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Scienze

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Robot vs umani / Lavoro: rivoluzione globotica

  “L’anno scorso aveva ancora qualcosa di umano quando giocava, ma quest’anno è diventato una specie di dio del Go!”, [The New York Times, 23 maggio 2017], così Ke Jie, il miglior giocatore ‘umano’ al mondo, del gioco del Go, dopo aver perso contro AlphaGo Master, un programma per computer in grado di utilizzare le tecniche dell’apprendimento automatico. E siamo ancora una volta di fronte a un sentimento da fine del mondo. Ogni trasformazione produce esiti esponenziali e non più lineari, e questo ci induce a dire che questa volta è proprio la fine del mondo. “Ogni volta unica, la fine del mondo”, è il titolo di un libro di Jaques Derrida [Jaca Book, Milano 2005] in cui memoria e destino si confrontano in un dialogo con altri pensieri, tra passioni e finitudine.    Di certo, in questi nostri tempi, possiamo sostenere di star vivendo la fine di un mondo. Leggendo libri come quello di Richard Baldwin, Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro [Il Mulino, Bologna 2020], lo spaesamento è grande, ma anche l’emergere di un nuovo paesaggio del lavoro, della vita e dell’economia è particolarmente coinvolgente. Dopo averci portato per pagine e...

Neuroscienze in tribunale / Il delitto del cervello

Da tempo ci si interroga sul futuro e come costruirlo, basandosi sul presupposto in apparenza scontato di poter scegliere. Ma è una convinzione o un autoinganno? È un’evidenza o una convinzione sollecitata dall’ambizione di sentirsi liberi? Siamo realisti o siamo illusi? Perché l’uomo, per il solo fatto di essere cosciente, dovrebbe poter eludere il decorso causale dell’universo? Probabilmente l’idea di libertà lusinga, ma nel contempo angoscia perché porta con sé un bagaglio di inquietudini, responsabilità, sensi di colpa di cui si farebbe volentieri a meno. Non a caso Doppiozero si è occupato in varie occasioni di questo tema. I recenti saggi di List (Il libero arbitrio, Einaudi 2020), Tratteur (Il prigioniero libero, Adelphi 2020), con i commenti di Dall’Aglio (“Libero arbitrio?”) e di Manzotti (“Lo scandalo della libertà”), convergono nel riconoscere vitale quella libertà, soprattutto sul versante filosofico.    Il lavoro di Lavazza e Sammicheli (Il delitto del cervello, Codice, 2021) non se ne discosta, pur in prospettiva leggermente diversa. La riflessione ha come sfondo il perdurante scisma tra i fautori della libertà nella veste del libero arbitrio e i...

Intervista al Premio Nobel / Venki Ramakrishnan: io e i geni

Con l’occasione della lettura magistrale dal titolo “My adventures in the Ribosome: Nature’s Amazing Nanomachine” nell’ambito di Nanoinnovation 2021, presso l’Università la Sapienza, abbiamo incontrato a Roma Venki Ramakrishnan, Premio Nobel 2009 per la Chimica, autore di La macchina del gene recentemente pubblicato da Adelphi, di cui abbiamo parlato su queste pagine lo scorso maggio.   Professor Ramakrisnan, nel suo affascinante resoconto della “gara per decifrare i segreti del Ribosoma”, la nano-macchina cellulare che trasforma l’informazione genetica in tutte le proteine di cui abbiamo bisogno nel corso della nostra esistenza, lei racconta molti dietro le quinte della ricerca scientifica insieme alle tappe, ai viaggi, ai successi, ai fallimenti, alle nuove scoperte che infine hanno permesso a lei e ai suoi collaboratori di comprendere la struttura atomica di quello che viene definito “il crocevia della vita” e, particolare non secondario, di conquistare il Premio Nobel per la Chimica. Qual è la sua nuova corsa, oggi, dopo aver raggiunto un traguardo così prestigioso, a cosa sta lavorando? Come ha avuto la gentilezza di ricordare appena ora, ho lavorato alla decifrazione...

KUM! Festival ad Ancona / Metafisica dei vaccini

Un vaccino è un pezzetto di un certo vivente, inoculato in un altro vivente. Talvolta è un pezzetto di un essere che non sappiamo neppure se definire propriamente vivente o no. Come nel caso dei virus, che com’è noto detengono solo alcune delle caratteristiche che i biologi attribuiscono alla vita. In quel caso, un pezzetto di un essere che è situato ai confini tra il vivente e il non vivente viene inoculato in un vivente che invece tendiamo a pensare, simmetricamente, come il paradigma di ogni vivente, cioè noi stessi. Anche perché raramente vacciniamo essere viventi diversi da noi stessi, e vacciniamo cani, gatti, mucche, maiali, solo perché fanno parte della sfera dell’umano, e sono in qualche modo organi di quell’organismo più ampio che è l’organismo dell’umanità, o almeno di quel pezzo di umanità in cui ci troviamo e riconosciamo.    Così, un vaccino ci mette davanti a un’evidenza inquietante, tutt’altro che ignota ma tutt’a un tratto massimamente incombente. Il nostro corpo verrà abitato da una sostanza estranea, sostanza che ha oltretutto qualcosa di vivo o almeno attivo, sostanza che non possiamo pensare come materia inerte. Certo che tutte le materie sono attive...

Riflessioni e ricordi di un grande clinico / Otto Kernberg, a cosa serve la psicoterapia?

Otto Kernberg è considerato il più importante psicoanalista vivente, per cui ogni suo nuovo libro viene guardato con interesse da tutti gli specialisti del settore. Questa intervista condotta da Manfred Lütz ha però un carattere volutamente divulgativo: basti vedere le note a piè di pagina, che spiegano al lettore chi sono figure molto conosciute quali ad esempio Melanie Klein o Martin Buber, o cosa vuole dire un termine quale kibbutz. Il titolo stesso – Dottor Kernberg, a cosa serve la psicoterapia? – lo connota come un libro rivolto a un pubblico vasto che non si è mai posto certe domande, e per il quale vuole essere anche appealing; e questa immagine viene rafforzata dalla copertina patinata (di dubbio gusto, ma può essere vista anche come spiritosa), in cui figurano i due protagonisti che ridono, posti l’uno (Kernberg) come analista e l’altro (Lütz) come paziente coricato sul lettino davanti a lui (nell’edizione originale tedesca invece è stata fatta una scelta più morigerata: vi si vedono i due autori l’uno di fianco all’altro che discutono, e le loro facce sono serissime).   Se questa quindi è l’immagine che l’editore italiano ha voluto dare al libro, molti operatori...

Demonologia Entomologica – II parte / Il Principe nero e gli insetti

Il fondamento della ricerca di Raniero Alliata in merito alle variazioni specifiche è contenuto nel Carteggio parzialmente riprodotto nell’omonima sezione del catalogo Gli insetti del Principe, forse la più interessante dal punto di vista della connessione tra metodo scientifico e filosofia. L’antologia dei quaderni e degli appunti mostra il sunto del suo modus operandi. Gli insetti rappresentano un esempio emblematico di variabilità di forme naturali: il Principe, come in una partita a scacchi, collocherebbe i vari disegni come “pezzi” nell’ordine tassonomico che gli è proprio, all’interno del quale certe mosse non sono consentite. Il catalogo presenta un vasto inventario, seppur parziale, di tante pregevoli grafiche dal tratto nitido, schizzi sull’anatomia degli insetti, sugli ornamenti, le palmette e i fregi curiosamente intervallati da calcoli matematici, progetti, diagrammi e schemi pazientemente trascritti dal Principe sopra album, quaderni ingialliti dal tempo, artigianali bloc notes ma spesso anche su carte e cartoncini di recupero, sul retro di pacchetti di sigarette, biglietti o ricevute di pagamento.   Il desiderio che animò Alliata nell’edificare la sua ciclopica...

Parisi: la fisica per salvare il Pianeta

Prima che il conferimento del premio Nobel lo portasse alla ribalta, Giorgio Parisi aveva ricevuto nel 1992 un altro premio, per alcuni versi ancor più significativo, quello dedicato a Ludwig Boltzmann, il fisico tedesco strenuo difensore dell’atomismo, morto suicida nel 1906. Oltre ad aver dato fondamentali contributi nell’ambito della termodinamica, Boltzmann aveva aperto promosso, insieme a J. W. Gibbs, lo sviluppo della meccanica statistica, lo studio cioè dei fenomeni che coinvolgono grandi numeri, insiemi composti da una molteplicità di elementi in interazione, come le molecole di un gas. Non potendo determinare le singole traiettorie delle molteplici particelle che formano un sistema complesso, si deve ricorrere a metodi probabilistici, un lavoro che ha ricevuto contributi fondamentali dall’avvento dei computer. Non possiamo stabilire con esattezza il prodursi di un evento, come non possiamo prevedere la traiettoria di volo di un singolo storno fra le decine di migliaia che compongono lo stormo svolazzante nei cieli autunnali di Roma (un esempio caro a Parisi); possiamo però indicare la probabilità del prodursi di un processo, indicare la forma che potrebbe disegnare l’...

Biennale Democrazia 2021, Torino / Reincantare il mondo. La vita fra umano e naturale

Andreas Weber partecipa alla Biennale Democrazia in collaborazione con il Goethe-Institut Turin e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ai seguenti incontri:   Reincantare il mondo. La vita fra umano e naturale 9 ottobre - ore 11.30 | OGR Sala Fucine Memory matters. Naturale, umana, postumana: una memoria rinnovata 9 ottobre - ore 18.00 | Complesso Aldo Moro Aula 1     Dopo la pioggia, faccio correre la mano tra i ginepri o tra le betulle per la gioia di sentire le gocce bagnate che colano sul palmo. Nan Shepherd, La montagna vivente   (traduzione di Carlo Capraro, Ponte alle Grazie 2018)   La pelle dei minerali   Ogni volta che alzavo gli occhi da ciò che stavo scrivendo, vedevo i licheni. Coprivano il tetto di fronte a me. Era un tetto basso, quasi piatto, incuneato tra muri di pietra grigia, coperto da tegole rossastre. All’inizio, quando avevo scelto quel posto per mettermi a scrivere davanti alla piccola finestra affacciata su un altro edificio, non avevo notato i licheni, li avevo scambiati per macchie nate dall’esposizione alle intemperie. Questi esseri – una composizione in un unico organismo di alghe e funghi – formavano chiazze rotonde...

Giorgio Parisi e la complessità dell’ordine

Nello studio della fisica classica il ricorso ad esempi conta su uno spettro limitato: la caduta di un grave, lo scontro tra palle sulla tavola da biliardo, la pallina da tennis che colpisce il muro. Al netto di una fantasia ridotta, che risponde in primo luogo al bisogno immediato di una scena di vita minima cui possano associarsi informazioni complicate, questi esempi raffigurano con efficacia le caratteristiche di un sistema semplice: date certe condizioni iniziali, il sistema composto da quell’unica entità evolve secondo una data traiettoria. La fisica è lo strumento che consente di predire quella traiettoria mediante equazioni differenziali. A tal fine, gli elementi richiesti sono la posizione e la velocità iniziali del sistema d’interesse, oltre alla risultante delle forze che su di esso si esercitano. Ma proprio nella vita minima insorgono problemi che la tentazione esemplificativa si concede il lusso di tralasciare: con quali altri elementi interagisce il grave durante la sua caduta? Come si modifica la traiettoria della palla da biliardo quando ne incontra un’altra e poi un’altra ancora? Come il materiale che compone il muro incide sulla dinamica della pallina da tennis...

La nascita del can-uomo / Simon Garfield, Il miglior amico del cane

Tra le numerose suggestioni che ci offre Il miglior amico del cane del divulgatore inglese Simon Garfield (Ponte alle Grazie, trad. di Alessandro Peroni), ce n’è una che lascia il segno: “Persone che difficilmente mi saluterebbero se camminassi da solo ora chiacchieravano rilassate con me; se sono con il cane, gli altri mi considerano più affidabile, meno minaccioso, più dolce. Avere un cane, mi resi conto una volta di più, non ci lega solo a un essere vivente ma a un mondo più ampio, un mondo responsabile e socievole, una comunità con uno scopo”. Che sia questo il segreto della relazione uomo-cane? L’uomo che diventa “can-uomo” ha qualcosa in più perché è parte di un gruppo più affidabile? Vede il mondo diversamente? Si comporta in un altro modo? Aveva allora ragione Nietzsche, quando affermava che “il mondo esiste grazie all’intelligenza dei cani”? O Temple Grandin, sostenendo che “gli animali ci rendono umani”? Il libro di Garfield – stratificato, colmo di traiettorie e spunti che sovrappongono le acquisizioni scientifiche più recenti a itinerari personali, col solo difetto di essere prevalentemente circoscritto al mondo anglosassone (peraltro patria della cinofilia...

Sean Carroll: terapia esistenziale / Sulle origini della vita, del significato e dell’universo

Chi è un eliminitivista? Uno per il quale esistono gli atomi – quelli sì sono reali – ma non un tavolo, io o la mia coscienza: non più che illusioni. In sostanza, è tutto e solo disposizione di atomi. L’appellativo è curioso, a dir poco inusuale, ma così si definisce un riduzionista forte, qualcuno che non solo mette in relazione le caratteristiche macroscopiche del mondo con una descrizione fondamentale soggiacente, ma di fatto non ha alcun problema a negare l’esistenza di quella che si chiama “ontologia emergente”: tavoli, persone, qualsiasi concettualizzazione e, va da sé, anche la coscienza (per intenderci, il suo antagonista, altrettanto forte, è l’essenzialista, figura piuttosto popolare all’interno delle dottrine religiose).  Avete presente la storia della nave di Teseo, non la casa editrice ma la meravigliosa nave che apparteneva al leggendario fondatore di Atene? Quella nave dove, ogni tanto, bisognava sostituire una tavola o una parte dell’albero deteriorata e che ciò nonostante rimaneva la stessa? Qualche anno fa Dick Lewontin, il biologo e genetista statunitense scomparso all’inizio di luglio di quest’anno (leggendarie anche le sue lezioni sulla teoria dell’...

Che il coito "fan vivace" / Capperi!

Se ne intende di capperi, la mia amica Toni. Lavora all’ortomercato e mi porta in dono quelli “super occhiellino”, i più piccoli e pregiati. Con leggiadra metafora sono chiamati anche “lacrimedde”, e i francesi li catalogano come nonpareilles, senza eguali, insomma. Perché anche i capperi, come le noci o le mele, hanno varie pezzature che ne determinano valore e prezzo. Vanno dal calibro minimo di sei-sette millimetri di diametro – i “super occhiellino”, appunto – ai mezzanelli o mezzani di 13 millimetri. Poi ci sono i cucunci, più grandi (fino a 20 millimetri), conservati con il picciolo e dal sapore meno intenso, che accompagnano i nostri aperitivi, ma questi non sono i boccioli del fiore bensì i frutti. I picciriddi che mi regala Toni vengono da Lipari, isola delle Eolie che, con Pantelleria e Salina, è vocata alla coltivazione della Capparis spinosa, pianta tanto buona quanto bella.     Si mostra con ciò accessoria la moda, lanciata da gourmets e chef stellati, di portare nel piatto fiori di piante più o meno note. Moda, come spesso accade, divenuta nel costume culinario dei comuni mortali così popolare, imitata e abusata, da risultare stucchevole. Inutile con...

Demonologia Entomologica / Gli insetti del Principe

Nello sfogliare le pagine del libro Gli insetti del Principe. La collezione entomologica di Raniero Alliata di Pietratagliata, a cura di Fabio Lo Valvo (edito nel 2020 dalla Regione Siciliana) ho pensato all’inventario di un corredo funebre. Pagina dopo pagina sono stato sfiorato da uno stupore simile a quello che fu di Howard Carter all’entrata della tomba di Tutankamon: laddove aleggia l’ombra del lutto baluginano i corruschi riflessi del tesoro, oggetti preziosi che un tempo furono maneggiati.  Si tratta di un catalogo di grande formato, con copertina cartonata. Vi si descrive dettagliatamente la raccolta d’insetti del Principe Raniero Alliata di Pietratagliata (nato a Palermo il 9 giugno 1897 e qui deceduto il 9 ottobre del 1979), con illustrazioni dei numerosi strumenti e oggetti a lui appartenuti per svolgere le ricerche in studio e sul campo. Saltano all’occhio, compulsando il volume, le molte fotografie degli insetti e delle teche per anni custodite nella sua nobile villa in stile neogotico, con vasto parco, in via Serradifalco alle porte di Palermo.   La stessa magnifica collezione che, dopo anni d’abbandono, è stata acquistata dal Demanio Regionale...

Clorofilla / Dalie, gli ultimi fuochi d’agosto

Che si diano casi di body shaming pure per i fiori? State a sentire:   Cortigiana dal seno duro, dall'occhio opaco e bruno che lentamente si apre come quello di un bue, il tuo gran torso splende come un marmo nuovo. Fiore grasso e ricco, nessun aroma fluttua intorno a te, e la serena bellezza del tuo corpo svolge, opaca, i suoi accordi impeccabili. Non odori neppure di carne, quel sapore che almeno emanano le donne che rivoltano il fieno, e troneggi, Idolo insensibile all'incenso. – Così la Dalia, regina vestita di splendore, solleva senza orgoglio la sua testa inodore, irritante tra i provocanti gelsomini!   Non proprio dei complimenti. Se fossi una dalia mi offenderei. Questo Verlaine screanzato, che le dà della grassa cortigiana, poteva almeno apprezzare il suo contributo ai giardini quando l’estate declina verso l’autunno.  Certo, la dice anche «regina vestita di splendore», ma entro una rete di epiteti tutti giocati sul contrasto ossimorico. Fin da quell’«opaco» dell’occhio bovino in evidenza al primo verso – aggettivo poi ribattuto al centro del componimento – cui poco giova lo splendere del marmoreo torso. E il tono, poi, sempre sul crinale dell’insolenza!...

Coleotteri ipogei / La vita sottoterra (II)

MILIEU SOUTERRAIN SUPERFICIEL – Io sto creando tutto ciò, questa che è sul punto di diventare una lotta tra me e fantasmi e proiezioni di me, in una sovrapposizione di piani percettivi, mentre leggo sullo schermo illuminato la descrizione che del Catopide trovo su Wikipedia, e contemporaneamente ascolto le parole del mio mentore il quale intanto mi volta le spalle e s’affanna cercando qualcosa nella sua libreria. Afferma, lievemente ansimando, che la principale ripartizione delle tipologie di ambiente – e se trova il libro, accidenti, che è proprio divulgativo e farebbe al caso nostro, me lo presta volentieri – si è usi farla tra epigeo (ossia superficiale), ipogeo (delle profondità più recondite) ed endogeo (o genericamente “sotterraneo”, una via di mezzo tra i due) e … può anche sembrar strano ma sotto terra abitano più specie di quelle che vivono in superficie.   Prudenzialmente circoscrivendo però il campo, precisa che ciò vale almeno per alcune famiglie; e che in definitiva noi quotidianamente vediamo qua e là su un fiore o un tronco gli epigei, alla luce del sole, ma che sotto, nei primi strati del terreno, abitano gli eserciti degli endogei, come una moltitudine di...

Un libro di Simon Baron-Cohen / Autismo e creatività

Chiunque andrebbe giudicato per quello che può fare, non per quello che non può fare. O per dirla meglio, come sicuramente faceva Albert Einstein: “Tutti sono geni, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi su un albero, si passerà la vita credendo che sia stupido”. Simon Baron-Cohen insegna Piscologia e Psichiatria all’Università di Cambridge, dove dirige anche il Centro di ricerca sull’autismo, e a I geni della creatività ha dedicato uno studio e un volume pubblicato in originale lo scorso anno e tradotto da Raffaello Cortina da pochi mesi, con ciò confermando la tempestività e il sicuro interesse della collana “Scienza e Idee”, fondata dal mai abbastanza compianto Giulio Giorello.   La tesi che Baron-Cohen prova a dimostrare, come l’autismo guida l’invenzione umana, compare già nel sottotitolo in copertina (come era già nel testo originale, How Autism Drives Human Invention) ed essendo l’autore uno dei massimi esperti a livello mondiale della condizione autistica, è una tesi che va considerata con grande attenzione e, certamente, il libro merita di essere letto e conosciuto. Non ultimo, giacché è corredato da due utili appendici. Nella prima, rispondendo...

Scoiattoli e topo / Roditori ovunque

Cip e Ciop, Squitto, Alvin, Rodney, eccetera. Perché gli scoiattoli piacciono così tanto a grandi e piccini? Per la loro coda? Per la rapidità dei loro movimenti? Perché saltano di ramo in ramo? Perché salgono e scendono dagli alberi con grande agilità e eleganza? Gli scoiattoli hanno senza dubbio qualcosa di speciale, tanto speciale che ci rifiutiamo di considerarli semplici roditori affini ai topi e ai ratti, così che quando li incontriamo nei parchi cittadini ci diamo da fare per cercare di farli avvicinare fino a prendere il cibo dalle nostre mani. Perché? Da molti anni gli scoiattoli vivono accanto a noi e non più nelle foreste. Nei grandi giardini e negli spazi alberati delle città sono così abituali e consueti da essere oramai parte della fauna stanziale, mentre, come scrive il biologo ed ecologo Josef H. Reichholf in Scoiattoli & Co. (tr. it. di Elena Sciarra, Aboca) molti bambini delle zone rurali oramai conoscono questo roditore solo per averlo visto sui libri illustrati. Nella classifica, seppur provvisoria, degli animali più famigliari occupa un posto in alto insieme a conigli, volpi, ratti, topi, ricci. La prima caratteristica evidente degli scoiattoli è la loro...

Coleotteri ipogei / La vita sottoterra

In fondo non amo queste piccole elitre esili e diafane ma le sembianze scheletriche di tali insetti, talvolta filiformi, suscitano tuttavia un fascino magnetico. Fremono le membra al primo sguardo rivolto ai millimetrici coleotteri stesi in fitte file sui cartellini di cartone bianco, tra molteplici spilli infitti dentro le scatole entomologiche, le teche pavimentate di poliuretano espanso rigido, sigillate dal coperchio di cristallo come un quadro a olio, che emanano odori di essenze stravaganti, dal piretro alla canfora. È un test oftalmico, un difficile esercizio composto da segni sottili, grafi simmetrici, apostrofi indecifrabili, frementi in maniera quasi erotica, come spesso accade quando la materia biologica si raffina slanciandosi in forme di design astratto. Ecco le linee polite del pronoto, ampolle sinuose come un seno, l’ansa di una coscia, un femore, l’arco occipitale, lo spazio concavo e ospitale della calotta cefalica.   Proprio per amore di ciò che non amo mi trovo nel freddo della notte autunnale senza stelle a sfrecciare in moto lungo il viale del Metano, così detto a causa dei distributori per gas auto allineati dagli anni Settanta ai margini della periferia...

Linguaggi animali / Miao, bau, cip cip

Pur essendo fortemente controintuitivo, il percorso che è stato intrapreso nell’analisi della relazione tra uomo e animale va in una direzione delineata con forza. Gli animali stanno progressivamente acquisendo una fisionomia autonoma, slegata dal ruolo di strumenti al servizio dell’uomo, a cui dovrebbero essere “secondo natura” subordinati per la loro presunta insufficienza cognitiva. La gerarchizzazione aristotelica delle specie, assolutamente antropocentrica e fondata sulla convinzione che gli animali non abbiano ragione, intelletto, opinioni – teoria resa ancora più rigida dall’antropologia cristiana attraverso la riflessione di Tommaso d’Aquino – sta cedendo il passo, anche a livello di senso comune. Due libri ci guidano a cogliere la portata del fenomeno. Il primo è la densa ricostruzione storica del rapporto tra noi e il resto dei viventi proposta da Giulia Guazzaloca in Umani e animali (Il Mulino). Il secondo è il prezioso contributo della filosofa Eva Meijer, Linguaggi animali (Nottetempo), che con chiarezza ci mostra come nello studio dell’universo animale sia intervenuto un salto qualitativo determinato dalle acquisizioni relative al livello espressivo.    La...

Clorofilla / Gigli, a piene mani!

Stan bene «sugli altari e in processione» i gigli, scriveva Corrado Govoni (Dove stanno bene i fiori). Difficile, in effetti, toglier loro quel sentore misto d’incenso, quella dolcezza molle, un po’ guasta, intrisa d’umidor di chiesa, con cui s’accampano nel nostro immaginario. S’aggiunga poi – e il guaio è fatto – l’iconografia cimiteriale del fiore spezzato sugli avelli di giovani vittime, cadute troppo presto sotto l’impietosa roncola della signora morte, nostra sorella, certo, ma che si preferirebbe abbracciare non dico mai, però almeno dopo una lunga e piena vita. Proprio un giglio schiantato al mezzo del gambo era inciso a rilievo sul marmo chiaro della lapide della mia omonima, fidanzata di papà e sorella maggiore di mamma, falciata poco prima delle nozze da un pirata della strada rimasto impunito. Capirete che questa storia famigliare, dai tratti pascoliani, che gettò tutti i componenti del clan in un lutto insuperato, anzi, tenuto vivo con quotidiane e obbligate visite al camposanto anche di noi figlie incolpevoli della mala sorte, capirete – dicevo – che ci mise del suo ad alienarmi la bulbosa in questione.      Nemmeno l’inflazione di trombe immacolate o...

I racconti del Carabo (2) / Memorie di un entomologo

Sono io quest’uomo di mezza età che nel cuore della notte si dedica al piacere solipsistico dello studio della sistematica dei carabi. Chino sulle scatole entomologiche aperte, al bagliore dello schermo del computer, con una pipa spenta in bocca computo le specie, redigo liste, compio viaggi immaginari nelle regioni di reperimento e cattura, invio mail agli entomologi e acquisto esemplari su ebay. Sono davvero io che mi perdo in queste liste di nomi cui godo nel vedere corrispondere specifici esemplari, chitine essiccate e accuratamente preparate su cartellini? Colui che si smarrisce nell’osservazione delle catenulazioni delle elitre e che traduce studi evolutivi che ne spiegano la formazione. Pinze, forbici, spilli, etichette, date, nomi. Un universo classificatorio che riempie il silenzio, intervallato dal suono frusciante delle poche vetture che transitano per strada. Finché la stanchezza non ha la meglio sulla poesia di queste reliquie, la fiacchezza non socchiude la vista, io in questi frammenti scorgo il mondo intero. Finché l’alienazione non arriva a tal punto da non distinguere più me quasi vivo da loro non del tutto morti, finché nella mente il confine non diventa confuso...

Un libro di Edoardo Kohn / Come pensano le foreste

Poesia e antropologia: che c’azzeccano? Sempre più spesso questo binomio viene invocato nelle cronache culturali, e ancora di più viene praticato nel loro effettivo svolgimento: dai poeti meno, probabilmente, ma senz'altro da antropologi, etnologi, etnografi o comunque li si voglia appellare. Non senza irritazioni nell’establishment accademico, sempre pronto a difendere i tradizionali steccati disciplinari, accade – con un’insistenza divenuta tendenza – che molte ricerche antropologiche acquisiscano un tono e un linguaggio, e dunque evidentemente dei contenuti, che tracimano nel poetico, o che quanto meno ricordino passaggi, stili e sensazioni che la poesia ha talora prodotto nel corso della sua lunga storia. Non si tratta, per carità, di  intuizioni liriche del sentimento, secondo la famigerata lezione crociana che rispunta per ogni dove non appena ci si distrae un attimo; ma, forse, di presagi, accostamenti inconsueti, folgorazioni percettive che la sensibilità poetica sa come, dove e perché trascrivere – trasformare – in specifica testualità. Così per esempio Tim Ingold, il cui stile è già di per sé intrinsecamente lirico, ha fatto del concetto di corrispondenza,...

La notte dei simulacri. Sogno, cinema, realtà virtuale / E se non ci fosse nessuno schermo nella mente?

C’è un famosissimo quadro di Magritte che raffigura un quadro collocato davanti a una finestra aperta. Sulla tela è dipinto quello che, con tutta probabilità, si vedrebbe se fossimo in quella stanza. Il quadro si intitola, significativamente, La condizione umana. L’opera è una allegoria della capacità di rappresentare il mondo esterno (in realtà è una meta-allegoria perché è un quadro che rappresenta un quadro che rappresenta un mondo …).  L’opera di Magritte incarna il mistero più insondabile che gli esseri umani abbiano affrontato: se stessi. Come è possibile che la persona faccia esperienza del mondo, se ne è separata? La soluzione più semplice, ma non per questo più giusta, da Platone alle neuroscienze contemporanee, è stata sempre la stessa: non facciamo esperienza del mondo, ma di una sua immagine vicaria; in altre parole, la nostra vita non sarebbe altro che sogno, auspicabilmente veritiero.   Circumnavigando questa domanda, Giancarlo Grossi affronta il nodo che divide e unisce sogno e tecnologia, adottando la prospettiva offerta dalla storia (o persino dall’archeologia) dei media nel suo libro La notte dei simulacri. Sogno, cinema, realtà virtuale (Johan and Levi...

I racconti del Carabo (1) / A caccia di scarabei

“Quanto sono felici i fanciulli e quanto li compiangono gli adulti quando non hanno sufficiente saggezza per diventare di nuovo fanciulli”. Così scrisse Charles Nodier (1780-1844), entomologo e ispiratore del movimento romantico, nel racconto Serafina del 1832 (tradotto col titolo Ricordi di gioventù, edito da Sonzogno nel 1928) ricordando gli anni giovanili trascorsi sui monti del Giura e sui Vosgi. Forse la felicità si realizza pienamente in occasioni che coincidono con un periodo anteriore all’adolescenza, autentica “età dell’oro” mitizzata poi in epoca adulta. In quel tempo fitto di meraviglie in cui si formano i tratti del carattere trovai anch’io numerosi splendidi insetti, alcuni tra i quali si chiamano per l'appunto Carabi.  Nel corso della storia umana questi Coleotteri, specialmente se dorati, hanno colpito l’immaginazione di collezionisti, ricercatori e scrittori, in un intreccio di numerose storie. Il “racconto di racconti” che ne è nato è composto da frammenti di tali occasioni, affiorate dal fondo della mia memoria nell’ozioso fissare una nuvola o uno spicchio di muro giallo, frammenti che la bufera della vita attiva avrebbe impedito di riordinare. Con l’occhio...