AUTORI
Mauro Portello
13.11.2020

Il ritorno del trauma / Ha senso parlare?

Non so bene cosa dire, non so che parole usare. Dice: E allora stai zitto! Ma no, nonostante tutto, ho voglia di parlare, di dire la mia, così in generale, su tutto, qualunque cosa va bene, purché io possa dire, parlare. Perché è di questo che adesso ho bisogno: di parlare, di esercitare il mio “diritto animale” di parlare, di esprimermi, esprimere il mio personale bisogno di estrinsecare, come posso, tutto quello che mi passa per la mente mentre sto davanti a questo immenso stordimento concettuale che via via, in questi giorni, si sta configurando nella sua massa enorme, smisurata. Tutti hanno bisogno di dire, di esprimere, di raccontare. Fiumi di parole, come diceva la nota canzoncina. Tutti sentono come l’urgenza di misurarsi con la loro propria verbalizzazione dell’evento che ci...

05.10.2020

Ottiero Ottieri / Assalto alla psiche

Immaginiamo un supermercato in cui sia esplosa una bomba e tutti i prodotti siano stati sbalzati dai loro ordinati scaffali e proiettati ovunque e mescolati in una completa follia merceologica. Come prima dell’esplosione c’è tutto, ma la fruibilità dei prodotti, diciamo, è diventata estremamente complessa se non impossibile. Deve essere così che appare la realtà a chi varca la porta di una clinica psichiatrica da paziente. Se poi questo paziente è un sofisticato scrittore che decide di scrivere di quell’esperienza in presa diretta durante tutto il lungo ricovero, la dolorosa farraginosità della malattia mentale diventa necessariamente la semantica del suo scritto. Leggi e sbatti materialmente contro il suo senso di soffocamento, di sperdimento, di annientamento nel “niente” della nevrosi...

24.08.2020

Una socialità inedita / Una nuova semplicità

Credo che Matt Haig sia un buon testimone del suo tempo. Si muove nella realtà con una videocamerina fissata sul suo caschetto, come fanno certi ciclisti, e ti fa vedere ogni cosa, ma senza stare lì sempre a spiegarti il perché e il percome, è in presa diretta, lui va in giro per il nostro mondo e senza particolari filtri te lo mostra con istintività, con le ingenuità e le scaltrezze di un avido osservatore. Questa è la sensazione che si prova e che non ti abbandona mai leggendo i libri di Haig, Ragioni per continuare a vivere e Vita su un pianeta nervoso, (entrambi editi da E/O 2020). E per questo credo che possano essere una bella testimonianza antropologica di come sia oggi l’effettiva sensibilità collettiva. Tutto è in prima persona, singolare o plurale. Non c’è nessun diaframma tra...

30.06.2020

Edoardo Boncinelli / Essere vivi non è poco

Caricandosi sulle spalle tutto il peso della sua condizione, Edoardo Boncinelli (Essere vivi e basta. Cronache dal limite, Guanda 2020) trova la forza di intrattenerci come fossimo in un grande bel giardino a fare una passeggiata al puro scopo di far passare il pomeriggio. Non c’è una meta precisa in questo conversare, si parla di tutto e, innanzitutto, come si fa tra amici, dei casi personali, del lavoro, degli affetti, degli interessi, della salute. Ecco: la salute, il “tono maggiore” di questo libro sul quale Boncinelli riesce a sviluppare una miriade di divagazioni e divertimenti e a fondo, come passeggiando amabilmente, appunto, con una capacità di leggerezza direttamente proporzionale alla pesantezza della sua condizione.    Una vita dedicata alla scienza (è un genetista...

16.05.2020

Quali saranno gli esiti? / Il sale della solitudine

Difficilmente uno può scegliere di stare solo per un desiderio vitale, lo capiamo meglio adesso che, per stare al riparo dal virus, ci tocca vivere in una sorta di buio sociale. Perché il buio, qualunque buio, è una condizione insopportabile, tout-court. “Alone is alone, not alive!” dice Robert il protagonista di Company – musical americano del 1970 di George Furth e Stephen Sondheim –, cantando Being Alive il giorno in cui compie trentacinque anni e pensa alla sua solitudine e alla sua paura di non riuscire a trovare nessuno con cui costruire una relazione felice. (Una versione assolutamente struggente ce l’ha regalata Adam Driver – ascoltatela, vi prego, qui – in Storia di un matrimonio, lo straordinario film di Noah Baumbach, candidato all’Oscar nel 2019). Della solitudine,...

21.04.2020

Strati / L'empatia, nel bene e nel male

Pochi giorni prima dell’infuriare del virus in Europa, e in Italia in particolare, avevo scritto un possibile inizio di questo articolo e ora non posso fare a meno di riportarlo come una sorta di testimonianza fattuale di un prima che oggi forse non c’è più. “Nell’aria – dicevo – c’è come un sentore di disgregazione, cresce un’allerta psicologica contro ciò che separa, divide e allontana. Viene da alzare la voce per lanciare un sincero ‘Teniamoci stretti!’ per affrontare una sensazione forte di smarrimento, per un incombere di paure generiche che si intersecano con quelle personali di ognuno di noi. Insomma: teniamoci stretti perché tutti abbiamo bisogno di tutti.  Per questo viene naturale riflettere sull’empatia, sulla qualità che, nel bene e nel male, ci tiene insieme.” Eravamo...

10.04.2020

Virus e anziani / Non senza mio padre

Al Pio Albergo Trivulzio di Milano, storica casa di cura per gli anziani meno abbienti, si rincorrono le cifre dei decessi avvenuti tra marzo e questi primi giorni di aprile: a oggi si parla di 110 morti, un numero, già molto alto, che pare destinato a crescere rapidamente visti i ritardi con cui la gestione ha messo in moto l’intervento straordinario per fronteggiare la virulenza del Covid-19. I dirigenti si rimpallano le responsabilità, il personale denuncia le numerose negligenze, e la procura di Milano ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di “diffusione colposa di epidemie e omicidio colposo”. È legittimo pensare che l’impreparazione al coronavirus abbia esaltato i difetti organizzativi di tutte le strutture di accoglienza degli anziani, di cui quella di Milano è solo un clamoroso...

06.03.2020

Boomer / Sessantenni nello specchio del coronavirus

Ti viene da pensare al Diario della guerra del maiale dopo l’invito dell'assessore al Welfare della Lombardia Giulio Gallera rivolto agli over 65 a non uscire di casa per prevenire il coronavirus. Ci si sente sotto attacco, c’è poco da fare, sembra che il sistema si scateni come i giovani di Buenos Aires del racconto di Bioy Casares che per una settimana cercano di eliminare “i maiali”, cioè tutti coloro che hanno più di cinquant’anni. E tu, come “i maiali”, sei costretto a difenderti nascondendoti e fuggendo le tue stesse abitudini.  Ma come, dice Lella Costa: “Noi, i figli del boom, siamo carne di cannone quando impongono di non andare in pensione, di lavorare sempre più, di rimboccarsi le maniche e anche di contribuire a mantenere figli e nipoti. Poi, arriva questa malattia e ci...

13.01.2020

Umanità / La sensibilità della mela

Che ci sia bisogno di un’altra mela, di un nuovo strappo che ci butti fuori da questo globo saturo in cui ci siamo ficcati? “Adamo ed Eva – dice François Jullien – non potevano immaginare un Fuori a cui aggrapparsi per tenersi fuori, “e-sistere”, avventurarsi. Mangiando la mela, però, hanno introdotto la fecondità di un’incrinatura in quell’ordine stabilito, hanno aperto uno scarto che li estraeva da quel mondo e dalla sua saturazione-soddisfazione” (Il gioco dell’esistenza, Feltrinelli 2019). Insomma, una sensibilità nuova, la sensibilità della mela, per l’appunto. Per una persona la sensibilità è innanzitutto uno strumento, che si attiva in diverse modalità a seconda delle situazioni. Il marine in combattimento deve avere una sensibilità di tipo sensoriale non certo affettivo, una...

09.12.2019

Per una vecchiaia meno seria / OK, BOOMER!

Fermo restando che “rendere la vita meno seria è una fatica immane e una grande arte”, come dice John Irving, vale comunque la pena insistere nella riflessione sulla vecchiaia per la semplice ragione che solo facendolo possiamo pensare di riuscire a escogitare qualcosa di meglio che ce ne possa difendere. Chissà, magari proprio nella vaghezza del qualcosa sta il “meno serio” di cui abbiamo bisogno.  “Ok, boomer!” si è sentito rispondere sarcasticamente un anziano deputato neozelandese qualche settimana fa dalla sua giovane collega venticinquenne Chlöe Swarbrick che intendeva dire “Adesso tocca a noi”. E così il baby-boomer diventa il nuovo soggetto sulle spalle del quale dovrà compiersi il salto evolutivo della concezione della vecchiaia, piaccia o no. Con la cultura disinvolta,...

16.09.2019

Viaggio a Echo Spring / Letteratura sotto spirito

Tutte le volte che devo dare un volto a un artista alcolista, per motivi che non so, mi torna in mente una foto che ritrae il grande Chet Baker seduto con la tromba in mano e il capo lievemente reclino sul petto di Diane Vavre che lo abbraccia. Baker ebbe a che fare con l’eroina, che gli rovinò la vita (non l’arte), ma per me l’espressività di quella foto rappresenta in assoluto e con intensità straordinaria l’acutezza della malinconia di chi è costretto a dividere la sua arte con la sua disperazione. Quando alcol o droga incrociano la vita creativa di un artista è come se anche il demone debba in qualche modo collaborare con lui, a prezzo di inesorabili e spossanti prove di forza per ottenere che l’uno sia incentivo dell’altro senza oltrepassare la soglia del fallimento, dell’opera e...

29.07.2019

Amore, approvazione, indifferenza / Narciso nel bus

Ho sognato di essere a tavola con un gran numero di narcisisti. Nella situazione conviviale per un momento questi individui avevano deposto le loro armi e si contentavano di essere come i comuni mortali. Ma erano molto maldestri nel fare i normali, risultavano imbranati in tutto: uno raccontava barzellette in continuazione e nessuno mai rideva, non sapevano di cosa parlare tra di loro, erano sgraziati, maleducati, mangiavano goffamente, ed erano insofferenti, nervosi, tutti volevano andarsene. Io stavo in un angolo e alla fine, mentre uscivano, ho chiesto a uno di loro di dirmi chi fossero gli altri e lui mi ha risposto, un po’ stupito, dicendomi “Ma guardi che a tavola ero seduto da solo”. Non è certo mia intenzione occuparmi del narcisismo, del Narciso patologico, per quello c’è la...

27.06.2019

Raggiungere la felicità / Happycracy. Socrate scontento o maiale soddisfatto

La felicità è una cosa banale o non è. È così, e il suo valore non è certo sminuito per questo. Può capitare a tutti la “banalità del benessere” di un breve momento, transitorio, evanescente per la sua stessa natura costitutiva di sospensione della dura complessità del vivere. Nasce il tuo bambino, tutto si ferma, ed è una gioia squisita, che diventerà altro. Ti innamori, tutto si interrompe, e sei pervaso di sentimenti di piacere, che diventeranno altro. Sono stupende scintille che di tanto in tanto scoccano tra i fatti della vita, ma la felicità non può essere uno status, a meno che non ci si fermi alle zone epidermiche del nostro essere e lì si cerchi un appagamento relativo e simbolico. Se decidiamo di abitare il nostro mondo un po’ più in profondità le cose stanno molto ma molto...

26.04.2019

Quid animo satis? / Dannato cibo

Se con una bacchetta magica facessimo scomparire dalla nostra società tutti i luoghi dove si propone del cibo preparato, probabilmente assisteremmo a una sorta di desertificazione dei centri storici, delle vie eleganti, delle piazze più belle, di tanti deliziosi paesini. Venendo meno l’istanza alimentare iperbolica della nostra epoca scopriremmo traumaticamente che non pensiamo quasi ad altro che al cibo, anzi, al consumo di cibo. Una vera damnatio ad cibum che stentiamo sempre più a vivere come fisiologia.  Mangiare è un’azione primaria, ma che, a un certo punto del nostro percorso evolutivo, superato il confine della funzione di nutrimento, oggi si trasformasse quasi in un vezzo comportamentale, in un pervasivo arzigogolo gastronomico, era difficile da prevedere. Cibo-schifezza...

26.03.2019

Pulire una società ostile / Stephanie, fighter sociale

Il racconto di una sfortunata ragazza della provincia americana che fa le pulizie nelle case degli altri e vive in un alloggio per senzatetto con una bambina piccola può catturare l’interesse e la curiosità del pubblico fino a diventare un best-seller a patto che sia scritto in modo particolarmente attraente e avvincente. Se poi la protagonista del racconto è anche l’autrice del libro che, dopo una lunga traversata del deserto, riesce a realizzare il suo sogno, caparbiamente dichiarato e perseguito, di diventare una vera giornalista, la vicenda si fa ancora più attraente. Non stupisce dunque che una storia così “piccola” abbia avuto un immediato e notevole successo di vendite negli Stati Uniti. Pubblicato nel gennaio 2019, subito Donna delle pulizie di Stephanie Land (ora nella traduzione...

27.02.2019

Solitudine oggi / L’ala del clochard

Nel grande circo del cinismo sociale anche quest’anno abbiamo assistito al numero del “barbone morto di freddo”, come sempre ben eseguito: tutti a constatare che i barboni esistono, e che tuttavia nessuno sa trovare il modo di superare la loro misera sorte, inchieste e speciali, contriti dibattiti (molto efficace il reportage di “Internazionale”, qui). Ma lui, il barbone, è ancora lì sulla strada, anche dopo la discussione, dopo la trasmissione “partecipata” e l’emozione narrata dallo scrittore. Tranquilli, l’inverno prossimo ce ne saranno altri a morire di freddo, e ci sarà altro rammarico e altra costernazione. Loro, i barboni, saranno comunque lì a presidiare il mondo con il loro grido assoluto di estraneità.   Quegli uomini del nulla che si instaurano come degli ingombri nella...

31.01.2019

Non c’è scienza che dia conto del tuo esistente / Pensione blues

Eri lì che vivevi, certo avevi cominciato a pensarci da un po’, impaziente in certi momenti, ma poco cosciente. Poi, a un certo punto, la pensione ti è esplosa tra le mani. Ecco, delle note sfumate, dei quasi semitoni che danno il mood alla tua giornata: questa è la musica della pensione. Le note spezzate che piano piano si insinuano nella tua vita, quei semitoni storti che ti creano agitazione mista a una certa meraviglia per la loro stranezza, per la loro novità; sono sottili imprecisioni, sfrangiature, contorni che sfumano e non sai perché, non capisci che cosa hai fatto di sbagliato per avere queste novelle imperfezioni. Non che prima andasse tutto a meraviglia, dio sa se ce n’erano di imperfezioni e magagne, ma queste non le hai mai viste e ti agitano, sono misteriose incongruenze...

12.12.2018

Mutazione antropologica / La complessità del pollo

La complessità, vissuta da molti come farraginosità, intrico incomprensibile, pastoia infinita, illiberale e insopportabile camicia di forza, se non maligna vessazione, altro non è che la nostra barriera protettiva contro i semplificatori. Contro coloro che del “buttiamo per aria tutto” fanno la soluzione unica onnicomprensiva. Come se il risultato di secoli di rivolte e battaglie di emancipazione, di conquiste di diritti (lavoratori, donne, minori) si possano semplicemente annullare. Risposte semplificate ai problemi complessi, si sa, non si danno. Io posso andare in galera per aver truffato delle persone o per avere ucciso, ma tra me e la galera c’è tutta la complessità del sistema giudiziario che difende il mio diritto a essere considerato innocente fino a prova contraria. ...

18.10.2018

Flash alcolic e cicchetti / Storie di ubriachezza

Sono milioni gli individui che soprattutto verso sera entrano in un clima interiore fatto di ansia diffusa e aspettative strane, non ben definite, qualcosa che ha a che fare con la pulsione alla fuga, con il desiderio di evasione, di liberazione. C’è in loro un certo nervosismo. Ma tutto si placa, verso sera, quando appare una qualunque forma fenomenica del noumeno alcolico, dal prosecco al gin-martini… L’alcol sembra l’approdo, e l’alcol era il manque che innervosiva. E tutto subito si colora di serenità, ogni cosa appare ancora sopportabile, ancora possibile; si concepiscono nuovi desideri, viene una rinnovata, magari strampalata, progettualità, una sostanziale voglia di continuare a vivere. Oppure, nella variante gaia, per così dire, il flash alcolico del cicchetto stabilizza e...

15.06.2018

La vita è altrove / L'arte di non avere niente

Ogni tanto fa bene fermarsi, per rifiatare con la mente e il corpo, per dare un occhio al nostro macchinario e valutare l’insieme della vita che conduciamo. In corsa questo non si può fare senza il rischio di non capire, di non vedere e di decidere malamente sul da farsi futuro. Questa è la lunghezza d’onda in cui si muove Less is more. Sull’arte di non avere niente (Il Saggiatore 2018) di Salvatore La Porta. E diciamo subito che è difficile non aderire alle idee del suo libro, per una semplice questione di buonsenso.  Il tema non è certo nuovo, che noi umani potremmo vivere meglio con meno è già ben noto ai cinici e a Epicuro, quindi il punto non è questo. La Porta, piuttosto, ci dice che proprio quell’idea è all’altezza dei nostri tempi, che esattamente quel punto di vista può...

11.04.2018

De Senectute / Donne che invecchiano

È come guidare uno scassatissimo autobus: a parlare di vecchiaia c’è sempre la sensazione di stare uscendo di strada, si sbanda verso la sociologia o verso la filosofia, si prova a darne una qualche descrizione o spiegazione, ma non si sa bene se quello che stai facendo sia l’una o l’altra. E su quell’autobus c’è un sacco di gente e se guidi tu, che stai tentando di descrivere e spiegare, devi esserne consapevole. Se poi si tratta della vecchiaia al femminile la questione si fa ancora più complessa, il confine tra descrizione e spiegazione è più sfumato. La vecchiaia è un dato assoluto, qualcosa che riguarda tutti, eppure la cultura, almeno quella occidentale, ha fatto sì che essa sia diventata una questione principalmente “da uomini”, non “da donne”. È una lunga storia cominciata nell’...

17.03.2018

Troppa poca malinconia / La solitudine non esiste

È successo che mi sono ritrovato all’improvviso in un cocktail party, in una casa sontuosa, con la servitù filippina (mi sono informato) che insisteva a darti da bere del vino stupendo dentro bicchieri bellissimi. Negli angoli, tutti gli angoli, per ogni tipologia di oggetto c’era un’intera collezione, affascinante. Dalle grandi finestre si vedeva persino una collezione di giardini, un parco suddiviso in tante parti ciascuna tipizzata con piante e arredi caratteristici. Alle pareti pezzi d’autore, di grandi autori. Un paio di opere già le conoscevo, dai libri. Qualche chiacchiera di nessuna consistenza con alcune delle tante persone, mi spostavo come stordito, l’arredamento era completato da un certo numero di volti piuttosto noti. Lo stordimento veniva soprattutto dallo sbigottimento per...

17.12.2017

Il giocatore / E se vinco?

Ecco cosa dice Maestro Snoopy all’allievo Woodstock: “Nasci. Cresci. Colpo di fulmine. Colpo d’aria. Colpo di freddo. Colpo di sonno. Ma un colpo di culo, mai?” È questo il pensiero, per niente recondito, di tantissimi italiani: l’idea che solo un colpo di fortuna possa veramente portarti fuori dalle peste del vivere. Con la forza di una formidabile sintesi il nostro bracchetto sa toccare, anche se non proprio con grande raffinatezza, il nervo giusto per capire la radice del comportamento di tantissima gente che si rivolge quotidianamente alla fortuna con intenti serissimi pensando di potere davvero mettere le mani su un tesoro definitivo per una piena realizzazione della propria vita. Nello spirito di Aleksej Ivanovic, Il giocatore di Dostoevskij: “Contando anche la vincita precedente,...

19.10.2017

La socialità rimane la via maestra / Vecchi cattivi

I vecchi cattivi a volte sono anche simpatici, specie quando hanno la faccia tosta di fare certe spettacolari piazzate nelle quali, esprimendo quello che tutti di solito per pudore teniamo dentro, osano affrontare impiegati e commessi maleducati o medici antipatici, e lo fanno con la totale mancanza di senso del pericolo di un bambino che si mette sulle rotaie a fermare il treno. Ce ne sono tanti e li trovi per lo più là dove si assembrano le persone, abitano nelle code in cui la gente aspetta il suo turno per un qualche motivo, insomma stanno nei contesti sociali dove possono, diciamo così, esercitare la loro “arte”. “Prova tu a vivere con un gatto impazzito nello stomaco!” mi ha detto un vecchio ancora stravolto, fresco reduce da una litigata memorabile alla coda dell’ufficio postale....

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