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Black and White Trypps Number Three

  Non so se Ben Russell insegni ancora cinema (parli di immagini mobili) all’università. Di certo, programma serate cinematografiche nelle cineteche e nei musei che hanno la gentilezza di invitarlo. È un artista. Realizza film. Ha presentato recentemente a Venezia il suo ultimo lavoro, River Rites. Parte della sua produzione si compatta in un unico progetto (sette film per ora) che, ispirandosi all’inglese antico, egli ha denominato Trypps. In tutto 65 minuti che tentano di cogliere ciò che lo stesso Russell considera una forma di “etnografia psichedelica”. Sono viaggi, nel senso più ampio del termine, a cui non è estranea la dimensione chimica, o l’idea di trance.   Come fare cinema con mezzi che la tradizione considererebbe nulli? Ben Russell sembra aver perfettamente assimilato la lezione di Jean Rouch. Action painting, cinema sperimentale, capitalismo globale, ritrattistica, performance: i Trypps colgono alcuni aspetti, alcune espressioni umane contemporanee, filmandole in 16mm, con o senza suono, a colori o in bianco e nero, viaggiando a Dubai, Malobi oppure restando più vicino a casa,...

Benjamin, Facebook e la fine della distanza tra la radio e il suo pubblico

È vero. Il titolo suona blasfemo. Accostare la parola Facebook a Walter Benjamin può suonare come “un porno al cinema d’essai” (l’espressione non è mia, ma di un direttore di Radio Popolare per definire il programma Bar Sport all’interno del palinsesto di una radio come quella milanese). Eppure questo articolo farà proprio questo: accosterà il pensiero radiofonico di Benjamin ai cambiamenti che social media come Facebook hanno portato alla radio stessa. Si parla molto di user generated content, come se fosse un tratto distintivo dei soli social media digitali. E invece già negli anni trenta, all’alba dell’era della comunicazione di massa, Benjamin aveva intuito la radicalità di questi strumenti, se solo fossero stati aperti alla partecipazione dei lettori/ascoltatori/spettatori. I social media di oggi rappresentano solo la tappa finale di un lungo processo di abbattimento delle barriere tra emittente e ricevente. Proverò brevemente a ripercorrerne le tappe e a proporre una riflessione su cosa cambia nel fare la radio oggi, ai tempi di Facebook.   Nel 1933 Brecht,...

La rete: il bene comune privato

Ovunque, sul web e sui giornali, si sta parlando del peso che la rete ha avuto nel successo di questo referendum. È un tema caldo, che viene fuori dopo anni di riflessioni. Ne ha parlato spesso anche doppiozero, a proposito del Nord Africa, dell’informazione, della Moratti, delle elezioni e ne ha parlato Marco Belpoliti l'altro ieri in prima pagina sulla Stampa. Il tema vero, a prescindere dai dati e dalle interpretazioni, è che questa forza è indiscutibile, palese, e ogni giorno più evidente agli occhi dei sistemi di comunicazione paludati.   La rete, che siano i blog, i social network o le chat sui telefonini, è il luogo in cui oggi si forma l’opinione pubblica, perché è lì che dimorano le idee, le informazioni e il sapere. Non è un mezzo, è il luogo a cui abbiamo deciso di affidare tutto questo e lo abbiamo fatto, e lo facciamo ogni giorno, perché è un luogo libero. Davvero, nella prima volta nella storia dell’uomo, un posto veramente e incondizionatamente libero, in cui le decisioni e le scelte avvengono attraverso movimenti orizzontali, anziché...

Dante / Convivio

Considerato nel suo insieme, il progetto intellettuale di Dante continua ad apparire titanico, sovrumano: reinventare un’idea complessiva di letteratura, stabilire un canone, individuare un pubblico, codificare una lingua; tanto più se si pensa che il poeta lo pose in essere in corso d’opera, mentre lo andava elaborando, fino all’esito conclusivo della Commedia. Quanto tutto ciò abbia a che fare con una possibile definizione di comunità nazionale (di un pubblico e di una lingua nazionali, anzitutto, giacché Dante non agognava affatto, per l'Italia, una forma statuale) lo illustra bene questo passo del Convivio, ricavato dal Trattato introduttivo dell’opera.   Nello stesso Trattato I, pochi capitoli prima, l’autore aveva precisato di essersi presentato “quasi a tutti li Italici”, nei panni dell’esule: ora ad essi si rivolge, con l’autorità della sua opera, per mostrare le virtù della lingua del sì. E più avanti aveva rivendicato la sua scelta di usare il volgare italiano, anziché il latino, affinché il ‘banchetto’ offerto fosse utile...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...

Pornotopia

Com’è cominciato tutto? Com’è accaduto che siamo arrivati sino a questo punto? Prima della tavernetta di Arcore, prima delle grotte di Villa Certosa, delle piscine sotterranee, della lap dance, delle serre, dei letti girevoli, dei grandi divani, delle case arredate secondo i desideri di un Peter Pan fallocratico, delle Neverland sarde o delle ville pornobrianzole, cosa c’era? Tutto ha inizio con un giovane laureato in psicologia, Hugh Hefner, congedato da poco dall’esercito. Siamo nel novembre del 1953, in piena Guerra fredda, quando giunge nelle edicole americane una nuova rivista priva di data e di numero progressivo: pezzo unico. Si chiama Playboy e vende in pochi giorni 50.000 copie. All’epoca in America vigono leggi severe contro la pornografia, che limitano la distribuzione e la vendita di testi ed immagini di contenuto sessuale sia nelle edicole sia per posta. Non esiste la controcultura con le sue provocazioni e il Greenwich Village è solo un luogo un po’ bohemien; la Beat Generation deve debuttare, mentre Elvis guida ancora un camion a Memphis; inoltre, chi va in giro con una copia di Tropico del Cancro di Henry...

Intervista a Girolamo De Michele

Inizia oggi la rubrica Lavagna, uno spazio di riflessione sul mondo della scuola, sull’educazione, la pedagogia e la cultura della conoscenza. La scuola di cui parleremo è un luogo dove si concentrano le contraddizioni culturali, economiche e sociali del presente, fotografato in una fase di trasformazione che tocca in primo luogo i suoi soggetti principali, gli studenti. Un luogo di formazione e di scoperta individuale, un punto di intersezione tra cultura alta e bassa, libresca e di strada, di avvicinamento alla politica attraverso cui guardare le pratiche di democrazia e di cittadinanza vissuta nel quotidiano. La scuola è anche un ponte tra le generazioni, un mezzo di comunicazione con gli adulti fuori dalla famiglia, e quindi un punto di incontro e scontro tra visioni della realtà; ed è il luogo dove si mostrano fenomeni relativamente nuovi per l’Italia come le migrazioni, che fanno della scuola e dei diversi attori sociali che la compongono un laboratorio di multiculturalità molto più vivace e attivo di quanto non emerga dai media. La scuola è un microcosmo, in qualche modo protetto, che riflette quello che...