Categorie

Elenco articoli con tag:

vita

(62 risultati)

Speciale Ai Weiwei | Non ci pensate nemmeno

Esiste davvero il karma in questo mondo? Per quanto mi riguarda, io non ci credo. Se esistesse, la punizione sarebbe arrivata già da tempo e le cose non si sarebbero trascinate così a lungo. Destino ed efficienza si sono dimostrati inaffidabili. Se il karma esistesse, come minimo si sarebbe manifestato in una certa misura, o avrebbe lasciato che almeno una frazione del suo spirito si mostrasse, piuttosto che permettere a decine di milioni di persone in pochi milioni di chilometri quadrati di cadere nella disperazione più nera. È tutto talmente vago e impreciso, da minare ulteriormente la già tormentata fede di ogni scettico.   Non è difficile arrivare alla conclusione che viviamo in un mondo dove non esiste alcun karma. Ho visto la luce, il mio cuore è più leggero, e così tante cose son diventate chiare. Non c’è bisogno di guardare troppo lontano nel passato; appena all’inizio di quest’anno c’è stata un’enorme nevicata che ha lasciato alla mercé del gelo e della fame decine di milioni di persone di ritorno a casa dopo le vacanze.   Furniture...

Laura Pariani. La valle delle donne lupo

La valle delle donne lupo (Einaudi, pp. 242, euro 19,50) è il luogo dove Fenísia C. trascorre quasi tutta la sua vita. L’autrice del romanzo, Laura Pariani, inventa uno spazio labile e brumoso dove i ruscelli scorrono impetuosi, la nebbia rende incerti i contorni delle cose e la terra, come la vita, è dura e difficile.   Fenísia vive ai bordi del cimitero del Paese Piccolo, è la figlia di una famiglia di sotterramorti, suo padre Marziano e suo zio Biâs, come suo nonno e il bisnonno, hanno sempre vissuto e lavorato a ridosso delle tombe. Per lei e la cugina Grisa non c’è niente di strano, imparano presto a giocare e nascondersi fra le lapidi, per loro non vi è differenza tra la vita e la morte.   Ma la donna è anche la custode di un cimitero diverso, invisibile e maledetto: il “prato delle Balenghe”, la terra sconsacrata ai margini di un orrido, dove sono sepolte le donne che si sono ribellate alle regole di un potere patriarcale cieco e ottuso. Il noce che vi cresce rigoglioso è il totem di un cimitero senza croci, l’albero genealogico al femminile che lega in...

Daniel Farson / Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi

Vedere le mani di Francis Bacon, vederne gli occhi. Ripercorrere attraverso gli scatti di John Edwards, suo ultimo compagno, i dettagli del viso e ritrovarne “la violenta realtà”. Francis Bacon è da poco morto e gli amici rimasti lo ricordano sorseggiando del Mouton Rothschild. Tra di loro Daniel Farson, l’autore della biografia Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi (Traduzione di Costanza Rodotà, Johan & Levi Editore, Milano 2011). Le fotografie di John Edwards non definiscono un ricordo, ma piuttosto una verità: non è possibile rinchiudere l’esperienza esistenziale di Bacon in una memoria compatta e definita. Bacon non ha memoria e non ha somiglianze, ha solo una realtà, percepibile attraverso dettagli di assoluta verità; per qualcuno è la forza dell’aura per altri, per l’autore di questo libro, è “violenta realtà”.   Daniel Farson, al pari delle fotografie di John Edwards, illumina i dettagli e compone un vero e proprio coro di voci, spesso sovrapposte, alcune volte volutamente stonate, che hanno tutte insieme la capacità di...

I deportati del verde

Per nulla pallidi, né pii gli ulivi del Salento. Tantomeno casti. Gli aggettivi dannunziani non s’addicono agli antichi grigi legni sul rosso della terra. Persino l’argento è meno spendibile per le coriacee lamelle foliari. E se proprio si vuole dire mistico, ascetico, l’itinerarium mentis si contempla qui al suo primo stadio: la prepotenza della carne, dei nervi e del sangue. Di chi, in là con gli anni, ancora ricaccia polloni, si rigenera in rami e foglie nuovi. Tra i coni tronchi delle pajare (i ricoveri in pietra a secco dei contadini), questi ulivi centenari sono corpi riarsi: ritorti, incisi, scolpiti. Come le tajate, le cave di tufo dove per generazioni gli zuccaturi si sono rotti la schiena. Gli uni e le altre monumenti muti, inascoltati testimoni di fatica e sudore.      Allora, le parole giuste sono di David Maria Turoldo: “albero essenziale, dall’ombra lieve/ come una carezza; e pure ossuto, e nodoso, e carico/ di ferite, uguale alla vita”. Perché, più di ogni altro albero, nelle rughe mai dissimulate della vecchiaia l’ulivo rappresenta la vita allo stremo, la vita...

Lars von Trier. Melancholia

Nell’ultima intervista a James Hillman (pubblicata su Tuttolibri sabato scorso) il filosofo parla di coagulatio e dissolutio come di due momenti strettamente interconnessi. “Coagulatio in alchimia significa rapprendersi in un punto, diventare più solidi, più definiti, formati, dotati di morphe”, ma il punto estremo di questa concentrazione di materia coincide con la dissoluzione totale di questa. La vita si deflagra diventando altro, dissoluzione, morte. Ed è proprio questo il tema centrale di Melancholia l’ultimo film di Lars von Trier.     La struttura è come un dittico, i due capitoli sono intimamente connessi, si guardano, si riflettono. Il primo è dedicato a Justine, interpretata da Kirsten Dunst. Si è da poche ore sposata, sembra felice: una candida limousine, lo sposo sorridente, il ricevimento in una elegante villa, tutto sembra coincidere con l’espressione spensierata e felice di Justine, bella e radiosa reginetta sposina. Ma questa non è che la coagulatio il cui punto estremo coincide con la disgregazione totale. L’inizio della fine viene inaugurato dai genitori di...

Film

27 Ottobre 2011 Almeno 15000 persone, giunte a Coriano (Rimini) fin dall’alba, hanno voluto salutare per l’ultima volta il giovane campione, Marco Simoncelli, morto in un incidente durante il Gran Premio di Malesia.     Piano sequenza Osservazioni sul piano sequenza è un breve scritto di Pasolini sul cinema del 1967. Pasolini ne parla da filosofo, con estremo pudore, non solo per la sua incompetenza disciplinare, ma soprattutto perché i tempi erano più inclini ad altri approcci, di tipo linguistico e semiologico, e disdegnavano invece la filosofia, che puzzava un po’ di accademia e di reazione. Pasolini invece azzarda un parallelo tra il cinema e la vita e tra il film, che del cinema in senso lato è la concreta manifestazione, e la morte. “La morte – scrive – compie un fulmineo montaggio della nostra vita”. Il cinema, infatti, non smettiamo mai di farlo: lo facciamo semplicemente vivendo alla prima persona dell’indicativo presente – e in che altro tempo e modo del verbo potremmo d’altronde vivere? Che cosa è lo scorrere della nostra vita se non un interminabile...

Mantieniti vivo

“Tradiscono i decenni” recitava il refrain di una canzone di successo del 1998; un’espressione riuscita per registrare come anche lunghi archi di vita possano essere ridotti a sensazioni più che a memoria. Sembra essere stato così per gli anni ottanta e la loro esteriorità, diluitasi nella “melassa” degli anni novanta, così come - scomparso ogni ottimismo - in quella del decennio da poco concluso. Per molti l’impressione è stata quella di vivere una lunga stagione concentrata sull’individuo, alla ricerca di un ombelico del mondo difficile da trovare, inesistente oppure polverizzato in miriadi di interessi, soprattutto personali.   Il cibo non è stato forse una perfetta metafora di questi anni? In questo lungo arco di tempo c’è stata un’attenzione spasmodica e quasi ossessiva per l’alimentazione, inimmaginabile fino a solo due generazioni prima. Per la prima volta il cibo è stato “pensato” almeno quanto consumato.   La dietetica, la storia, l’arte, la letteratura, ma anche la moda o lo sport hanno contaminato il cibo e da questo...

Elvira Seminara. Scusate la polvere

A trentacinque anni si è appena ragazzi, a quaranta giovani, a quarantacinque fieramente immaturi, a cinquanta si preferisce sdoganarsi da ogni sorta d’allusione anagrafica. Se la mezz’età non si sa più bene a che punto stia è perché quei ragionevoli trentacinque del “mezzo del cammin di nostra vita” ormai stridono e infastidiscono. Eppure il colle c’è ed Enza, la protagonista dell’ultimo romanzo di Elvira Seminara, Scusate la polvere (nottetempo, pp. 206, € 12), si trova appena oltre quel segmento di vita. Ha un lavoro non proprio legale, per scelta non ha figli, ha due amiche fin troppo presenti, ha una madre con l’Alzheimer. E aveva un marito; che aveva un’amante; che aveva a sua volta un marito. I due concubini se ne vanno abbandonando i rispettivi coniugi. Ma nessuna fuga, né all’inglese né da ladri. Bensì un salto, giù nel fosso di Santa Filomena sulle colline agrigentine, tra le braccia della patrona delle cause impossibili. Una sterzata, un volo e uno schianto. Enza si trova tutto d’un colpo vedova, cornuta, fantasma solitario nella terra...

Albinea / Paesi e città

Le prime colline degli Appennini, a Sud della pianura padana, sono spesso la meta per le gite fuori porta delle città dell’Emilia. È così per Bologna, Modena, Reggio, Parma, Piacenza. Lì in estate l’afa è un po’ meno opprimente, in primavera e autunno si possono fare passeggiate che riconciliano con l’aria, gli alberi e il corpo. In dieci chilometri, dalla porta Sud di Reggio Emilia si arriva ad Albinea, un paese a 160 metri sul livello del mare, con la chiesa parrocchiale costruita sulla cima di una collina dalla quale si vede la città e gran parte della pianura. In inverno, quando il cielo è terso e la foschia grigia è spinta via dal vento del Nord, dalla chiesa si vedono i profili innevati delle Prealpi. D’improvviso, e con sorpresa, si ha la certezza che quella pianura che sembra non finire mai invece finisce, e che la valle del Po è davvero una valle, con le montagne tutt’attorno, un fiume che la taglia in due e che corre verso il mare.   Per arrivare alla chiesa di Albinea ci sono alcuni tornanti secchi. Sono stati per molti il luogo d’iniziazione al ciclismo:...

Paolo Sortino. Elisabeth

La narrativa italiana conosce un momento particolare. Sarà per via dell’aumento vertiginoso delle pubblicazioni – romanzi e racconti –, sarà forse per l’arrivo di una nuova generazione di scrittori, nata a metà degli anni Settanta, e anche dopo, ma non passa settimana che non escano libri nuovi, e anche interessanti. Non tutti ovviamente, anche perché l’attuale ritmo editoriale, imposto dalle leggi del marketing, sollecita anche gli scrittori già affermati – quelli della generazione degli anni Sessanta – a pubblicare un libro ogni anno, o quasi, non sempre con risultati soddisfacenti. In questa massa di opere come orientarsi? Quali libri leggere? Quali no? Chi consiglia a chi? Tutti interrogativi cui vale la pena di rispondere. Come? Provando ad affidare il compito di leggere e recensire i libri ad una nuova generazioni di lettori, e soprattutto di lettrici – sono le donne a leggere più libri di narrativa, o più libri in generale, rispetto agli uomini. Ecco allora che inizia con questo primo articolo una “rubrica” di recensioni scritte da persone che debuttano in...

Il culto politico della morte

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore un estratto da un lavoro di prossima pubblicazione sul tema del culto della morte nella cultura di destra.     Per entrare nel merito della nostra analisi è il caso di rilevare che, al contrario della sinistra, che – compresa la sua componente rivoluzionaria – si è sempre considerata un’articolazione della modernità, stabilendo con quest’ultima un rapporto positivo, tanto da immaginare la nuova società come il necessario prolungamento storico e logico del capitalismo, la destra, in particolare quella estrema e antipluralista, ha sempre vissuto un rapporto sofferto con la modernità.   Questa sofferenza l’ha condotta a interrogarsi sul destino dell’uomo, e dunque sulla morte. Che senso aveva la morte, se la vita dell’individuo era un confronto sofferto con la modernità? Esisteva un rapporto fra questa sofferenza del vivere e l’approdo biologico e naturale della vita umana? Che senso aveva la morte, se la vita era esperita in un panorama storico contrassegnato dal materialismo e dall’edonismo...

La Fontanella della Cavanella

Si trovava vicino al greto del fiume Magra a Villafranca Lunigiana. Sgorgava in continuazione dal terreno del podere della “Cavanella”, da un semplice tubo di ferro inserito nella parete rocciosa. Un getto d’acqua limpida, cristallina, sempre gelata, che finiva in un “bozo” che a sua volta scivolava dentro a un ruscelletto allegro e disordinato per scorrere veloce fra pietre ricoperte di muschio, d’erbacce e di felci ai margini fra il capelvenere. A godersi l'umidità, rospi, rane e girini. Tra le foglie della vegetazione arborea filtravano i raggi del sole creando sull’acqua una tavolozza con tutti i riflessi argentei immaginabili, l’aria era satura di magia. Le sere d’estate i bambini più piccoli venivano mandati a riempire i fiaschi di quell’acqua pura e i morosi, con la scusa di bere, si fermavano a pomiciare.   Avevo poco più di sei anni, come tutti i bambini del paese frequentavo le Suore. Nel mese d’agosto ci portavano al fiume e la tappa alla Fontanella era inevitabile. In fila bere a turno, a gogo o sul palmo, per poi scatenarci tutti dentro il ruscello, cadere sulle...

Goffredo Parise / Italia

Nei Sillabari di Goffredo Parise anche la voce “Italia” viene raccontata come fosse un sentimento; senza nulla concedere al sentimentalismo, tuttavia, né alla retorica o ai luoghi comuni. Domestica e tuttavia quasi arcana, familiare e insieme inesplicabile, come del resto il mistero dell’esistenza, l’allegoria del paese è l’ordinaria parabola di vita di una coppia che si ama: la storia di un uomo e una donna “visibilmente italiani”. Un senso dell’onore privato e recondito, come primitivo, ne è il suggello. Ma forse, come suggeriva Natalia Ginzburg, il senso di questo come di tutti i racconti della raccolta, va rintracciato nell’uso “struggente” dei tempi verbali.     Un giorno di settembre sotto un’aria che sapeva di mucche e di vino due italiani di nome Maria e Giovanni si sposarono in una chiesa romanica già piena di aria fredda con pezzi di affreschi alti sui muri di mattoni: raffiguravano il poeta Dante Alighieri, piccolissimo, inginocchiato davanti a un papa enorme e molto scrostato, seduto sul tono. C’era anche un cagnolino nero. La chiesa appariva...