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Architettura / La capanna dalle origini a Unabomber

C’è una capanna, anzi più d’una, che sembra turbare il sonno di alcuni intellettuali nella nostra vecchia Europa e che ha portato alla produzione di quattro, distinti, interventi critici apparsi con impressionante tempismo dopo la fine della prima fase pandemica del Covid 19.  In alcuni di questi casi è evidente che il periodo di sedimentazione e studio è di molto anteriore a questo annus horribilis ma la coincidenza è troppo evidente per non essere presa in considerazione. Andiamo per rigoroso ordine di uscita partendo dal volume di Leonardo Caffo intitolato Le quattro capanne o della semplicità (nottetempo, 2020) uscito nel mese di giugno, a cui segue a stretto giro il pamphlet di Michael Jakob La capanna di Unabomber o della violenza (letteraventidue, 2020), mentre in terra d’oltralpe Philippe Rahm pubblica Histoire naturelle de l’architecture. Comment le climat, les épidémies et l’énergie ont faconné la ville et les bâtiments (pavillion de l’arsenal, 2020) e, molto recentemente, sul nuovo numero della rivista Vesper, Alessandro Rocca e Jacopo Leveratto propongono un saggio intitolato “Thoreau e Kaczynski, la capanna mediatica. Costruire un manifesto”.   Essendo stati...

Una scoperta / I libri mastri di Edward Hopper

Molti artisti americani vissuti fra l’Ottocento e la prima metà del Novecento avevano l’abitudine di tenere dei libri mastri in cui appuntavano la contabilità riguardante la compravendita delle loro opere. Tra questi anche Edward Hopper, il quale, con l’aiuto di sua moglie Josephine “Jo” Nivison, per tutta la vita ha compilato un inventario dei dipinti che uscivano dal suo studio. L’unicità di questo inventario sta nel fatto che Hopper ai semplici dati amministrativi aggiungeva schizzi, annotazioni e aneddoti sulla realizzazione delle opere. L’inventario, avviato sull’esempio del suo maestro Robert Henri e redatto su tre quaderni che coprono l’arco temporale che va dalle nozze tra Edward e Jo (1924) all’anno che precede la morte dell’artista (1966), è ora riprodotto in un volume pubblicato da Jaca Book col titolo Edward Hopper. Dipinti & disegni dai libri mastri (traduzione dall’inglese di Cristiano Screm e Fides Modesto).   I libri mastri di Hopper per come furono concepiti sono qualcosa di più di semplici quaderni contabili. Il critico irlandese Brian O’Doherty li ha definiti una “biografia condivisa”, ponendo l’accento non solo sull’apporto determinante della moglie...

Esplorare la transessualità nel Settecento europeo / Catterina Vizzani che per ott'anni vestì abito da uomo

Il 16 giugno del 1743, il giovane Giovanni Bordoni arrivò all’ospedale di Santa Maria della Scala di Siena con una grave ferita da arma da fuoco alla gamba sinistra. Fu riconosciuto da Giambattista Giustiniani, che lavorava al servizio di Giovanni Bianchi, noto accademico e titolare della cattedra di Anatomia presso l’università di quella città. I due uomini, Bordoni e Giustiniani, si erano incontrati a Firenze e avevano alloggiato nello stesso albergo. Del resto Bordoni non passava inosservato: era un ragazzo esuberante e si faceva notare per la sua intraprendenza nel corteggiare le donne, fino a rasentare la sfacciataggine. Preoccupato per le condizioni dell’amico, Giambattista si rivolse al suo prestigioso datore di lavoro, sperando che potesse visitarlo: sotto il sapiente sguardo di Bianchi, sarebbero certamente aumentate le speranze di guarigione. Tuttavia il servitore non fu molto convincente. Il professore promise di fare quello che gli era stato richiesto, ma sottovalutò le condizioni del ferito e dimenticò di recarsi nella stanza del paziente. Bordoni peggiorò velocemente nel giro di pochi giorni, ma fece in tempo ad attirare l’attenzione di una monaca con l’intenzione di...

Anniversari / Eduardo De Filippo, la cucina d’arte

Deve cuocere quattro o cinque ore, forse di più. All’inizio si mettono nella casseruola un pezzo di carne, le spuntature, olio, sedano e cipolla tritati. Poi si aggiungeranno il vino bianco e il concentrato di pomodoro, magari fatto in casa, asciugato al sole fino a ridurlo quasi a una marmellata. Questo è il ragù secondo Eduardo De Filippo. Quello che punteggia uno dei suoi testi più famosi, Sabato, domenica e lunedì; quello che riempiva con l’odore di cipolla soffritta la sala appena si entrava in teatro, nella versione di Toni Servillo con Anna Bonaiuto.    I nipoti di Eduardo in cucina alle prese col ragù. Col ragù si apre e si conclude, in una grande tavolata familiare, un film proiettato il 9 gennaio scorso su Rai 1 a tarda ora, Il nostro Eduardo, prodotto da 3D Produzioni con Andiamo Avanti Productions, Sky Arte e Fondazione Eduardo De Filippo, con il soggetto di Didi Gnocchi, la sceneggiatura di Didi Gnocchi, Tommaso De Filippo, Maria Procino e Matteo Moneta e la regia di Didi Gnocchi e Michele Mally. All’inizio compaiono i nipoti del grande uomo di teatro, Matteo, Tommaso e Luisa, i figli del figlio Luca, scomparso nel 2015. Poi si dipana la storia...

Capire meglio le informazioni visive / Come i grafici mentono

Nel novembre scorso il tasso di crescita dei prezzi in Italia è stato negativo, pari a -0,3 per cento rispetto a 12 mesi prima. Il tasso di crescita era stato -0,6 in ottobre. La variazione dei prezzi era stata negativa anche a settembre. Tra amici abbiamo iniziato a discutere se fosse opportuno pubblicare una figura sul fenomeno; o se bastassero le parole. La discussione si è complicata quando uno di noi ha iniziato a leggere questo libro. Alberto Cairo è un giornalista, progettista di grafici, docente di corsi universitari di visual journalism. Il libro parla appunto di giornalismo visivo, una disciplina che utilizza soprattutto immagini: fotografie, info-grafiche e grafici. È un giornalismo indirizzato a un lettore sempre più frettoloso, che vuole apprendere le notizie nel minor tempo possibile. È il giornalismo dell’era dell'informazione via web.  Un esempio a noi molto vicino di cosa sia il visual journalism ce lo fornisce Cairo, riportando un grafico sul Covid-19 apparso nel sito web del Washington Post il 20 marzo 2020. È un grafico famoso, in cui sono rappresentate due curve, che rappresentano la diffusione della pandemia in due ipotesi distinte: l’ipotesi di assenza...

Sulla docuserie Netflix / Effetto San Patrignano

Pare un film intorno a un film, come in una trama distopica: c’è una nazione confinata a casa, al pari di tutto il resto del mondo; durante le feste natalizie, sempre più persone si mettono a guardare un lavoro dedicato alla famigerata storia della comunità di recupero per tossicodipendenti fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli (1934-1995). E più guardano, più restano catturati.       SanPa: luci e tenebre di San Patrignano è costruita come se fosse un docuthriller, che in parte ricorda altre esperienze americane, per esempio la serie Wild wild country (2018) dedicata a Osho, un po’ Making a Murderer (2015), perché narrazione e documentazione si fondono nella ricostruzione “appassionante” di un evento che ha provocato un trauma nell’immaginario collettivo. In SanPa ci sono materiali d’archivio e interviste a persone che hanno vissuto davvero quella storia, alternate alle riprese dei luoghi reali in cui si consumarono gli eventi; questo corpus, però, è dilatato e riconfigurato come se fosse una crime story, piena di colpi di scena, di suspense, e di un sistema di tagli e riprese che punta a lasciare senza respiro il pubblico. SanPa è una docuserie non solo perché è...

Appelfeld / L’immortale Bartfuss

“Bartfuss è immortale. Durante la Seconda guerra mondiale fu in uno di quei piccoli campi della morte, noti per la loro ferocia. Adesso a cinquantasette anni, è sposato con una donna che una volta chiamava Rosa, ha due figlie, una maritata”. L’enigma di uno dei personaggi più intensi creati dal grande scrittore israeliano Aharon Appelfeld, scomparso tre anni fa, è tutto qui – nella stringata cronistoria che apre L’immortale Bartfuss (Guanda, 113 pp.) per la prima volta tradotto in italiano da Elena Loewenthal.  Perché Bartfuss è immortale? In quale campo è stato? Come ha fatto a sopravvivere? Perché ha smesso di chiamare sua moglie per nome? Pagina dopo pagina, incalzati dalle domande, lo seguiamo lungo le vie di Tel Aviv spazzate dal vento e dalla pioggia, dentro i caffè dove incontra altri sopravvissuti, nel minuscolo appartamento che condivide con la moglie e le figlie.  Mentre il racconto procede, le domande si moltiplicano e le risposte arrivano a frammenti, oblique, rapsodiche. E alla fine poco contano perché il miracolo di questo libro è nel silenzio che lo pervade – nella capacità di Appelfeld di dare vita per sottrazione a un personaggio che resiste a ogni...

Un'antologia / Racconti di fotografia: da Conan Doyle a Carver

Le fotografie, quelle stampate di una volta, avevano diverse virtù. Ma forse la più grande era la loro capacità di poter sbucare. All’improvviso, da qualche parte, in mezzo a due fogli, in un cassetto. Anche i biglietti e le lettere hanno la stessa facoltà. Ma con una differenza fondamentale: quando le foto sbucano, non puoi non vederle. Le lettere e i biglietti devi leggerli, le foto invece sbucano e sono già dentro il tuo sguardo. In quanto immagini, si imprimono nella retina prima ancora che tu voglia vederle. Semplicemente perché esistono e sono sbucate all’improvviso sotto i tuoi occhi.    Lo studio dei complessi rapporti tra letteratura e fotografia, che hanno condizionato una larga parte dell’età moderna, dovrebbe tenere presente questo aspetto primario e materiale delle fotografie. Anzi, forse partire da qui: elementare Watson, direbbe Sherlock Holmes. Il famoso detective che Arthur Conan Doyle, appassionato dilettante di fotografia come molti scrittori e scrittrici della sua generazione, mette di fronte al compromettente caso del re di Boemia in un suo celebre racconto. Holmes indaga sull’arma del ricatto di un’antica amante del re, escludendo via via ogni...

Tre libri di Alessandro Vanoli / Si passano le stagioni e si aspetta l’estate

Faremo come le lumache di Prévert che si misero in cammino per andare al funerale delle foglie (Jacques Prévert, Chanson des escargots qui vont à l’enterrement, in Paroles, 1945, Paris, Gallimard, 1972). Partono una bella sera d’autunno e arrivano però che «hélas... c’est déjà le printemps». Le foglie erano morte ma adesso sono tutte resuscitate.    Anche noi partiamo una bella sera d’autunno, non per andare a un funerale però, bensì per parlare di autunno in autunno partendo da un libro sull’autunno (Alessandro Vanoli, Autunno. Il tempo del ritorno, Bologna, il Mulino, 2020). E come le lumache di Prévert, attraverseremo l’inverno (Id., Inverno. Il racconto dell’attesa, 2018) per arrivare alla primavera (Id., Primavera. La stagione inquieta, 2020). Dovrebbe seguire l’estate ma non è ancora stato pubblicato il libro che completa il quatuor, e quindi faremo ancora come le lumache di Prévert: ci metteremo a cantare la canzone dell’estate, a bere e a trincare e a cantare a squarciagola, perché si potrà tornare a cantare, e poi torneremo a casa, molto lentamente, e la luna veglierà su di noi.     Partiamo in autunno e dall’autunno con Vanoli, di cui apprendiamo nel...

Scienza e politica / La voce dei numeri e il silenzio degli uomini

La pandemia del 2020 ha avuto una conseguenza positiva: ha provocato una sorta di risveglio civile e individuale durante il quale problemi di natura etico-morale-politica, che si credevano ormai prerogativa della ricerca accademica, sono tornati protagonisti della discussione pubblica e privata. Giornalisti, scrittori, filosofi, scienziati e frequentatori di social e agorà virtuali hanno scoperto che è inevitabile dibattere sul senso della vita e sui valori in base ai quali si prendono le decisioni sia a livello personale che collettivo. Le grandi domande esistenziali: che cosa ha valore? Qual è lo scopo della politica? Chi decide e perché? Sono nuovamente attuali e non hanno più una risposta obbligata. Queste domande sono diventate urgenti perché, in conseguenza della pandemia, la società si è trovata a dover scegliere tra valori incommensurabili: salute o libertà, sicurezza o socialità, uguaglianza o economia. E queste alternative sono scelte esistenziali che non possono essere ridotte a calcoli amministrativi. Prima della pandemia, una costellazione di valori condivisi, storicamente assestata e implicitamente accettata dalla comunità dei cittadini, ha consentito di evitare...

Emergenza climatica e eccesso / Economia escrementale

Il problema dell’innalzamento della temperatura media sulla superficie del nostro pianeta è raccontato sempre di più come un’emergenza. “Bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito”, si sente dire, “prima di raggiungere il punto di non ritorno”. Qualcuno ha visto nelle condizioni che si sono create durante il lockdown primaverile del 2020, caratterizzate da un calo forzato della produzione e del consumo di beni ed energia, la prova che un’azione drastica e coordinata a livello planetario è possibile e avrebbe grande effetto sui fattori climalteranti. Essa però ha comportato limitazioni ai movimenti delle persone e alle attività produttive e commerciali, che sono state patite come compressioni dolorose di alcune libertà fondamentali: la libertà di viaggiare, di consumare, di fare il lavoro a cui si è formati.   L’emergenza climatica è un’emergenza sui generis fatta di ghiacciai che si sciolgono in Groenlandia e di permafrost che cede in Siberia, cioè di catastrofi spettacolari e remote da cui le civiltà si sentono ancora a una distanza di sicurezza. Oppure si manifesta nella forma di disastri locali, bombe d’acqua in Liguria, uragani in Florida, estati siccitose e inverni...

Arte contemporanea / Luca Patella: un artista enciclopedico

Lo stile di un artista, diceva Schopenhauer, è la “fisiognomica dell’anima”: ci permette, in un certo senso, di sbirciare dentro la sua psiche. E l'arte, aggiunge Arthur Danto, è «la capacità spontanea che ha l'artista di farci vedere il suo modo di vedere il mondo». Potremmo allora dire che, attraverso la sua opera, è come se noi guardassimo la psiche dell'artista dall'esterno e il mondo dal suo interno.  Tutto ciò ha una straordinaria consonanza con l'artista a cui Elio Grazioli ha dedicato il suo ultimo libro: Luca Maria Patella disvelato (Quodlibet studio, 2020), biografia – o meglio, studio critico ordinato cronologicamente e intrecciato alla biografia – di uno dei più multiformi e inclassificabili artisti del Novecento italiano. Patella è infatti un artista per cui l’arte è una «modalità particolare di rapporto con il mondo e di conoscenza di sé, in quell’intreccio con la vita che si intende inestricabile». Esplorando questo intreccio Grazioli fa emergere «un'opera unica e perfettamente identificabile al di là delle diversità delle singole opere, delle tecniche e dei modi». E in questo modo ci offre una prova della validità di questo approccio “critico-...

Poesia / Chandra Livia Candiani, La domanda della sete

I lettori di “Doppiozero”, e ormai i lettori italiani di poesia in generale, non hanno bisogno di molte informazioni preliminari su Chandra Livia Candiani. Conoscono la sua figura e le sue parole «che non si danno arie», «leggere eppure capaci di sfamare e dissetare», «parole disobbedienti ma anche candide», «parole aghi che cuciono e parole che strappano la stoffa del discorso». Soprattutto – anche attraverso un acuto articolo di Moreno Montanari (“Doppiozero”, 20 febbraio 2019) conoscono la sua peculiare capacità di percepire la realtà con uno sguardo che sorprende e con un pensiero che, tenendosi appena un passo indietro allo sguardo, ma pronto a scavalcarlo, ci fa riflettere su «L’io e il corpo, le relazioni e il male, l’universo e gli oggetti», ovvero sulle principali questioni della filosofia contemporanea occidentale (nonché della nostra vita), con una angolazione diversa e spesso spiazzante, regalandoci cioè «un’altra vista» (così G. Morale, “La nazione indiana”) che magari credevamo di non avere o di non avere più, offuscata dall’eccesso di stimoli che caratterizza il nostro comune modo di stare al mondo.    Nel suo ultimo libro uscito per la prestigiosa...

Democrazia / Twitter, Trump: censura o mercato?

Nel dibattito che infuria sulla cancellazione da parte di Twitter dell'account @realdonaldtrump di Trump quasi nessuno ha nominato una parola-chiave, necessaria per capire di cosa stiamo parlando. Questa parola è mercato. Prendiamo la dichiarazione di Massimo Cacciari rilasciata a Adnkronos in cui dice: "È inaudito come imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no. Doveva esserci un'autorità ovviamente terza, di carattere politico, che decide se qualche messaggio che circola in rete è osceno, come certamente sono quelli di Trump. Come oggi è Trump, domani potrebbe essere chiunque altro (ad essere censurato n.d.r.) e lo decide Zuckerberg. È una cosa semplicemente pazzesca".  Semplicemente pazzesca appare l'ingenuità di Cacciari, un filosofo e un politico per il quale, intendiamoci, nutriamo il massimo rispetto. Che deve essere caduto nel trabocchetto delle "dichiarazioni a caldo" che sempre i media chiedono agli opinion leader, e lui ha generosamente risposto, senza nemmeno aver avuto il tempo di buttare un occhio alla IG story di Francesco Costa (@francescocosta21) che ammoniva "Cosa...

Gli scrittori di Van Gogh / I libri di Vincent

Libri letti   Vincent Van Gogh (1853-1890) aveva un rapporto quasi fisico con la lettura e con i libri, di cui aveva bisogno quanto il pezzo di pane. Il consiglio di Nietzsche di “masticare Madame Bovary” non gli sarebbe probabilmente dispiaciuto. In I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato (Johan & Levi 2020, pp. 232) Mariella Guzzoni intende “tracciare un percorso visivo-concettuale e umano interno ai ‘preferiti’, in un continuo dialogo tra il suo lavoro d’artista e gli autori e gli illustratori chiave che lo hanno ispirato” (p. 16). Ripercorre così l’arco intero della vita e della produzione di Van Gogh, segnate dalle tre figure del mercante d’arte, del predicatore laico e del pittore.    Tre Van Gogh che hanno come costante la lettura e per cui non esistono mezze misure: tutto è passione, che si tratti di fede religiosa, pittura o piacere della lettura: “Sono un uomo di passioni, capace e soggetto a fare cose più o meno insensate delle quali arrivo più o meno a pentirmi” (p. 30). “L’amore per i libri è sacro come quello per Rembrandt, anzi penso che si completino a vicenda” (giugno 1880, p. 9). Gli capita persino di appassionarsi a...

Speciale colonialismo / I musei del patrimonio altrui

Fin dalla “scoperta” dell’America la relazione che l’Europa ha sviluppato con gli “Altri” ha implicato tra le altre cose l’appropriazione di oggetti, che per diverse ragioni colpivano l’immaginario occidentale. Quelle che l’occhio europeo percepiva come manifestazioni impressionanti della diversità culturale divennero presto oggetti del desiderio, da possedere e riportare in patria non tanto per il loro valore materiale ma soprattutto per il fascino esotico che esercitavano. Così, dal Rinascimento in poi, materiali di varia natura e provenienza si affastellarono nelle camere delle meraviglie dei nobili, dei principi e degli alti prelati insieme a reperti naturalistici rari o mostruosi e a oggetti d’arte. A questa forma di appropriazione mossa dallo stupore e dalla curiosità se ne accompagna un’altra ancora più antica: il saccheggio di armi e tesori di guerra da esporre allo sguardo del pubblico come trofei e panoplie. In queste manifestazioni “primitive” del collezionismo, l’apprezzamento del valore estetico appare indissolubilmente legato alla brama del possesso, come le due facce di una stessa medaglia.    Scatola antropomorfa, Mangbetu, Repubblica Democratica del...

Letto in un’altra lingua / Mariana Enriquez, La nostra parte della notte

Nel suo saggio del 1975, Appunti sul gotico rioplatense (“Notas sobre el gótico en el Río de la Plata”), Julio Cortazar raccoglie una serie di considerazioni sulla possibilità che questo “genere” letterario, importato da altre latitudini e altri momenti storici, abbia trovato nel cono sur un terreno fertile dove germogliare e diffondersi secondo modalità peculiari. Il celebre autore del fantastico argentino non poteva certamente immaginare che, quarantacinque anni più tardi, queste riflessioni potessero trovare brillante compimento in quella che potremmo già definire una delle opere-mondo della letteratura ispanoamericana: Nuestra parte de noche, l’ultimo romanzo di Mariana Enríquez, uscito quest’anno per i tipi di Anagrama e vincitore del prestigioso premio Herralde. Attraverso le vicende di Juan e suo figlio Gaspar, l’autrice argentina ci accompagna in uno spazio tenebroso, le cui trame sono governate da una società segreta ed elitaria (l’Ordine), devota a un dio oscuro e indecifrabile. Juan, l’unico medium capace di invocare questa vorace entità, tenta disperatamente di contattare lo spirito della moglie, morta in circostanze sospette; allo stesso tempo, lotta affinché l’Ordine...

Tra i Beatles e Joyce / John Lennon, ritratto dell’artista da uomo

Liverpool non sarà Dublino, ma nello sfogliare due libri dedicati a John Lennon pubblicati da poco mi è venuta la voglia di rileggere Dedalus di James Joyce. Una cosa che non ricordavo è quanto si canta nel libro di Joyce. Fra le sue pagine c’è sempre qualcuno disposto a canticchiare una vecchia melodia:   Pazzia e gioventù Fan sposi i giovanotti, dunque, tesoro mio, io non ne posso più.   Questi alcuni dei titoli in cui ci si imbatte cammin facendo: Brigid’s Song; Oft in the stilly night; Sweet Rose O’Grady; The Groves of Blarney; Killarney; Lilly Dale; O twine me a bower; Strawberry Fields Forever (d’accordo, quest’ultima non c’è, ma l’avessi incontrata non l’avrei considerata un corpo estraneo).   Le canzoni sono lo strumento attraverso cui Stephen, il protagonista del romanzo, si fa sorprendere dall’essenza delle cose. Attraverso le canzoni schiude le sue emozioni, dando loro una forma armoniosa e pertinente con l’ordine del cosmo:   Dietro una siepe di lauri traspariva una luce alla finestra di una cucina e si sentiva la voce di una serva cantare, mentre affilava i coltelli. Cantava, a brevi riprese staccate, “Rosie O’Grady”… Crandy si fermò ad ascoltare e...

La biblioteca di Atlantide / La macchina che vede di Paul Virilio

Paul Virilio è stato un intellettuale originale e difficilmente classificabile. Potrebbe essere definito un urbanista, un sociologo o un filosofo, ma in realtà era soprattutto un dromologo, perché s’interessava principalmente alle questioni relative alla velocità. Questo tema, infatti, ritorna di frequente nei suoi numerosi libri. Libri solitamente di dimensioni contenute, ma ricchi di citazioni e densi sul piano concettuale. Si potrebbe quasi dire che in questi libri la velocità non è solamente il tema maggiormente ricorrente a livello di contenuto, ma anche una variabile in grado d’influenzare la struttura formale del testo. Vale a dire che la vera e propria ossessione per la velocità che caratterizza il lavoro di ricerca di Virilio sembra aver portato questo autore a eliminare le introduzioni, le spiegazioni e le parti di raccordo che vengono solitamente rivolte al lettore. I volumi così, come se fossero sotto l’effetto di un processo di accelerazione, si presentano fondamentalmente come una successione di citazioni e concetti.   I riferimenti di Virilio provengono da ambiti disparati: dall’urbanistica, dall’architettura, dalla letteratura, dall’arte e dalla storia...

Cinque pezzi sul paesaggio / Il paesaggio mancante

[1] il paesaggio corpo     Quali effetti inattesi può generare la mancanza! Uno si ritrova in contatti sociali deprivati per la pandemia ed ecco che fa scoperte inaudite. Prima di tutto ha tempo per riflettere. All’inizio ha un effetto di vertigine, si sente spaesato. Poi è forse proprio quello spaesamento che diventa produttivo. Del resto, se non ci si spaesa è difficile riconoscere il paesaggio. Non lo sappiamo, ma è probabile che è quando lo tiri per un momento fuori che il pesce si accorge dell’acqua. Allora un’intera stratificazione di paesaggi, come matrioske, si propone, con la pandemia. A cominciare dal paesaggio corpo.   Ci accorgiamo delle mani: non possiamo usarle liberamente; dalla loro centralità nelle nostre vite e nella nostra evoluzione, una centralità tacita e addirittura scontata, diventano fonte di rischio e pericolo: per toccare gli altri e le cose e per toccare persino se stessi. Le guardiamo e le sentiamo con una certa diffidenza. Averle rimane indispensabile ma è anche preoccupante. Ce ne dobbiamo prendere cura più del solito e persino il vecchio monito del galateo diventa una disposizione sanitaria e normativa: lavarsi e disinfettarsi le...

Dal paleolitico alle aule scolastiche / Impronte di mani

Le pitture rupestri preistoriche suscitano stupore e interesse immutati da quando i primi uomini moderni le hanno riscoperte spingendosi a fondo negli oscuri recessi delle caverne che le custodivano e ancor oggi non cessano di interrogare le menti degli studiosi. La meraviglia per queste immagini provenienti dalla preistoria dell'umanità ha condotto a produrre un’eterogenea serie di teorie per tentare di dar ragione del motivo per cui questi nostri progenitori paleolitici avessero riempito le pareti delle caverne con immagini di animali, scene di caccia o semplici segni rivelatori della presenza umana. Teorie che si ispirano alla magia simpatica, altre basate sull'idea dell'uso sciamanico delle immagini, altre ancora che ricercavano simboli archetipici nelle pitture, quasi tutti questi tentativi interpretativi si basavano sul metodo comparativo che muoveva dall'accostamento dei “primitivi paleolitici” ai cosiddetti “primitivi attuali”, quei popoli extra-europei che la scienza antropologica aveva imparato a conoscere attraverso i viaggi di esplorazione e il colonialismo. La prima teoria che si sottraeva all'interpretazione mistico-rituale è stata formulata dal grande studioso...

La poesia dei commiati / Cees Nooteboom: Addio

Leggere Cees Nooteboom, in prosa, in poesia, gli articoli o i saggi, porta con una certa costanza a un viaggio circolare tra luoghi, tempi, spazi della vita; induce, pure, una costante eco tra tutti i suoi libri, richiami, rinvii, una istigazione a pensare, a una lettura attiva. Accade in particolar modo leggendo l’appena uscito Addio, con sottotitolo Poesia al tempo del virus, tradotto da Fulvio Ferrari per Iperborea, in cui sono pubblicate 33 poesie divise in tre parti composte da 11 testi ciascuna. Un ordine simmetrico che riflette la composizione delle liriche stesse: ognuna composta da tre quartine con un verso finale solitario, una chiusa epigrammatica, una sorta di epigrafe da cui risorge la poesia stessa nella pagina successiva. In questo contesto non guasta ricordare quanto Cees Nooteboom sia scrittore legato non tanto al viaggio quanto allo spostamento: un osservatore del luogo, che sia vicino a lui, il giardino oltre la finestra, o lontano da lui, in un altro paese come il suo amato oriente.   Il luogo e il tempo, il dove e il quando, sono elementi preponderanti nei suoi romanzi: ogni storia è fortemente collocata spazio-temporalmente e senza quella particolare...

Oracolo manuale / Baltasar Gracián. La lezione di Proteo

Cioccolatinizzazione; che mai vorrà dire, posto che esista, quest'orrido neologismo? Vuol semplicemente significare il triste destino che attende gli autori di massime, aforismi, apoftegmi e sentenze. Ciò che hanno distillato anni di esperienza di vita e di sagacia stilistica finisce per avvolgere gustosi cioccolatini. Anche Baltasar Gracián non sfugge alla regola e spesso accade, ai degustatori delle suddette dolcezze, di imbattersi in suoi detti, quando le estraggono dai loro involucri di stagnola. Ora, non so se per porre rimedio alla deplorevole sorte degli scrittori di massime, Adelphi pubblica, nella traduzione di Giulia Poggi, l'Oracolo manuale ovvero l'arte della prudenza, trecento aforismi usciti la prima volta nel 1647 e qui accompagnati da un poderoso saggio di Marc Fumaroli (Dall’“Oráculo manual” all’“Homme de cour”), tradotto da Graziella Cillario, che occupa quasi due terzi del volume; quindi sono propriamente due libri in uno.   Baltasar Gracián (1601-1658) era un gesuita anomalo, in conflitto con la Compagnia. Comunque spesso per precauzione si sdoppiava: alcune opere le firmava con il trasparente pseudonimo di Lorenzo Gracián (anche l'Oracolo), altre con il...

Liveness / Kepler-452: Teatro nel coprifuoco

Siamo a casa soli, noi che passavamo a teatro quasi tutte le sere. Oggi saremo un po’ meno soli, verrà da noi Nicola Borghesi, autore e attore dello spettacolo Consegne con la compagnia Kepler-452, un teatro che abita gli interstizi delle norme dei Dpcm. Come sappiamo è stato vietato l’incontro in pubblico e in privato fra spettatori e opere di teatro, di cinema, musica, arti visive, così come nel primo lockdown nella primavera 2020. Non è stato però vietato il teatro, che da mesi sta sperimentando forme per manifestarsi oltre gli spettacoli. Si tratta di tentativi chiaramente indotti ed emergenziali, in territori spesso però poco esplorati dove attivare forme peculiari di “liveness”, un qui e ora senza compresenza dei corpi. I teatranti sono stati presi di peso e traslati nei margini di riquadri dei siti di video sharing, delle piattaforme di conference call o nelle casse audio di computer e smartphone, dove sono proliferati esperimenti teatrali ‘senza spettacoli’ ma con una teatralità recuperata e rimessa a fuoco: dall’intimità di una relazione interpersonale alla sintesi immaginale dell’ascolto, dalla concisione drammaturgica rielaborata in video della stand-up comedy all’...