Cinema

Il figlio di Saul

Cosa si vede, si sente o si prova quando si vive nell’occhio del ciclone, quando si sta al centro della scena, sempre in movimento eppure immobili? Niente, non si prova niente. Il volto impassibile, il corpo rigido come l’ago puntato di un compasso, mentre tutto attorno il mondo ruota e travolge ogni cosa. La rappresentazione del campo di sterminio ne Il figlio di Saul, opera prima del trentottenne László Nemes, già collaboratore di Béla Tarr e autore di alcuni corti notevoli, è efficace e sconvolgente perché segue un doppio movimento che non offre punti di tregua allo sguardo: il movimento del centro, cioè del suo protagonista Saul Ausländer (un membro dei Sonderkommando al servizio dei soldati nazisti nella gestione...

Quo Vado. Il bisogno di comico

Il 2016 è iniziato nei cinema italiani con la travolgente affermazione ai botteghini del film Quo Vado?, diretto dal regista Gennaro Nunziante e interpretato dal comico Checco Zalone. Tale affermazione ha sorpreso perché sembrava impossibile che la coppia Nunziante-Zalone potesse ripetere il clamoroso exploit che aveva fatto registrare con il suo terzo film Sole a catinelle, uscito nel 2013 e diventato il film italiano di maggior successo in assoluto, con un incasso di quasi 52 milioni di euro e un pubblico di 8 milioni di spettatori. Il 14 gennaio invece i giornali hanno comunicato che Nunziante e Zalone hanno superato se stessi e molti ora si chiedono come ciò sia potuto accadere.   È noto come la comicità costituisca da sempre una risposta...

Quo Vado. L'importanza di partire a razzo

Tutti parlano di Checco Zalone in questi giorni (almeno quelli che non parlano di Colonia e della bomba coreana). Fino all’altro ieri tutti parlavano di Fabio Volo, e per la stessa ragione: fa vendere/vende in modo spropositato, falsa il mercato, fa bene/fa male al cinema/alla letteratura. La difesa, se fosse un vero processo, sarebbe incentrata sui medesimi punti: la gente vuole divertirsi, non possiamo sempre pensare ai problemi, possibile che solo i comici intercettino i gusti della maggioranza, che sappiano come intrattenere. L’arringa griderebbe in entrambi i casi alla truffa, perché è chiaro che se il prodotto lo distribuisci in quantità senza competizione poi competitor non ve ne siano (e se in tutti i cinema d’Italia almeno una sala d...

Star Wars. Il ritorno della disciplina

«Prima di Star Wars usavo la forza per servire birre» avrebbe dichiarato Daisy Ridley, protagonista dell’episodio settimo di Star Wars. Affermazione non sorprendente, anche ammettendo non sia del titolista che il 21 dicembre la riportava per un’intervista su Repubblica.it. Piuttosto in sintonia col cliché della gavetta, dei bassifondi che aiutano a guardare in alto, delle stalle che diventano stelle (siamo pur sempre in un clima natalizio), dell’ostinazione che alla fine la vince, alla quale gli attori di Hollywood, al pari di molti altri attori del farsi da sé, ci hanno da tempo abituati. Retorica universale che da decenni predica la mobilità verticale del lavoro, la rottura delle rigidità sociali, i repentini e sempre possibili...

Star Wars. Il fandom colpisce ancora

Nel caso siate latitanti in un bunker sotterraneo da qualche anno, potreste non essere al corrente del fatto che il 16 dicembre la Disney ha fatto uscire in pompa magna l’ultimo (per ora) capitolo di Star Wars, questa volta col sottotitolo Il risveglio della Forza, diretto da J.J. Abrams e probabilmente destinato a battere tutti i record battibili nel rutilante mondo dei blockbuster hollywoodiani. Nel caso poi la vostra latitanza duri da diversi decenni, potreste non sapere nemmeno che Star Wars ha fatto la sua comparsa nell’immaginario collettivo nell’anno domini 1977, primo film di una serie creata da George Lucas che sarebbe poi proseguita con altri cinque capitoli realizzati tra il 1980 e il 2005 (sulla qualità degli ultimi tre episodi non...

Star Wars. I padri, i figli, l’America, la storia

Dichiaro subito di non essere un esperto di cinema e neppure un fan sfegatato di Star Wars. Guerre stellari. Ho visto la prima trilogia varie volte. La prima fu al cinema, sullo scorcio di un anno, il 1977, in cui eravamo troppo dentro gli scontri politici italiani per distogliere lo sguardo e esercitare una prospettiva storica (almeno io). Entusiasmò molti di noi, perché vi sentivano comunque un’eco dei tempi; altri li lasciò diffidenti, nel vedere trasformata in grande spettacolo la lotta che contrapponeva bene e male (allora ben definiti, identificabili). Ho rivisto i tre vecchi film con mio figlio piccolo, sull’antico supporto del VHS, tante, tante volte. Del prequel ricordo poco. Sono andato in questi giorni (con mio figlio ventiquattrenne) a vedere...

Il ponte delle spie di Steven Spielberg

Gilles Deleuze diceva che il cinema moderno è stato in grado di farci credere ancora una volta in questo mondo. Credere “all’amore o alla vita, credervi come all’impossibile, all’impensabile”. Quando il legame tra l’uomo e il mondo sembrava essersi rotto, il cinema è stato invece capace di farci vedere come “l’uomo stesso non [sia] un mondo diverso da quello in cui sente l’intollerabile e si sente incastrato”: riconoscere di farne parte è allora una condizione necessaria per ogni possibile trasformazione di sé e di ciò che ci sta attorno.   È evidente come questa sensibilità cozzi con il cinismo corrente, che invece sembra incapace di uscire da quell’eterno scarto...

Suspense!

Nel corso della “Conversazione con il cervello di Einstein” la tartaruga propone ad Achille un metodo alternativo per apprezzare un brano musicale: gustarne in un solo colpo struttura, modulazioni e sfumature osservando la superficie di un disco che lo contiene. «Poiché tutta la musica è sulla faccia del disco, perché non assorbirla con un’occhiata, o al massimo con una rapida scorsa?» si chiede la tartaruga nel surreale dialogo concepito da Douglas R. Hofstadter. Comprimendo l’esperienza in un breve e intenso attimo, essa potrebbe addirittura diventare più potente: l’animale ritiene che «ciò procurerebbe di sicuro un piacere molto più intenso.» La perplessità di Achille è anche...

Star Wars. Mitologia Jedi e cultura convergente

Per spiegare l’incredibile successo ottenuto da Star Wars nei suoi quasi quarant’anni di vita alcuni non hanno esitato a chiamare in causa la nozione di “mito”, senza tuttavia preoccuparsi di specificare le ragioni di tale definizione o valutarne seriamente l’attendibilità. Come si sa nel linguaggio moderno in effetti il termine “mito” viene applicato, forse in modo troppo superficiale, a tutti quegli oggetti culturali che hanno in qualche modo colonizzato l’immaginario collettivo finendo per imporsi all’attenzione anche di chi non si considera un fan. Nel caso di Star Wars tuttavia l’appellativo di “mito” rischia di recuperare il suo significato originale, ossia quello di racconto (nel senso più largo...

Star Wars. Un timido risveglio

Su “una galassia lontana lontana” niente da dire. “Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…”, invece, non l’ho mai capito. Perché aggiungere il fattore tempo, per di più a ritroso, a quello spaziale? Un dubbio che mi sono portato avanti per anni, già in tenera età, prima di concludere che Star Wars non è mai stato un film di fantascienza, bensì un racconto fantasy con astronavi, un concentrato di archetipi della narrazione epica che apparteneva tanto ai cavalieri di Ariosto che ai miti di Tolkien, prima che Peter Jackson rendesse questi ultimi sinonimo di una inutile muscolarità celtica. Il tempo, tuttavia, è sempre stato un concetto sottovalutato nell’universo di Star Wars. Dove Il...

Star Wars. I love you Carrie

C’è una parte di noi che al solo pensiero di Star Wars inorridisce. Viscidi gasteropodi che trafficano loscamente atteggiandosi da navigati padrini, scimmioni pelosi ma scaltrissimi, assurdi comandanti che non si tolgono la loro assurda armatura nemmeno per andare a dormire, creaturine ridicolmente attrezzate da madre natura che decidono le sorti dell’universo, viaggi interstellari compiuti senza mai pensare alla benzina: insopportabili. Questo baraccone di freaks risulta, infatti, tutt’altro che simpatico perché, come da cliché del genere fantasy, agisce in un sistema perfetto, in cui ogni elemento è dentro un ordine che lo comprende, senza sfaccettature. O buoni o cattivi, tanto che, quand’anche uno dei personaggi volesse provare a evolvere, il suo destino sarebbe comunque segnato: o di...

Star Wars. Il debole della Forza

“Usa la forza Luke…” Luke? Chi era costui? Alla luce dell’evoluzione della saga di Guerre Stellari, una domanda del genere sembra avere una sua pertinenza. Almeno per alcuni, i più giovani, quelli per il quale Luke è solo il protagonista della “vecchia” trilogia, quella con meno effetti speciali ma con Harrison Ford. Già, perché per loro il protagonista della prima, fortunata serie di film sembra non essere che uno dei tanti personaggi e non l’unico vero eroe in cui “credere” e in cui immedesimarsi. Da un po’ di film a questa parte infatti il vero protagonista è il cattivo, Darth Vader (che si dice Dartfener e se ti scappa di dire “vader” qualcuno che ti guarda con il sorrisetto lo...

Star Wars. Fare, o non fare. Non c’è provare

La cosa più difficile è stata resistere, rimanere all’oscuro. “Pulisci la mente da domande”, questo mi dicevo. Nessuna informazione uguale nessuna delusione. Non vedrò un trailer, non cliccherò un “like”, non mi avrete con quelle assurde discussioni “Luke c’è o ci fa”. Ma se socchiudevo gli occhi il Millennium Falcon sfrecciava nello spazio interstellare, Chewbecca ululava a quella piccola luna in ciel. E così eccomi qua a strafarmi di anteprime e a organizzare maratone di guerre stellari con gli amici. Perché quest’inquietudine, sebbene mascherata da euforia, perché tutto questo turbamento? Perché se c’è qualcosa che Star wars ci ha insegnato, questo qualcosa...

Woody Allen, Irrational Man

In fondo Irrational Man non è altro che il film (uno dei film) che Woody Allen sta girando da tutta la vita. È la storia dentro la quale stanno tutte le altre storie, e che di tutte le altre storie ci parla. Al centro c’è un omicidio, tutt’intorno un gioco di seduzioni e tradimenti che ricorda molto del suo cinema del passato più e meno recente – come Crimini e Misfatti, Misterioso omicidio a Manhattan, Match Point, ma anche Scoop e Sogni e delitti – e che ricorda più di tutti Magic in the Moonlight, di cui è l’ideale continuazione, aggiornata e raffinata. E non solo per la presenza, in entrambi, della nuova musa Emma Stone. L’equilibrio e la limpidezza su cui si regge Irrational Man, però, paiono davvero...

Sul cinema di Sebastián Silva

Capita, a volte, che un regista giovane e di talento, conosciuto e apprezzato nel mondo dei festival, sia in realtà quasi completamente tagliato fuori dalla distribuzione italiana e quindi in buona parte ignorato dal pubblico non specializzato o cinefilo. È il caso di Sebastián Silva, regista cileno con sei film alle spalle (uno solo dei quali, La nana,  uscito in Italia, con il titolo Affetti e dispetti) e autore di un cinema originale e inafferrabile. Ne parliamo questa settimana su Odeon, inaugurando una serie si ritratti di figure importanti del cinema contemporaneo che meritano attenzione e analisi.       Rielaborare generi cinematografici è una pratica diffusa. Quasi sempre significa scimmiottare un certo genere, farne la parodia o...

Quasi una commemorazione / Buon 80 Woody

Qualche settimana fa, una conoscente degna della massima fiducia mi ha raccontato un aneddoto. Una famiglia italiana – madre, padre e figlia piccola – si trova in vacanza a New York. Nell'uomo occhialuto che passeggia dall'altra parte della strada, la bimba riconosce un profilo inconfondibile. «Mister! Mister!», chiama. Lo raggiunge al piccolo trotto. «Are you Woody Allen?», gli domanda, un po' trafelata. Lui, serafico, risponde: «I was...».   Battuta folgorante, quella del vecchio Woody, che mi è tornata in mente mentre mi accingevo a buttare giù queste righe, dedicate ai suoi ottant'anni (è nato il primo dicembre del 1935). Celebrazione insolita, è vero (quando mai capita di festeggiare il compleanno, sia pure a cifra tonda, di un cineasta?); se poi si tratta di un vegliardo con...

The End of the Tour

In Italia non è ancora arrivato, e per il momento non è ancora prevista una sua uscita. Qualche settimana fa la Festa del cinema di Roma l’ha presentato in anteprima europea, e in quell’occasione abbiamo avuto modo di vedere The End of the Tour, il film dedicato all’incontro e alle conversazioni fra David Foster Wallace e David Lipsky e ispirato al libro del 2010 Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (in originale, Although of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip With David Foster Wallace), che lo stesso Lipsky ha tratto da un’intervista registrata per la rivista «Rolling Stone» nel 1996 e poi mai pubblicata.   A dispetto della produzione indie che non si discosta troppo dalla medietà...

Bella e perduta

C’è un luogo, un monumento storico, la Reggia di Carditello, in provincia di Caserta: bella, bellissima, maestosa, ma rovinata dal tempo, dall’usura e dal saccheggio a cui l’ha condannata l’incuria degli uomini. C’è un tempo che è maestoso pure lui e quasi immobile e impercettibile: il tempo monumentale della tradizione, del passato e dello splendore antico. E poi c’è un altro tempo ancora, materiale e inarrestabile, che è il tempo della società e della Storia, ciò che porta decadenza e rovina. Infine, c’è una strada: sterrata, di campagna, ai bordi di campi coltivati o fra alberi disposti in fila; una strada da solcare, un tragitto da compiere in un senso e poi nell’altro.  ...

Inside Out. Del cinema cognitivista

I film per bambini sono il risultato di un’impresa immane: devono piacere al target elettivo, gli infanti, ma anche ai genitori che li accompagnano. Altrimenti gli adulti, spettatori coatti, direbbero “Possibile che io debba portare i miei figli a vedere simili baggianate?” e finirebbero col sabotare l’andata al cinema, malgrado pianti e strilli dei piccoli. Occorre quindi evitare anche agli adulti – ai quali capita anche, talvolta, di essere persone colte – una emozione che non è prevista nel film Inside Out: la noia. Un’emozione fondamentale per scrittori e filosofi – se ne occuparono Kierkegaard, Sartre, Moravia, Agamben – ma evidentemente non per l’Ekman-Pensiero. Si dà il caso che questo film della Pixar e di...

Sorrentino, ti amo e ti odio

Esiste un sito satirico, Libernazione, che ha creato un “generatore automatico” di trame alla Sorrentino: basta cliccare e appaiono nuove mini-trame, tutte costruite su uno stesso pattern, con personaggi, situazioni e musiche diverse ma altrettanto improbabili. Una parodia degli ultimi film del regista napoletano che sembrano esibire eccentricità apparentemente gratuite e nonsense, in bizzarri accostamenti.   L’invenzione goliardica è divertente, ma non inedita. Nel suo Diario Minimo (Bompiani 1972), Umberto Eco proponeva, sulla scia della letteratura “potenziale” in voga in quegli anni (Queneau, Perec, Calvino), un «Do your movie yourself», ossia un generatore di trame che funzionava esattamente come il generatore automatico...

Inside out o dell’elogio delle emozioni

«Va bene tutto, ma la tristezza, la prego, la tristezza nooo»: esclama quasi urlando Maria, la donna che ho di fronte, e mentre parla si prende la testa tra le mani. «Mio padre è in fin di vita, mi viene da piangere, ma temo di frammentarmi» – sussurra Elisa al telefono. «In ospedale, a un mio amico hanno dato pochi giorni di vita, l’importante è stare calmi, se ci emozioniamo non lo aiutiamo» – racconta Bruno.  «Non sento, non riesco a capire se sono innamorato» – si chiede Carlo. «Dopo anni è la prima volta che ho avuto un orgasmo, però mi è sembrato troppo violento e ho chiamato il medico» – dice Enrico. «È meglio non sentire, le emozioni sono...

87 ore. Una morte di Stato

87 ore è l’ultimo film di Costanza Quatriglio. Non è difficile prevedere che susciterà un’accesa, e forse aspra discussione. Su che cosa? Sull’opportunità di utilizzare nel film una parte delle 87 ore di riprese effettuate, senza interruzione, da diverse telecamere di sorveglianza a circuito chiuso all’interno del Reparto di psichiatria dell’Ospedale di Vallo della Lucania tra la mattina del 31 luglio e la notte del 4 agosto 2009. Che cosa si vede in quelle immagini?  Si vede l’ingresso in Ospedale di un paziente sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), la sua sedazione e la sua successiva contenzione in un letto dove quel paziente sarebbe morto nel giro di poco più di 4 giorni senza che in nessun...