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La biblioteca di Atlantide / Morris Mitchell Waldrop, Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.     Grande è il disordine sotto il cielo, eppure oggi sembra prevalere l’idea che sia possibile semplificare i problemi per risolverli. Nell’economica, nella scienza, nell’arte, nella letteratura, e soprattutto nella società e nella politica, le formule semplici, che cercano di ridurre le questioni, sembrano dominare. Più aumenta il caos e più questa tendenza prende piede. Nel 1984 un gruppo di studiosi americani di varie discipline scientifiche pensò bene di dare vita a un’istituzione che studiasse proprio la complessità. Non era ancora caduto il Muro di Berlino, il terrorismo non era diventato un fenomeno planetario, la finanza internazionale non era andata in crisi, eppure molti segnali indicavano che il Pianeta era attraversato da fenomeni complessi e...

La lunga alba dell’era solare / A qualcuno piace caldo

La buona notizia è che non è vero che i combustibili fossili si stanno esaurendo, la cattiva è che non è una fake news, continueremo a riversare tonnellate di veleno nell’aria come non ci fosse un domani. Mentre fra le sabbie arabe e negli altri pozzi che bucherellano la terra si continuava a estrarre l’oro nero alla vecchia maniera, nel 2008 è stata messa a punto una nuova tecnologia chiamata fracking. L’idea è semplice: immaginate di appoggiare uno smisurato martello pneumatico alla crosta terrestre e di accenderlo in modo che, al posto dell’asfalto, frantumi la crosta rocciosa del pianeta sparando “un cocktail di prodotti chimici mescolati a grandi volumi d’acqua ad altissima pressione” riuscendo a raggiungere le sabbie bituminose sottostanti, intrise di petrolio di roccia, tigh oil, e gas naturale. Quando si è visto che il metodo funzionava, il mondo delle multinazionali ha tirato un grosso sospiro di sollievo, già si stavano quasi rassegnando a doversi convertire a metodi di produzione d’energia più puliti e meno remunerativi, visto che ormai era chiaro che mancavano una manciata di anni alla fine delle riserve. Invece no, improvvisamente la nuova tecnologia apre altri...

28 settembre 1930 - 5 luglio 2019 / Ugo Gregoretti: inventore di linguaggi

Una delle consuetudini estive è diventata, negli ultimi anni, la trasmissione Techetecheté, in onda dopo il TG 1. È seguitissima sia da chi si riposa dopo una giornata spossante, sia da chi è negli ozi di una vacanza o esce poco di casa – e col caldo ancora meno. Si tratta di un grande successo costruito sugli inesauribili archivi della RAI, ma soprattutto è un album di famiglia collettivo in cui la prima domanda dello spettatore, davanti all’attore di prosa, alla soubrette o al presentatore, è: “Sarà ancora vivo?”. Qualcuno è ancora vivo, fortunatamente; ma in definitiva la trasmissione è una sorta di album dei morti. Corrado, Mike, Sandra e Raimondo sono come dei parenti che ci ricordano i nostri veri parenti. Meno noto, ma certo non dimenticato da chi ha più di quarant’anni, anche perché era spesso in video, è stato Ugo Gregoretti, morto a Roma pochi mesi prima del suo ottantanovesimo compleanno (era nato il 28 settembre 1930).   Gigi Proietti con Ugo Gregoretti sul set dello sceneggiato “Il circolo Pickwick”, 1968   Mi è capitato di frequentarlo per qualche tempo all’inizio degli anni Novanta. Allora lavoravo per la televisione, e in quel periodo lui stava facendo...

“ciò che fa” lascia il posto a "ciò che è” / Sub YouTube

Continua l'immersione antropologica nel torbido mare di YouTube e per non rischiare un’embolia chiedo aiuto a Zeno, 13 anni e una solida esperienza sul campo. Quando gli mostro alcuni video, mi avvisa subito che sono in una zona a rischio perché mi sto inoltrando negli abissi più oscuri del trash. Mi spiega che sto guardando una “reaction”, dal che comprlendo che mi sta iniziando a una logica di sottogeneri della quale avevo il sentore, ma non la contezza. Comprendo dunque che è necessario ricominciare da capo, per non fare una brutta figura, e inizio a muovermi osservando con circospezione il panorama subacqueo.     Da un punto di vista comunicativo, il video di uno youtuber possiede uno statuto ibrido. Non è un testo chiuso e costruito, come un film o una serie tv, dunque non si presenta con una narrazione strutturata. Non è neanche una diretta televisiva, come una partita di calcio o di tennis, ma semmai potrebbe definirsi “in differita”: live ma registrato. Potrebbe essere assimilato alla formula del documentario educational e in effetti i cosiddetti tutorial vi si avvicinano molto. Ma il video-tipo della celebrità youtuber prevede su tutto una co-presenza tra ciò...

Autocontrollo digitale / Riprendiamoci la nostra attenzione!

“Come ha notato Jeff Hammerback, il primo ricercatore di Facebook: “Le migliori menti della mia generazione stanno pensando a come far sì che la gente clicchi sulla pubblicità... che schifo”.  (p. 71)   Il libro di Williams, Scansatevi dalla luce, parla di una particolare luce, la luce della nostra attenzione, che secondo Williams, ci sta venendo sottratta dalle corporation tecnologiche globali, corporation per le quali l’autore ha lavorato, contribuendo a mettere a punto proprio quelle tecnologie che oggi rubano la luce agli utenti e dalle quali sta cercando di prendere le distanze, come un pentito della mafia che fa outing e pubblica un libro per esprimere la propria vergogna e il proprio senso di colpa. Williams ha lavorato per Google, come designer. Fa parte di quella lunga lista di interaction designer pentiti, che improvvisamente, come fulminati sulla via di Damasco, si accorgono di aver partecipato allo sviluppo di tecnologie che fanno deragliare intenzionalmente la nostra attenzione verso obiettivi di profitto di grandi corporation globali.  La cosa buona è che Williams sembra davvero sincero, nel suo tentativo di pentimento. E il libro che scrive è godibile...

Prestigio e Rinascimento / Made in Italy

Il tema del Made in Italy è particolarmente rilevante per le numerose implicazioni sociali che lo caratterizzano. Eppure, la letteratura scientifica su tale tema è estremamente limitata. E soprattutto è limitata quella prodotta dagli studiosi di tipo accademico. Sembra che il tema sia poco interessante per l’università italiana, forse perché è strettamente legato a un altro tema tradizionalmente poco praticato dai ricercatori universitari: quello della moda. Ora ci prova Carlo Marco Belfanti con il suo volume Storia culturale del Made in Italy (Il Mulino). Però Belfanti è ordinario di Storia economica all’Università di Brescia e quindi da storico si interessa poco del Made in Italy odierno. Va alla ricerca delle radici del Made in Italy e si ferma sostanzialmente agli anni Cinquanta del Novecento. Comincia la sua analisi chiedendosi che cosa rappresenti il concetto di “Made in” e la sua risposta è che l’immagine di una nazione solitamente è determinata dai fatti storici che riguardano tale nazione. Ma poi rinuncia ad approfondire tale questione sostenendo che si tratta di qualcosa di troppo complicato. Gli interessa infatti prima di tutto criticare la tesi, sostenuta in precedenza...

Do It Yourself / Il comune senso dello youtuber

YouTube nasce nel 2005 come sharing site, un contenitore su cui chiunque poteva (più o meno) liberamente caricare contenuti audio/video. La piattaforma prevedeva poi la possibilità di organizzarli e indicizzarli secondo criteri editoriali, per renderli accessibili al pubblico. Nella fase iniziale si trattava per la maggior parte di prodotti già noti e di duplicati: spezzoni di musica, film o tv. La tag-line iniziale recitava “Your Digital Video Repository”, per poi diventare, dopo l’acquisto da parte di Google, “Broadcast Yourself”.       La vera e propria rivoluzione culturale di YouTube riguarda il suo impiego come piattaforma di contenuti mediali inediti, realizzati da utenti, anche se l’esplicito scopo finale aziendale è in realtà tentare di mettersi in concorrenza con Netflix e con tutti gli altri fornitori di contenuti pronti di qui a breve ad entrare sul mercato. È sulla scia di altre modalità già in uso da parte di gruppi di giovani utenti della Rete (si pensi alle micro-celebrità descritte nel libro Camgirls di Theresa M. Senft del 2008) che nasce lo youtuber: un signorino/signorina Nessuno che con una webcam e un microfono produce entertainment. Attira...

This person does not exist / Chi ci salverà, chi si salverà da Mark Caltagirone?

Si perdoni qui l'approccio smaccatamente autobiografico, tanto più deprecabile quanto più in voga e scontato al tempo dell'ego; ma debbo confessare che anche stavolta sono stato ispirato da questo frammento di Elemire Zolla: “Da un'epoca si travalica in un'altra quando le idee, i sentimenti, le immagini ossessive o consolatrici più diffuse incominciano ad appassire (...) Che cosa sta per sostituirsi, in tali momenti, agli antichi dei, alle vecchie costumanze? Per saperlo – così suona l'impegnativo incoraggiamento – bisognerà visitare i luoghi meno raccomandabili, gente che si sarebbe tentati di scartare come prossima alla follia”. Appunto. Sempre per non mettere le mani avanti, aggiungo un minimo sindacale d'imbarazzo nell'esordire su Doppiozero recando in dono la vicenda di Pamelona Prati, già starlette ultrasessantenne del Bagaglino televisivo, che esclusa dai circuiti del glamour, e aggravata da ulteriori tristi problematiche, come si dice a proposito di fragilità psicologiche e faccende economiche, per rientrare nel giro ha voluto e/o dovuto inventarsi un matrimonio fasullo con una persona, Mark Caltagirone, quello da cui qui si cercherebbe scampo, ma che non esiste proprio....

conformismo e conformismo deluxe / Soprattutto niente zelo

Si sa davvero quasi soltanto ciò che ci si ricorda – o meglio ci si scorda – di sapere a ogni scelta, a ogni momento: ciò che è divenuto riflesso. I riflessi, le prime reazioni ci dicono di cosa siamo fatti. Se guardo alla mia generazione e a quelle limitrofe, mi accorgo ad esempio che tra le intelligenze più efficienti e culturalmente attrezzate è cresciuta via via un’attitudine che forse chiamare identificazione con l’aggressore è troppo, ma che senz’altro le somiglia molto. Nel giudicare la realtà, le persone a cui penso dividono automaticamente le situazioni nelle quali ci si comporta da esperti, e dunque è proibito ogni pathos o dubbio radicale, dalle situazioni nelle quali si sfoga per contraccolpo tutto il desiderio di miti. A ben vedere, però, le due situazioni si fondono in una sola: entrambe infatti definiscono qualcosa di intoccabile, e fondendosi chiudono la crepa dell’atteggiamento critico. Il fatto è che oggi molti sono terrorizzati dall’idea di poter apparire ingenui o moralisti, di rimanere indietro.   Per giustificare i loro riflessi, spesso guidati da un’erudizione nerd e dalla fobia della spontaneità, raccontano a sé stessi e agli altri di volersi opporre...

Schisi. La collana di ebook in collaborazione con Matera 2019 / Scienza, Arte e Bellezza

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Notes on Fashion / Camp. In eccesso di senso

Vi si accede attraverso un corridoio stretto, dalle pareti colorate di rosa. Non un rosa pallido, confetto, bensì un rosa acceso, vivace. Un rosa neon, o shocking; credo si chiami così. Anzi, scelgo di adottare proprio questo aggettivo, shocking, perché ben si presta a calare il lettore nell’atmosfera eccentrica, a metà strada tra il comico e il grottesco, tra l’eccesso e il virtuosismo, che domina l’esposizione Camp: Notes on Fashion in scena al Metropolitan Museum di New York fino all’8 settembre. Chi si appresta ad accedervi, camminando lungo quel corridoio, non può fare a meno di portare sotto braccio un testo critico prezioso, tanto ammirato quanto criticato, un testo che campeggia, per stralci, anche sulle pareti che ora, gradualmente, si mutano di colore, e traghettano lo spettatore dritto verso la stanza centrale, the camp eye. Il luogo dove il camp va propriamente in scena.  Il testo a cui faccio riferimento è “Notes On Camp”, un saggio scritto da Susan Sontag nel 1964 in forma di appunti – perché questa, secondo lei, era la forma migliore da utilizzare per quello che sarebbe diventato, di lì a poco, il primo tentativo di spiegazione di una sensibilità tanto...

Public library / Biblioteca, l’ultimo lusso democratico

Difficile trovare, negli Stati Uniti, un tema più popolare delle biblioteche. Gratuita e aperta a tutti, la public library è uno snodo centrale della comunità, un elemento del paesaggio come l'ufficio postale. Che un libro sulle biblioteche – anzi, semplicemente, The Library Book – diventi un best seller ha però dell'incredibile. A compiere il miracolo è stata, ancora una volta, Susan Orlean, staff writer del New Yorker già autrice di Saturday Night, Rin Tin Tin e soprattutto The Orchid's Thief – Il ladro di orchidee.  Con quest’ultimo, uscito negli Stati Uniti nel 1998, era riuscita a ricavare un clamoroso successo da uno dei temi più di nicchia che si possano immaginare, il collezionismo di orchidee. E a colmare la misura, poco dopo era arrivato un film – anzi il metafilm per eccellenza – Adaptation – Il ladro di orchidee diretto da Spike Jonze, che ne aveva fatto una celebrità. La sceneggiatura le sfilava la parte di...

Case editrici / Editori per il XXI secolo

Fino a qualche tempo per casa editrice si intendeva un'azienda – oggi qualcuno direbbe "impresa culturale" – che produce e vende ai consumatori oggetti fisici prodotti in serie: libri, giornali, riviste... Ma qualcosa sta cambiando ed è già cambiato, come ha raccontato al cinema Il gioco delle coppie di Olivier Assayas. Un celebre aneddoto – o una geniale invenzione di Umberto Eco – ha per protagonista un editore, forse Valentino Bompiani, che durante un party viene avvicinato da un'elegante signora che gli chiede che lavoro faccia.  "L'editore." "Bello! Ma allora lei scrive libri?" "No, a quello ci pensano gli autori." "Ah... Allora li stampa?" "No, di questo se ne occupa la tipografia." La bella signora è sempre più perplessa: "Insomma, li vende?" "A venderli ci pensano i librai." "Mi scusi, ma allora lei cosa fa?" "Tutto il resto!" In questa paradossale risposta c'è già il seme dell'evoluzione che stanno vivendo e vivranno le aziende editoriali. Fino alla metà del XX secolo i grandi editori si ispiravano a un modello industriale che aveva l'ambizione di coprire l'intera filiera produttiva, affidata ai diversi reparti dell'azienda. La redazione si faceva carico di quelli...

Bergen Barokk Suite Life / Gli algoritmi sessuofobici di Facebook

Quale mai può essere la ragione per cui un CD di musica classica viene bandito dalle pagine di Facebook come è accaduto il 25 aprile scorso all’album Bergen Barokk Suite Life, prodotto dall’etichetta norvegese LAWO?   La musica?  Ne dubito, troppo astratta e soprattutto strumentale.    I titoli?  Forse quell’offensivo “Les calotins” seguito da “et les calotines” (bacchettoni, baciapile, bigotti) di Couperin? Oppure l’allusivo “Plainte” (lamento, gemito) di Marais o, per analoghe ragioni, il lascivo, insinuante “Rondeau Le Plaintif” (lamentoso) di Hotteterre?   No, ci dicono l’intelligenza artificiale e le altrettanto selettive e selezionate intelligenze umane al servizio del giovane Mark Zuckerberg, il punto dolente del prodotto è la sua copertina, dove figura nientedimeno che la riproduzione “deemed to be sexual” (da ritenersi sessuale) di una Still Life – altrimenti detta Natura morta, Bodegón, Stillleben, Nature morte… – del pittore olandese Jan Davidsz De Heem, nato a Utrecht nel 1606 e morto ad Anversa nel 1684.   Per la combinazione di IA e IU di cui sopra, qualcosa, in quel dipinto, entra in rotta di collisione con l’impegno del marchio...

I nuovi populismi secondo Marco Revelli / La democrazia e l’ospite inquietante

In un servizio della Bbc, trasmesso il giorno dopo il referendum sulla Brexit, un operaio attempato col caschetto giallo e il giubbotto fosforescente, che lavora in un cantiere nel centro di Londra, si trova ai piedi di un possente grattacielo in vetro e in acciaio. Di fronte al telecronista, punta l’indice in alto e al suo microfono dichiara lapidariamente: “Quelli lassù hanno votato remain, noi quaggiù leave”. Quelli lassù sono i lavoratori dinamici e cosmopoliti, integrati nei circuiti globali della finanza, della comunicazione, del commercio internazionale; quelli quaggiù sono gli operai edili e i lavoratori saltuari, che la sera rientrano nelle abitazioni della periferia della città. Quest’immagine, tratta dall’ultimo libro di Marco Revelli (La politica senza politica. Perché la crisi ha fatto entrare il populismo nelle nostre vite, edito da Einaudi), non solo esemplifica icasticamente la frattura sociale che spiega l’esito sorprendente e ancora tormentosamente difficile da gestire di quel referendum, ma è anche l’ologramma dell’onda populista che, da anni, ha investito l’Europa e contagiato il mondo,  fino a culminare proprio nel risultato referendario inglese e, a un...

Eugene Thacker. L'orrore della filosofia, la filosofia dell’orrore / Tra le ceneri di questo pianeta

In una delle proposizioni più note del suo Tractatus Logico-Philosophicus, la 5.6, Ludwig Wittgenstein sosteneva che “I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Wittgenstein, che era celebre per l’accuratezza con cui sceglieva i modi della propria espressione linguistica, non poteva aver scelto quel verbo – “significano” – a caso, e tantomeno quel “significano” può essere interpretato, semplicemente, come un sinonimo di “sono” (il verbo “essere” è quello che di solito viene maggiormente, ed erroneamente, utilizzato nel riportare la proposizione wittgensteiniana): non si tratta, infatti, qui, di posizionarsi, per il filosofo austriaco, sul campo dell’ontologia, quanto su quello della teoria del significato.    Il problema che gli sta a cuore non è, quindi, tanto quello dell’esistenza di realtà irriducibili allo spettro linguistico, quanto quello del rapporto tra linguaggio e mondo, che viene indagato a partire dalla possibilità del primo di dare significato al secondo. Il linguaggio porta ad espressione un mondo che senza di esso sarebbe comunque lì, ma che sarebbe muto, rendendolo quindi, per noi, significativo, o meglio, significante. Questa...

Quid animo satis? / Dannato cibo

Se con una bacchetta magica facessimo scomparire dalla nostra società tutti i luoghi dove si propone del cibo preparato, probabilmente assisteremmo a una sorta di desertificazione dei centri storici, delle vie eleganti, delle piazze più belle, di tanti deliziosi paesini. Venendo meno l’istanza alimentare iperbolica della nostra epoca scopriremmo traumaticamente che non pensiamo quasi ad altro che al cibo, anzi, al consumo di cibo. Una vera damnatio ad cibum che stentiamo sempre più a vivere come fisiologia.  Mangiare è un’azione primaria, ma che, a un certo punto del nostro percorso evolutivo, superato il confine della funzione di nutrimento, oggi si trasformasse quasi in un vezzo comportamentale, in un pervasivo arzigogolo gastronomico, era difficile da prevedere. Cibo-schifezza ovunque (nelle macchinette dei corridoi delle scuole, degli ospedali, nelle sale d’attesa) e birignao gourmet: guai se non sai abbinare una pietanza a un vino, attenti alle cremosità, occhio agli aromi, se non prenoti per tempo non è possibile trovare un tavolo nei nuovi templi della religione alimentare per la preghiera laica del sabato sera. La nozione di cibo è divenuta in qualche modo...

II puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

Qui la prima puntata.   Il Kitsch comunista. Il suo modello è la cerimonia detta del primo maggio. […] Quando il corteo si avvicinava alla tribuna centrale, anche i visi più annoiati si illuminavano di un sorriso, come a voler dimostrare di essere doverosamente contenti o meglio di essere doverosamente d’accordo. M. Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere.   Il culto delle immagini nei regimi totalitari ha dato esiti diversi a seconda del tempo, del luogo e delle culture coinvolte, ma è partito da un’esigenza comune: rappresentare, illustrare, divulgare il discorso egemonico rendendolo quanto più possibile appagante, convincente e condivisibile. Le cerimonie e i culti che vi si consuma(va)no espleta(va)no la stessa funzione, che alle spalle avessero un ideale politico o religioso, la declinazione della “fede” in funzioni e celebrazioni rituali tende(va) a coinvolgere emotivamente e intellettualmente quanti più adepti possibile, a gestire e indirizzare le loro emozioni, a ottenere il massimo consenso. Le parate, sfilate, processioni dovevano altresì assumere proporzioni grandiose e stupefacenti, per numero di aderenti, per eccezionalità delle scenografie, per...

Un viaggio nell’economia globale / Il mondo in un dollaro

“Dietro ogni transazione c’è una storia” è il presupposto da cui parte il libro di Dharshimi David, Il mondo in un dollaro. Il viaggio di una banconota dal Texas alla Cina, dalla Nigeria all’Iraq, per capire l’economia globale (Utet). Il racconto inizia quando Lauren Miller entra in un supermercato Walmart in un sobborgo del Texas e compra una radio prodotta in Cina. Sulle tracce della banconota usata per quella spesa ha inizio un viaggio in giro per il pianeta che ci rende partecipi di una storia ben più ampia e complessa. Il dollaro incassato dall’azienda cinese è trasferito alla Banca Centrale Cinese, che a sua volta lo utilizza per finanziare investimenti in infrastrutture in Nigeria. La moneta statunitense viene poi impiegata dal paese africano per acquistare riso dall’India, e da qui arriva in Iraq per comprare petrolio. Il viaggio del dollaro prosegue con l’acquisto di armi fabbricate in Russia, da dove un oligarca invia in Germania capitali che serviranno ad alimentare fondi pensione sulla piazza finanziaria di Londra. L’intermediario inglese, in cerca di nuove opportunità di investimento, rispedisce poi il dollaro negli Stati Uniti e offre la banconota come mancia proprio...

Zerubavel e Bartezzaghi / La forza della banalità: normalità e altri contropoteri

“A cosa pensi?”. “A niente”. “Cos’è questo niente?”. “Proprio niente”. “Cioè?”. Dialogo ricorrente tra timidi adolescenti o entro coppie consumate e annoiate? Sì, certo. Il che non toglie che si tratti di qualcosa di estremo interesse. A ben pensarci infatti: a cosa pensiamo quando non pensiamo a nulla? Che cosa passa, sempre e comunque, per la nostra mente tenuta a risposo, quando tutto sembra essersi fermato, e gli apparati cerebrali funzionano, per così dire, da soli, senza intenzioni proprie o stimoli esterni, ma comunque a loro modo ancora in azione e, forse, in agitazione? Come acchiappare e definire questo ‘nulla’ a cui pure in qualche modo stiamo pensando? Ecco un fenomeno che potremmo ascrivere a quella che si usa chiamare normalità, banalità, ovvietà: il va-da-sé, il dato-per-scontato. Fenomeno tutt’altro che banale e ovvio, tutt’altro che evidente, se si prende ad analizzarlo con serietà e curiosità, con rigore metodologico e un necessario tocco di ironica pignoleria.   La mente è a riposo, o almeno così crediamo. Eppure lei va lo stesso, non sappiamo se rallentata o semplicemente sciolta, lasciata libera di percorrere i meandri cognitivi, affettivi, valoriali di...

Francis Fukuyama / Lo scontro delle identità

Il tema dell’identità torna con prepotenza nel dibattito culturale contemporaneo, dopo l’orgia di visioni postmoderniste e glocaliste che miravano a depotenziarlo, a relativizzarlo, a pluralizzarlo e dunque a svuotarlo del suo contenuto originario (pur considerandolo foucaultianamente il frutto di fondamentali rotture epistemiche). Il grande merito del lavoro svolto da F. Fukuyama in Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi (UTET 2019), sta proprio nel tentativo di riportare il discorso sull’identità nel solco di una filosofia politica “classica”, che dunque precede la decostruzione operata dai postmodernisti. Un tentativo ovviamente ideologico, che esalta soprattutto la continuità piuttosto che le discontinuità tra la modernità occidentale e ciò che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi. Per tale motivo il suo excursus è talvolta parziale e glissa alcuni riferimenti importanti che hanno preparato il discorso sulla crisi del soggetto moderno.    Soprattutto nella prefazione lo studioso cerca di saldare i diversi saggi che compongono questo libro alla luce delle più recenti vicende storiche: dall’elezione di Trump alla Brexit, passando per il successo dei...

Piacere e colpire / La società della seduzione

L’ultimo libro del sociologo francese Gilles Lipovetsky – Piacere e colpire. La società della seduzione (Cortina) – si occupa in maniera approfondita della seduzione. Il tema trattato da questo libro viene spesso considerato futile e marginale, ma in realtà è particolarmente centrale all’interno delle società ipermoderne. E diversi autori se ne sono interessati, a cominciare da Jean Baudrillard, che anni fa ha dedicato all’argomento il celebre volume Della seduzione (SE). La tesi di Lipovetsky è piuttosto semplice: le società occidentali avanzate sono entrate in una fase talmente dominata da un modello seduttivo che si può considerarle come delle vere e proprie “società della seduzione”. Queste infatti per Lipovetsky sono organizzazioni sociali all’interno delle quali domina un modello culturale che incita costantemente le persone a mettersi in mostra, ad abbellirsi e a presentarsi al meglio.  La seduzione, naturalmente, prima di tutto si è diffusa nell’ambito delle relazioni affettive. Per il sociologo francese, la seduzione si è modificata, non è più quella classica e tradizionale, ma proprio grazie a questa sua capacità di adattamento si è totalmente affermata. Così oggi...

Prima puntata / Elogio del neokitsch (berlinese)

In linea di principio, l’opera d’arte è sempre stata riproducibile. Una cosa fatta dagli uomini ha sempre potuto essere rifatta da uomini. (W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.)   Da una decina d’anni (a ottobre 2019 saranno esattamente dieci) il busto di Nefertiti (Nofretete per i tedeschi) è tornato sull’isola dei musei berlinesi al Neues Museum, ristrutturato in pieno centro storico-culturale. La bella regina dagli zigomi alti e dal collo lunghissimo fa ormai parte del repertorio di oggetti d’arte che sono passati dalla fruizione elitaria a quella massificata e che attirano folle di visitatori interessati esclusivamente a identificare quei certi pezzi (Gioconda, Primavera, Partenone ecc.) restando totalmente indifferenti a quanto stia loro intorno e al gusto di scoprire cose nuove. Metafora dell’industria culturale che sposta orde di viaggiatori da un’opera (luogo di memoria, monumento, artefatto) eccellente all’altra senza far perdere tempo prezioso tra le banali infrastrutture che costituiscono il tessuto connettivo di un museo, città o paese. Una catena di montaggio senza fine, priva di sorprese, belle o brutte, trionfo dell’armonia...

Olocausto: la Tv sociale / La televisione che vorremmo

La televisione ha cominciato a diffondersi in Italia a partire dalla metà degli anni Cinquanta e continua ancora oggi a essere particolarmente rilevante all’interno delle abitudini quotidiane delle persone. Negli ultimi anni, però, si è indebolita e non ha più quella posizione di monopolio che deteneva in precedenza. Ciò è dovuto soprattutto all’arrivo e alla diffusione particolarmente intensa fatta registrare dal mondo del Web. Non c’è ragione però di supporre che la televisione verrà sostituita dalle nuove forme di comunicazione, pur non potendo raggiungere i loro elevati livelli d’interattività e di partecipazione. Siccome offrono qualcosa di differente, la televisione e il Web possono infatti convivere senza grandi difficoltà.   Naturalmente, il mezzo televisivo ha dovuto sinora modificare la sua natura, adattandosi in misura crescente al nuovo contesto mediatico, e dovrà continuare a farlo anche in futuro. Esso, infatti, ha assunto delle caratteristiche inedite in conseguenza del presentarsi di fenomeni come l’arrivo dei nuovi canali digitali e il diffondersi del nuovo modello produttivo basato sul format, vale a dire l’acquisto da parte delle reti televisive di...