Ancora uno sforzo europeo

La notizia di un fronte a guida tedesco-olandese contro il progetto francese, italiano e spagnolo di un fondo comune europeo per reagire alla pandemia ha scatenato in Italia, e non solo in Italia, una vigorosa reazione dell’opinione pubblica. È sembrata nuovamente delinearsi una linea di frattura geografica che vede i paesi del nord dell’Europa contrapposti a quelli del sud. Da un lato la difesa del rigore economico dall’altra le necessità della spesa pubblica.

 

In quest’ottica sono state rispolverate le interpretazioni che erano già affiorate durante la crisi dell’Euro dopo il 2008, imperniate su una supposta differenza culturale tra paesi del sud e paesi del nord. Questi ultimi, si sente dire, sono intrappolati in una concezione morale del debito economico, o addirittura in una visione del debito come colpa. Effettivamente il modo in cui il governo olandese ha gestito le ultime vicende sembra dar ragione a queste letture: il ministro delle finanze Wopke Hoekstra avrebbe esplicitamente ventilato l’argomento del moral hazard, già sentito durante la crisi dell’Euro, per screditare il progetto di una maggiore condivisione del debito.

Eppure, le interpretazioni culturaliste rischiano di proporre una visione monolitica dell’opinione pubblica tedesca, o olandese, o austriaca, che poco ha a che fare con la realtà dei fatti.

In verità, il dibattito è diviso su linee molto più politiche che cultural-nazionali. Le cittadine e i cittadini di questi paesi sono ben lungi dall’essere compattamente contrari all’instaurazione di un fondo comune europeo. A fronte di questa complessità, ricorrere a una generica retorica anti-tedesca, come sembra accadere così spesso in Italia, è una mossa non solo banalizzante, ma anche politicamente pericolosa.

Quella che si sta profilando infatti è una battaglia politica tra diverse visioni della società, dell’economia e dell’Europa: una battaglia che attraversa al suo interno tanto i paesi del sud quanto i paesi del nord.

 

A conferma di questa lettura presentiamo qui il testo di due appelli usciti tra il 31 Marzo e il 1 Aprile in due tra i più importanti giornali tedeschi: il quotidiano di Monaco Süddeutsche Zeitung e il settimanale amburghese Die Zeit. (L’articolo sulla Zeit è apparso in contemporanea in francese per Le Monde). In essi, alcuni tra i più prominenti intellettuali tedeschi e austriaci si schierano nettamente a favore dei cosiddetti coronabond, ossia dei titoli pubblici europei che dovrebbero essere emessi per consentire la ristrutturazione economica post-pandemia. L’argomento centrale dei due appelli è il richiamo a una solidarietà europea che deve necessariamente andare al di là degli interessi nazionali.

 

Come già notato dalla corrispondente italiana Tonia Mastrobuoni in un articolo uscito il 2 Aprile su «La Repubblica», i due appelli si uniscono a altre voci critiche che delineano un panorama più frastagliato di quanto sia apparso finora qui in Italia.

 

Tra i firmatari dei due appelli salta all’occhio la presenza dei filosofi e delle filosofe della tradizione di critica sociale legata alla scuola di Francoforte. Jürgen Habermas, in particolare, è non solo uno dei più importanti filosofi viventi, ma una voce rilevantissima del dibattito pubblico tedesco e europeo degli ultimi decenni. Insieme a Habermas, firma l’appello Axel Honneth, il cui La lotta per il riconoscimento (Il Saggiatore 2002) è stato uno dei testi più influenti della filosofia sociale contemporanea. Honneth è anche stato direttore dell’Institut für Sozialforschung di Francoforte, fondato nel 1923 e diretto nel passato da Adorno e Horkheimer. Più recentemente ha pubblicato L’idea di socialismo: Un sogno necessario (Feltrinelli 2016). Altri nomi della filosofia sociale tedesca sono la berlinese Rahel Jaeggi (di cui si veda Forme di vita e capitalismo, Rosenberg & Sellier 2017); i francofortesi Rainer Forst e Christoph Menke; il sociologo-filosofo Hartmut Rosa (noto in italia per il suo Accelerazione e alienazione, Einaudi 2015); e ancora Joseph Vogl e Julian Nida-Rümelin.

 

Tra gli altri firmatari troviamo economisti, politici, saggisti, registi e scrittori. In particolare si nota lo storico rappresentante franco-tedesco dei verdi, Daniel Cohn-Bendit, così come l’ex Vicecancelliere tedesco Joschka Fischer, già critico delle politiche di austerity degli ultimi governi. Tra gli scrittori e saggisti spiccano gli austriaci Eva e Robert Menasse, quest’ultimo autore del romanzo Die Hauptstadt (La capitale, Sellerio 2018), ambientato nella Bruxelles delle istituzioni europee. E ancora vanno menzionati i due coniugi Aleida e Jan Assmann, fondatori degli studi tedeschi sulla memoria culturale (A. Assmann, Ricordare. Forme e mutamenti della memoria culturale, il Mulino 2015; J. Assmann, La memoria culturale. Scrittura, ricordo e identità politica nelle grandi civiltà antiche, Einaudi 1997); e la regista cinematografica Margarethe Von Trotta, autrice, tra gli altri, di un film su Rosa Luxemburg (1986) e di uno, più recente, su Hannah Arendt (2012).

 

 

L´Europa può continuare ad esistere solo se gli europei si sostengono a vicenda

Die Zeit, 1 Aprile 2020

 

Nei giorni scorsi sono morte a causa del coronavirus migliaia di persone solo in Italia e Spagna – 1000 persone in 24 ore in Italia, 800 in Spagna. Queste notizie non vengono da un altro pianeta o da un lontano continente. Al contrario, ci arrivano da paesi vicini a cui siamo legati. Noi autori e autrici di questo appello siamo amanti della cultura mediterranea. Eppure non serve per forza essere amanti di questa cultura per essere terrorizzati dalla portata immensa della distruzione che il coronavirus ha già portato in questi paesi.

 

In tutta Europa la pandemia ha prodotto esempi sorprendenti di aiuto tra vicini e di solidarietà. Migliaia di ragazzi si offrono volontari per assistere gli anziani che vivono soli nei loro appartamenti; la Sassonia sta curando pazienti gravemente malati provenienti dall’Italia, il Saarland offre aiuto a pazienti francesi privi di assistenza, e anche altre regioni tedesche e il governo federale si stanno impegnando. Si percepisce un nuovo clima: è diventato ormai popolare mostrare disponibilità all’aiuto, empatia e speranza. Eppure rispetto alla questione cruciale i paesi del Nord restano reticenti di fronte ai fratelli e alle sorelle del Sud, nella misura in cui si rifiutano rigidamente di approvare l’istituzione di un fondo garantito da tutti i paesi membri dell’UE, attraverso il quale sarebbe possibile caricarsi insieme sulle spalle l’enorme peso finanziario della crisi. Un fondo del genere eviterebbe uno shock che in principio potrebbe colpire qualunque Stato membro, e che sovraccaricherebbe quei paesi che già prima della crisi dovevano combattere con un debito pubblico molto alto.

 

La Commissione Europea pertanto dovrebbe istituire un fondo-corona capace di reperire risorse sui mercati finanziari internazionali mediante prestiti a più lunga scadenza possibile. Da questo fondo dovrebbero provenire i mezzi finanziari sotto forma di contributi agli Stati membri. Una simile costruzione impedirebbe la crescita dell'indebitamento dei singoli Stati. Il fondo riceverebbe erogazioni per il pagamento degli interessi dal bilancio europeo.

 

Il fondo che proponiamo non va confuso con il modello degli eurobond, proposto come soluzione della crisi dell’Euro del 2010-2012. Gli eurobond puntavano a stabilire una garanzia comune rispetto a una parte significativa del debito nazionale costituitosi in passato. Nel caso dei coronabond, solo i debiti attuali e quelli che si formeranno nei mesi successivi sono a carico congiunto. Si tratta dunque di una misura limitata nel tempo, che permetterebbe all’Italia ed altri paesi in pericolo di sopravvivere economicamente alla crisi e al periodo successivo. Non fare nulla in questo senso equivarrebbe a un’omissione di soccorso.

 

È difficile per noi cogliere il motivo per cui la Cancelliera Merkel e il Vicecancelliere Scholz mostrano delle riserve tanto forti verso questo passo necessario per la solidarietà e la stabilità europea. In questa solidarietà è in gioco anche lo sviluppo di una consapevolezza comune della crisi. Nel momento attuale è particolarmente importante trovare il modo di spiegare che apparteniamo a una stessa comunità, che siamo “legati dalla stessa magia”, come dice il nostro inno. A cosa serve l'UE se in tempi di coronavirus non dimostra che gli europei sono uniti e lottano per un futuro comune? Questo precetto non viene solo dalla solidarietà, ma anche dall’interesse proprio. In questa crisi noi europei siamo tutti sulla stessa barca. Se il Nord non aiuta il Sud, perderà non solo il Nord stesso, ma anche l'Europa.

 

Firmatari: Peter Bofinger, Daniel Cohn-Bendit, Joschka Fischer, Rainer Forst, Marcel Fratzscher, Ulrike Guérot, Jürgen Habermas, Axel Honneth, Eva Menasse, Julian Nida-Rümelin, Volker Schlöndorff, Peter Schneider, Margarethe von Trotta.

 

 


Coronabond europei subito!

Süddeutsche Zeitung, 31 Marzo 2020

 

Nell’immane crisi che siamo vivendo a livello globale è in gioco tutto, e nell’immediato si tratta soprattutto di salvare vite umane e di evitare un ulteriore collasso delle economie nazionali e internazionali, il quale porterebbe a conseguenze materiali e sociali catastrofiche.

 

Ma si tratta ugualmente di salvaguardare il nostro ordine sociale umano, liberale e democratico, la conditio sine qua non nella quale è collocata anche la nostra “economia libera”. Solo come libere cittadine e liberi cittadini possiamo affrontare la crisi in maniera appropriata. Per far ciò è necessario il massimo di organizzazione politica votata alla cooperazione e alla solidarietà, su un piano individuale, regionale, nazionale e internazionale.

 

I paesi dell’Unione Europea devono – anche nell’interesse specifico della Germania – comportarsi in maniera il più possibile solidale sul piano economico e devono essere garanti gli uni degli altri. Con tutti i mezzi a disposizione, facendo ricorso alle forze di tutte le singole economie nazionali, per produrre una stabilità comune. La situazione richiede una solidarietà concreta e immediata, vale a dire: è necessario implementare i coronabond, titoli comuni emessi dagli stati della zona Euro. E ciò va fatto prima che la spirale discendente sviluppi una dinamica ancora più incontrollabile. Gli strumenti economici e finanziari già approvati come i pacchetti congiunturali, i prestiti di urgenza, l’acquisto di titoli, l’iniezione di capitali non saranno sufficienti, né sarà sufficiente una variante attualizzata del MES, il fondo europeo di stabilità, o le “linee di credito precauzionali” per le economie nazionali. L’impeto degli accadimenti è troppo violento. Chi può davvero prendersi la responsabilità di non mettere in campo il più potente degli strumenti di cui noi europei disponiamo?

 

I tempi richiedono il massimo della forza: il massimo della solidarietà. Per ragioni etiche, ma anche per ragioni culturali, sociali e per l’appunto economiche. Da una grande forza discende una grande responsabilità. Essa è un mandato, e la Germania dispone di una forza enorme. L’Europa ci ha dato tutto ciò che noi oggi siamo – ora tocca a noi restituire.

 

Chiediamo con enfasi che il governo tedesco in occasione del prossimo vertice dell’Unione approvi la proposta del capo del governo italiano Giuseppe Conte e del presidente francese Emmanuel Macron di implementare i “coronabond”: un progetto che la Spagna e altri sei paesi dell’Unione già appoggiano.

 

Iniziatori: Jörg Bong, Helge Malchow, Regina Schilling

Altri firmatari: Johanna Adorján, Adriana Altaras, Aleida Assmann, Jan Assmann, Sibylle Berg, Manuela Bojadžijev, Nora Bossong, Emma Braslavsky, Sonja vom Brocke, Heinrich Detering, Heinz Drügh, Carolin Emcke, Yannic Han Biao Federer, Gunther Geltinger, Dietrich Grönemeyer, Sabine Hark, Josef Haslinger, Jakob Hein, Wilhelm Heitmeyer, Julia Holbe, Rahel Jaeggi, Hilary Jeffery, Dirk Jörke, Esther Kinsky, Wolfgang Kaschuba, Jörn Klare, Albrecht Koschorke, Claus Leggewie, Svenja Leiber, Stephan Lessenich, Sibylle Lewitscharoff, Steffen Mau, Kristof Magnusson, Ethel Matala de Mazza, Thomas Meinecke, Eva Menasse, Robert Menasse, Christoph Menke, Robert Misik, Oliver Nachtwey, Falk Nordmann, Christoph Nußbaumeder, Claus Offe, Christoph Ransmayr, Moritz Rinke, Hartmut Rosa, Sasha Marianna Salzmann, Frank Schätzing, Wilhelm Schmid, Peter Stamm, Dorian Steinhoff, Mark Terkessidis, Philipp Ther, Stephan Thome, Uwe Timm, Joseph Vogl, Michael Wildt, Hubert Winkels, Roger de Weck, Thomas Winkler, Michael Zürn.

 

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Alighiero Boetti, 1989