Facebook e gli intellettuali in vacanza

Alberto Arbasino su Facebook non c’è. Ed è giusto così: anni luce, per carità, da lui e dal suo lavoro.

Eppure, se avesse dato anche solo un’occhiata, vi si sarebbe trovato ironicamente a suo agio, dato che quest’ambiente (chiamiamolo così) proliferante e multiforme, noiosissimo e conturbante non è altro che il contenuto folklorizzato dei suoi romanzi più cool, Fratelli d’Italia in testa. Tutti i “signoramia” e gli “oddio” e i “perdindirindina” sono qui all’ordine del giorno. Amplificati. Per non parlare dei personaggi improbabili che, come questo scrittore arcirproustiano ci ha da tempo insegnato, s'incontrano a ogni angolo di strada cittadina o trazzera rurale, nonché delle ricche promenades di una villeggiatura comme il faut.

 

In tempo d’estate, fra l’altro, anche i doppi nodi vengono al più restio dei pettini, fitto o rado che sia. Osservando i ciclici spostamenti degli eschimesi nella stagione calda, in era non sospetta Marcel Mauss aveva dato delle ferie una visione rigorosamente antropologica: raggiunta la costa, quella gente non va semplicemente in vacanza ma cambia radicalmente i propri costumi (religiosi, sessuali, politici), se non i propri valori. Per restare ad Arbasino, altro che Piccole Vacanze. Non ci si stupisce pertanto che anche i più duri e puri fra gli intellettuali odierni, a un certo punto fra metà luglio e fine agosto, vanno per così dire in vacanza radicale: stando almeno alle loro pagine Facebook. Con modalità ed esiti di un certo interesse.

 

In un testo dei primi anni Cinquanta, adesso in Miti d’oggi, Roland Barthes aveva ragionato sul fatto che l’immagine dello scrittore in vacanza ripresa dei giornali popolari – Gide che legge Bossuet scendendo il fiume Congo, Camus che corregge bozze in una spiaggia algerina – non fa che confermare, rovesciandolo, il mito della sacralità dell’intellettuale. Se fa notizia il suo essere in ferie, è perché normalmente si ritiene, data l’altezza del suo spirito e la profondità delle sue faccende interiori, che non debba o possa prenderne mai. Fra l’altro, mostrandolo al lavoro in un patente luogo di villeggiatura, quei rotocalchi attestano surrettiziamente che un vero genio, per esser tale, non abbandona mai le sue attività, diciamo così, primarie. È probabile che il principio delle cosiddette vacanze intelligenti non sia altro che una massificazione farsesca di questo modo di pensare: interrompere la routine va bene, a condizione di esercitare comunque lo spirito in musei e mostre, città d’arte o scavi archeologici. E fu così che, con esilarante parodia, quei due ingenui fruttaroli romani impersonati da Alberto Sordi e Anna Longhi si sono trovati costretti a visitare la Biennale di Venezia senza capirne un’acca, finendo per diventare, ovviamente loro malgrado, esemplari unici della più raffinata body art

 

 

Che ne è oggi di tutto questo? Basta osservare con pertinente curiosità quell’immenso serbatoio antropologico che è, appunto, Facebook, provando a mettere in atto la cosiddetta netnografia, sagace pratica d’analisi che tratta i social media come luoghi di incessante, ricchissima produzione di documenti etnologici di prima mano da analizzare in ricerche qualitative di vario tipo. Volete sapere che cosa pensa la gente su un qualsiasi argomento? come reagisce a determinati fenomeni? cosa consuma? come vive certe esperienze? come, per esempio, pensa e vive la vacanza? Non c’è più bisogno di chiederglielo, di mettere su complessi e costosi sondaggi, di commissionare sofisticate interviste. È tutto già su Facebook, messo lì spontaneamente, praticamente da chiunque, senza mediazioni, senza imbarazzanti ritrosie dinnanzi il microfono e la telecamera del ricercatore.

 

Prendiamo appunto il caso della miriade di Scrittori alle Prime Armi, Venerati Maestri della Televisione, Filosofi Cantori del Porn, Artisti Squattrinati, Giornalisti Rampanti, Conduttori Radiofonici Severi e Opinionisti Corrucciati che generalmente, cioè nei periodi lavorativi, usano Facebook non per cuccare o spettegolare ma (almeno ufficialmente) per discutere, condividere, fare rete con esemplari umani della medesima specie. Cosa accade nelle loro pagine social durante le vacanze? Diciamo subito che siamo agli antipodi non soltanto dal Gide che s’ostina a leggere i classici in piena Africa, ma anche dall’idea della vacanza, se non intelligente (per carità), anche semplicemente interessata, per banale curiosità, all’arte, ai monumenti o a tutto ciò che più o meno lontanamente potrebbe sapere di cultura umana e sociale.

 

L’intellettuale in vacanza, oggi, stacca clamorosamente la spina. Mette la mente in modalità provvisoria, evitando con istintiva abnegazione tutto ciò che potrebbe far funzionare cellule cerebrali e loro sinapsi. Quel che è attivo in lui, fatemelo dire con orrida espressione, sta sotto la cintura, o da quelle parti lì. Ciò che pure lo colpisce, provocando pigri sobbalzi del sopracciglio sinistro, non è esito di un intenzionale programma d’azione o di passione, ma accadimento imprevisto, oggetto che s’incontra casualmente lungo la strada. L’intellettuale odierno in vacanza non cerca: trova – e ne se sorprende.

 

Se proviamo a fare una botta di conti, le (poche) parole usate infatti su FB, a prescindere dagli auguri reciproci per gli immancabili compleanni, sono sempre le stesse: “meraviglioso”, “mitico”, “sorprendente”, “eccezionale”, “incredibile”, “magico”, “un sogno”, “bellissimo” (questo con molte “o” alla fine), quando rivolti alle cose, paesaggi e simili; oppure “carino” (con molte “i” al centro), “siete incantevoli”, “che coppia magnifica”, “hai fatto il patto col diavolo?” (di Giornalista Prosperosa in Costume Succinto), quando rivolti alle persone, sole o in varia compagnia. Il tutto condito da innumerevoli risate (“ahahahah”), da faccine sorridenti spesso con lacrime d’ordinanza, e, manco a dirlo, milioni di punti esclamativi. Ecco, se c’è un protagonista assoluto nelle pagine FB dell’intellettuale odierno in vacanza, questo è il punto esclamativo. Evidente segnale di quella che, sarà già chiaro, è la sua passion predominante: lo stupore più ingenuo, la meraviglia allo stato puro. Cosa che – fatte salve le pagine in cui Aristotele pone il thauma a fondamento della metafisica – da un intellettuale tutto d’un pezzo non ci saremmo di primo acchito aspettati.

 

A rafforzare tutto ciò, ecco le immagini, anch’esse straordinariamente ripetitive. Vincono il primo premio i tramonti. Ci sono tramonti con mare piatto e orizzonte ben disegnato, decisamente classici; oppure tramonti con onde in tempesta e cirri conturbanti, più dalla parte dell’estetica barocca. Già, il calar del sole: da cui quelle immagini istituzionalmente struggenti virate al rosso, arancione e giallissimo, col mare blu dipinto di blu, qualche nuvola a contrasto, che avevamo pensato funzionare da indici più propri del Kitsch turistico. Eccolo ritornare, confessato di fresco, a esprimere quel bello di natura che credevamo morto ben prima della stessa morte dell’arte. Duecento anni fa. A seguire, paesaggi marini di vario ordine e grado (frequentissimi), costiere tipiche, spiagge misteriosamente vuote, prati in fiore, paesaggi alpini più o meno lacustri, palme e deserti (rari). Esotismo domestico allo stato puro. Fra gli esseri viventi, oltre alle Filosofe Procaci (esito di selfie mal nascosti), abbiamo incontrato pochi Bambini di Designer Affermati, nessun neonato, più spesso ragazzini in coppia sedicente avventurosa col papà Giovane Semiologo. A surclassare il genere umano, ecco l’esercito dei pets: cagnolini, cuccioloni, bestiole da borsetta, cagnacci omicidi, ma soprattutto un’enormità inesauribile di felini domesticissimi: gatti, micini, gattucci. Che sono, si sa, l’icona stessa del web (e qualcuno un giorno dovrà dirci perché). Un’assenza potrebbe colpire: quella del cibo, dei ristoranti e dei cuochi, delle pietanze elaborate e ben impiattate, del food porn insomma. Ma la gastromania, ahimè, è sul viale del tramonto (ancora lui). E l’intellettuale nostrano, per quanto momentaneamente disimpegnato, sta ben attento a non essere demodé.

 

Se poi, in certi piccoli momenti, riemergono sprazzi di coscienza critica, per questi Tipi da Spiaggia c’è un argomento perfetto di cui discettare alla rinfusa: il divieto francese del burkini.

A tal proposito, secondo me l’indumento in questione… Rasheed, mi porti un ginfizz per favore?  

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