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Ingrid Wallberg, la storia e i capolavori di un'architetta

Che Le Corbusier sia stato un tombeur de femmes (e per giunta maschilista) lo narrano tutte le cronache e le aneddotiche del tempo, perciò appare ancor più contraddittorio (ma forse non lo è) che egli abbia influenzato e promosso ben tre delle più illustri architette europee del modernismo. Nel suo studio, o comunque sotto la sua egida, si sono infatti formate la francese Charlotte Perriand (1903 - 1999) l'irlandese Eileen Gray (1878 - 1976) e la svedese Ingrid Wallberg (1890 - 1965). 

Charlotte Perriand, si sa, ha lavorato a lungo con il maestro (dopo il respingente esordio in cui questi tentò di dissuaderla con la famigerata minaccia: «Ici, on ne brode pas des coussins»), cofirmandone, addirittura, molti capolavori. Di Eileen Gray si conosce il lungo e travagliato rapporto di amicizia che ebbe con il maestro dei maestri, unitamente al suo compagno, Jean Badovici, essendo le loro reciproche residenze estive, la E1027 della Gray (si legga qui) e il Cabanon di Corbu, contigue sulla magnifica scogliera di Requebrune Cap Martin, in Costa Azzurra (il cui mare fu per lui fatale). Di Ingrid Wallberg è invece totalmente sconosciuta la storia personale e professionale, che ora una mostra, allestita all'Hallands Konstmuseum, di Halmstad, in Svezia, ci guida a scoprire. Curata da Anne Brügge, così come il relativo libro-catalogo (pp. 416, Balkong), si intitola: Ingrid Wallberg, architetta e funzionalista e raccoglie una ricca documentazione sui suoi 50 anni di lavoro.

 

Questo di Brügge è il primo studio dedicato a Wallberg, che era stata completamente ignorata dalla storiografia europea sul modernismo. Non la cita neppure Alberto Sartoris nella sua fondamentale e ben documentata "Enciclopedie de l'architettura Nouvelle. Ordre et climat nordiques", pubblicato da Hoepli nel 1957, che costituisce il primo censimento sistematico degli autori e degli edifici dell'architettura moderna in Europa.

Ed è una grave lacuna, perché Ingrid Wallberg non è stata soltanto la prima donna architetto della Svezia, ma è stata anche una delle massime esponenti del funzionalismo architettonico scandinavo, autrice di autentici capolavori.

 

Ingrid Wallberg e Albert Lilienberg, progetto del Chicago Comprehensive Plan, 1913; Ingrid Wallberg è stata anche designer di mobili e di tessuti, questi ultimi per la fabbrica che fu prima di suo padre e poi sua. Questo è uno dei suoi disegni, opera di una modernità sorprendente che sembra anticipare le forme informi del Gruppo CoBrA, degli anni cinquanta, soprattutto quelle di Jean Arp.


Fin da piccola, Ingrid desiderava diventare architetto, ma a quel tempo, nel suo paese l'accesso alla facoltà di Architettura non era consentito alle donne (lo fu soltanto dal 1921), così dopo il diploma di maturità classica, nel 1908, andò a studiare in Germania, a Berlino, specializzandosi in urbanistica. Nel 1915, subito dopo la fine del Primo Conflitto Mondiale, completò gli studi a Monaco, frequentando il corso di architettura presso la Königliche Kunstgewerbeschule. E certamente questi lunghi soggiorni studio all'estero, in anni in cui non erano per nulla usuali, e di certo neppure economici, se li poteva ben permettere, in quanto figlia di uno dei più ricchi industriali di Halmstad, proprietario di una fabbrica di mattoni e di una di tessuti

Tra un corso di perfezionamento e l'altro, Wallberg aveva anche iniziato a lavorare come urbanista e, su uno dei cantieri di Halmstad per la costruzione di un ponte, conobbe Albert Lilienberg (1879-1967), ingegnere capo della sezione urbanistica di Göteborg, che nel 1909 divenne il suo primo marito. Con lui collaborò ad importanti interventi di pianificazione urbana sia in Scandinavia che negli Stati Uniti, guadagnando addirittura il terzo posto, su trentanove partecipanti, al Concorso del 1913 per il Chicago Comprehensive Plan. 

Ingrid Wallberg era molto colta, e, oltre alla propria lingua madre, parlava e leggeva correntemente il tedesco, l’inglese e il francese; oltre che di urbanistica, si interessava di filosofia e di narrativa, ma soprattutto leggeva di architettura, inoltre disegnava benissimo. È stata autrice di articoli e di interventi a convegni su argomenti che le stavano particolarmente a cuore, come quello delle città-giardino e dello studio per la risoluzione dei bisogni abitativi di chi aveva pochi mezzi. Per semplificare la vita alle casalinghe progettò inoltre cucine dimostrative, funzionali ed efficienti, che vennero esposte nella grande mostra di Göteborg del 1923, allestita per celebrare il trecentesimo anno di fondazione della città. In essa Wallberg presentò anche il suo progetto di appartamenti sperimentali nella sezione Förening Hus och Hem, dedicata al tema della casa e della modernità domestiche. Invece, alla famosa Esposizione di Stoccolma del 1930 (Stockholmsutställningen), che segnò il momento di svolta dell'architettura svedese verso il modernismo, diretta da Erik Gunnar Asplund e organizzata sulla scorta dell'esperienza tedesca del Weißenhof Die Wohnung (Stoccarda, 1927), poiché Wallberg non era stata ancora riconosciuta come architetto dalla SAR (Sveriges Arkitekters Riksförbund), il corrispettivo svedese dell'Ordine degli Architetti e Ingegneri italiano, le fu concesso di presentare soltanto i suoi progetti di cucine innovative e razionali e non quelli dei suoi edifici. (Le Corbusier, richiesto di partecipare alla fiera, declinò l’invito. Chissà se fu anche per solidale sostegno alla sua allieva? È bello pensarlo.) 

 

Da sempre il sogno di Wallberg era stato quello di progettare edifici e fu proprio per realizzarlo che nel 1927 espatriò di nuovo. Infatti, dopo il divorzio dal marito, raggiunse a Parigi sua sorella Charlotta Maria Lotten, detta Lotti, giornalista e scrittrice, che in seconde nozze, nel 1923, aveva sposato il musicista (violinista e compositore) Albert Jeanneret, fratello di Le Corbusier. Con lei, Ingrid, intratteneva già da tempo un fitto scambio epistolare, concernente soprattutto la casa parigina che Corbu stava costruendo per suo fratello in Rue du Docteur Blanche, (la famosa maison Jeanneret, oggi patrimonio UNESCO, unitamente alla contigua maison La Roche), dove la coppia sarebbe presto andata ad abitare e della quale fu Lotti la finanziatrice. Grazie a questa fitta corrispondenza, Ingrid era dunque venuta a conoscenza in modo diretto dei principi dell'architettura moderna di Le Corbusier, che comunque non le erano ignoti, per averne letto resoconti e notizie, e dai quali era profondamente affascinata. Fu per apprendere personalmente dal maestro la sua lezione che decise di andare a Parigi, dove entrò subito a far parte del suo studio, al 35 di Rue de Sèvres, in qualità di stagista e di assistente, ed è stata quella la sua formidabile formazione nella disciplina. 

Ingrid fu la prima donna ad essere accolta nello studio dei cugini Pierre e Edouard Jeanneret, vi entrò infatti nella primavera del 1927, mentre Charlotte Perriand arrivò quello stesso autunno. Durante il periodo di permanenza di Ingrid, Le Corbusier stava lavorando soprattutto a Villa Stein-de Monzie (da lui soprannominata Les Terrasses) che sarebbe stata costruita a Garches, in uno dei più bei sobborghi di Parigi. Tra i tanti progetti che il maestro aveva allora sul tavolo da disegno, Wallberg collaborò ai due edifici per il Weißenhof di Stoccarda e al padiglione smontabile della Nestlè per la Fiera di Parigi del 1928. Si era inoltre agli albori del CIAM (Congrès Internationaux d'Architecture Moderne), alla cui nascita lei assistette in prima persona, rischiando addirittura di rappresentare la Svezia al Primo Congresso, se ciò non accadde, fu solo per le gelosie dei suoi conterranei colleghi maschi.

 

Charlotte Perriand e, dietro di lei, probabilmente Pierre Jeanneret, Ingrid Wallberg e, a destra, probabilmente Arvid Bjerke (architetto svedese che tra il 1928 e il 1935 aveva il proprio studio a Parigi) al padiglione della Nestlé, progettato dai cugini Jeanneret per la Fiera di Parigi del 1928.

 

Durante l'apprendistato parigino, Ingrid Wallberg divenne molto amica sia di Charlotte, che di Alfred Roth (1903-1998), con il quale stabilì un rapporto di collaborazione professionale durato alcuni anni, inducendo l'architetto svizzero a seguirla addirittura in Svezia nel 1928, dove, a Göteborg, diedero vita allo studio R&W. 

Wallberg e Roth progettano insieme due abitazioni monofamiliari, in cui risulta evidentissima la lezione di Le Corbusier: nel 1928 Villa de Örgryte, a Göteborg e, tra il 1929 e il 1930, prima che Roth facesse ritorno in Svizzera, la casa di vacanze a Onsala, conosciuta come Villa Simonsson, dal nome del committente, il lungimirante sarto Simonsson, appunto.

 

Ingrid Wallberg, in alto: scorci di Villa de Örgryte a Göteborg, 1928. In basso: vedute di Villa Simonsson a Onsala, 1929-1930, entrambe con Alfred Roth per lo studio R&W.


Entrambi gli edifici sono chiaramente ispirati ai cinque punti dell'architettura moderna sanciti da Le Corbusier nel suo fondamentale Verso un'architettura del 1923 (pilotis, tetto piatto, pianta libera, facciata libera, finestre a nastro). Inoltre i disegni originali di villa de Örgryte mostrano come l'influenza del maestro si fosse spinta addirittura a far loro preferire, per le rappresentazioni grafiche del progetto l'assonometria monometrica (nella quale la pianta mantiene la sua ortogonalità senza deformazioni) che LC aveva sempre prediletta. 

Sebbene i lavori di costruzione di questa residenza fossero iniziati nel 1928, si dovettero interrompere più e più volte, a causa delle proteste dei cittadini di Göteborg (che fecero ricorso addirittura al Tribunale!), i quali non vedevano di buon occhio un'architettura così moderna e priva di decori, oltretutto senza il caratteristico tetto a doppio spiovente dalla cuspide acuminata. A suo sostegno Wallberg ebbe però il comitato di pianificazione urbana e architettonica della contea di Halmstad e alla fine la spuntò, ma ci vollero addirittura sette anni perché la costruzione della villa fosse portata a termine. Scoraggiata e delusa, Wallberg, che ne era la proprietaria, alla fine decise di venderla.

Recentemente questa magnifica architettura è stata sottoposta ad un restauro conservativo che le ha permesso di riacquistare tutta la sua originaria purezza di forme. 

 

Disegni originali di Ingrid Wallberg e Alfred Roth, a sinistra: assonometria di Villa de Örgryte a Göteborg, 1928. A destra in alto: prospetto di Villa de Örgryte a Göteborg; i basso: prospetti di Villa Simonsson a Onsala, 1929-1930.


A fronte del volume compatto di Villa de Örgryte, il prisma della holiday house Simonsson a Onsala, costruito sulla roccia viva, si modula in verande, in ampie balconate e in lunghi terrazzi aperti sui vasti spazi che lo circondano. Questa architettura, molto prossima alla lezione del vicino neoplasticismo olandese, ha ben presto conquistato l'attenzione nazionale.

Purtroppo, nel tempo, è stata sottoposta a pesanti interventi edilizi che ne hanno stravolto l'aspetto, e, con l'obiettivo di renderla simile all'architettura locale, le è stato addirittura aggiunto un tetto cuspidato che ha finito per snaturarla definitivamente. 

 

Ingrid Wallberg, i due interventi di case popolari a schiera a Göteborg, in Örgryte. In alto, 1934-1943, località Bö, veduta dell’esterno e dei luminosi interni. In basso: 1937-1943, a Bângejordsgatam.


Dopo la partenza di Alfred Roth, Ingrid Wallberg ha continuato a dirigere da sola lo studio di architettura per altri trent'anni, progettando, fino all'ultimo dei suoi giorni, a Gymnasiegatan, ad Halmstad, a Idrottsgatan e a Skånegatan, palazzi, case a schiera, case unifamiliari, chiese, fabbriche e persino una centrale idroelettrica. Tutti i suoi progetti sono connotati dal linguaggio funzionalista che le era proprio, e quelli residenziali anche dal rispetto di standard abitativi molto elevati, così da consentire a coloro che vi avrebbero risieduto una vita quotidiana più salubre.

 

Nel 1929 si era sposata con Gösta Göthlin, medico capo della città di Göteborg e quello fu finalmente un matrimonio felice. Con lui condivideva molti interessi, oltre all'amore per la musica, li univa l’attenzione ai problemi sociali rivolta soprattutto al tema degli alloggi per le classi meno abbienti ed entrambi si battevano, ciascuno nel proprio campo, perché le condizioni di vita dei loro abitanti fossero ottimali. 

Tra il 1934 e il 1943, Wallberg, costruì i primi due quartieri residenziali funzionalisti a destino popolare di tutta la Svezia. Situati a Göteborg, in Örgryte, uno in località Bö e l'altro, iniziato nel 1937, sulla Brödragatan-Bangejördsgatan. Entrambi edificati su vasti terreni di sua proprietà, sono ispirati a principi salutisti, conciliati con la lezione architettonica corbusiana. Si tratta di due interventi di case a schiera, dalle facciate prive di decorazioni, intonacate semplicemente di bianco, con finestre a nastro e tetti piatti. Sul fronte posteriore del primo intervento si aprono piccole aree verdi che richiamano le città giardino inglesi care alla progettista – che, tra l’altro, nella sua vasta tenuta di Stora Gårda Trädgård, a Göteborg, gestiva un importante vivaio con grandi serre e terreni piantumati a perdita d’occhio. Nel secondo intervento, il dehor domestico è invece costituito dal tetto a terrazza di ampie dimensioni. Anche gli interni degli appartamenti sono improntati al razionalismo, dotati di grandi armadi a muro, hanno cucine piccole ma funzionali e rispettose delle precauzioni igieniche, con la zona pranzo separata, ma soprattutto, essi sono inondati di luce. In quegli anni, infatti, la tubercolosi era ancora una piaga sociale che mieteva parecchie vittime e offrire alla classe operaia case che consentissero di arieggiare gli ambienti e di farvi entrare il sole fu una scelta lungimirante e coraggiosa, oltre che apprezzabilissima sul piano formale, e in seguito venne largamente imitata.

Tuttavia, ad Ingrid Wallberg è occorso molto tempo per essere ammessa alla SAR, l’associazione nazionale svedese degli architetti, e, pur non avendo la laurea, alla fine è stato il suo lavoro sul campo a garantirle l'accesso, nel 1938, quando era ormai prossima ai cinquant'anni d'età e ai trenta di attività professionale.

 

Ingrid Wallberg, le cosiddette case di John Jonasson, Halmstad, 1958-1962.


Tra la sua vasta produzione architettonica, un posto speciale occupavano per Ingrid quelle che lei era solita chiamare le ville di John Jonasson, dal nome del proprietario del vasto terreno su cui furono edificate. Si tratta di dodici case bifamiliari, costruite tra il 1958 e il 1962 ad Halmstad sul pendio di Galgberget, realizzate in mattoni, cemento leggero, legno e intonaco impreziosito con polvere di marmo bianco. Ciascuna di esse, al piano terra, è dotata di un ampio living, diviso in due spazi dalla scala, e di una cucina abitabile. Il corridoio del piano superiore si apre sul soggiorno come una tribuna (così come era nella corbusiana maisois La Roche, contigua alla casa parigina di sua sorella Lotti) e su di esso si affacciano quattro camere da letto. Gli esterni si connotano per le loro linee audaci, dove una falda del tetto svetta obliqua verso il cielo, mentre la sua parte inferiore scende fino a fare schermo alla finestra del piano terreno. Un balcone incuneato nell'angolo tra due pareti si protende sulla splendida veduta aperta verso la città e verso il mare, come fosse la tolda di una nave in procinto di salpare, cui la falda inclinata del tetto facesse da vela.

 

Un’altra delle prerogative di Ingrid Wallberg è stata la sua capacità imprenditoriale, infatti, rilevate le aziende di famiglia alla morte del padre, fu una capitana d'industria competente e illuminata. Dapprincipio membro del consiglio, poi presidente e infine amministratore delegato delle Wallbergs Fabriks AB, per trent'anni ebbe un'influenza decisiva sullo sviluppo sia della fabbrica di mattoni che di quella tessile, senza mai smettere l’attività professionale di architetto. Per la fabbrica di tessuti, dei quali fu anche eccellente disegnatrice (vedi foto), venne persino in Italia a cercare partner commerciali che le consentissero di evitare i costi doganali e quelli di trasporto; vi reclutò anche lavoratori esperti che fece trasferire in Svezia. E fu proprio per i suoi operai che costruì gli alloggi popolari di cui si è detto, inoltre, per le sue fabbriche progettò nuovi spazi industriali ad Halmstad e a Göteborg la centrale idroelettrica di Slottsmöllan.

 

In un'epoca in cui il destino delle donne era scritto – relegate fin dalla nascita dentro le mura di casa, tra padri, mariti e figli – a loro preclusa qualunque carriera professionale, soprattutto se tecnica, Ingrid Wallberg ha sfidato ogni pregiudizio sociale e culturale, tanto nelle scelte di vita, quanto nel lavoro. È diventata architetto, e non uno qualunque. A lei la Svezia deve, infatti, le sue prime architetture funzionaliste e i suoi primi quartieri-giardino. Intrepida, intelligente, curiosa e colta, Wallberg, in forte anticipo sui tempi, ha portato la natura fin dentro le città, in piccole oasi verdi attorno alle case dei quartieri da lei progettati, che hanno reso migliore la qualità della vita di chi le abitava. Il suo ultimo intervento architettonico lo ha realizzato all'età di settantatré anni, due anni prima di morire. Persino la sua tomba se l’è progettata da sé, immersa nel verde, una trama di nuda pietra, celata alla vista da un rododendro maestoso. 

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