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Politica

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Cinquant'anni di Piazza Fontana / Enrico Deaglio, l'eco della bomba

Chi si aspetta una lettura storica come le altre si sbaglia. La bomba. Cinquant’anni di piazza Fontana, edito da Feltrinelli, non è soltanto un libro di storia, perché quella storia non ha ancora avuto una fine. La bomba di piazza Fontana, che causa la morte di diciassette persone e novanta feriti, con tutte le bombe che seguiranno e con quelle che l’avevano preceduta, mette in discussione la storia stessa del nostro Paese, la sua stessa fragilissima natura democratica. Il contesto politico è conflittuale: l’autunno caldo, come fu chiamato, aveva portato in piazza enormi folle operaie esasperate. Nascono i primi gruppi di estrema sinistra, che raccolgono vasti consensi, nelle scuole ma anche in alcune fabbriche, soprattutto nel nord. La bomba dialoga con quel clima. In Grecia, due anni prima, i militari hanno preso il potere con un colpo di stato. Lo stesso si teme per l’Italia, circolano frequenti allarmi nella sinistra italiana.   Molto efficace l’incipit del libro, un’immagine che ci trasporta in un complicato mondo di segni apparentemente indecifrabili. La fronte di un interlocutore di Deaglio, “un sopravvissuto” e un testimone della strage. Quando un raggio di sole...

Arte, cultura, storia / La musica di Komitas e l'Armenia

A Yerevan si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Komitas e gli sono dedicati concerti ovunque. Ho sentito la sua musica per la prima volta a Tbilisi una decina di anni fa e per una serie di coincidenze fortunate riuscimmo a portare a Venezia lo stesso quartetto qualche anno dopo, a Ca’ Rezzonico. Padre Komitas era un orfano (di madre a un anno, di padre a 11), che venne affidato presto alla chiesa Armena ad Echmiadzin, la città sacra della chiesa Armena. Lì vicino il re Tiridate era stato toccato da Gregorio l’armeno (l’illuminatore) che in questo modo aveva invertito la trasformazione del sovrano in cinghiale, iniziata dopo che aveva violentato alcune monache sfuggite a Diocleziano (la storia è ben descritta dallo storico Agatangelo, che parla di 40 suore, di cui Gayane – la badessa – e Hripsime sono quelle che vengono notate dal re e rifiutano la sua violenta voglia di possederle. Il re ordina allora che vengano torturate e uccise). Iniziò così la storia della chiesa Armena, con il primo Re cristiano convertito. Komitas, il cui vero nome era Soghomon Gevorki Soghomonyan mentre Komitas Vardapet è il nome che assume quando diviene sacerdote, si fece notare per la bella voce,...

Franco La Cecla / Africa loro

«Ho imparato negli ultimi mesi a cercare qualcosa di più, essendomi accorto che l’Africa che uno viene a cercare non corrisponde a quella che trova, che questo è un mondo in cui è difficile dire: ho capito, allora è così». In questa frase c’è tutto il senso di Africa loro, ultima fatica di Franco La Cecla. Un libro che in realtà sono due, come se in una sorta di emulazione (pacifica) del Dottor Jeckill e Mr. Hide, l’autore avesse scritto questi racconti cambiando qui e là personalità e punto di vista. Cosa che peraltro accade spesso quando si è in viaggio in paesi non occidentali. I paesi sono Kenya, Tanzania e Sudafrica, che La Cecla visita nell’ambito di un progetto di studio legato a Slow Food e all’Università di Pollenzo. Con la maestria che gli è tipica, La Cecla coglie alcuni aspetti particolari delle realtà i questi luoghi, cercando di metterne in luce il volto meno conosciuto e di uscire dai luoghi comuni.    Peraltro, questo è il fine che si pone già all’inizio del suo viaggio, provare a raccontare l’Africa dal punto di vista dei nativi: «Così sull’Africa si gioca ancora la partita del farla propria – scrive – Veltroni ci tenta per dimostrare quanto lui sia...

Una conversazione / Santiago Sierra. Complici dello sfruttamento

Nell’agosto 2011, Santiago Sierra fa comparire un grande NO visibile/invisibile sopra la figura di Benedetto XVI, mentre il papa parla sul palco in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, a Madrid. Il grande NO viene proiettato per mezzo di una particolare tecnologia, sviluppata dall’artista tedesco Julius von Bismarck, chiamata Image Fulgurator: una normale reflex modificata proietta immagini impercettibili all’occhio umano, che sono invece captate dalle altre macchine fotografiche; un sensore luminoso sincronizza la proiezione con il flash degli altri dispositivi e permette di far apparire il NO nelle riprese e nelle fotografie delle persone presenti alla manifestazione, a loro insaputa. Attraverso questo espediente tecnologico, l’artista spagnolo attua una sottile protesta silenziosa contro colui che in quel momento rappresenta la Chiesa Cattolica, con tutte le sue proiezioni simboliche.  Tra il 2009 e il 2011, Sierra mette in azione No, global tour, per sensibilizzare la gente sfruttata a trovare la forza di dire No a tutte le cose che non funzionano su questa terra, a negare ogni affermazione proveniente dai poteri forti.  Un NO monumentale, subordinato al...

Ambienti di benessere / Torino fa scuola

Nei giorni scorsi ho visitato due rinnovate architetture scolastiche inaugurate il 12 settembre, due scuole secondarie di primo grado (le “medie”): la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Giovanni Agnelli hanno scelto due edifici (uno profondamente ricostruibile, l’altro storico da ripensare nei suoi spazi interni), in collaborazione con la Città di Torino e con un prezioso aiuto dell’Ufficio Scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca; hanno creato un team guidato in ciascuna scuola da un pedagogista e un architetto (Beate Weyland e Sandy Attia alla scuola Fermi; Mario Castoldi e Luisa Ingaramo alla scuola Pascoli);  hanno fatto un bando per i progetti architettonici e hanno dato vita al progetto “Torino fa scuola” (torinofascuola.it) interamente finanziato da privati: dall’inizio alla fine 4 anni in tutto. Da questo anno scolastico quelle due scuole si sono riempite di professori e di studenti. Il bello è stato possibile. Ora, camminando in quelle due scuole, possiamo non sentirci così umiliati dal progresso finlandese nell’orgoglio di poter coniugare lo stare bene e lo stare in pubblico, con gli altri. Il risultato (ai professori,...

Flussi e rotte / Venezia e Gran Bretagna

In Bleak House due giovani che aspettano una cospicua eredità, e per questa ragione non riescono a sviluppare i propri talenti nella società, si ritrovano alla fine di un eterno procedimento giuridico senza una lira: tutto è finito nelle tasche degli avvocati che hanno amministrato la contesa. Con la rivalità che caratterizza tutte le competizioni, si è diffusa in tutta Europa una carità pelosa nei confronti del parlamento e del sistema giuridico inglese, ormai da tre anni e mezzo prigioniero del dibattito sulla Brexit. Capire chi sia davvero al potere tra tribunali che emettono sentenze diverse, parlamento, governo e corona, non è facile neppure per gli esperti di diritto inglese. Tanto che Johnson ha ormai apertamente assunto un tono barricadero in cui punta alle elezioni facendosi forte proprio delle complicate procedure che a suo dire tendono solo a frustrare il desiderio di indipendenza inglese. Sulla carità pelosa dobbiamo ricordarci che siamo tutti in realtà nella stessa barca: le crisi istituzionali degli stati nazione e le loro difficoltà a legiferare in modo efficace di fronte alle sfide che si trovano ad affrontare è il sintomo di una difficoltà che riguarda tutti i...

Scenari drammatici / Ucraina: un attore comico come Presidente

L'Ucraina vive un momento delicato della sua storia, in cui saranno presto messe in discussione le politiche perseguite negli ultimi anni, dopo la rivoluzione della dignità del 2014, che ha cacciato il presidente Yanukovich e ha tentato di affrancare il paese dall'influenza della Russia. Le drammatiche vicende successive, come l'occupazione della Crimea manu militari da parte di Mosca, e l'avvio di una guerra per procura nel Donbass da parte dell'ingombrante vicino, hanno causato all'Ucraina, oltre che la perdita di importanti territori, una caduta drammatica dell'economia e una perdita di vite umane ben superiore alle cifre ufficiali, congelate da gran tempo sulla cifra ormai irrealistica di tredicimila morti. La salita al potere dell'attore comico Volodymyr Zelensky rappresenta innanzitutto un esperimento politico innovativo, per le modalità con cui si è realizzata, e per la figura stessa del nuovo presidente, un homo novus creato e promosso dai media con una stupefacente operazione: la realtà ha riprodotto in modo speculare la finzione, in cui il protagonista, nominato presidente, tentava di spazzare via i privilegi e le ingiustizie del vecchio potere; tale il successo della...

Torino spiritualità / Boochani. Nessun amico se non le montagne

Reza Barati, il “Gigante Gentile”, e Hamid Khazei sono morti a Manus Island. Omid Masoumali, 23 anni, si è dato fuoco per protesta. Lo stesso ha fatto Hodan Yasin, che aveva 21 anni. Un'altra ragazza si è cucita le labbra. Una bambina si è incisa il cuore su una mano.  Per esprimere la sua rivolta, Behrouz Boochani ha scritto un libro, anche se al Manus Island Regional Offshore Processing Centre, dove è stato confinato per più di cinque anni, dal 17 luglio 2013, è difficile avere carta e penna. L'ha scritto sul cellulare – che nel frattempo gli hanno rubato e sequestrato un paio di volte – e l'ha inviato per frammenti, via sms e whatsapp. Non è stato facile: per un certo periodo, medici o assistenti sociali che avessero testimoniato su bambini vittime di abusi sessuali, oppure su atti di violenza e crudeltà nei campi, rischiavano fino a due anni di carcere.  Behrouz Boochani è curdo, un “figlio della guerra”. Però Nessun amico se non le montagne (Add Editore, 18 euro) l'ha scritto in farsi, la lingua degli oppressori del suo popolo. Omid Tofighian l'ha tradotto in inglese, oltre 300 pagine fitte di vita, di pensiero, di poesia.  Il libro è stato pubblicato in...

Etica e sacro / La parola profetica di Greta Thunberg

Ha esordito con: “È tutto sbagliato”. Una frase che solo un’adolescente può dire e l’ha detta con il tono con cui solo un’adolescente può dirla: arrabbiato e insieme commosso. I primi due minuti del messaggio rivolto ai grandi del mondo da Greta Thunberg mostravano una rabbia e una durezza cui non siamo abituati, da una persona che, per quanto molto giovane, ha l’autorevolezza per farlo. La sua autorevolezza nasce in lei da un’ostinazione, che è iscritta nella sua voce, nell’espressione del suo viso, nel modo con cui prende fiato e riapre bocca per dire nuovamente. Gli autorevoli se esistessero parlerebbero così. E tuttavia gli autorevoli oggi non esistono. Di più: manca ogni discorso minimante autorevole. Questo lo è. La sua autorevolezza è certificata dalla sua ostinazione, dalla certezza della propria ragione. Non si può bluffare come accade sempre.      Greta Thunberg ha parlato come un profeta biblico, uno che è stato chiamato a fare qualcosa che probabilmente non vorrebbe fare, e che è costretto invece a compiere: “Io non dovrei essere qui”. Come Giona, il profeta che Dio manda a Ninive per predicare agli abitanti che se non si convertiranno la città sarà...

Rileggere Gramsci / Egemonia

È noto come il pensiero di Antonio Gramsci abbia frequentemente riscosso un considerevole successo al di fuori dell’Italia. L’ha documentato con chiarezza qualche anno fa Michele Filippini nel volume Gramsci globale. Guida pratica alle interpretazioni di Gramsci nel mondo (Odoya). In Inghilterra, ad esempio, Gramsci, a partire da quando nel 1971 è stato tradotto, ha esercitato un’influenza decisamente superiore rispetto a quella che ha prodotto in Italia. A subire l’influenza del pensiero gramsciano è stata soprattutto la cosiddetta «Scuola di Birmingham», un gruppo di studiosi che hanno operato a partire dagli anni Sessanta presso l’Università di Birmigham e dal quale è nato negli ultimi decenni quell’importante filone di ricerca sui significati della cultura di massa che viene ormai universalmente conosciuto come «cultural studies». Tra i diversi concetti elaborati da parte di Gramsci, è stato in particolare ripreso e utilizzato dalla Scuola di Birmingham quello di «egemonia culturale». Il pensatore sardo pensava infatti che la cultura popolare avesse la capacità di assumere un ruolo sociale paragonabile a quello della cultura delle classi dominanti e che fosse addirittura in...

Messico / Sprofondando insieme, democraticamente

Potrei sbagliarmi, ma credo vi sia ancora speranza per la democrazia rappresentativa in Messico. O forse non dovrei sbilanciarmi tanto e più che di speranza dovrei parlare di spazio… c’è ancora spazio per una democrazia rappresentativa in Messico. Perché nonostante i seri e apparentemente insormontabili problemi che attanagliano il paese – corruzione istituzionalizzata, violenza istituzionalizzata, disuguaglianza, povertà e classismo istituzionalizzati – nonostante tutto, non sembra poi così folle ammettere come nuove, potenziali aree d’incontro si stiano formando, giorno dopo giorno, ora dopo ora, nelle strade, nelle piazze, nei cortili, persino nelle case private della capitale. E quando dico “formando”, intendo letteralmente formando. O meglio: geologicamente formando. Il fatto è che Città del Messico sta lentamente ma inesorabilmente sprofondando. Una stima annuale parla d’una media compresa tra i 5 e i 7 centimetri nel Centro Storico e di 25 centimetri in zona aeroporto. Di conseguenza, quantomeno sul piano simbolico, è indiscutibile come nuovi territori si stiano aprendo in quelle porzioni di tessuto urbano restituito al cittadino dal collassare irregolare della metropoli...

Figure a colori / Cose afgane

Disegnare, rispetto al fotografare, forse è un modo per fermare di più. Figure a colori è un tentativo di mettere insieme delle immagini di oggi con quello che mi porto dietro. Una specie di dossier.   Mesi fa è apparsa una fotografia sui giornali: appena vinto le elezioni comunali a Ferrara col loro candidato, sostenitori della Lega hanno messo la bandiera del partito sullo scalone del municipio, dove era appeso lo striscione di Amnesty International Verità per Giulio Regeni, coprendolo in parte; l’immagine appariva come una specie di censura, un effetto simile alle soprastampe dei francobolli del passato, dove un ente occupante si appropriava dell’immagine timbrandovi sopra una propria. Il giorno dopo l’ho disegnata su un cartoncino nero con delle matite colorate e un titolo: Chi di spada perisce, di spada perisce. Non ho mai reagito con un’opera a un evento in modo così immediato.  L’impulso che mi ha spinto a pensare un disegno è il desiderio di fermare quell’immagine complessa in un’opera, perché è un’immagine composta che unisce loghi, simboli e significati in modo inedito e molto simile al mio modo di operare con collage, accostamenti e assemblaggi. 

Ernesto Laclau / La ragione populista

“Il populismo potrebbe rappresentare alla fine la strada maestra per comprendere qualcosa circa la costituzione ontologica del politico in quanto tale.” (Laclau, La ragione populista, p. 63)   Da anni assistiamo a una valanga di libri sul populismo. Tra gli scritti più importanti su questo tema di questi ultimi quindici anni, trovo che abbia un posto di rilievo il libro del filosofo Ernesto Laclau: On Populist Reason (La ragione populista, Laterza, 2008), uscito nel 2005. In effetti, non si tratta semplicemente di una ricostruzione della dinamica dei populismi, ma assume la statura di una teoria del politico in generale. Questo libro viene per lo più interpretato, non senza qualche ragione, come una rivalutazione filosofica del populismo. E in effetti sappiamo che negli ultimi anni Laclau (morto nel 2014) simpatizzava per certe forme di populismo di sinistra, in particolare per il regime di Hugo Chávez. Si ispirano inoltre al pensiero di Laclau movimenti come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. Ma si può leggere il testo in modo diverso. Nel fondo, in questo libro non si tratta veramente di una rivalutazione del populismo, come vedremo. È vero che Laclau rovescia...

Legge 180/78 / ... E tu slegalo subito

Dopo la morte, il 13 agosto scorso, di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, trovata carbonizzata per un incendio divampato nel reparto, forse partito dalla sua stanza, i promotori della Campagna Nazionale ..e tu slegalo subito, per l’abolizione della contenzione, inviano una lettera aperta all’assessore al Welfare della Regione Lombardia, al Direttore Generale dell’ATS Bergamo e al Direttore Dipartimento Salute Mentale Bergamo.   La contenzione meccanica, cioè il legare, l’immobilizzare attraverso mezzi meccanici, le persone in cura, per impedire il movimento volontario, diritto  umano primario, è pratica diffusa nella maggior parte dei Dipartimenti di Salute mentale italiani. In particolare è utilizzata nei Servizi psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), che accolgono le persone in crisi, ma anche in alcune residenze/comunità terapeutiche, in cliniche private convenzionate, in alcune residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza (REMS). Ma è utilizzata anche nelle RSA/strutture protette per anziani, negli istituti che assistono persone con disabilità. La contenzione meccanica...

Militanza etica / L'inizio della scuola

Come ogni anno, all'inizio della scuola si accompagna un senso di ripetizione delle stesse cose: come le stagioni, per usare un luogo comune. E infatti il nuovo ministro dell'istruzione, nella sua prima dichiarazione, ha evocato il luogo comune della contrapposizione vecchi/giovani. Come il suo predecessore, per il quale il problema delle scuole al sud sembra originato dagli insegnanti meridionali che non hanno voglia di lavorare. Prima di loro, un'insegnante consulente "di sinistra" del MIUR, barricadera a governi alterni, aveva parlato di insegnanti che lavorano solo 18 ore. Sembra impossibile parlare di scuola senza luoghi comuni; anche quando se ne vorrebbe parlare bene, si incorre in quello dell'istruzione che rende liberi: dimenticando che la scuola può sì rendere liberi, ma può anche incatenare, trasmettendo la cultura dominante all'interno dei soggetti che apprendono. I luoghi comuni sono conoscenze vaghe o superficiali, derivanti da percezioni inadeguate, dal sentito dire, da pregiudizi o passioni tristi (rancore, invidia, odio). Ma sono rassicuranti: confermano quello che già crediamo di sapere, ci fanno sentire in buona compagnia, esonerano dalla fatica del pensiero...

1989 - 2019 / La città di Stalin in Germania (Est)

Le considerazioni che seguono, come quelle già uscite e altre che si aggiungeranno nei prossimi mesi, al di là del fornire alcune documentazioni e notizie relative alla passata realtà quotidiana nella Germania e nella Berlino divise, hanno l’auspicio di poter essere fonte di riflessione, prese le debite distanze dai coinvolgimenti emotivi e politici, per meglio affrontare e valutare la contemporaneità (nostalgie, demonizzazioni, celebrazioni, anniversari) con un poco di lucidità e qualche strumento in più.   Targa della città di Stalinstadt, anni Cinquanta. La Repubblica Democratica Tedesca, più comunemente nota come Germania Est, fu fondata il 7 ottobre 1949 e occupò il territorio tedesco che nella spartizione del dopo guerra era confluito sotto la giurisdizione dell’Unione Sovietica. In quello stesso anno, proprio in URSS, il compagno Stalin compiva 70 anni, secondo la data di nascita non reale ma avvalorata come ufficiale. Quale migliore occasione a disposizione della neonata nazione filo-sovietica per dimostrare deferenza e gratitudine alla sorella maggiore-madre che intitolare proprio a Stalin una nuova arteria nel cuore della Berlino socialista? In quell’anno la...

Osservazioni semiserie / Quando il vento dell'est: sul Russiagate e la democrazia in Italia

Affari, spionaggio, risate, preoccupazioni, un mare di chiacchiere e la qualità della democrazia in Italia. "Quando il vento dell'Est, ci porterà..." cantava Gian Pieretti nell'ormai preistorico 1966. Ecco, a scandalo divampato, poi raffreddato, poi parzialmente riacceso, ma soprattutto a governo nazional populista caduto e sostituito è forse e pur sempre il momento di chiedersi che cosa esattamente ci porta l'aria che da qualche tempo, previo scoperchiamento del Russiagate, spira in Italia dopo aver gonfiato le vele del sovranismo salviniano anti europeo.   Salvini antemarcia ha indosso un Putin militaresco   E subito sia detto onestamente, anche per acchiappare quel minimo di attenzione che un testo così lungo certamente scoraggia, che gli scandali sono belli specialmente all'inizio dell'estate; perché s'infuocano lasciandosi rapidamente consumare prima delle vacanze come un foglio compromettente tenuto con due dita per non bruciacchiarsi; ma quando alla fine la fiamma si spegne, è come se quell'accenno di fumo grigiastro ti desse appuntamento per nuove scoperte e promettenti rivelazioni: in autunno o come indicavano le note politiche della Prima Repubblica "alla...

Una storia centenaria / “Poltrona”: una parola di tempi calamitosi

“Carica o impiego, spec. di grado elevato, che si suppone comporti un lavoro poco faticoso e molto redditizio”: questa definizione di poltrona compare, come terza, nella relativa voce di edizioni recenti del Vocabolario della lingua italiana di Nicola Zingarelli, con l’ovvia precisazione che si tratta di un valore figurato, connotativo, non denotativo. Dal Dizionario etimologico della lingua italiana di Manlio Cortelazzo e Paolo Zolli si apprende tuttavia che lo Zingarelli la offre, immutata, sin dalla sua edizione del 1922. Non è un dettaglio trascurabile. È al contrario una spia che chiama l’attenzione.   Per essere fatta oggetto di una registrazione lessicografica a quella data e per stare lì dove da allora si trova, poltrona con il valore qui pertinente, non soltanto figurato ma, com’è facile intendere, anche spregiativo, doveva essere d’uso corrente già negli anni precedenti: gli anni che seguirono la Grande guerra. Si può stare certi che gli storici della prosa giornalistica e della lingua della politica, se volessero, potrebbero fornirne loquaci attestazioni. Li si invita alle opportune ricerche. In quel contesto sociale e culturale e in scritti effimeri probabilmente...

Democrazia di click / Tre problemi per Rousseau

Il dibattito sui sistemi di consultazione o di sondaggio online – eviterei il termine “voto” che sarebbe, a mio parere, da riservare unicamente alle reali, e rarissime, tornate elettorali elettroniche durante elezioni o referendum – si accende, regolarmente, quando un dato campione di persone (la base/iscritti di un partito o gli appartenenti a un determinato gruppo o movimento) viene “interrogato” su un determinato punto programmatico o politico.  Si tratta di un dibattito vecchio di decenni che, però, il caso di Rousseau in Italia riporta regolarmente in auge. Ogni volta, al contempo, appaiono, evidenti, alcune criticità molto importanti che gli studiosi, da anni, affrontano e denunciano con riferimento a simili sistemi. Sono, a nostro avviso, punti centrali e non di mero dettaglio, “difetti” che possono viziare senza pietà, parzialmente o totalmente, un sistema che può presentare, indubbiamente, anche dei vantaggi e dei lati positivi. Muovendo proprio da ciò che è successo in questi giorni in Italia – ma mantenendo lo sguardo fisso anche su altri Paesi, quali l’Estonia, la Svizzera, la Germania, l’India e gli Stati Uniti d’America che, da tempo, sperimentano sistemi simili...

Gran Bretagna senza Costituzione / Boris Johnson chiude il Parlamento

Una trentina di anni fa un tentativo di avere una costituzione scritta in Gran Bretagna, Charter 88, aveva raccolto sostenitori tra scrittori e intellettuali (Rushdie, McEwan, Emma Thompson e tanti altri). Neil Kinnock, l’allora leader del partito laburista, pur firmando il documento, lo aveva definito il frutto di un gruppo di piagnucolosi. Le monarchie costituzionali nascono in Europa dai moti del 1848, la primavera dei popoli, che non c’è stata in Gran Bretagna. Il patto scritto tra il sovrano e il popolo è il fondamento di tutte le regole anche quando non ci sia più un re, è l’accordo tra il potere e il popolo. L’ultima crisi di governo italiana si è risolta in gran parte grazie alle tutele costituzionali della nostra Repubblica che ha resistito alla forza di Salvini che cercava di capitalizzare il consenso dei sondaggi in seguito alle elezioni europee, le sue posizioni eclatanti, le piazze, i rosari esibiti e via dicendo.   In Gran Bretagna non esiste una costituzione scritta: come per la legge che non ha codici penali, civili o amministrativi ma solo una secolare giurisprudenza, cioè l’accumulo di tutte le sentenze nella storia del paese, oggi Boris Johnson può compiere...

Condizioni di minorità / Migrazione e schiavismo

Il linguaggio denso di disprezzo e di normalizzazione del disprezzo per i migranti a cui ci hanno abituato Salvini, Putin e Trump, accompagna la reintroduzione della schiavitù. Gli africani sono presentati innanzitutto come poveracci, abusivi, gente che violenta e ruba. Questa diffidenza non è episodica o superficiale, ma sistemica, serve appunto a rendere inaccessibili i diritti di cui gode la parte più ricca del mondo. Nel diciottesimo secolo, mente l’Europa elaborava idee di stato e democrazia ancora alla base delle nostre istituzioni, la ricchezza di Inghilterra e Francia, all’avanguardia in tante sfere giuridiche e scientifiche, era in larga misura costruita sul commercio degli schiavi (una famiglia su cinque secondo Taroor era direttamente coinvolta nel trafficarli); anche per noi oggi la ricchezza è legata all’accettare che questi gruppi umani, senza diritti civili o sindacali, trafficati e ricattati dalla precarietà dei loro arrivi in Europa, sopravvissuti a naufragi e accatastati in centri di accoglienza e smistamento, siano semplicemente migranti.   La realtà, come Salvini e la Lega, così vicini agli interessi commerciali del Nord Est sanno bene, è che l’unica...

Metafisica del populismo 4 / Macchina e Migrante

La fantascienza da tempo si interroga sul posto dell’uomo nel regno delle macchine. Già nel 1872, Samuel Butler in Erewhon avanzava una ipotesi tanto fantastica quanto pertinente alla nostra attualità iperteconologica. La funzione residuale dell’umano, secondo Butler, si risolverebbe nel costituire l’apparato genitale delle macchine. Le macchine si accendono e si spengono, ma per potersi riprodurre hanno bisogno di qualcosa che inizi e che finisca. Hanno bisogno cioè di una “attività” che non è produzione, che non è lavoro, che non è “oggettivazione”. Lavorare le macchine lo sanno fare benissimo perché sono state costruite per quello e lo faranno sempre meglio con buona pace di chi continua a identificare la causa dell’umano con quella del lavoro vivo: ciò che resta ancora oggi del lavoro è solo un’appendice del sistema delle macchine. La loro funzionalità è legata piuttosto al consumo e il consumo è una peculiarità del vivente, vale dire di quell’ente che è fatto di dissipazione di energia. Consumare, direbbe il filosofo aristotelico, non è una poiesis ma una praxis:  il suo fine è immanente e non trascendente. Si produce (poiein) infatti in vista di altro – chi “usa”,...

La biblioteca di Atlantide / Siegfried Kracauer, Gli impiegati

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Berlino 1930. Tre anni prima che un ex caporale austriaco conquisti definitivamente il governo della Germania e precipiti il paese nel peggior disastro della sua storia, un architetto dà alle stampe un libretto intitolato Angestellen. Cinquant’anni dopo, nel 1980, il volume è pubblicato in italiano da Einaudi con il titolo Gli impiegati (introduzione di Luciano Gallino e traduzione di Anna Solmi). L’autore si chiama Siegfried Kracauer; è il responsabile culturale delle pagine della “Frankfurter Zeitung”, nonché critico cinematografico, sociologo, narratore, teorico del cinema e anche filosofo. Si tratta di uno dei geniali personaggi che hanno ruotato intorno a Georg Simmel: Ernst Bloch, György Lukács, Walter Benjamin. Di quest’ultimo Kracauer è amico e interlocutore; ma...

Politica e negazione / Per una filosofia affermativa

La riflessione che Roberto Esposito svolge in Politica e negazione. Per una filosofia affermativa, si colloca all’interno di quel dibattito del pensiero italiano contemporaneo, che comprende la riflessione di Giorgio Agamben attorno ai concetti di inoperosità, potenza-di-non e potenza destituente, quella di Paolo Virno sulle implicazioni etico-politiche della negazione e quella di Massimo Cacciari sulla categoria negativa del potere che frena in S. Paolo. Tuttavia Esposito aggiunge un ulteriore contributo al tentativo di attenuare il carattere escludente – e al limite annichilente – del paradigma della negazione, facendo confluire la specificità e la portata della sua proposta nel concetto di immunizzazione, emblema di una negazione che, più che escludere, “include parte di ciò che intende escludere per vanificarne la forza d’urto”.    L’esito teorico di Politica e negazione non sarebbe comunque pensabile senza l’operazione storico-critica condotta da Esposito nei due capitoli iniziali. L’intimo intreccio di filosofia e politica, dalla Grecia antica fino al primo Novecento, viene riletto a partire dal registro negativo che segretamente lo percorre. In particolare viene...