Muntadas. Un catalano a Roma

L’incontro tra sfera pubblica e privata all’interno di una cornice sociale letta e interpretata attraverso i media contemporanei è da sempre uno degli argomenti centrali della poetica visiva di Antoni Muntadas. Quello tra i due poli è un confine da lungo tempo frammentato e pieno di smagliature. Le incursioni del pubblico nel privato e l’esibizione del privato nel pubblico sono il perno della versione social dell’esistenza. L’artista spagnolo è stato di recente a Roma come ospite del Media Art Festival per il quale, oltre ad aver tenuto una lecture al MAXXI, ha realizzato una mostra presso l’Accademia reale di Spagna, visitabile fino al 15 maggio, e ha realizzato un intervento nel Sound Corner dell’Auditorium Parco della Musica, a cura di Anna Cestelli Guidi in corso fino al 30 aprile.

 

 

Protocolli e derive veneziani è il titolo dell’intervento per la Accademia Reale di Spagna, composto da una serie fotografica e da un video. La prima ritrae elementi caratteristici della città veneziana, dettagli che sono parte del paesaggio comune ma che salgono all’evidenza solo negli occhi di coloro non hanno confidenza con la stratificazione delle epoche e dei relativi residui tecnologici.

 

 

Finestre e porte murate, citofoni antichi, tombini di scolo in pietra, tubi di scarico a vista, grate agli angoli dei vicoli per evitare che diventino vespasiani improvvisati, paratoie sulle porte per proteggere gli interni dall’acqua alta. Immagini che da secoli compongono per molti la scenografia di un contesto quotidiano, diventano agli occhi dell’estraneo straordinarie. Così il video già mostrato nel 2013 alla Galleria Micaela Rizzo, è un’immersione all’interno dei canali veneziani da cui si scorgono i ponti e le calli, se ne riconoscono gli scorci, e si vede Venezia dagli occhi di un veneziano. Il video accompagnato dall’audio che sottolinea il movimento d’acqua sotto la barca. A Path of Least Resistance.

 

 

Muntage altares; Muntage tuberias  

Padrone disinvolto della grammatica del video, delle installazioni e delle composizioni sonore, per il sound corner Muntadas si cimenta con la possibilità di rinnovare l’immagine attraverso la sottrazione. Stadium I-XI (1989-92), Home. Where is Home? e The Press Conference Room (1991), sono le tre opere in questione. Rispettivamente un’analisi sul significato, le caratteristiche, le funzioni e il potere di trasformazione degli stadi, come luogo centrale della scena (“who take the center of the stage”); la casa come dimensione privata, e psicologica, non legata alla dimensione fisica di un luogo; infine la forma archetipica della retorica del discorso pubblico. Delle tre opere restano i suoni. Tre momenti che attraversano i luoghi fisici del privato e del pubblico nei loro momenti di incontro attraverso i media: la casa, vissuta intorno al focolare e intorno alla televisione (siamo ancora negli anni ottanta!), lo stadio, luogo collettivo di spettacoli di musica pop, manifestazioni sportive e politiche, le conferenze stampa, vere e proprie performance di uomini politici e di potere attraverso le quali entrano nel panorama visivo pubblico, e privato, interpretando di fatto un ruolo. Tutti i suoni di questi momenti scandiscono le tre visioni, nel momento in cui l’immagine dell’installazione è sottratta.

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Protocolli Veneziani

25 Aprile 2016