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Politica

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Come raccontare la Shoah? / Jojo Rabbit: il nazismo spiegato ai bambini

Da qualche tempo le mamme dei compagni della classe di Nino (quarta elementare) sono agitate. La maestra, in vista del Giorno della Memoria, ha deciso di far leggere loro Anna Frank: saranno troppo piccoli – non fanno che cincischiare nella chat di whatsapp – per assumere su di sé nella loro età spensierata le atrocità subite dalla piccola Anna, ipostasi della grande Shoah patita dal popolo ebraico? La questione sollevata dalle mamme è, in verità, al centro di un dibattito internazionale (qui un articolo appena pubblicato dal “Washington post”), che coinvolge educatori e attivisti, comitati, docenti e famiglie: come rendere a bambini piccoli l’enormità dell’Olocausto?  L’istituzione, ad opera delle Nazioni Unite, nel 2005, del giorno della memoria, il 27 gennaio, ha posto in tutto il mondo il problema della divulgazione del racconto dello sterminio di ebrei, omosessuali, rom e oppositori politici perpetrata dal nazismo, facendo nascere la domanda di nuove opere da aggiungere alla gamma di testi già disponibili e ponendo la cruciale questione narratologica del come articolare un tale racconto: con testimonianze? documentari? fiction? letteratura? usando un tono solenne? o...

Unione / Come si dice in ebraico “Che fare”?

Quest’anno sono rimasto in città tutto agosto per leggere, lavorare e far compagnia al gatto. Tutto mi immaginavo, ma non che sarebbe stato l’agosto più divertente della mia vita. Di crisi politiche ne ho viste ormai tantine, ma questa, con la trasformazione di “Giuseppe Conte” da trovatello politico a dominatore incontrastato, più gli sbandamenti, i deliqui, i colpi di scena, era proprio un film di Frank Capra che, alla fine, i buoni e gli oppressi vincono e i malvagi sono sbeffeggiati. Sei ore al giorno di TV per 39 giorni invece di un cinemino di periferia degli anni Cinquanta. Non è certo, questa la realtà dell’agosto di fuoco 2019, ma il frutto della mia immaginazione che conserva, riposto in qualche neurone, tutto in bianco e nero, Mr. Smith va a Washington. Quando lo vedrete, capirete, sennò potrò spiegarvelo io. Come ebreo, ma anche come cittadino italiano, provo repulsione quando un tipaccio come Salvini (il famoso ex Ministro dell’Interno, per ora), sbaciucchia per ostentazione il suo rosario. Leggo con sollievo e di frequente che l’Unione delle Comunità Ebraiche italiane (UCEI) si appella alla laicità dello Stato alla quale anch’io tengo moltissimo per motivi spirituali...

La lotta dei primi Ismailiti Nizariti contro il mondo islamico / Il metodo dell’assassinio

C’è curiosità attorno al mondo arabo, in particolare la crisi USA-Iran mette di nuovo in primo piano il mondo sciita, forse scosso da ulteriori divisioni interne nel teatro di guerra iracheno. Rileggere o leggere per la prima volta (è questo il mio caso) L’ordine degli assassini, di Marshall G.S. Hodgson, un libro scritto settant’anni fa ora ristampato da Adelphi, su una setta sciita, gli Assassini Nizariti (Hašīšiyya), può essere di qualche utilità? Dipende dai punti di vista da cui guardiamo al magmatico mondo islamico in generale. Qualcuno può guardarlo dall’alto delle Torri gemelle (ricordando però la matrice sunnita delle organizzazioni in questione). Qualche altro spostando appena più indietro l’asse della storia, attorno alla seconda guerra mondiale, quando, a partire dal 1934, il capo spirituale palestinese, il Gran Mufti di Gerusalemme Amīn al-Ḥusaynī, strinse un infame patto di alleanza con Adolf Hitler, partecipando attivamente allo sterminio degli Ebrei. Il collante antisemita sembra essere ancora l’unico in grado di riunire, apparentemente, l’intero mondo musulmano, che forse unito non sarà mai. Non sono molti i contributi storici da parte araba, impossibile non...

Figure a colori / Gemme Popolari

Ogni giorno all’edicola di Savigno ci sono persone che comprano i gratta e vinci. Dammi un Turista! (per sempre) Dammi un Regno! (delle Gemme). Dammi un Miliardario! (Mega). E c’è anche il Maxi Miliardario che costa 20 euro che si vince 5 milioni (ma si chiama miliardario perché è in lire che sono più vere dell’euro).  Cresciuto in una famiglia borghese all’antica, ho nutrito sempre un sospetto sui giochi d’azzardo (anche se a mia nonna il casinò un po’ piaceva, ma non si poteva tanto dire) fatti giusto per la gentaccia e il popolo. Per questo motivo anche le banche popolari non dovevano essere tanto serie perché la banca era una cosa seria, mentre il popolo (coccio) non lo era per sua natura. Popolare era una brutta parola e in casa voleva dire pure un po’ comunista. 

Fiducia e cultura nell’aree interne / Sicilia Immagina

L'indagine sulla qualità della vita delle Città Italiane di Il Sole 24 ORE anche quest'anno è arrivata inesorabile, mettendo in evidenza il divario tra Nord e Sud. È Milano ad aggiudicarsi, per il secondo anno consecutivo, il primo posto nella classifica, fanalino di coda della classifica è Caltanissetta (107°), che occupa l’ultimo posto della classifica per la quarta volta. Senza nulla togliere alla classifica del Sole, ma ho deciso di partire e andare a vedere con i miei occhi che aria tira in fondo alla classifica. Un gruppo di piccole organizzazioni culturali attive nelle aree interne della Sicilia – come il Collettivo SempliCittà, TrasFormAzioni e altre che citerò di volta in volta –   in modo completamente autonomo hanno organizzato un tour di presentazione del mio libro Artigiani dell'immaginario. Il viaggio l’hanno chiamato "Sicilia Immagina”. Le presentazioni sono state scusa perfetta per avviare un lavoro di creazione di una rete informale tra pratiche di innovazione culturale in territori considerati marginali o in ritardo di sviluppo. In sette giorni ho percorso migliaia di kilometri, ho incontrato amministratori locali, artigiani dell'immaginario, giovani...

La resistenza nella Turchia di Erdogan / Il solco, di Valérie Manteau

Sappiamo poco della Turchia, anche se ne parliamo così spesso. Al telegiornale le immagini scorrono accompagnate da un sentimento di estraneità: innanzitutto le battaglie contro i Curdi cui si associano scene di guerriglia, uomini armati, fumo di esplosioni recenti, e gente che si affanna concitata parlando un linguaggio a noi incomprensibile. In questi ritratti confusi, resi ancor più sfocati dalla distanza, il nome del presidente Erdogan regna sovrano, sempre associato al male, quello con la m maiuscola, a indicare un personaggio sinistro dal quale è necessario prendere le distanze. Erdogan il Dittatore, Erdogan il Pazzo, Erdogan il Sadico: persino quando i giornalisti si sforzano di non formulare un giudizio, la condanna appare implicita e inappellabile.   Guardiamo alla Turchia con occhi occidentali, ci appare quindi una realtà inevitabilmente deformata dai nostri pregiudizi derivati da una precisa cultura, da uno stile di vita, da una forma mentis di cui non possiamo spogliarci neppure con il più risoluto sforzo di volontà. L’unica lente priva di artifici che può venire in nostro soccorso in questo sforzo di osservare la situazione turca è la Letteratura: che ci permette...

L’ombra di Craxi / Gianni Amelio, Hammamet

Cinema e storia, colpa e memoria, catarsi e umanità: sarà almeno servito, Hammamet, a placare l'ira di Bettino? Perché un film resta pur sempre un film, ma il rancore dei morti, scrive Elias Canetti in Massa e potere, è ciò che i vivi temono di più; e “quanto più uno è stato potente fra i vivi, tanto maggiore sarà il suo rancore nell'aldilà”. Con tale premessa, facendo la fila davanti al botteghino, veniva anche in testa – oh, i fulmini dei vecchi maestri dimenticati! – il titolo di un romanzo-pamphlet che Leo Longanesi pubblicò nel 1952, sette anni dopo l'uccisione di Mussolini: Un morto fra noi. Rispetto a Craxi, per certi versi la questione non si pone in modo poi così diverso: il testone di Bettino è ancora lì, fermo nella sua rabbiosa disgrazia, metro di misura e pietra d'inciampo della recente storia politica italiana. “Il rancore del morto – è sempre Canetti – fa di lui un nemico. Con cento astuzie e cento insidie egli può insinuarsi tra i vivi”.   Leo Longanesi, “Un morto fra noi” (1952). Un morto fra noi È più o meno quanto è accaduto in questi vent'anni. La fondata speranza, mentre scorrevano i titoli di coda e poi anche di più uscendo dal cinema, è che non sia...

Lessico guerresco / La politica militare di Trump

Missili senza nome piombano sul deposito di munizioni della base K1di Kirkuk in Iraq, uccidendo un contractor americano e ferendo svariati soldati. A questi attacchi l’intelligence americana attribuisce un mittente e sceglie di bombardare alcune strutture, in Siria e in Iraq, riconducibili al gruppo paramilitare di Kata'ib Hezbollah. A questo punto, violente manifestazioni scoppiano presso la sede dell’ambasciata statunitense a Bagdad, ad opera di una folla inferocita ancora una volta senza nome. A questi disordini l’America risponde con un omicidio mirato, quello del generale iraniano Qasem Soleimani, a capo della Niru-ye Qods, l'unità delle Guardie della Rivoluzione responsabile per la diffusione dell'ideologia khomeinista fuori dalla Repubblica Islamica. Non sfugga il doppio movimento: a un attacco senza rivendicazioni ufficiali, inserito nell’epica della sollevazione popolare e anonima contro l’infedele invasore, si risponde con l’individuazione di un responsabile, l’organizzazione Kata'ib Hezbollah che viene immediatamente chiamata in causa con una ritorsione. Di nuovo si ripete lo schema: il popolo senza nome si solleva contro l’ambasciata di Bagdad, la risposta arriva con l...

Specchi / Il misterioso “primo uomo” di Camus

Quando Albert Camus scrive Il primo uomo, alla fine degli anni Cinquanta, il neorealismo di ispirazione drammatica ha esaurito la sua forza d’urto ma sono rimaste le risacche nelle forme del diarismo autobiografico, dell’éngagément politico, della memorialistica testimoniale mentre la temperie esistenzialista si precisa sempre più in una ipertrofia dell’io intesa non a scavare ma a macerare l’animo umano. Il giorno in cui muore in un incidente stradale, il 4 gennaio 1960, Camus è nel pieno della sua opera di introspezione perché porta sempre con sé il manoscritto al quale sta lavorando, ancora ben lontano dall’essere in verità concluso e tuttavia già definito nel titolo, il “primo uomo” assumendo non solo il senso più manifesto di una rappresentazione del tema dell’infanzia e dell’adolescenza (uno dei cardini del realismo mitico di cui in Italia Vittorini è stato il principale artefice), ma sottendendo nel percorso del giovane che diventa adulto anche il prototipo di quell’“uomo in rivolta” teorizzato dall’autore franco-algerino nella sua dottrina della salvezza dall’assurdità del mondo. Sicché Il primo uomo (ripubblicato ora da Bompiani nel sessantesimo anniversario della...

Radio / Dalla parte del suono: voci di un cambiamento

I suoni orientano, guidano e dirigono il senso degli eventi che caratterizzano la nostra società, trovando nell'ascolto, soprattutto quello clandestino, la spinta creativa e la forza generatrice del cambiamento. A partire da questa ipotesi, Giovanni Fiorentino si è messo dalla parte del suono, focalizzandosi su un modo e su uno spazio peculiari della sua produzione: la radio nel Meridione d'Italia, un connubio che ha significato libertà e protesta, sperimentazione e effervescenza comunicativa, elementi che hanno determinato le caratteristiche contemporanee del medium. Difatti, in “Dalla parte del suono. Radio, Sud e Mediterraneo. 1943-1978” (Sette Città 2019) Fiorentino evidenzia come, nel corso degli anni, clandestinità, polifonia, connettività e innovazione radicale siano unite a filo doppio in un sistema coeso, terreno germinale elettivo della ri-mediazione attuata dalle Web radio – declinazione odierna delle radio libere – e dai podcast, contenuti scissi dalla fruizione in tempo reale, ma fedeli alla tradizione di esplorazione e sperimentazione della radiofonia analogica, in cui si erano già delineati, seppure in maniera rudimentale, la figura del prosumer – il mitologico...

Muri / Brecce nel mondo murato

Qualche esempio. Per avvicinare un’immagine che potrebbe risultare fumosa. “Brecce nel mondo murato”, questa è l’immagine. Viene da lontano, da pensieri arrischiati (Kafka, Hannah Arendt), ma entra nei nostri giorni impalpabili, parla di questa “Età dei muri”, del desiderio di scavalcarli, dell’impeto di abbatterli, o semplicemente di aprire, nella loro superficie compatta, fessure, spiragli, bocche d’aria, o uno stretto pertugio da cui si possa vedere un pezzo di cielo.  Non è un’idea, e neppure un concetto. È il movimento di un gesto, l’imponderabile insurrezione della nostra libertà. Qualche esempio, allora.  Il primo, che mi porto appresso da tempo come una stella d’orientamento, è il suono esile di un fischio. Cosa da poco un fischio, eppure può tenerci in vita.  Una giovane donna, internata nel lager di Birkenau, “landa desolata, dove le ombre dei morti sono schiere, dove i vivi sono morti”, elabora una sua personale strategia di sopravvivenza (lo racconta Giuliana Tedeschi in C’è un punto della terra. Una donna nel lager di Birkenau, Giuntina, 1988). Alla morte quotidianamente incombente, resiste in un modo davvero semplice, che, ai miei occhi è parso...

Una conversazione con Lella Mazzoli / Dieci anni di Pagina3

L’11 gennaio 2010 andava in onda la prima puntata di Pagina3, la rassegna culturale di Radio Rai Tre, oggi curata da Costanza Confessore, con la regia di Piero Pugliese. Da allora ad oggi, ogni giorno, dalle 9 alle 9,30, un conduttore o una conduttrice legge e commenta gli articoli delle “terze pagine” dei giornali. In questi anni sono cambiate molte cose, gli articoli a carattere culturale sono precipitati tra le ultime pagine dei quotidiani, contestualmente online è sbocciato un ricco e prolifico settore che fa cultura in modo intelligente, approfondito, serio. Negli ultimi anni poi sono tornati alla ribalta gli inserti culturali dei quotidiani, di cosa è sintomo questo fenomeno? Ha senso oggi parlare di giornalismo “culturale”, cosa si intenderebbe con questo termine? Marzia Coronati, redattrice di Pagina3, ne ha discusso con Lella Mazzoli, professore ordinario di Comunicazione d'Impresa nei corsi di laurea del Dipartimento di Scienze della Comunicazione e Discipline Umanistiche, presso l'Università di Urbino "Carlo Bo". Mazzoli ha ideato e organizza con Giorgio Zanchini a Urbino, Fano, Pesaro il “Festival del giornalismo culturale”.   MC – “Pagina3, la cultura nei...

Negazionismi / Riflessioni di un gretino

Come cultore della filosofia sono spesso affetto da ingenuità. L’ingenuità filosofica consiste nell’essere convinti che credenze e comportamenti umani, per quanto aberranti, siano in fin dei conti “logici”, razionalmente comprensibili. Per esempio, dettati da evidenti interessi economici. Mentre in realtà le isolette di umana razionalità emergono in un mare di “ragioni” puramente irrazionali. Per anni mi scervellavo per capire perché chi si dice di destra, o ha opinioni e riflessi che consideriamo di destra, sia quasi del tutto indifferente ai problemi ecologici. Peggio, molti di loro sono “negazionisti”, come Trump: negano che parte del riscaldamento del pianeta sia dovuto all’industria umana, che la terra sia sempre più inquinata, che l’uso del carbone e di altri fossili accorcerà i tempi di vivibilità di questo pianeta… Alcuni giornalisti o “scienziati” prezzolati da Berlusconi chiamano chi paventa tutto ciò – di solito persone di sinistra – “gretini”, da Greta Thunberg, che gran parte della destra detesta come una perturbante strega bambina. D’altro canto, anche se c’è stato qualche tentativo di partito verde di destra, di solito chi si preoccupa dell’ambiente è di sinistra....

Letteratura, flash mob e studi critici su identità e violenza di genere / Non siamo mai stati femministi

“Com’è la casa dei tuoi sogni, bambina?”, “È tutta bianca e rosa!” Una famosa immobiliare ci ha bombardato per mesi, se non per anni, con questo spot in cui tutte le stereotipie di genere venivano confermate all’ennesima potenza. In questo periodo si vede continuamente, nella televisione cosiddetta generalista, lo spot di una marca di cioccolata italiana in cui bambino e papà, sullo sfondo, sono chini sui quaderni di scuola mentre la mamma, in edonistica solitudine, sgranocchia la sua tavoletta. Per non parlare della fastidiosa denominazione che viene data alle ragazze che coadiuvano Flavio Insinna nel popolare gioco a quiz L’eredità, tutte le sere su Rai Uno. Al gruppetto di giovanissime donne, selezionate chiaramente in base all’avvenenza, è dato come unico compito quello di leggere brevi schede che spiegano il senso di alcune risposte. Ma il format prevede per loro, come spesso sottolineato vivacemente dal conduttore, la definizione di “professoresse”, etichetta che forse gli autori trovano spiritosa e ironica ma che non è altro che la trita riproduzione di un cliché odioso: la donna, specie se giovane e bella, non deve dimostrare nessuna competenza reale e, se messa a contatto...

Innocenza popolare / Peter Holtz, Autoritratto di un uomo felice

Nel trentennale della caduta del muro di Berlino, Feltrinelli pubblica in Italia, con la traduzione di Stefano Zangrando, l’ultimo romanzo di Ingo Schulze, uscito in patria nel 2017: Peter Holtz, Autoritratto di un uomo felice. Il protagonista della storia è Peter Holtz, personaggio di cui seguiamo le peripezie negli anni a cavallo della caduta del muro. Il genere letterario scelto da Schulze per raccontare questo homo germanicus è il romanzo picaresco.  La scelta del genere picaresco appare l’aspetto più interessante del libro. Ma rispetto al canone (di origine spagnola) Peter Holtz devia in alcuni punti fondamentali. Se infatti Schulze rimane fedele al procedimento autobiografico (Peter, orfano di genitori fuggiti a ovest, racconta in prima persona le proprie avventure), e se è vero che, da tradizione, il suo protagonista è un uomo che nasce in una realtà fatta di stenti (in questo caso la DDR), la condotta del personaggio non è mai improntata all’aggiramento della legge e della morale per fini di tornaconto personale, né per questo è dominata dall’astuzia. Astuzia e amoralità sono al contrario i capisaldi del mondo entro cui il picaro Peter si muove.   Peter piuttosto...

L’ultimo libro di David Runciman / Dalla fine della Storia alla fine della democrazia?

Tra i tanti segni inequivocabili dell’incertezza e imprevedibilità dei nostri tempi, basterebbe registrare la singolare circostanza per la quale, a distanza di meno di un trentennio, dopo l’enfatico annuncio sull’insuperabilità della democrazia liberale, come esito finale e irreversibile del processo storico-evolutivo dell’intera umanità, fatta dal politologo americano Francis Fukuyama in La fine della storia e l’ultimo uomo, all’indomani della caduta del Muro di Berlino, esce oggi il libro del politologo inglese David Runciman, docente a Cambridge, intitolato How Democracy Ends (appena edito in Italia: Così finisce la democrazia. Paradossi, presente e futuro di un’istituzione imperfetta, Bollati Boringhieri, Torino 2019), dove si parla, invece, di fine della democrazia, anche se col suggerimento originale di intenderla in un modo nuovo, cioè non come scomparsa o rovesciamento in un regime autocratico. Sempre più esautorate di meccanismi decisionali fondamentali emigrati verso istituzioni e organismi internazionali, cioè oltre quei confini dello Stato nazionale entro cui hanno trovato la loro fioritura storica, l’humus naturale di crescita e lo spazio di effettiva sovranità, le...

Ritornando su Leone Ginzburg / Il cortese mestatore dello spirito

A rileggerne il denso ritratto che ne fece Norberto Bobbio, nell’introduzione ai suoi «Scritti», provvidenzialmente raccolti dalla casa editrice Einaudi una prima volta nel 1964 e ristampati nel 2000, quasi sorge un po’ di reverenziale timore. Così lo definisce il filosofo e politologo torinese, in pagine dense di affettuosi ricordi: «tra i compagni, Ginzburg godeva di particolare prestigio non solo culturale ma anche morale. La sua sicurezza era frutto non soltanto di una cultura più ampia e più solida, più agguerrita di fronte alle tentazioni della buona figura a buon mercato, ma anche di una consapevolezza del proprio compito, già pienamente conquistata nell’età dei conflitti, delle lacerazioni, dei cedimenti». Seguono poi, per parte del medesimo Bobbio, altre considerazioni. Tante per la verità, in sé assai poco proclivi al malinconico e struggente memento al quale a volte ci si abbandona ripensando agli anni della gioventù; semmai – piuttosto – molto orientate a ricostruire l’humus morale e civile in cui maturò una generazione senza padri ma che avrebbe avuto figli e nipoti, ossia quella dell’antifascismo torinese. Di quest’ultimo, peraltro, Leone Ginzburg, «fanciullo di...

Censura / Hong Kong e letteratura

Il primo autore cinese portato in Italia da Metropoli d’Asia fu Zhu Wen. Di lui negli ambienti letterari cinesi resta oggi una traccia flebile perché Zhu Wen, un paio di decenni fa, smise di scrivere: si era stufato. Si era stufato di consegnare racconti alle riviste o alle case editrici e vederli poi pubblicati monchi, pagine su pagine espunte dal testo, righe intere letteralmente riscritte: da un editor, da un burocrate censore, da un poliziotto? Non era dato saperlo. Zhu Wen mi mise in contatto con il gruppo dei suoi vecchi amici, tutti da Nanchino, la vecchia guardia che aveva orbitato intorno alla rivista “Tamen”, fanzine non autorizzata, tirata al ciclostile, che dopo l’89 di piazza Tian an Men riuscì a continuare le pubblicazioni per tutti gli anni novanta: chiuse per esaurimento del progetto, per stanchezza. Non è per la sua storia civile che pubblicai Zhu Wen, ma solo perché mi erano piaciuti i suoi racconti nella traduzione inglese di Penguin. Riusciva, a mio parere, a offrire uno spaccato della brutalità e del nonsense dei rapporti tra le persone nella Cina di quegli anni, forse proprio per la libertà che si concedeva nella scrittura. Non fu censurato a causa di un...

Comunismi e fascismi / Comparazioni indebite

Un voto incauto al Parlamento europeo di Strasburgo ha fatto tornare la vecchia moda dei confronti fra comunismo e fascismo: la galleria degli orrori del secolo passato. Che si tratti di un parallelo ambiguo, per non dir di peggio, risulta palese da qualche giornale di destra: “E adesso, togliete dalle strade anche i nomi dei comunisti”. Però, più passa il tempo, più scade la memoria e meno si legge la Storia, più il paragone sembra farsi impellente. Non voglio entrare nella gara del numero delle vittime e altro ancora. Non voglio difendere il comunismo che, nella sua storia ormai conclusa, ne ha fatte di tutti i colori. La rivoluzione più sanguinosa della storia è stata forse quella più egualitaria: il cristianesimo. Ma bisognerebbe far parecchi conti fra il “Sinite parvulos venire ad me” e Torquemada, quello dell’Inquisizione. E allora sarà il caso di utilizzare nuovi termini e nuovi approcci. Forse non sempre nuovi, ma fuori dai fogli comunque sì. Innanzitutto sconsiglio di parlare di un solo comunismo e di un solo fascismo: fra i comunismi, nel tempo e nello spazio, si va dalla Comune di Parigi al regime cubano e, oso dire, al collettivismo apparentemente mite dei kibbutz. Si...

Massimiliano Civica rilegge la tragedia greca / Antigone e il corpo del fascismo

Nel 1977, in Germania, un volo della Lufthansa viene dirottato da alcuni militanti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Nei giorni successivi, tre membri detenuti della RAF (gruppo terroristico di estrema sinistra, legato al Fronte) si suicidano nelle loro celle. Nel clima politicamente incandescente, nessun cimitero tedesco accetta di accogliere i tre cadaveri: per giorni i corpi dei terroristi rimangono senza sepoltura.  L’anno successivo a questi avvenimenti, un gruppo di autori tedeschi – tra loro anche Fassbinder – dà vita a un film collettivo (Germania in Autunno, 1978). Nell’episodio Antigone rinviata, scritto da Heinrich Böll e diretto da Volker Schlöndorff, si mette in scena una discussione fittizia in un emittente nazionale; qualcuno propone di trasmettere una riduzione per lo schermo dell’Antigone di Sofocle, ma si decide poi di non correre il rischio di infiammare o influenzare l’opinione pubblica. La tragedia greca non andrà in onda: la parola di una delle più celebri eroine tragiche viene ritenuta troppo pericolosa per il contesto politico nazionale.    Il diritto alla sepoltura appartiene all’essere umano? È un diritto inalienabile...

Cinquant’anni di Piazza Fontana / L’oblio e la falsificazione della storia

In un suo recente libro Enrico Deaglio, di cui si è occupato su queste pagine Claudio Piersanti, racconta la storia della bomba di Piazza Fontana (sul medesimo argomento si veda la ristampa dell'importante libro di Giorgio Boatti). Lo si può definire un nuovo suo promemoria, un capitolo della cronaca italiana che ci riporta al suo Patria (il Saggiatore) E ancora una volta riesce a trasmettere i sentimenti della meraviglia e dell’indignazione; sa tenere in bilico i lettori sulla soglia fra la cronaca e la storia intrecciandone i tempi. Quella che si incontra qui è la patria matrigna che uccide i suoi cittadini, li diffama dopo morti, premia le canaglie naziste con l’impunità cancellando non solo le tracce dei delitti ma perfino la memoria. Da testimone e da ricercatore, Deaglio racconta i fatti, segue i fili di trame segrete, scopre cose nuove e ci manda un vigoroso contributo inteso a riprendere possesso della memoria del nostro passato, a colmare le lacune della conoscenza dei fatti, a chiederci perché. Quello che lo pervade è però un sentimento come di uno spaesamento doloroso, di una perplessa e adirata incomprensione. Quello a cui si rivolge è un paese che sembra vivere in una...

Il guadagno dei burattinai / Piazza Fontana. Ma che cos’è la verità?

Milano, 12 dicembre 1969, ore 16.37. Fa freddo, è già buio, ma sopra le vie del centro e lungo i muri luccicano gli addobbi natalizi. Io sono sul 23 (il tram che mi ha accompagnato tutta la vita, e ora non c’è più). Sono in Corso di Porta Romana, quasi Piazza Missori: sto andando all’Università Statale, che è lì dietro, in via Festa del Perdono.  Si è sentito un gran botto, e ora il traffico è fermo. Siamo in coda, bloccati. La gente sul tram si scambia occhiate preoccupate, interrogative: come succede in questi casi, ognuno spera che il suo vicino ne sappia di più. O forse no; ma domandare è una reazione spontanea, anche quando è chiaro che non serve. Cosa sarà successo? Qualcuno improvvisa delle ipotesi, qualcun altro sale dalle porte lasciate aperte dal tranviere, riferisce voci, dicerie: “Pare che sia scoppiata una caldaia”. Nessuno, in realtà, sa niente. Scendo dal tram; a piedi, seguendo il flusso della folla, i lampeggianti e le sirene, cerco il luogo dell’esplosione. Dopo due o tre tentativi, svolte e rigiri, eccolo: Piazza Fontana, subito dietro il Duomo.  Davanti al palazzo sventrato della Banca dell’Agricoltura è pieno di gente, polizia, pompieri, ambulanze. C...

Un viaggio nei libri di Davide Orecchio / Tra il documento e la grazia

Davide Orecchio, da sempre, lavora sulle biografie, sulla storia, sulla cronaca. Va negli archivi, entra nei documenti. L’autore romano prende la storia vera e la asseconda e la reinventa, l’azione della sua scrittura prende ciò che è avvenuto – in un tempo vicino o lontano o molto lontano – e lo porta davanti alla finestra, la luce serve ad aggiungere un elemento di finzione a una vita vera, miscelare la narrativa veloce al passo del saggio, il ritmo, a volte fiabesco, a volte poetico a quello documentale, composto da date, luoghi e fatti accaduti, fatti che sono nei libri (qualche volta) che abbiamo studiato, nei giornali (sempre più raramente) che andiamo leggendo. Alla base di tutto c’è però molto lavoro di ricerca, un lavoro serio da scienziato, da storico, a questi si aggiunge il lavoro dello scrittore, qui la cura per i fatti storici si fonde a quella per l’invenzione letteraria, generando romanzi e racconti che danno ai fatti accaduti un riverbero nuovo, aggiungendo l’elemento del punto di vista fantastico. La scrittura di Davide Orecchio affascina, ma soprattutto persuade. A cominciare da Città Distrutte (edito prima da Gaffi, e ripubblicato nel 2018 da Il saggiatore),...

La responsabilità della testimonianza / Un ricordo di Anna Bravo

L'8 dicembre è mancata improvvisamente Anna Bravo. Nata nel 1938, la storica e docente all’Università di Torino ha dedicato il suo lavoro di studiosa e militante ai temi della politica, della guerra e della violenza nel '900, con particolare attenzione alla storia delle donne e dei movimenti. Nei suoi studi, innervati da una costante tensione morale, ha praticato con forte personalità una storia sociale capace di mettere in luce le forme di Resistenza senza armi e quella nonviolenta; in quelli dedicati alla deportazione, alla morte e alla sopravvivenza nei lager nazisti ha sottolineato la specificità della condizione femminile e la centralità della testimonianza. Nelle righe che seguono Bruno Maida ne tratteggia un ritratto personale in cui emergono la sensibilità, la dolcezza e la cura con cui ha saputo dare grande profondità umana alla sua ricerca. (Enrico Manera)   Venticinque anni fa venne organizzato a Torino un convegno dedicato alla deportazione femminile nei Lager nazisti. Era il primo in Italia e a volerlo fortemente, lavorandoci come sempre con forza e convinzione, era stata Lidia Rolfi. L’introduzione fu affidata, direi naturalmente, ad Anna Bravo. Il suo fu un...