Salviamo gli insetti!

25 Luglio 2022

Assieme a Vanni Santoni – scrittore accorto, nei suoi romanzi, ai dettagli entomologici – discutiamo talvolta d’insetti, parlando della loro diminuzione, sia in fatto di numero di specie che di quantità. Lui, che ha trascorso l’infanzia in campagna, sostiene che essi siano assai diminuiti. A me invece, nato e cresciuto in città, la riduzione pare meno drastica e anzi, mi meraviglio ogni volta di trovarne, uscito dalla trappola d’asfalto e cemento della periferia in cui abito. Conveniamo entrambi sul fatto che la causa sia imputabile al cambiamento climatico, al consumo del suolo e all’inquinamento. Tuttavia io sostengo che la prima estinzione sia avvenuta e continui ad avvenire, prima di tutto, negli occhi di chi guarda; vivendo in luoghi antropizzati, dove anche parchi, giardini e aiuole sono passati al pettine, la possibilità di imbattersi in coleotteri selvatici è diventata quasi impossibile. 

In assenza di dati provati le chiacchiere tra me e Vanni potrebbero andare avanti all’infinito, come i commenti degli incontri sportivi al bar. Fatto sta che, a fronte di accurate e poliennali ricerche da parte di enti, istituti e accademie, è stato in effetti registrato negli ultimi decenni un sensibile calo della biomassa e della biodiversità entomologica (secondo alcuni studi, in certe parti dell’Europa, persino del settanta per cento).

Come è pure altrettanto vero che l’ambiente in cui l’uomo vive, influisce in maniera determinante sul modo di percepire la realtà. Di entrambi i fenomeni – l’oggettivo, statistico e quantitativo, e il soggettivo basato sulla “deriva della percezione” individuale, si occupa Terra silenziosa. Come possiamo, e perché dobbiamo, evitare che gli insetti scompaiano, di Dave Goulson (trad. di E. R. Veronesi, Milano, Il Saggiatore, 2022). Se io e Vanni avessimo potuto leggere questo libro, prima d’iniziare a parlare d’insetti in termini di estinzione, avremmo condotto il nostro scambio di punti di vista con una consapevolezza maggiore. 

Professore di biologia presso l’Università del Sussex, specializzato nello studio dei bombi (per i quali ha fondato uno specifico ente di conservazione e monitoraggio) Goulson ha pubblicato diversi libri di divulgazione sulla vita degli insetti. Il titolo è una citazione sia dal film omonimo di fantascienza apocalittica del 1985 (del regista Geoff Murphy, liberamente tratto dal romanzo di Craig Harrison) sia, in modo implicito, dal libro di Rachel Carson, Primavera silenziosa edito nel 1962, manifesto antesignano del movimento ambientalista nel quale si descrivono i danni irreversibili causati da pesticidi e fitofarmaci. La situazione nel corso degli ultimi sessanta anni, rileva Goulson, è peggiorata e a diventare “silenziosa” non è solo una stagione, ma la terra intera. La specie umana infatti s’è nel frattempo evoluta, consumando sempre più, aumentando di numero, evolvendo gli strumenti di consumo delle risorse naturali non rinnovabili.

L’idea intorno a cui ruota il libro è che non sarà la riduzione delle specie arboree – e neppure dei vertebrati, rettili o mammiferi – a causare il collasso della catena trofica globale, bensì proprio la scomparsa degli insetti. La “grande estinzione”, già in atto, definita come Antropocene, è innescata dai cambiamenti climatici antropici legati all’emissione di anidride carbonica e al consumo di energie non rinnovabili, dalla distruzione dei territori selvatici o coltivati tradizionalmente, da un’agricoltura intensiva, dall’urbanizzazione e dalla costruzione di infrastrutture che turbano equilibri, dal rilascio di sostanze chimiche nell’ambiente. Ma ciò che tali concause provocano, ossia il collasso di equilibri millenari del pianeta, avviene prima di tutto perché a mancare sono gli insetti quali impollinatori delle piante e cibo per i vertebrati.

“Il loro declino è un segno che la fragile rete della vita sul nostro pianeta sta cominciando a lacerarsi” (p. 309): ammesso che la rete della vita sia “fragile”, la mancanza degli insetti causerà la fine della vita sulla terra, perché gli insetti sono le forme viventi più numerose e utili a tutti i livelli ecosistemici. Fin dalla copertina il trattato si mostra come “insettocentrico”, ponderoso e complesso, sia in fatto di stile – che alterna parti saggistiche tecniche a capitoli narrativi di fantascienza distopica – sia per la mole di nozioni e contenuti specifici. È suddiviso in cinque Parti.

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La prima spiega in tre capitoli per quale motivo gli insetti sono importanti; dapprima viene fatta una breve storia degli insetti, risalendo alle origini fossili e ripercorrendone l’evoluzione, per poi spiegare l’importanza degli insetti negli ecosistemi e nella catena alimentare, i pregiudizi sociali che si sono diffusi sul loro conto, specie in merito agli alimenti. Per riabilitarne l’immagine agli occhi del lettore viene dedicato infine un paragrafo alla meraviglia degli insetti, portando alcuni esempi tra i più mirabili.  

La seconda affronta la storia del declino degli insetti, portando prove scientifiche, misurazioni e rilievi compiuti negli ultimi decenni, relativi sia alla farfalla Monarca che alle api, fino ad altre specie meno note. I casi e le statistiche vengono passate in rassegna, al vaglio della “deriva della percezione” ossia del fatto che molte persone non se ne sono accorte perché il declino è lento e in pochi hanno la capacità percettiva – o meglio, la sensibilità – necessaria per accorgersi che tali creature si stanno estinguendo. 

La terza sezione, più corposa, indaga le cause del declino degli insetti. Taluni passaggi risultano appesantiti da una gran mole di dati, utili a supportare i risultati delle ricerche, ma di non facile lettura. Vi si analizza la perdita della loro casa, l’avvelenamento della terra a seguito dell’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, la deforestazione e l’agricoltura industriale, la storia del DDT, il funzionamento e il modo in cui vengono usati i neonicotinoidi come rivestimento dei semi, l’eccessivo controllo delle erbe infestanti, fino alla creazione del “deserto verde” delle monoculture intensive.

Viene poi scoperchiato il “vaso di Pandora”, sottolineando come l’introduzione di specie alloctone e lo stravolgimento degli ecosistemi originari a seguito di commerci e importazioni abbia portato le specie autoctone e più fragili a scomparire. Come una tempesta in arrivo il cambiamento del clima stia influendo in maniera devastante sulla vita degli insetti, assieme al problema dell’inquinamento luminoso che rende la terra “come una pallina di Natale” e disorienta gli insetti fino a fargli perdere i punti di riferimento necessari per trovare cibo e per accoppiarsi.

In tale panorama di sconvolgimenti causati dal genere umano resisteranno solo le specie capaci di adattarsi, più resistenti e quindi potenzialmente invasive e dannose. Questo panorama di variabili che evolvono in maniera imprevista, spesso molto rapida, porta a incognite che conosciamo e che non conosciamo, comunque verso una possibile “morte dai mille tagli”. 

Se molteplici sono le ferite inflitte al corpo entomologico della natura e se non è possibile dire con certezza quali di queste rappresenti il colpo letale, di certo ancora più difficile risulta, in un sistema in cui vi sono sempre meno costanti e sempre più variabili, dire dove stia andando il futuro, compiere analisi predittive. La quinta parte del libro dà la visione su come l’umanità potrebbe cambiare rotta per dirigersi verso un mondo migliore, “più verde, pulito e vibrante di vita” (p. 225).

Goulson prova a far immaginare al lettore quale potrebbe essere un futuro senza insetti ricorrendo allo strumento narrativo della fantascienza distopica e per persuadere un pubblico di non specialisti delle catastrofiche conseguenze che potrebbe avere l’estinzione degli insetti, non esita a ricorrere a un pessimismo dai toni apocalittici. 

“Non c’è dubbio che gli insetti siano in declino e dato il ruolo di vitale importanza che svolgono nel funzionamento degli ecosistemi sani e per il nostro approvvigionamento alimentare, ciò deve essere di profonda preoccupazione per tutti noi” (p. 309).

Il bilancio della quinta sezione è forse la parte più interessante, centrata sull’accrescimento della nostra consapevolezza di specie in relazione agli insetti, con consigli pratici per rendere più verdi le nostre città, immaginare un diverso futuro dell’agricoltura, far cadere la barriera tra natura e cultura portando la natura ovunque nelle nostre vite tramite l’applicazione di semplici azioni per tutti.

L’ultima sezione, Azioni per tutti, è un vademecum puntuale e condivisibile di azioni e comportamenti, buone pratiche, rivolto sia alle istituzioni che al singolo cittadino. Preziosa per il lettore è infine l’estesa bibliografia finale, sotto il titolo di Letture. Ciascun capitolo inoltre è reso più prezioso da una scheda dedicata a qualche particolare insetto, in moda da stimolare la curiosità del lettore verso le specie meno note e con forme e stili di vita degni di nota.

All’inserimento dell’ecologia nei programmi educativi sono dedicate le pagine più riuscite La missione di Goulson è di incuriosire e affascinare il lettore per spingerlo se non ad amare gli insetti, almeno a conoscerli e rispettarli, spiegando perché fin dalla scuola bisognerebbe educare e insegnare a comprendere tali creature, superando odi e spiacevoli pregiudizi.

Chi tra i lettori ha desiderato di gestire un orto biodinamico nel quartiere in cui abita, chi vorrebbe vivere in una casa nel verde, chi non auspica un ritorno a un’agricoltura sostenibile e a ritmi produttivi più rallentati, troverà in questo libro pagine amiche che ricalcano sogni, desideri, ansie e paure, speranze e aspettative di ogni ambientalista accorto. “Dobbiamo imparare a vivere in armonia con la natura vedendoci come parte di essa, non cercando di governarla e controllarla col pugno di ferro. La nostra sopravvivenza dipende da quella del glorioso spettacolo della vita con cui condividiamo il nostro pianeta” (p. 306).

TAGGED: insetti , entomologia
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