Biblioteca, l’ultimo lusso democratico

Difficile trovare, negli Stati Uniti, un tema più popolare delle biblioteche. Gratuita e aperta a tutti, la public library è uno snodo centrale della comunità, un elemento del paesaggio come l'ufficio postale. Che un libro sulle biblioteche – anzi, semplicemente, The Library Book – diventi un best seller ha però dell'incredibile. A compiere il miracolo è stata, ancora una volta, Susan Orlean, staff writer del New Yorker già autrice di Saturday Night, Rin Tin Tin e soprattutto The Orchid's Thief Il ladro di orchidee. 

Con quest’ultimo, uscito negli Stati Uniti nel 1998, era riuscita a ricavare un clamoroso successo da uno dei temi più di nicchia che si possano immaginare, il collezionismo di orchidee. E a colmare la misura, poco dopo era arrivato un film – anzi il metafilm per eccellenza – Adaptation Il ladro di orchidee diretto da Spike Jonze, che ne aveva fatto una celebrità.

La sceneggiatura le sfilava la parte di protagonista per affidarla al suo stesso autore, Charlie Kaufman, che metteva in scena se stesso mentre si affannava a ridurre l'intricatissima narrativa del libro. Nei suoi panni e in quelli del suo irritante gemello, Nicholas Cage in un tour de force vertiginoso. Era invece una stralunata Meryl Streep a interpretare Susan Orlean, nel film una snob incline alle droghe che non si fa scrupoli a diventare l'amante del ladro di orchidee ("La verità è uscita dalla finestra", si era affrettata a precisare l’interessata).

Era abbastanza da consegnare una scrittrice al mito, ma il tocco finale era arrivato dagli Academy Awards con una raffica di nomination e l'Oscar al ladro di orchidee John Laroche (Chris Cooper) come miglior attore non protagonista.

 

Anche The Library Book (Simon & Schuster, 317 pp.) sta per avviarsi allo schermo, in questo caso uno show televisivo. Nell'attesa, l'ultima creatura di Orlean rimane uno dei libri più letti, richiesti, recensiti. La vicenda da cui prende le mosse è una di quelle che hanno tenuto il Paese con il fiato sospeso: il terrificante incendio che il 29 aprile 1986 devastò la biblioteca di Los Angeles, causando la più grande perdita di libri nella storia degli Stati Uniti.

L'idea prende forma quando Orlean accompagna per la prima volta il figlio Austin alla biblioteca di Los Angeles per una ricerca. Sono passati anni dall'ultima volta che ha messo piede in biblioteca ma nulla è cambiato. "Non era che il tempo si fosse fermato in biblioteca", scrive. "Era come se fosse stato catturato e raccolto, lì e in tutte le biblioteche – e non solo il mio tempo, la mia vita ma tutto il tempo dell'umanità. In biblioteca il tempo è arginato – non solo fermato ma salvato".

 

 

Tornare lì è ritrovare l'incanto delle prime letture e il ricordo della madre, cui The Library Book è dedicato. "Sono cresciuta nelle biblioteche, o così sembra. Mia madre ed io andavamo alla biblioteca vicina a casa almeno due volte la settimana e quei viaggi erano incantati. La stessa aria della biblioteca sembrava carica di possibilità e immaginazione: i libri sembravano avere una vitalità quasi umana".
Al college Susan Orlean rinuncia a quell'abitudine: preferisce comprare i suoi libri e specchiarsi in una biblioteca personale. Il passaggio di testimone al figlio ha però l'effetto di restituirla alle radici di quella passione per la lettura che le ha segnato la vita. Prende così vita un'inchiesta che trentatré anni dopo ricostruisce nel dettaglio quello che a posteriori suona come un disastro annunciato.

Il principio d'incendio si sviluppa nei magazzini della library nella sezione di narrativa. Nel giorno in cui il New York Times annuncia il disastro di Chernobyl, a Los Angeles un fuoco incolore avanza rapidissimo inghiottendo libri, riviste, documenti. Brucerà per sette ore a una temperatura di oltre mille gradi, impegnando tutti i pompieri della città.

La biblioteca non è munita di sprinkler né ha porte tagliafuoco e a sera il bilancio si rivela catastrofico. L'edificio è in rovina e le perdite ammontano a 400 mila libri per un totale di 14 milioni di dollari.

 

Si salvano 700 mila volumi che in una straordinaria catena umana di solidarietà i volontari imballano in 50 mila scatole. Finiranno riposti in surgelatori industriali per scongiurare muffe e umidità. Dopo due anni, con procedimento sperimentale saranno disidratati e, quasi tutti, restituiti all'uso.

Fin dal principio le autorità pensano che l'incendio sia doloso e identificano il principale sospetto in Harry Omer Peak, un biondino di bell'aspetto in città per tentare la carriera di attore. Malgrado gli indizi convergano su di lui, l'indagine finirà in un nulla di fatto mentre per Harry il finale si rivelerà comunque dolente.

Su questa traiettoria Susan Orlean intreccia un affresco che spazia dall'incendio della biblioteca di Alessandria ai roghi di libri per mano nazista passando Fahrenheit 451. Una citazione scontata, quest'ultima, trattandosi di libri in fiamme ma in questo caso doverosa, considerato che Ray Bradbury scrisse il libro proprio negli scantinati della Los Angeles Library, dove per pochi dollari affittava una macchina da scrivere.

È questo il volume che Orlean, per amore di ricerca, brucia in una delle scene più citate. Lei, che considera i libri creature e stenta a buttarne uno nella spazzatura, si apparta su una collinetta, gli dà fuoco e lo guarda andare in cenere nel giro di pochi secondi mentre i brandelli di carta s'involano come "farfalle nere".

 

Insieme ai libri, in queste pagine incontriamo gli uomini e soprattutto le donne che fanno la storia delle biblioteche: Mary Foy che dirige la Los Angeles Library a fine Ottocento, quando solo gli uomini hanno diritto alla tessera; la giornalista Tessa Halso, che qualche anno più tardi inaugura gli scaffali aperti e invia i librai nei quartieri degli immigrati; Mary Jones licenziata agli inizi del secolo scorso per fare posto a un uomo in una guerra dei sessi che tiene a lungo banco sui giornali e Charles Lummis, l'uomo che la rimpiazza, avventuriero e scrittore che spinge la biblioteca a diventare sempre più democratica, aperta, inclusiva.

Sono la determinazione e la visionarietà di questi eroi dimenticati a trasformare quello che in origine è un club di lettura per pochi benestanti, in un formidabile sistema di cultura che dai grandi centri si irradia nell'immensa pancia del paese. Se avete visto Ex Libris (2017), il magnifico documentario di Frederick Wiseman dedicato alla New York Public Library sapete già che la public library non è, non più, un deposito di libri o un reverente tributo alla Cultura.

 

 

È un centro di scambi, educazione, attività, che intercetta i bisogni della comunità, dai più concreti ai più sofisticati – i corsi di computer e la preparazione delle tasse, il workshop di poesia e i servizi per gli immigrati, i bookclub e la meditazione, le conferenze e le risorse sociali per gli homeless che in biblioteca passano gran parte del loro tempo. Senza dire che, in omaggio a una tradizione ormai secolare, il suo reference desk – vero precursore di Google – è in grado di rispondere a qualsiasi domanda.

Questa capacità di radicarsi nel tessuto sociale è la ragione per cui la tecnologia non è riuscita a eclissarla. Andare in biblioteca non serve più, sempre che non si cerchino documenti o testi particolari. Basta la card della library per entrare in un catalogo sconfinato di e-book e audiobook, musica, film, corsi e riviste. Eppure non ho smesso di andare in biblioteca, anche se la più vicina è una sala smangiata dal tempo, anni luce dalla magnificenza della New York Public Library. E come me, milioni di americani che ogni giorno affollano le oltre 17 mila sedi grandi e minuscole sparse nel paese.

 

"Forse nel futuro Overdrive sarà dove arriveranno i nostri libri, e le biblioteche diventeranno più simili alle nostre piazze, un posto dove sei a casa anche se non sei a casa tua", scrive Susan Orlean. Oggi siamo in mezzo a questo guado.

I libri sono già nel cloud ma resistono sugli scaffali. E in quella parte d'America che non è New York o San Francisco, dove le piazze sono un'utopia e la vita scorre fra la highway e il mall, la public library si è già fatta piazza, mercato, caffè. "[...] La library – scrive Orlean – è un buon posto per alleviare la solitudine, un posto dove ci si sente parte di una conversazione che va avanti da centinaia e centinaia di anni anche quando sei completamente solo". Un posto dove si è soli in splendida compagnia

The Library Book è il risultato di anni di ricerca, interviste, incontri. È la storia di un'idea, un omaggio all'ossatura democratica del Paese, un tributo alla memoria familiare. Orlean scrive in prima persona e trascina il lettore nell'avventura delle sue scoperte. A tenere vivo l'interesse, quello che è il suo marchio di fabbrica, una narrativa spezzata e divagante che rifiuta i confini dati dal tema e l'ovvietà della cronologia per seguire l'impulso e la curiosità del momento. 

 

Sarà interessante vedere come farà Orlean, questa volta nei panni di producer, a replicare per immagini il suo stile inconfondibile. In Adaptation Spike Jonze e Charlie Kaufman l'avevano frantumato in una bizzarria che si concludeva fra alligatori e sparatorie nelle paludi della Florida. 

Se lo svolgimento del tema è ancora tutto da disegnare, The Library Book può contare fin d’ora su un finale molto più estremo. " È diventato sempre più difficile – dice Susan Orlean – pensare a posti che accolgono chiunque e non si fanno pagare per il loro caldo abbraccio". Nella società più consumista del mondo, la biblioteca è un glorioso atto di resistenza umana: l'ultimo vero lusso democratico.

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