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Poesia

(64 risultati)

MAL’ARIA

    l’ora legale offre il sole alla sera ubriaco di primavera l’eco di un eco lontano lampi negli occhi smanie in mano   un tempo ignoto avanza   un drappello medico militare cavalleria cinese, galoppa nella neve. Presidio del contagio in terre d’Asia.   Basilica lucente, fuochi ardenti piazza San Pietro immota grigio piovigginosa un Papa solitario officia Urbe et orbi   muove l’Impero di Mezzo la Santa Sede siede, bimillenaria Rus’ in disparte, Umma silente i regni d’Occidente in caos lungimirante, a scadenza. Non pervenute altre istanze.   casting in diretta schermo regnante vale chi c’è, h24 selezioni aggiornate eliminati miracolati salvati audience voti milioni di milioni di visualizzazioni   quanta tristezza quanta malinconia emoticon i like e pandemia   MAL’ARIA   mani che non toccano parole che non fiatano occhi schermati mascherine guanti corpi obsoleti ingombranti   impresa teologica oltre che tecnologica la Torre di Babele è in marcia comanda la Finanza esegue la Politica intrattenendo sprazzi di carità e sprazzi di poesia la Torre di Babele accelera psico/bio/d’Io in sintesi farmaceutica   non mi prostro alla...

Scritture d’emergenza / Nel vuoto

In scena una donna giovane o molto giovane.   1. Eccomi sono qui io sono qui  in carne ossa sangue nervi  sono qui giovane essere umano  qui dietro il muro dello schermo  e parlo a te  a te che mi guardi  di là da questo muro tu mi guardi  e mi chiedi che cos’è questo vuoto  fino a quando durerà questo vuoto  questo vuoto intorno  questo spazio vuoto  questo spazio vuoto fra me e te  fratello amico   mio amante mio assassino  noi siamo qui  io di qua dal muro dello schermo  tu di là dal muro dello schermo  e tutti gli altri intorno  tutti davanti al muro dello schermo  tutti in ginocchio  davanti a un muro tutti in questo vuoto  questo vuoto fuori  questo spazio vuoto  questo vuoto intorno  questo vuoto fra noi  siamo qui ficcati in questo vuoto  questo vuoto del tempo e da questo vuoto del tempo  io ti parlo e dico:    2.  quello che viene dopo  non è la fine o la continuazione  quello che si è interrotto  non si può continuare  questa non è una pausa  non è l’intervallo  primo e secondo tempo...

La fine del mondo / Del teatro e della vita il fiore

LUMACA IMÈGA      O gente che corre – umanità – sentite   andando piano e meditando   e molto ascoltando   che pensieri mi sono venuti in mente.   Mentre ero brucando di foglia in foglia   accanto a bellissimi fiori erti e orgogliosi   ho pensato:   Chi è un fiore?   Uno che sboccia, fiorisce e sfiorisce.   Per chi fiorisce?   Per sé – per essere fiore.   E Fiore lo spazzino   lui sì vero re del mondo   per chi canta?   Per sé canta – per la gioia di sé.   O gente che corre   inseguita dall’ansia:   cos’è il bene per un fiore?   Fiorire.   E per voi dinosauri?   E per noi del Pavano Antico   cos’è il bene?   Essere in fiore.   Far sì che il difficile    attraversamento della vita   sia un teatro in fiore –    il teatro della nostra vita   in fiore – anche accanto alla morte:   godendo del fiorire di noi e di tutti, perfino   dentro il lato oscuro che ci spaventa   e ci nutre.   CORO     Noi siamo il Fiore   e il Leviatano   e con l’amore   e andando piano   la sapiente...

Doni / Discorso ai ragazzini prima della partita

Coraggio, ragazzi! Coraggio!   L’ora è arrivata! L’ora di scendere in campo! L’ora di salire sul palco! Scendere, salire: che modi di dire  son questi?   E se il campo fosse in alto, sospeso su un grattacielo? E se il palco fosse in basso, a mo’ di antico teatro greco? Eppure sono verbi importanti, datemi retta. Salire, scendere: è tutta lì la partita.   L’ora è arrivata! L’ora voluta, cercata, desiderata! E adesso… avete paura? L’ora da tempo sognata quell’ora, quell’ora è scoccata.   Lo so che il cuore vi è sceso nei piedi. Lo so che vi trema la voce. Lo so che una febbre vi smangia da dentro. Che il fantasma della disfatta vi appare e vi acceca.    Non abbiate paura! Ve lo dice uno  che ha sempre paura.  Non abbiate paura! Avete vissuto per questo, che altro?   Coraggio ragazzi!  Siamo una piccola cosa che trema siamo un grumo di sangue  che vuole Tutto per sé, che brama e se non lo afferra  gli cresce la rabbia, e il rancore.     Eppure qualcosa in noi brilla! Non siamo quaggiù per volere! Volere volere e ancora volere e Tutto arraffare di Tutto esser padroni. Non siamo, quaggiù, per fare i reucci....

Doni / Il presente

Sono pochi quelli bravi Che sanno subito reagire al presente Avendo cose da dire su questa pandemia pochi BASICAMENTE UNO PIU DI TUTTI Zerocalcare Solo lui         Per lui rispetto e gioia Quasi felicità nel marasma di sensazioni sconosciute che mi galleggiano addosso e dentro in questo momento La chiara abbondanza di acutezza stratificata causa un piacere specifico, che è stato poco indagato   Gli altri, ahimè anche i più buoni, per me se evitavano di avere subito qualcosa da dire e non dicevano Era così tanto meglio   Io sul presente, niente In generale L’ho sempre detestato il presente Figuriamoci poi questo qui che ci tocca Ma anche qualsiasi altro qui lo stare qui In un qualunque qui un qualunque ora, adesso, attimo, momento, istante Stare Qui e non altrove In questo indirizzo Queste coordinate cartesiane che sono questo e nient’altro Solo questo… Che poca cosa Il presente per me acquisisce dignità solo appena diventa passato su Dammi un passato da reinventare Un futuro da immaginare Ma il presente si subisce e basta Sempre  bello o brutto che sia Il presente ti passivizza Ti rende preda E da lì, dal luogo della non fantasia beh Oddio che...

Doni imprevisti / L’Italia che verrà

Il virus del pianeta è l’uomo delle prime file, i banchieri, i potenti mercanti i più lesti tra i politicanti. Nelle retrovie dell’umanità ancora batte il cuore, la figlia va a trovare la madre e la madre teme che la figlia si ammali, il barbiere di pomeriggio non sa bene che fare, ora per lui è sempre lunedì, l’uomo che passeggia con il cane ha perso da poco il fratello per un tumore, il barista cerca fotografie della sua giovinezza, i fidanzati lontani si chiamano spesso, una signora di Bergamo è andata al cimitero a trovare suo marito, in un paese della Sardegna c’è uno  che non sa niente di quello che sta accadendo. Io da qualche giorno ho smesso di guardare la televisione. Ieri sera ho scritto in rete che forse a qualcuno poteva fare piacere parlare con me, visto che io ho una lunga pratica col panico, coi nervi accesi. Sono giornate lunghe, s’affacciano doni imprevisti,  restano vecchie muffe, ma per favore niente discorsi grandi sul mondo che verrà e sul mondo che c’era. Raccogliamo il bene possibile in ogni dettaglio: un buon litigio, la fioraia che ha offerto i fiori che non può vendere, le fisarmoniche alle finestre, il barista in pensione del mio paese...

Ci dovevamo fermare / Nove marzo duemilaventi

Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare. Stare dentro le cose. Tutti fuori di noi. Agitare ogni ora – farla fruttare.   Ci dovevamo fermare e non ci riuscivamo. Andava fatto insieme. Rallentare la corsa. Ma non ci riuscivamo. Non c’era sforzo umano che ci potesse bloccare.   E poiché questo era desiderio tacito comune come un inconscio volere - forse la specie nostra ha ubbidito slacciato le catene che tengono blindato il nostro seme. Aperto le fessure più segrete e fatto entrare. Forse per questo dopo c’è stato un salto di specie – dal pipistrello a noi. Qualcosa in noi ha voluto spalancare. Forse, non so.   Adesso siamo a casa.   È portentoso quello che succede. E c’è dell’oro, credo, in questo tempo strano. Forse ci sono doni. Pepite d’oro per noi. Se ci aiutiamo. C’è un molto forte richiamo della specie ora e come specie adesso deve pensarsi ognuno. Un comune destino ci tiene qui. Lo sapevamo. Ma non troppo bene. O tutti quanti o nessuno.   È potente la terra. Viva per davvero. Io la sento pensante d’un pensiero che noi non conosciamo. E quello che succede? Consideriamo se non sia...

Speciale Aqua / Era il vedere

Era il vedere era il guardare a legarmi qui, i riflessi sulla laguna le finestre fino all’acqua l’acqua fino alle ginocchia.   Poi è divenuto odore, il tanfo della bassa marea le alghe ghiacciate umido negli armadi.   Oggi sono gli abbracci, ai campi dell’ultimo saluto ai muri scena di sempre alla cenere nella laguna cercando le tue mani, i tuoi occhi. La polvere dei ricordi. 

Speciale Aqua / Qualcuno e i suoi passi

Qualcuno e i suoi passi dentro il suono che fa l’alba una specie di rumore una sorta di stupore un momento dopo l’altro un piede dopo l’altro:   il gabbiano fermo a San Tomà l’odore di caffè che viene da un bar il gatto alla Scuola Grande di San Rocco il ponte dove mi hai aspettato la prima volta;   credevo di sbagliare strada e invece l’ho trovata così mi trovano i canali che spuntano e non so se l’acqua applauda ma mi accompagna.

Speciale Aqua / La prima volta che ho visto il mare

La prima volta che ho visto il mare avevo diciassette anni. A quell’età non mi lavavo le ascelle e non avevo capito a che serviva il bidet. Al mio paese non ci sono fiumi e non c’è nessun lago nelle vicinanze. Neppure l’acqua bevevo a quel tempo, solo aranciata Fanta e le gassose. L’unica acqua che mi piaceva  era la neve.

Speciale Aqua / Turbata atque imperturbabilis

Acqua Sorella, Francesco su alla Verna Acqua Risorsa, i campi da irrigare Acqua da spremere, i pozzi sul deserto Acqua che è troppa, si vuole vendicare Acqua che manchi agli invadenti umani (Sette miliardi e non si fermeranno) Acqua lontana che non vedrò sgorgare Acqua vicina, ascolto il tuo fragore Acqua di tutti e Acqua di nessuno Acqua la Buona, Acqua da imitare…   Proposi un giorno a un sommelier del vino D’istituire un corso per sommeliers dell’Acqua Mi disse sì va bene idea fenomenale Ma attendo ancora d’esser convocato Nel mentre t’ho appreso in ogni gradazione Non c’è sorgente di cui si possa dire È uguale a quell’altra, stessi minerali Sempre diversa perché sei sempre uguale…   Acqua perenne e Acqua dell’istante Acqua che parli solo ai solitari Acqua silente ed Acqua mormorona Acqua accadueò tutt’innaturale Acqua che ridi in questa pozza alpina Acqua che soffri, sei spesso l’ingiuriata…   Acqua tu sei questo mio corpo vecchio Quando avrà fine, ripeterà il tuo nome

Speciale Aqua / Centri

Mi piacciono i convegni, le conferenze.  Mi piace il silenzio severo di un’aula magna, di una biblioteca rionale. Amo le mezze luci di queste sale, le file di poltrone rosse, blu,  e le tende lì intorno, il brusio del pubblico.   Come in un campo pellerossa il fuoco  che splende e sale  mentre la danza si scatena, ecco  laggiù, sul tavolo, al centro della scena, limpida e ferma, la bottiglia dell’acqua minerale.     [Ripresa e rielaborata dalla poesia Conferenze, in Chiarimenti, 1995]

Speciale Aqua / Bambina e acqua

Senza l’acqua non c’è vita sulla Terra. L’acqua è preziosa. Possiede poi tante declinazioni: acqua da bere, acqua per lavarsi, acqua in cui nuotare. L’acqua e le sue immaginazioni sono al centro dei sogni, delle attività oniriche e fantastiche di uomini e donne. In collaborazione con Valmora dedichiamo uno speciale all’acqua pubblicando poesie, prose e scritti di autori italiani e stranieri.   Ferma come una biscia che si finge morta ma con gli occhi spalancati sul fondale guardava l’acqua in cui bere senza sale  senza la gola amara, solo la lingua liquida del fiume tra le foglie di frassino e il canneto. Sopravviveva in quel verde – in una tregua mentre il greto le asciugava il vestito  con una luce di erba, ossa, ghiaia.

Una matita per l'estate / Facendo la punta

  Facendo la punta alla matita con un temperino bianco a manovella, l’odore di legno secco cerco nella memoria da dove questa fitta al cuore. Ed ecco il tuo, confinato nella penombra della soffitta e tu che le temperi tutte una dopo l’altra. E allora telefono a mia sorella «fammi un regalo, domani portami il temperamatite di papà, quello giallo, lo tengo qua».   da Una telefonata di mattina, La Vita Felice 2016.

Quattro Poesie / Invito

Pubblichiamo l'ultima delle quattro poesie di Robin Morgan. Qui il saggio introduttivo di Maria Nadotti, qui la prima delle poesie da lei scelte, qui la seconda e qui la terza.   Quando è di te che piangi – non è, vedi, pietà, è lutto – non per i tempi andati o i treni che hai mancato. C’è una ragione sola: hai smarrito la quiete e te ne accorgi. Be’, non mentre dormi, tu sei tranquilla mentre dormi. Ma appunto, nel sonno, non sei tu a rispecchiare la pace, immobile di un lago. Ora, da sveglia, costante le tue superfici increspa il vento.   È un poco faticoso, però è meglio che tu ci faccia l’abitudine: questi minimi spasmi che ti scuotono sono soltanto assaggi, brusio di quanto sta per arrivare. Non puoi – non lo puoi più – essere pace fuori come sei pace adesso, nel profondo. Meglio così   che alla rovescia. Guarda, sei in sincronia: tu, l’universo, e metabolica la vita intera, moto incessante onde, semenza, uova che si spaccano galassie in movimento in collisione, soli che periscono ardendo, cellule che si separano, chi mai ha bisogno di quiete? La quiete è morte.   No. Nemmeno la morte può starsene tranquilla. La morte brulica di attività, batteri vivi,...

Quattro poesie / Osservando il lato luminoso

Pubblichiamo la terza delle quattro poesie di Robin Morgan. Qui il saggio introduttivo di Maria Nadotti, qui la prima delle poesie da lei scelte e qui la seconda.   Vivendo in un’epoca di agonismi scientifici, è facile scordare che un tempo ci avrebbero bruciate vive.   Sul serio, avrebbero bruciato me e quelle come me per così tante ragioni per così tante volte: per avere amato, non sposata, un uomo per avere amato una donna, perché donna. Perché donna che ha imparato a leggere. Perché donna che ha imparato a scrivere. Per questo, adesso, perché ora tremo da Satana senza alcun dubbio posseduta.     Quelli che ci bruciavano vive sono ancora in giro. E come amano dare fuoco alle cose! Adesso appiccano incendi virtuali ai fondi di ricerca, alle leggi che ci proteggono quando infine non riusciamo più a camminare in linea retta.     Il che porta alla mente una metafora – che cosa non lo fa? – di ciò che in fondo tutti quanti siamo; di ciò che accade quando non riusciamo più a camminare in linea retta.   È ben difficoltoso navigare la notte per le specie che si affidano ai segnali visivi. Già più semplice quando splende la luna, ma come fare nelle...

Quattro poesie / Materia grigia

Pubblichiamo la prima delle quattro poesie di Robin Morgan. Qui il saggio introduttivo di Maria Nadotti.     1. Disturbi del movimento     Dopo decenni di picchetti, petizioni, due volte il carcere e peggio – il supplizio delle riunioni – ora il nome della diagnosi lo trovo divertente.   Tutto è raccolto nella materia grigia – in gergo, per cervello – mentre sprofonda mentre si fa materia scura. Però, del grigio della mia nessuno ha precisato il tono: perla? antracite? Non è scientifico, del resto, il gergo.   Scientifico è il disturbo neurologico, lo dicono degenerato – pare un giudizio morale –  e induce il mio magnifico cervello a sputacchiare    da nervi e muscoli, a farfugliare, e un dibbuq dissoluto mi danza l’hip hop, così, lungo le dita, mi dà colpi nell’occhio, mi rovescia sul grembo il caffè, mi fa incespicare e di questo mi rimbrotta,   sopra lo schermo fa sbandare il mio cursore, e la mia firma – la fluida firma mia gioiosa, di cui tanto ero fiera – la incricca nel reticolo di un ragno avvinazzato.   Quale ironia, trovarmi tutta scatti proprio quando stavo scoprendo il valore della quiete. Dunque, Cervello,...

Seconda puntata / La poesia di Seamus Heaney

In occasione dell'uscita del Meridiano Mondadori Seamus Heaney. Poesie (1966-2013), a cura di Marco Sonzogni, pubblichiamo il secondo momento (qui il primo) della nostra antologia curata da Marco Sonzogni.      Dublino vichinga: prove, ossa da North (Nord, 1975)   I Poteva essere una mandibola o una costola o una parte recisa da qualcosa di più solido: comunque, un piccolo profilo   era inciso, una gabbia o un graticcio in cui fare magie. Come la lingua di un bambino che segue le fatiche   della propria calligrafia, come un’anguilla inghiottita in una cesta di anguille, la linea sorprende se stessa eludendo la mano   che l’aveva nutrita, un becco in volo, una narice nuotante.   II Sono prove, il mistero dell’artefice improvvisato sull’osso: fogliame, bestiari,   intrecci elaborati come la rete di strade di antenati e commercio. Che devono essere   ingigantiti nell’esposizione così che la nariceì è una migrante prua che annusa il Liffey,   risale morbida come un cigno fino al guado, assumendo sembianza di corna di cervo, spilli d’osso, monete, pesi, piatti di bilancia.   III Come una lunga spada inguainata nelle sue...

Campioni # 15. Maria Grazia Calandrone

le spirali delle due ammoniti sul tuo petto ripetono la forma delle galassie gemelle PGC 9074 e PGC 9071 della costellazione del Triangolo   una (la 9074, di tipo Sa) mostra una sporgenza luminosa, l’intenzione di un’alba, ma porta i bracci      avvolti strettamente intorno al proprio nucleo   l’altra, la galassia che si srotola più a Nord nel nero siderale (la 9071, di tipo Sb), ha allargato le      braccia da un discreto numero di anni-luce. il buio dell’universo è sottoposto a magnetismi incommensurabili. altrimenti, è cieco. questa forma di abbraccio disabitata, questa custode con le ali aperte nel silenzio profondo, reca un dolore alla spalla destra. È      un oggetto celeste dai tendini infiammati, a Nord-Est del tuo cielo   le due galassie sono scientificamente inseparabili. cito, da un articolo di Eleonora Ferroni, in     Notiziario dell’Istituto Nazionale di AstroFisica: “sono abbastanza vicine da sentire l’una la     gravità dell’altra, ma non ci sono disturbi gravitazionali visibili”   entrambe hanno prodotto “giovani e calde stelle...

Poesia. Lengàs dai frus di sera

"Na greva viola viva a savarièa vuei Vinars..." (No, tas, sin a Ciasarsa: jot li ciasis e i tìnars   lens ch'a trimin tal rìul.) "Na viola a savarièa..." (Se i sìntiu? a son li sèis; un aunàr al si plea   sot na vampa di aria.) "Na viola a vif bessola..." Na viola: la me muàrt? Sintànsi cà parsora   di na sofa e pensan. "Na viola, ahi, a cianta..." Chej sìgus di sinisa i sint sot chista planta,   strinzimmi cuntra il stomi massa vif il vistìt. "Dispeàda la viola par dut il mond a rit..."   A è ora ch'i recuardi chej sigus ch'a revochin da I'orizont azùr c'un sunsùr ch'al mi inciòca.   «L'azur...» peràula crota, bessola tal silensi dal sèil. Sin a Ciasarsa, a son sèis bos, m'impensi...   Traduzione: «Una greve viola viva vaneggia oggi venerdì...» (No, taci, siamo a Casarsa: guarda le case e i teneri alberi the tremano sul fosso.) «Una viola vaneggia...» (Cosa sento?...

Poesia in forma di rosa

Poesia in forma di rosa Ho sbagliato tutto. Sbagliava, spaurito al microfono, con la prepotente incertezza del brutto,   dei soave poeta, quel mio omonimo, che ancora ha il mio nome. Si chiamava Egoismo, Passione.   Sbagliava, con la sua balbettante bravura, rispondendo a domande di amici o fascisti, Maciste magretto della letteratura.   Interlocutori di Teramo o Salerno, di Conselice, o Frosinone o Genova, quello là, che aveva tanta ragione,   sbagliava tutto.   Sceso giù da Parigi – una primavera uguale in tutta Europa, mestruo di fango e sole febbrile,   o che sui campi (ruggini con viola di prugna velato, e ovali verdi, con in fondo l’ombra della foresta romanza...   Watteau, Renoir – salnitri sotto lo strato di verde, barbarico) il sole di quella primavera spargesse prepotente dolore,   o su questi campi: ai piedi di pale d’altare, rosso apenninico e casupole di sottoproletariato latino –   ... io ho sbagliato tutto. Ah, sistema di segni escogitato ridendo, con Leonetti e Calvino,   nella solita sosta, nel Nord. Segni per sordomuti, con...

Poesia. Saluto e Augurio

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Insieme alla pubblicazione d’interviste disperse, di lettere di scrittori e saggisti indirizzate a PPP, proseguiamo con la ripubblicazione di una serie di testi poetici particolarmente attuali scelti curati e introdotti da Marco A. Bazzocchi       Saluto e Augurio...

Poesia. Profezia

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Dopo la pubblicazione d’interviste disperse, di lettere di scrittori e saggisti indirizzate a PPP, oggi inauguriamo la terza e ultima: la ripubblicazione di una serie di testi poetici particolarmente attuali scelti curati e introdotti da Marco A. Bazzocchi     Libro delle croci si...

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