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Grande Scontro e affari / Bugie televisive

Le notizie sono una cosa seria. (Annuncio televisivo pubblico per contrastare i FAKE.)   Dal crollo del Muro non vedevo la televisione italiana. Con la pandemia, ho recuperato trent’anni in trenta giorni. La TV resta il più usato mezzo di informazione: vederne troppa è una tipica patologia di oggi. Ma anche vederne troppo poca, come ho fatto, è sbagliato: simile al non votare per poi lamentarsi dei politici.  Stampa, televisione, internet: invenzioni il cui uso regala conoscenza e il cui abuso distribuisce barbarie. Massificandosi, poi seguendo interessi commerciali e politici anziché culturali, l’informazione degenera. È un fenomeno mondiale. Dunque è inutile lamentare che avvenga in Italia? No: perché in Italia avviene in modo più rapido e più completo che altrove. Il rendimento calante dei mezzi di comunicazione si associa alla cattiva resa dell’economia e della politica italiana, in un circolo vizioso che spinge il paese sempre più in basso: non solo verso cifre negative, ma verso una autostima collettiva di segno negativo.   Ripassiamo le principali tappe riguardanti la pandemia da Covid 19.  Bill Gates, a lungo l’uomo più ricco del mondo, dedica gran...

Intervista al direttore Patrick Keilty / Il più grande archivio di pornografia

Patrick Keilty è professore associato alla Faculty of Information dell’Università di Toronto, e direttore della Sexual Representation Collection, il più grande archivio di pornografia in Canada, la cui collezione comprende circa “tremila videocassette e DVD, mille riviste, cinquecento romanzi, centinaia di diapositive a 35mm, di film e cassette a 8mm,  documenti personali e legali, report, prodotti artistici, oggetti erotici e pezzi unici databili dagli anni Cinquanta a oggi”, oltre a materiale riguardante le leggi canadesi sulla rappresentazione del sesso. Avrei dovuto incontrare Patrick allo University College, dove è ubicata la collezione, ma la pandemia in corso ce lo ha impedito, e dunque questa conversazione ha avuto luogo su Zoom.    MALVESTIO: Per cominciare, potresti darci qualche dettaglio sulla collezione, sulle aree che copre e sui suoi scopi? Qual è la sua storia?    KEILTY: Dunque, negli anni Ottanta Brian Connor, che era docente di Physical Education all’Università di Toronto, aveva cominciato a scrivere il suo secondo libro, che riguardava la rappresentazione della mascolinità nell’industria porno gay, e dunque aveva cominciato a...

V / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Elena Pulcini, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Abbiamo subìto uno shock che ci ha destituiti dalle nostre certezze e dai nostri privilegi consegnandoci a una condizione di vulnerabilità radicale: radicale perché il vulnus, la ferita inflitta sulla parte di noi più esposta e fragile, cioè il nostro corpo, si è allargata al nostro intero stile di vita costringendoci a un momento di arresto, a disfarci rapidamente di tutti gli “ornamenti”, come direbbe Georg Simmel, di tutto il superfluo con cui da consumisti seriali abbiamo agghindato le nostre vite, per concentrarci sullo stretto necessario. Lo shock allora, con tutto il suo inevitabile carico di paura, è stato salutare: perché la paura, se reagisce a un vero pericolo, funziona come la...

Vampiro virus / Pipistrelli e epidemie vecchie e nuove

In tempi di pandemia, all’inizio dello scorso marzo, alcune specie selvatiche come il pangolino o alcuni serpenti, inizialmente indicate come “responsabili” della genesi del nuovo coronavirus sono state ufficialmente “scagionate” dai media. Le notizie più aggiornate hanno puntato l’indice contro i pipistrelli, già ritenuti probabili “serbatoi” del coronavirus della SARS diffusosi tra il 2002 e il 2003. Il pipistrello non è davvero nuovo a questo genere di accuse. Al di là delle valide motivazioni che vengono addotte per spiegare le ragioni che lo renderebbero “unico” come causa o vettore dello sviluppo di virus, sul piano culturale l’associazione del pipistrello con le epidemie ha una lunga storia in Occidente. In particolare, il pipistrello, in quanto più classica delle metamorfosi animali del vampiro, si ricollega direttamente al nesso esistente tra pestilenze ed epidemie vampiriche in Europa tra Sei e Settecento. Gli argomenti scientifici che analizzano il ruolo dei pipistrelli in questa nuova piaga contemporanea sono stati, almeno in parte, già analizzati e documentati. Nelle ultime settimane un interessante volume divulgativo, Spillover di David Quammen (Adelphi 2014), ha...

Sacro e acrescita / Serge Latouche, Come reincantare il mondo

In quanti modi e da quante voci dobbiamo ancora sentirci dire che stiamo percorrendo una strada sbagliata che non porterà a niente di buono? I profeti, specie quelli che annunciano sventura se non si cambia rotta, hanno fatto tutti una brutta fine. È molto più piacevole seguire le sirene del buon umore che con i loro canti fascinosi e confortanti ci distraggono e ci trattengono ad ascoltarle, dimentichi della nave, del mare burrascoso, di dove volevamo andare. Cassandra non piace a nessuno, però dice la verità. Come i bambini, ottusi e ignavi, di cui si è detto "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto" (Lc 7, 32), ascoltiamo scienziati, filosofi, papi che ci chiedono di aprire gli occhi, di cambiare mentalità, di fare scelte diverse da quelle che abbiamo fatto finora, più generose, innovative, audaci. Ma restiamo chiusi e fermi in un immobilismo inspiegabile e incosciente, per caparbia volontà di non cambiare o, forse più spesso, per rassegnazione. È curioso vedere quanto siamo creativi nell'inventare di tutto, e quanto invece sembra ci manchi la fantasia nel mettere in atto dei cambiamenti per un sistema che scricchiola...

Dominare o essere dominati / Politiche della spiritualità

Lo sforzo di autocontenimento che ha tenuto a casa milioni di persone a causa della pandemia ha, a monte, una ragione etica che è difficile sottovalutare: si fa di tutto per evitare la diffusione dei contagi al fine di impedire che venga messa a repentaglio la vita della parte più anziana e vulnerabile della popolazione. Tuttavia, tale contenimento della libertà di movimento è stato imposto in alcuni paesi – l’Italia in primo luogo – con misure altamente lesive della libertà. È evidente, per restare al caso italiano, che si è data la precedenza all’Art. 16 della Costituzione, che sancisce la possibilità di restringere la libertà di movimento dei cittadini per motivi di sicurezza e di salute, rispetto all’Art. 13, che sancisce invece il carattere inviolabile della libertà personale. Particolarmente odiosi sono risultati poi i numerosi casi di abusi perpetrati da singoli rappresentanti delle forze dell’ordine nei confronti di chi violava la quarantena. Molti – me compreso – hanno fatto fatica a capire cosa ci potesse essere di male se si va a fare una corsa da soli nei boschi, la quale avrebbe reso più sopportabile – e più salutare – il confinamento a casa. Come pure son parse...

Schuman, de Rougemont, Foucault: verità e complessità / 9 maggio 1950. L’Europa necessaria

Sono passati settant’anni, dal 9 maggio 1950. In quella data, l’allora Ministro degli esteri francese Robert Schuman, in una dichiarazione scarna e incisiva, proponeva ai tedeschi di porre l’insieme delle rispettive produzioni del carbone e dell’acciaio sotto un’autorità comune, aperta ad altri Paesi dell’Occidente europeo. Con la CECA parte il primo tassello dell’unificazione europea. I sei Paesi che la fondano, si danno appuntamento a Roma il 1957, per ampliarla con un progetto più ambizioso: la Comunità Economica Europea (CEE). A distanza di poco più di sessant’anni, essa annovera ventisette Paesi e, dal Trattato di Maastricht del 1992, si chiama Unione Europea.  Immagino già non pochi storcere il naso o farsi sopraffare dalla delusione per lo scarto tra l’ideale e il reale, tra le fulgide visioni di allora e la realtà di oggi, all’idea di leggere un articolo sull’anniversario della Dichiarazione Schuman e sul futuro dell’Europa. Ma, non demordo, e spero che anche questi lettori abbiano ancora la pazienza e la curiosità di continuare a leggere. Certo, come dare loro torto, se solo proviamo a rivangare il triste momento, allo scoppio dell’epidemia in Europa, in cui uno...

IV / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Andrea Tagliapietra, filosofo   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La catastrofe che stiamo vivendo è nuova ed è la prima, forse, di uno nuovo tipo di eventi catastrofici, per cui varrebbe la pena ricordare ciò che scriveva, giusto quarant’anni fa, Maurice Blanchot: “il disastro rovina tutto lasciando tutto immutato”. Questa catastrofe non è puntuale come un terremoto, un’alluvione, un incidente nucleare o una guerra. Si tratta di eventi che possono essere interpretati con gradi di responsabilità umana diversi e che lasciano danni immani, ma da cui appunto è possibile ripartire, avviando, pur con tutte le contraddizioni e le sofferenze che storicamente si registrano dopo gli eventi catastrofici, la ricostruzione e la successiva normalizzazione. Qui il...

Effetti collaterali / Ovvero, come il virus contagiò la pubblicità

Che il virus fosse contagioso l’avevamo capito. In due mesi di pandemia abbiamo cambiato tutta la nostra vita proprio in funzione di questa sua spaventosa capacità di diffusione. Non parlo solo di mascherine, distanza sociale e tutto il resto, ma anche di altre dimensioni dell’esistenza in cui il maledetto si è intrufolato senza difficoltà, espandendosi poi a dismisura come fa nei corpi dei poveri malcapitati che lo contraggono. Fra queste la pubblicità è una di quelle che merita più attenzione, e per un motivo preciso: il suo ruolo è quello di fare da cuscinetto tra l’economia che tanto ci preoccupa e la socialità in generale. Se vogliamo farci un’idea di quanto profonda sia la linea di demarcazione fra il nostro passato e il futuro che ci attende, per paradossale che possa sembrare, sono proprio gli spot che dobbiamo studiare. Ma andiamo con ordine.   Dicevamo dei discorsi sociali: nessuno, lo sappiamo, ha il coraggio né, spesso, la voglia di parlare d’altro che del Covid. Vogliamo sapere tutto: quanti morti, quanti guariti, quanti in terapia intensiva, cosa dice l’ultimo DPCM, se si può uscire e con quale autocertificazione, se le mascherine si possono riutilizzare, chi...

Intervista a Sybille Krämer / Per un nuovo ‘illuminismo digitale’: pensare i media oggi

Sybille Krämer è tra i più noti filosofi dei media e della conoscenza tedeschi. Dal 1989 al 2018 ha occupato la cattedra di Filosofia teoretica presso la Freie Universität di Berlino. Un elenco completo delle sue pubblicazioni e ulteriori informazioni sulla sua ricerca sono disponibili sul suo sito personale.   In occasione della pubblicazione in traduzione italiana (2020) del suo libro del 2008, Piccola metafisica della medialità. Medium, messaggero, trasmissione già tradotto in giapponese e in inglese (tr. a cura di F. Buongiorno, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2020) , Sybille Krämer ripercorre in questa intervista alcuni temi fondamentali della sua proposta filosofica. Il percorso delineato culmina nella proposta di un lavoro filosofico comune per un nuovo ‘illuminismo digitale’ che, senza dimenticare la natura ambivalente dei media, permetta la maturazione di una coscienza critica diffusa che sappia riconoscere e assumere tale ambivalenza e sfruttarla nella costruzione di buone pratiche sociali, culturali e politiche.   Partiamo da una domanda di contesto. Alcune delle tesi centrali del tuo libro, Piccola metafisica della medialità, appena uscito in italiano...

Vanni Codeluppi / Baudrillard, pandemia e altre catastrofi del millennio

In L’esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam (1995), troviamo una chiara anticipazione della catastrofe contemporanea: crisi del sistema dei consumi, psicopatologia diffusa, estinzione potenziale della specie umana… Un virus ha devastato l’intera popolazione del pianeta; solo l’1% è riuscito a salvarsi, rifugiandosi sotto terra. Ancora una volta la scienza, come nemesi del suo primato, ci precipita verso la catastrofe. Dalle immagini di New York, popolata solo da animali liberati dagli ecoterroristi, emana il fascino spettrale e onanistico delle merci “congelate” negli spazi espositivi, senza più alcuna funzione, se non quella archeologica del reperto. Nell’incontro in manicomio tra Bruce Willis e Brad Pitt, due apparenti disadattati, si discute sul rapporto tra pubblicità e follia decretando che “forse la razza umana merita di essere eliminata”. Come sostiene lucidamente Jeffrey Goines (Brad Pitt) “[...] vedi la televisione, è tutta lì la questione. Guarda, ascolta, inginocchiati, prega: la pubblicità. Non produciamo più niente, non serviamo più a niente. Tutto è automatizzato. Che cazzo ci stiamo a fare. Siamo dei consumatori. Compri un sacco di cose da bravo cittadino,...

Il primo maggio del Covid / Gli aggettivi del lavoro

Alla vigilia del primo maggio il servizio pubblico ha portato in tv il giovane Marx che legge e recita Ricardo: “Il valore reale di una cosa per colui che l’ha acquistata e per chi vuole venderla o scambiarla con qualcos’altro è la fatica e la sofferenza che può risparmiare a se stesso e che può imporre ad altre persone. Il lavoro è stato quindi il primo prezzo, l’originale moneta d’acquisto pagata per ogni cosa”. (Il film di Raoul Peck, andato in onda su Rai Tre, era uscito nel 2017 in occasione de bicentenario della nascita di Karl Marx: qui la recensione di Pietro Bianchi. La citazione è dai Principles of political economy and taxation di David Ricardo, uno dei fondamenti dell’economia classica).   Nello stesso giorno, l’Istat aveva diffuso i primi dati ufficiali sul lavoro nella pandemia. Meno 94mila occupati, più 301mila inattivi se si confronta il primo trimestre di quest’anno con lo stesso periodo dell’anno prima. Se i numeri italiani a prima vista non paiono catastrofici come quelli americani, è perché abbiamo un diverso sistema di protezione sociale e del lavoro; perché i cassintegrati non sono contati tra i disoccupati; perché lo choc di marzo è “annacquato” nel...

Protezione / La nostalgia dello stato

Quando a scuola si studiano le epoche passate, impariamo ad articolare certi snodi nella storia dell’umanità attraverso le guerre, le pesti, le rivoluzioni. Sono i capitoli dei manuali; dove siete arrivati? Alla rivoluzione francese oppure alla seconda guerra mondiale. Tendiamo ad ancorare lì i mutamenti.  Anche per questo strano allenamento, perché ovviamente c’è vita e società anche dove e quando non c’è guerra o peste, cioè per la maggior parte del tempo, ci si aspettano dei significati importanti dalla pandemia del virus corona che in questi mesi attraversa il mondo. Immaginiamo che si possa dire prima e dopo, riallineare qualcosa che appare sfuocato da molto tempo. Ma cosa? E soprattutto: cosa stiamo chiedendo davvero? Perché vorremmo che le morti, la clausura di questi mesi, avessero un significato? Certamente la violenza verbale, razzista e in generale intimidatoria, delle destre, e la resistenza delle sinistre nel mondo, da diversi anni in Europa purtroppo spesso mite e confusa, tendono da una parte e dall’altra a sfumare in una dabbenaggine pre-elettorale. La comunicazione politica, assordante nella sua afasia, pare girare intorno a qualche punto percentuale che va...

III / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Nus (a cura di Fulvio Carmagnola, filosofo, e Matteo Bonazzi, filosofo e psicoanalista)   Questo testo riporta le discussioni dei partecipanti al Tavolo “Nus”, presso la Casa degli Artisti di Milano a partire dalle domande poste da Doppiozero.  “Nus” (come la noce, in milanese, ma foneticamente identico al sostantivo greco nous – “mente”, “intelligenza”) è un progetto continuativo sviluppato in collaborazione con “Orbis Tertius, Gruppo di ricerca sull’immaginario contemporaneo” dell’Università di Milano Bicocca, e “Clac, Clinica dell’adolescenza contemporanea”, di cui fanno parte filosofi, psicanalisti, pedagogisti e studiosi di scienze umane. Matteo Bonazzi, che coordina i lavori del gruppo, ha curato la redazione definitiva del testo che proponiamo.   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra...

La Dottrina del Duplice Effetto e il Covid-19 / Quale etica per l'emergenza

Due modeste proposte: tra intenzione e previsione   Per risolvere della sovrappopolazione nella cattolica Irlanda lo scrittore satirico Jonathan Swift, in un opuscolo del 1729 dal titolo Una modesta proposta, propose di trasformare il problema nella sua soluzione: ingrassare i bambini poveri e venderli come cibo ai proprietari terrieri. In un recente romanzo altrettanto satirico e pure distopico (Rossa, La nave di Teseo 2019) la scrittrice e illustratrice Chiara Rapaccini espone la soluzione immaginata dagli anziani di un paese in cui si è verificata una catastrofe atomica: succhiare il sangue dei bambini per garantire la propria sopravvivenza. Ora, non stiamo uccidendo intenzionalmente bambini per guadagnarci su e nemmeno per garantire la sopravvivenza degli anziani; stiamo però sia pregiudicando il presente sia ipotecando il futuro delle giovani generazioni, questo sì, con il lasciar loro in eredità indebitamento e disoccupazione. Che è un male, ci raccontiamo, ma aggiungiamo, per consolarci e giustificarci, un male minore.   Lo spirito delle decisioni e la disputa filosofica   «È così. È necessario che sia così. È giusto che sia così. Non può essere che così. »...

C’è vita tra gene e meme / Una tempesta perfetta

L’espressione “andrà tutto bene” è diventata ormai inopportuna, persino insopportabile.  Come può essere diversamente se l’esperienza nega una frase a lungo esibita come un mantra sulle vetrine, sui balconi, sui media, sui social.  Un’espressione diventata rapidamente virale... cos’altro è se non un meme? Nient’altro che un espediente contro l’oscurità che abbiamo intorno.   Bisognerebbe essere Jorge Borges per poter distillare in versi la paura del buio, lui destinato infine a diventare cieco, consapevole di essere di padre, nonno, bisnonno divenuti ciechi. “Questa penombra è lenta e non fa male; scorre per un mite pendio e somiglia all’eterno. Gli amici miei non hanno volto, le donne son quello che furono in anni lontani... non hanno lettere i fogli dei libri”. Una paura che il grande scrittore argentino ha distillato in versi come nelle sue ossessioni narrative: il tempo, lo specchio, i labirinti reali e quelli della metafisica con cui ha accompagnato i suoi racconti. Sono ossessioni diverse per la stessa paura, confuse e sovrapposte nelle forme dell’invisibile, dell’ignoto, dell’incomprensibile o delle sue deformazioni (lo specchio). Per chi Borges non è, resta...

III / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Romano Madera, psicoanalista   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Intanto grazie a Doppiozero per avermi invitato a rispondere a queste domande che possono servire a inquadrare il famoso cigno nero. Vorrei però provare a guardarlo secondo una prospettiva anamorfica: un “cigno periodico trasformista”, che ogni tanto appare sotto le forme di virus, ogni tanto di guerra, ogni tanto di conti economici e finanziari che non tornano. Ogni sempre, invece, in catastrofi sociali e psichiche di parti consistenti degli umani.  La disuguaglianza sociale sta crescendo da decenni. Dalla crisi del 2008 non si è certo usciti invertendo la tendenza, sempre più evidente dagli anni Ottanta in poi. Basta uno sguardo alle tabelle del World Inequality Report del 2018. Se solo...

Il sorriso di Kanye West

Sappiamo dei limiti della nozione di contagio quando si esce dal dominio biologico, ma il virus raccontato è comunicativamente virale, perché come un gas nobile satura ogni spazio a disposizione, satura le nostre conversazioni, perché è l’hot topic, scioccante e divisivo. Perché ci riguarda tutti.  Se i social sembrano essere completamente monopolizzati dal virus (sappiamo che ognuno è immerso in una bolla comunicativa fatta a propria immagine e somiglianza, ma adesso tutte appaiono come collassate le une sulle altre), accendere la TV in questi giorni e dare uno sguardo al palinsesto d’intrattenimento è altrettanto straniante: a trasmissioni registrate prima della quarantena, e quindi equipaggiate del consueto pubblico in studio, si alternano talk show in cui il presentatore si trova solo in uno studio vuoto; a pubblicità che ci urtano – anche se magari non vogliamo ammetterlo – per come ignorano, incolpevoli, la contemporaneità (mostrando strade affollate e gente che viaggia, nessuna traccia della mascherina che è diventato il correlativo di queste settimane), ne seguono altre in cui il payoff del dato brand ammicca, un po’ come in una distopia alla The LEGO movie, ai vari #...

Progetto Olimpico 2020 / Sfruttamento politico delle Olimpiadi tra vita, economia e pandemia

  Falsa partenza   In Italia la notizia del rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è arrivata il 24 marzo, presentata più che altro come un’importante notizia sportiva. Il focus sui media italiani era dunque centrato sull’aspetto sportivo, sugli atleti, giovani e veterani, che avrebbero dovuto partecipare ai Giochi, oltre ovviamente alla causa di questo rinvio storico, il coronavirus che tiene in quarantena l’Italia intera e gran parte del mondo da ormai diverse settimane. In Giappone invece la vicenda delle Olimpiadi è vissuta da qualche anno a questa parte in modo molto più complesso, non solo dal punto di vista sportivo, puro e innocente, ma su tanti livelli, sociale, politico, economico, ecologico, e anche scandalistico, ancora più di altri paesi che hanno ospitato in passato i giochi olimpici.  La sera del 25 marzo, all’indomani della decisione del rinvio olimpico, Yuriko Koike, la governatrice di Tokyo, ha convocato una conferenza stampa straordinaria insieme alle autorità mediche della metropoli, un evento sicuramente coordinato con il governo, dove ha riassunto la situazione del contagio del coronavirus sul territorio metropolitano mostrando un cartello...

Plastica / Celluloide, bakelite & Co. il lungo sogno del Secolo breve

Spesso, le grandi invenzioni nascono dal tentativo di risolvere problemi di secondo piano. Nel 1863, la ditta Phelan e Collander, fabbricante palle da biliardo in Albany, New York, bandì un premio da diecimila dollari per chiunque avesse inventato un materiale in grado di sostituire l’avorio, che ormai iniziava a scarseggiare. A raccogliere la palla al balzo fu un chimico statunitense, John Wesley Hyatt, che riuscì nell’intento sei anni dopo, nel 1869, brevettando un composto a base di nitrocellulosa ammorbidito con l’aggiunta di canfora. La nitrocellulosa, il primo polimero di sintesi della storia, era stato brevettato in Inghilterra nel 1861, da Alexander Parkes, ma non ebbe mai alcun esito commerciale; il suo primogenito, che Hyatt battezzò “celluloide”, ebbe invece un successo strepitoso. Non per costruire le palle da biliardo, però: la celluloide è un materiale infiammabile e potenzialmente esplosivo, se compresso, e da non poche sale da biliardo in tutti gli States giunsero lamentele sul fatto che, a volte, nel gioco si producessero schiocchi non dissimili a quelli di un colpo di pistola, col risultato che la clientela cercava rifugio sotto il biliardo, nel timore di una...

II / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Francesca Rigotti, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La pandemia ha prodotto ovunque un immenso ricorso agli strumenti hightech, oltre che biotech. Ora, si sarebbe immaginato anche soltanto negli anni '90 di chiudere in casa tanta gente (non tutta: la società è stata spaccata in due: chi doveva/poteva lavorare e comandare e chi no, mentre i bambini sono stati privati di diritti essenziali)? Ci sarebbero state queste chiusure se non ci fosse stata Internet? Se non si fosse pensato: “Faranno il telelavoro, giocheranno e forse seguiranno le lezioni con smartphone e tablet, passeranno la giornata dietro alle notizie o visitando siti online di musei, ascoltando musica, scambiandosi notizie sul nulla”? Penso di no. L'esistenza di Internet ha...

Fenomenologie / Cronache culinarie in domicili coatti

L’assalto ai forni, sospirata rimembranza scolastica, non c’è stato. C’è stato in compenso quello ai supermercati. Ingiustificato, dicevano, sul piano della razionalità economica; comprensibilissimo su quello dell’emozione collettiva. Non tanto per paura di veder esauriti i famigerati beni di prima necessità (tutti comunque da classificare), ma per una specie di sudata coazione a replicare scene d’antan (le scorte in periodo di guerra), dunque per il gusto po’ vintage, e totalmente intransitivo, di stipare derrate pantagueliche nella dispensa di casa. Più che da un “non si sa mai”, l'invasione – prima scomposta, poi organizzatissima – ai templi moderni del consumo alimentare sembrava dettata da un “fanno tutti così”. L’epoca in cui il manovale Marcovaldo andava al supermarket per trascorrere spensieratamente il sabato pomeriggio è definitivamente trascorsa. Adesso, piuttosto, sembra che la cosiddetta grande distribuzione rientri fra i fabbisogni primari della gente: e resti tale, dunque, anche in tempi di pandemia.   Stabilizzata l’eccezionalità (ossimoro cui siamo rassegnati), le cose poco a poco sono cambiate. Adesso si va a fare la spesa se e quando serve, solissimi e...

Un documentario-inchiesta / Amazon, l’Impero del Tutto

Quando sentiamo raccontare di Amazon e di Jeff Bezos le pennellate retoriche che ne dipingono la storia vanno dal ricordo dell’epica ascesa di Sears, Roebuck & Co., la più grande catena americana di vendite al dettaglio per quasi tutto il XX secolo con il suo “Big Book”, il catalogo di ogni prodotto che si poteva trovare in commercio (e per cui ha scritto uno come Edgar Rice Burroughs, fra i pionieri della letteratura fantascientifica e ideatore di Tarzan); all’avventurosa impresa di William Moorcroft, sovrintendente delle scuderie per la Compagnia delle Indie Orientali agli inizi dell’800 ed esploratore alla ricerca di una via commerciale per la città santa di Buchara, nell’odierno Uzbekistan (dove riposano i suoi resti, in una tomba anonima e oramai scomparsa sulle rive del fiume Oxus).      Amazon è così raffigurata, tra l’epos di un capitalismo che tutto razionalizza e il romanzesco della scoperta di nuovi mercati, con a guarnire questo resoconto, almeno nei titoli di molti articolisti d’oltreoceano, il vecchio adagio di quel formidabile indagatore della moderna America che è stato Mark Twain: “First slowly, then all at once”. È così che Amazon crea...

I rami di attività economica / La casalinga di Voghera e le attività essenziali

La rottura della lavatrice   L’incommensurabile Alberto Arbasino è, ahinoi, morto, ma la casalinga di Voghera è viva. Da ultimo ha dovuto studiare i rami di attività economica. Il 21 marzo suo marito, nel tentativo maldestro di aiutare nei lavori domestici, aveva rotto la maniglia della lavatrice. La casalinga ha prima urlato; ha poi letto con attenzione il decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo, in particolare la lista delle attività economiche definite essenziali. Con sollievo (anche del marito) la casalinga ha scoperto che il ramo di attività economica “Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa” era stato incluso dal Governo tra le attività essenziali. L’operaio è potuto venire a casa, rigorosamente con la mascherina, e ha aggiustato la lavatrice (90 euro, con ricevuta fiscale, pagati naturalmente dal marito: chi rompe paga). Rimane un dubbio nella testa della casalinga: a che cosa cavolo servono questi rami di attività economica?   In tutte le scienze la classificazione è indispensabile. Gli zoologi classificano i vertebrati in cinque ordini: mammiferi, anfibi, pesci, uccelli e rettili. Classificano i loro oggetti gli archivisti e i...