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Web: soli e insieme nell’epoca di Covid-19

In queste giornate stiamo rivedendo il valore da dare al nostro essere tecnologicamente connessi. Nel confinamento cui siamo costretti per contrastare la diffusione del Covid-19, dal seguire distrattamente conversazioni in chat, fare zapping su Facebook nella pausa pranzo, mettere svogliatamente cuori su Instagram prima di addormentarci, ci siamo ritrovati a dover reinterpretare come la rete ci permette di osservare il mondo, a usare il web per lavorare e studiare, a dare valore diverso a quei contatti che senza Internet non potremmo avere.

 

Non si tratta qui di riprendere visioni cyberottimiste ma di constatare come ricorrere alla rete sia oggi un’esperienza di massa dettata dalla necessità di ricostruire dinamiche di socialità a partire dall’impossibilità di fare incontrare i corpi. Si tratta di un rovesciamento di senso imposto per Decreto che richiede di guardare con nuove lenti il rapporto tra reale e virtuale perché, per parafrasare un noto lavoro di Sherry Turkle, passeremo settimane in cui non saremo insieme (nel virtuale) ma soli (nella realtà) ma piuttosto soli (nelle nostre case) ma insieme (attraverso le esperienze che faremo in rete). Che sia lavoro, apprendimento o intrattenimento culturale. Sì, perché questo bisogno di ricostruire le comunità temporanee impedite dal non poter andare a scuola, al lavoro, al cinema, a teatro, nei musei, ecc. sta producendo moltissime iniziative online che hanno la forma della simulazione dell’esperienza o della partecipazione sincrona ad eventi da vivere in modo delocalizzato.

Ad essere onesti il ruolo della cultura in Italia ha sempre riguardato nicchie di pubblico ma la sottrazione delle possibilità sembra avere amplificato l’idea di bisogno; e il fatto che la cultura sia un elemento di aggregazione, di identità e di inclusione la fa diventare centrale in un momento come questo in cui ci sentiamo separati, incerti ed esclusi dal mondo.

 

Venerdì 13 marzo è stata una giornata simbolicamente importante per testimoniare come attraverso la rete e le tecnologie di connessione che abbiamo nelle nostre case si possa stare assieme e fare solidarietà. Dalle sei di mattina a mezzanotte, una risposta è venuta dall’iniziativa L’Italia Chiamò, una vera e propria maratona online per stare assieme e produrre anticorpi, per raccogliere fondi di sostegno al sistema sanitario nazionale. È nata da una spericolata idea del giornalista Riccardo Luna a cui l’art director Paolo Iabichino ha dato il bellissimo titolo e alla cui realizzazione hanno contribuito molte delle persone e delle iniziative che hanno fatto della rete in Italia un posto decente in cui abitare. Nel live streaming progettato in pochi giorni e trasmesso sul canale YouTube del MiBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo –  e sui 45 siti che lo hanno embeddato, prima Luna poi il giornalista musicale Ernesto Assante – con la collaborazione di moltissime trasmissioni radiofoniche e TV che hanno fatto incursioni – hanno coordinato una diretta che ha coinvolto centinaia di personaggi del mondo dello spettacolo e della musica, politici, esperti di tecnologie e virologi, influencer della rete e persone che semplicemente volevano testimoniare la loro appartenenza a questo momento.

 

Una comunità in cui Jovanotti e Renzo Arbore, Fiorello e Pippo Baudo collassavano con Marco Camisani Calzolari e Matteo Flora, Ilaria Capua e Alberto Angela con Rosy Russo di Parole Ostili e i Copernicani e con infermieri, medici, insegnanti e genitori che telefonavano e chattavano sul WhatsApp della maratona raccontandosi. Luna ha gestito la diretta alternando video messaggi professionalmente curatissimi con collegamenti Instagram dal suo cellulare amplificati dal microfono a mano, con telefonate, attraverso video inviati dagli artisti registrati dai loro smartphone, con dirette Skype, FaceTime… dando il senso di quell’immediatezza di contatto che le tecnologie domestiche che abbiamo a disposizione, spesso semplicemente contenute nei nostri cellulari, già ci offrono. I numeri sono impressionanti: 6 milioni di visualizzazioni in streaming e oltre 25 milioni di ascoltatori tra radio, tv, pagine social dei performer e siti web dei media collegati. Per non parlare delle migliaia di conversazioni online che si sono prodotte attorno all’hashtag #litaliachiamò e che sono proseguite intrecciandosi verso sera con un altro evento, molto più da online community: la #NotteBiancaTw. Nata qualche anno fa su Twitter come evento partecipato sulla cultura, da un’idea dell’influencer Insopportabile e da Marianna Marcucci di Invasioni Digitali, è  stato riproposto venerdì sui vari social media nel palinsesto de L’italia chiamò, partendo alle 19 con un aperitivo virtuale: #nonunbicchieredimeno, che ha visto moltiplicarsi lungo la timeline fotografie di bottiglie di vini italiani in un momento in cui le nostre eccellenze risentono della crisi del Made in Italy. Il resto è stata una carrellata di racconti, testimonianze, iniziative culturali (potete farvi un’idea guardando lo stream Twitter) che, come racconta Insopportabile, ha permesso di vivere questa festa, travolti dall’affetto e dalle migliaia di contenuti che hanno mostrato quanto le persone abbiano bisogno solo di potersi esprimere e raccontare per sentirsi anche utili e non isolati.

 

 

Ma queste sono eccezioni, anzi momenti eccezionali che punteggiano la straordinarietà di questi giorni, giorni in cui cioè ci sentiamo fuori dall’ordinario e abbiamo bisogno di recuperare la sincronia temporale con gli altri a partire da spazi sociali che non possiamo più condividere. 

Partecipare a una diretta streaming da casa o collaborare a un evento attorno ad un #hashtag ha questa natura. La sua efficacia coincide con la sua unicità. Perché delle continue dirette delle celebrità che riempiono ad ogni ora Instagram alla lunga delle settimane che ci attendono ci stancheremo come pubblici. E ricercheremo contatti e occasioni che riempiano la nuova dimensione del tempo dilatato con cui ci confrontiamo anche come pubblici.

 

Sarà per questo che stiamo assistendo a diverse forme di resilienza del mondo della cultura che affronta il trauma della chiusura dei luoghi e dell’atomizzazione dei pubblici immaginando progetti da diffondere in rete, principalmente attraverso piattaforme proprietarie, adatti a farci sentire nuovamente parte di un pubblico anche in assenza della promiscuità dei corpi. Ed è interessante che editori e autori ricorrano a queste forme nel momento del bisogno, dopo aver, se va bene, utilizzato la rete a puro scopo promozionale, molto spesso chiedendo (di diffondere pubblicità sugli eventi) senza dare (contenuti rilevanti). L’alternanza è fra proposte formalmente molto amatoriali – come laconici reading sparpagliati su YouTube –, la condivisione di materiali come éscamotage temporaneo – ne parla a proposito del teatro Massimo Marino – e il tentativo di costruire progetti più consistenti. Comunque sia, spesso si tratta di occasioni per scoprire o riscoprire piattaforme o pratiche attraverso il digitale che diventano più intense, di socializzare una parte della popolazione a modi di fare esperienza attraverso la rete che alterna il consolidato radicamento della cultura ad una natura analogica.

Nel mondo della lettura si moltiplicano iniziative di condivisione di podcast o iscrizioni gratuite per un mese a piattaforme di audiobook e per molti è l’occasione di riscoprire la bellissima offerta del servizio pubblico con le letture di romanzi di Ad alta voce. Coconino Press ha lanciato l’iniziativa Una quarantena di fumetti e ogni giorno regala la lettura di una sua graphic novel da leggere su Isuu. Facebook è stato reimmaginato da un gruppo di scrittrici come un luogo in cui poter fare un festival digitale sui libri: “Decameron – una storia ci salverà”. Scrivono: 

 

in questa pagina troverete di giorno in giorno le presentazioni dei libri che avremmo fatto in condizioni normali, proposte e organizzate esattamente come gli appuntamenti dal vivo: ti iscrivi all’evento, ti colleghi alla diretta nel giorno e nell’ora concordata e puoi partecipare all’incontro ascoltando, facendo domande all’autore o all’autrice e scambiando pareri con gli altri lettori e lettrici.

 

E It Comics ha annunciato Corona(VS)Comics il primo salone online sul fumetto che si svolgerà attraverso Twitch e Facebook, coinvolgendo autori e case editrici che presenteranno le novità che avrebbero dovuto annunciare nei vari festival soppressi, interagendo con i lettori all’insegna del #iorestoacasacolfumetto.

 

La rete come luogo di raddoppiamento di realtà, in cui simulare formule familiari, come i festival e i reading, in cui proporre un’economia del dono che miscela senza pudore solidarietà e promozione.

In questo momento di difficoltà rendere centrale il valore d’uso della merce-cultura significa riaffermare il valore simbolico della condivisione. Un valore che è alla base di molte delle forme che la rete stessa ha proposto – pensiamo all’open source o al free software. Farlo dentro piattaforme proprietarie fa parte invece di quelle contraddizioni che in questi giorni saltano più all’occhio. Il nostro dipendere da chi ha progettato a fini di mercato i modi di interagire attraverso il digitale – rendendoli adatti alla datificazione – racconta di come abbiamo delegato all’impresa un modo di stare in pubblico, di stare assieme, di fare comunità. Quando tutto sarà passato mi piacerebbe ci ricordassimo di come questo bisogno ci appartenga e immaginassimo modi diversi di essere proprietari dei modi di stare assieme.

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