AUTORI
Mauro Portello
16.09.2019

Viaggio a Echo Spring / Letteratura sotto spirito

Tutte le volte che devo dare un volto a un artista alcolista, per motivi che non so, mi torna in mente una foto che ritrae il grande Chet Baker seduto con la tromba in mano e il capo lievemente reclino sul petto di Diane Vavre che lo abbraccia. Baker ebbe a che fare con l’eroina, che gli rovinò la vita (non l’arte), ma per me l’espressività di quella foto rappresenta in assoluto e con intensità straordinaria l’acutezza della malinconia di chi è costretto a dividere la sua arte con la sua disperazione. Quando alcol o droga incrociano la vita creativa di un artista è come se anche il demone debba in qualche modo collaborare con lui, a prezzo di inesorabili e spossanti prove di forza per ottenere che l’uno sia incentivo dell’altro senza oltrepassare la soglia del fallimento, dell’opera e...

29.07.2019

Amore, approvazione, indifferenza / Narciso nel bus

Ho sognato di essere a tavola con un gran numero di narcisisti. Nella situazione conviviale per un momento questi individui avevano deposto le loro armi e si contentavano di essere come i comuni mortali. Ma erano molto maldestri nel fare i normali, risultavano imbranati in tutto: uno raccontava barzellette in continuazione e nessuno mai rideva, non sapevano di cosa parlare tra di loro, erano sgraziati, maleducati, mangiavano goffamente, ed erano insofferenti, nervosi, tutti volevano andarsene. Io stavo in un angolo e alla fine, mentre uscivano, ho chiesto a uno di loro di dirmi chi fossero gli altri e lui mi ha risposto, un po’ stupito, dicendomi “Ma guardi che a tavola ero seduto da solo”. Non è certo mia intenzione occuparmi del narcisismo, del Narciso patologico, per quello c’è la...

27.06.2019

Raggiungere la felicità / Happycracy. Socrate scontento o maiale soddisfatto

La felicità è una cosa banale o non è. È così, e il suo valore non è certo sminuito per questo. Può capitare a tutti la “banalità del benessere” di un breve momento, transitorio, evanescente per la sua stessa natura costitutiva di sospensione della dura complessità del vivere. Nasce il tuo bambino, tutto si ferma, ed è una gioia squisita, che diventerà altro. Ti innamori, tutto si interrompe, e sei pervaso di sentimenti di piacere, che diventeranno altro. Sono stupende scintille che di tanto in tanto scoccano tra i fatti della vita, ma la felicità non può essere uno status, a meno che non ci si fermi alle zone epidermiche del nostro essere e lì si cerchi un appagamento relativo e simbolico. Se decidiamo di abitare il nostro mondo un po’ più in profondità le cose stanno molto ma molto...

26.04.2019

Quid animo satis? / Dannato cibo

Se con una bacchetta magica facessimo scomparire dalla nostra società tutti i luoghi dove si propone del cibo preparato, probabilmente assisteremmo a una sorta di desertificazione dei centri storici, delle vie eleganti, delle piazze più belle, di tanti deliziosi paesini. Venendo meno l’istanza alimentare iperbolica della nostra epoca scopriremmo traumaticamente che non pensiamo quasi ad altro che al cibo, anzi, al consumo di cibo. Una vera damnatio ad cibum che stentiamo sempre più a vivere come fisiologia.  Mangiare è un’azione primaria, ma che, a un certo punto del nostro percorso evolutivo, superato il confine della funzione di nutrimento, oggi si trasformasse quasi in un vezzo comportamentale, in un pervasivo arzigogolo gastronomico, era difficile da prevedere. Cibo-schifezza...

26.03.2019

Pulire una società ostile / Stephanie, fighter sociale

Il racconto di una sfortunata ragazza della provincia americana che fa le pulizie nelle case degli altri e vive in un alloggio per senzatetto con una bambina piccola può catturare l’interesse e la curiosità del pubblico fino a diventare un best-seller a patto che sia scritto in modo particolarmente attraente e avvincente. Se poi la protagonista del racconto è anche l’autrice del libro che, dopo una lunga traversata del deserto, riesce a realizzare il suo sogno, caparbiamente dichiarato e perseguito, di diventare una vera giornalista, la vicenda si fa ancora più attraente. Non stupisce dunque che una storia così “piccola” abbia avuto un immediato e notevole successo di vendite negli Stati Uniti. Pubblicato nel gennaio 2019, subito Donna delle pulizie di Stephanie Land (ora nella traduzione...

27.02.2019

Solitudine oggi / L’ala del clochard

Nel grande circo del cinismo sociale anche quest’anno abbiamo assistito al numero del “barbone morto di freddo”, come sempre ben eseguito: tutti a constatare che i barboni esistono, e che tuttavia nessuno sa trovare il modo di superare la loro misera sorte, inchieste e speciali, contriti dibattiti (molto efficace il reportage di “Internazionale”, qui). Ma lui, il barbone, è ancora lì sulla strada, anche dopo la discussione, dopo la trasmissione “partecipata” e l’emozione narrata dallo scrittore. Tranquilli, l’inverno prossimo ce ne saranno altri a morire di freddo, e ci sarà altro rammarico e altra costernazione. Loro, i barboni, saranno comunque lì a presidiare il mondo con il loro grido assoluto di estraneità.   Quegli uomini del nulla che si instaurano come degli ingombri nella...

31.01.2019

Non c’è scienza che dia conto del tuo esistente / Pensione blues

Eri lì che vivevi, certo avevi cominciato a pensarci da un po’, impaziente in certi momenti, ma poco cosciente. Poi, a un certo punto, la pensione ti è esplosa tra le mani. Ecco, delle note sfumate, dei quasi semitoni che danno il mood alla tua giornata: questa è la musica della pensione. Le note spezzate che piano piano si insinuano nella tua vita, quei semitoni storti che ti creano agitazione mista a una certa meraviglia per la loro stranezza, per la loro novità; sono sottili imprecisioni, sfrangiature, contorni che sfumano e non sai perché, non capisci che cosa hai fatto di sbagliato per avere queste novelle imperfezioni. Non che prima andasse tutto a meraviglia, dio sa se ce n’erano di imperfezioni e magagne, ma queste non le hai mai viste e ti agitano, sono misteriose incongruenze...

12.12.2018

Mutazione antropologica / La complessità del pollo

La complessità, vissuta da molti come farraginosità, intrico incomprensibile, pastoia infinita, illiberale e insopportabile camicia di forza, se non maligna vessazione, altro non è che la nostra barriera protettiva contro i semplificatori. Contro coloro che del “buttiamo per aria tutto” fanno la soluzione unica onnicomprensiva. Come se il risultato di secoli di rivolte e battaglie di emancipazione, di conquiste di diritti (lavoratori, donne, minori) si possano semplicemente annullare. Risposte semplificate ai problemi complessi, si sa, non si danno. Io posso andare in galera per aver truffato delle persone o per avere ucciso, ma tra me e la galera c’è tutta la complessità del sistema giudiziario che difende il mio diritto a essere considerato innocente fino a prova contraria. ...

18.10.2018

Flash alcolic e cicchetti / Storie di ubriachezza

Sono milioni gli individui che soprattutto verso sera entrano in un clima interiore fatto di ansia diffusa e aspettative strane, non ben definite, qualcosa che ha a che fare con la pulsione alla fuga, con il desiderio di evasione, di liberazione. C’è in loro un certo nervosismo. Ma tutto si placa, verso sera, quando appare una qualunque forma fenomenica del noumeno alcolico, dal prosecco al gin-martini… L’alcol sembra l’approdo, e l’alcol era il manque che innervosiva. E tutto subito si colora di serenità, ogni cosa appare ancora sopportabile, ancora possibile; si concepiscono nuovi desideri, viene una rinnovata, magari strampalata, progettualità, una sostanziale voglia di continuare a vivere. Oppure, nella variante gaia, per così dire, il flash alcolico del cicchetto stabilizza e...

15.06.2018

La vita è altrove / L'arte di non avere niente

Ogni tanto fa bene fermarsi, per rifiatare con la mente e il corpo, per dare un occhio al nostro macchinario e valutare l’insieme della vita che conduciamo. In corsa questo non si può fare senza il rischio di non capire, di non vedere e di decidere malamente sul da farsi futuro. Questa è la lunghezza d’onda in cui si muove Less is more. Sull’arte di non avere niente (Il Saggiatore 2018) di Salvatore La Porta. E diciamo subito che è difficile non aderire alle idee del suo libro, per una semplice questione di buonsenso.  Il tema non è certo nuovo, che noi umani potremmo vivere meglio con meno è già ben noto ai cinici e a Epicuro, quindi il punto non è questo. La Porta, piuttosto, ci dice che proprio quell’idea è all’altezza dei nostri tempi, che esattamente quel punto di vista può...

11.04.2018

De Senectute / Donne che invecchiano

È come guidare uno scassatissimo autobus: a parlare di vecchiaia c’è sempre la sensazione di stare uscendo di strada, si sbanda verso la sociologia o verso la filosofia, si prova a darne una qualche descrizione o spiegazione, ma non si sa bene se quello che stai facendo sia l’una o l’altra. E su quell’autobus c’è un sacco di gente e se guidi tu, che stai tentando di descrivere e spiegare, devi esserne consapevole. Se poi si tratta della vecchiaia al femminile la questione si fa ancora più complessa, il confine tra descrizione e spiegazione è più sfumato. La vecchiaia è un dato assoluto, qualcosa che riguarda tutti, eppure la cultura, almeno quella occidentale, ha fatto sì che essa sia diventata una questione principalmente “da uomini”, non “da donne”. È una lunga storia cominciata nell’...

17.03.2018

Troppa poca malinconia / La solitudine non esiste

È successo che mi sono ritrovato all’improvviso in un cocktail party, in una casa sontuosa, con la servitù filippina (mi sono informato) che insisteva a darti da bere del vino stupendo dentro bicchieri bellissimi. Negli angoli, tutti gli angoli, per ogni tipologia di oggetto c’era un’intera collezione, affascinante. Dalle grandi finestre si vedeva persino una collezione di giardini, un parco suddiviso in tante parti ciascuna tipizzata con piante e arredi caratteristici. Alle pareti pezzi d’autore, di grandi autori. Un paio di opere già le conoscevo, dai libri. Qualche chiacchiera di nessuna consistenza con alcune delle tante persone, mi spostavo come stordito, l’arredamento era completato da un certo numero di volti piuttosto noti. Lo stordimento veniva soprattutto dallo sbigottimento per...

17.12.2017

Il giocatore / E se vinco?

Ecco cosa dice Maestro Snoopy all’allievo Woodstock: “Nasci. Cresci. Colpo di fulmine. Colpo d’aria. Colpo di freddo. Colpo di sonno. Ma un colpo di culo, mai?” È questo il pensiero, per niente recondito, di tantissimi italiani: l’idea che solo un colpo di fortuna possa veramente portarti fuori dalle peste del vivere. Con la forza di una formidabile sintesi il nostro bracchetto sa toccare, anche se non proprio con grande raffinatezza, il nervo giusto per capire la radice del comportamento di tantissima gente che si rivolge quotidianamente alla fortuna con intenti serissimi pensando di potere davvero mettere le mani su un tesoro definitivo per una piena realizzazione della propria vita. Nello spirito di Aleksej Ivanovic, Il giocatore di Dostoevskij: “Contando anche la vincita precedente,...

19.10.2017

La socialità rimane la via maestra / Vecchi cattivi

I vecchi cattivi a volte sono anche simpatici, specie quando hanno la faccia tosta di fare certe spettacolari piazzate nelle quali, esprimendo quello che tutti di solito per pudore teniamo dentro, osano affrontare impiegati e commessi maleducati o medici antipatici, e lo fanno con la totale mancanza di senso del pericolo di un bambino che si mette sulle rotaie a fermare il treno. Ce ne sono tanti e li trovi per lo più là dove si assembrano le persone, abitano nelle code in cui la gente aspetta il suo turno per un qualche motivo, insomma stanno nei contesti sociali dove possono, diciamo così, esercitare la loro “arte”. “Prova tu a vivere con un gatto impazzito nello stomaco!” mi ha detto un vecchio ancora stravolto, fresco reduce da una litigata memorabile alla coda dell’ufficio postale....

28.07.2017

Riciclaggio del negativo? / Vecchi potenti

Uno quando va in pensione si dice che è “uscito dalla vita attiva”, con una delle espressioni più grottesche in circolazione nella nostra società. Come se uno a un certo punto si mettesse in modalità OFF. La fine del lavoro sarebbe la fine di tutto. Alla vita rimarrebbe dunque non più il fine (del lavoro) che la rende attiva, ma solo la fine. È terribile pensare di “essere attivi” solo se si produce reddito, cioè ricchezza. Tutto il resto sarebbe non un fine, ma una semplice fine.   Un affare va “a buon fine” quando chi compra e chi vende raggiungono la soddisfazione dei propri interessi. Il fine dell’affare è il suo scopo, generativo per così dire, mentre la fine è il suo annullamento. Il fine dà futuro, la fine lo fa cessare. Il fine di un agire lo stimola, la sua fine lo esaurisce...

09.05.2017

Mobilità mentale / Vecchi

Quando si comincia a parlare di vecchiaia si ha sempre e subito la tentazione di ficcarsi nel fitto bosco delle magagne che essa porta, a partire da quelle del corpo. Il flash mentale che immediatamente si accende è quello dell’avvizzirsi della pelle, del piegarsi della postura, del ralentie dei passi. Ma non è corretto, quelle sono le conseguenze, per così dire, della vecchiaia, sono gli esiti ultimi di un cammino che ha un punto di inizio, un momento in cui tutto comincia. Da questo, credo, vale la pena partire per circoscrivere il tema e collocarlo negli ambiti che gli sono propri.   C’è bisogno di sintesi, di qualcuno che tiri le fila del mondo, ma purtroppo nessuno ce la fa, il panorama delle cose è sempre più frastagliato e scivoloso, si naviga nella tempesta e non si riesce...

20.02.2017

Ri(n)tracciare il paesaggio di Goffredo Parise / Achille, Omero e Parise

Il caso vuole che in questo momento, con in mano I lembi dei ricordi. Ri(n)tracciare il paesaggio di Goffredo Parise della Società Letteraria di Verona (Antiga Edizioni 2016), io non abbia a disposizione i miei volumi delle opere di Parise e tutto il materiale a lui riferito accumulato nel tempo. Causa trasloco i libri stanno ancora al riparo negli scatoloni in attesa di rivedere nuovamente la luce sulle librerie. Adesso qui devo contare esclusivamente sulla memoria per parlare di lui, e questo mi mette propriamente nelle condizioni di fidarmi solo delle risorse "naturali" per recuperare la realtà e presentarla in modo che sia almeno un po’ attendibile. Nonostante abbia letto accuratamente l’autore e lo abbia anche conosciuto e frequentato, un certo "tremolio"dei dati mi è inevitabile. D’...

25.01.2017

Il rischio della reductio ad nullum fabiovolista / Una ciancia cool

Credo che non sarebbe difficile mettere rapidamente insieme una lista di libri nei quali il nucleo di interesse sta tutto in pochissime righe e tutto il resto è un cumulo di pagine pressoché inutili. Una buona battuta, breve, una riflessione fulminante preceduta e seguita da una inconcludente e sfibrante lunga chiacchiera. È la “poetica del dado”, un minimo nucleo densissimo diluito in una quantità d’acqua. Se il fine è fare una minestrina va tutto bene, ma se un libro è una brodaglia allora non ci siamo. (Per onestà e completezza va detto che ci sono anche non pochi libri che non contengono nemmeno quel piccolo nucleo di sostanza…).   Ogni giorno a una qualche ora diamo una prima scorsa al web, ciascuno di noi ha il suo proprio panorama, la sua finestra da cui si affaccia sul mondo...

09.12.2016

Non importa chi te lo dà, purché te lo dia / L'affetto è neutro, attenzione!

Un pomeriggio, sotto un duro attacco di tristezza, mi sono messo a vagare per la città dove mi trovavo e passeggiando a caso sono sbucato in una piazza dove c’era una meravigliosa sagra della cioccolata. L’invasione di quel calore emotivo, di quella bontà, dell’affetto naturale sprigionato da quel bendidìo marron, mi hanno ridato in mezz’ora la forza e la lucidità per riprendermi in mano. Certo, la serotonina, ecc. ecc., ma la verità è che quegli artigiani squisiti avevano fatto il mio bene. Per pochi soldi quei cari maestri mi avevano dato una grande dose di affetto. La loro bravura aveva trasformato l’ergonomia delle cioccolate in morale.    Lì ho capito che l’affetto è neutro: non importa chi te lo dà, purché te lo dia. È un qualcosa che non si lascia intaccare dal mezzo che...

04.07.2016

La Grande Pelle / Basta stare in superficie?

Un tocco e via, siamo “touch” come i nostri schermi, ci sfioriamo e organizziamo i nostri comportamenti guardando alle superfici, le altre superfici che ci circondano. Non è che siamo superficiali, è che i tempi che abbiamo a disposizione per le nostre vite sono troppo condizionati dall’accumulo di impegni. L’arrembaggio quotidiano non ammette troppi approfondimenti, gli attacchi alla nostra stabilità economica, sociale, psichica, devono essere respinti ora e qui, senza lente sedimentazioni. Fissate le nostre priorità (donne/uomini, motori, il prossimo, abbigliamento, lavoro, sport, figli, istruzione, far soldi, la letteratura …) tutto il resto è sbrigato in velocità, con poca partecipazione, scarsa riflessione, se non insofferenza e irritazione. Non è affatto facile accudire la...

29.03.2016

La letteratura è indispensabile per affrontare la complessità? / La tenebra letteraria

Ho appreso i segreti dell’arte del parcheggio frequentando lunghi corsi di guida all’“école des hautes études” del traffico genovese dove o sai parcheggiare millimetricamente in retromarcia in salita o sei finito, puoi vendere la macchina. Mi colpiva ieri una giovane donna (questo naturalmente è irrilevante) che stava tentando di parcheggiare l’auto e credeva, ma con l’aria molto perplessa, che su quella direttrice sbagliata che aveva preso la macchina entrasse bella dritta nello spazio angusto che aveva a disposizione. Valle a spiegare che è una questione di traiettorie precise che si devono imboccare, che non puoi pretendere che la macchina entri se l’angolo di sterzata è troppo stretto. Non si parcheggia se non sai parcheggiare. Se si crede di avere sempre a disposizione la...

29.02.2016

Il triangolo dell'incultura

Si diceva, prima, sottosviluppato a uno che non sapeva le cose, che non capiva i nessi e non argomentava opinioni. Se eri sottosviluppato eri tagliato fuori dal consesso, si diceva, civile. Non eri nella polis, eri un alieno, un barbaro. Insomma, uno sfigato. Ora, tutti immersi nel liquido amniotico di internet, si scopre che il non sapere le cose, non capire ecc., pare essere una realtà estremamente diffusa e per tanto, in qualche modo, condivisa e accettata. Questo non tocca le anime belle che popolano la rete, quelli che la usano con buona educazione e garbo, quelli che hanno una piena comprensione di un testo scritto di media complessità (gli italiani, come è noto, sono il 7-8%), che si rivolgono ai loro pari “equilibrati” con intelligenza e sensibilit...

04.02.2016

Il solito

Bastano due capelli in una minestra per rendertela vomitevole. Ma se non c’è l’interferenza dei capelli la minestra torna buona, come al solito. La minestra rinnova la sua bontà nel momento in cui è “la solita minestra”. Questo perché il solito è un’importante impalcatura del nostro quotidiano, ci dà la possibilità di prevedere gli accadimenti, cioè un’azione necessaria alla nostra stabilità. Io devo poter prevedere la puntualità dell’autobus, la funzionalità dell’ascensore, la precisione della cassiera al supermercato, e anche che domani avrò la salute. Un quotidiano solito è anche un quotidiano solido.   D’altro canto i riti religiosi...

24.11.2015

La bici nella cyclette. Gli affettati

A volte ci si sente un po’ come l’Ohio, lo stato americano che nelle elezioni fa da specchio della nazione intera (As Ohio goes, so goes the nation, dicono in USA), perché sembra di intercettare ed esprimere la sensibilità generale, di provare quello che tutti dovrebbero provare. Naturalmente non è vero, ma è come se di fronte a certi comportamenti succedesse. L’enfasi, per esempio, di un atteggiamento affettato, penso sempre tra me, non può non infastidire. Da piccolo pensavo che gli affettati fossero i salumi che mia madre comprava per i panini di noi bambini (a me piaceva tantissimo il profumo della mortadella). Ci è voluto un bel po’ prima che la parola affettato si riferisse anche a un individuo non spontaneo e...