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Torino, 7 - 14 - 21 novembre / Quando l'economia cambia la storia

Venti o trent'anni fa, quando facevo lezione all'università sulla crisi del Trecento, cominciavo evocando l'unica grande crisi che a memoria d'uomo avesse investito il mondo in tempi relativamente recenti, la crisi del '29. Oggi, naturalmente, evoco la crisi che stiamo tuttora vivendo, e in cui i miei studenti in pratica sono nati, dato che dura da quando erano bambini. Dopo aver ricordato che è cominciata nel 2008 e non accenna a finire, nonostante le menzognere rassicurazioni di economisti e politici, li avverto che non bisogna illudersi, perché ci sono state in passato crisi anche più lunghe: quella del Trecento è durata un secolo! A questo punto, di solito, gli studenti si mettono a ridere, anche se magari fanno di nascosto gli scongiuri: l'idea di una crisi come quella attuale che si prolunga per un secolo è così controintuitiva che sembra più che altro uno scherzo.   In realtà il paragone fra le crisi del capitalismo moderno e quella che gli storici chiamano la crisi del Trecento serve soprattutto a scoprire che questa parola, "crisi", in realtà può indicare fenomeni molto eterogenei. Nel 1929 come nel 2008 è stato il crollo della borsa di New York a dare il via a una...

Fotografare e guardare / Turismo

La cultura moderna si è da sempre caratterizzata per un forte orientamento verso il movimento. Cioè per la sua ferma volontà di promuovere gli spostamenti delle persone in tutte le loro forme. Anzi, come ha sostenuto il sociologo francese Rodolphe Christin nel recente volume Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera), nelle società contemporanee la mobilità viene addirittura considerata una garanzia di soddisfazione psicologica, un obbligo senza il quale non si può aspirare ad essere pienamente realizzati come esseri umani. Vale a dire che «la mobilità è diventata un fattore che dà efficacia alla propria performance esistenziale, è un modo per riempire la propria vita e realizzarne gli obiettivi, è un mezzo per conseguire la felicità personale e sociale e per materializzare i propri fantasmi» (p. 29). Non vale cioè la pena accontentarsi di quello che è collocato vicino, perché quello che si trova lontano, che dev’essere raggiunto tramite un viaggio, può sicuramente possedere un valore superiore.    Di conseguenza, lo sviluppo della mobilità favorisce l’espansione del capitalismo contemporaneo, permettendo l’ampliamento della zona d’influenza del mercato. Ma,...

Giappone / Kodoku-shi, la morte solitaria

Un settore di grande successo   Nell’estate del 2018 si è registrato in Giappone un caldo record, con temperature di oltre 40 gradi in diverse città. Mai così caldo da quando la nazione nipponica ha cominciato a farne statistiche nel 1946. Sotto quel clima rovente, però, c’è stato un settore che non si è mai fermato in tutta l’estate.    Questa professione si chiama in giapponese tokushu-seisō-gyōsha, detta per brevità tokusō, ovvero impresa di pulizia speciale. Si tratta di ripulire luoghi che sono stati teatro di incidenti o persino di omicidi. Ultimamente però la tokusō è molto richiesta per pulire case e appartamenti dove è avvenuta la cosiddetta kodoku-shi, la morte solitaria: i cadaveri vengono trovati, in genere molto tempo dopo il decesso, in condizioni inenarrabili e spesso all’interno di ambienti pieni zeppi di immondizia accumulata a volte fino ad altezza d’uomo. Immagino che rimaniate esterrefatti, ma addirittura nel vocabolario contemporaneo giapponese esiste già un termine specifico per designare queste case riempite di rifiuti: gomi-yashiki, letteralmente “dimora di immondizie”. Sembra che i poveri abitanti di quelle case vivessero barricati dietro...

Umanimali / Sacrificio in regime mediatico

Esterno giorno. Campagna. La telecamera inquadra in primo piano un gruppo di oche paffute, sanitariamente impeccabili. Starnazzano felici, da quel che sembra. Giorgione, al di là della recinzione da pollaio, le indica soddisfatto, chiamandole per nome: Giuseppina, Ada, Francesca.... Racconta quel che hanno mangiato, in che modo hanno vissuto, come e quando si sono accoppiate, le amicizie, gli amori. E ancora: come lui stesso le ha nutrite, che cosa hanno mangiato, che aria hanno respirato. Insomma: tutto. La relazione affettiva fra oche e padrone è forte, si capisce subito. E commuove. Anche perché, poi, Giorgione ne sceglie una in particolare, Ada, e ne decanta le lodi. Stacco.  Interno giorno. Cucina. Giorgione indossa il grembiule da cuoco, guarda in camera, indicando, accanto a lui, distesa su un ampio tagliere, l’oca (presumibilmente Ada): morta, pulita, spennata. Pronta a esser cucinata. E Giorgione inizia il suo cooking show spiegando passo passo ai telespettatori come vanno cucinate al meglio le grosse oche del suo pollaio. “Hanno avuto una bella vita – dice –; è giusto che facciano una bella fine”. Questo accade regolarmente, col medesimo schema, durante tutta la...

Sarah Gainsforth, Airbnb città merce. Storie di resistenza alla gentrificazione digitale

Il libro di Sarah Gainsforth Airbnb città merce ha a prima vista un’aria molto interessante, su un tema di attualità, quello dell’effetto negativo degli airbnb sulle città. Nasce da un approccio che affronta la sharing economy come una mitologia insieme ad altre, le start up, il turismo “dal basso”, il mondo dei dot.com e un’altra serie di miti definiti con sicurezza dalla Gainsworth come tipicamente americani, anzi californiani. Le analisi che ne conseguono sono coerenti, i b&b insieme al turismo sono la causa prima della gentrification delle città e quindi dell’espulsione da essa dei veri abitanti. L’economia mossa dai b&b eleva i prezzi delle case, falsa il mercato immobiliare e trasforma le città in “risorse” economiche.   I verbi che la Gainsworth usa per descrivere tutto questo sono sempre in una forma indiretta alla terza persona “si è operato”, “se ne sono fatti”, come se esistesse sempre un soggetto nascosto che coerentemente muove l’economia e le città verso un unico progetto. Ovviamente l’analisi è coerente con un certo tipo di mitologia che rientra nella logica della casa editrice. Una ripresa della lettura marxista della realtà, un po’ spacciata come...

Albert-László Barabási / Le leggi universali del successo

Recensire un libro sul successo può creare qualche problema. Se il libro funziona, allora sia che ne parliate bene sia che non lo facciate non avrà alcuna importanza: sarà comunque un successo. Se invece non lo fa, beh, non ha senso parlarne. Capirete bene l’imbarazzo quando mi hanno chiesto di recensire La formula. Le leggi universali del successo di Albert-László Barabási (Einaudi, 232 pagine, 26 euro), in cui l’autore, professore di Network Science alla Northeastern University di Boston, nonché direttore del Center for Complex Network Research nella stessa città, illustra i risultati dei suoi studi. E tuttavia, conoscere le leggi che tengono “lontano il best seller dal cesto delle offerte e i miliardari dalla bancarotta” per uno che scrive libri e che aspira fin dalla più giovane età a essere miliardario senza riuscire mai a trovare il decino giusto da cui cominciare, è qualcosa di irresistibile. Eccomi allora, qualche giorno più tardi, a leggere avidamente quello che speravo fosse un manuale di istruzioni, una sorta di ricettario che ero sicuro di poter applicare alla mia modesta esistenza.   Capirete la sorpresa quando, alla prima pagina, mi sono trovato davanti a...

Una conversazione con Preethi Nallu / Clima, diversità, ineguaglianza

Dal 4 al 6 ottobre torna Internazionale a Ferrara, il festival di giornalismo organizzato dal settimanale Internazionale e dal Comune di Ferrara, giunto alla XIII edizione. Tra i 250 ospiti chiamati a parlare di emergenza climatica c’è anche la giornalista Preethi Nallu, nata in Iran, cresciuta in India, consulente UNESCO, esperta in diritti umani e in migrazioni nel Mediterraneo e, più di recente, di rapporti complessi tra diaspora e cambiamenti climatici. A Ferrara interverrà sabato 5 ottobre alle ore 11.30 presso il Teatro Nuovo.   Preethi Nallu, lei ha ricevuto svariati riconoscimenti internazionali, è uno dei volti noti nell'analisi e nella divulgazione delle migrazioni su scala planetaria e da qualche tempo ha iniziato a concentrarsi su eventi climatici estremi e il loro impatto sui flussi migratori umani. Come è arrivata a occuparsi di questi temi e perché? Come migrante che ha avuto il privilegio di fare una carriera negli Stati Uniti, in Europa e altrove, ho sviluppato una naturale inclinazione per l’esplorazione di una delle questioni più significative del nostro tempo. Lungo il percorso ho scoperto che la migrazione non è solo una questione...

Oltre il nudge / Libertà di scelta, felicità e comportamento

I due elefanti nella stanza degli economisti   “Non pensate all’elefante!” ammoniva provocatoriamente il linguista George Lakoff in un libro sulla comunicazione politica molto fortunato di qualche lustro fa. E naturalmente era impossibile per chiunque si fosse imbattuto in quel titolo non focalizzare per qualche tempo la propria attenzione sulle movenze e il carattere del pachiderma in questione. Anzi: era quasi impossibile toglierselo dalla mente, almeno per un po’. Per una inusuale coincidenza gli economisti hanno molto “pensato all’elefante” negli ultimi anni. Due dei più significativi contributi alla ricerca e alla divulgazione economica degli anni duemila sono infatti indissolubilmente legati all’immagine dell’elefante.   Il primo è la famosa “curva a elefante” relativa alla dinamica della diseguaglianza mondiale in tempi di globalizzazione (il ventennio 1988-2008), descritta dall’economista serbo-americano Branko Milanovic. Milanovic ha infatti notato che se proviamo a tracciare su un grafico i guadagni che ciascun gruppo sociale mondiale ha ottenuto dall’eccezionale espansione dell’economia di mercato precedente la Grande Recessione e misuriamo sull’asse verticale...

Rapporto coop / Verso consumatori sempre più “verdi”

I consumatori suscitano solitamente uno scarsissimo interesse presso l’opinione pubblica italiana. Quando cominciano ad acquistare di meno, però, ecco che allora molti cominciano a preoccuparsi del loro operato. E si chiedono come mai non facciano più il loro dovere, come mai addirittura mettano in difficoltà il nostro livello di benessere e le possibilità di sviluppo del sistema economico. È raro cioè che ai consumatori si dedichi un’attenzione costante e tesa ad analizzare in maniera rigorosa l’andamento dei loro comportamenti nel tempo. Fa eccezione Domenico Secondulfo, uno dei più importanti studiosi dei consumi in Italia, che da 10 anni ha messo in piedi, presso l’Università di Verona, l’Osservatorio sui consumi delle famiglie, realizzato con il supporto della società di ricerca SWG. Ora Secondulfo, insieme a Luigi Tronca e Lorenzo Migliorati, ha raccolto in un volume alcune delle riflessioni sviluppate nel tempo all’interno del suo Osservatorio. Il volume, pubblicato dall’editore FrancoAngeli, s’intitola Primo rapporto dell’Osservatorio sui consumi delle famiglie. Una nuova normalità. Gli autori sostengono la tesi che i consumi in Italia sembrano essere arrivati a un punto...

Simboli / Greta Thunberg non è una ragazzina

È difficile restare indifferenti di fronte a Greta Thunberg, l’attivista climatica svedese che da qualche tempo è salita agli onori della cronaca per il notevole successo, anche mediatico, incontrato dai suoi appelli per un risveglio della coscienza ecologica globale.  Greta è una donna, giovane, che si è esposta nel dibattito pubblico fin dall’inizio senza filtri particolari, e soprattutto sfuggendo a ogni stereotipo di sessualizzazione della propria immagine.  Il volto, la figura tutta, di Greta attirano per questo, fin dal principio, sentimenti di identificazione o di repulsione, ma più raramente i commenti sessisti e gli shitstorming dal disgustoso sfondo sessuale riservati ad altre donne influenti o particolarmente presenti dal punto di vista mediatico. Da parte dei suoi detrattori il primo livello di delegittimazione delle sue argomentazioni e prese di posizione si gioca su questo livello primario e basale, quello della sua immagine e della narrazione che essa veicola.    Come ha sostenuto, infatti, il filosofo e mediologo Stefano Di Pietro nel suo Comunicazione di massa e scienze della mente (2016) anche con riferimento a Trump e Berlusconi, è dall’...

Etica e sacro / La parola profetica di Greta Thunberg

Ha esordito con: “È tutto sbagliato”. Una frase che solo un’adolescente può dire e l’ha detta con il tono con cui solo un’adolescente può dirla: arrabbiato e insieme commosso. I primi due minuti del messaggio rivolto ai grandi del mondo da Greta Thunberg mostravano una rabbia e una durezza cui non siamo abituati, da una persona che, per quanto molto giovane, ha l’autorevolezza per farlo. La sua autorevolezza nasce in lei da un’ostinazione, che è iscritta nella sua voce, nell’espressione del suo viso, nel modo con cui prende fiato e riapre bocca per dire nuovamente. Gli autorevoli se esistessero parlerebbero così. E tuttavia gli autorevoli oggi non esistono. Di più: manca ogni discorso minimante autorevole. Questo lo è. La sua autorevolezza è certificata dalla sua ostinazione, dalla certezza della propria ragione. Non si può bluffare come accade sempre.      Greta Thunberg ha parlato come un profeta biblico, uno che è stato chiamato a fare qualcosa che probabilmente non vorrebbe fare, e che è costretto invece a compiere: “Io non dovrei essere qui”. Come Giona, il profeta che Dio manda a Ninive per predicare agli abitanti che se non si convertiranno la città sarà...

Cucine / Dalla massaia a masterchef

L’uomo è ciò che mangia. D’accordo, lo sappiamo: di cosa camperebbe altrimenti? Più utile ricordare semmai che l’uomo è l’unica bestia che cucina, che si adopera a trasformare un certo numero di sostanze del mondo rendendole al tempo stesso buone da mangiare e buone da pensare, facendone cioè manicaretti che sono segni, pietanze che parlano. S’è discusso a lungo, e si continua a farlo, circa le specificità della specie umana rispetto agli altri esseri viventi: i greci pensavano al logos (insieme linguaggio e ragione); i medievali al riso (nel senso del ridicolo); gli antropologi hanno indicato il tabù dell’incesto; i sociologi l’abito; i paleontologi gli strumenti.   Tutti argomenti interessanti e rivedibili. Da un po’ di tempo in qua ci si è resi conto che, a dispetto delle immancabili condanne platoniche (le quali però, va detto, accostavano sensibilmente arte e cucina), è l’attività gastronomica a caratterizzare più di tante altre le civiltà umane. Il passaggio dalla natura alla cultura (o meglio, la costruzione di una natura come alterità muta rispetto all’essere sociale) avviene così: per via di fuochi e spiedi, fornelli e pentole o, ancor prima, attraverso coltelli e...

Volare / Perché il pianeta non vuole essere salvato

Uno dei mantra consolatori più ricorrenti di questi anni è: Salviamo il pianeta. Tutto viene fatto per salvare il pianeta, dalla scelta del balsamo per capelli a non stirare i vestiti per non contribuire al riscaldamento globale, un'idea degna del miglior Woody Allen prima maniera. C’è un effetto gratificante notevole nell’idea di salvare un pianeta. Nell’immaginario comune, fino a pochi anni fa, solo i supereroi potevano riuscirci. Ora è in atto una massificazione del supereroe, chiunque, con piccoli gesti quotidiani, può salvare il pianeta e quindi essere supereroe. Basta chiedere un cappuccino alla soia e il gioco è fatto.    Chiunque voglia salvare il pianeta non ha che da andare in rete e avrà in una manciata di secondi intere serie di missioni alla portata di tutti: volare di meno, mangiare meno carne rossa, fare la raccolta differenziata, riciclare, andare in bicicletta, smettere di stirare i vestiti, chiudere il rubinetto mentre ti lavi i denti o ti insaponi sotto la doccia, fare meno la doccia e mai il bagno, bere l'acqua di rubinetto anziché quella in bottiglia, lasciare l’auto a casa due giorni a settimana, al supermercato scegliere il prodotto...

"Io non voglio guastare. È creare che voglio" / Possiamo salvare il mondo prima di cena

Ho lavorato come barista dal 1996 al 2016 e ho smesso di dovermi lavare ogni sera i capelli, intrisi di fumo, nel 2003. Me la ricordo la legge del divieto: mai avrei creduto alla sua efficacia. Accadde davvero; quello che non riesco bene a ricordare è come si arrivò lì. Prima il veto aveva riguardato i cinema; ero piccola, ne ho memorie indirette: mio padre tra smettere di fumare e smettere di andare al cinema – non concepiva, fumatore, un cinema senza fumo – smise la sigaretta. Cancro, fumo passivo, riduzione dell’attesa di vita: sono parole che sono diventate spettri, non so bene in che ordine e con che scansione temporale. La legge ha reso possibile qualcosa che non sarebbe avvenuto, certo, ma le leggi non provengono da un’entità astratta e illuminata. Qualcosa, nell’arco di anni, ha cominciato a indicare, dapprima; e poi spiegare, raccontare, evidenziare. Allarmare. Ci si è accorti che ne andava della nostra pelle.    Climate change, riscaldamento globale, estinzione della specie umana, terre sommerse, erosione dei ghiacciai. Non ne va della nostra pelle – quanto meno non della nostra di adulti, oggi, nel mondo occidentale – ma, con una buona dose di certezza, ne...

Il senso del ridicolo / Del confine serissimo tra moda e ridicolo

Il confine tra moda e ridicolo appare labile, in quanto demarcato da un lato dal gusto – buono o cattivo –, dall’altro dallo scorrere del tempo. In letteratura ridicolo e moda hanno rappresentato e rappresentano una coppia di termini affini, su cui ragionare e da cui trarre ispirazione per la costruzione dell’immagine pubblica: in Ivanhoe di Walter Scott torna utile per acquisire fiducia, tanto che “il principe Giovanni si guadagnò molto credito presso Waldemar Fitzurse per non essere scoppiato in una risata davanti a uno spettacolo che la moda del tempo rendeva ridicolo”, o ancora, leggendo Ugo Foscolo emerge che “passata la moda, chi la serba è ridicolo, però l'età ecc. non salvano le nostre vecchie dal ridicolo — e se la moda vecchia sta più ne' costumi che nelle vesti, allora s’è ridicoli e infami”. I due esempi, pur se provenienti da generi differenti, sono accomunati da un’unica, sebbene parziale, verità: il ridicolo germina nel fuori moda, non è una questione estetica o di gusto.   Foscolo, però, opera una distinzione interessante tra ridicolaggine dell’abbigliamento e del costume, quest’ultimo inteso come habitus, comportamento, che “infama” chi lo pratica. Dunque,...

Osservazioni semiserie / Quando il vento dell'est: sul Russiagate e la democrazia in Italia

Affari, spionaggio, risate, preoccupazioni, un mare di chiacchiere e la qualità della democrazia in Italia. "Quando il vento dell'Est, ci porterà..." cantava Gian Pieretti nell'ormai preistorico 1966. Ecco, a scandalo divampato, poi raffreddato, poi parzialmente riacceso, ma soprattutto a governo nazional populista caduto e sostituito è forse e pur sempre il momento di chiedersi che cosa esattamente ci porta l'aria che da qualche tempo, previo scoperchiamento del Russiagate, spira in Italia dopo aver gonfiato le vele del sovranismo salviniano anti europeo.   Salvini antemarcia ha indosso un Putin militaresco   E subito sia detto onestamente, anche per acchiappare quel minimo di attenzione che un testo così lungo certamente scoraggia, che gli scandali sono belli specialmente all'inizio dell'estate; perché s'infuocano lasciandosi rapidamente consumare prima delle vacanze come un foglio compromettente tenuto con due dita per non bruciacchiarsi; ma quando alla fine la fiamma si spegne, è come se quell'accenno di fumo grigiastro ti desse appuntamento per nuove scoperte e promettenti rivelazioni: in autunno o come indicavano le note politiche della Prima Repubblica "alla...

Visioni e inquietudini da un futuro presente / Specchio nero

Diverse serie televisive degli ultimi anni si sono interrogate sulle più avanzate frontiere di cambiamento delle società contemporanee, ma è soprattutto la serie britannica Black Mirror a essere interessante da questo punto di vista. Creata nel 2011 per la casa di produzione Endemol dal giornalista, produttore e sceneggiatore Charlie Brooker, che si è ispirato alla serie fantascientifica statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta Ai confini della realtà, è arrivata oggi alla quinta stagione e presenta la caratteristica di essere basata su una serie di episodi concepiti come storie totalmente autonome.  Uno schermo di un’apparecchiatura elettronica spento sembra uno specchio nero, un “black mirror”, e questo è il titolo scelto per una serie televisiva che vuole presentarsi come un vero e proprio specchio in cui vedere riflessa la nostra condizione attuale, vuole cioè mostrare come i media stanno rendendo sempre più problematico il nostro rapporto con la realtà.     Ad esempio, Ricordi pericolosi, l’ultimo episodio della prima stagione di Black Mirror, è incentrato su come i media modifichino radicalmente il nostro rapporto con il tempo in conseguenza del loro...

Salvare il mondo / Scienza senza coscienza

La notizia   Sul New York Times del 10 Agosto scorso è apparso un articolo di Sheri Fink dal titolo “This High-Tech Solution to Disaster, Response Maybe too Good to Be True”, che si potrebbe tradurre, grosso modo: “Troppo bello per essere vero, ma forse questa soluzione ad alta tecnologia porta disastri”. Si parla di un’impresa, chiamata One Concern, che ha inventato tecnologie per “salvare vite umane” in casi di emergenza: terremoti, alluvioni e incendi improvvisi. Già parte del titolo – troppo bello per essere vero – fornisce qualche indizio.  La frase “troppo bello per essere vero” si riferisce al mondo onirico, alle rêverie, ai sogni a occhi aperti evocati da Bion, Winnicott, Bachelard. Nel campo dell’imprenditoria è uso evocare il visionario, il “lucido folle” che, seguendo un sogno, ottiene risultati insperati.  Anche il signor Ahmad Wani, di 31 anni, capo di One Concern, dichiara di avere un sogno. Ha vissuto la propria infanzia in India e testimoniato come la perdita di vite umane durante i disastri ecologici fosse dovuta alla disorganizzazione dei mezzi di soccorso e all’improvvisazione, non solo in India, ma anche nel mondo industrializzato. Anche lui ha...

Alimentazione mediterranea / Colore (e cultura) del cibo

Quale possibilità c’è oggi di parlare profondamente di alimentazione mediterranea quando l’espressione è diventata un luogo comune culturale oltre che linguistico? Quale possibilità c’è di capire qualcosa di quest’ultima quando – da generazioni diventati necessariamente consumatori – la maggior parte di noi avrà conosciuto o seguito almeno una “dieta mediterranea” in versione prêt-à-porter, moderna, accattivante, glamour, sostanzialmente composta di cibi gialli, verdi, rossi, bianchi e soprattutto ormai lontanissima dalla società che aveva generato quell’antico modello alimentare?   Possibilità ridotte a zero per la maggior parte di noi a meno di non voler studiare, a meno di non voler superare i luoghi comuni che trenta-quarant’anni di divulgazione e spesso cattiva informazione hanno seminato a piene mani. Leggere (e studiare) Il colore del cibo di Vito Teti (Geografia, mito e realtà dell’alimentazione mediterranea), Meltemi 2019, va certamente in questa direzione. Si tratta di una nuova edizione e di una profonda rielaborazione di un testo uscito la prima volta nel 1999. Alimentazione mediterranea come geografia, come storia, come antropologia, come espressione di civiltà (...

Metafisica del populismo 4 / Macchina e Migrante

La fantascienza da tempo si interroga sul posto dell’uomo nel regno delle macchine. Già nel 1872, Samuel Butler in Erewhon avanzava una ipotesi tanto fantastica quanto pertinente alla nostra attualità iperteconologica. La funzione residuale dell’umano, secondo Butler, si risolverebbe nel costituire l’apparato genitale delle macchine. Le macchine si accendono e si spengono, ma per potersi riprodurre hanno bisogno di qualcosa che inizi e che finisca. Hanno bisogno cioè di una “attività” che non è produzione, che non è lavoro, che non è “oggettivazione”. Lavorare le macchine lo sanno fare benissimo perché sono state costruite per quello e lo faranno sempre meglio con buona pace di chi continua a identificare la causa dell’umano con quella del lavoro vivo: ciò che resta ancora oggi del lavoro è solo un’appendice del sistema delle macchine. La loro funzionalità è legata piuttosto al consumo e il consumo è una peculiarità del vivente, vale dire di quell’ente che è fatto di dissipazione di energia. Consumare, direbbe il filosofo aristotelico, non è una poiesis ma una praxis:  il suo fine è immanente e non trascendente. Si produce (poiein) infatti in vista di altro – chi “usa”,...

Schiavi o liberi / Ciclo della vita o delle macchine?

Nell’immaginario scientifico, ma non solo, un’immagine di successo è il ciclo della vita, del quale facciamo parte e dal quale traiamo il significato della nostra esistenza: nascita, amore e morte. Le macchine – a differenza di noi che rappresentiamo la vita e l’umano – non hanno avuto, almeno finora, un loro senso autonomo perché non fanno parte di questo ciclo e vi contribuiscono solo nella misura in cui noi le utilizziamo. Le macchine sarebbero quindi, per quanto sofisticate, semplici strumenti, passive protesi prive di autonomia e prive di valore intrinseco.  Tutto questo sta, sempre più rapidamente, cambiando. L’impressione è che un nuovo ciclo, altrettanto autoreferenziale e autonomo, si sta affiancando a quello del biologico: il ciclo delle macchine. Se fino a ieri, tra una macchina e l’altra, c’erano sempre degli esseri umani (progettisti, inventori, costruttori, utilizzatori), oggi è sempre più frequente il caso in cui la catena del valore e il ciclo dell’esistenza si chiudono senza che alcun essere umano intervenga. A dire il vero, il ciclo delle macchine non è ancora completo, molte sue parti richiedono ancora un intervento umano. Tuttavia, se fino a qualche anno...

Uomo diventa lupo / Robert Eisler: Anatomia della licantropia

L’eccedenza è sempre problematica, anche se è di cultura, intelligenza, capacità interpretative, tanto più per le istituzioni che su tali disposizioni dovrebbero fondarsi. È noto il commento di Erich Rothacker alla bocciatura di Walter Benjamin all’abilitazione alla libera docenza, “Geist kann man nicht habilitieren”, non si può concedere l’abilitazione allo Spirito. Robert Eisler, di cui vengo a presentare la nuova edizione di Man into wolf  (Uomo diventa lupo, Adelphi, 2019) è un’iperbole di tale travalicazione continua e sistematica di ogni steccato disciplinare accademico, nella sua vita e nella sua ricerca, è coerentemente pervicace nel negarsi alla collocazione rassicurante in un luogo definito, inscrivendosi nella categoria perturbante del troppo. A fronte di una statura intellettuale impressionante, della frequentazione delle menti più brillanti del suo tempo, di un’erudizione oggi impensabile, Eisler ha scontato fino alle estreme conseguenze la marginalità a cui è stato costretto dalle istituzioni intellettuali del tempo. Prima di affrontare il personaggio, due parole sulle vicende editoriali del testo, bizzarre a loro volta. Pubblicato per la prima volta nel 1951,...

Una nuova ecologia cosmopolitica / La neo-plebe

La perdita del luogo di appartenenza e la mondializzazione come apertura sono esperienze vissute da tutti nella vita di ogni giorno, ma anche temi delle scienze sociali contemporanee. Gli spazi e i diritti si dis-locano, cioè perdono la natura locale e diventano sfuggenti (di nessuno) e insieme universali (di tutti). Il tema incrocia la fase enigmatica in cui è entrata la globalizzazione: un capitalismo universale entro un quadro di sovranità sempre più divise, i grandi flussi che assumono un andamento esplosivo nei Sud del mondo, e il senso di un’azione locale che punti a fornire identità nell’era che si è aperta. Il discorso è organizzato intorno a due nuclei: quello dell’appartenenza e quello dell’apertura.   § 1. L’appartenenza a un luogo ha in sé l’idea di parte: appartarsi ma nel contempo far parte di qualcosa, essere nel luogo proprio, che ci appartiene. Ma luogo ha già per gli antichi un oscuro significato. Aristotele, nella Fisica (212a 5-15) osserva: “Sembra poi che sia una questione grave e difficile comprendere il concetto di luogo, non solo perché esso presenta l’apparenza della materia e della forma, ma anche perché lo spostamento della cosa trasportata ha luogo...

Supermercato Auschwitz / Come il capitalismo ha colonizzato la terra

C’è un filo diretto che parte dai campi di concentramento nazisti dove si sterminavano uomini e arriva direttamente nei supermercati di oggi dove si nutrono consumatori. I fornitori di materia prima sono gli stessi, il disinteresse per l’utente terminale è lo stesso. Nel 1927 la Standard Oil americana dei Rockfeller e la IG Farben tedesca, futuro pilastro economico del potere hitleriano, fondarono la Standard IG Farben e, quando i nazisti arrivarono al potere, collaborarono all’apertura del campo di concentramento di Auschwitz fornendo capitale e tecnologie. La IG Farben, che era in società con la Monsanto, e di cui faceva parte anche Bayer, produceva lo Zyklon B, un pesticida a base di cianuro usato per lo sterminio dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti, considerato “arma del delitto” al processo di Norimberga, dove IG Farben e associate, tra cui Bayer, Basf e Hoechst, furono condannate per crimini di guerra. “I prodotti chimici sviluppati per uccidere la gente nei campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale sono diventati prodotti agrochimici utilizzati nell’agroindustria dopo la fine della guerra. Questa agricoltura industriale è stata poi...