Sono tornato a Favignana dopo molti anni, e l’ho trovata uguale. M’aspettavo cementificazioni selvagge, e invece il fascino dell’isola – fra l’esotico e il délabré – non è stato eliminato dalle pur presenti speculazioni immobiliari. Sarà l’ampiezza del territorio, sarà quella straordinaria piattezza piena di buchi – vecchie cave abbandonate – dove maldestramente si nascondono case e orti, saranno i lindi edifici del carcere al centro del paese che mal rimano col castello in montagna, sarà non so esattamente cos’altro, ma l’aria di uomini e cose, nella cosiddetta farfalla sul mare, la maggiore delle Egadi, è rimasta sempre la stessa. Per fortuna. Capperi, cale colorate, scavi, scogli neri dalle forme geometriche regolarissime.

 

Spiccano però due trasformazioni opposte e complementari, d’ordine paesaggistico ed economico, politico ed esistenziale. La prima riguarda il tonno, vero eroe dell’isola, sebbene già da tempo non se ne peschi più nella celebre tonnara o negli immediati dintorni mediterranei. Decine di bottegucce, in piazza e nelle vie antistanti, propongono a prezzi salatissimi (è il caso di dirlo) scatolette e barattoli di “tonno rosso di mattanza” (dove il colore evocato confonde miseramente le carni dell’animale e l’acqua marina dove veniva trucidamente fatto fuori). I tonnaroti riccioluti si pavoneggiano qui e là, novelli flâneurs benjaminiani, nella speranza di accalappiare stracchi turisti di passaggio per un giro dell’isola in barcone o compiacenti signorine biondissime desiderose di romantiche notti d’amore con un macho latino. E nei ristoranti locali vengono proposti manicaretti vari “al tonno freschissimo”, che quello della pescheria cittadina sotto casa non è da meno. Gli eroi, si sa, sono più immaginari che reali.

 

 

Il secondo processo di trasformazione riguarda l’aeroporto di Trapani, dove sino a qualche mese fa atterravano voli low cost da tutta Europa, pronti a riempire hotel, residence e b&b di tutta l’isola, e da dove invece ora partono gli aerei americani per bombardare le coste libiche. Il risultato è che, se i commercianti si lamentano per i ridotti incassi (ma questo lo fanno tutti i commercianti del mondo, per competenza professionale certificata), gli isolani hanno imparato a riconoscere nuove forme e nuovi suoni. Eccoli tutti col naso all’insù ad esclamare cose come: “questo manda rifornimenti”, “questi sono tre caccia”, “ è il decimo stamattina”. Così come un tempo i favignanesi erano espertissimi nel riconoscere la provenienza dei venti e dispiegare conseguenti previsioni meteo, adesso sono diventati intenditori di segni bellici. Insomma, dal tonno all’aereo, dallo stabilimento Florio allo scalo di Birgi, dal mare al cielo: dalla mattanza alla mattanza.

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