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Scienze

(576 risultati)

Pino Donghi, Tre centimetri dietro gli occhi / Una voce dal coma profondo

Un uomo in coma profondo da anni può ancora, a dispetto di tutto, pensare? Può percepire qualcosa del mondo esterno anche se non è in grado di restituire nulla di quanto avviene in lui, nonostante sia stato sollecitato e monitorato e curato con tutti i presidi tecnologici e farmacologici più avanzati? L’assenza di risposta a qualsivoglia stimolo basta a decretare quella di ogni capacità mentale, tutta interiore, che nemmeno il più sensibile metodo di rilevamento riesce a individuare? Ma se supponiamo che una capacità possa comunque sussistere, di che tipo sarà? E se pensa, cosa penserà l’uomo in coma? Sono queste le domande da cui muove Tre centimetri dietro gli occhi (Scienza Express, 2022, p. 149), prima prova narrativa di Pino Donghi, saggista, curatore di collane editoriali e autore di libri di divulgazione scientifica. Lo spunto e il titolo sono debitori di Giulio Tononi, che durante una conferenza invitava il pubblico a riflettere sulla possibilità (lui dice evidenza) che “tre cm dietro gli occhi” di un paziente total locked-in potrebbe esserci una coscienza perfettamente vigile quanto incapace di comunicarlo all’esterno.   L’assunto di partenza non è poi così...

Storia, passato, trauma / Le "frontiere" della psicoanalisi

Qual è il rapporto che la psicoanalisi intrattiene con la storia? Attraverso quali sentieri, faglie, tracce, la storia penetra e condiziona la teoria e la pratica psicoanalitica? È questo il tema centrale intorno al quale si confrontano i contributi raccolti nell’ultimo numero di «Frontiere della psicoanalisi» (Storia, memoria, deformazioni, n. 1/2021, Il Mulino), la rivista diretta da Massimo Recalcati e Maurizio Balsamo. Si tratta di una domanda di ricerca che interroga non solo la pratica della clinica psicoanalitica rispetto al posto che la storia – singolare e collettiva – occupa nella relazione terapeutica, ma anche il rapporto che la teoria psicoanalitica intrattiene con la società e con il proprio tempo. Di seguito, proverò a illustrare le tematiche e gli interrogativi di maggior rilievo che, a mio avviso, rendono questo numero della rivista particolarmente rilevante e, dal momento che sarebbe impossibile, nello spazio di una breve recensione, restituire al lettore l’intero spettro dei contributi presenti, proverò a suggerire delle ipotesi di lettura, richiamando in parentesi il riferimento all’autore.   Inizierei innanzitutto dal tema portante della rivista, ovvero...

Valerie Trouet per Doppiozero

“Istruzioni per vivere una vita. Prestare attenzione. Stupirsi. Raccontarlo” o, nella versione originale: “Instructions for living a life. Pay attention. Be astonished. Tell about it.” Si apre in esergo, con questi versi della poetessa statunitense Mary Oliver, il recente volume di Valerie Trouet, Gli anelli della vita. La storia del mondo scritta dagli alberi, edito in italiano da Bollati Boringhieri nel Febbraio di quest’anno (l’originale è del 2020): e in effetti non c’è modo migliore per introdurre il lettore alla professione dell’autrice, la “dendrocronologia”, dal termine greco dendros, albero, e ovviamente da chronos, una disciplina che ai giorni d’oggi è diventata uno dei principali strumenti per lo studio delle intricate interazioni fra foreste, esseri umani e clima. Disciplina e passione che erano sconosciute alla stessa Trouet prima del 1998 quando all’università di Gand, in Belgio, iscritta ad un Master in ingegneria ambientale, si trovò a scegliere un progetto di ricerca per la tesi, e avvedendosi che i suoi compagni si erano assicurati tutti quelli più interessanti, che prevedevano viaggi e ricerche all’estero, senza esitazioni accettò la proposta di un docente di...

Un libro di Matteo Serra / L'inconscio della fisica

Per quanto implausibile, l’intuizione di Leonardo Sciascia è suggestiva: parlare di scomparsa in riferimento a Majorana ha un che di sviante e rivelativo a un tempo. Sviante, perché dissimula i segni di un progetto studiatissimo; rivelativo, perché quel progetto contemplava la dissimulazione delle proprie tracce. In questa chiave, quello di Majorana fu un gesto di duplice sottrazione: sottrarre sé stesso al peso di una svolta epocale e ingovernabile e sottrarre un peso così poco sostenibile a un mondo che aveva intuito, ma non ancora elaborato, un piano strategico per l’autodistruzione, la cui première sarebbe andata in scena a Hiroshima il 6 agosto 1945.   Sciascia proietta sul fisico catanese una capacità anticipatoria che non è né chiaroveggenza né pura sensazione, ma una ponderatissima logica deduttiva che da certe premesse portava a certe conclusioni. In risposta all’inconsapevole cupio dissolvi dei suoi colleghi, secondo Sciascia, Majorana decise di inscenare la sua scomparsa (“perché la sua scomparsa noi la vediamo come una minuziosamente calcolata e arrischiata architettura” – L. Sciascia, La scomparsa di Majorana, Torino: Einaudi, 1975, p. 54) per dare massimo...

I dialoghi sul male di Luigi Zoja

«Alta, orgogliosa, alzò il braccio destro impugnando un bastone, per tagliare lo spazio separando il bene dal male». A compiere il gesto manicheo (in una posa che ricorda la signora Lucia di Davanti San Guido di Carducci: «Alta, solenne, vestita di nero»), il bene di qua il male di là – i buoni e i salvati a destra, i cattivi e i sommersi a sinistra, i giusti su questo piatto della bilancia, gli ingiusti su quello, in alto le anime buone, in basso le anime dannate e via così – è, nel primo dialogo sul male di Luigi Zoja (Dialoghi sul male. Tre storie, Bollati Boringhieri, 2022), una ragazza cinese, Yunshi. Piccola leader della Rivoluzione Culturale, Yunshi è convinta di sapere ove si trovi il bene: nelle parole del Libretto Rosso del Presidente Mao, ovviamente; e di poter giudicare e condannare chi quel bene non segue.    Separare il bene dal male Yunshi non sa di essere vittima di una concezione filosofica-politica che viene chiamata perfettismo o perfezionismo, individuata da Norberto Bobbio nell’illusione dell’esistenza di un fondamento assoluto presente sia nel mondo del pensiero, per cui ci si sottomette a una verità indiscutibile, sia nel mondo della volontà, in...

Intervista a Carlo Alberto Redi / DNA. Colmare i vuoti

Curiosa data, quella del 1° Aprile, per annunciare una scoperta epocale: almeno qualcuno, almeno per qualche ora, si sarà chiesto chi fosse il burlone che aveva architettato la più importante, finta pubblicazione scientifica del 2022. Ma evidentemente non è tempo di scherzi, ancora tutti ammaccati come siamo dai due anni e più di Covid-19, e mentre ciò che sembrava appartenere ai libri di storia rigurgita acido ai confini del nostro vivere quotidiano.  Nessuno scherzo e anzi una grande notizia, importante, quella che viene annunciata nello “special issue” di Science del 1° Aprile 2022, con il titolo “FILLING THE GAPS. Closing in on a complete human genome”. Titolazione in rilievo su un’immagine astratta quanto figurativa era stata quella del 16 Febbraio 2001, sempre su Science, dove un’elica con volti di età, sesso, etnie diverse confermava l’avvenuto (già allora!) sequenziamento dell’“Human Genome”, annunciato in un’iconica conferenza stampa alla Casa Bianca il 26 Giugno dell’anno precedente, il primo del nuovo millennio, protagonisti J. Craig Venter, mente e motore di Celera Genomics Corporation e Francis Collins, lo scienziato a capo del consorzio pubblico del progetto...

Il filo e il fiume / Po, fiume della sofferenza e dell'abbondanza

  Alcuni anni fa, nel 2002, apparve su un numero della rivista National Geographic un articolo dedicato al fiume Po, intitolato Po. River of pain and plenty. Quando me ne accorsi, a partire dalla copertina (la modalità di far convivere in prima pagina la celeberrima cornice gialla e l’indice sommario dei contenuti è un aspetto rotocalchesco non secondario nel fascino della patinata rivista statunitense di geografia divulgativa), subito mi prese la curiosità di vedere come era stato ritratto il grande fiume. «Caspita», mi dicevo, «chissà come lo stile visuale di una rivista in grado di segnare uno scarto fondamentale non solo nel modo di fare reportages giornalistici di viaggi, ma nelle modalità stesse di “pensare” il mondo, attivando una dimensione di spettacolarità grandangolare e multicolore, è riuscita a ritrarre questo angolo un po’ remoto, nascosto, provinciale e strapaesano della geografia italiana». Con notevole lucidità e preveggenza, già nel 1959, il geografo Eugenio Turri aveva identificato, in un articolo intitolato “La moderna idea geografica nella divulgazione di una rivista americana: il National Geographic Magazine” apparso sulla rivista L’Universo, il...

L’umanità al bivio / Divenire terrestri

Oltre l’estrazione, per una vivibilità planetaria. Potrebbe essere questa la sintesi per descrivere l’intento e la forza che sprigiona il libro di Luigi Ferrajoli, Per una costituzione della Terra. L’umanità al bivio, Feltrinelli, Milano 2022. Un moto di esultanza prende già dal titolo e dalla copertina: finalmente un giurista di tale livello prende in mano la situazione! E ci invita a smetterla di essere terricoli per divenire finalmente terrestri, indicandoci una via decisiva per riuscirci, quella delle regole fondamentali, quelle istituenti, per tutti gli abitanti della Terra. Ad essere chiamati all’impegno sono, naturalmente, coloro che sono i principali responsabili, non solo perché sono divenuti i principali distruttori della Terra, ma anche perché portano la responsabilità di specie di sapere di sapere, e non solo di sapere; di conoscere la conoscenza e non solo di conoscere; di pensarsi e non solo di pensare. Siamo tutti chiamati a farlo per noi e l’ecosistema di cui siamo parte, da cui la nostra stessa vivibilità dipende. La chiamata è a darci le regole di base per smettere di estrarre sempre di più le risorse dalla nostra casa senza preoccuparci della loro...

I reportage del New Yorker / Alla fine resteranno le meduse

Terra fragile è una selezione di reportage apparsi sul New Yorker dal 1989 al 2019 sui temi ambientali. Trent’anni di approfondimenti sul campo da parte di alcuni dei migliori giornalisti internazionali raccolti in un libro a cura di David Remmick e Henry Finder, uscito per Neri Pozza nel novembre 2021. La prima cosa che mi sono chiesto aprendo il libro è: come fare a parlare di cambiamento climatico oggi senza venire immediatamente assaliti da una noia irrimediabile? Ci sono una serie di temi, argomentazioni, dati, immagini che abbiamo sentito e visto tante di quelle volte che sono passate nelle categorie del già sentito con il desolante risultato di avere perso ogni effetto. Siamo diventati sordi e ciechi. Lo sappiamo già che il clima sta cambiando e che se non ci sbrighiamo ad abbandonare le nostre abitudini nel giro di poche generazioni questa terra diventerà un luogo inabitabile per gli umani. E allora? Sappiamo anche un’altra cosa: che il tema è talmente complesso che nessuno, da solo, può farci nulla, serve un’azione che coinvolga tutta l’umanità e a questo punto ordiniamo un’altra birra, magari non filtrata e in qualche modo sostenibile per zittire almeno la coscienza....

Narcisista, borderline, maniaco-depressivo / I tre caratteri di Christopher Bollas

Tre caratteri. Narcisista, borderline, maniaco-depressivo (Raffaello Cortina 2022) di Christopher Bollas, membro della British Psychoanalytical Society e figura di spicco tra i teorici della psicoanalisi contemporanea, è un libro che sceglie la via di esprimere i pensieri clinici in prima persona, facendo buon uso di una tecnica appresa quando l’autore studiava alla scuola di specializzazione in letteratura inglese. Dovendo rispecchiarsi con le multiformi sfaccettature e complessità dei personaggi, scoprì che poteva avvicinarsi ad essi solo mettendosi nei loro panni. Empatizzava con loro nella successione delle azioni che i personaggi mettevano in scena, disvelandone un possibile senso.    Bollas in Tre caratteri rievoca questa sua tecnica attraverso l’incipit del Moby Dick di Melville, che inizia con il discorso di Ismaele: “vado per mare perché se non lo facessi finirei per ammazzare qualcuno” (p. 11). In realtà l’incipit di Ismaele, nella traduzione di Cesare Pavese, è ben più complesso e si conclude in modo diverso: “ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare...

Un libro di Menno Schiltuizen / Darwin va in città

“L’evoluzione urbana è ovunque”, ma “nessuno la nota”. Ovvero, siamo immersi in un mondo che sta cambiando a una velocità talmente alta i suoi ecosistemi che non ce ne accorgiamo. Perché si tratta di fenomeni difficilmente percepibili, che, oltretutto, vanno in direzione opposta ai consueti pattern culturali. È attorno a questi snodi che si sviluppa il ricco e ben scritto Darwin va in città (Raffaello Cortina Editore, traduzione di Allegra Panini) di Menno Schiltuizen, biologo evoluzionista ed ecologo olandese. Il presupposto è che le città “siano un fenomeno del tutto naturale”, al pari delle megastrutture costruite da altri “ingegneri megasistemici”, quali le formiche, i castori, le termiti, i coralli. L’unica e non irrilevante differenza è che “la scala degli interventi umani … è cresciuta di vari ordini di grandezza in qualche migliaio di anni appena”. Insomma le città sono diventate l’habitat prediletto di sapiens e danno l’impronta al mondo contemporaneo, a tal punto che nel 2030 il dieci per cento della popolazione mondiale vivrà in quarantuno megacittà.   Lo sviluppo riguarderà soprattutto le città più piccole dei paesi in via di sviluppo che nel prossimo decennio...

Fotogiornalismo / L'America ha sete

La storia di un fiume che muore è come quella della rana bollita. Nessun colpo di scena reclama l'attenzione. È un'agonia lenta – finché il danno è fatto ed è irreversibile. Se ne sta andando così il Colorado river, uno dei simboli degli Stati Uniti. Da tempo il fiume che incarna la leggenda del West e la magnifica abbondanza della natura di questo paese ha smesso di arrivare al mare. Lungo la cavalcata epica che dalle Rocky Mountains attraversa sette stati e due nazioni, la sua portata cala e lo slancio rallenta finché il gigante diventa un rivolo che evapora sotto il sole cocente del deserto messicano.    È uno spettacolo che toglie il fiato tanto più che è tutta opera dell'uomo – le enormi dighe che regolano il suo corso; gli impianti che irrigano le sconfinate coltivazioni; gli acquedotti che riforniscono le metropoli di Los Angeles, Las Vegas, Phoenix; la sconsiderata filiera di piscine, fontane e lussureggianti giardini nel cuore del deserto. Ormai da un secolo si attinge a quelle acque come se non ci fosse un domani e il climate change, con temperature sempre più calde e secche, ha precipitato la situazione. La realtà ora presenta il conto ed è così alto che...

Giacinti, e asparagi

Tempo di asparagi e di giacinti. I primi vanno in pentola, i secondi nei vasi di casa o nelle aiuole del giardino, eppure appartengono alla medesima famiglia: le Asparagaceae (ex Liliaceae). Hanno entrambi un gambo spesso, carnoso, e il saporito turione quando sbuca da terra può ricordare la spiga dei bocci chiusi dei giacinti, però gli asparagi nascono da rizomi (o barbe), i fiori da bulbi. Benché Proust abbia dedicato un passo sublime alle iridescenti nuances dei celesti e dei malva di questi prodotti dell’orto, e Manet un paio di dipinti (Bouquet d’asperges e L’asperge, 1880); benché si possano coltivare asparagi ornamentali dalle fronde ricadenti e spumose (Asparagus Sprengeri), dedichiamoci agli olezzanti giacinti. Non se l’abbia a male Proust se all’«essenza preziosa» dell’ortaggio che trasformava «il suo vaso da notte in una profumiera», preferiamo quella oleosa e più gradevole al nostro naso dei fiori grassocci che salutano il debutto della primavera.   Il mito, innanzitutto. Nel decimo libro delle Metamorfosi Ovidio narra la vana discesa agli inferi di Orfeo per riportare viva Euridice, la sua disperazione e il triennale esilio; infine, il ritorno al canto in una...

Un libro di Matthew Cobb / Mente e cervello

In principio era il Cuore, e il Cuore era pressoché dov’è sempre stato, e il Cuore magari non era Dio, ma il Pensiero e i Sentimenti invece sì: per la Bibbia e per il Corano, per buona parte del nostro passato e per ognidove, nell’Epopea di Gilgames e sulla pietra di Shabaka dell’antico Egitto, tra gli Ebrei che consideravano il cuore l’origine del pensiero nell’uomo e in Dio, così come per i Maya e gli Aztechi. Che qualcosa di simile a un’anima-vita o a una coscienza emotiva fosse legata al cuore e al respiro, era sentimento comune dalla Groenlandia al Nicaragua, tra gli Esquimesi come dai Salish della costa nordoccidentale del Pacifico o tra gli Hopi dell’Arizona.   E convinzione di Aristotele, per il quale la centralità del cuore come collegamento tra calore e pensiero non era tesi da discutere: il cuore è caldo, è la fonte del sangue e manifesta il movimento, mentre il cervello è immobile e freddo. Non che qualcuno non avesse dato un’occhiata più in alto, come testimonia il “papiro di Edwin Smith” o le osservazioni di Alcmeone, non a caso considerato il padre delle neuroscienze, vissuto a Crotone nel V secolo a.C., e che guardava alla testa come sede di tutti gli organi...

Epistemologia virale / La scienza pensa?

Nel cuore della tragedia pandemica – ha osservato il filosofo della scienza Etienne Klein (Vita e pensiero, n. 1, 2021) –, vi è stata l’opportunità rara di svolgere un’opera di divulgazione sulle procedure della metodologia scientifica. Al di sotto del baccano assordante di tanti dibattiti, qualche voce accorta ha cercato di chiarire cosa fossero un esperimento a doppio cieco o randomizzato, quale fosse la differenza fra una correlazione e una relazione di causa-effetto, ha spiegato come fare buon uso delle statistiche. Sforzi tanto più meritevoli nel nostro paese, dove il preoccupante analfabetismo di ritorno si allea talvolta con l’atavica diffidenza verso il sapere scientifico (anche negli ambienti “culturali”).   Nell’esplorare l’ignoto o il poco noto, la ricerca scientifica, soprattutto in ambito terapeutico, richiede un lungo e paziente lavoro di analisi, di sperimentazioni e controlli; confronti serrati e critiche severe devono (dovrebbero) intrecciarsi fra ricercatori di molteplici laboratori, nel lavoro collettivo che si svolge all’interno della comunità o della città scientifica, come la chiamava Gaston Bachelard. Quel che abbiamo sperimentato in questi due anni è...

Medicina narrativa / Il narratore ferito

Arthur Frank comincia scrivere dopo essere stato colpito da un infarto all'età di 39 anni; poco dopo si ritrova con una diagnosi di Seminoma del testicolo, dopo un tribolato percorso diagnostico. Cerca di mettere in ordine i suoi pensieri e decide di scrivere questo libro per lasciare una testimonianza ad altri che sono passati attraverso il tortuoso percorso clinico di una diagnosi e di una terapia, soprattutto nel mondo delle malattie oncologiche e delle malattie croniche in generale. È così che nasce Il narratore ferito (Einaudi, 2022), la prima opera tradotta in italiano di Frank, che oggi è professore emerito di Sociologia all’Università di Calgary L’introduzione all’edizione italiana, ben curata de Christian Delorenzo, presenta molto bene lo scrittore: “A costituire l'ossatura dell'opera sono le esperienze di malattia e di cura che Frank si trova ad affrontare in prima persona. Sarà lui stesso a dire che si tratta piuttosto di un memoire analitico e che gli episodi narrati lasciano ampio spazio alla riflessione e alla concettualizzazione, istituendo talora un dialogo con le storie degli altri.   La figura del paziente sottoposto al controllo, se non addirittura alla...

Ricordi di un entomologo / J-H. Fabre. L’occhio dello sciamano

Qualche anno fa, nella soffitta della casa in campagna, trovai un vespaio. Il fatto, altrimenti trascurabile, rappresentò un terremoto conoscitivo. Per la prima volta osservai nel dettaglio la complessa struttura creata dagli imenotteri sotto una luce diversa. Nel pomeriggio della tarda estate, all’età di quarant’anni, sorse diretta ma elementare la domanda: Come fa la vespa a sapere? Mi chiesi come potessero gli insetti trasmettere le istruzioni necessarie a organizzare cellette, condotti, piloni. C'era forse un’intelligenza collettiva che animava la struttura, o forse la conoscenza si poteva tramandare; e poi, la questione era di natura genetica o epigenetica; forse era l’ambiente a determinare la riuscita dell’opera? Possibile che non me lo fossi mai chiesto prima? Forse lo stupore fu un abbaglio, oppure fu sbagliato il modo in cui mi posi la domanda. L'epifania comunque agì e qualcosa ebbe inizio. Fino a quel momento mi ero interessato a determinare gli insetti senza indagarne il comportamento, secondario rispetto alla catalogazione tassonomica. Dare risposta a quella raffica di domande fu invece uno dei motivi per cui decisi di ricominciare lo studio dell’entomologia,...

Clorofilla / Il cuore della pineta

Non uno, ma molti. Non l’individuale ma il collettivo. E, tra le piante, il collettivo ha la sua espressione nel bosco puro, nella pineta soprattutto. Pineta di monte (abetaie o lariceti) e di costa, con pini domestici e marittimi. L’essere, l’esistere, della pineta sta nel ripetersi della sequenza, dove si fa esperienza dell’uno e del molteplice, per non dire dell’uno nel molteplice e viceversa. Ma non è il caso di impaniarsi in filosofeggianti allusioni. Piuttosto, una volta tanto, soffermarsi sul valore dell’insieme, dello stare insieme. Misterioso è il fascino del grande albero isolato in mezzo a una piana o su una cresta collinare, oppure quello dell’ultimo esemplare che osa avanzare oltre la linea montana del verde. Molti di noi hanno il proprio albero di riferimento, nel giardino di casa o in un orto botanico, in un parco o in un’aiuola di città, e ci piace stare accoccolati ai suoi piedi o seduti su una panchina a pensare, leggere, conversare.  Parlando di pini marittimi, un solitario pino iconico è quello dipinto da Carlo Carrà nel 1921 (Il pino sul mare), sproporzionato e improbabile con quelle fronde da latifoglia nel piccolo globo della chioma, ma sprigionante una...

Parole per il futuro / Caos

Quando le parole vengono usate spesso e per parlare di dimensioni molto diverse tra loro potremmo dire che “c’è qualcosa nell’aria”. E l’aria appartiene alla stessa famiglia di parole dello “spirito”. Forse quindi la ricorrenza di certi termini ci può dire qualcosa dello “spirito del tempo”. Credo che l’uso della parola “caos”, così frequente sui giornali e nei mezzi di comunicazione in genere da qualche anno a questa parte, possa suggerirci qualcosa a proposito dello spirito del nostro tempo. Con la pandemia da Coronavirus l’uso di questa parola si è enormemente diffuso. Che la diffusione caotica del virus metta in chiaro alcune strutture e storture del nostro mondo mi sembra evidente. Ho usato due anni fa, su questa stessa rivista, il neologismo “sociodelico”. Ciò che si mostra è penosamente ovvio, anche se messo a lato rispetto alla rincorsa delle sempre nuove angosce – il bombardamento apprensivo è un mezzo eccellente della ideologia contemporanea che funziona spargendo terrori in modo da rendere “eccezionale” il fondo tragico dell’esistenza ( la malattia e la morte) e da nascondere le ragioni storiche e generali delle piaghe endemiche dell’ineguaglianza, della condanna alla...

Sean B. Carroll / Il caso della nascita della terra e della vita

“Sette anni prima, all’ospedale della città di Tereza, era stata scoperta per caso una forma insolita di meningite e il primario dell’ospedale di Tomàs era stato chiamato per un veloce consulto. Il primario, però, aveva per caso la sciatica, non poteva muoversi, e al posto suo all’ospedale di provincia aveva mandato Tomàs. In città c’erano cinque alberghi, ma Tomàs era sceso per caso proprio in quello dove lavorava Tereza. Per caso prima della partenza del treno gli era rimasto un po’ di tempo libero per andare a sedersi al ristorante. Tereza era per caso di servizio e per caso serviva al tavolo di Tomàs. Erano stati dunque necessari sei casi fortuiti per spingere Tomàs verso Tereza, come se lui, da solo, non ne avesse avuto voglia. Era tornato in Boemia a causa di lei. Una decisione così fatale si fondava su un amore a tal punto fortuito che non sarebbe esistito affatto se il suo capo sette anni prima non avesse avuto la sciatica. E quella donna, quell’incarnazione della casualità assoluta, era ora distesa accanto a lui e respirava profondamente nel sonno.”   Non casualmente, nel leggere il bel volume di Sean B. Carroll, “UNA SERIE DI FORTUNATI EVENTI. Il caso della nascita...

La pandemia come criptosuicidio / Il virus per andarsene

Se il disagio mentale è uno dei possibili piani dell’edificio umano, se ne diventa una parte integrante, va da sé che questo valga in tutte le circostanze evenemenziali, pandemia compresa. Si è molto ragionato sulle conseguenze del lockdown e sulle nuove regole comportamentali che abbiamo dovuto accettare, come cause di sofferenza psichica. E tuttavia la sofferenza psichica stenta ancora a essere riconosciuta come emergenza. La recente bocciatura del governo di un ampliamento degli aiuti per le cure rivolte al sostegno psicologico delle persone in difficoltà ne è una triste conferma, sulla quale lo psichiatra Vittorio Lingiardi ha efficacemente concluso: “Se la pandemia doveva insegnarci qualcosa, era la centralità della psiche. Psyché significa respiro. E se la psiche respira, ha bisogno di ossigeno. Particelle vitali per fronteggiare quelle virali. Anche un bonus da 50 milioni può essere una particella vitale. Non solo sul piano concreto, anche sul piano simbolico. Che, come quello psichico, non si vede e non si tocca: e dunque “non ha bisogno di soldi”. Ma qualcuno sa vivere senza psiche e senza simboli?” (Repubblica, 13.01.2022)   Ma c’è un’altra riflessione,...

Un saggio di Katherine Hayles / Pensiero senza pensatori

Come ripeto da qualche anno ai miei studenti all’inizio dei corsi, l’Intelligenza Artificiale non è soltanto una frontiera tecnologica, ma una sfida culturale e filosofica. Non tanto perché richiede una rapida evoluzione dei nostri modelli culturali e dei nostri paradigmi sociali, ma soprattutto perché sta mettendo in discussione il cuore della cultura umanistica, ovvero il concetto di essere umano, o persona. Che cosa è una persona? Quali sono i suoi limiti fisici? In che modo persona e mondo si contrappongono o piuttosto si integrano? Se la persona è cuore e corpo, è stata spesso identificata con il pensiero. Dalla canna debole ma pensante di Pascal fino al flusso di coscienza di Joyce, una autorevole tradizione ha contrapposto i soggetti in quanto capaci di pensieri con le cose, esistenzialmente e fenomenologicamente inerti. Questa separazione è oggi messa in discussione dalla possibilità di realizzare “cose che pensano” ovvero dall’intelligenza artificiale (IA). Nel momento in cui la tecnologia promette di creare macchine intelligenti, ecco che non si può fare a meno di interrogarsi sull’assunto di base dell’umanesimo, sostanzialmente che solo gli esseri umani siano capaci di...

Un libro di Roberto Esposito / Il paradigma immunitario

La pandemia ha causato capogiri ai filosofi, a quelli italiani in particolare. Talvolta l’effetto è stato un capitombolo, talaltra un surplus di lucidità e di autocritica intelligenza. Purtroppo le cadute rovinose sono state enfatizzate dai media, con grave disdoro della filosofia che si è così trovata accomunata alle peggiori farneticazioni complottiste, mentre i miglior contributi che il pensiero ha offerto alla comprensione del presente sono stati, come sempre, bellamente ignorati. Va subito detto che il mal di testa non si doveva al fatto che, a causa della pandemia, la filosofia si misurava con qualcosa di nuovo, di inatteso e di stupefacente. La vertigine nasceva piuttosto dal contrario: da un eccesso di conferma dell’ipotesi di fondo intorno alla quale il cosiddetto italian thought si era costituito e grazie alla quale aveva acquisito negli ultimi trent’anni un prestigio internazionale.    L’ipotesi “biopolitica” di un potere che dal piano esclusivamente “politico” si estende alla vita biologica, assumendosela in carico, gestendola e amministrandola, era verificata puntualmente dai fatti di cui tutti siamo stati testimoni e che è inutile, per la loro evidenza,...

Nuove alleanze / Butler e Stengers: la sfida di Gaia

Gaia è un problema. Di più: è una sfida, come l’ha definita Bruno Latour in un libro del 2015, pubblicato in Italia l’anno scorso, intitolato significativamente La sfida di Gaia. Il nuovo regime climatico (Meltemi). Meglio ancora: Gaia è una provocazione. Provoca il pensiero, abbatte le divisioni disciplinari, scuote la filosofia. Perché le questioni che essa pone sono inscindibilmente ontologiche, epistemologiche e politiche: un intreccio in cui tutti i confini sfumano; non solo quelli tra i saperi ma anche quelli tra umano e non umano, organico e inorganico, natura e cultura. Con questa sfida si sono recentemente cimentate due filosofe, Isabelle Stengers e Judith Butler, che hanno sempre percorso vie di ricerca autonome e, anche sul rapporto uomo/ambiente, adottano approcci distinti. Eppure, leggendo le loro ultime pubblicazioni, le parole dell’una sembrano trovare un’eco singolare nelle pagine dell’altra. Una parola, in particolare, risuona nei pensieri di entrambe: «alleanza».   La nozione ricorre nel titolo di un’importante opera di Judith Butler, L’alleanza dei corpi (Nottetempo 2019), che riflette sulle forme di resistenza alla precarizzazione, nonché nel suo ultimo...