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Scienze

(491 risultati)

I lombrichi di Darwin e il mondo che sprofonda

Nell’estate del 1837 Charles Darwin accompagna lo zio Jos Wedgwood a passeggio nel giardino di Maer Hall. Il giovane scienziato ha ventisette anni ed è appena tornato dal viaggio intorno al mondo sulla Beagle; ora tra i suoi passatempi c’è il giardinaggio e la lettura di romanzi. Lo zio gli mostra un terreno incolto in cui anni prima erano state sparse calce e cenere, e che adesso non si vedono più. Si scorge solo uno strato argilloso. Jos spiega al nipote che probabilmente erano stati i lombrichi a compiere questa trasformazione. Come raccontano nella loro monumentale biografia di Darwin Adrian Desmond e James Moore (Darwin, Bollati Boringhieri), lo zio pensa che questi dettagli di giardinaggio non interessino molto a Charles, il quale sta lavorando alle proprie ricerche su scala continentale. Invece non è così. Il futuro padre della teoria evoluzionista dimostra una viva curiosità per le osservazioni sui lombrichi e continuerà a pensare a quella osservazione dello zio per tutta la vita, sino a che, nel 1881, poco tempo prima della morte, pubblicherà un ultimo libro dedicato proprio a questo tema: L’azione dei vermi nella formazione del terriccio vegetale.   Dopo aver...

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare / Come i funghi salveranno il mondo

“Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, che sia del padre di John F. Kennedy o di John Belushi, certamente la frase si applica alla perfezione al variegato universo che chiamiamo funghi. Con la complicità del senso di collasso immanente che ci pervade ormai da tempo, cerchiamo affannosamente soluzioni alla crisi guardando agli altri sistemi intelligenti che popolano il pianeta e dopo la grande “scoperta” delle piante ora pare sia arrivato il momento dei funghi. Sono esseri in grado di demolire rocce, petrolio, poliuretano, tritolo e non solo resistono alle radiazioni nucleari, ma pare siano in grado di sfruttarle, come dimostra la colonia di funghi che prolifera nel reattore di Chernobyl. Dopo la catastrofe di Hiroshima il primo essere vivente a spuntare dalle macerie radioattive è stato un fungo e la loro capacità di trarre beneficio da rifiuti per noi tossici sta attirando l’attenzione su questo oscuro universo ctonio che ha dimostrato la capacità di superare tutte le crisi che hanno portato la vita sulla terra sull’orlo dell’estinzione.    Ad accompagnarci alla scoperta di questo magico mondo c’è un giovane biologo e ricercatore dello Smithsonian...

Sub tegmine fagi / Lode al faggio

Non so voi, ma quando lo vedo mi sovviene immediato l’attacco martellante della prima ecloga virgiliana, con il fortunato Titiro, disteso sotto la grande ombra del faggio, zufolante il nome della bella Amarillide, alla faccia del misero Melibeo costretto ad abbandonare le proprie terre per un’iniqua decisione politica: Tytire, tu patulae recubans sub tegmine fagi … Potere della poesia mandata a memoria e oggi, ahinoi, cenerentola della didattica scolastica.   Ben scelto da Virgilio per il rezzo della sua folta chioma globosa, il Fagus sylvatica è un’essenza importante della nostra vegetazione boschiva. Mario Rigoni Stern dice di lui che «si costruisce e conserva la foresta» perché corrobora il terreno di nutrienti, terreno che predilige fresco e sciolto. Un albero di grande impatto estetico, isolato o in gruppo, e perciò presenza certa di parchi e giardini, nelle sue molte varietà: tra queste la più diffusa è la purpurea dalle foglie rosse fin anche atre, la tricolor porta invece lamine striate di rosa, l’asplenifolia le esibisce incise e lobate, la pendula ha i rami secondari dal portamento plorante mentre la fastigiata si innalza stretta a cono.   Bello il faggio...

La metamorfosi sbagliata / Lo scarafaggio di McEwan e i coleotteri di Nabokov e Levi

L’ultimo romanzo di Ian McEwan reca come titolo: Lo scarafaggio (tr. it. di Susanna Basso, Einaudi), Cockroach in originale. Si tratta di un’opera d’invenzione alla maniera di Jonathan Swift, in cui l’autore immagina che uno scarafaggio si trasformi in uomo assumendo le fattezze del Primo Ministro di uno stato contemporaneo, la Gran Bretagna, paese dove vive l’autore. Così nelle prime pagine del libro Jim Sams, questo il nome dell’insetto-uomo, si muta da scarafaggio in un essere umano in carne e ossa. La descrizione della metamorfosi riscrive le pagine iniziali del racconto di Franz Kafka, intitolato appunto La metamorfosi, dove, come sanno oramai tutti, un rappresentante di commercio di nome Gregor Samsa si sveglia un bel mattino nel suo letto mutato in un insetto, uno dei racconti più noti e celebrati della letteratura mondiale. Jim Sams non è solo l’unico scarafaggio ad essere tramutato in uomo, poiché l’intero gabinetto ministeriale del paese risulta composto di ex scarafaggi. Capitanati dal cinico Jim Sams, i ministri condurranno alla catastrofe la propria nazione attraverso l’adozione di una dottrina economica battezzata Inversionismo. Con la sua storia McEwan vuole...

Ricordi di un entomologo / Jean-Henri Fabre, La passione degli insetti

Jean-Henri Fabre è stato il principe degli entomologi, il fondatore di questo mestiere, così strano, curioso ed emozionante. Ma prima di tutto è stato uno scrittore, e che scrittore! Chi legge Ricordi di un entomologo (tr. it. di Laura Frausin Guarino, Adelphi), capisce al volo cosa significa saper descrivere, raccontare e commentare. Basta una sola riga d’avvio d’un capitolo di quel libro pubblicato in originale in dieci volumi tra il 1879 e il 1907, per capire cosa vuol dire esporre una materia così splendida, eppure anche ostica, com’è la vita degli insetti. “Ecco come andarono le cose”, così principia Lo scarabeo d’oro, primo capitolo del primo volume dei Ricordi, per poi proseguire: “Eravamo cinque o sei, io il più vecchio, il maestro, ma soprattutto il compagno e l’amico; loro giovani dal cuore ardente, dalla fervida immaginazione, traboccanti di quella linfa che scorre nella primavera della vita e ci rende così esuberanti e assetati di conoscenza”. Fabre sta per raccontare la ricerca dello scarabeo sacro in un villaggio vicino ad Avignone nei pressi del Rodano da parte di un gruppo di osservatori guidati da lui. La sua prosa raccoglie il meglio della lingua francese dell’...

Footprints, In Search of Future Fossils / Cosa resterà degli umani

In questi ultimi anni, dominati dall’immaginario dell’Antropocene, noi umani ci interroghiamo sulla nostra permanenza sul pianeta iniziando a vederla come effimera e a prendere in considerazione l’idea della morte della specie come un’ipotesi più che concreta. L’estinzione di massa è entrata stabilmente nel nostro quotidiano e abbiamo iniziato a convivere con l’idea della nostra scomparsa dall’orizzonte della storia del pianeta Terra. Quanto di tutto ciò è legato al fascino dell’eternità che almeno da Parmenide in poi ha impregnato tutto il mondo occidentale? Il pensiero greco fin dalle origini si è contrapposto al fluido universo del mito e nell’affannoso tentativo di fondare un metodo razionale, si è incamminato su di un sentiero dove il divenire e la trasformazione sono volentieri relegate nella categoria delle illusioni. Ora, di fronte all’idea della scomparsa, il panorama sembra essersi rovesciato, l’uomo razionale si trova impreparato e non può far altro che cercare conferme della propria esistenza nelle tracce fisiche che ha lasciato sulla terra, come se l’idea di eternità immutabile si fosse rivelata una delle più consolatorie illusioni costruite dal nostro imprevedibile...

2 / Controversie microbiche

Quel che Bruno Latour ha mostrato in I microbi è che, in materia di scienza, la diffusione di un’idea, pur geniale o salvatrice, non avviene solo in virtù della sua forza, richiede anche l’intervento di altri attori, sia “naturali” che umani, micro-organismi, esperti, amministratori pubblici. Pasteur scatena le sue battaglie in tutti i luoghi dove ampi movimenti sociali sono assillati da un problema, ogni volta asseconda le loro richieste, ma impone loro un metodo per soddisfarle; recluta nuovi alleati, ma attribuisce la sua forza alle ricerche di laboratorio, come se soltanto da lì possa uscire la rivoluzione che modifica la società intera. Quando, negli anni Ottanta dell’Ottocento, l’industria serica entra in crisi in gran parte delle regioni mediterranee a causa di un morbo che colpisce i bachi da seta, le indagini al microscopio rivelano che il male si sviluppa soprattutto nelle crisalidi; basta dunque elevare la temperatura di qualche grado per affrettare l’uscita delle farfalle e poterne controllare la salute. Ancor prima, Pasteur era entrato nel campo della medicina veterinaria debellando una terribile malattia che colpiva pecore e mucche, il carbonchio, provocata dal...

Imaging, Technology and the Natural World / On Earth. Le avventure dello sguardo

“Dopo la Guerra Civile, gli Americani ritornarono ad esplorare il loro continente, specialmente l’eccitante, e poco conosciuto, Ovest. Uno degli strumenti delle loro esplorazioni era la fotografia, che all’epoca era ancora una novità. Il fotografo-come-esploratore era una nuova tipologia di creatore di immagini: in parte scienziato, in parte reporter, e in parte artista. (…) Esplorando nello stesso tempo un nuovo medium e un nuovo soggetto, ha realizzato immagini nuove, che erano oggettive, non aneddotiche, e radicalmente fotografiche.”   Lucas Foglia, Kenzie inside a melting glacier juneau icefield research program Alaska, 2016, courtesy of the artist. Con queste parole di John Szarkowski si apre l’introduzione del catalogo della mostra “The Photographer and the American Landscape”, tenutasi nel 1963 al MoMa di New York; l’intento era quello di raccogliere e presentare il lavoro di tutta una serie di fotografi che avevano non solo registrato, ma anche ridefinito e plasmato, il concetto di paesaggio naturale (e di fotografia di paesaggio), autori che, al di là dei differenti approcci, condividevano un unico scopo: raccontare, citando ancora le parole di Szarkowsi, “com’è...

Nastassjia Martin, Croire aux fauves / Attenti all'orso!

“L’orso è partito, ormai da ore, e io aspetto, aspetto che l’obnubilamento si dissolva. La steppa è rossa, le mani sono rosse, il viso tumefatto e lacerato non è più lo stesso. Come ai tempi del mito, è l’indistinto a regnare, io sono questa forma incerta dai tratti scomparsi sotto gli squarci aperti nel volto, ricoperti di umori e di sangue: è una nascita, perché manifestamente non è una morte.” Cosi comincia, senza tanti giri di parole, il bel libro scritto dall’antropologa Nastassjia Martin, Croire aux fauves, uscito l’autunno scorso in Francia e di prossima traduzione in Italia. Fin dalle prime righe, infatti, di questo si tratta: di “credere alle fiere”.   In queste giornate estive in cui le cronache parlano con frequenza di incontri e di scontri con orsi sulle montagne trentine (ma il discorso potrebbe allargarsi anche al lupo), e delle polemiche che li accompagnano, credere alle fiere non vuol dire prenderle sul serio perché selvaticamente pericolose. No. Qui, con uno di quegli spiazzamenti propri all’antropologia, vuol dire piuttosto: prestarvi fede. E, in un certo senso, come fa l’autrice, affidarvisi, consegnandosi all’altrui capacità. Con l’andamento frammentato...

In fiore tutto l'anno / Clematidi: fatele correre in orizzontale

Avere un giardino fiorito tutto l’anno è il desiderio di ogni giardiniere. Desiderio per nulla impossibile. Più ardita è l’idea di veder sbocciare di mese in mese il medesimo tipo di fiore. Sembra una scommessa persa in partenza, un’impresa alla Bouvard e Pécuchet. Ma no, anche i due strampalati eroi dell’ultimo romanzo di Flaubert sarebbero riusciti a metterla in pratica.  Basta aprire il Pizzetti (Enciclopedia dei Fiori e del giardino, Garzanti 1998) e seguire i consigli delle undici pagine dedicate alle clematidi (dal greco kléma, sarmento, viticcio) per scoprire che possiamo averle in fiore persino in gennaio, purché il nostro giardino goda di climi non estremi. Le si deve però conoscere, per ben coltivarle e saper scegliere tra le centinaia di specie e varietà quelle che fanno al caso nostro per declinare la cronologia dell’antesi.   Obietterete che anche i due personaggi flaubertiani compulsavano manuali e testi specialistici, e non per questo riuscivano nei loro progetti di coltivazione. Ma il Pizzetti è il Pizzetti, così chiaro, puntuale – con tanto di calendario delle antesi di specie e ibridi – da far sembrare tutto semplice. E noi non siamo due contabili...

Sognare la Terra / Troll, narcisismo e identità

Nel 1876 a Christiania viene rappresentato per la prima volta il Peer Gynt di Ibsen con le musiche di scena di Edvard Grieg. Il dramma racconta la storia di Peer, figlio di un ricco borghese caduto in disgrazia. Abbandonato dal padre, Peer vuole recuperare l’onore perduto, ma trascorre gran parte del tempo nell’ozio. Un giorno viene coinvolto in una rissa e per non essere arrestato fugge. Nel suo errare incontra Solveig, la figlia del Re dei troll, che lo vuole sposare… L’incontro di Peer col mondo sotterraneo dei troll è raccontato da Fabrice Olivier Dubosc nel suo ultimo libro, Sognare il mondo. Il troll nell’Antropocene (Exòrma, 2020). Il libro di Dubosc è una fenomenologia di ciò che è bloccato nella psiche, un’analisi dell’identità difensiva e del sovranismo regressivo. Al tempo stesso è una discesa agli inferi nel cui grembo è custodito il segreto della differenza tra lo spirito umano e lo spirito di un troll. Orco, folletto, diavolo…, il troll rappresenta per Dubosc la natura cieca, muta, pietrificata. È la paura di specchiarsi in ciò che non è simile a sé. Il troll ha a che fare col narcisismo che blocca i processi evolutivi e ostacola l’incontro. È il folletto sabotatore...

Antropocene Anno Zero / 16 luglio 1945: la prima bomba atomica

“Entrando nell’era atomica, l’uomo ha aperto le porte di un nuovo mondo. Chi sa cosa ci attende? Nessuno può predirlo”. A parlare è il dottor Harold Medford, un mirmecologo, ovvero uno zoologo che studia le formiche, davanti a degli esemplari di Camponotus vicinus mutanti. Corre l’anno 1954. Un’analisi condivisibile per quanto poco confacente alla specializzazione del dottore, a meno che si fornisca il contesto: siamo negli sfioratori e nei canali di drenaggio delle fogne di Los Angeles, e delle formiche grandi come elefanti sono state appena abbrustolite dai lanciafiamme di una squadra della polizia.  I cinefili avranno riconosciuto il finale di Them! (1954) di Gordon Douglas, tra i primi film americani di science-fiction nel filone dei nuclear monster che attraversa tutti gli anni cinquanta. Include capolavori (che ho avuto la malaugurata idea di rivedere durante la quarantena) quali: The Day the Earth Stood Still (Ultimatum alla Terra, 1951), It Came From Outer Space (Destinazione…Terra!, 1953), The War of the Worlds (La guerra dei mondi, 1953), Creature From the Black Lagoon (Il mostro della laguna nera, 1954), Forbidden Planet (Il pianeta proibito, 1956), Invasion of the...

Da Pasteur a Latour / La guerra dei microbi

Chi si appresterà fra qualche tempo a tradurre in storia le cronache convulse di questi mesi pandemici farebbe bene a leggersi I microbi: guerra e pace di Bruno Latour (1984, Editori Riuniti, 1991). Come il generale russo Kutuzov in Guerra e pace di Tolstoj, anche il ‘generale’ Pasteur passa di vittoria in vittoria, fino a promuovere l’avvento, negli ultimi decenni dell’Ottocento, della batteriologia e la diffusione della vaccinazione. Il suo trionfo, nella scienza e nella società, non si deve (sol)tanto alla genialità dello scienziato, ma anche alla capacità di tessere una complessa rete di alleanze e di truppe pronte a sostenere le sue battaglie. Per vincere l’avversione di buona parte dei colleghi nei confronti della spiegazione delle malattie infettive e dell’ipotesi, ritenuta assurda, che potessero essere prevenute attraverso un’inoculazione della malattia stessa, Pasteur deve costruire il suo fatto scientifico ottenendo il supporto di veterinari, igienisti e allevatori, nonché degli stessi batteri.   La carriera di Pasteur è segnata da continui spostamenti, da variazioni nei campi d’indagine, dove ogni volta il chimico e biologo fa tesoro delle acquisizioni precedenti....

Critcal Autism Studies / L'autismo oltre lo sguardo medico

Lo sguardo medico sulle condotte morali sorge a inizio Ottocento, il caso Victor, bambino selvaggio dell’Aveyron, è paradigmatico. Catturato nei boschi, si diceva allevato dai lupi, probabilmente fu abbandonato dalla famiglia perché autistico. Victor, per molto tempo, fu considerato un bambino-lupo. C’è un film di François Truffaut, del 1970, in cui lo stesso Truffaut interpreta la figura del medico che cerca di rieducare il giovane Victor, ospitandolo per un tempo a casa sua per curarlo. Missione nobile, quanto improba: il limite di Victor era l’incapacità di riconoscere che le cose appartengono a categorie; per lui “libro” è quel libro che ha davanti agli occhi, in quella posizione. Victor rientrerà nell’asilo per sordomuti dal quale il medico intendeva liberarlo e morirà dimenticato, sepolto in una fossa comune.  Nessuno allora si occupò della peculiare condizione (il)logica del pensiero di Victor, filosofo immanentista, muto. Con la medicina morale, a inizio Ottocento, nasce un movimento, variamente definito nei termini di pedopsichiatria, o psichiatria infantile, che si occupa dell’insorgere di “malattie mentali” tra i bambini. A quell’epoca l’autismo non esisteva e...

Dall'autore di Spillover / David Quammen, L’albero intricato

A partire dal luglio 1837, Charles Darwin tenne un piccolo taccuino, che etichettò con la lettera B, dedicato «all’idea più bizzarra che gli fosse mai venuta». Era un bel taccuino, adatto a un giovane di buona famiglia quale era Darwin: 280 pagine color crema, rilegato in pelle marrone. Non era un quadernetto usa e getta, quindi, di quelli dove appuntarsi velocemente un’idea e liberarsene dopo averla trascritta, usata o dimenticata. Il taccuino B era piccolo abbastanza da essere riposto in tasca e con un fermaglio metallico per tenerlo chiuso: era quindi anche un quaderno privato, se non addirittura segreto. Era il deposito dei pensieri e delle riflessioni che si agitavano in Darwin dopo essere tornato a casa dal viaggio sul HMS Beagle, un’esplorazione per mare e per terra durata quasi cinque anni: di fatto l’unico vero grande viaggio in una vita per altro agiata e sedentaria, ma sufficiente per innescare una catena di riflessioni così destabilizzanti da essere conservate, nella loro forma larvale, al sicuro in un taccuino segreto indicato dalla lettera B. A pagina 26 del taccuino, Darwin traccia uno schizzo a penna, un grafo irregolare in cui alcuni rami sono più lunghi di altri...

Tempo e spazio / “Quando” e “dove” sono usciti di senso

  Sono il tempo. Mi sono dilatato a dismisura.  Sono lo spazio. Mi sono ristretto fino quasi a sparire.   Sono ancora io, il tempo. Tocca a me cominciare. E già qui sono in ambasce. Cominciare è una convenzione. Così come lo è finire. A me non è dato un inizio e una fine. Mi adeguo però, se non altro per riuscire a parlarci, tra me che sono flusso infinito e voi che avete un’origine e un termine. Non vi nascondo che mi avevano mortificato, e così, a lungo, mi sono sentito. Uso convenzioni, come vedete: a lungo per me non vuol dire nulla, così come a breve o simili altri modi di dire che non corrispondono per me ad alcuna realtà. Me la sono passata così male negli ultimi tempi (altra convenzione linguistica questa volta al plurale), allorquando con l’agghiacciante espressione “tempo reale” avevano provato ad annullarmi. Sono confuso, adesso. Ho problemi non piccoli con il “prima” e l’“adesso”, e non so cosa mi aspetta dopo. Dal momento che sono il tempo, capirete che questo non è un problema di poco conto. Non tanto perché la mia vita somigli a una freccia. Non è mai stato così, se non nella mente degli umani. Non vado in nessuna direzione. Non sono neppure assoluto...

Convivere con Covid-19 / Volti, sguardi e mascherine

L'uso obbligatorio e normato delle mascherine, chirurgiche o autoprodotte, regalate o acquistate, “di comunità” è uno dei tratti che più colpiscono la percezione e rimarranno nell'immaginario di questi strani giorni, segnati da vissuti e situazioni tragiche o comunque sconfortevoli, perturbanti, anomale. Sono molte le questioni che questo nuovo abito chiama in causa, anche in relazione al fatto che il suo utilizzo sembra essere destinato a durare nel tempo: la discussione sull'effettiva efficacia nella protezione e sugli effetti dell'uso prolungato sul respiro; l'essere un dispositivo di sicurezza sul lavoro e nella vita pubblica, in diverse variabili e oggetto di un nuovo expertise diffuso che riguarda i diversi modelli, il modo in cui vengono portate, applicate o abbassate nell'interazione quotidiana; gli effetti psicologici in relazione alla fiducia nella relazione e il senso di reciproco controllo nella relazione; la personalizzazione e i diversi stili delle mascherine, che possono diventare occasione di creatività personale o persino donare aura di mistero alle figure. Vorrei proporre in queste pagine un intreccio di ragionamenti sull'uso della mascherina a partire da quello...

Un'intervista con l'artista / Glitch: la verità nell'errore. Conversazione con Emilio Vavarella

Mauro Zanchi e Sara Benaglia: “Report a Problem” è il messaggio che compare in basso nella schermata di Google Street View, e permette di segnalare a Google gli eventuali problemi rilevati nella visualizzazione del luogo che si sta visitando virtualmente. Immaginiamo che si possa creare un sistema in grado di fotografare o rivelare immagini interiori, luoghi che vivono nell'immaginario. Tu hai viaggiato su Google Street View, fotografando sul monitor tutti i “paesaggi sbagliati” che hai incontrato, prima che altri utenti riportassero il problema; così hai indotto l’azienda ad aggiustare l’immagine sostituendo le foto errate. Come ti figuri i paesaggi interiori e una sorta di fantagoogle che sistema le immagini inconsce delle persone? Quale utilità potrebbe avere rendere visibili immagini inconsce?   Quando lo scorso gennaio mi avete chiesto di immaginare una fotografia capace di rivelare immagini interiori non avrei immaginato di rispondere partendo da un coronavirus. Ma mi piacerebbe partire proprio da qui, a dimostrazione di quanto sia rilevante comprendere il ruolo e la produzione delle immagini anche in un momento di profonda crisi come quella innescata dal COVID-19...

L'uomo e gli altri / Virus e specie

Sfido chiunque, durante il lockdown, a non essersi sentito colpito, commosso, persino estasiato, dalle immagini di animali non umani che se ne andavano a spasso per la città (mamma anatra e la sfilata degli anatroccoli al seguito), o si avventuravano dove abitualmente si trovano solo gli animali umani, i loro prodotti e le loro scorie (i delfini nei vari porti di Ostia, Olbia, ecc., persino la lunghissima cavalcata di un daino sul bagnasciuga di non so quale spiaggia). Si è parlato di riappropriazione del loro ambiente naturale da parte degli animali: che bello, finalmente in questa pandemia c’è qualcosa di buono, come siamo violenti e invasivi noi umani, ce ne dovremo ricordare. Tutti già con un occhio alla conclusione del lockdown (legittimamente, per carità) e alla ripresa della vita “normale”. Sulla “riappropriazione” Massimo Filippi, autore di Il virus e la specie. Diffrazioni della vita informe (Mimesis Editore, 2020, pp. 138), uscito da qualche settimana, certo non sarebbe d’accordo. Questo ultimo testo di Filippi non è né un libello estemporaneo, né uno scoop sulla pandemia, è il capitolo di un discorso antispecista, complesso e radicale, iniziato da tempo. Parlare (e...

Ipotiposi / Fra la terra e il mare

“C’è su questa terra una condizione di vita, ci sono circostanze paesistiche (se di ‘paesaggio’ è lecito parlare nel caso che abbiamo in mente) nelle quali una siffatta confusione e l’eliminazione delle distanze di tempo e spazio fino alla vertiginosa uniformità hanno luogo, si può dire, per natura e di diritto, sicché l’abbandono al loro fascino in ore di vacanza può in ogni caso considerarsi lecito. Alludiamo alla passeggiata in riva al mare”. Hans Castorp, il protagonista della Montagna incantata di Thomas Mann, dal suo “esilio” nel sanatorio sulle Alpi svizzere, evoca con piacere nostalgico l’esperienza “disturbante” di una passeggiata sulla spiaggia. Lì consolidate distinzioni si con-fondono, vengono meno i nostri abituali riferimenti, le coordinate di quella coppia benedetta o maledetta della storia del pensiero occidentale, lo spazio e il tempo, i kantiani a priori della sensibilità, perdono valore. Dalla passeggiata non si giunge mai a casa in tempo, perché il tempo ci ha perduto o noi lo abbiamo smarrito; i criteri con cui abitualmente misuriamo distanza e profondità si fanno incerti: quali dimensioni possiede la vela che si perde nella “schiumosa lontananza verdegrigia...

Edoardo Boncinelli / Essere vivi non è poco

Caricandosi sulle spalle tutto il peso della sua condizione, Edoardo Boncinelli (Essere vivi e basta. Cronache dal limite, Guanda 2020) trova la forza di intrattenerci come fossimo in un grande bel giardino a fare una passeggiata al puro scopo di far passare il pomeriggio. Non c’è una meta precisa in questo conversare, si parla di tutto e, innanzitutto, come si fa tra amici, dei casi personali, del lavoro, degli affetti, degli interessi, della salute. Ecco: la salute, il “tono maggiore” di questo libro sul quale Boncinelli riesce a sviluppare una miriade di divagazioni e divertimenti e a fondo, come passeggiando amabilmente, appunto, con una capacità di leggerezza direttamente proporzionale alla pesantezza della sua condizione.    Una vita dedicata alla scienza (è un genetista di fama mondiale) e alla divulgazione scientifica (oltre sessanta libri pubblicati), a un certo punto si confronta con la durezza della malattia, anzi delle malattie, sì perché quello che Boncinelli racconta è un percorso tra i diversi ostacoli che via via la sua salute incontra. Sono importanti patologie che si annunciano ora violentemente ora sommessamente, ma che non impediscono all’autore, che...

Mappe semantiche / Leggere nel pensiero

Una notizia è giunta tempo fa negli ambienti profani cui appartiene chi scrive: con i suoi sofisticati strumenti d'indagine e grazie a mappature semantiche (proprio così) del cervello sempre più dettagliate, la ricerca neurolinguistica più avanzata avrebbe ormai a portata di mano il modo di “leggere” le parole che agli esseri umani passano letteralmente per il capo, pur restando prive di manifestazione. Una variante che si dice linguistica e si prospetta come tecnologica dell’eterno sogno di leggere nel pensiero, a patto che questo abbia preso nel cervello la forma di parole. Qui non si sa dire se e quanto l’anticipazione sia affidabile: non si è profani per nulla. Della vita, si ha tuttavia un po’ d’esperienza e in altre occasioni si sono visti circoli che appunto si pretendono (e talvolta sono) scientifici mettere in giro notizie per (continuare a) spillare quattrini a chi ha potere e danaro ed è tutt’altro che disinteressato e innocente, nei confronti della ricerca. Capitava per esempio ci fosse il Pentagono tra gli enti finanziatori di brillanti sortite di certa linguistica americana degli anni d’oro. Negli ambienti appropriati, questa doveva avere fatto credere che le sue...

Matsutake / Anna Tsing e il fungo della fine del mondo

Un fungo ingovernabile   Quando si pensa a Hiroshima viene subito in mente l’immagine del funghetto che si erge verso il cielo, emblema del cosiddetto sublime atomico. Tuttavia pochi sanno che a Hiroshima, dopo la catastrofe, la prima forma di vita a spuntare tra le macerie è stato un fungo matsutake. Ad agosto comincia del resto la sua stagione di maturazione. Lo stesso è accaduto a Fukushima nel 2011. Questo fungo infatti non è conosciuto solo per il suo odore pungente (per alcuni un puzzo insopportabile), per essere una prelibatezza della cucina giapponese o per assorbire il cesio e i radionuclidi, ma anche per crescere – esclusivamente e spontaneamente – sui suoli degradati dall’azione umana. Poco importa che si tratti di catastrofi nucleari o della lava delle eruzioni vulcaniche come in Oregon, che è diventato un importante esportatore di funghi sin dal 1986, quando quelli europei erano contaminati da Chernobyl.      Ogni tentativo di coltivare il matsutake è fallito; cresce dove e quando vuole lui, anche sui terreni in cui le attività agricole e industriali hanno causato mutamenti irreversibili. È il fungo della crisi del capitalismo, che rimette in...

Noachica / Ricominciare dopo l'ecocidio

Ricominciare è la parola d'ordine che riecheggia e rimbalza un po' dovunque in questi giorni, come esortazione, speranza e auspicio, e tutti sappiamo perché. Ma da dove ricominciare e in quale direzione è ancora tutt'altro che chiaro. Voci di ogni genere – di scienziati, climatologi, sociologi e di molti altri – da tempo e da diverse parti si alzano e si sovrappongono per avvertire, esortare, ammonire… e ognuna lo fa apportando ottime ragioni. Ma il mondo contemporaneo è diventato estremamente complicato e, oggi più che mai, il futuro è avvolto in una nebbia fitta e oscura. Quando il passato non rischiara l'avvenire lo sguardo avanza nelle tenebre, affermava con una certa angoscia Alexis de Tocqueville assistendo, a metà ‘800, alla fine della società che conosceva. Un senso d'inquietudine pervadeva gli animi mentre soltanto pochi percepivano che qualcosa di totalmente nuovo e ignoto andava preparandosi dietro quelle tenebre, e nessuno sapeva cosa sarebbe stato. Ed è un po' la situazione che stiamo vivendo oggi, e tanti cercano di decifrarla senza arrendersi all’ansia o abbandonarsi a una beota volontà di ignorarla.       In tale contesto, nel vocio che ci...