabile della...

Un nuovo volume della collana Riga / Kitsch Kitsch Kitsch, hurrah!

Silvia Bottani   Che cos’è il Kitsch? come potremmo definirlo? vira più verso il cattivo gusto (ossia un gusto differente che a noi non piace) o è semplicemente una mancanza di gusto (una indifferenza verso il gusto)?    Il kitsch continua a evolversi nella forma ma mantiene il suo carattere originale. Possiamo intenderlo come una menzogna che diventa una verità accettata e condivisa ma anche come una strategia di mimetizzazione e di sabotaggio messa in opera dallo scarto, da ciò che è fallato nei confronti di ciò che è compiuto, una forma di contaminazione che fonde high e low brow per creare un prodotto di massa. Possiamo ancora considerarlo come l'opposto speculare dell'arte? Forse no, almeno nei fatti, se una parte consistente di arte established ne è stata parassitata e se non esistono avanguardie.    Si tratta di un fenomeno meramente estetico, o pseudo-estetico, o invade anche i territori dell’etica e della politica? Se sì, in che modo?   Invade certamente i territori dell'etica e della politica, portando in primo piano un approccio caratterizzato da sentimentalismo e ironia che influenzano e orientano il discorso pubblico e la comunicazione....

Libri e viaggi, storia e letteratura / Alla ricerca del confine orientale

Da vent'anni ormai si fa un gran parlare di Confine orientale. Quasi sempre con toni da tragedia. Di solito infatti l'immagine di quel territorio è accostata alla vicenda delle foibe e quindi evoca terrore, stragi, fughe. E tuttavia anche curiosità per un mondo spesso sconosciuto, percepito come esotico, anche quando si parla di una parte d'Italia, ad esempio Trieste. A questo tipo di curiosità rispondono tre libri usciti di recente:  Senza salutare nessuno. Un ritorno in Istria, di Silvia Dai Pra' (Laterza); La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, di Giuseppe A. Samonà (Exorma); Trieste selvatica, di Luigi Nacci (Laterza). Pur con stili, metodi e fini differenti, questi tre volumi sono in qualche modo complementari e finiscono per evidenziare in maniera simile alcuni aspetti di quel mondo e di quella storia.    Silvia Dai Pra' si cimenta in un romanzo autobiografico che è però anche libro di storia e racconto memorialistico. Partendo dalla vicenda del bisnonno, infoibato nel 1943, l'autrice si interroga su se stessa, sulla sua identità sospesa, e al contempo sull'identità di quel mondo di confine, in questo caso l'Istria interna. Un'identità...

Possiamo riprendercela? / Come abbiamo perso l’Europa

Tra i tanti ribaltamenti ai quali assistiamo, spiazzati da tutto quanto di questi tempi è “senza precedenti”, c’è il senso comune dell’Europa. In poche settimane passato dal cilicio alla cornucopia; dai sacrifici alla manna dal cielo; da “ce lo chiede l’Europa” a “ce lo dà l’Europa”. Lasciamo stare il fatto che non era del tutto vera la vecchia solfa, e forse non sarà del tutto reale la nuova narrazione. Sta di fatto che questo ribaltamento, avvenuto nelle poche settimane nelle quali l’Unione europea, e in particolare l’area dell’euro, hanno smantellato pezzo a pezzo la loro costituzione materiale per rispondere all’emergenza Covid 19, non è cosa da poco. Per la nostra cultura politica prima ancora che per la nostra economia: spiazzando non solo una certa idea dell’Europa, ma anche gli schieramenti che attorno ad essa si erano costruiti. Da un lato, i difensori dell’ortodossia fondata a Maastricht sul rigore di bilancio e fiducia nei meccanismi automatici di aggiustamento di mercati ben funzionanti; dall’altro, gli euroscettici e i no-euro, a dominanza sovranista, convinti che tutti i nostri mali interni siano derivati dagli errori di quella costruzione imposta dall’esterno. In...

Vedere attraverso / Trasparenza tra visibile e invisibile

Prima o poi capita a tutti di suscitare l’ilarità dei presenti andando a sbattere contro una porta di vetro, che, a causa della sua perfetta trasparenza, non appare visibile allo sguardo. Questo inconveniente accade perché, diversamente dai corpi opachi e da quelli lucidi, i corpi trasparenti possiedono la proprietà ottica di farsi attraversare dalla luce e di consentire, quindi, all’osservatore di vedere molto chiaramente anche gli oggetti che sono al di là del corpo rifrangente. Nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso il termine trasparenza divenne improvvisamente molto popolare, entrando nei dibattiti sociali e politici di gran parte dei paesi occidentali ed orientali. Il significato che gli veniva attribuito, però, non era quello letterale di fenomeno ottico, bensì quello molto più allusivo di svariati traslati metaforici: “accesso”, “chiarezza”, “apertura”, “partecipazione” alla programmazione ed alla gestione di tutti gli atti che governano e decidono la vita sociale, politica ed economica dell’Unione sovietica di allora. Il responsabile di questa trasformazione semantica fu Michail Gorbaciov, il nuovo segretario del PCUS eletto nel 1985, che indicò la “glàsnost...

Gli USA verso le elezioni / Il capitano del Titanic

Si dice che poco prima che il Titanic si scontrasse con l'iceberg ci sia stata un’interessante conversazione sul ponte di prima classe, riportata poi anche ai ponti inferiori e fin giù nella sala macchine. Il capitano, si diceva, non crede all'esistenza degli iceberg. La notizia aveva generato un’ondata di entusiasmo. Finalmente, dicevano su in prima classe, un capitano che dice le cose come stanno, che è dalla nostra parte, e che sa benissimo che gli iceberg sono un'invenzione della compagnia navale concorrente, delle potenze straniere che non vogliono farci arrivare in America, dei socialisti che vorrebbero abolire la prima classe e mandarci tutti giù nelle camerate con i letti a castello ad affogare di caldo e di fumo insieme a quei disgraziati rancorosi che ci odiano perché non sono come noi e non lo saranno mai.  Dopo che il Titanic colpì l'iceberg, e anzi era già affondato, tra i superstiti al freddo nelle scialuppe di salvataggio circolò un'altra storia, anche questa accolta con lo stesso entusiasmo della prima. Il capitano sapeva benissimo che gli iceberg esistono, ma non voleva intristire i suoi passeggeri con notizie che li avrebbero preoccupati, non li voleva...

Giulio Bedeschi / L'8 settembre degli Alpini

8 settembre 1943: Badoglio, successore del da poco deposto Mussolini, annuncia in modo ambiguo l'armistizio con Stati Uniti e Gran Bretagna e la conseguente ostilità verso l'ex-alleato tedesco; una data capitale della nostra storia che i militari interpretarono in senso opposto: nel generale sfaldamento dell'esercito, attraversato dalla prepotente spinta dei soldati al ritorno a casa, ci fu chi seguì, magari in modo contraddittorio come a Cerfalonia, le indicazioni del governo, pagando con la vita, e chi ritenne di restare fedele al Patto d'acciaio, per esempio Junio Valerio Borghese e la sua X Mas. L'interpretazione opposta prevede una fine contro un inizio. La Monarchia fornisce al fascismo una straordinaria occasione per rifondersi artatamente alla patria, morta seconda una lunga tradizione che va da Salvatore Satta a Galli Della Loggia, e farsi portabandiera della sua rinascita rinascendo esso stesso a Salò sulle ceneri del tradimento e il mito del riscatto. In quei giorni Duccio Galimberti a Cuneo chiede di poter arruolare i suoi volontari tra gli Alpini, usando subito contro i Tedeschi le armi dei magazzini, ed offre agli alti ufficiali il comando delle formazioni pronte...

Gli Usa verso le elezioni / L’uragano Laura e Trump

La sera dopo l’uragano l’aria profuma di foglie, erba, acqua. Al tramonto, quando il vento si quieta, esco di casa. Un sole beffardo illumina un disastro di case sfondate, alberi in briciole, macchine accartocciate. Mi faccio strada fra i vetri e i detriti. Una ragazza piange accanto al rottame di una Honda nera. Un uomo mi saluta dal portico di una casa senza più tetto. Gli sorrido ma ho un groppo in gola.  Non ho mai visto niente del genere, il nord della Louisiana non è zona di uragani. Eppure Laura ce l’ha fatta. Dopo aver massacrato la costa, ha risalito di furia lo stato, il confinante Texas e all’alba ci è piombata addosso. È stata una giornata di buio e venti furibondi, pioggia e schianti assordanti. L’uragano più potente a toccare terra dal 1856. Quand’è arrivata quassù, si era mutata in tempesta tropicale. È stata la nostra fortuna, poteva andare peggio.  Ci sono paesi bastonati da Dio e da tempo la Louisiana è fra i suoi bersagli favoriti. Negli anni ci ha dato l’uragano Katrina, lo sversamento di petrolio nel Golfo, raffiche di tempeste tropicali, un’epidemia di Covid 19 fra le più aggressive e mortifere. Ho smesso di sorridere quando davanti all’emergenza il...

Il dilagare della cancel culture / Basta. Ti cancello

È censura. No, attivismo. Uccide lo scambio di idee. Non c’è mai stata tanta libertà. È ricatto. È responsabilità. Il bello della cancel culture, la figlia più rissosa dei social media, quella di cui più si discute, è che inchiodarla a un’etichetta è impossibile – contiene tutto e il suo contrario. Invece di domandarsi cos’è vale allora la pena guardarla in azione. Perché la sola certezza è che in quest’estate americana sta scardinando il discorso pubblico.  Mentre le manifestazioni per la giustizia sociale infiammano il paese e le statue razziste sono fatte a pezzi, sulle piattaforme social finisce infatti nel mirino chiunque – individuo, azienda, istituzione – si macchi di discriminazione, pregiudizio, odio. Per i colpevoli o presunti tali la pena è la messa al bando, la cancellazione. E dal virtuale al reale il passo è breve.  Per ogni reputazione che va in briciole su Twitter, ci sono una carriera, un lavoro o un business che minacciano di andare in fumo. Le opinioni si pagano e spesso a caro prezzo. È la regola della cancel culture e il suo snodo più problematico.    L’atto di “togliere supporto a figure pubbliche in risposta a loro comportamenti...

Un libro di Gino Roncaglia / Il settembre caldo della scuola digitale

Con Cosa succede a settembre? Scuola e didattica a distanza ai tempi del COVID-19 (Laterza 2020, 74 pp.) Gino Roncaglia si inserisce in un dibattito già ricco tracciando un bilancio dell’esperienza della scuola italiana durante la chiusura e indicando alcune direzioni per il futuro, ed è un contributo che merita attenzione sia per la sua sistematicità, sia perché l’autore è da tempo una delle voci più equilibrate e ascoltate per l’ambito delle tecnologie digitali applicate all’insegnamento-apprendimento (si tratta in realtà di una anticipazione: questo breve scritto entrerà a far parte della nuova edizione, prevista per settembre, dell’Età della frammentazione: cultura del libro e scuola digitale, pubblicato per Laterza nel 2018). Roncaglia considera il COVID-19 uno spartiacque epocale: nel libro si distingue tra scuola del passato, scuola dell’emergenza, scuola della convivenza con il virus (quella ormai alle porte) e scuola del futuro. Se si restringe il campo alla didattica a distanza questo è indubbio: c’è un prima e un dopo. Per la scuola nel suo insieme mi sembra invece che l’assunto sia meno scontato (ma lo stesso Roncaglia ribadisce più volte il carattere provvisorio di...

28 agosto 1920 - 28 agosto 2020 / Il partigiano Giorgio Bocca

Giorgio Bocca è nato il 28 agosto 1920 a Cuneo. Un attacco quanto mai vieto per introdurre un anniversario, ma le coordinate spazio-temporali appaiono decisive per il personaggio: il radicamento profondo e caratteriale nella terra d'origine, l'appartenenza ad una generazione nata e cresciuta nel fascismo. Bocca è certo stato uno dei maggiori giornalisti del dopoguerra, dagli esordi precoci del 1938 fino a «Il Giorno» di Italo Pietra, all'«Espresso» e alla «Repubblica», dotato di una penna incisiva e inconfondibile, capace di firmare un'infinità di articoli sulla politica e la società italiane, ampliati a volte in reportage e riversati in libri di successo: tra i molti Miracolo all'italiana (1962), Il terrorismo italiano (1978), Napoli siamo noi (2006) per l'attenzione persistente e controversa al Meridione, le biografie di Nenni, Mussolini, Togliatti, Moro, Berlinguer. Tuttavia gli anni cruciali, su cui Bocca è tornato più volte da una molteplicità di prospettive, restano quelli dell'adesione alla Resistenza, della quale si è fatto presto pregevole storico. Tra il volume originario di Roberto Battaglia, quelli di Claudio Pavone e Santo Peli per la fondamentale innovazione e l'...

Le fotografie al Castello Sforzesco / Cesare Colombo. L’occhio di Milano

Un enorme tavolo occupa la sala del Castello Sforzesco dove si tiene la mostra di Cesare Colombo. Tante piccole lampade sono disposte sulla sua superficie. Sembra un immenso piano di lavoro costituito da due pannelli sostenuti da alcuni cavalletti che fanno venire in mente quelli usati dagli imbianchini. Lo sguardo ne è immediatamente attratto. Chi si avvicina e lo scruta con curiosità non ne rimane deluso, anzi, ne subisce un moto di empatia.   Su un lato è stampata la biografia di Cesare Colombo e sull’altro si possono leggere molti dei suoi scritti, legati all’attività di critico e curatore. La luce delle lampade crea un’atmosfera di intimità e favorisce una prossimità con l’autore. Sono lampade disegnate da Philippe Starck, le Miss Sissi, “quasi un grottesco ricordo del policarbonato delle abat-jours di un tempo”, dice l’ideatore del tavolo, Italo Lupi che con Colombo ha una lunga storia di collaborazioni. Sotto quella luce anche lo sguardo si fa caldo, aperto e disponibile a conoscere la storia del fotografo e di Milano, la sua città. Al tavolo non ci si avvicina con lo sguardo, è necessario spostarsi con il corpo ed è richiesta anche la postura del raccoglimento, quella...

Turismo, città e pandemia

Dalla fine del lockdown mi è capitato di viaggiare, in Italia e all’estero. Il primo segnale della società marchiata dal virus non sembravano le mascherine o i gel igienizzanti, quanto la folla: non ve n’era più. A Roma il centro è improvvisamente tornato a misura di residente, sebbene il paesaggio di saracinesche abbassate e di cinema chiusi restituisca uno sconforto più che la riconquistata vivibilità. Anche perché di residenti, nel centro di Roma, non se ne vedono da tempo.  Almeno fino al vaccino sarà inevitabile ripensare il turismo, e infatti fioccano le proposte. Il ritornello è fin troppo abusato: Venezia (e Roma, e Parigi ecc) moriva di turismo e muore oggi senza turisti. Che fare? Sintomo di un certo modo di pensare è uno strano articolo pubblicato sul Corriere della Sera dello scorso 7 agosto, a firma Carlo Ratti (“Così un nuovo turismo salverà Venezia dalla crisi”).   Un articolo, diremmo, ancient régime. Non è il turismo il problema, dice Ratti, ma il turismo “mordi e fuggi”. Per combatterlo, perché non favorire una permanenza di lunga durata? Tanto ormai con lo smart working uno può lavorare a Los Angeles come a Venezia, a Parigi come a Hong Kong. I “...

Il verde e il blu / Luciano Floridi, discussione sulla politica digitale

Nell’ormai remota fine di maggio, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump decide di utilizzare il suo principale mezzo di comunicazione “ufficiale”, Twitter, per regalare al mondo l’ennesimo post dalla dubbia fondatezza. Il social questa volta non ci sta e aggiunge un link al post, che rimanda a lidi più informativi. Il gesto censorio indispettisce il Presidente che dichiara aperta la guerra alle compagnie tech della Silicon Valley, colpevoli – a suo dire – di sopprimere la libertà di parola, a discapito soprattutto dei conservatori. L’opinione pubblica cavalca il dissing e siccome ciò che riguarda il rapporto tra i social network e il “leader del mondo libero” riguarda ormai necessariamente tutto il mondo, tutti iniziamo a parlarne. C’è chi sta con Trump, c’è chi sta con Twitter e poi c’è chi sta in “silenzio”: Facebook. La compagnia guidata da Mark Zuckerberg ha delle proprie regole in tema di fake news: in un post sul suo profilo, il patron di Facebook comunica che la sua compagnia deve garantire «la massima libertà di espressione possibile a meno che questo non comporti un rischio imminente di danni specifici o pericoli dichiarati in politiche chiare» – che tradotto...

Imbrigliare il desiderio / Sessuale e politico: una relazione complicata

Se la gestione governativa della pandemia ha toccato indiscriminatamente ognuno di noi, alcune soggettività hanno risentito particolarmente della situazione. I media e i rappresentanti politici hanno riservato particolare attenzione alle cosiddette “categorie vulnerabili” (gli anziani, ad esempio), insistendo molto sulla necessità del distanziamento sociale e delle procedure igieniche con cui proteggere sé stessi e gli altri. Ben poca rilevanza ha invece assunto, nel discorso pubblico, una sfera che dell’infuriare del virus ha sofferto più profondamente gli effetti: la sfera sessuale. A intere categorie sociali sono stati negati tanto l’accesso alla ridistribuzione di risorse economiche, quanto la considerazione delle loro specifiche esigenze.   Ad esempio, le lavoratrici e i lavoratori del sesso hanno dovuto realizzare reti solidali autonome o organizzare class actions per vedersi riconosciuti alcuni diritti di sussistenza. Le persone che stavano intraprendendo un percorso di transizione di genere hanno pesantemente risentito della difficile accessibilità agli ospedali pubblici. Nel frattempo, alla televisione si raccontava la gioia dello stare a casa anche a coloro che,...

Una retrospettiva a Prato / Ren Hang: fotografie haiku

Il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre, dopo l’emergenza Covid-19, con una retrospettiva intitolata semplicemente “Nudi” dedicata al fotografo e poeta cinese Ren Hang prematuramente scomparso nel 2017 a soli 29 anni. “Il più eroico fotografo che la Cina abbia avuto in tempi recenti”. Così lo definisce Francesco Terzago, traduttore in italiano (e prima traduzione in assoluto, da cui citeremo) del corpus poetico di Ren Hang.  Come ci immaginiamo venga vissuta la nudità in un paese come la Cina? “Il sesso e la nudità in generale deve essere associato alla bellezza e alla purezza. […] Penso che i cinesi amino la bellezza del sesso e della nudità ma cercano di sfuggirle”. A dirlo è proprio l’autore il quale afferma anche che le sue poesie e le sue fotografie viaggiano su due diversi binari che non si incrociano, due diversi piani espressivi. Eppure come le sue fotografie la poesia di Hang è nuda o meglio è naturalistica nel senso che si fonda sulla natura delle cose e della loro propria esistenza considerata come principio autosufficiente. Un principio sul quale si fonda tutta la breve esistenza di questo autore, tormentata proprio dal desiderio di libertà...

Un’autobiografia della Francia / Le mie galliche antenate

Élise Thiébaut, classe 1962, è una scrittrice, giornalista, e attivista francese.  Fin dagli anni ’80 la sua produzione letteraria dimostra un’attenzione particolare alla necessità di sensibilizzare il pubblico, più vasto e plurale possibile, su tematiche sociali di stringente attualità: femminismo, antirazzismo, inclusività. Dopo una raccolta di racconti intitolata Guide pratique pour l’Apocalypse (2000), è infatti coautrice, insieme ad Agnès Boussuge, di una serie di tre volumi destinati all’infanzia e incentrati su temi difficili quali le mutilazioni sessuali, la rappresentazione delle donne in politica e le violenze familiari e di coppia.  In Italia arriva nel 2018 con il suo ‘‘manifesto contro il tabù delle mestruazioni’’: Questo è il mio sangue, edito Einaudi. A cavallo tra il pamphlet e l’autobiografia, mescolando storia e folklore, antropologia e medicina, Thiébaut punta a ricostruire le vicissitudini millenarie ‘‘delle regole: di quelle che le hanno, e di quelli che le fanno’’.    Non abbandona il gusto per le formule provocatorie nemmeno per il suo ultimo saggio, Mes ancêtres les Gauloises. Une autobiographie de la France. Il titolo riprende infatti...

Un’autobiografia della Francia / Le mie galliche antenate

Élise Thiébaut, classe 1962, è una scrittrice, giornalista, e attivista francese.  Fin dagli anni ’80 la sua produzione letteraria dimostra un’attenzione particolare alla necessità di sensibilizzare il pubblico, più vasto e plurale possibile, su tematiche sociali di stringente attualità: femminismo, antirazzismo, inclusività. Dopo una raccolta di racconti intitolata Guide pratique pour l’Apocalypse (2000), è infatti coautrice, insieme ad Agnès Boussuge, di una serie di tre volumi destinati all’infanzia e incentrati su temi difficili quali le mutilazioni sessuali, la rappresentazione delle donne in politica e le violenze familiari e di coppia.  In Italia arriva nel 2018 con il suo ‘‘manifesto contro il tabù delle mestruazioni’’: Questo è il mio sangue, edito Einaudi. A cavallo tra il pamphlet e l’autobiografia, mescolando storia e folklore, antropologia e medicina, Thiébaut punta a ricostruire le vicissitudini millenarie ‘‘delle regole: di quelle che le hanno, e di quelli che le fanno’’.    Non abbandona il gusto per le formule provocatorie nemmeno per il suo ultimo saggio, Mes ancêtres les Gauloises. Une autobiographie de la France. Il titolo riprende infatti...

9 agosto 1920 - 9 agosto 2020 / Enzo Biagi, Disonora il padre

Sono passati trent'anni. Nel 1948, dopo le famose elezioni, mi sposai. Nessun rapporto, evidentemente, tra i due fatti: il mio matrimonio e il trionfo della Democrazia cristiana. Feci il viaggio di nozze a Venezia: ho un certo gusto per le cose banali; d'agosto dico spesso: “Che caldo”; d'inverno, quando qualcuno si lamenta per la neve, ricordo il 1929.     “Senti,” diceva il Pompierino “mi pare impossibile che adesso uno si svegli e vada a lavorare, che a mezzogiorno si mangi, che la sera si chiuda la porta, poi a dormire.” “Si è combattuto” dissi “soprattutto per questo.”   Non so perché dei momenti epici io ricordo particolari quasi trascurabili. C'è in me evidentemente, la deformazione del cronista.    Tre citazioni per presentare il carattere del narratore di Disonora il padre, la scelta della Resistenza, il suo stile. Chi scrive questo romanzo autobiografico è Enzo Biagi e le parole d'ordine sono dunque understatement ai limiti della scomparsa di sé, pragmatismo non ideologico (venato da incertezze), occhio attento ai particolari curiosi e rivelatori. Quest'ultimo aspetto appare evidente soprattutto nella parte iniziale, legata alla prima...

Le atomiche sul Giappone, 75 anni dopo / Nagasaki, dimenticata dagli anniversari

La colonna di fumo che si è prodotta dopo l’immane esplosione a Beirut dell’altro ieri ha la medesima forma del fungo atomico generato dalla bomba sganciata dall’aereo americano su Hiroshima, e oggi è il settantacinquesimo anniversario di quell’evento tragico che ha segnato la storia del nostro Pianeta in questo lasso di tempo. Gli anniversari servono a ricordarci eventi lieti e eventi luttuosi, a consolarci e a metterci anche in allarme, questo in un momento in cui sembra che altre nazioni e paesi si stiano dotando di questo immane strumento di morte. Ne avevamo già parlato in occasione delle vicende legate all’atomica pakistana (qui) e il 16 luglio Riccardo Venturi ci ha rammentato l’anniversario della prima bomba nucleare fatta esplodere in un poligono in attesa di usarla direttamente sul campo di battaglia o, come è poi avvenuto, lasciandola cadere su due città giapponesi.    Le cronache ci ricordano che alle ore 8 e 14 minuti e 45 secondi l’aereo statunitense battezzato Enola Gay sganciò la bomba a sua volta chiamata Littel Boy sul centro della città di Hiroshima secondo un meccanismo preventivo che ne avrebbe assicurato la deflagrazione a 600 metri dal suolo. Fatto...

Bologna, 10:25

C’è un’immagine che racchiude tutto l’orrore del 2 agosto 1980. Una giovane donna che si allontana a piedi dalla stazione di Bologna, trascinandosi accanto la bicicletta. Ha lo sguardo fisso, la bocca spalancata. Piange e urla: “Bastardi!..., assassini!...”. Alle spalle si lascia la più atroce strage del dopoguerra. La prima carneficina con fotografie e filmati a colori. Un attentato apocalittico causato da venticinque chili di esplosivo, contenuti in una borsa dentro la sala d’aspetto di seconda classe. Una bomba che alle 10,25 fa crollare trenta metri di pensilina, uccidendo ottantacinque persone e ferendone duecentodiciotto.   Opera dei fascisti, dichiara il 4 agosto 1980 in Senato l’allora presidente del consiglio Francesco Cossiga (il quale poi cambierà opinione). Non a caso. Il decennio prima è stato segnato dai morti di piazza Fontana (1969), di Gioia Tauro (1970), di Peteano (1972). E ancora: della Questura di Milano (1973), di piazza della Loggia a Brescia e dell’Italicus a San Benedetto Val di Sambro (1974). Attentati che hanno portato a piste nere e depistaggi dei servizi segreti. Anche per la strage di Bologna, si vuole seppellire la verità. Già il pomeriggio del...

Stili del contemporaneo / La McDonaldizzazione nell’era digitale

George Ritzer è uno dei più rilevanti sociologi statunitensi. Ha insegnato sociologia presso l’Università del Maryland e, nel corso degli anni Settanta e degli anni Ottanta, si è prevalentemente occupato di temi sociologici di carattere generale. Nel periodo successivo, invece, pur continuando a interessarsi a questioni relative alla teoria sociologica, ha cominciato a studiare con attenzione il mondo dei consumi, adottando una prospettiva di analisi che è in gran parte influenzata dai concetti teorici sviluppati da Max Weber, e ha pubblicato nel 1993 negli Stati Uniti The McDonaldization of Society (Pine Forge Press), che sviluppava il concetto della “McDonaldizzazione della società”, da lui già espresso in un articolo del 1983, e che è uscito nella sua prima traduzione italiana nel 1997 con il titolo Il mondo alla McDonald’s (Il Mulino). Nel corso del tempo, il libro The McDonaldization of Society ha avuto negli Stati Uniti nove versioni e viene presentato ora in una nuova edizione anche in Italia, tradotta e curata da Piergiorgio Degli Esposti, con il titolo La McDonaldizzazione del mondo nella società digitale (FrancoAngeli).  Ritzer ha continuamente rivisto e aggiornato...

Un'anticipazione / Disuguaglianze

Le disuguaglianze investono tutte le dimensioni del vivere (Barca, in De Rossi, Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, Donzelli, 2018). Per lungo tempo l’attenzione degli scienziati sociali si è soffermata sulle disuguaglianze di reddito e di produzione, tralasciando le numerose altre dimensioni che concorrono a determinare asimmetrie di opportunità, come ad esempio, l’istruzione, le cure sanitarie, la sicurezza personale, la qualità ambientale, la dotazione di infrastrutture materiali e immateriali, le reti di mobilità, l’efficienza amministrativa e giudiziaria. Allargando la prospettiva alla qualità della vita delle persone, lo spazio delle disuguaglianze si dilata ben oltre le disparità di ricchezza e reddito, rendendo più complesse e urgenti le politiche di contrasto. Le disuguaglianze di opportunità che derivano dalle differenti possibilità di accesso a servizi essenziali condizionano i risultati che le persone sono in grado di ottenere nel corso della loro vita (Accessibilità), pur senza alcuna connessione con la volontà o l’impegno dei singoli perché generate in una «lotteria alla nascita» che assegna posizioni di partenza differenti per genere,...

Addio Lugano bella / Storie di ribelli, anarchici e lombrosiani

Utopia. Pensiero utopistico. Sogno. Isola-che-non-c’è. In quanti libri si tratteggia e si cerca di dare un corpo concreto a questo antico ideale umano, in forma di favola o di saggio. Pensiero utopistico quasi per antonomasia è sicuramente l’anarchismo, nelle sue mille sfumature. Credo sia sbagliato, non solo perché ormai giunti al XXI secolo nessuno vede all’orizzonte società di uguali, ma perché altre utopie si sono camuffate ma storicamente sono restate tali. Il comunismo, per esempio. Che non solo non si è mai realizzato se non in grottesche deformazioni tiranniche, ma si è addirittura, vestendosi con gli abiti spregiudicati dell’idealismo tedesco, autodefinito scientifico. Come dire: il comunismo non è soltanto un ideale romantico o un sublime pensiero ma è una scienza della conquista del potere, basata su un soggetto storico preciso (derivato dal Napoleone di Hegel) che sarebbe la classe operaia, pilastro di Soviet e altre invenzioni che ben presto uno dei grandi protagonisti della rivoluzione d’ottobre, Lev Trotzsky, avrebbe definito “burocratiche”, continuando a dichiarare il mostro staliniano che l’avrebbe ucciso spietatamente Stato operaio degenerato burocraticamente. In...