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Modello Paperino / Che fatica la pigrizia!

Allora come è andata questa lunghissima quarantena e il Lockdown?   Così così. Ho dormito molto; ho letto poco; sono stanco per il troppo lavoro on line; e poi ho mangiato troppo, così ho preso peso.   Insomma sei stato un pigrone, salvo il lavoro da remoto…   Non proprio. Ho lavorato senza muovermi da casa e per questo mi sono affaticato più di quando andavo in ufficio in autobus, in tram o in bicicletta.   Lo sai che sto leggendo un libro che mi sembra perfetto per descrivere la tua situazione, che poi è stata anche la mia in questi due mesi? Si intitola La fatica di essere pigri (Cortina Editore) e lo ha scritto un professore di semiotica di Palermo, Gianfranco Marrone. Si parla di tante cose tra cui anche di uno dei tuoi eroi preferiti: Paperino.   Interessante. Forse non è un caso che l’abbia scritto uno di Palermo. Non per confermare un luogo comune, ma se c’è un luogo che abbino alla pigrizia è proprio la Sicilia, sotto quel sole cocente d’estate…   Sarà, io quando penso alla pigrizia mi si palesa davanti l’immagine di un messicano, sombrero calato sul viso, che fa la siesta. Ogni città, paese o nazione pensa che i pigri siano sempre gli altri...

L'uso delle parole / Letteratura e giustizia

Legittimo impedimento, presunzione d'innocenza, patteggiamento, prove, indizi. Questi termini sono ormai parte del nostro linguaggio, e anche del nostro immaginario, di cui le parole sono sempre le spie. Da qui viene da chiedersi: la lingua del diritto è davvero così fredda, inerte e oscura, come a prima vista si potrebbe pensare? E in che rapporto sta il linguaggio della legge con quello della letteratura?  Le parole dei giuristi (legislatore, giudice, avvocato), più di altre, non si limitano a descrivere fatti, li provocano esse stesse. La lingua del diritto è potentemente creativa, poiché genera norme, atti amministrativi, contratti e sentenze: essa insomma ha conseguenze reali sulla vita delle persone, modificandola. Certamente come ogni linguaggio di settore, le parole dei giuristi sono caratterizzate da una terminologia e da un frasario tecnici, il cui uso è, in qualche misura, necessario, perché vi sono categorie e concetti che non possono essere espressi e comunicati con la lingua comune.   Tuttavia la letteratura è stata la prima ad accorgersi della potenzialità creativa di questa lingua gergale irta di stereotipi, di arcaismi, di frasi formulari. Non a caso (...

Jean Malaquais. La città distopica

Un autore è “radicale” quando ha la capacità di andare alla radice delle cose, di ricercare la sua identità, di rimanere come “rumore di fondo” per dirla con Calvino, anche quando gli eventi dominano la scena imponendo la loro produzione di senso. Jean Malaquais è uno di questi. La sua radicalità è testimoniata dalla vita vissuta che, al contrario di quella del protagonista del romanzo ora letto, La città senza cielo (Cliquot, Roma, 2019), fatica ad essere riassunta come una successione coerente di eventi.  Si chiamava in realtà Wladimir Malacki, ebreo polacco arrivò in Francia nel 1926, imparò il francese, si dedicò ai mestieri più disparati (minatore in Provenza, lavapiatti a Dakar, lavoratore nei mattatoi di Les Halles). Deciso a partecipare alla guerra di Spagna, entrò in contatto con il Partido Obrero de Unificación Marxista, e in particolare con la Colonna internazionale Lenin composta da simpatizzanti stranieri. Durante questo periodo incontrò André Gide, con cui instaurò un rapporto non sempre lineare. Inizialmente cannoneggiò contro di lui con alcune lettere livide di rabbia e rimproveri per un’idealizzazione romantica che gli era estranea in quanto convinto...

Ermanno Cavazzoni / Il ritorno dei lunatici

Sono passati più di trent’anni dall’uscita per i tipi di Bollati Boringhieri del romanzo d’esordio di Ermanno Cavazzoni, Il poema dei lunatici, prima tappa di un percorso narrativo felice e prolifico, che dura a tutt’oggi. Il libro è stato ristampato recentemente per La Nave di Teseo, l’editore che si è occupato della diffusione delle ultime opere dello scrittore reggiano: La galassia dei dementi (2018), romanzo ‘fanta-nescientifico’, e il recentissimo Storie vere e verissime (2019), raccolta di testi ibridi, un po’ corsivi e un po’ narrazioni, che costituisce la terza puntata di un filone parallelo alla produzione di romanzi e racconti, inaugurato con Il limbo delle fantasticazioni (Quodlibet 2009) e proseguito con Il pensatore solitario (Guanda 2015). Periodicamente riproposto negli anni, Il poema dei lunatici torna in libreria in una ricercata corrispondenza con il centenario dalla nascita di Federico Fellini, che realizzò a partire dal romanzo quella che sarebbe stata la sua ultima pellicola, La voce della Luna (1990), con Roberto Benigni e Paolo Villaggio nei panni di Savini (Salvini nel film) e Gonnella, i personaggi principali.    Nel novembre del 1987 Cavazzoni...

Maturità / L’esame non s’ha da fare!

  La scuola è uno dei temi più complessi da affrontare, ad alto tasso di discussione e di ideologizzazione con posizioni ben delineate, che si fanno più acute in momenti di drammatica urgenza come quelli che stiamo vivendo. Nei mei passati interventi su Doppiozero, a cui rimando per gli aspetti che qui trascurerò, ho sempre cercato di tenere conto delle diverse opzioni in campo e di essere equilibrato e realistico; qui però vorrei dire nel modo più chiaro possibile cosa penso dell'esame di stato in arrivo. L’Ordinanza ministeriale sugli esami di Stato è stata pubblicata il 16 maggio, in ventotto pagine, di cui 5 per i dispositivi di legge, e 2 allegati. Attesa per settimane, è stata anticipata da versioni in bozza (con evidenziazioni e puntini di sospensione) e interviste, che hanno alimentato immagini sbagliate e ansie di studenti, genitori e docenti; un dato perfettamente allineato allo spirito del tempo, in genere poco propenso a leggere le normative fino in fondo, nei luoghi e nei tempi della loro ricezione istituzionale. La cosa non è da poco in un ambito in cui, pare imbarazzante ricordarlo, la forma è sostanza. Il nucleo della questione mi...

Olivetti / Memoria imperfetta

La memoria imperfetta (Einaudi) è quella di Antonella Tarpino, nata e cresciuta nell’Ivrea di Adriano Olivetti, un’epoca prima mitizzata, poi dimenticata e da un decennio circa studiata e rivalutata, col traguardo di aver reso, dal 2019, la cittadina eporediense un sito UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Definizione altisonante ma un po’ vuota perché oggi, quando si raggiunge Ivrea, si è generalmente delusi. Non esiste nemmeno un punto di accoglienza per essere indirizzati verso le famose architetture olivettiane. Tra gli autori di quelle architetture c’è stato il padre di Antonella, Emilio Aventino Tarpino, che fu un architetto al servizio della Olivetti, impegnato nella progettazione delle abitazioni per i dipendenti. Gli amici del padre sono giovani intellettuali e artisti, buffi personaggi nei ricordi di una bambina, e tutti lavorano per la Olivetti.    Questo è lo spunto iniziale di un libro che mescola indagine, riflessione e reportage in modo inconsueto e affascinante – Walter Benjamin è il santo patrono di questo genere di opere poco classificabili – e comincia evocando, in una sorta di ‘lessico famigliare’, le geometrie degli stabilimenti, le case bianche...

1957 - 2020 / Alberto Alesina, il riformatore gentile

Quando arrivavi a Harvard, nella sua stanza all’Università, Alberto Alesina ti guardava le scarpe. Era settembre, l’inizio dell’anno accademico. Si giungeva negli Stati Uniti con dei mocassini leggeri, o con le scarpe da ginnastica, o con le Clark. Alberto ti squadrava e ti diceva “Devi comprare un paio di scarpe alte, tipo le Timberland. Vai ai grandi magazzini, ci sono dei buoni sconti. Qui inizia a nevicare a ottobre. La neve rimane come ghiaccio fino a marzo, anche fino a aprile. Mi raccomando le scarpe”.   Dopo pochi giorni dal primo incontro, si andava a cenare insieme. Ricordo di aver tirato fuori una banconota da 100 dollari per pagare il conto. Alberto mi disse “Metti via quella banconota, con 100 dollari in contanti pagano solo gli spacciatori di droga”.    A fine novembre arrivava Thanksgiving, una festa che noi, arrivati spesso dall’Italia per il primo soggiorno lungo negli Stati Uniti, non capivamo. Era una cavolata di festa, festeggiare mangiando la prima bestia che i coloni americani avevano consumato tanti anni prima. Alberto ci fece capire che Thanksgiving era come il Natale italiano. Bisognava stare insieme. Molti di noi erano andati a...

Rituali / Maturità: persino Franz Kafka barò all’esame

Prima di tutto una breve precisazione terminologica: la dizione “maturità”, nel suo senso scolastico, è stata sostituita, e da ben vent’anni, con quella, ufficiale, di “esame di stato”. O meglio, per essere precisi, “esame di stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore”. Il fatto che tutti noi – insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, dirigenti, ispettori nonché cittadine e cittadini in genere – continuiamo imperterriti a chiamarla “maturità” è significativo. E di che è significativa questa inveterata fedeltà a un vecchio nome? Ma del fatto che il mutamento, come molti altri mutamenti in molti altri ambiti della vita italiana, è solo nominale. La sostanza rimane sempre quella, come, del resto, nella scuola in generale. Non cambia mai niente. Le acque profonde sono ferme, stagnanti benché le superfici conoscano increspamenti continui.   Infatti dal 1999 a oggi la “maturità”-“esame di stato” ha subito un numero consistente di variazioni. Nelle modalità di svolgimento, nelle attribuzioni del punteggio, nella composizione delle commissioni. Una delle poche cose buone, per esempio, risultava la cosiddetta “tesina”. A me piaceva, tanto per dire....

Montagne / L’epica dello scavo del Monte Bianco

Fronte di scavo, pubblicato a febbraio da Einaudi, è un libro che intreccia l’evento epocale del traforo del Monte Bianco, con le vicende umane dei protagonisti. L’epica di quell’impresa era già nei fatti, grandi per obiettivi e riuscita: procedere dai due fronti opposti della montagna, sino al loro congiungimento. Un cammino materiale e morale, individuale e collettivo, narrato dall’autrice, Sara Loffredi, con scrittura limpida, con stile essenziale, preciso, tecnico dove necessario. Quando fu inaugurato, era il tunnel stradale più lungo d’Europa, 11 chilometri e 600 metri; per realizzarlo occorsero 1.500 tonnellate di esplosivo, 200mila metri cubi di calcestruzzo e 235mila bulloni: collegò Courmayeur e Chamonix, l’Italia e la Francia. Vi persero la vita ventitré uomini, quattordici operai sul versante italiano, sette sul versante francese, e due guide italiane, scomparse tra le cime durante le attività preliminari di triangolazione.  I lavori iniziarono nel 1959 e i due fronti di scavo si fusero nell’agosto del 1962. Si avverò così la profezia di Horace-Bénédict de Saussure, lo scienziato e alpinista che giunse in vetta al Monte Bianco nel 1787, un anno dopo i primi...

Ripensare l’ospitalità / Lo straniero che viene

Tracciando la genesi del potere statale nel suo Trattato politico, Spinoza indica come sua prima fonte la forza dirompente della moltitudine dei cittadini che, intercettata dai regnanti o dalle istituzioni, è cristallizzata nelle loro figure. Ma l’intercettazione non si risolve in una conquista definitiva e il potere della moltitudine è sempre un potere in prestito. È quindi compito dei regnanti o delle istituzioni il mantenimento dell’imperium giorno dopo giorno, senza alcuna certezza assoluta, cercando di sovrastare gli affetti centrifughi dei sudditi. E cosa succede quando il potere dei regnanti non s’impone più? Succede che l’istituzione collassa. Come ci ha indicato un filosofo spinoziano, Frédéric Lordon, un esempio di collasso lo si trova nel film La Corazzata Potëmkin di Sergej Ejzenštejn: l’ammutinamento dell’equipaggio, indignato per aver ricevuto del pane pieno di vermi come rancio, rompe i rapporti di forza sovrano-moltitudine, rendendo così visibile la morte di un’istituzione. L’indignazione, scrive Spinoza, è la forza che per eccellenza dissolve la sovranità. Il suo motto è: tutto piuttosto che questo!   Nel suo Lo straniero che viene. Ripensare l’ospitalità l’...

Vincenzo Latronico / Speer: il segreto dell'architetto di Hitler

“Questo è ciò che io ho visto attraverso la crepa”, scrive in conclusione Vincenzo Latronico del suo Un architetto (Juxta Press, 2020). Gli scrittori fanno cose splendide con l’arte, intrecciano spunti, piani, argomenti, guardano attraverso le crepe, guardano e vedono cose diverse dai critici e dagli storici, e soprattutto non smettono di fare letteratura, cioè, almeno, di costruire i testi, di dar loro una forma: un tempo si usava proprio il termine “architettura” per indicare la composizione di un’opera, di qualunque tipo essa fosse. Latronico lo fa intrecciando almeno tre materiali, come dichiara fin dall’inizio: un quadro di Luc Tuymans intitolato per l’appunto Der Architekt, del 1998, che è lo spunto di partenza, un romanzo di Ayn Rand intitolato The Fountainhead, del 1943, e i materiali autobiografici del protagonista di tutto, che è niente meno che Albert Speer, l’architetto del nazismo. Non solo l’architettura dunque, ma il nazismo appunto, e con esso la storia, la modernità, l’etica, l’individuo, e il segreto. Il fatto è che nel suo dipinto Tuymans raffigura Speer non in veste di architetto né partendo da una delle sue immagini fotografiche famose, anzi come anonimo –...

Trasformare se stessi / Vivere la filosofia: Pierre Hadot

“Tante cose sono belle a vedersi, diceva Schopenhauer, ma essere una di loro è tutt’altra cosa. La filosofia consiste nel coraggio di accettare consapevolmente il fatto di essere proprio una di loro”. Non c’è né narcisismo né megalomania in queste parole di Pierre Hadot, il filosofo francese di cui ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte, avvenuta a Parigi il 24 aprile del 2010. C’è piuttosto l’invito a una nuova percezione del mondo, che condurrà a una revisione del proprio modo di concepire se stessi, la realtà e la vita (Pierre Hadot, La filosofia come maniera di vivere, Einaudi, 2008, p. 232).    L’idea di fondo che permea tutta la sua filosofia, ed emerge da uno studio profondo delle fonti antiche, ruota infatti attorno al condimento che il suo sapere “non consiste nell’insegnamento di una teoria astratta e meno ancora in un’esegesi di testi, ma in un’arte di vivere, in un atteggiamento concreto, in uno stile di vita determinato, che impegna tutta l’esistenza. L’atto filosofico non si situa solo nell’ordine della conoscenza, ma nell’ordine del «Sé» e dell’essere: è un progresso che ci fa essere più pienamente, che ci rende migliori. È una conversione...

Grande Scontro e affari / Bugie televisive

Le notizie sono una cosa seria. (Annuncio televisivo pubblico per contrastare i FAKE.)   Dal crollo del Muro non vedevo la televisione italiana. Con la pandemia, ho recuperato trent’anni in trenta giorni. La TV resta il più usato mezzo di informazione: vederne troppa è una tipica patologia di oggi. Ma anche vederne troppo poca, come ho fatto, è sbagliato: simile al non votare per poi lamentarsi dei politici.  Stampa, televisione, internet: invenzioni il cui uso regala conoscenza e il cui abuso distribuisce barbarie. Massificandosi, poi seguendo interessi commerciali e politici anziché culturali, l’informazione degenera. È un fenomeno mondiale. Dunque è inutile lamentare che avvenga in Italia? No: perché in Italia avviene in modo più rapido e più completo che altrove. Il rendimento calante dei mezzi di comunicazione si associa alla cattiva resa dell’economia e della politica italiana, in un circolo vizioso che spinge il paese sempre più in basso: non solo verso cifre negative, ma verso una autostima collettiva di segno negativo.   Ripassiamo le principali tappe riguardanti la pandemia da Covid 19.  Bill Gates, a lungo l’uomo più ricco del mondo, dedica gran...

Una conversazione con Italo Zannier / La fotografia ha 180 anni!

Il Mart di Rovereto ha inaugurato lo scorso 22 febbraio La fotografia ha 180 anni, una mostra che racconta la storia del libro illustrato, dall’incisione al digitale, attraverso una collezione privata di volumi che il “fotografo innocente” Italo Zannier ha sviluppato nel corso della sua vita. Zannier, storico e studioso, è stato anche il primo docente universitario di Storia della Fotografia in Italia. In Verso l’invisibile: la fotografia, tra eventi, invenzioni e scoperte nel XIX secolo (2016) l’autore scrive che l’ingresso nella contemporaneità è avvenuto nel momento in cui l’uomo ha cominciato a riprodurre la realtà attraverso la fotografia. Questo mezzo, nato per riprodurre ciò che è visibile, è poi sconfinato nel campo di ciò che l’occhio nudo non è in grado di percepire (virus, raggi X, proiettili). Lo studio documentato Verso l’invisibile misura l’avanzamento della fotografia in parallelo a scoperte scientifiche e tecniche, con esperimenti, esplorazioni, innovazioni, fenomeni e personaggi oggi trascurati.  Dopo la “camera ottica” di Gian Battista della Porta e la héliographie (1826) di Joseph Nicèphore Niépce, è nel 1839 – cent’ottanta anni fa – che nasce il...

I greci e il mistero dell'esistenza / Creature di un sol giorno

In un momento come quello che stiamo vivendo, in un periodo di crisi che mina le nostre esistenze e desta panico e giuste preoccupazioni, val la pena di interrogarsi e magari, ancora una volta, interpellare i classici. Per conforto e per una riflessione sul senso di ciò che ci sta capitando. Vuoi perché abbiamo più tempo a disposizione, visto che le attività sociali sono ridotte al minimo, vuoi perché i classici, come suggeriva Calvino, sono quelle opere che non finiscono mai di dire quello che hanno da dire, resistono al tempo, e dunque, dalla distanza di un’epoca ormai lontanissima, ci dimostrano e ci fanno sperare che la nostra specie possa sopravvivere. Anche al maledetto Coronavirus. Perché, comunque sia, è con il tempo che dobbiamo confrontarci, sia che ne vogliamo considerare il singolo spezzone che servirà a trovare una cura o capire che cos’è l’uomo. Marina Cvetaeva, per spiegare la discesa che sperimentiamo alla nascita, così scriveva in ‘La Sibilla al bambino’:   «Vieni vicino al mio petto, più stretto: nascere, piccolo, è cadere nel tempo. Dal non-dove, non-terra, così rovinosa… discesa! Da spirito in – polvere! Piangi, bambino, per te, per tutti: nascere...

Dissesto ambientale, disuguaglianze economiche / Quammen: Covid, AIDS e altre epidemie

Solo da poco ho finito di leggere Spillover, il libro di David Quammen di cui tanto si è parlato negli ultimi mesi. Uscito presso Norton (New York) nel 2012, era stato pubblicato da Adelphi piuttosto tempestivamente, due anni dopo. La versione italiana ha scelto di conservare il titolo originale, senza dubbio efficace, anche se la bella traduzione di Luigi Civalleri ricorre spesso all’equivalente italiano «salto di specie». D’altro canto, poiché al lettore italiano il termine inglese spillover non poteva dir molto, è apparso necessario aggiustare il sottotitolo. L’evoluzione delle pandemie è dicitura appropriata, e esplicativa quanto basta; ma certo meno precisa e soprattutto molto meno allarmante di Animal Infections and the Next Human Pandemic, che poneva in evidenza il dato a posteriori più clamoroso, cioè la previsione esatta di quanto sarebbe potuto succedere di lì a qualche anno. Il dato più clamoroso, e il più stupefacente: ma solo per i profani, giacché gli esperti discettavano da parecchio tempo del «prossimo disastro», the Next Big One. Che si è puntualmente verificato nell’inverno 2019-2020 ad opera del nuovo coronavirus.       Non entro nei dettagli...

Sorvolare la realtà / Salman Rushdie, Quichotte

A Central Park c’è davvero una vecchia quercia rossastra dietro il monumento di Hans Christian Andersen. È il punto dove Quichotte incontra prima suo cugino, il Dr Smile, e poi Miss Salma R., che convince a lasciare con lui New York per raggiungere in auto la valle di Sonoma in California dove è pronto lo startgate che li porterà in un universo parallelo delle “Terre limitrofe”. Il portale è stato realizzato da uno scienziato miliardario, Evel Scent, ultima cassandra inascoltata del veloce sgretolamento della volta celeste e di una pandemia oftalmogica che sta colpendo l’umanità e che è frutto non di una patologia ma di un difetto della realtà, del processo cioè di instabilità cosmica della Terra vicina alla sua fine: le persone infettate vedono punti neri che in realtà sono segni di disgregazione del mondo e, per colpa di una vista ridotta e di una sindrome da contagio, sono causa di gravi disordini sociali, sciagure e motivo di una situazione mondiale fuori controllo.    Quella panchina a ridosso di una vecchia quercia caduta, ricordo di una possente forza della natura finita preda dell’entropia, e posta a pochi metri dalla statua di un fascinoso creatore di fiabe è...

Speciale Fellini / 8 ½. Una profezia sulla creatività

Cento anni fa, il 20 gennaio 1920, nasceva a Rimini Federico Fellini. Lontano dalle celebrazioni, su doppiozero vogliamo raccontare un regista-antropologo che ha saputo penetrare come pochi altri l’identità (politica, storica, sessuale) italiana. Uno sguardo critico e al tempo stesso curioso, da “osservatore partecipante”, che si affianca a quello di tanti altri intellettuali e artisti (da Leopardi a Gramsci, da Salvemini a Bollati) che negli ultimi due secoli hanno cercato di spiegare quello strano oggetto chiamato Italia. Abbiamo voluto raccontare Fellini attraverso i personaggi e i luoghi dei suoi film: dallo Sceicco Bianco a Casanova, da Gelsomina a Cabiria, da Sordi a Mastroianni, dalla Roma antica a quella contemporanea, passando ovviamente per la provincia profonda durante il Ventennio fascista. Una sorta di “album delle figurine” per aprire nuovi sguardi su un cineasta forse più amato (e odiato) che realmente studiato.   "Distruggere è meglio che creare, quando non si creano le poche cose necessarie".  La battuta dell’intellettuale Daumier non è prevista dalla sceneggiatura originale di 8 ½ di Federico Fellini (dove Daumier si chiama Carini) e viene...

Immagini come sabbia negli occhi / Rabih Mroué, Sand in The Eyes

“La pittura, per quanto silenziosa su una parete, è in grado di parlare e di recare grandissimo giovamento”. Così scriveva nel IV secolo Gregorio Nisseno alludendo a un rapporto fra arte e didattica, che, visto da una prospettiva diversa, meno ingenua o forse meno fiduciosa rispetto agli intenti dell’apparato ecclesiastico, può essere letto come relazione fra arte e propaganda politica, fra arte – in definitiva – e potere. Che l'immagine sia veicolo di propaganda e quindi rechi in sé dinamiche di potere e di violenza appare evidente anche nelle ultime settimane, quando la fotografia e il video di Silvia Romano scesa dall'aereo in abiti islamici ha creato reazioni diverse, a prima vista inspiegabili, piegate in molti casi a scopi abusanti di propaganda. L'immagine, che pare essere qualcosa di opaco e oggettivo, vuole invece parlare, dice qualcosa, esprime un messaggio veicolato che dobbiamo saper decifrare se vogliamo essere fruitori attenti e consapevoli.    Per questo è interessante e suscita interrogativi ancora aperti e quanto mai attuali Sand in the Eyes, lo spettacolo-conferenza che il regista, attore e drammaturgo libanese Rabih Mroué ha proposto lo scorso autunno...

Riccardo Panattoni, Rocco Ronchi / Immanenza: una mappa

L’ immanenza è un concetto che in modalità differenti attraversa da sempre il pensiero filosofico. Già i presocratici avevano preso le distanze dai racconti mitici provando a render conto della totalità del reale attraverso un principio immanente, l’acqua, l’aria, l'ápeiron. Ma è con Platone che questo concetto viene per la prima volta opposto alla trascendenza con lo scopo di comprendere il reale a partire non più dall’immanenza stessa ma da un principio trascendente. La tradizione metafisica instaurata dal filosofo ateniese sarà con poche eccezioni dominante nella storia del pensiero filosofico e solo a partire dalla seconda metà del ‘900, grazie anche ad autori come Deleuze e Foucault, si è via via affermato un nuovo canone minoritario dell’immanenza. La raccolta di testi curata da Riccardo Panattoni e Rocco Ronchi, Immanenza: una mappa (Mimesis, 2019) delinea alcune linee di sviluppo di questo concetto in ambiti filosofici differenti che vanno dalla politica, all’estetica, dall’ontologia all’etica. Il termine mappa non indica in questo caso la semplice rappresentazione di un territorio dato utile per orientarsi. I due punti che separano e uniscono le due parole del titolo...

Diario 7 / Cazzo, che errore ho fatto!

La Milano che riapre è una Milano silenziosa, cauta. Un po' è difficile parlare con le mascherine davanti alla bocca, un po' i negozianti sono tutti presi a pulire, lucidare, sistemare.  Non è una ripartenza di liberazione, non ci sono scene di giubilo.  Non si entra volentieri nei negozi, se non per estrema necessità, chi ha appuntamenti in studi medici o ospedali parte da casa con un bel po' di preoccupazione. Tram e autobus sono sempre vuoti per tre quarti, fuori dagli alimentari si sta ancora in coda. C'è paura e c'è diffidenza. Ha avuto ragione chi ha messo in guardia che, con questi numeri che ancora girano, bisogna proteggersi da soli. In fondo è quello che si è fatto dall'inizio: proteggersi individualmente, quando è stato possibile. Ma una pandemia si gestisce su più fronti, non solo su quello delle prime linee (ospedali e medici, peraltro lasciati soli) e degli sforzi singoli. Nelle prime ore, questo aggirarsi circospetti sembra da ricondurre alla tana appena riaperta, al letargo finito, alla paura di incontrare gli zombie, al mondo post-apocalisse. Io lo vivo come un enorme peso che ci hanno caricato sulle spalle, uno ad uno, con l'obbligo di mascherina,...

1925-2020 / Quante stelle per Michel Piccoli?

A novantaquattro anni compiuti, Michel Piccoli ha preso congedo. Definitivamente. L’ha fatto in punta di piedi, senza fare rumore: la sua morte, arrivata il 12 maggio in seguito a un ictus che l’aveva colto nella sua casa a Saint-Philbert-sur-Risle, in Normandia, è stata annunciata alla stampa soltanto il 18 maggio, a esequie avvenute.  Davanti a un’uscita di scena tanto discreta, in ordine sparso ne vengono in mente altre. Piccoli è forse stato l’interprete dei congedi? Quello di Ritorno a casa, forse il più bello di tutti; quello onirico di Dillinger è morto; quello di La grande abbuffata (il più eccessivo, nella sua iperbolica, flatulenta trivialità); fino all’ultimo – il più emblematico e al tempo stesso, per certi aspetti, più privato – di Habemus papam, con il pontefice designato che compie il proprio personalissimo “gran rifiuto”, forse cercando di riacciuffare un’antica ambizione attoriale frustrata, ma soprattutto dichiarando con coraggio la propria inadeguatezza davanti al mondo intero.   "Habemus papam" (2011)   “Purtroppo ho capito di non essere in grado di sostenere il ruolo che mi è stato affidato”, dice il “suo” papa nel discorso che chiude il film...

Nel cerchio del dolore / Igiaba Scego, La linea del colore

Non è facile rubricare il nuovo libro della scrittrice Igiaba Scego come oggetto narrativo, così come appare insensato definire in modo netto il tratto creolo e meticcio di incrocio culturale che caratterizza la biografia culturale dell'autrice, italiana afrodiscendente con tratti somali, romani, ma anche veneziani e appartenenze di molti altri posti ancora. In La linea del colore si incrociano le traiettorie dei suoi lavori precedenti: la biografia politica e paradigmatica di La mia casa è dove sono, la fiction storica di Adua, il reportage urbano di Roma negata (con le foto di Rino Bianchi), lo scavo nel rimosso coloniale nella memoria pubblica e nel tessuto artistico e culturale.  Nella produzione di Scego trovano inoltre posto l'amore per la cultura musicale e la letteratura per l'infanzia (sua la rubrica di recensioni per «Internazionale»), la promozione di una diversa nozione di appartenza e la riflessione sulla rappresentazioni della diversità – ha curato l’antologia di racconti di scrittrici afroitaliane Future – a delineare un atelier di espressività ad alto tasso di impegno pedagogico e sensibilità sociale.     Gemma originale della scrittura post-...

Ognuno di noi / Appunti sulla crisi

Le idee riproposte da Naomi Klein in un articolo dell’8 maggio su Intercept, dove avverte che quello che abbiamo di fronte con questa pandemia è la grande opportunità che hanno i giganti della tecnologia di subentrare allo stato, diventando erogatori di sistemi sanitari, mediatori del sistema educativo, occupando di fatto il luogo tra società e risorse che è delle istituzioni, hanno le loro radici in un pensiero che si è sviluppato in gran parte nella cultura francese e italiana degli ultimi cinquant’anni. Naomi Klein cita lo stato di eccezione ma si potrebbe dire che oltre ad Agamben ci sono nel suo articolo Deleuze e Guattari, Negri e Hardt, Foucault, in una critica del capitalismo che si è sviluppata in Europa a partire dal ‘68.  Le conclusioni di Naomi Klein sono devastanti, perché è vero che la battaglia che si combatte a forza di mascherine, ventilatori e vaccini, non è che uno scaldarsi i muscoli da parte dei giganti del Big-Pharma, pronti a sbarazzarsi dei competitori, delle regole del gioco, per un dominio assoluto del mercato mondiale della salute. Così come le tecnologie che abbiamo tutti adottato per insegnare a distanza e per lavorare, hanno di fatto introdotto...