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Turchia

(20 risultati)

Come ha votato l'Inghilterra rurale / Brexit: si scrive Europa ma si legge negri

È facile cedere alla tentazione di fermarsi alla lettera delle cose. Tanto più quando queste si guardano da fuori, attraverso il filtro della proprie strutture e questioni irrisolte. Così mi pare che sia successo con i commentatori Italiani che negli ultimi giorni hanno affrontato la questione della “sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea”. E se da uno sguardo esterno proprio di questo sembra trattarsi, il senso di quanto è successo è ben più chiaro agli occhi di chi vive in Inghilterra e ne respira a fondo l’atmosfera putrida.   “La sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea” è una frasetta che vale la pena di leggere come gli esegeti Islamici leggevano gli hadith del Profeta: con un occhio alla lettera e uno, quello più attento, al suo significato più recondito e più vero.   Cominciamo dal suo essere così “sorprendente”, da cogliere alla sprovvista anche gli allibratori, che l’hanno quotata come improbabile fino al giorno del referendum. In effetti, un suicidio economico e una regressione politica così spaventosi sembravano tanto contrari alla logica, che gli stessi leader della campagna Leave sono stati colti di sorpresa dai risultati....

L'oro nero dell'Isis

In seguito all’abbattimento di un velivolo dell’aviazione militare russa al confine tra Siria e Turchia, i rapporti tra Russia e Turchia si sono deteriorati. Il presidente della Federazione Russa Putin accusa il presidente del governo turco Erdoğan di acquistare petrolio a basso costo dall’Isis. La Turchia è “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”, ha comunicato in una conferenza stampa il vice ministro russo della Difesa Anatoly Antonov, aggiungendo che il presidente Erdoğan e la sua famiglia sono direttamente coinvolti in questa attività criminale. L’attività estrattiva, che costituisce la maggiore fonte di finanziamento dell’Isis, oltre ad avere un rilievo economico ne ha anche uno simbolico.   Conferenza stampa del viceministro della difesa russo Anatoly Antonov   L’invenzione matriarcale dell’agricoltura avvenuta nella mezzaluna fertile porta con sé l’idea di sacrificio, inteso come risarcimento dovuto alla terra per la violenza che l’uomo le infligge coltivandola. Anche l’attività...

La fotografia e il potere delle immagini / Malgrado tutto

Il titolo lo leggo nel tardo pomeriggio di ieri sul “Guardian”, Shocking images of drowned Syrian boy show tragic plight of refugees, e i miei occhi saltano da “drowned”, a “boy” a “refugees” alla fotografia a fianco, clicco meccanicamente, per vederla meglio, certo, so che la posso vedere meglio. E lo faccio, e guardo, e leggo, ingoio anzi a pezzi l’articolo, Bodrum, la spiaggia, Turchia, Siria, la fuga, il mare, e guardo ancora, e poi clicco, ancora, guardo l’altra fotografia, l’immagine vera, brutale, inevitabile, quella che mi attira e mi stringe in un’oppressione fredda, quella che i lettori italiani, scoprirò più tardi, non vedranno, non subito almeno, non così facilmente, no, per il loro bene immagino, e intanto compio i gesti scontati, automatici, clic, seleziona, salva-con-nome. Ecco.     Un bambino morto annegato, un bambino di tre anni senza nome, senza altro ormai che queste poche immagini, affogate anche loro nella schiuma di gesti ripetuti, identici, di riquadri che si disegnano sugli schermi e poi spariscono, di clic, di colpi d’occhio e magari di secondi sguardi più lunghi, più attenti forse, o più avidi. Un’immagine cui non si può resistere e che non ci...

Dopo l'Impero latino

D'accordo, l'iniziativa di Sarkozy varata nel 2008 sotto il nome di Unione per il Mediterraneo si è risolta – è il caso di dirlo – in un buco nell'acqua, e forse qualcuno non se ne dispiacerà. Difficile in effetti evitare il sospetto che il presidente francese coltivasse ambizioni di leadership sull'area; troppo pretendere che la sensibilità post-coloniale (forse l'unico vero fattore ideologico in comune tra i paesi interessati) accettasse senza diffidenza questa prospettiva. Eccessiva era forse anche l'ambizione del progetto, che mirava a coinvolgere tutti gli Stati membri dell’Unione europea, l’Albania, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, la Croazia, l’Egitto, la Giordania, Israele, la Libia (come osservatore), il Libano, il Marocco, la Mauritania, Monaco, il Montenegro, l’Autorità Nazionale Palestinese, la Siria, la Tunisia, la Turchia: paesi legati tra di loro da interessi regionali di diversa natura, oppure da nessun interesse. Inutile aggiungere che dal 2008 a oggi il paesaggio geo-politico del Mediterraneo è radicalmente mutato. In particolare, con l'avanzata dell...

Expo e dintorni: Siamo tutti qui

Un cartello che pubblicizza la vendita dei biglietti per Expo presso un’edicola del centro di Milano mi ossessiona da mesi, dice: «Ci sarà il mondo… e tu?».   Essendo sulla strada per tornare a casa lo leggo spesso, mi provoca, ma da qui a farne fotografia passano i giorni.   ph. Antonino Costa   Anche quest’uomo, questo mendicante lo vedo da quando è iniziato Expo. Pure lui si trova in uno di quei tragitti che mi riportano a casa, sta là pure nelle ore più calde di questi ultimi giorni di luglio. Arriva dalla Turchia; lo saprò soltanto nel momento che gli chiesi se potevo fotografarlo. Il mio presagio è che dureranno in quella posizione fino al prossimo autunno.

Ali, trafficante di uomini

Incontro Ali sulla banchina del porto di una cittadina costiera turca. L’uomo ha una grossa cicatrice sul lato destro del petto. La carne cicatrizzata sembra una massa di mastice secco, come quando la colla in eccesso fuoriesce e si secca formando delle concrezioni lattiginose. “Non mi fa più male”, mi dice Ali, “è passato molto tempo, cinque anni circa”. Tutto è successo il giorno in cui era andato a far visita al negozio di suo zio. Ali stava parlando con il cugino quando un'autobomba è esplosa a poca distanza da loro. L'esplosione li scaglia a una ventina di metri di distanza. Ali si sveglia in una camera d'ospedale; suo cugino muore. Una ventina di giorni dopo è abbastanza in forze per lasciare l'ospedale. Era da molto tempo che voleva andare in Inghilterra, a Londra. Fino ad allora era stato soltanto l’affetto per la sua famiglia a trattenerlo. Ma ormai il suo paese era diventato troppo pericoloso.     Per partire, Ali si affida a dei trafficanti. Non si tratta di criminali professionisti, ma di gente del suo paese che è partita prima di lui, che sa come fare e che ha...

Intervista a Marco Tarchi

Si parla tanto di populismo ma poche volte ci si sofferma sull’esigenza di un approfondimento rigoroso del concetto e del fenomeno. Eppure l’Italia, specie se vista dall’estero, è un caso di studio molto interessante per chi voglia saperne di più su questo problema. Ho pensato perciò che fosse utile fare una sorta di inchiesta intervistando chi invece da anni studia questa realtà. L’occasione per iniziare è arrivata con la ripubblicazione de L’Italia populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo di Marco Tarchi (Il Mulino 2015). Tarchi è uno studioso che ha dedicato buona parte della sua vita a questo tema. Docente di Scienza della Politica all’Università di Firenze, teorico autonomo ed eterodosso della destra italiana, ha svolto importanti studi sulle trasformazioni dei regimi politici e sui partiti politici.       Professor Tarchi questo suo libro L’Italia Populista, appena uscito per Il Mulino, è l’edizione aggiornata di un suo lavoro del 2003 [L’Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi]. Già le ragioni dell’aggiornamento fanno...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Armine, Sister: canto per una strage

In principio era il verbo, anzi no, non il verbo, e neanche l’azione, in principio era la musica. Quando gli spettatori entrano nello spazio di Armine, Sister, la penombra è tale che a mala pena scorgono le colonne che sono l’essenza scenografica della performance-spettacolo che il Teatr Zar di Wroclaw ha portato sulla scena della Leopolda di Firenze per la XXIIma edizione del festival Fabbrica Europa; più che vedere intuiscono che in mezzo a esse qualcuno, un manipolo di ombre, si agita, striscia, si muove. Mentre la musica è già lì, alza una cattedrale di respiro, invade e pervade ogni cosa con il vento di una voce che si trattiene, si allunga, si condensa: è l’ipnotico bordone di un canto monodico sul quale affiorano altre voci, dapprima appena udibili, poi sempre più nitide e presenti, come arabeschi su un tappeto. È un tappeto orientale, certo, ma di un oriente che ha qualcosa di vicino e insieme di desueto, il gregoriano, il lamento liturgico ortodosso, le voci bulgare: la struttura delle otto voci che la musica tonale si è lasciata alle spalle. Solo la lingua, irriducibilmente altra, né...

Un anno dopo a Gezi Park

Quando un anno fa, il 15 giugno 2013, Gezi Park è stato sgomberato io ero lì. Non ero il solo. Per più di due settimane, non solo a Istanbul, milioni e milioni di persone si sono sentite unite, non estranee, contro l’abuso di potere del partito che ancora oggi ha la maggioranza: l’Akp. “Come ciechi si toccano ma non sanno di essere fratelli” ho scritto un anno fa in un romanzo chiamato Testimone a Gezi Park. Lo penso ancora. Peccato che i capulcu siano rimasti in pochi. La lotta continua. La lotta si evolve in nuove forme. La lotta, purtroppo, si è fatta violenta.   Il muro contro muro con cui si va avanti da più di un anno non ha fatto altro che indurire gli animi e la pelle. Secondo Amnesty sono morte una decina di persone, ci sono stati più di 8000 feriti e più di 5000 persone sono sotto processo (di cui solo una decina poliziotti). Il fatto che a ogni manifestazione c’è il rischio reale di non tornare a casa ha fatto sì che in molti hanno mollato. Del resto la fortuna è cieca e non guarda in faccia nessuno: Berkin Elvan è stato baciato mentre andava a comprare il...

La Via Licia

Il testo che segue è un report di viaggio ma non è – né vuole essere – una guida alla Via Licia. L’unico testo che mi sento di consigliare è The Lycian Way scritto da Kate Clow, la persona che ha aperto la via una decina di anni fa. Io ero stato sulla Via Licia cinque anni fa e poche cose sono cambiate rispetto a quel tempo, purtroppo continua l’esodo delle persone nelle grandi città poiché nei villaggi non riescono più a sopravvivere con la terra e con la pastorizia. Kate non è diventata ricca scrivendo questo libro e la strada ha bisogno del continuo aiuto di volontari per essere segnata; le persone che abitano da queste parti integrano il loro misero salario con l’offerta di vitto e alloggio ai viandanti. Ma gli autoctoni sono tutt’altro che miseri, come vedrete bene. Buona lettura. La Via Licia è un sentiero a lunga percorrenza nel sud della Turchia. Se s’immagina la penisola anatolica come un rettangolo, bisogna prendere l’angolo in fondo a sinistra come riferimento per la partenza e un terzo del lato lungo per l’arrivo. Da Fethiye ad Antalya per la...

Molhen Barakat

Si chiamava Molhem Barakat, era nato a Istanbul e aveva 17 anni. Era bravo a fare le foto ed era diventato un collaboratore della Reuters. È morto ad Aleppo, la città dove viveva, il 20 dicembre scorso, mentre fotografava uno scontro tra gruppi ribelli e l’esercito siriano all’ospedale Kindi (i ribelli accusano i regolari di avere trasformato l’ospedale in una caserma e per questo lo avevano attaccato).

 Questa è la notizia nuda; una lunga didascalia sotto la foto di un ragazzino sorridente, in posa con la macchina fotografica con il teleobiettivo bianco, concessagli in uso dalla Reuters.     Ma è davvero tutto qui? Nel breve articolo uscito su Repubblica on-line c’è un’informazione importante: Barakat prendeva 100 dollari per dieci foto trasmesse al giorno. A conti fatti sono 10 dollari a foto, più un bonus nel caso che qualcuna fosse pubblicata su testate importanti.   Molti commentatori su carta e in rete, hanno copia-incollato con variazioni minime la stessa notizia d’agenzia. Qualcuno ha sbagliato la traduzione e “barraks”, per troppi, è diventato “...

Settantacinque chilometri di mare

Quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame." J.C. Izzo     El-Houaria è l’ultimo paesino del Cap Bon, la punta più settentrionale dell’Africa. Dalle grotte di ardesia, si vede Pantelleria. Settantacinque chilometri di mare hanno ricoperto nei secoli l’istmo che collegava Sicilia e Tunisia. Se si passeggia per Tunisi, quei chilometri di mare sembrano assenti: stesse bouganville, fichi d’india e dolci alle mandorle. Volti scottati dal sole, uliveti, mare cristallino. Quel mare, quel posto di violenta bellezza, racchiude nello spazio dell’orizzonte la storia degli ultimi venticinque anni.   Solo oggi sono morte 90 persone e 250 risultano disperse al largo dell’isola dei conigli. Ieri altri 13 corpi sono stati recuperati a Scicli, qualche chilometro più lontano. Dal 1988 si stimano che siano morti nel Mediterraneo almeno 19.142 persone, di cui 2.352 soltanto nel corso del 2011 (da Fortress Europe). La stima è chiaramente al ribasso. Per dare una proporzione, sono l’equivalente numerico...

Egitto nel caos

Pubblichiamo questa testimonianza dal Cairo della nostra collaboratrice che si cela sotto uno pseudonimo poiché per una donna vivere e lavorare nella capitale egiziana è diventato molto difficile; si tratta di un intervento a caldo dopo i massacri di questi giorni mentre il paese sembra scivolare verso la guerra civile in un conflitto che non sembra trovare compromessi o soluzioni possibili     Un risveglio terribile, quello della mattina del 14 agosto, considerando che ci si è svegliati con la scena di una piazza semivuota, quella di Alnahda, di fronte all'università del Cairo, la più antica di tutto l'Egitto, e più precisamente davanti ad uno dei 14 edifici che ospitano il campus della facoltà d'ingegneria. Ma lo scenario sicuramente più devastante è stato quello di Rabaa Aladaweya, un importante e crocevia, centralissimo soprattutto per gli spostamenti verso e dal quartiere di Madinet Nasr. Entrambi i posti sono stati per più di 50 giorni sedi di due sit in dei Fratelli musulmani, ancora prima della deposizione del razzista Morsi, l'unico, forse, tra tutti i presidenti dell...

Martin Amis. L'invasione degli Space Invaders

Arrivato in Italia dopo un'attesa lunga trent'anni, il libro di Martin Amis è più di una semplice guida per vecchi glorie da MoMA. Un po' trattato sociologico, un po' manifesto generazionale, L'invasione degli Space Invaders offre l'opportunità di rivivere un pezzo di cultura videoludica per molti versi ancora attuale. "Improvvisamente sembra che il nostro pianeta sia caduto nelle grinfie degli alieni. Nei pub, nei bar, [...] nelle gelaterie, nelle sale d'attesa dei dentisti [...] si può assistere allo spettacolo sfavillante di mille incontri ravvicinati. [...] L'invasione degli ultra corpi, La notte dei morti viventi, Destinazione...Terra! non sono film, ma storie di tutti i giorni" (p.14), così Amis descrive la proliferazione di chiassosi cabinet e losche sale giochi.   Anno 1982. Gli sparatutto spaziali sono all'apice del successo, anche se Space Invaders (1979) è già retrogaming per inguaribili nostalgici (p.75). L'industria sforna nuovi cabinet più potenti, più performanti, più belli, ricchi di effetti visivi e sonori e rimescola gli...

Il luogo e il sacro

Com’è che un luogo diventa sacro? Anche se non formulata così, è questa la domanda che percorre Il luogo e il sacro. Contributi all'indagine sul linguaggio simbolico dei luoghi, a cura di Domenico Luciani (Edizioni della Fondazione Benetton Studi Ricerche con Canova). Si tratta di tredici interventi presentati a una giornata di studi di alcuni anni fa da studiosi di diversa formazione e ambito, con l’aggiunta di uno scrittore ben noto a Doppiozero, il paesologo Franco Arminio.   Per definire i contorni del luogo sacro occorre chiedersi, prima di tutto, che cosa sia un “luogo”. Una categoria con cui abbiamo familiarizzato negli ultimi anni –  quella di “non-luogo” – aiuta a circoscrivere meglio e per via oppositiva questo concetto, ovvio solo in apparenza. Alphonse Dupront, in uno dei saggi del volume, osserva che un elemento decisivo è proprio il legame luogo-nome: “Il nome stabilisce tra spazio, terra e uomo, una gerarchia e un legame”; la “realtà viva del luogo sta nel suo carattere sociale, nel suo essere opera evidente di creazione collettiva”. Il non-...

Lo sforzo di Resistere

Mai titolo fu più azzeccato: Rezistance, ovvero Resistenza. Così Ali Kazma ha intitolato l'installazione video al Padiglione Turco che è stato invitato a rappresentare quest'anno alla Biennale di Venezia. A un giorno dall'inaugurazione ufficiale, il 31 maggio scorso, a Istanbul scatta la rivolta o, meglio, la resistenza, perchè di questo si tratta, non di un attacco, ma di una difesa, di un atto di resistenza, appunto, alla violazione di diritti umani, diritti d'espressione, libertà di parola, democrazia.     Anche se oggi questi termini risuonano come lettere vuote e sarebbe necessario rivederne il significato nell'ambito di una trasformazione non solo geo-politica ma soprattutto socio-culturale in atto (...e non solo in Turchia), gli oltre due milioni e mezzo di persone che sono scese in piazza Taksim come ad Ankara, e in altre città turche, si battono per questo: per far fronte a scelte cui non partecipano ma che li riguardano, per resistere all'abuso di potere, per resistere alla messa in disparte, all'esclusione, per resistere all'arroganza e all'ignoranza di capi di governo,...

Nuri Bilge Ceylan. C’era una volta in Anatolia

Una sparuta pattuglia di uomini si aggira in auto, nella notte. Battono la zona collinare nei dintorni di Ankara, alla ricerca del cadavere di un uomo, che dovrebbe essere sepolto da quelle parti. “Dovrebbe” - il condizionale è d’obbligo: il suo (sospetto) assassino, infatti, non è più tanto sicuro del luogo.   Dopo un anno di attesa, mentre in molti stavano abbandonando le speranze, C’era una volta in Anatolia (Grand Prix al Festival di Cannes 2011, il terzo dopo quello del 2003 a Uzak e il premio alla regia per Le tre scimmie nel 2008), il sesto lungometraggio di Nuri Bilge Ceylan approda finalmente nelle sale italiane.     Ceylan - assistito in sceneggiatura da Ercan Kesal e dalla moglie Ebru - si serve dei generi come ingredienti: uno spunto narrativo, una suggestione visiva, un personaggio vengono utilizzati per comporre un lungo racconto in cui si mescolano stili e toni differenti. Il titolo sembra omaggiare il western di Sergio Leone (e con il cineasta italiano Ceylan condivide sicuramente lo stesso gusto dei grandi spazi aperti, enfatizzati dallo schermo panoramico); lo spunto iniziale è da...

La leggenda del brigatista decollato e la verità

Giovanni Senzani, il leader dell’ala movimentista delle Brigate Rosse, condannato a diversi ergastoli e tornato lo scorso ottobre in libertà per “estinzione della pena”, sta bene. Il criminologo che aveva guidato le BR dopo l’arresto di Moretti, condannato a svariati ergastoli perché ritenuto responsabile di numerose azioni terroristiche e, tra le altre, dell’efferata esecuzione di Roberto Peci, reo di essere fratello del “pentito” Fabrizio Peci, sta bene. Giovanni Senzani parla. Lavora. Si muove in città. Insomma vive, come cerchiamo di fare tutti. Strano per uno che è stato decollato nel 1988. Sì, perché un libro appena uscito spiega che il corpo di Giovanni Senzani “già capo brigatista, ex-criminologo, anch’egli in odore di rapporti con i servizi segreti, insegnante di italiano di Ali Agca… nel 1998 fu ritrovato con la testa appoggiata accanto, dentro il bagagliaio di un’auto”.   Uccidete il papa. La verità sull’attentato a Giovanni Paolo II, appena pubblicato da Rizzoli – questo il libro di cui si sta parlando -...

Intervista con Noam Chomsky: le parole in politica

Riportiamo alcuni stralci di un’intervista video di Frank Barat a Noam Chomsky svoltasi nel mese di marzo. L’intervistatore di Red Pepper, un bimestrale inglese indipendente di area socialista, si avvale di alcune domane poste da intellettuali, attivisti e artisti, tra cui John Berger, Ken Loach e Amira Hass.   Qui tutta l’intervista in inglese (non perfettamente redatta). In basso il video completo dell'intervista.   John Berger   La pratica politica spesso sorprende il vocabolario politico, per esempio si dice che la recente Rivoluzione nel Medio Oriente chiede democrazia, possiamo trovare parole più adeguate? Usare vecchie parole spesso fraintese, non è un modo per assorbire lo shock invece che accoglierlo e ritrasmetterlo?   Innanzitutto, penso che la parola rivoluzione sia un po’ un eccessiva. Magari lo diventerà, ma per il momento si tratta della richiesta di una riforma moderata. Ci sono elementi, come il movimento dei lavoratori, che hanno provato ad andare oltre, ma rimane ancora tutto da vedere. Tuttavia la questione è giusta e non c’è modo di uscirne. Non...