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Teatro

(662 risultati)

Passaggio a Nord Est

Cosa vi viene in mente pensando al Veneto? Industria e design? Città d’arte, laghi e montagne? Prosecco e grana? È vero, il Nord Est è la patria delle delizie Dop,dei “capannoni a schiera”, dei vestiti alla moda e delle scarpe all’ultimo grido; ma anche di Babilonia Teatri, Anagoor, Barokthegreat; Paolini, Scabia, Vitaliano Trevisan; insomma, di una produzione, tutta immateriale, di arti performative che negli ultimi anni ha imposto il territorio all’attenzione della scena nazionale e non solo. Una cartina al tornasole sono le edizioni più recenti del Premio Scenario, che si sviluppa tramite una capillare mappatura dei territori della creatività emergente e negli ultimi anni ha visto imporsi all’attenzione diverse giovani compagnie – nel 2007 i Babilonia e Pathosformel, nel 2009 Anagoor, Codice Ivan, la friulana Marta Cuscunà – che a Nord Est hanno mosso i primi, decisivi, passi di formazione e di lavoro.   Teatro Fondamenta Nuove, Venezia   Tanto per cominciare, Venezia Ogni tour del Veneto parte dal suo irresistibile capoluogo regionale. Anche se – fuori e...

William Kentridge a Roma

Il Romaeuropa Festival ha oramai superato il giro di boa. Senza difficoltà è arrivato al termine di questa 27° edizione confermandosi come la più importante rassegna legata alle arti performative della capitale e non solo. Tra le cose più interessanti, a cui ancora potremo assistere, troviamo Kornel Mundruczo con Disgrace (tratto da romanzo del premio Nobel J. M. Coetzee), l’omaggio a Philip Glass realizzato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Musica per Roma e il debutto del gruppo di Forlì, Città di Ebla, con I morti da James Joyce, finale di un lungo percorso di studio e sperimentazione sul rapporto tra teatro e fotografia cominciato proprio al Romaeuropa un paio di anni fa.   Anche in questa ultima tranche di spettacoli sono chiare le carte vincenti messe sul tavolo dal direttore Fabrizio Grifasi: multidisciplinarietà (dalla prosa, alla danza passando per la musica classica e quella elettronica, fino alla video arte di Digital Life), il radicamento nei cartelloni di importanti soggetti che già avevano un proprio pubblico (come nel caso del Teatro di Roma e dell’Eliseo), infine...

Teatro delle Albe: Pantani

Sono tre ore e mezza di passione e intelligenza con il ritmo stringente del buon giornalismo e il respiro epico del grande teatro. È uno spettacolo che sale fino alle vette del trionfo sui tornanti delle montagne più irte con gli scatti brucianti e le fughe solitarie di Marco Pantani e poi precipita, seguendo il Pirata, nelle cadute che ne segnarono la meravigliosa, turbinosa, sventurata carriera, dalle montagne di Coppi e Bartali fin verso il mare di una Romagna antica. Attraversa il sogno e l’amicizia, naufraga nella rovina della terribile sospensione dal Giro d’Italia del 1999 per ematocrito alto, fino al precipizio degli ultimi anni e alla morte drammatica. Debutta venerdì 16 novembre il Pantani del Teatro delle Albe, più di cento pagine di testo scritto da Marco Martinelli partendo dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un viaggio nel mito del campione e nella sua distruzione, in quell’Italia “impantanata”, mediatica degli anni ‘80-’90, che vede emergere Berlusconi e rinverdirsi l’ideologia del successo facile.   Ha il respiro dell...

Nekrosius: la regia debole

Caligola è, a dir poco, uno dei testi-chiave del Novecento: prima prova teatrale di Albert Camus, è un percorso vertiginoso sugli estremi dell’esercizio del potere, scritto a partire dal 1937, proprio mentre l’Europa precipitava nell’avanzata dei totalitarismi. Di più, le ragioni per riprenderlo oggi si sprecano: parlare di attualità socio-politica o culturale diventa quasi tautologico. Perché nel testo di Camus non si trovano solo gli indizi dell’imminente deriva autoritaria dei governi europei, complice la connivenza di una classe sociale neo-dominante incapace di imporre o proporre alternative; ma anche temi se possibile ancora più cocenti, come l’enorme divario fra la popolazione e i propri rappresentanti, i confini fra l’esercizio e l’abuso di potere, fra logica razionale e umanità. In definitiva quell’inconciliabilità dell’individuo rispetto alla società, dell’uomo col mondo, che tanto spesso di questi tempi ricorre minacciosamente sulle pagine dei quotidiani dedicate a politica e anti-politica. L’assurdo, difficile trovare altre parole, come...

Perdutamente, la scena romana

Perdutamente, un avverbio contenente un mondo al collasso, una società alla deriva, termine che si fa immagine di una generazione. Quale migliore terreno di confronto per il teatro?   Con questo tema ricco di implicazioni, suggestioni e rimandi Gabriele Lavia ha voluto chiudere la stagione del Teatro India appena iniziata. Il luogo della sperimentazione, voluto da Mario Martone all’inizio del nuovo millennio anche nell’ottica di riqualificazione delle strutture abbandonate dalla Mira Lanza, col nuovo anno chiuderà le porte all’arte per aprirsi a una serie di lavori di ristrutturazione. A 18 compagnie selezionate sul territorio capitolino – per una volta senza bandi, ma per merito – la possibilità di far vivere lo spazio adiacente al gazometro per un paio di mesi. A ognuna delle compagini artistiche un budget produttivo di circa 6.000 euro e la possibilità di creare workshop e laboratori (gratuiti per i partecipanti) che saranno le fondamenta di un nuovo percorso di ricerca. In dicembre si avrà la possibilità di assistere a una sessione di presentazione dei lavori, piccole opere di un quarto d’...

Il sogno dopo la caduta

Che cosa accade sulla scena del Principe Amleto? L’ultimo spettacolo di Danio Manfredini arriva dopo cinque anni dall’ultimo progetto (Il sacro segno dei mostri, del 2007); il suo percorso, come sempre, è fatto di attesa, di accoglienza, di attenzione: ogni nuovo lavoro giunge quando è il proprio momento, come una necessità, e con i propri tempi passa dall’intuizione alla forma. Nel Principe Amleto, che ha debuttato al Sienafestival lo scorso 28 settembre, la lunga elaborazione di Manfredini e dei suoi attori ha portato in superficie il gioco di rispecchiamenti senza fine della tragedia shakespeariana. Il nero denso della scena è la materia con cui le luci disegnano lo spazio, segnano i confini delle presenze; rivelano corpi nascosti, stabiliscono le zone dell’azione. Tutto ciò che è visibile è definito, si colora e si intaglia sullo sfondo. Gli attori, tutti uomini, indossano maschere bianche che ne ricalcano i tratti del volto. Una realtà più reale, quella del teatro che mostra se stesso; un sogno vigile, quello di Amleto, il principe visionario, che vede oltre e va al di là della...

Identità bastarde al Teatro Garibaldi Aperto

Era stato uno dei simboli della “primavera palermitana”, della voglia della città di risorgere dopo gli assassini di Falcone e Borsellino. Il teatro Garibaldi di Palermo, una storica sala all’italiana aperta al pubblico nel 1861, dopo casi che lo avevano ridotto a una specie di affascinante rudere, era tornato a vivere negli anni ‘90 del nostro secolo con la trilogia shakespeariana di Carlo Cecchi. Dopo varie produzioni e vicende, cinque anni fa era stato chiuso per un restauri. “Inaugurato” in un’occasione pubblica nel 2010, senza arredi, con i palchetti ancora inagibili perché senza balaustre, era stato subito richiuso. Intanto erano stati spesi quattro-cinque milioni di euro in lavori incompleti. La scorsa primavera, un gruppo di artisti visivi, teatranti, musicisti, danzatori, video-maker, poco prima delle elezioni comunali, lo hanno occupato, proclamandolo Teatro Garibaldi Aperto. Aperto alla città, alla creatività, restituito a una funzione civile, importante per un centro come Palermo avaro di spazi per l’innovazione e la ricerca, votato per anni a una sciagurata politica dell’evento....

Schaubühne: 50 anni tra classici e innovazione

La Schaubühne di Berlino compie cinquant’anni. L’anniversario di uno dei più importanti teatri berlinesi, fondato da Jürgen Schitthelm nel 1962 e diretto dal 1970 al 1985 da Peter Stein, è stato celebrato il 21 settembre scorso da alcuni dei suoi attori storici e attuali come Jutta Lampe, Edith Clever, Angela Winkler, Lars Eidinger in una festa conclusasi a notte fonda con la musica dello stesso Eidinger in veste di dj.     Thomas Ostermeier, dal 1999 direttore del teatro, ha proposto per la serata il suo Hamlet come lavoro rappresentativo della nuova Schaubühne. Lo si potrà rivedere in sede il 25 e 26 ottobre, mentre tra il 20 ottobre e il 17 novembre saranno proiettate le riprese video di alcuni tra i più importanti spettacoli di Stein e Klaus Michael Grüber, oltre a Nora e Woyzeck di Ostermeier.   In occasione di questo anniversario è stato anche presentato il nuovo volume edito da “Theater der Zeit”, 50 Jahre Schaubühne a cura di Schitthelm. Dopo il 40 Jahre, uscito dieci anni fa sempre con “Theater der Zeit”, il nuovo volume ripercorre la storia del...

Tra presente e futuro: Contemporanea Festival

Il festival Contemporanea di Prato in questa edizione compie dieci anni: un lungo periodo in cui ha svolto un ruolo di rilievo tanto per il racconto dell’esistente – è il direttore stesso, Edoardo Donatini, nell’intervista con cui introduce il festival, a evidenziare come l’assenza di una linea tematica vada proprio incardinata in questo tipo di tentativo – quanto, di conseguenza, per l’individuazione delle direzioni di ricerca ancora in nuce e destinate, in tempi successivi, a segnare profondamente la scena. È il caso dell’ormai leggendario Alveare, in cui in questi anni si sono avvicendati tanti di quelli che poi si sono rivelati i gruppi del nuovo teatro dei nostri giorni; ma un simile ruolo, Contemporanea l’ha svolto anche rispetto a tanta performatività internazionale, che spesso ha trovato in quello di Prato il suo primo – a volte unico – palcoscenico italiano.     Riflette con lucidità sul “nuovo” , dalla necessità di accompagnamento alle sue più malsane degenerazioni che (tanto in teatro che fuori) sfiorano le follie del doping, e sull...

Il difficile incontro della compassione

Farà rumore con i suoi silenzi, con le sue immagini nitide e faticate, in cerca di rapporti, di sguardi, di parole che inizialmente non riescono a uscire se non per frammenti, e poi si sfogano in due lunghi monologhi. Poco lontano da qui vede l’incontro in scena di Chiara Guidi della Socìetas Raffaello Sanzio con Ermanna Montanari del Teatro delle Albe in un lavoro composto lentamente, provando vari mesi in cerca di strade non ancora percorse per raccontare l’orrore, per evocare quel sentimento di compassione di cui i nostri tempi sono particolarmente sguarniti.   A sinistra Chiara Guidi (foto di Alessandro Schinco); a destra Ermanna Montanari (foto Lidia Bagnara).   Sono partite le due attrici dalla suggestione dei Quaderni russi di Igort, un viaggio per disegni nella “democrazia” dittatoriale di Putin messo in moto dalla reazione d’indignazione per l’uccisione di Anna Politkovskaja e di altri giornalisti e intellettuali testimoni della verità. Hanno percorso Cechov e Mejerchol’d, per arrivare a un testo breve ma di grande incisività di Rosa Luxemburg, una lettera scritta dal carcere a...

Teatro-lavoro o teatro-concetto?

“Up to you” è il motto con il quale il Festival della Creazione Contemporanea di Terni ha deciso di passare la palla direttamente al pubblico: attraverso un progetto biennale di sensibilizzazione e riflessione politica la manifestazione, diretta da Massimo Mancini e Linda Di Pietro, ha avuto il coraggio di eseguire una riflessione profonda sul ruolo dello spettatore e sulle sue scelte. Si sono moltiplicate così le performance e gli eventi interattivi. Uno di questi è E.I.O, della serba Dragana Bulut e dei rumeni Maria Baroncea e Eduard Gabia.     Un evento nel quale il teatro non esiste, ma viene sostituito da un concetto, una riflessione attorno al tema del lavoro – inteso come mestiere e creazione – focalizzata sul valore che la nostra società dà a questo atto vitale. Dunque un nucleo di idee detonanti soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, nel quale il lavoro e il suo valore sono primari solo nelle statistiche sulla disoccupazione e non nelle pratiche dei governi. Il concetto di fondo è riconoscibile sin da quando agli spettatori viene chiesta un’ulteriore offerta per...

Il discorso grigio della politica

Sembra un pugile prima di salire sul ring, un atleta che si riscalda, un divo che si carica prima di affrontare le telecamere o il pubblico delirante di un concerto. Movimenti frenetici, parole in libertà, compulsive scariche di adrenalina, gesti che paiono mossi da una misteriosa forza estranea. Fanny & Alexander con Discorso grigio (drammaturgia di Chiara Lagani, regia di Luigi de Angelis, suono The Mad Stork) costruisce quello che sembra il suo spettacolo più politico, continuando in realtà una riflessione sulla retorica del dominio, sulle correnti che muovono l’arte di persuadere più o meno occultamente.   L’attore è lo stesso di Him, lo strepitoso Marco Cavalcoli. La sua faccia qui ti sembra un momento simile a quella di Berlusconi e subito dopo a quella di Matteo Renzi, mentre la sua voce passa dai timbri profondi di Obama all’inflessione caratteristica dell’ex presidente del consiglio, dallo svagato metaforeggiare di Bersani all’esse soffiata del sindaco di Firenze, dalla zeppola rivoluzionaria dell’eloquio tardo-togliattiano e emozionale di Vendola al grigiore di Monti agli eccessi di...

Chez Serge, per un’arte quotidiana

Non è nuovo alle scene italiane il teatro di Philippe Quesne: quest’anno alcuni dei maggiori festival si sono contesi la sua compagnia. Vivarium Studio - un vero e proprio atelier di artisti visivi, attori e musicisti - è stato già ospitato a Drodesera, Bmotion e rimarrà nei paraggi con L’effet de Serge per il Festival di Terni e per Contemporanea a Prato. Ma basta dare uno sguardo al sito della compagnia per accorgersi che l’ensemble francese è richiesto in tutto il mondo.   A Roma Quesne si è inserito perfettamente nel programma di Short Theatre con lo spettacolo scritto per Gaëtan Vourc’h, attore in grado di interpretare con intelligenza e leggerezza un’idea apparentemente semplice: Serge è un uomo ancora giovane, alto e timido, con pochi amici (forse meglio definirli conoscenti) e una curiosa concezione dello spettacolo. Serge ogni domenica invita delle persone ad assistere a una performance: ma il termine tecnico lo utilizziamo noi, per lui basta effet.   L'Effet de Serge, foto di Martin Argyroglo.   Nel grande soggiorno che dal giardino si lascia scrutare con...

Oltre lo spettacolo, Enrico Fedrigoli fotografo di scena / Ritratti

Fotografare il teatro è un atto consueto, meno frequente è trovarsi di fronte risultati in grado di valicare il limite della documentazione per produrre immagini portatrici di senso. Non esiste un teatro così come non esiste un modo di fotografarlo, e ognuna delle due discipline ha insita la necessità di ribadire a ogni gesto il punto di vista al quale aderisce. Il teatro può procedere per interrogativi o accomodarsi su pacifici racconti, rivolgere richieste precise a chi guarda o scegliere di descrivere e approdare a circostanziate conclusioni. Il fotografo di teatro, a sua volta, può decidere di sostare di fronte all’opera in via illustrativa, documentativa, letterale, oppure entrarvi dentro e tentare di cogliere gli spunti manifestati, scivolando tra gli attori o spiando dalle spalle del regista, o ancora reagendo allo spettacolo con un altro spettacolo, con scatti che accendono nuove domande, scartando ogni possibile didascalia.   Nel lavoro di Enrico Fedrigoli è facile vedere come teatro e fotografia si incontrino in un punto preciso, verso un cuore esatto che batte puntualmente nella stessa area d’...

Reality Shop: il teatro a B.Motion 2012

Dove si può incontrare la ricerca iconografica di Anagoor con il nuovo lavoro di Babilonia Teatri, un Pinocchio allestito con tre performer affetti da esiti di coma? Cos’ha in comune il lavoro sul tempo dei fiorentini inQuanto teatro con il plurilinguismo di Fagarazzi & Zuffellato o con la nuova eroina di Marta Cuscunà, una ragazza del ‘500 che, obbligata a passare la propria esistenza in convento, organizza una rivoluzione femminista ante litteram?   Babilonia Teatri. Fotografia di Adriano Boscato.   Sono alcuni degli spettacoli in programma a B.Motion 2012, segmento dedicato al contemporaneo di OperaEstate Festival Veneto di Bassano del Grappa. “Reality Shop”, il claim di quest’anno, può diventare un’occasione per rintracciare gli esiti attuali di alcuni dei percorsi artistici che qui si danno appuntamento ma anche per fare i conti con i risvolti del lavoro di una direzione artistica che stanno emergendo come determinanti. Quello che si è incontrato in questi giorni a B.Motion è un teatro che già si era distinto per un approccio mirato sulla propria società e il proprio...

Il gran teatro tra i monti di Archivio Zeta

Stanchi dei rituali esausti della società teatrale, della ricerca affannosa di sovvenzioni, Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti una decina d’anni fa se ne fuggirono tra i monti, per sperimentare un loro teatro in mezzo alla natura. Allievi di Luca Ronconi e di Marisa Fabbri, abbandonarono le capitali degli stabili. Incontrarono altri maestri come gli appartati Jean-Marie Straub e Danièle Huillet, e poi Paolo Benvenuti. In cerca delle possibilità di un pasoliniano “teatro di parola” che fosse cartina al tornasole di una nuova coscienza civile, fondarono Archivio Zeta, iniziando nel 2003 a fare spettacoli sull’Appennino, in un luogo di suggestioni immense e stridenti, il Cimitero militare germanico del passo della Futa, tra Bologna e Firenze.     Quella collina lungo la Linea Gotica, piena di lapidi di 30.000 soldati morti col passo dell’invasore, culmina in un sacrario simile a un'ala ripiegata. In quella specie di tormentato Walhalla che pare disegnato da Adolphe Appia, lo scenografo che sognò un Wagner astratto, dal 2003 hanno organizzato, ogni agosto, la rappresentazione di una tragedia antica...

Qualche idea di regia

A dispetto dell’impolveramento a cui sembrano destinati tanti padri nobili del modernismo italiano – quanto più canonizzati, tanto più evitati quando non addirittura snobbati – si potrebbe dire che Questa sera si recita a soggetto (e con esso tutta la trilogia del teatro nel teatro) di Pirandello sia un testo di grande attualità. Innanzitutto perché, ai suoi tempi, lo fu: un intervento davvero “a caldo” su un tema cocente come l’avvento della regia e la resistenza opposta dalle compagnie d’attore. Ma anche perché, a volte con un po’ di sorpresa, il Pirandello meta-teatrale si scopre ripreso e riutilizzato dalle frange più insospettabili dell’avanguardia e del Nuovo Teatro. I sei personaggi, allestito da Pitoëff, fu recensito da un entusiasta Artaud, che ne fece un terreno di analisi vibrante quasi alla pari di quell’esperienza della performatività balinese che continua a scuotere animi e studiosi dalla lontana Expo parigina del ’31. Questa sera, poi, fu uno dei primi spettacoli del Living Theatre e, a quanto pare, a Julian Beck rimase appiccicato un simpatico...

Claudio Tolcachir. Fra teatro e realtà

  Per quali ragioni, al giorno d’oggi, ci ostiniamo a lavorare e a formarci in teatro, in condizioni sempre più insostenibili? Che senso ha fare teatro in tempi di crisi? Sono le domande con cui si è inaugurato il workshop teorico/pratico di scrittura critica condotto da Andrea Porcheddu. Ma sono anche interrogativi che, lo stesso Porcheddu, ha rivolto all’autore-attore-regista argentino Claudio Tolcachir, nell’incontro pubblico che l’ha visto protagonista alla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian. Perché, in Argentina, la materialità della crisi (economica, sociale, culturale) che stiamo cominciando a conoscere di questi tempi, fuori e dentro i palcoscenici, è arrivata un bel po’ d’anni prima – proprio quando Tolcachir ha fondato Timbre4, la compagnia con cui lavora tuttora, e in coincidenza a quella rinnovata vivacità del teatro ibero-sudamericano che ha attirato la grande attenzione dei pubblici e degli studiosi del vecchio continente.   Un momento del laboratorio   «Il fatto che Timbre4 e il nuovo teatro argentino – racconta Tolcachir – siano...

Rovistando nella cassetta degli attrezzi

Cosa si portano a casa, dunque, i giovani attori e performer, drammaturghi e registi, dai laboratori di queste Biennali Teatro? Quali strumenti utili possono aggiungere alla propria “cassetta degli attrezzi”? Quali metodi giocarsi nei loro prossimi spettacoli? E se un’attenzione doverosa va alla concentrazione sulle singole individualità degli allievi – visibili, come racconta Elena Conti, nelle diverse modalità di riscaldamento e training, un panorama curioso e variopinto che inaugura ogni mattina i laboratori veneziani e che può raccontare delle storie e culture, idee di teatro e di vita completamente diverse che si incontrano in questi giorni in laguna – è interessante anche andare a rovistare fra gli strumenti e i metodi che i cinque maestri della Biennale 2012 stanno offrendo a questi giovani aspiranti artisti. Nelle edizioni passate, si può dire, i laboratori, pur nelle specificità dei singoli maestri, conversero – oltre che per il dato generazionale, capace di riunire a Venezia le nuove spinte della regia europea – in una dimensione della ricerca dal carattere autoriale, in cui gli...

Àlex Rigola. Un campus d'agosto

Àlex Rigola, fra i rappresentanti di quella nuova possente generazione della regia europea che – ne abbiamo visto qualche esito proprio nelle ultime sue Biennali – continua a scuotere i palcoscenici e a reinventare il linguaggio teatrale, è al secondo mandato come direttore del festival lagunare. Qui, con l’intenzione di fare di Venezia un campus internazionale delle arti sceniche, sta sperimentando una curiosa formula di direzione, capace di intrecciare la logica laboratoriale con il momento della messinscena. Tale orientamento sembra coinvolgere tutti i livelli della creazione teatrale: prima di tutto quello della regia e dell’attore, ma anche – testimone è il festival 2011 – quello della scenografia, del light design e addirittura della critica teatrale. Il primo giorno del nuovo Laboratorio Internazionale delle Arti sceniche, Rigola ha incontrato la redazione che seguirà e racconterà i lavori: ecco quanto è emerso.   Una Biennale all’insegna del laboratorio: il progetto, avviato nel 2010, che quest’anno si condensa in un’unica settimana e richiama a Venezia più...

Laboratori Biennale: Luca Ronconi

Luca Ronconi, in cinquant’anni di lavorìo incessante sui palcoscenici di tutta Italia e non solo, è conosciuto e seguito per una linea creativa che ribolle di una curiosità instancabile, sempre tesa a stuzzicare i limiti delle convenzioni del linguaggio e a eccedere gli orizzonti della scena. Con opere-fiume, dilaganti e travolgenti, ormai entrate a pieno titolo nella storia del teatro e con spettacoli memorabili, Ronconi ha saputo attraversare un ventaglio tuttora inafferrabile di possibilità autoriali: dalle spiazzanti riletture dei classici ai vertiginosi affondi nella modernità, dal lucido attraversamento di testi comunemente considerati “irrapresentabili” alla scoperta di una solida vocazione drammaturgica all’interno di contesti insoliti, come i modelli matematici del Barrow di Infinities. Ma il lavoro di Luca Ronconi – da quell’Orlando furioso che nel ’69 portò finalmente la regia italiana all’attenzione internazionale, in un doppio riscatto sospeso fra canone e ricerca, che vede affermarsi una norma e contemporaneamente la sua stessa trasgressione – non si risolve...

Monticchiello / Paesi e città

A Monticchiello si arriva percorrendo una strada che sembra un serpente tra campi dorati di grano tagliato e radi alberi e cespugli. È un paese medievale di antica cultura agricola riposto nella Val d’Orcia, una terra un tempo dura, oggi da cartolina. Da quarantasei anni questo borgo che d’inverno arriva a malapena a duecento anime è sinonimo di Teatro Povero. A gennaio ci si ritrova in settanta-ottanta, quasi la metà degli abitanti, vecchi, adulti, giovani, bambini, per pensare allo spettacolo da mettere in scena in piazza tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. La cronaca, già intinta di mito, parla di feste e rappresentazioni popolari che negli anni caldi intorno al 1967 sentono il bisogno di raccontare le trasformazioni che stava vivendo il paese, andando a scandagliare la memoria del passato, le “radici”. Dal dramma storico si passa all’“autodramma”, alla messa in scena di sé, dei propri problemi di piccola comunità in via di estinzione.     I toni saranno sempre quelli di un’autoanalisi tesa e inventiva che spazia dalle crisi economiche attraversate con la fine della cultura mezzadrile e dell’economia contadina al ricordo delle tradizioni, dalla...

Mercuzio non vuole morire

Il giorno seguente tra le vie di Volterra si respira l'aria della quiete dopo la tempesta; è facile incrociare gli sguardi del popolo di Mercuzio, ben si distinguono da chi è rimasto estraneo alle evoluzioni della Compagnia della Fortezza o dai turisti che questa città continuamente la attraversano. E per far sì che una città sia polis e non solo valico prestato all'attraversamento momentaneo bisogna lavorare per contagio in un tempo lungo, diluito. La Compagnia della Fortezza ha impiegato anni per far maturare il seme rigogliosamente sbocciato nel lavoro di quest'anno, dedicato certo al Mercuzio shakespeariano, ma soprattutto a un intero mondo poetico e politico che congiunge il Bardo a Majakovskij. Perché anche l'emozione in questo caso si fa segno politico e pure l'esortazione di Punzo, dopo i saluti, a continuare l'esperienza fuori dal carcere, nelle piazze di un festival che quest'anno è tutto Mercuzio, non può non aprire una breccia nello stomaco di chi alzando lo sguardo dal cortile del carcere scruta tra le grate delle celle quella libertà negata che alla maggior parte degli attori...

We Folk! Drodesera

We Folk! non è soltanto una pressione estetica, un riferimento a una linea, l’innesto di un trend. Certo a Fies ci sono la musica e i pretzel, i krampus, i cowboys, riti quasi sciamanici, più o meno magici e tutto il resto, ma come dice la direttrice Barbara Boninsegna “quello è soltanto un mezzo: il “folk” sta per “noi”, per noi popolo...”. Così l’edizione 2012 di Drodesera, più che uno degli eventi da non perdere dell’estate dei festival, diventa un’occasione preziosa per andare a scoprire cosa si crea e come si lavora tutto l’anno a Fies, ex centrale idroelettrica incastonata fra montagne e laghi del Trentino da qualche anno riconvertita a spazio per l’arte contemporanea.     Perché il folk – termine anglosassone che sta appunto per “popolazione”, “gente”, “persone” – che si ricerca da queste parti è legato piuttosto alla condizione esistenziale che ci troviamo a vivere oggi. Al festival di Dro avevano cominciato due anni fa a interrogarsi sulla crisi che domina questo post-capitalismo...