Specchio concavo

In ambito esoterico si tramanda che lo specchio concavo sia un mezzo per focalizzare l’attenzione sul mondo astrale e per esercitare la capacità di osservazione più sottile. Sibille, profetesse, streghe, vaticinanti e sciamani hanno utilizzato questo medium per migliorare le loro doti di chiaroveggenza. Fissavano nel cavo dello specchio attendendo immagini rivelatrici. Agivano telepaticamente, pensando per immagini. Spostavano nell’aria atomi e molecole per mezzo di illuminazioni e intuizioni. Di notte, riempivano di acqua la ciotola concava per osservare le luci e i flussi delle stelle catturate nella trasparenza del loro “de-siderare”. Alcuni scoprirono misteri della natura molto prima che la scienza giungesse alla verità delle cose. Ricercando tracce e documenti e arretrando nel tempo storico, si può appurare che ci sono stati personaggi in avanguardia, o semplicemente profetici, i quali hanno veduto verità che sono state confermate scientificamente nel XX e nel XXI secolo. A prescindere dagli esperimenti scientifici o dalle proiezioni fantascientifiche, è interessante la suggestione, da cui partire per condurre ulteriori collegamenti di senso, evocando la presenza di spazi e risonanze ultrasottili, di flussi che possono essere assorbiti, riflessi e focalizzati.

 

Alessandra Spranzi, Cose che accadono, 2002-2005.

 

Queste risonanze sono il soggetto principale indagato con l’aiuto delle fotografie e dei video presenti nella mostra Lo Specchio Concavo, come se fossero zone di mistero da cogliere con la prontezza di spirito e con la velocità dell’intuito. Attraverso una molteplicità di sguardi, qui interessa segnalare sia le dissonanze che scaturiscono dalle innumerevoli contraddizioni che accadono negli inciampi del tempo e della storia, con i loro cortocircuiti, sia le zone misteriose nella realtà intuite dallo sguardo femminino, che si manifestano in modo sorprendente entro un territorio che è sempre esistito, tra l’interiorità delle persone e il mondo, nelle pieghe del tempo e tra le fessure del quotidiano. Si rivolge l’attenzione sull’energia che comprende questo elemento dell'inaspettato, sulla necessità che non può essere contraddetta, sulla verità che rivela che cosa racconta ed esprime la vita, la sua stessa esistenza, con la frizione delle sue forze opposte perennemente in lotta fra loro. Abbiamo selezionato fotografie che documentano sia registrazioni obiettive, sia proiezioni visionarie, sia testimonianze personali entro contraddizioni politiche, sia interpretazioni e trascrizioni fedeli al contempo della realtà storica e di quella privata, sia approcci empatici o dissociati. Altre fotografie invece indagano e evocano anche segreti di un segreto, ciò che si può percepire oltrepassando un limite o una soglia. Immaginiamo la piccola Alice del romanzo di Carrol mentre entra nello specchio del suo delirio e intraprende un viaggio in un’altra dimensione, fantasmagorica. Entrando in un mondo al rovescio,  solo i controsensi hanno senso.

 

Alice front edited.

 

E in questa dimensione si può credere all’impossibile. Si possono fare sogni che, alla fine, non si sa nemmeno se siano nostri davvero. Alice impara nel suo mondo, al di là dello specchio delle apparenze, che solo perdendosi ci si può trovare. E poiché il suo specchio ha ribaltato ogni cosa si può a ben ragione pensare che sia concavo, e che abbia messo in azione risonanze psichedeliche.

Nella tradizione iconologica lo specchio è inteso come un’immagine ambivalente, che, a seconda del contesto in cui è inserita, rimanda a molteplici significati, anche opposti fra loro. Come simbolo positivo allude alla conoscenza interiore, riflessiva, iniziatica, e se impugnato dalla Prudenza è inteso come strumento necessario per vedere cosa accade alle spalle. Con accezioni negative è invece associato a Narciso, a chi si rimira compiaciuto di se stesso, all’idea della vanità, ai peccati di lussuria e superbia, e alla bellezza, con rimandi all’approssimarsi dell’invecchiamento e alla morte. Ma ne’ Lo specchio concavo interessa indagare la portata evocativa di un altro specchio, quello che ribalta la figura di chi cerca una speculazione nella superficie riflettente, nella concavità che mostra l’immagine capovolta della realtà, dove sia l’io interiore nascosto sia le immagini del mondo entrano capovolte nella retina dello sguardo, e qui subiscono un’elaborazione, una transmutatio o un’assimilazione.

 

Anish Kapoor, C-curve, 2007, courtesy of the artist and lisson gallery London.

 

Per non essere impietrito da Medusa, Perseo guarda e si muove con l’ausilio di uno specchio magico, ricevuto in dono da Pallade Athena, la dea greca della sapienza. Proviamo a procedere con una speculazione simile a quella raccontata dal mito, ma concava.

Lo specchio concavo è documentato già in epoca antica. Archimede utilizza specchi ustori concavi per convogliare la forza del sole e incendiare le navi nemiche durante l’assedio di Siracusa nel 212 a.C.

Specchio come arma, anche, uno specchio ardente, ovvero un’immagine presa come un simbolo eloquente dal movimento femminista italiano degli anni Sessanta e Settanta. Uno specchio che cerca di far comprendere la complessità della differenza: “Secondo me una causa maggiore di confusione è nel linguaggio che parla di differenza come se fosse qualcosa che sta tra donne e uomini spartendo l’umanità in due. Mi chiedo se la tua critica di «pensiero binario» non venga da una confusione di questo tipo.

 

Elisabetta Benassi, first a bomb blast looked from bikini, 2011.

 

La differenza non è tra. Essa è in me, mi è interna e immanente, mi impedisce di identificarmi con quella che sono, mi mette in relazione con quella che non sono. Non c’è un’identità sicura e stabile nell’essere chiamata donna, e in questo si comincia finalmente a vedere un pregio. Io ho accettato di essere identificata come donna con una vera e propria decisione politica, che ha coinciso con l’impegno per un senso libero della differenza sessuale. A rigore possiamo aggirare il nostro chiamarci donne/uomini, così come si può non misurarsi con l’imposizione biologica della sessuazione. Ma si può veramente?” (L. Muraro, Il pensiero della differenza va capito. Una lettera aperta a Benedetta Selene Zorzi, autrice del libro «Al di là del 'genio femminile'», “Il Manifesto”, 8 ottobre 2014).

 

Haris Epaminonda, untitled, 2008-2009.

 

Ma qui, per ora, – visto che abbiamo coinvolto artiste che hanno utilizzato il medium della fotografia per esprimere le loro poetiche e le loro ossessioni – a noi interessa l’idea metaforica e il gesto di utilizzare uno specchio concavo nella camera oscura per innescare un ribaltamento di un’immagine capovolta. Nel XVI secolo Giovanni Battista della Porta descrive la possibilità di utilizzare uno specchio concavo nella camera oscura per raddrizzare le immagini all’inverso che entrano nel foro stenopeico, provenienti dall’esterno e passanti attraverso una lente per renderle più nitide. Il filosofo intende una stanza buia, come quella ottocentesca che si è conservata fino ai nostri giorni nel castello Sanvitale, a Fontanellato, costruita per l’osservazione agevolata del paesaggio esterno assolato. Il principio è identico a quello delle macchine fotografiche reflex, che hanno un sistema in grado di proiettare l’immagine dall’obiettivo verso un vetro interno. Già un semplice specchio concavo, comunque, può proiettare un’immagine su una superficie piana. 

 

Joan Jonas, performance, 1969.

 

Attualmente – ma è un fenomeno che dura già da molto tempo e cresce esponenzialmente – ogni persona è circondata e saturata da innumerevoli immagini, film, fotografie. In questo momento di transizione si cerca di riflettere sul senso delle immagini contemporanee e sullo strumento fotografico. Desiderando comprendere, qualcuno si rifugia in una camera oscura della coscienza (cercata, costruita, o trovata casualmente) e contempla ciò che entra da fuori: osserva lo scorrere della vita e vive l’esperienza senza bisogno di fermarla con scatti fotografici o con riprese, né con disegni o altro. La camera oscura si può intendere anche come spazio in cui la realtà esterna, con la sua serie di immagini o di accadimenti che scorrono in sincrono con la vita, si riflette in parallelo nel buio della stanza. Avviene dunque una duplice prospettiva, identica ma con un capovolgimento. Molte volte c’è bisogno di un altro spazio e di un’altra dimensione per vedere ulteriormente o per guardare con più attenzione ciò che scorre davanti agli occhi normalmente ogni giorno. Camera oscura come luogo per far convergere meglio l’attenzione sui dettagli del mondo, quindi. Ogni fruitore sta dentro lo spazio scuro per cogliere con più nitidezza ciò che gli sta attorno. In questa sostanza allegorica il fruitore percepisce di essere una sorta di presente continuo nel tempo. Inoltre questa camera oscura materializza una considerazione su cosa significhi riprodurre immagini. Esemplare è l’esperienza Campo San Samuele 3231, realizzata da Zoe Leonard nel 2012 a Venezia, nel Palazzo Grassi.

 

Zoe Leonard, Campo San Samuele.

 

Dopo un lavoro trentennale con il medium della fotografia, l’artista americana ha messo in scena, nella sua opera-camera oscura, immagini non registrate, non analogiche né digitali, ma semplicemente solo luce che penetra attraverso un buco nella finestra e respira e vive (capovolta) su una superficie piana. In questo passo indietro rispetto ai mezzi della fotografia e dei video, e in questo arretrare rispetto a tutte le sofisticate e artefatte riflessioni dell’arte contemporanea, Zoe Leonard ottiene il modo più diretto e semplice per contemplare ciò che si vede, osservando come agiscono il nostro cervello e il nostro sguardo. In questo arretramento verso le origini si innesca un ulteriore tentativo di capire come la persona pensa alla sua vita quotidiana quando si trova in uno spazio del presente.

 

Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium 1559, by Gianbattista Della Porta, 1535-1615, engraving edition of 1659, library of Catalonia, Barcelona, Spain.

 

Nel catalogo e nella mostra non si utilizzano parole per “spiegare”, singolarmente e nell’assieme, le opere scelte. Le immagini sono consegnate direttamente ai fruitori, alla loro capacità di creare connessioni o altro. Nella sequenza sono disseminate zone di mistero, ombre luminose che accompagnano i corpi, punctum barthesiani, fatalità che pungono e afferrano l’attenzione, particolari che inducono e muovono pensieri, ricordi, sensazioni. In alcuni casi, le immagini contenute negli scatti proiettano qualcosa degli spettatori oltre ciò che le fotografie di primo acchito danno a vedere. Alcune enunciano l’interiorità dei soggetti senza concedere l’intimità del privato. Altre evocano l’inaccessibile, la profondità di ogni possibile interpretazione, la superficie immobile dell’esteriore su cui si può posare lo sguardo. Altre ancora rimandano a un tempo non definito, all’azione pura e semplice. Le più riuscite si possono vedere senza guardarle una seconda volta, perché sono entrate nell’immaginazione e nella memoria sensibile, muovendo altre vite e altre esperienze. 

 

Lo specchio concavo, 22.10.2016 - 27.11.2016. A cura di Sara Benaglia e Mauro Zanchi. Palazzo della Misericordia, Via Arena 9, Bergamo (spaziobaco@gmail.com e info@altartecontemporanea.it).

 

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Dana Hoey, Boardroom.

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