Quando siamo nel tempo e le cose avvengono con una progressione che sembra allineare i momenti gli uni dopo gli altri, desideriamo il domani. Se siamo innamorati, o in un gruppo che si eccita per un progetto che condivide, o in viaggio, e vogliamo vedere luoghi diversi. 

Viceversa, se a scuola temiamo un compito in classe o un’interrogazione, o in qualche modo di avvicinarci a una resa dei conti in cui saremo insufficienti, del domani abbiamo paura e ci ritiriamo dal futuro come da un pericolo.

Queste due tensioni contrastanti le conosciamo quando siamo nel tempo. Ma a volte siamo anche fuori dal tempo. Quando sogniamo, o quando siamo insieme a qualcuno, così intimi nell’essere e nel parlare, nel toccarci e nel guardarci che il solo controllare che ore sono è un tradimento. 

 

Questa esperienza è ordinaria e la facciamo di continuo. Chi non controlla l’orologio per prendere un treno? E chi non si sente giustamente umiliato se chi fa l’amore con noi guarda l’orologio?

Pensare che qualcuno o qualcosa ci fa perdere tempo è in fondo disprezzarne la compagnia, come se la nostra vita aspettasse un momento successivo per ricominciare a svolgersi. Così come, se non si è troppo nevrotici, sappiamo astrarci dallo scorrere in molti momenti della giornata. Certamente nel dormire ma se siamo in buone relazioni umane anche in queste, e nell’ascoltarci e parlarci.

Passiamo così da momenti nel tempo a momenti senza tempo continuamente, e il futuro appare e scompare nella sua immaterialità, nella sua promessa.

 

In fondo ogni volta che aspettiamo teniamo il futuro in questo modo nell’ immaginazione. A volte è l’impazienza perché cominci qualcosa, una partita in televisione o uno spettacolo a teatro, perché ci riesca di incontrare qualcuno da amare, a cui darci come immaginiamo di volerci dare. Qualcuno che ci innamori.

Ma aspettiamo anche che il presente finisca. A volte nella coda di una relazione umana in cui non ci si dà nulla, non si crede nell’altro e sentiamo il peso di non riuscire a chiudere e liberarci verso il futuro. Prigionieri di quello che ci è alle spalle. Credo lo sentano tutti i figli verso i genitori, arrivano in fondo alla vita che era con loro, che avevano creato per noi, sono esausti, saturi dell’ambiente in cui sono stati protetti e se non riescono a fare un passo che li porti fuori dal cerchio, rischiano di restare prigionieri dei progetti e delle opinioni dei progenitori. A volte li sentono tristi, i genitori scrutano preoccupati il loro futuro, temono possa essere per loro solitudine dal nostro abbandono, promesse non mantenute, possibilità non realizzate e per amore vorrebbero tenere in piedi quella parete che invece i figli, ad ogni costo, vorrebbero infrangere. 

 

Opera di Christiane Spangsberg.


Ma ancora, tutto questo è nel tempo, avviene nel tempo. La nostra vita si svolge nel tempo. 

Dico così perché sempre più forte si fa in me la sensazione che questo tempo non esista. Che in qualche modo tutte le volte che aderisco allo scorrere del tempo, lo faccio con una forma di finzione, di adeguamento a convenzioni sociali, ma che nella sostanza non credo e non capisco. Certo, se non arrivo in tempo il treno parte. C’è un modo di descrivere il mondo che è scientifico e razionale e se non uso quegli strumenti appaio un pazzo, non funziono, non arrivo agli appuntamenti. Ma questa è convenienza, utilità, o è davvero la realtà? Non è un po’ come la parte di una commedia in cui accetto la mia infanzia e la mia vecchiaia? I ruoli che rendono riconoscibile la maturità, gli impieghi, i profili professionali, tutto un continuo tentare di somigliare a qualcosa per sfuggire al senso più pieno, o per alcuni più vuoto, che è sempre lì, qualunque età io abbia, qualunque mestiere io faccia? Come dice meravigliosamente il Duca di Vienna in Measure for Measure di Shakespeare, thou hast nor youth nor age, but, as it were, a midafternoon sleep dreaming on both.

 

Non sei né giovane né vecchio ma, come fosse, un sonno pomeridiano che sogna entrambi. Quello che assomiglia a una professione, un genere, un’età e insegue gli orologi, la parte attorno a cui si raggrumano gli incidenti che fanno l’io, non è che la superficie di uno scorrere, mentre sempre abbiamo una percezione di ciò che è intenso e vero ed è, e a volte abbiamo anche accesso, in un bacio in cui sembra che il mondo scompaia, o in un momento di intensa realtà, magari in un romanzo, una poesia, un brano di musica, che ci mostrano l’esilio del nostro caracollare tra le cose.

 

Per questo la poesia, e quando è buono il romanzo, mi danno a volte un senso di liberazione, come se quello che colgo di un’opera riuscisse a scrollarmi di dosso gli anni, e scrollarli di dosso anche al mio tempo, a quello che condivido con tutti quando esco per strada. Che strana cosa che Dante si vestisse in quel modo e io in quest’altro, che uno sia uomo o donna… che accidente, ma anche che accidente irrilevante. Basta che alcuni versi ci risuonino dentro e siamo presi per incantamento, come Dante, Guido e Lapo, come in un amore, e le catene con cui cerchiamo di imitare la progressione del tempo ci cadono di dosso. Cos’è allora la differenza di età? Cosa ci distingue da un bambino, un cane, un uccello o un sasso?

 

La grande passione di tutti per identificarsi o non identificarsi con un lui o una lei o un loro, forse ci può rendere consapevoli di quanto fittizie e occasionali, ma non per questo meno necessarie, sono queste identità. Se ad esempio pensassi di essere un dentista e provassi a esercitare potrei venire fermato immagino dalla polizia, o se provassi a fare il magistrato o a pilotare un aereo senza sapere come si fa. Ma con l’età? C’è mai un saper essere la nostra età? O il nostro genere? Nella passione erotica non mescoliamo in ogni sospiro l’io e il tu, in rapporti eterosessuali e immagino anche in quelli omosessuali, non ci confondiamo l’uno con l’altro?

Allora aspetto domani, perché questa avventura continui e il mio non sapere, che è tutto qui e oggi, si svolga nell’immaginazione oltre i limiti di quel che sta accadendo ora.

 

Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di scegliere un concetto, un'idea, e di pensarlo in relazione al futuro: dove stiamo andando? Un dizionario per orientarci: "Non è questione di tornare al passato; piuttosto, si tratta di permettere al passato, ancora una volta, di trovare la sua strada nel futuro. Perché la vita sulla terra vada avanti e prosperi abbiamo bisogno di imparare a frequentare il mondo con attenzione, rispondendogli con sensibilità e giudizio" (Tim Ingold, Corrispondenze). Qui tutti i pezzi.

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Opera di Christiane Spangsberg.