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Una religione laica in Italia / Primo maggio a Mensano

Come si instaura una religione laica in Italia? È la domanda che sorge scorrendo le foto, bellissime, che Ferruccio Malandrini ha raccolto nel catalogo Mensano Primo Maggio. 1963-1975, in occasione di una mostra alla Biblioteca Comunale di Siena e che speriamo possa girare per l’Italia. Ne varrebbe la pena perché attraverso Mensano, una frazione di Casole d’Elsa, a quaranta chilometri da Siena, si racconta un pezzo della nostra storia.  All’inizio degli anni Sessanta stava finalmente finendo l’istituto della mezzadria che, dopo le riforme leopoldine, aveva organizzato rapporti sociali e territorio nei due secoli successivi.   Ph Ferruccio Malandrini. Viene in mente l’avvocato Maralli del Giornalino di Giamburrasca: “Libero pensatore in città e bigotto in campagna”, oppure le lettere che Don Milani inviava dal podere di famiglia di Montespertoli nell’immediato dopoguerra. Un mondo, si direbbe, fermo al Medio Evo, diviso in ferree classi sociali, dove contadini, mezzadri, artigiani, lavoravano al servizio dei padroni. Dopo una fiammata prima del fascismo, furono gli anni dopo la Seconda guerra mondiale a trasformare un popolo di sudditi in cittadini. E decisiva è stata...

Cannabis sativa / Maria in giardino?

Lo so, vi piace la Maria (Cannabis sativa) e vi piacerebbe tenerla in giardino, anche solo per ragioni ornamentali, per quelle foglie diventate iconiche del ribellismo anni sessanta e settanta. Ora si può, purché siano piante con innocui livelli di Thc (tetraidrocannabinolo) e acquistate da coltivatori in regola con le disposizioni di legge. Tuttavia è fenomeno di nicchia, potreste trovarla in quel di Mantova, nei vivai di Canneto sull’Oglio (e ci mancherebbe! nomen omen), ma non figura rubricata dai cataloghi dei vivaisti di erbacee più rinomati.     Destino singolare quello della canapa. Prima del proibizionismo, l’Italia era seconda solo alla Russia nella coltivazione, che alimentava le imprese tessili e aveva le sue capitali produttive in Napoli e Bologna (le famose tele di Romagna con le tradizionali stampe color ruggine). C’è chi, favolosamente, vi riconduce persino l’etimo del toponimo Canavese.     Certo è che anche in quest’area di Piemonte, tra la Serra d’Ivrea e la Dora, la canapa era coltura antica: sul castello di Masino ancora svetta lo stemma della potente famiglia Valperga, «fasciato di oro e di rosso, alla pianta di canapa d’argento sradicata...

Una sofisticata sperimentazione di architettura e design / Il bollitore 9093 di Michael Graves

“Una sofisticata sperimentazione di architettura e design”, così Alessandro Mendini, allora direttore artistico di Alessi, definì il progetto Tea & Coffee Piazza, in cui 11 “architetti puri”, che non si erano mai cimentati con l’industrial design, vennero invitati a progettare una sorta di “paesaggio casalingo”, ovvero sevizi da tè e da caffè, in cui la teiera, la lattiera e la zuccheriera comparivano quali edifici in miniatura, ospitati su un vassoio che fungeva da minuscola piazza. Ne nacquero undici set in argento che vennero prodotti in un’edizione limitata di 99 esemplari ciascuno.  Così, in proposito, Mendini: “Ho sempre pensato che l’interazione fra le discipline omologhe sia non solo una ginnastica, ma anche un metodo molto utile per l’ossigenazione del loro divenire. In particolare fra l’architettura (grande) e il design (piccolo), l’idea di lavorare sul paradosso fra le misure, sul cambiamento vertiginoso di scala e sull’incrocio di funzioni tra loro lontane.” Il progetto, realizzato nell’arco temporale compreso fra il 1979 e il 1983, vide all’opera: Michael Graves, Hans Hollein, Charles Jencks, Richard Meier, lo stesso Mendini, Paolo Portoghesi, Aldo Rossi,...

Magliette / Apologia dell’animalier: Kombat 2019

Kombat 2019 – la nuova maglia SSC Napoli per la stagione 2018/2019 – ha acceso il fuoco della guerra, per citare la frase dedicata dai media giapponesi alla nazionale di calcio dopo la storica vittoria contro la Colombia. La guerra non è solo quella inscritta nel nome – combat vuol dire combattere, e credo che tutti si ricorderanno del picchiaduro leggendario Mortal Kombat – ma, come ho già scritto altrove relativamente alla maglia Camo Fight, possiamo pensare, per estensione di significato, a un confronto bellico dalla durata di 38 giornate, le singole battaglie, per conquistare l’Italia e l’Europa. La fase di preparazione alla guerra consiste nell’approvvigionamento necessario alle operazioni militari come armamenti, combattenti e, ovviamente, divise, ovvero quei metri di stoffa in cui è racchiuso un intero sistema di valori di un popolo, una maglia sostenuta, incitata, sognata, che equivale all’amore e alla vita.    Una maglia che non serve solo a coprire e a identificare, ma anche difendere la città, proprio come mostra la graphic novel animata ambientata in uno scenario apocalittico, una Napoli deserta e in rovina – con tanto di nave colata a picco in prossimità di...

Paradisi artificiali / Cocaina

La prima menzione è nel rapporto che un prete spagnolo, Thomas Ortiz, invia nel 1499 ai suoi superiori. Gli indigeni della costa settentrionale dell’America Meridionale si servono di una pianta che chiamano “hayo”. Nella carta al re Renato II Amerigo Vespucci fornisce indicazioni sull’uso della medesima pianta da parte degli aborigeni delle foci del Rio Pará. Man mano che la conquista procede, aumentano le segnalazioni. Francisco Pizarro e i suoi compagni ne vengono a conoscenza nel 1533. Sarà Pedro de Cieza de Leon a dettagliarne l’uso: la coca, questo il nome della pianta, infonde vigore e allontana i morsi della fame. Ci vorrà del tempo affinché i botanici identifichino due specie distinte. Un botanico francese porta in Europa i semi nel 1750. Viene descritta da Jean-Baptiste Lamarck: Erythroxylon coca. Si tratta di un arbusto di forma piramidale che può arrivare sino a quattro o cinque metri di altezza. Somiglia a un prugnolo e ha una corteccia di colore rosso-bruno, fiori giallastri, che si tramutano in frutti rossi senza nocciolo. La foglia è ovoidale o lanceolata, verde scuro, dimensioni variabili da 9,5 cm di lunghezza a 4,5 cm di larghezza.   Illustrazione di Aaron...

Progetto Jazzi / Al vento stanno le bandiere

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Al vento stanno bandiere, aquiloni, preghiere, saluti per i nomadi, vele che viaggiano, teli che proteggono, panni che asciugano: una differente famiglia di parole che tiene vivo negli occhi il racconto di ogni uomo.   C’è un’ora del giorno in cui l’umidità diventa un elemento materiale, non più vapore gassoso ma calore percepito, sostanza complice dello stare in un luogo. È quello il momento che definisce il passaggio dal pomeriggio al tramonto, quel repentino calare della temperatura che altera la presenza d’acqua, soprattutto nelle vicinanze del mare. È stato quello il momento d’inizio di Voce a vento, opera site-specific di Claudia Losi sul Monte Bulgheria. Si tratta del primo intervento artistico promosso dall'Associazione Jazzi, in cui Claudia Losi propone un’azione poetica di carattere visivo e sonoro. L’intento è percepire e raccontare i luoghi, restituendo spazio e senso ad un immaginario collettivo del territorio. Si tratta di...

Il profumo Zen del tempo / Buddhismo e lentezza in Byung-Chul Han

«Fino alla fine del XIX era in uso in Cina un orologio a incenso, detto hsiang yin (letteralmente, “sigillo di profumo”). Gli europei, fino alla metà del XX secolo, credevano si trattasse di un comune turibolo. A quanto pare, era loro estranea l’idea di misurare il tempo con l’incenso, e forse anche in generale il pensiero che il tempo potesse assumere la forma di un profumo» (p. 65). In uno dei passaggi più belli de Il profumo del tempo. L’arte di indugiare sulle cose (Vita e Pensiero, Milano 2017) il filosofo coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han porta l’attenzione del lettore su questo oggetto, tanto poetico quanto estraneo alla sensibilità occidentale (almeno a suo parere). Può il tempo essere un profumo? È possibile percepire le cose, gli oggetti quanto l’immaterialità della durata in un altro modo rispetto a quello a cui siamo abituati? È necessaria, utile, sensata la quantificazione e la compartimentazione a cui abbiamo sottoposto gran parte delle nostre vite?   Sulle patologie della nostra – nostra di noi uomini occidentali contemporanei – percezione del tempo, di quel tempo che oggi vive un’epoca di «crisi» (p. 8) riflette Han in questo libro del 2009, tradotto a...

La tolleranza zero di Trump / Texas-Messico: l'occhio del ciclone

Vivo nell’occhio del ciclone. La tempesta dell’immigrazione soffia dietro casa, sul confine fra Texas e Messico, così violenta da togliere il fiato. Ma qui in Louisiana regna una quiete profonda. L’estate si srotola lenta e senza soprassalti, tanto rovente da svuotare le strade e ammutolire i cani. Le notizie che arrivano da laggiù sono cronache da un altro pianeta. Ogni giorno porta un’altra storia, numero, dettaglio. Il senso però non cambia. Da primavera oltre 2 mila 500 bambini, in fuga dalla violenza del Centro America, sono stati strappati alle famiglie e chiusi in centri di detenzione. Alcuni sono stati da poco riuniti ai genitori, altri aspettano. Migliaia di migranti adulti sono sottochiave. Un numero imprecisato di richiedenti asilo è stato respinto prima di poter presentare il suo caso a un giudice. È la tolleranza zero voluta dal presidente Trump, un’eclissi dei diritti che vista da qui è ancora più amara. È la storia cupa raccontata dai media, dalle associazioni, dagli immigrati. Ed è il velo che si leva sull’altra faccia dell’America. Quella che ha votato Trump e si ostina a credergli – anche se i dati dicono che non c’è un boom dell'immigrazione, che gli arrivi non...

Einaudi e Mondadori / Mario Tobino. Il clandestino conteso

Esistono centouno quaderni manoscritti, compilati a partire dal 4 marzo 1945, che compongono il diario dello psichiatra e scrittore Mario Tobino. Sono stati conservati dagli eredi, e non c’è opera tobiniana che non sia lì testimoniata nella sua genesi e nel suo sviluppo. Narratore di cui si possono riconoscere agilmente almeno due grandi partiture: quella della follia (esemplificata in opere come Le libere donne di Magliano o Per le antiche scale) e quella del fascismo e della guerra (i cui titoli di maggior circolazione sono forse Bandiera nera, Il deserto della Libia, Il clandestino), accomunava tutti i suoi lavori dalla costante ricerca di un’immedesimazione sincera con i silenzi dei personaggi, con le loro attese più oscure, con la realtà che essi abitano. E se ciò è certamente presente nelle opere sulla follia – per Tobino era necessario stabilire una relazione interpersonale con i pazienti, non essendovi altrimenti nessuna cura psichiatrica – è altrettanto evidente nei, per così dire, romanzi di guerra.   Persino in un’opera corale come Il clandestino. Nelle pagine di questo romanzo, la Resistenza è infatti tutt’altro che idealizzata; viene semmai rappresentata nella...

Se hai fortuna ti picchiano, se hai sfortuna ti ammazzano / Ahmadou

Le montagne incombono sulla vita e sulla morte e su questo albergo. Viviamo sul fondo della conca. La sera cade presto. Regnano le tenebre. Restano i ricordi e la speranza di un mondo migliore che va ritirandosi di momento in momento. Eppure due o tre cose sulla vita e sulla morte le conosciamo. Ahmadou ha impiegato tre anni per arrivare in Italia e finire qui in Valtellina. Mi parla di persone che vivono ai nostri giorni, persone che per noi, italiani di pelle bianca, sono poco più di nomi su croci sghembe infilate dentro la sabbia del deserto. Vite consumate nel niente. È questo che vogliamo cambiare, dice Ahmadou.   Le sue parole sono boe di salvataggio a cui aggrapparsi. Il nostro obiettivo è riscattare uomini e donne sprofondati nel buco nero dell’oblio e che ormai non hanno nemmeno più un nome con cui identificarsi. Può darsi che nel raccontarle riusciremo a trovare risposte al niente che ci circonda. Ahmadou dice che esistono compagnie che dal Senegal organizzano i viaggi dei migranti per l’Europa, viaggi che passano per Mali e Burkina Faso e arrivano fino in Niger.  Dalla Casamance si va nella città di Tambacounda, grande centro nella parte orientale del Senegal...

Speciale Aqua / La prima volta che ho visto il mare

La prima volta che ho visto il mare avevo diciassette anni. A quell’età non mi lavavo le ascelle e non avevo capito a che serviva il bidet. Al mio paese non ci sono fiumi e non c’è nessun lago nelle vicinanze. Neppure l’acqua bevevo a quel tempo, solo aranciata Fanta e le gassose. L’unica acqua che mi piaceva  era la neve.

Jonathan Silvertown, cibo bevande ed evoluzione / A cena con Darwin

È nato prima l'uovo o la gallina? Quesito esistenziale e scientifico insieme, cui è difficile rispondere per quanto riguarda i risvolti esistenziali, mentre la scienza dell'evoluzione ha chiarito molto bene l'aspetto scientifico: è nato prima l'uovo. I primi animali a deporre uova fuori dall'acqua furono gli anfibi, ma erano gelatinose come quelle delle rane; troppo fragili e delicate, erano esposte a molti pericoli, primo tra tutti quello di essiccarsi rapidamente. Che fare? Mentre lentamente trasformava l'anfibio in rettile, come il feroce Tyrannosaurus rex autorevole antenato della gallina, l'evoluzione inventò l'amnio, una sacca piena di liquido contenente un embrione e attorno vi pose un guscio molto, molto resistente.  Inizia dall'uovo, “vera e propria metafora delle origini”, l'interessante e divertente saggio A cena con Darwin. Cibo, bevande ed evoluzione (Bollati Boringhieri), del biologo evoluzionista scozzese Jonathan Silvertown, docente di ecologia all'università di Edimburgo, in cui l'autore ci invita a “un pranzo ispirato all'evoluzione” giacché, spiega, tutto quello che mangiamo ha la sua storia evolutiva e, d'altra parte, la stessa evoluzione umana è proceduta...

Il caffè dell’architetto / La caffettiera Conica di Aldo Rossi

“Tea&Coffee Piazza” è il nome del progetto varato nel 1979 da Alessandro Mendini che, appena nominato direttore artistico della neonata collezione di Officina Alessi, ha voluto coinvolgere architetti di fama internazionale nell’ideazione di pezzi di un set da tè e da caffè. L’intento era quello di far sì che architetti “puri” si impegnassero in una ricerca personale intorno ad oggetti di uso quotidiano, così come era avvenuto nella mitica stagione del Bauhaus o in quella dorata del design italiano del secondo dopoguerra. Tra i prescelti figurava anche Aldo Rossi (1931-1997), uno dei maggiori architetti del novecento, primo vincitore italiano del Premio Pritzker, il Nobel per l’architettura. E Aldo Rossi accettò la sfida di eseguire interventi creativi su micro-scala affrontandoli con il rigore metodologico e lo slancio poetico-evocativo che caratterizzavano tutti i suoi interventi architettonici, non meno di quelli sulla macro-scala metropolitana.    Così, dopo un servizio da tè e caffè piuttosto particolare, racchiuso in un vassoio coperto che ha la foggia di un tempietto di vetro, se non addirittura quella di un tabernacolo laico (simile a quelli che ospitavano gli...

22 luglio 1968 - 22 luglio 2018 / Giovannino Guareschi. Lo sguardo del nemico

Se il Sessantotto rappresenta simbolicamente una svolta sociale e politica nel nostro paese, la morte di Giovannino Guareschi, avvenuta il 22 luglio di quello stesso anno, può assumere un qualche non casuale significato. Lo scrittore di Parma si spegne al tramonto ormai certificato del suo mondo rurale e post-quarantottesco, da profonda per quanto umanizzata Guerra fredda anni Cinquanta; e in effetti l'ultimo romanzo del ciclo del Mondo piccolo – Don Camillo e i giovani d'oggi – appare il meno convincente, già fuori tempo massimo. «L'Unità» scrisse impietosamente alla scomparsa dell'avversario: “È morto Guareschi, così, tra una vignetta e l'altra, aprì un ristorante tipico a Busseto. La battaglia finiva ancora una volta in pastasciutta. Melanconico tramonto dello scrittore che non era mai sorto.” È indubbio che negli anni 1946-48 tra Guareschi con il suo «Candido», agile “nave corsara” (così Gnocchi e Palmaro in una biografia del 2008 per Piemme) battente con fierezza la bandiera della reazione (ad esempio contro la riforma agraria o l'istituzione delle regioni), e il mondo delle sinistre uscite dalla Resistenza, l'inimicizia era stata profonda.    Certo, arroccato sulle...

Un capolavoro di noia / Gerard Reve, Le sere

«Il libro non si presta a una massiccia campagna pubblicitaria, visto che non è fatto per il grande pubblico. Molti librai si sono già rifiutati di venderlo. La direzione ha ricevuto una quantità di lettere in cui i lettori manifestavano la propria ripugnanza. Il fatto che ci siano circa mille esemplari ancora non rilegati e difficili da piazzare prova che il libro è “morto e sepolto”».    Il libro in questione è De avonden, scritto nel 1947 da Gerard Reve, e considerato il superclassico della letteratura olandese del novecento. Si descrivono gli ultimi dieci giorni del 1946, così come li vive l’adolescente Frits van Egters, palese alter ego dell’autore, e così come ce ne parlerebbe Kafka se fosse lo sceneggiatore di sitcom ambientate nel dopoguerra in un quartiere periferico di Amsterdam. Benché nel romanzo non accada nulla, e nonostante i settant’anni di ritardo, la stampa anglosassone ha accolto calorosamente la traduzione inglese, senza lesinare sulla parola “classico”. Anno 2018 Le sere approda in Italia per le cure di Iperborea. “Morto e sepolto”: come mai nel 1949 De Bezige Bij, l’editore presso cui uscì il libro, ci vide così corto?     Fin dalla sua...

Paradisi artificiali / Oppio

A Gazi nell’isola di Creta gli archeologi hanno recuperato una statua del XV secolo a.C. Raffigura la dea del Sonno: un busto di terracotta sulla cui testa spuntano, come se fossero corna, tre capsule di papavero perfettamente incise, proprio come sono state descritte dai Sumeri 1500 anni prima. Probabilmente sono proprio loro i primi ad aver fatto scorrere le lacrime del papavero incidendolo in orizzontale, o in verticale, per colare la resina e poi impastarla in piccole forme, i cosiddetti pani, di colore bruno-nerastro dal sapore amaro e dal profumo dolciastro. La parola oppio viene dal greco, significa “succo”. In natura esistono più di settecento specie del genere “papavero”, tuttavia è il papavero bianco quello che possiede il nettare che dona il sonno e allevia il dolore.   Ricca di alcaloidi, quasi una quindicina, questa resina era conosciuta sin dalle epoche remote per le sue proprietà sedative e analgesiche, e per la virtù d’annullare l’angoscia “lasciando il posto a una calma beatifica non priva di reazioni biologiche e psicologiche negative” (U. Leonzio). Prima di diventare una sostanza per uso farmacologico, il papavero era già usato venti o trentamila anni fa in...

Santarcangelo 2018 / Quattro pezzi sull’identità

Due nomi sconosciuti (Maddalena Giovannelli)   Può darsi che vi sia capitato, scorrendo il programma del festival di Santarcangelo, di restare smarriti di fronte ai tanti nomi sconosciuti e ardui da pronunciare.  Ecco allora comparire qualche esitazione di fronte alle domande di rito da festival (“cosa hai visto?”, oppure: “cosa mi consigli di vedere?”): non mancano difficoltà nel nominare gli artisti (“sono tre nomi, ora guardo”), una certa confusione nel raccontare l’evento (“ah, quello del tramonto, dici?”), malcelata reticenza nel dare un parere (“non so, magari sono io che non ho capito!”).  Ma un festival vale il viaggio, se si torna a casa ricordando due nomi prima sconosciuti, difficili da ritrovare nelle stagioni nostrane. Nel secondo fine settimana santarcangiolese a emergere dal maremagnum sono due vulcaniche performer donne. La prima è Mallika Taneja, una trentenne indiana attiva a New Delhi. Il suo Be Careful – qualcuno potrebbe averlo intercettato nella scorsa edizione di Short Theatre – sta girando da cinque anni e ha ancora molte date in vista (tra le prossime europee, Atene). Alle sei repliche previste la direzione del festival ne ha aggiunte altre...

Carnet geoanarchico | 2 / Brandizzare un'isola

Sto guardando l’acqua cristallina del porto dalla terrazza del bar. I suoi colori, turchese, acquamarina, malachite sembrano quelli del più scontato volantino turistico. Visitateci. Un sogno dietro l’angolo. La sensazione d’inquinamento mediale, questo sapore falso in filigrana, non se ne va nemmeno quando, raggiunto il fondale artico del gin tonic, mi chiedo se non dovrei tornare alla birra. Intanto un maestoso due alberi entra in rada. Scendono quattro belle ragazze scalze, accento romano, pareo. Scompaiono dietro le quinte del molo e mentre mi distraggo strizzando gli occhi abbacinati sopra la linea a veliero di Favignana, un po’ in foschia un po’ tremolante e spettrale, rieccole sedute in terrazza a saturare l’aria di un mix di olio di karitè e tranci di pizza. Pochi istanti fa ero immerso in una decadente autorappresentazione alla Paul Bowles, a mezza via tra Egeo e Marocco.   Adesso il personaggio dandy in completo di lino (che voleva essere me) frana miseramente nel turista occasionale, senza nemmeno un portafoglio che gli consenta di affrontare illimitatamente il bar. Ma il problema non sono io e non sono loro, cioè le ragazze dalle caviglie abbronzate. Il problema è...

Palazzo Reale, Milano / Alik Cavaliere: un artista concettuale?

Ingresso dell’aula 45, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Com’erano le aule del corso di scultura a Brera alla fine degli anni Settanta? Quella del professore Alik Cavaliere era vuota ad eccezione di un tavolo. Niente copie in gesso tratte da esemplari greci e romani, niente modelli viventi in posa, solo un tavolo intorno al quale discutere. Per noi studenti, che per la prima volta dopo gli studi liceali iniziavamo a visitare le gallerie di arte contemporanea, il tavolo era una struttura primaria della Minimal Art, caratterizzata da una riduzione della forma all’essenziale, una struttura intorno alla quale discutere su arte, politica e società. Nel minimalismo l’analisi del fare arte prevaleva sul fare, spingendo la ricerca verso un grado zero della pittura e della scultura, ma l’impossibilità di raggiungere l’inafferrabile e sfuggente minimum sensibile teorizzato dagli artisti minimalisti provocò uno spostamento verso il concetto, favorendo la nascita della Conceptual Art nella quale ogni aspetto materiale venne espulso totalmente dall’opera. Il rifiuto dell’oggetto costituiva l’asse portante della Conceptual Art, un’arte che “non ha un oggetto come residuo” (Douglas...

Uomo ambiguo / I filosofi e Macron

Secondo una leggenda metropolitana Enrico Cuccia, dopo aver deciso quale trust finanziare e quale far colare a picco, scriveva romanzi e poesie che pubblicava sotto pseudonimo. Come se chi detiene il potere (politico, finanziario, industriale) sentisse forte la tentazione di disfare di notte la tela che tesse di giorno. Il possesso del potere sembra essere legittimato da una fonte la cui natura non è però quella del potere. Assistente di Paul Ricoeur e tesista di Etienne Balibar, forse la fonte di Macron va cercata nella filosofia. Di Macron, «capace di audacia e trasgressione», Edgar Morin avverte la «straordinaria ambiguità d’essere un intellettuale con una cultura letteraria e filosofica e un uomo che ha fatto carriera agli antipodi della filosofia, nelle banche e nella finanza». Su questo argomento sono usciti in Francia Macron, un président philosophe di Brice Couturier e Il nuovo potere (sottotitolo italiano: Macron, il neo-protestantesimo e la mediologia, Franco Angeli, Milano 2018) di Regis Debray.     Per Debray l’azione di Macron è all’insegna di un pensiero neo-protestante. Lo aveva già detto Sloterdijk, in un’intervista a L’Obs: nella dichiarazione fatta a...

Mediterraneismo. Il pensiero antimeridiano / A Sud di nessun Nord

Mediterraneismo. Il pensiero antimeridiano, di Francescomaria Tedesco (Meltemi, 2017), è un libro sul perché del Mediterraneo, e dunque dell’Italia, come Sud dell’Occidente. Ed è un libro sul perché del Meridione come Sud dell’Italia. Tedesco affronta il tema con strumenti storici, filosofici e di sociologia politica, spaziando dall’analisi delle rappresentazioni del Sud alla Questione Meridionale e da quelle “etniche” e orientaliste del Mediterraneo alla Primavera Araba.  Il filo rosso che accomuna questi ambiti è quello dei mediterraneismi: gli sguardi sul Sud. Sguardi molteplici, ma che tendono a svilupparsi attraverso due processi complementari, egualmente riduzionistici ed essenzializzanti. Da un lato c’è il mediterraneismo di primo grado. Leggere e raccontare il Sud dal di fuori: da quel Nord Italia, quell’Europa, quell’intero Occidente che hanno spesso esotizzato e orientalizzato il Mediterraneo, vedendolo come l’Altro arcaico, arretrato o fuori dal tempo, per costruire sé stessi come moderni, avanzati e inseriti nel divenire storico. Dall’altro lato c’è un mediterraneismo di secondo grado: quello che interiorizza lo stereotipo precedente, ma rovesciandolo di segno,...

Luca Pisapia, Uccidi Paul Breitner / Gioca come se stessi segnando per un gelato

«Ma nel calcio come nella vita non c’è nulla di romantico.»   Colombia – Inghilterra, ultimo ottavo di finale di questi strani Mondiali di calcio, è finita mezz’ora fa. Un’altra partita mediocre che segue una lunga serie di partite mediocri. Se pensiamo alla bellezza del gioco, ci accorgiamo che è uno dei peggiori campionati del mondo a cui abbiamo assistito; ma la bellezza e il divertimento non significano sempre la stessa cosa. Considero Russia 2018 un torneo divertente, a dispetto del gioco; forse perché l’Italia non partecipa e mi permette di guardare le partite e di immaginare gli abbinamenti successivi in maniera più rilassata, oppure perché stanno capitando un sacco di risultati a sorpresa (anche se la sorpresa quando si parla di calcio è sempre relativa) o comunque decisi all’ultimo secondo. L’Inghilterra pareva aver vinto fino a quasi al novantesimo, con un calcio di rigore realizzato da Harry Kane, unico gol di una partita brutta, bloccata, fallosa, dove il numero dei tiri in porta è stato prossimo allo zero; e invece, il difensore della Colombia, Mina ha pareggiato – realizzando il suo terzo gol in questo mondiale – con un perfetto colpo di testa su calcio d’angolo...

W. Eugene Smith / Pittsburgh ritratto di una città industriale

In una immagine si vedono i tetti in lontananza, appuntiti, regolari, mentre fili dell’alta tensione, come linee morbide, attraversano il fotogramma. In un’altra tutto è scuro, il cielo, il fiume, il ponte sottile che lo attraversa: solo le luci delle fabbriche e i fumi prodotti dagli impianti industriali appaiono luminosi. Poco distante, un altro fotogramma mostra edifici e ciminiere. Si riflettono nelle acque del fiume come ombre su una superficie grigia. Più oltre, il fotografo ritrae una ragazza che si appoggia sconsolata a un parchimetro. Il suo sguardo è rivolto a terra, aspetta qualcuno. Dietro di lei, l’unica stella nel cielo è quella di un cartello pubblicitario. Pittsburgh è racchiusa in questi pochi istanti, anche se W. Eugene Smith ha scattato 20.000 immagini, senza davvero mai porre fine a questo lavoro. Al Mast di Bologna la mostra curata da Urs Stahel ne racconta la storia. Tutto inizia a metà degli anni Cinquanta.  W. Eugene Smith è al culmine della sua fama e Pittsburgh pare la città del futuro: acciaio, fabbriche, operai da tutto il mondo. Nel 1954 il fotografo lascia la rivista “Life”, vuole essere libero da qualsiasi vincolo. Ha lavorato come fotoreporter...

Paradisi artificiali / Haschisch

“Caro Théophile, si prende dell’haschisch da me lunedì prossimo 3 novembre sotto gli auspici di Moreau e di Albert-Roche. Vuoi esserci? In questo caso vieni fra le 5 e le 6 al più tardi. Avrai la tua parte di un modesto pranzo e aspetterai le allucinazioni”. Così scrive il pittore Boissard de Boisdenier allo scrittore Théophile Gauthier nel 1845. All’epoca a Parigi ci sono due circoli dediti all’haschisch. Uno fa capo al medico Moreau de Tours, autore di vari scritti sugli effetti della droga; l’altro è il “Club des Haschischins”, che si ritrova all’Hotel Lauzun nell’Île saint-Louis, al centro della capitale; vi partecipano scrittori, pittori, illustratori, musicisti, e i nomi più noti sono quelli di Nerval, Baudelaire, Balzac, Daumier, Barbereau. Siamo nel momento, come scrive Alberto Castoldi, del passaggio dalla droga come medicamento – la cannabis è usata quale antidolorifico, calmante, anticonvulsivante – alla droga come fonte di piacere. Gli artisti romantici sono tra i primi promotori di questo nuovo utilizzo in cui l’hashisch svolge un ruolo fondamentale. Non a caso in un passo folgorante della Gaia scienza Nietzsche ha fissato l’idea moderna delle droghe quale “storia del...