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Riforme e investimenti / Franceschini: con la cultura si mangia?

Dario Franceschini è da tempo il massimo punto di riferimento istituzionale per la cultura italiana. Lo è dal 22 febbraio 2014, prima come Ministro dei Beni e delle Attività Culturali (e inizialmente anche del Turismo) con i governi Renzi, Gentiloni e Conte II, e ora come Ministro della Cultura con il governo Draghi, salvo l'interruzione del Conte I (quello “gialloverde”) nel 2018-19, quando il ruolo venne affidato all'inconsistente Alberto Bonisoli (quando il Ministero perse la delega al Turismo). Franceschini ha fortemente voluto questo dicastero, considerato “minore” ma con una forte visibilità mediatica. Una scelta insolita per un politico di primo piano, che avrebbe potuto ambire a ministeri più “pesanti”, ma rivendicata dopo il primo giuramento al Quirinale, quando con un pizzico di provocazione si dichiarò orgoglioso di guidare “il principale ministero economico del nostro paese”, ancorché poco finanziato.   Appare dunque legittimo il suo desiderio di tracciare un bilancio, con un volume che si inserisce in un fortunato genere saggistico: il suo Con la cultura non si mangia? (La nave di Teseo, 2022) arriva infatti dopo La cultura si mangia! di Bruno Arpaia e...

Valerie Trouet per Doppiozero

“Istruzioni per vivere una vita. Prestare attenzione. Stupirsi. Raccontarlo” o, nella versione originale: “Instructions for living a life. Pay attention. Be astonished. Tell about it.” Si apre in esergo, con questi versi della poetessa statunitense Mary Oliver, il recente volume di Valerie Trouet, Gli anelli della vita. La storia del mondo scritta dagli alberi, edito in italiano da Bollati Boringhieri nel Febbraio di quest’anno (l’originale è del 2020): e in effetti non c’è modo migliore per introdurre il lettore alla professione dell’autrice, la “dendrocronologia”, dal termine greco dendros, albero, e ovviamente da chronos, una disciplina che ai giorni d’oggi è diventata uno dei principali strumenti per lo studio delle intricate interazioni fra foreste, esseri umani e clima. Disciplina e passione che erano sconosciute alla stessa Trouet prima del 1998 quando all’università di Gand, in Belgio, iscritta ad un Master in ingegneria ambientale, si trovò a scegliere un progetto di ricerca per la tesi, e avvedendosi che i suoi compagni si erano assicurati tutti quelli più interessanti, che prevedevano viaggi e ricerche all’estero, senza esitazioni accettò la proposta di un docente di...

Parole e immagini (3) / Qui Odessa. La città che ride

21 aprile 2022   Don’t Worry Be happy, una canzone di Bobby McFerrin nata giocando in sala di registrazione, è la versione newyorchese di Keep Calm and Carry On, lo slogan stampato dal governo britannico nel 1939 in un poster da due milioni e mezzo di copie. Sembrerebbe un motivetto da cantare sotto la doccia, non sotto le bombe, e fa venire un’espressione leggermente ebete sia a chi lo canta che a chi lo ascolta: il manifesto di una piccola felicità a priori da usare come un patetico scudo di cartone. Eppure a Odessa l’hanno usata sotto un cielo che promette morte. In un video che gira in rete, cinque soldati di una banda militare vestiti in mimetica e col berretto di lana nero soffiano tristemente negli ottoni davanti a un muro di sacchi di sabbia che sbarrano la strada, all’incrocio fra Lanzheronovskaja e Richelievskaya. Sullo sfondo c’è il teatro dell’Opera, ci sono le bandiere gialloblu che guizzano e un cielo praticamente nero. L’effetto è bizzarro, una cacofonia dell’anima.   L’immagine mi si è appicciata sotto la retina, ora non potrò più ascoltare l’attacco della canzone senza ricordare queste immagini. La musica è un materiale instabile, assorbe tutto, e a...

Alfabeto finanziario 4 / La ricchezza degli italiani

Paperon de’ Paperoni è un grande taccagno. Risparmia molto, consuma pochissimo. Accumula ricchezze; ama fare il bagno in una piscina piena di monete d’oro. Ma come stanno andando il risparmio e la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane? Prima della pandemia il risparmio delle famiglie oscillava intorno all’8 per cento del reddito disponibile (è il nostro reddito, al netto delle tasse e comprendente trasferimenti dallo Stato, ad esempio le pensioni). A marzo del 2020 il COVID19 è esploso. Per oltre due mesi non siamo usciti di casa o lo abbiamo fatto con limitazioni. I consumi sono crollati. Il risparmio è schizzato all’insù, fino a superare il 20 per cento del reddito disponibile. Con l’arrivo dei vaccini e il miglioramento della situazione economica, i consumi delle famiglie sono progressivamente tornati a crescere. Il risparmio è sceso. Oggi è intorno all’11 per cento del reddito disponibile: rimane quindi circa 3 punti percentuali al di sopra dei valori precedenti l’esplosione della pandemia.    Il risparmio è un flusso d’acqua che esce dal rubinetto. L’acqua riempie la vasca del bagno: l’acqua della vasca – come le monete della piscina di Paperon de’ Paperoni...

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi che è propria delle élites tecnocratiche?  O ritenete piuttosto che sia necessaria una profonda revisione delle modalità con cui la globalizzazione si è affermata in passato?   Sergio Bologna: Probabilmente è il concetto di globalizzazione che non basta più a contenere la complessità dei fenomeni in atto. Che cosa vuol dire? Che la circolazione delle merci e delle persone non ha...

Arjun Appadurai / La vita segreta delle merci

Non c’è che dire, il mondo in cui viviamo è piuttosto strano. Criptovalute, blockchain, bitcoin, bastano poche parole per evocare un’economia di cui in tanti fanno fatica a capire le logiche. Non bastava il mercato azionario con i suoi alti e bassi, con i suoi “miliardi bruciati” e le sue “bolle speculative” a farci andare, perplessi, alla ricerca di cerini e sapone, adesso ci mettiamo a caccia di meccanismi ancora più complessi e oscuri. Quelli secondo cui una moneta che nessuno ha mai visto e toccato può assumere un valore completamente diverso a seconda che uno di coloro che – sembra – ne possiede in quantità (ma quantità di che? come si pesa un bitcoin?) decida di accettare la suddetta moneta in cambio delle automobili elettriche che produce (vedi su doppiozero l’articolo di Riccardo De Bonis).   Macchine, e quindi cose, in cambio di bit insomma, che qualcun altro scambierà con qualcos’altro, sempre ammesso che nel rapidissimo circolare di queste sequenze elettroniche, qualcun altro ancora non decida che da quel giorno non crede più che un ulteriore qualcuno possa credere in quei bit. Al terzo passaggio tra bit, transazioni e merci, la gran parte degli esseri umani...

Fotogiornalismo / L'America ha sete

La storia di un fiume che muore è come quella della rana bollita. Nessun colpo di scena reclama l'attenzione. È un'agonia lenta – finché il danno è fatto ed è irreversibile. Se ne sta andando così il Colorado river, uno dei simboli degli Stati Uniti. Da tempo il fiume che incarna la leggenda del West e la magnifica abbondanza della natura di questo paese ha smesso di arrivare al mare. Lungo la cavalcata epica che dalle Rocky Mountains attraversa sette stati e due nazioni, la sua portata cala e lo slancio rallenta finché il gigante diventa un rivolo che evapora sotto il sole cocente del deserto messicano.    È uno spettacolo che toglie il fiato tanto più che è tutta opera dell'uomo – le enormi dighe che regolano il suo corso; gli impianti che irrigano le sconfinate coltivazioni; gli acquedotti che riforniscono le metropoli di Los Angeles, Las Vegas, Phoenix; la sconsiderata filiera di piscine, fontane e lussureggianti giardini nel cuore del deserto. Ormai da un secolo si attinge a quelle acque come se non ci fosse un domani e il climate change, con temperature sempre più calde e secche, ha precipitato la situazione. La realtà ora presenta il conto ed è così alto che...

Un documentario / Visioni: idee da un presente sostenibile

“A volte accadono miracoli” mi dice Maurizio Corrado in una calda giornata d’estate mentre chiedo indicazioni preliminari al “ciak”: stiamo per girare la parte relativa al Nutrire il corpo nutrire la mente, sul cibo e l’alimentazione in Italia. Il “miracolo” del quale Corrado parla è quello di un’attenzione da oltreoceano per il suo lavoro e per gli articoli a sua firma qui, su Doppiozero: così, solo sul riconoscimento dell’originalità di uno sguardo e di specifiche competenze. Fatto sta che Angelo Gioè, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Melbourne (Elm Tree House, 233 Domain Road South Yarra VIC 3141 Australia) lo ha contattato per un progetto che avesse come tema l’ambiente e l’ecologia in Italia oggi nelle diverse declinazioni del vivere che l’ecologia comprende.  Le piante e noi; Nutrire il corpo nutrire la mente; La mano, la terra, la casa; Spazio celeste, spazio terrestre; Nextcity i titoli per altrettanti capitoli del documentario testimonianza Visioni che Maurizio Corrado – architetto e saggista – ha proposto e curato.   __title__   Il tema ecologia è peraltro di assoluta e stringente attualità vuoi verso una sensibilità collettiva ormai...

Autobiografia / Amartya Sen: cittadino indiano nel mondo

Nel 1953, non ancora ventenne, si imbarca sulla SS Strathnaver, un transatlantico della P&O che svolge un regolare servizio passeggeri tra Brisbane nel Queensland australiano e Tilbury in Essex. La ragione del lungo viaggio via mare è strettamente economica: pur prevedendo una sistemazione confortevole – incluso il vino a pasto e perfino la possibilità di giocare tutte le sere a bingo, a condizione di essere disposti a svagarsi con “il gioco più noioso al mondo” – la crociera di quasi tre settimane costa molto meno del più economico dei voli operati dalla BOAC, la progenitrice della British Airways. Gli erano serviti due giorni di viaggio da Calcutta per raggiungere l’imbarco a Bombay, su un treno affollato il cui clima festoso gli aveva ricordato le scene iniziali di Riso Amaro, un pensiero “abbastanza sinistro” sapendo come finisce il film con Silvana Mangano. Dopo una tappa ad Aden e l’attraversata del Mar Rosso, la SS Strathnaver si ferma a Suez per un giorno intero, rendendo possibile un’escursione a terra. Mentre aspetta in fila tra due gruppi di uomini che si lamentano rumorosamente della lentezza con cui le autorità egiziane permettono lo sbarco, un funzionario di...

Come non fare niente / La fine dell'attenzione

Il clima delle epoche di decadenza del passato, anche remoto, era con grande probabilità molto simile a quello che attualmente stiamo vivendo, con tanto di pandemia e guerra con milioni di profughi. Si de-cade da una qualche conquista di prosperità, si assiste a un’alterazione delle sensibilità individuali e collettive generate da quella prosperità, si è attoniti davanti alle novità più radicali e sconvolgenti, non si capisce più bene come interpretarle, se come potenziali ulteriori progressi o minacce vere e proprie all’esistente. Grandi giochi emotivi mediatici. Categorie idee e principi paiono usurati, allo sbando, e le mere quantità sono soverchianti. Angoscia. Paura.  Non mi sto divertendo a raccontarla nera, mi limito solo a condividere riflessioni e stati d’animo, sensazioni, se volete, che semplicemente ci stanno opprimendo con intensità crescente. Ci sono le emergenze del nostro tempo, e parallelamente c’è una elaborazione intellettuale che le legge e ne dichiara la pericolosità; ma soprattutto c’è la fatica a “sistemarle” in un conteso teorico sufficientemente coerente: è proprio questo, l’insuccesso della ‘presa cognitiva’ sui fenomeni che a mio modo di vedere...

Rumore visivo / Splendori e miserie dell’infografica

Curve epidemiche e previsioni elettorali. Bilancio dei nuovi contagi, innalzamento delle temperature su scala globale, statistiche dei cittadini ai seggi per le elezioni. Ma anche ore di sonno dormite, di musica ascoltata settimanalmente o tempo d’utilizzo dei nostri dispositivi come smartphone, tablet e pc.  Big data. Grandi raccolte di dati, masse impersonali di informazioni quantitative in cui siamo quotidianamente immersi e di cui, senza rendercene pienamente conto, siamo anche produttori. Sebbene siano strumenti in grado di raccontarci qualcosa di nuovo e di interessante, nella vertigine della lista, nell’astrazione di tabelle di numeri, possono incutere timore e risultare di difficile comprensione. Per questo, al fine della loro comunicazione viene spesso fatto ricorso a forme di visualizzazione (data visualization) capaci di condensare in poco spazio le informazioni di cui sono portatori. Compito dell’information design è proprio questo: elaborare strategie per la trasmissione di un messaggio – attraverso infografiche, illustrazioni e grafici – che sia di facile lettura per il pubblico. Ma è davvero tutto così semplice e immediato?    Il saggio di Valeria...

Arte e influencer / Chiara Ferragni. Finale di partita

Si avverte una sensazione di déjà-vu osservando come Chiara Ferragni si pone innanzi agli occhi del pubblico. E non perché si serva di arcinote tecniche di marketing e pubblicità; adotti l’onorata professione di blogger; riproponga i manierismi di coloro che raccontano di sé su Instagram; sfrutti la fusione tra le industrie creative e quelle del lusso e della moda; ottimizzi il gossip quale strumento comunicativo; crei assuefazione apparendo vuoi una persona affabile vuoi un’ingegnosa affarista, imitabile nei suoi exploit. Così descritto, il fenomeno ammonterebbe a un rimescolamento di carte già sulla tavola. Da ottima ape regina, Ferragni avrebbe attinto la larva da più parti, assimilato la filosofia del management e compreso che per produrre plusvalore occorre infiltrarsi in ogni recesso del sociale, assoldare un numero sempre maggiore di api operaie. L’immagine di sé che comunica è consona alla Milano berlusconiana e post-, ma anche a tanti luoghi similmente popolati da borghesi autocompiaciuti e proletari ignari di esserlo, imprenditori rampanti e sedicenti creativi. Pur non essendo il suo target visibile, essi le sono di ispirazione.   Nel guidare i Millennials nella...

Una riflessione sulla globalizzazione / Pandemia: un passo avanti e un gradino indietro

Quello che avviene nell’epoca digitale è distante. Ampliando l’osservazione di Guy Debord che uno spettacolo non è la relazione degli spettatori con quello che avviene in scena ma degli spettatori tra loro attraverso la scena, tutti i social sono spettacolo. Si presentano come facilitatori di relazioni umane, ma al contrario provocano una terribile solitudine.  I fruitori, tutti noi che compriamo online anche solo un biglietto del treno, non hanno più a che fare gli uni con gli altri, ma con la tecnologia che è tra l’uno e l’altro. Uno strumento, un mezzo, che come ci ha insegnato McLuhan è in realtà il proprio contenuto.  Il vero messaggio è la solitudine, le lingue naturali ridotte a un linguaggio artificiale, binario, le immagini, che sono doppi del reale, e gli emoj che sostituiscono le emozioni e le loro ambiguità. L’imbarazzo per il nostro corpo, il desiderio di toccare l’altro, la paura di essere respinti, anestetizzato, astratto, traslato, reso virtuale. Siamo così in fuga perenne gli uni dagli altri, arroccati in un’anaffettività in cui tutti i desideri tradiscono le difficoltà di esserci e, temendo di essere prede o predatori, ci rifugiamo sull’isolotto dove...

Armiero e Chakrabarty / Strategie di guerriglia antropocenica

Appena apro l’ultimo libro di Marco Armiero mi viene incontro Cuernavaca, che in atzeco nahuatl suona Cuauhnáhuac, "vicino agli alberi", una cittadina messicana di poco più di 150 mila abitanti a 1500 metri sul livello del mare che per me è irrimediabilmente diventata un luogo dell’immaginario. Fu lì, nel vecchio albergo Chulavista, che Ivan Illich nel 1961 fondò il CIDOC, Centro Intercultural de Documentaciòn dove, come lui stesso racconta in una delle sue conversazioni con David Cayley, con la scusa di preparare i volontari per le missioni in America Latina, cercava di farli ragionare e soprattutto rimandarli da dove erano venuti. L’incontro con il suo pensiero mi rivoltò come un calzino, stetti male un’intera estate per uscirne completamente rinnovato e Cuernavaca si guadagnò un posto speciale nel mio atlante intimo che venne rinforzato quando la incontrai di nuovo a teatro, in La notte dell’iguana di Tennessee Williams.    Ritorno a Cuernavaca è il titolo del primo paragrafo di L’era degli scarti. Cronache dal wasteocene, la discarica globale di Marco Armiero, uscito prima in inglese e poi tradotto in italiano per Einaudi nel novembre 2021. Il sorriso sornione di...

Sean B. Carroll / Il caso della nascita della terra e della vita

“Sette anni prima, all’ospedale della città di Tereza, era stata scoperta per caso una forma insolita di meningite e il primario dell’ospedale di Tomàs era stato chiamato per un veloce consulto. Il primario, però, aveva per caso la sciatica, non poteva muoversi, e al posto suo all’ospedale di provincia aveva mandato Tomàs. In città c’erano cinque alberghi, ma Tomàs era sceso per caso proprio in quello dove lavorava Tereza. Per caso prima della partenza del treno gli era rimasto un po’ di tempo libero per andare a sedersi al ristorante. Tereza era per caso di servizio e per caso serviva al tavolo di Tomàs. Erano stati dunque necessari sei casi fortuiti per spingere Tomàs verso Tereza, come se lui, da solo, non ne avesse avuto voglia. Era tornato in Boemia a causa di lei. Una decisione così fatale si fondava su un amore a tal punto fortuito che non sarebbe esistito affatto se il suo capo sette anni prima non avesse avuto la sciatica. E quella donna, quell’incarnazione della casualità assoluta, era ora distesa accanto a lui e respirava profondamente nel sonno.”   Non casualmente, nel leggere il bel volume di Sean B. Carroll, “UNA SERIE DI FORTUNATI EVENTI. Il caso della nascita...

25 settembre 1952 - 15 dicembre 2021 / bell hooks: l’arte sottile di trasgredire

“Quando ho letto Cime tempestose, da ragazzina della classe operaia che lottava per trovare se stessa, da emarginata, ho sentito che Heathcliff ero io. Per me era il simbolo di una specie di razza nera: era un emarginato, non gli era permesso stare al centro delle cose. Ho trasposto il dramma di vivere nel Sud dell'apartheid nel mondo di Cime tempestose e mi sono sentita in armonia con quei personaggi.”   È bell hooks, mancata il 15 dicembre scorso, a raccontarlo in una conversazione del 1998 con la scrittrice africana-americana Maya Angelou, per poi aggiungere: “Sono così turbata quando le mie studentesse si comportano come se leggessero solo donne, o gli studenti neri come se potessero leggere solo neri, o gli studenti bianchi identificarsi solo con uno scrittore bianco. Sono convinta che la cosa peggiore che ci può capitare è perdere di vista il potere dell’empatia e della compassione”.   Per hooks questa indisponibilità a identificarsi con il presunto altro da sé senza chiedersi chi abbia stabilito quell’alterità, in base a quali interessi e con quali reciproche perdite, è un’enorme e pericolosa lacuna dell’immaginazione, una disfatta del pensiero critico, forse...

Silvano Fuso e Nathalie Gontard / Cozze, gechi e altri nanomateriali

Cosa sia la materia è una di quelle domande che hanno a che fare con altre curiosità che probabilmente abbiamo sempre avuto, vicina a domande come: cos’è il mondo, di cosa è fatto, che forma ha, perché una pietra è più dura di un ramo, perché l’acqua scorre e il sole scalda. Tutti quesiti che vengono necessariamente dopo che rami, terra, pietre, acqua e sole li abbiamo usati senza porci troppe domande sulla loro natura intrinseca. Prima usiamo, poi ci domandiamo cosa stiamo usando. Che la progressione sia questa e non il contrario ce lo mostra il fatto che non siamo la sola materia vivente che usa le cose del mondo, la maggior parte degli altri animali utilizza rami, terra, pietre, acqua e tutto ciò che trova e cerca per rendersi la vita migliore. Noi umani abbiamo preso l’abitudine, oltre a usare la materia, di chiederci di cosa è fatta, una parte di noi lo fa per approfondirne la conoscenza, altri, la maggior parte, per poterla usare meglio. Semplificando, è la differenza che troviamo fra i fisici teorici che hanno sviluppato la fissione nucleare dell’atomo e l’esercito degli Stati Uniti che ha sganciato la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. La conoscenza del mondo non è...

Un libro di Valentina Furlanetto / Noi schiavisti

C’è un esercito di schiavi che lavora per noi, e facciamo finta di non saperlo. Dunque siamo noi, gli schiavisti. Ma a volte noi stessi siamo schiavi e magari lavoriamo per loro, in un altro comparto e un’altra zona. Questa la tesi – dimostrata – dal libro di Valentina Furlanetto, Noi schiavisti (Laterza, 2021). Un libro che racconta e ascolta gli eserciti di schiavi e schiavisti, lasciandoci alla fine con due dubbi: ammettere che sappiamo, sapevamo, già tutto (e quindi, accettiamo tutto?); constatare che è il fisiologico funzionamento dei mercati, delle merci e del lavoro (e quindi, ci sta bene così?). Cominciamo da quest’ultimo punto, con il macellaio. “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del fornaio o del birraio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”, è la citatissima frase con la quale Adam Smith in La ricchezza delle nazioni comincia a tracciare la teoria della “mano invisibile” del mercato. Ecco, il libro di Furlanetto – giornalista d’inchiesta, lavora a Radio 24 – parte proprio dal macellaio. Anzi, dalla macellazione della carne, dai mattatoi nei quali lavora il primo plotone dell’esercito degli schiavi. L’...

Food e Fotografia al Mast / A Bologna il cibo dà da pensare

A Bologna, la V Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro è dedicata quest’anno al cibo o, per essere più precisi, all’industria e alla cultura alimentare. Anziché mostrarci piatti fotogenici che sollecitano illusoriamente il palato e lustrano gli occhi, ha scelto infatti di concentrarsi su come il nutrimento di più di 7 miliardi di persone che vivono sulla terra sia divenuto un problema e una sfida scientifico-tecnologica che tocca questioni complesse, ma anche imprescindibili aspetti culturali e politici. «Il cibo è un fondamentale indicatore per analizzare e comprendere intere civiltà. Le modalità attraverso cui gli alimenti vengono prodotti, distribuiti (venduti e acquistati) e consumati, ovvero i meccanismi alle spalle di questi tre passaggi cruciali, sono in costante cambiamento e racchiudono pertanto alcuni caratteri distintivi di un’epoca, un periodo storico o un ambito culturale e sociale» – sottolinea il curatore Francesco Zanot nel catalogo, arricchito con tanto di ricette in stile futurista (a cura dello chef e scrittore Tommaso Melilli), che accompagna le ben undici grandi mostre promosse e organizzate dalla Fondazione Mast, importante centro di ricerca e...

Gadget 3 / Il plusvalore di Chiara Ferragni

Il suo volto è splendente, il suo sorriso affascina, i suoi capelli si muovono come oro liquido quando li agita con grazia per rendere più evidente l’eccellenza del prodotto che la sua figura rappresenta o impersona. La pulsione, secondo Freud, non può essere direttamente rappresentata, perciò la si decifra indirettamente attraverso un suo rappresentante – una “rappresentanza della rappresentazione” (Vorstellungsraepresentanz). Insomma la pulsione è fuori-scena. Di che cosa è rappresentante il volto di Chiara? Quale pulsione si fa indirettamente rappresentare? E poi, la pulsione di chi? La nostra, naturalmente. Chiara rappresenta (teatro, fantasy) una pulsione diffusa dell’immaginario che precipita in un prodotto, in questo caso Pantene by… By – come se Chiara ne fosse l’autrice (a film by…). O magari il mezzo, il tramite –rappresentante appunto. Torno a casa by train, compro uno shampoo by Chiara.   L’influencer è un rappresentante della rappresentazione appunto. Rappresenta o mette in scena un irrappresentabile. Più laicamente, se lo (la) prendiamo sul serio, è il funzionario o la funzionaria di ciò che può essere chiamata un’economia. Mette in luce un certo stato, un certo...

Ricette immateriali / I piaceri selvatici

Non ci sono solo una primavera astronomica, una meteorologica e una vegetativa, anticipata rispetto alle altre, in molte zone d'Italia. Nel Belpaese c'è anche una seconda primavera vegetativa, riguardante solo le erbe, che segue le prime abbondanti piogge d'autunno, quando le arie sono ancora tiepide. Pressoché sconosciuta ai cittadini, ben nota invece a contadini e pastori. Altrettanto apprezzata dagli erboranti, eredi delle primordiali arti dei raccoglitori pleistocenici. Gli erboranti sono ormai pochissimi per mestiere, mentre va diffondendosi la pratica per diletto. L'erborare, nell'accezione di raccolta di erbe selvatiche ad uso alimentare, è ascrivibile al più grande fenomeno del foraging, la ricerca di cibo selvaggio. Se Henry David Thoreau è considerato un profeta di queste pratiche, e il suo breviario sulla raccolta dei mirtilli selvatici un'imprescindibile lettura (Mirtilli o L'importanza delle piccole cose, 1860, riedizione 2018, Lindau, Torino), il foraging come controcultura è rinato negli anni Settanta del Novecento, e ha tra i suoi padri Richard Mabey, botanico e divulgatore inglese.   In quegli anni aveva “un sapore politico, provocatorio, alternativo, un...

Rapporto Coop 2021 / Gli italiani della post-pandemia

Da alcuni decenni, sono cresciute le nostre difficoltà di comprensione delle dinamiche di evoluzione della società. Lo sviluppo ipertrofico dei processi di globalizzazione e comunicazione ha reso infatti il mondo culturale e sociale contemporaneo sempre più complesso e difficile da capire. Così, le società occidentali contemporanee evidenziano spesso ai nostri occhi una natura incomprensibile e le persone che le abitano incontrano delle notevoli difficoltà nell’attribuire loro dei significati. Ma è possibile comunque mettere a punto e perfezionare degli strumenti in grado di consentirci d’illuminare almeno in parte i processi di cambiamento in corso. Degli strumenti d’analisi cioè, i quali possano consentire alle persone di orientarsi in maniera efficace rispetto alle dinamiche evolutive della società, pur nella consapevolezza delle difficoltà interpretative che comunque tali dinamiche comportano.   In Italia, sono stati effettuati vari tentativi di questo tipo da parte di diversi soggetti. Coop è uno di quelli che ha perseguito con maggiore costanza un progetto di analisi dell’evoluzione sociale. Infatti, ha creato e progressivamente perfezionato un portale dedicato alla...

Lavoro culturale e occupazione / Papa Francesco, Maggiani e i lavoratori della cultura

Il papa e lo scrittore   “Vale la pena di produrre la bellezza grazie agli schiavi?” Se lo è chiesto Maurizio Maggiani il 27 luglio 2021 su “la Repubblica”, interrogandosi sulla filiera produttiva dei suoi libri. Al “gentile signor Maggiani” ha risposto con una lettera aperta Papa Francesco, il 12 agosto: “Lo avevamo visto durante il lockdown, quando tanti di noi hanno scoperto che dietro il cibo che continuava ad arrivare sulle nostre tavole c'erano centinaia di migliaia di braccianti privi di diritti: invisibili e ultimi – benché primi! – gradini di una filiera che per procurare cibo privava molti del pane di un lavoro degno”.  Nella sua autocritica, lo scrittore introduceva un’aggravante a proprio carico: “Magari sono stati degli schiavi a stampare tutti quanti i miei romanzi; le mie storie così colme di aneliti libertari, così madide di empatia per gli ultimi, per i senza voce, sono finite tra le mani delle brave persone che le hanno volute leggere perché a farne degli oggetti acquistabili sono stati degli umani violati, picchiati, derubati e privati di ogni dignità perché fosse contenuto al minimo possibile il prezzo di copertina.” Il pontefice aveva accolto la...

Fabriano Fabbri: arte e stile / La carta astrale della moda

La moda è un universo di senso complesso, basato su un modello ciclico che oscilla tra espansioni e ritrazioni. Così come nell'universo comunemente inteso, la moda ingloba diverse materie, energie e corpi che percorrono traiettorie differenti, anche se vicine nello spazio e nel tempo. In La moda contemporanea II. Arte e stile dagli anni Sessanta alle ultime tendenze (Einaudi 2021), Fabriano Fabbri sostanzia questa metafora cosmologica asservendola a un metodo di analisi strutturato sullo “strumento della generazione” ideato dal suo maestro Renato Barilli (cfr. Intervista a D.it - la Repubblica).    Per srotolare, spiegare, il tutt’uno della moda contemporanea ‒ attorcigliatasi su sé stessa nel corso dei decenni ‒ Fabbri propone una classificazione kepleriana degli stilisti a partire dalla decade di nascita. L’essere “nati attorno al” equivale al tipo di orbita adottata nel percorso creativo e artistico, vicina al nucleo valoriale e identificativo della generazione (perielio) o distante in termini di “orientamenti espressivi” e “poetiche” caratterizzanti (afelio). Tale prossemica orbitale sembra influire anche sulla velocità delle traiettorie creative: di evoluzione più...